La mia vita con Daniela (2 puntate)

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Abbandonate le timide tracce di poliziesco e azione che contraddistinguevano IL DIPINTO, in cui già era evidente la predisposizione di Campana a scandagliare con convinzione i territori dell'occulto, il regista avvolge da subito LA MIA VITA CON DANIELA in un manto di inquietante mistero, che irrompe subito in scena e non abbandonerà lo sceneggiato fino alla sua conclusione. Conclusione che peraltro si giova delle note di quella “Shine On You Crazy Diamond” dei Pink Floyd che conferma la predilezione dell'autore per le atmosfere magiche che la musica del celebre gruppo inglese sa indubbiamente evocare: se nel DIPINTO...Leggi tutto ci si limitava a utilizzare più meno sempre le stesse parti di “Atom Heart Mother”, qui si parte con lo spezzettare frammenti di “Interstellar Overdrive” e di “A Saucerful of Secrets” durante gli incubi di Daniela per arrivare a inserire addirittura l'incipit strumentale di “Time” (Daniela a letto) e più volte la citata “Shine On you Crazy Diamond” (dalle quattro note di chitarra ripetute che ormai sono storia della musica ad altri momenti della suite). Non contento (e dopo aver infilato in mezzo addirittura la “Eleanor Rigby” dei Beatles!), nel finale Campana torna ad utilizzare i Carmina Burana che avevano marchiato a fuoco due anni prima le riuscite sequenze alla cattedrale di Ratisbona. Insomma, molte delle idee presenti nel DIPINTO vengono recuperate per uno sceneggiato tuttavia più definito, dichiaratamente inafferrabile nei suoi contorni ma finalmente efficacissimo nel rendere al massimo l'atmosfera enigmatica, carica di pathos sulla quale si sorreggono le due puntate (di un'ora ciascuna circa). Bianca Rizzi (Monti) arriva a Torino e si reca nello studio dell'avvocato Guido Morelli (Maestosi, anche lui un recupero dal DIPINTO) dicendo di esser lì per un posto da segretaria. La segretaria in carica casca dalle nuvole e così Guido, il quale però riconosce nella donna nientemeno che sua moglie Daniela, allontanatasi da lui sei mesi prima! Bianca non capisce e sostiene ci sia un evidente scambio di persona, ma lui insiste: troppo straordinaria la somiglianza, anche se la voce non pare essere la stessa (devono essere le sigarette, pensa Guido). Perché allora la supposta Daniela sostiene di essere a Torino per la prima volta dopo aver precedentemente vissuto a Milano e poi a Bruxelles, da dove è partita il giorno prima? Il rebus si prolunga e si distende fino alla conclusione. Ma non è tanto l'originalità della proposta a convincere (quanti sono i gialli elaborati partendo da un assunto simile?) quanto la regia sospesa di Campana, che riesce davvero a coinvolgere nella ricerca a ritroso, nell'indagine della psiche di Bianca/Daniela. Merito anche delle musiche, naturalmente, e di una scelta ampia di location che ci porta da Torino a Pavia, da Milano a Bruxelles... Si capisce presto che la soluzione non potrà essere pertinenza esclusiva del razionale, ciononostante il bel copione del collaudato tandem Biagio Proietti/Diana Crispo (quelli di DOV'E' ANNA?), cui si aggiunge il regista, fornisce comunque una spiegazione dotata di una sua logica intrinseca cui si arriva per gradi. Maestosi impeccabile nel ruolo del marito stupefatto ma risoluto, la Monti bella e adeguata per il ruolo. I ritmi, lenti eppure mai soporiferi, ci conducono per mano lungo la cupa avventura attraverso un racconto di immediata comprensione e per una volta privo di quel caos espositivo che ha spesso danneggiato la comprensione di molti gialli televisivi. La regia di Campana si fa più consapevole rispetto al passato, sa come stuzzicare l'attenzione come possedesse la ricetta ideale per mantenere quella magia che tanti suoi colleghi hanno vanamente inseguito per anni (si veda come sono gestite le scene in chiesa, o quelle a Pavia più in generale). La realtà non è più così “materiale”, concreta come nel DIPINTO, ma sempre comunque parte di un disegno “alto”, lontano da ogni tentazione action e guidato da una lentezza che si fa soavità (persino nel drammatico incidente dell'ultima parte) invitando alla riflessione.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/10/10 DAL BENEMERITO FAUNO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 25/01/21
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Fauno 27/10/10 12:03 - 1970 commenti

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Sicuramente non entusiasmante come altri sceneggiati, ma davvero molto coinvolgente e addirittura commovente. La progressione con la quale scaturiscono i ricordi, il rifiuto ad assimilare certe caratteristiche negative, ma soprattutto la scoperta che la frequentazione di quest'ultima con la protagonista l'aveva in qualche modo redenta portano verso territori tutti da scoprire. E pian piano perfino il marito capisce il suo sbaglio: protezione non vuol dire condizionamento.

Stefania 2/04/13 22:40 - 1600 commenti

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"Il bacio" di Magritte, con i due amanti dai volti velati e perciò anonimi, è riprodotto sulla parete del salotto di Guido e Daniela, ed è l'iconografia esatta del loro dramma: fino a che punto conosciamo l'altro, pur amandolo? Buon prodotto televisivo, che dal gotico tradizionale mutua la tematica del "doppelganger" e la incorpora credibilmente nel quotidiano, in una storia di ordinaria infelicità personale e coniugale. Regia non briosa, ma buona valorizzazione degli esterni (Torino, Milano, Pavia, Bruxelles). Misterioso, come "l'anima divisa in due" di ogni donna, di ogni amore.
MEMORABILE: I flashback sull'ultima notte di Daniela e di Bianca.

Nicola81 18/05/13 15:27 - 2068 commenti

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Due anni dopo Il dipinto, Campana torna a dirigere uno sceneggiato incentrato su tematiche paranormali, ma mentre il precedente era un ambizioso mix tra indagine poliziesca e giallo parapsicologico, qui è tutto molto più semplice e lineare e il tema del doppio viene utilizzato come pretesto per analizzare un rapporto di coppia. Belle location, splendide musiche (Pink Floyd, Carmina Burana, la beatlesiana Eleanor Rigby) e ottima prova della Monti. Meglio la prima puntata, sebbene il finale non deluda.

Homesick 25/08/13 16:22 - 5737 commenti

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Rispetto ad altri sceneggiati Rai di quegli anni ha il vantaggio della brevità (solo due puntate) e della semplificazione (pochissimi i personaggi e di fatto nessuna sottotrama), ma il suo sviluppo narrativo è stitico e si limita a spigolare nei campi dell’Hitchcock di La donna che visse due volte e soprattutto Io ti salverò: traumi, morte, rimorso e il mistero d'una doppia identità. La tensione è ammutolita e i pochi richiami sinistri (la maschera, i dipinti, le "apparizioni") sono udibili a stento. Ivana Monti, voce mascolina e monocorde, guida un cast di modesti attori televisivi.
MEMORABILE: L’incidente e lo “scambio” di identità.

Dusso 1/04/14 10:58 - 1546 commenti

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È una storia di introspezione psicologica che Campana realizza tipicamente con il suo stile (con qualche effetto o effettaccio come nel Dipinto). Certamente preferisco un altro tipo di gialli classici, ma indubbiamente il risultato di quest'opera per quello che vuole esprimere è sicuramente soddisfacente (molto bene i due protagonisti).

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