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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Commedia che vorrebbe essere raffinatamente divertente nel suo animo grottesco ma che è invece solo graziosamente impreziosita da una fotografia raffinata (com'era prevedibile, visto che la firma lo stesso Ciprì). Una storia insulsa, penalizzata perdipiù dall'interpretazione fastidiosamente sopra le righe di Castellitto e mai valorizzata da un Papaleo al contrario inopinatamente contenuto. La buca del titolo è quella nella pavimentazione stradale di fronte alla casa di un avvocato (Castellitto), che lo spinge ad assoldare qualche finto invalido da poterci far finire dentro al passaggio di un'autobus per ottenere un risarcimento. L'occasione però – causa perenne distrazione dell'invalido (Esposito) - pare non verificarsi mai; così l'avvocato...Leggi tutto aspetta un disgraziato (Papaleo) che passa nel bar di fronte dove lavora un'amica (Bruni Tedeschi) per fingere di essere stato morso da un cane che crede essere di quello e far causa. Il cane non è suo, ma Armando - depresso perché appena uscito di prigione e rifiutato dai parenti - accetta di seguire comunque l'avvocato nel suo studio per vedere cosa accade. Lì il legale capirà di avere di fronte uno spiantato e cambierà strategia, decidendo di ottenere un risarcimento per il verdetto sbagliato che ha portato ingiustamente Armando in carcere per troppi anni. I due in qualche modo solidarizzeranno mentre lentamente ci viene spiegato cosa portò il poveraccio alla condanna. La regia di Ciprì punta costantemente al vezzo d'autore, alla notazione spiritosa contrappuntata dalla musica ricercata, ma il risultato è artefatto, il ritmo inesistente e si avverte l'assenza di qualche trovata brillante che possa dar vita a un film totalmente scarico, che procede per inerzia riflettendosi nel volto sperduto e annoiato di Papaleo. Né le cose vanno meglio con l'apertura del processo e il prevedibile spiegamento di flashback o con la "sorpresa" finale, del tutto ininfluente e invece propedeutica a un odioso happy ending. Che non sia una commedia brillante e vivace lo si capisce fin da subito (a meno che non si riescano ad apprezzare certi gigioneggiamenti di Castellitto), ma certo era difficile immaginare che potesse proseguire per l'intera durata su posizioni tanto rigide e prigioniere di un grottesco così velleitario, con punte di rara insignificanza nell'aggiunta del cane, chiamato da Papaleo "Internazionale" dopo aver letto il titolo su un giornale al momento di doverne inventare il nome lì per lì e inserito giusto per ruffineria. Da dimenticare, nonostante l'accuratezza della confezione e l'assenza di volgarità.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 23/01/15 DAL BENEMERITO GALBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 23/01/15
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Daniela 8/02/15 10:15 - 10646 commenti

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Dopo esser uscito di galera dopo aver scontato 27 anni per un delitto non commesso, un poveretto si imbatte in un avvocaticchio specializzato in truffe assicurative che lo convince a chiedere la revisione del processo... Dopo il bell'esordio in solitaria, Ciprì inciampa in questa buca: fra un Castellitto troppo sopra le righe e un Papaleo troppo sotto, non trova mai un proprio equilibrio, oscillando fra il grottesco satirico di grana grossa ed una vena malinconica divagatoria, fino ad un epilogo stucchevolmente conciliante. Film non indegno, ma certo molto inferiore alle attese.
MEMORABILE: I titoli di testa animati sono molto carini, come pure l'inserto sempre animato che sintetizza il viaggio in Svizzera

Capannelle 25/01/15 00:08 - 3913 commenti

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Una certa ricerca dell'eleganza, cosa da apprezzare oggigiorno, si avverte sin dai titoli di testa e nelle ambientazioni ricostruite. Non è però adeguatamente sorretta dal ritmo della storia e dall'aspetto troppo sornione dei personaggi. In questo modo la vis grottesca delle situazioni tende a indebolirsi mano a mano che la pellicola procede. Senza infamia e senza lode, ma bisognoso di vitamine.

Galbo 23/01/15 05:53 - 11673 commenti

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Un avvocato truffaldino e un ex detenuto cercano di ottenere un risarcimento giudiziario. Commedia grottesca in cui la buca del titolo simboleggia l'Italia immobile di oggi, come metafora dei tentativi di gabbare lo stato e dell'arte di arrangiarsi che ha sempre contraddistinto i nostri connazionali. Il film vale per la caratterizzazione dei due personaggi principali, bene interpretati dai due protagonisti, reietti in cerca di riscatto. La sceneggiatura purtroppo non è adeguatamente sviluppata e il ritmo speso latita. Belli i titoli di testa.

Piero68 7/10/15 12:52 - 2841 commenti

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Se non fosse per la superba fotografia che richiama spudoratamente gli anni 60 o anche prima il film sarebbe quasi inguardabile. E non tanto per la storia, alla fine pure passabile persino per una riflessione seria, quanto per la performance dei due attori principali che non riescono mai (complice anche la regia di Ciprì) a stabilire la giusta misura per rendere i personaggi. Castellitto esageratamente grottesco e sopra le righe pare una caricatura di se stesso. Papaleo invece, completamente assente e annoiato, sembra essere di passaggio.

Paulaster 5/11/15 17:30 - 3260 commenti

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Le figure dell’arrestato ingiustamente e dell'avvocato truffaldino trovano scarsi spunti nella loro unione telefonata e senza idee. Sceneggiatura che nei pochi accadimenti è statica e il clima da operetta non porta manco a un sorriso. Papaleo è mesto come un Oliver Twist qualunque e Castellitto sembra più nel ruolo (il che è tutto dire); la Tedeschi ci si chiede cosa c’entri. Qualche location e la buona fotografia confermano la mano di Ciprì, ma il risultato finale (tra cui il processo e la chiusa ovvia) è di una pochezza disarmante.

Tarabas 17/11/15 13:46 - 1801 commenti

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Che la trama non sia molto originale è vero. A me però è piaciuta l'interpretazione dei due mattatori, poli opposti di una storia che va accettata senza troppe analisi sulla verosimiglianza. Ma quello che mi è rimasto più impresso è l'elegantissima messa in scena. Si potrebbe dire che è un film contemporaneo con messa in scena in costume. Gli interni e gli esterni hanno un gusto retrò esibito e allo stesso tempo occultato nella contemporaneità dell'azione. Visivamente, tutto di ottimo gusto. Belle le musiche con Stefano Bollani al piano.

Kinodrop 17/11/17 17:42 - 1950 commenti

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Anche se la storia non brilla di luce propria, la commedia ha più di una ragione per essere apprezzata; per la grande cura formale e l'accattivante ambientazione retro morbida nei colori e per i movimenti di macchina che la proiettano su uno sfondo di memoria quasi favolistico, a cui né il realismo né l'eccesso di metafora si addicono. Considerato questo, anche la caratterizzazione e l'interpretazione dei protagonisti sono adeguatamente "fuori misura"; una lode aggiuntiva agli inserti grafici e alla bella e accattivante colonna sonora gershwiniana.
MEMORABILE: Il processo e la partita in tv; Le versioni della rapina; Il cagnolino "Internazionale"; La buca risolutrice.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Samuel1979 • 29/11/16 19:36
    Call center Davinotti - 3253 interventi
    Da notare che nel film sono presenti ben 3 attori siciliani che avevano preso parte al film precedente di Cipri'," E' stato il figlio" del 2012: Essi sono: Gino Carista, Nino Scardina e Mauro Spitaleri