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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Henry Silva sulle orme di Charles Bronson: il solito gruppo di rapinatori sciamannati gli fa fuori la figlia in via Montenapoleone; la polizia dice che indagherà ma di fatto scopre solo di che calibro erano le pallottole killer. In aggiunta, quando l’uomo va a trovare la figlia in cimitero, un altro manipolo di deficienti lo prende a pugni e catenate. Lui li insegue e quando li raggiunge si fa menare di nuovo. Eppure, quando un gruppo di cittadini vendicativi a servizio di un avvocato va a trovarlo a casa per chiedergli di unirsi a loro per farsi giustizia da soli, si tira indietro. In questo piace il film: non prende mai posizione nette pro o contro, si diverte a spiazzarci...Leggi tutto fino all'ultimo, con un colpo di scena che fa quasi provare tenerezza per il povero Silva, per tutto il film alla caccia di uno “scorpione” (un po' vago, come indizio) visto che quella è l'unica parola pronunciata dalla figlia prima di morire (uccisa peraltro in modo del tutto gratuito, a rapina ultimata). Le pedine sullo scacchiere sono più del previsto: il cittadino infuriato, il commissario impotente, un giornalista di sinistra (Silvano Tranquilli), farabutti di varie specie, omosessuali, prostitute, una ex moglie e le ronde di vigilantes al servizio dell'avvocato (Claudio Gora). Sullo sfondo di una Milano meno scontata del previsto, un dramma diretto da Lenzi con la consueta brillantezza registica. A deficitare è però la sceneggiatura, povera, che non sfrutta le buone potenzialità del soggetto.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/05/08 DAL BENEMERITO IOCHISONO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 12/01/10
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Iochisono 1/05/08 22:59 - 133 commenti

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Reazionario (o almeno venduto come tale) all'italiana semi-noir. Il papà di una bambina uccisa accidentalmente in una rapina ovviamente pensa che l'unica strada per farsi giustizia sia la propria. L'indizio che porta al colpevole è la parola "scorpione". Per la presenza di Silva (catatonico) e per gli stessi set utilizzati sembra un "back to back" col ben più riuscito Milano odia, però molto più povero. Tutto è evidentemente frettoloso (nell'inquadratura di un'auto si vede chiaramente l'ombra della troupe sulla strada, ecc...) e cheap. Dialoghi stracult.
MEMORABILE: Silva che compra al luna park un pupazzo di pezza tremendo e dice: "prendo questo... somiglia a mio zio".

Renato 2/12/08 23:58 - 1648 commenti

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Buon poliziesco di ambientazione milanese, crudo e fortemente ideologico fin dalle prime inquadrature. Dialoghi schematici ed un buon uso degli spazi per una storia abbastanza ovvia (il padre che vuole vendicare la figlioletta uccisa quasi per divertimento dal bandito di turno) ma che Lenzi fa funzionare comunque, soprattutto grazie alle sequenze d'azione, dirette ottimamente come suo solito. Finale a sorpresa. Da notare come nei confronti dell'uomo della strada lo Stato non sia più semplicemente assente; diventa addirittura ostile.
MEMORABILE: Silva alla Paluzzi: "Il tuo cattolicesimo di fondo viene sempre a galla!"

Homesick 5/12/08 09:23 - 5737 commenti

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Pronto epigono de Il cittadino si ribella e La polizia ringrazia, adagiato tuttavia su troppi luoghi comuni al fine di dare un colpo al cerchio (comprendere la giustizia privata del padre di famiglia cui è stata uccisa la figlia) e uno alla botte (condannare l organizzazioni di vigilantes che tessono trame eversive). Una pellicola più di personaggi che di fatti: il granitico Silva, l'apprensiva Paluzzi, il paziente commissario Pellegrin, il giornalista democratico Tranquilli, il viscido ex fascista Gora, il sudicio ed equivoco Nicastro. Comparsata dello sceneggiatore Sacchetti.
MEMORABILE: «Il fatto è che in Italia va bene soltanto ai furbi e ai delinquenti»; l’assedio notturno in casa; la squadra di Gora in azione.

Rickblaine 5/01/09 16:35 - 635 commenti

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Interessante per lo sviluppo della storia che approfondisce una situazione che attualmente si sta attraversando nel nostro paese. Ricco di denuncie e doppi sensi che rendono conto di come le autorità o la classe più bassa si autocorrompa per venire meno alla "brutta" vita sociale che si contraddistingue da quella normale. Peccato che Silva non si rende conto di avere in mano un personaggio con un ruolo importante e quindi non lo sfrutta al meglio. Lenzi dimostra, invece, di essere adattissimo a questo tipo di genere.
MEMORABILE: "Anche io ho una figlia" - dice il commissario - "ma la mia morta" risponde Vannucchi.

Enzus79 5/01/09 17:46 - 2142 commenti

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Uno dei migliori film polizieschi che ho visto sino ad oggi. Oltre alle solite scazzottate, inseguimenti, vengono affrontati temi seri. Umberto Lenzi è bravo come al solito, ed in questo genere non delude mai. Hanry Silva, pur avendo una faccia inespressiva, dà il suo peso al film.

Deepred89 26/02/09 21:16 - 3429 commenti

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Discreto noir diretto da un Lenzi forse meno in forma del solito ma che a tratti riesce lo stesso a stupire (si pensi alla violentissima sequenza dell'aggressione dei vigilantes). La trama, come il titolo lascia intuire, si rifà a modelli americani (ma anche italiani) e nonostante un andamento generalmente piatto in un paio di casi riesce a stupire. Henry Silva funziona quando deve fare il duro, peccato che la sua espressione resti identica anche nelle parti più "lacrimose". Colonna sonora un po' deludente. Nel complesso regge bene.

Daidae 5/03/09 01:52 - 2875 commenti

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Mi ha un po' deluso. Non è un brutto film ma mischia troppo il tema della politica giustizialista (che pare preso da La polizia ringrazia) con quello della vendetta privata. Gli attori sono perfetti, Silva freddo e disperato (anche se ha quasi sempre la stessa espressione), Tranquilli nella parte di un giornalista democratico e Gora nella parte di un avvocato giustizialista con tanto di vigilantes.
MEMORABILE: Il pestaggio degli scippatori.

Puppigallo 28/07/09 17:24 - 4717 commenti

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Retorica e luoghi comuni a parte (i cattivi cattivissimi, la polizia incompetente e con le mani legate, il giustiziere fai da te) in questo poliziesco che, nonostante i suoi limiti, è però girato in maniera decente, con un Silva (l'uomo con l'eterna paresi al volto) che sguazza nel suo personaggio, ben cucitogli addosso. Discreta azione, una buona dose di violenza (calci in faccia a uomini e donne, pistolettata a una bambina, scazzottate e un paio di martellate sulle mani) fanno sì che non si fatichi ad arrivare alla fine. Non male, dopotutto.
MEMORABILE: Al distretto c'è un cartello "La polizia al servizio del cittadino" e sotto, su una scrivania abbandonata, un telefono che squilla a vuoto.

Ianrufus 29/07/09 11:40 - 139 commenti

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Lo spettatore della strada vorrebbe fare giustizia, sicuramente per la recitazione di Henry Silva; guardiamo in faccia la realtà: è vero che gli siamo affezionati per Milano odia, La Mala ordina, Il boss ecc., ma qui non si tratta d'espressione granitica... questo era proprio un attore cane! Così diventa arduo giudicare un film già non pienamente riuscito, un Lenzi difficile da pensare vicino cronologicamente ai suoi gioielli polizieschi. Silva, irritante nella sua incapacità, trascina giù tutti, compresa una Paluzzi da "sceneggiata"!
MEMORABILE: La scena del pestaggio del travestito diventa involontariamente comica: osservare le espressioni della vittima!

Fauno 15/10/09 11:55 - 2029 commenti

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L'ho dovuto vedere due volte per apprezzarlo. Non malaccio, anche se è troppo evidente lo scoraggiamento a farsi giustizia da sè. Molti potrebbero pensare: dov'è il problema, altri quattro in meno, tanto sempre feccia è? Bravo Pellegrin nel ruolo del commissario, non al suo meglio Silva che vuol far l'eroe, così così la Paluzzi.
MEMORABILE: Nicastro che mangia peggio di un maiale, L'intrusione pubblicitaria del malavitoso che si spaccia da venditore di decorazione tombali.

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Tomastich 6/01/10 10:15 - 1228 commenti

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Può sembrare un film destroide, ma alla fine non lo è, può sembrare che Silva reciti come un robot... ed è così. A parte le battute, questo è un gran bel solido film di Umberto Lenzi, che affronta i temi più cari dell'Italia anni '70. Girato bene e con mestiere.

Gestarsh99 17/10/10 19:50 - 1391 commenti

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Dopo i due precedenti noir meneghini (Milano rovente e Milano odia) Lenzi fa un altro passo in avanti verso il poliziesco tout-court ed in un sol colpo realizza la sua personale doppia risposta all'autodifensivismo de Il cittadino si ribella e al vigilantismo di Roma violenta. Nel ruolo del Bronson de' noantri c'è stavolta Henry Silva, come sempre "statuario" dietro la sua maschera facciale da Isola di Pasqua. Il film in se è solo un concentrato di luoghi comuni, frasi fatte, motti qualunquistici e dictat datatissimi tipici degli anni di piombo e le insipide musiche di Nicolai rendono il tutto ancora meno efficace.
MEMORABILE: Il miserabile detective privato interpretato da Nicastro, che raccoglie con la forchetta del cibo semi-solido spalmato sulla copertina di una rivista.

Il Dandi 29/07/10 13:35 - 1917 commenti

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Il titolo giusto è: L'uomo della strada fa pena! Silva rosica, sproloquia, annuncia casini; ma poi continua solo a prendere schiaffi. La vicenda di questo ennesimo cittadino che si ribella (quello sì che era riuscito) soffre di troppa ripetitività e lo stesso Lenzi, pur con il suo mestiere, non riesce a rendere convincente una sceneggiatura che sfocia sovente nel ridicolo. I tormentoni sulla delinquenza e sull'inefficenza della polizia sembrano inseriti in maniera forzata e dilettantesca, senza riuscire a provocare l'indignazione necessaria.
MEMORABILE: Silva picchia esageratamente uno scippatore, alla fine perfino il derubato difende quest'ultimo.

Xamini 12/12/10 22:32 - 1080 commenti

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Sceneggiatura un po' scarsina e persino ingarbugliata, laddove, alla minima distrazione, viene messa a repentaglio la comprensione di insieme. Silva non fu la prima scelta di Lenzi, bensì un ripiego dell'ultimo momento: non a caso, il tuo volto di marmo mal si presta a modulare l'espressione del dramma e resta il secondo difetto marchiano del film. Che, tutto sommato, si lascia guardare.
MEMORABILE: La scena iniziale, che richiama un episodio di cronaca del periodo e per la quale gli attori si beccarono i proiettili veri di un negoziante allarmato

Herrkinski 16/04/11 20:57 - 6164 commenti

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Come nell'analogo Il cittadino si ribella (uno dei miei favoriti del periodo), un altro uomo della strada che decide di farsi giustizia da sè; il modello è sempre quello bronsoniano, ma inserito in un contesto da "anni di piombo" livido ed urbano, ben rappresentato da una Milano grigia e periferica, nonchè da dialoghi alquanto polemici, che stigmatizzano le eterne contraddizioni italiane. Silva è uno dei volti più riconoscibili del nostro cinemabis, ma lo preferisco quando fa il cattivo; non male il resto del cast. Finale sardonico ed amaro.

Pol 21/04/11 01:16 - 589 commenti

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L'altra faccia della Milano che odia: questa volta Lenzi dirige con la consueta secchezza ed efficacia la spietata vendetta del cittadino qualunque. La sceneggiatura è scarna ma rimane sempre sul pezzo, senza inutili digressioni e scolpisce addosso al monolitico Silva un ruolo per il quale due espressioni sarebbero già troppe. Dopotutto la storia è un accumulo di situazioni e personaggi inverosimili, l'approfondimento psicologico sarebbe stato del tutto fuori luogo: meglio godersi la giostra.
MEMORABILE: Le one-liner dell'incazzatissimo Silva.

Markus 27/06/11 12:58 - 3449 commenti

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Vicenda alquanto banalotta che attinge evidentemente al fenomeno creato dallo statunitense Giustiziere della notte. La regia svelta di Lenzi sa dare corpo e ritmo al film, che però pecca nel ruolo principale affibbiato alla “maschera di cera” Henry Silva, ottimo caratterista che però in un storia così personale avrebbe dovuto essere data ad un attore più passionale capace di dare credibilità al personaggio. Per una volta buona la regia, un po’ meno l’attore principale.

John trent 19/08/11 12:08 - 326 commenti

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Non il miglior poliziesco di Lenzi, senza dubbio. Il (de)merito va equamente diviso tra il protagonista Henry Silva (espressivo come un semaforo guasto) e lo sceneggiatore Sacchetti, qui incredibilmente sottotono. Si omaggia La polizia ringrazia (il commissario interpretato da Pellegrin si chiama Bertone!) e si citano Il cittadino si ribella (ma Franco Nero è di un altro pianeta) e perfino i vigilantes di Roma violenta. Da salvare la Paluzzi e Nicastro, personaggio interessante ma ucciso troppo presto. Quasi sufficienza risicata.
MEMORABILE: Il vigile Ugo Bologna che multa Silva che non si è fermato all'Alt mentre inseguiva i delinquenti!

Undying 9/04/12 13:17 - 3819 commenti

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Sacchetti sceneggia (bene) e Lenzi dirige (meglio) un poliesco ritmato e veloce, in grado di catalizzare l'attenzione senza mai perdere di qualità. Henry Silva, diretto ancora dal regista toscano per la seconda volta in un ruolo positivo, genera un effetto straniante e, pur se in certi momenti la vicenda ricorda il capostipite diretto da Steno, L'uomo della strada fa giustizia risulta un riuscito esemplare di film di genere. Le riflessioni "alte" sono da ricercarsi altrove (in Damiani per esempio) ma complessivamente la pellicola è efficace, grazie anche alle presenze delle valide comparse.

Nando 24/04/12 09:46 - 3591 commenti

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Sulla falsariga di altre pellicole, il granitico Silva cerca gli assassini della figlia in un plot narrativo non originale ma discretamente avvincente. L'inefficacia delle Forze dell'Ordine è ben evidenziata e la sofferenza di Silva, nonostante sia monoespressivo, si mostra nelle molteplici situazioni. Nella media del genere.

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Il Gobbo 18/05/12 20:55 - 3011 commenti

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Quasi un centone del genere, involontariamente proteso verso il comico: per l'accumulo delle situazioni-tipo (memorabile la scena con Ugo Bologna vigile urbano ottuso come un nazista da war-movie), le caratterizzazioni grottesche, i dialoghi terrificanti (Pellegrin evoca persino il latifondo, che non pareva il target di riferimento della destra almirantiana). Meglio quando si menano le mani e altro, grazie alla perizia lenziana. Silva qui è talmente monocorde che manda in crisi anche Colizzi che lo doppia.

Nicola81 29/10/12 16:13 - 2246 commenti

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Immerso in una Milano plumbea e carica di tensioni sociali (si parla di ronde e si accenna anche alle nascenti Brigate Rosse), sembra ricalcare il Giustiziere della notte; poi ecco che arriva il bel finale a rimettere tutto in discussione. Cassinelli, per il quale il ruolo era stato inizialmente pensato, sarebbe stato protagonista migliore di Silva, ma gli altri attori sono perfetti: la Paluzzi moglie disperata ma sensata, Gora ambiguo avvocato, Pellegrin commissario, Tranquilli giornalista democratico. Uno dei migliori polizieschi di Lenzi.
MEMORABILE: La colonna sonora di Bruno Nicolai; Il pestaggio dei due scippatori; Lo scontro a fuoco tra polizia e malviventi; Il finale.

Jdelarge 5/05/14 16:54 - 919 commenti

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Più noir che poliziottesco anche grazie al commento musicale di Nicolai, che predilige note e suoni più sullo stile americano anni '50. Il film è riuscito, perché Lenzi riesce a conferirgli buon ritmo dall'inizio alla fine. La sceneggiatura e i dialoghi, pur essendo molto pacchiani, mantengono un sostrato di verità e di denuncia sull'Italia in generale che fa riflettere; e poi, quando si vede un Silva così incazzato, il film può solo trarne giovamento. Buono.

Rufus68 8/08/16 09:05 - 3394 commenti

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Tutti i fatti e gli snodi narrativi sono minuziosamente sbozzati con un martello pneumatico; e passi. Ciò che non convince è la mancanza di coraggio: prima si rinfocola la volontà di vendetta dettata dalle inefficienze della polizia, poi si tirano i remi in barca ricorrendo al conformismo istituzionale stile Don Matteo. Silva bifronte (papà addolorato e vendicatore) se la cava; più interessante il personaggio del travestito che, però, sparisce nel nulla.

Faggi 9/02/17 13:35 - 1521 commenti

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È un po' un western metropolitano questo poliziesco lenziano minore ma non da buttare, che ha il volto dell'imperturbabile e roccioso Henry Silva, qui in un ruolo (per lui atipico) di giustiziere. Troviamo: violenza e atmosfere cupe dei crimini, delle trame eversive, della vendetta e della furia. Restano: visioni di periferie urbane, retrogusto di piombo, d'asfalto, di copertoni bruciati e sangue tipico di certi sapori (bis, anche) del nostro cinema criminale settantiano.

Ultimo 17/05/17 11:41 - 1497 commenti

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Poliziesco firmato Umberto Lenzi, con protagonista il plurisfruttato Henry Silva. La vicenda è piuttosto semplice (il protagonista cerca vendetta per l'uccisione della figlia...) ed è tenuta in piedi dalla capacità del regista di mantenere un ritmo piuttosto elevato, senza particolari momenti morti. Silva se la cava, ma non è nel suo ruolo migliore. Buono il finale. Non male.
MEMORABILE: Il duello finale.

Tarabas 31/01/18 11:01 - 1809 commenti

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L'uomo della strada (nella specie, il marmoreo Silva) è un tranquillo tecnico cui viene uccisa la figlia bambina. Segue vendetta, con varii interludi, alcuni riusciti (l'investigatore più losco dei banditi che cerca), altri meno (l'associazione di vigilantes neofascisti). In sostanza, un poveristico remake de Il giustiziere della notte, che già di suo lasciava il tempo che trovava. Qualche nota di costume d'epoca non è male, così come le scene d'azione. Per appassionati del genere.
MEMORABILE: Il commissario democratico che dice: "Mio padre era contadino, io non voglio che mio figlio zappi la terra a un marchesino del cazzo".

Pessoa 7/02/19 12:39 - 1766 commenti

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Film figlio del precedente Il cittadino si ribella, viene imbastito in fretta da Lenzi e Sacchetti con l'idea di ripeterne gli incassi sfruttando un argomento allora molto attuale. Benché la sceneggiatura sia migliore di altri film simili del periodo, emerge troppo la filosofia del "Buona la prima!" e nel tessuto narrativo restano falle difficilmente colmabili dalla buona volontà dello spettatore. Cast nella media con Silva che stavolta non brilla. Buon ritmo garantito dall'eccellente montaggio di Alabiso. Per appassionati compiacenti.

Myvincent 24/06/18 08:00 - 2996 commenti

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Lenzi confeziona un suo film giustizialista nella Milano da sparare, esagerando in violenza metropolitana per giustificarne gli atti vendicativi. Ma la storia della bambina uccisa con cattiveria ha il suo aplomb, specie a causa delle screziature gialle che ne aumentano l'interesse. Bravo Henry Silva, la cui unica espressione facciale qui però è in totale armonia con gli stati d'animo del personaggio. Il solito prodotto curato e dignitoso del regista toscano.

Trivex 16/08/18 14:17 - 1595 commenti

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Per fare un film discreto con una sceneggiatura del genere ci voleva tutta l'arte del grande Umberto Lenzi. Il tema è alquanto banale e ci stanno tutti - o quasi - gli stereotipi del genere stesso. Per di più in alcune scene, in particolare la rapina con l'omicidio più inutile raccontato nella storia del cinema, la violenza appare tanto estrema quanto improbabile a ogni livello. Eppure, quasi per magia, la pellicola, soprattutto nella seconda parte, recupera d'efficacia e si fa guardare fino in fondo con modesta ma presente soddisfazione.
MEMORABILE: Silva e i suoi dialoghi, non troppo benevoli, col commissario; "Il guaio è che non crediamo più nella legge", dice il giornalista.

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Stuntman22 14/09/18 22:57 - 118 commenti

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Riuscito. La cupezza di Henry Silva si adatta tutto sommato bene ai momenti più tetragoni di un personaggio vagamente bronsoniano ma pieno di debolezze, a differenza del bravo ma indisponente Milian che appare in un film dal simile significato. Sufficientemente ambigue e sfuggenti le figure di contorno, dall'impegnato giornalista di Tranquilli allo scuro Gora, presentato tra l'altro come avvocato del dimenticato movimento della Maggioranza Silenziosa, coi suoi scheletri nell'armadio.

B. Legnani 2/02/19 13:57 - 5030 commenti

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L'impressione è che sia stato scritto e girato in fretta, senza rendersi conto che ogni momento, per via dell'eccesso di accumulo, anziché risultare emotivamente forte, finiva con l'essere gratuito, al limite dell'indisponenza. Ciò a partire dall'assurdo omicidio iniziale, decisamente oltre i limiti del credibile. Il tutto è acuito dall'interpretazione di Henry Silva, qui ancora più monoespressivo rispetto al consueto, il che è tutto dire. Idem per Silvano Tranquilli. Quanto era bella e brava, invece, la Paluzzi. Si cita Milian (vedi sotto)...
MEMORABILE: Al Telegiornale: "L'appuntato Giulio Sacchi di anni 27...".

Mark 10/04/19 12:14 - 264 commenti

I gusti di Mark

Lenzi pecca di qualunquismo e non per via del giustizialismo rappresentato bensì per la fretta di comporre un mosaico narrativo senza personalizzarne i singoli segmenti. L'anno di uscita è micidiale: troppe pellicole analoghe avvalorano il sospetto che che questo film sia un espediente emulativo piuttosto che un contributo sincero da parte di un autore del suo calibro. Il cast sarebbe pure all'altezza, ma i ruoli sembrano assegnati senza criterio (se si fa eccezione per la Paluzzi).

Berto88fi 4/02/20 17:19 - 210 commenti

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Passo falso tra i polizieschi di Lenzi, che realizza una scarsa variante de Il cittadino si ribella: la trasposizione di un vero e proprio calvario vissuto da Silva, impiegato in in un ruolo che mal si sposa alla sua ben nota inespressività. Le seconde linee del cast sono apprezzabili ma sprecate, la vicenda si sviluppa accumulando una successione di eventi poco credibili (a partire dall'omicidio iniziale) e sia la colonna sonora che i dialoghi sono mediocri. Manca la cura di altri lavori coevi.

Graf 23/02/20 23:52 - 708 commenti

I gusti di Graf

La mano ferma ma spiccia di Umberto Lenzi firma un film notevole. Prontuario d’uso esplicativo del poliziottesco italiano: il regista inventaria i cliché, gli stereotipi, i luoghi comuni e le frasi fatte di tale genere e li trasfigura in pura energia drammatica attraverso un eccellente lavoro di regia, utilizzando una cifra stilistica limpida, semplice ma molto persuasiva. I personaggi sono paradigmi psicologici, la storia prende in fretta quota, il ritmo è incalzante, le atmosfere sono rigorosamente quelle opprimenti, livide e ferrigne degli anni '70.
MEMORABILE: Brava e credibile Luciana Paluzzi nella parte della moglie straziata di Silva; Il commissario Bertone richiama il collega di La polizia ringrazia.

Azione70 29/12/20 11:45 - 154 commenti

I gusti di Azione70

Parziale sintesi dei film d’azione italiani del periodo. Un cittadino, colpito negli affetti più profondi (la figlia uccisa durante una rapina), decide di trovare gli assassini e vendicarsi. Polizia impotente, giustizieri privati, location già viste, sono sullo sfondo. Il film sembra influenzare anche pellicole successive (l’investigatore privato di Io ho paura). Insomma un classico spara-tutto alla Lenzi, teso, violento, movimentato. E con Silva, inespressivo ma ruvido e determinato. Da vedere senza se e senza ma.
MEMORABILE: Silva che contrasta i criminali che tentano di entrargli in casa.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Fauno • 19/10/10 11:56
    Compilatore d’emergenza - 2604 interventi
    Per Gestarsch88:concordo appieno sulla faccia di Silva da isola di Pasqua,veramente geniale,ma almeno in tutti i giustizieri della notte che ho visto io,Bronson al massimo subiva i primi 10 minuti,ma poi era implacabile e non ne sbagliava uno.Silva,ma ancora di più Nero nel Cittadino si ribella fan tante di quelle cilecche che snervano persino...FAUNO
  • Discussione Gestarsh99 • 19/10/10 16:25
    Scrivano - 18462 interventi
    Fauno ebbe a dire:
    Per Gestarsch88:concordo appieno sulla faccia di Silva da isola di Pasqua,veramente geniale,ma almeno in tutti i giustizieri della notte che ho visto io,Bronson al massimo subiva i primi 10 minuti,ma poi era implacabile e non ne sbagliava uno.Silva,ma ancora di più Nero nel Cittadino si ribella fan tante di quelle cilecche che snervano persino...FAUNO

    Ciao, Fauno!

    Quanto hai scritto è verissimo e devo ammettere che soprattutto il film di Castellari mi ha sempre irritato a morte, con un Franco Nero talmente ridicolo e piagnone da sembrare il fratello smilzo di Fantozzi (non per altro il film è ambientato a Genova e vede persino la comparsata, nei panni di barman, di Mauro Vestri, ossia il fantozziano prof. Guidobaldo Maria Riccardelli...)

    Volevo solo aggiungere che il parallelismo Silva/Bronson utilizzato nel mio commento era riferito unicamente ai loro due ruoli cinematografici e non ai rispettivi tratti fisiognomici.
    Il volto di Bronson era una vera cartina stradale di montagna ed ogni suo solco racchiudeva in se esperienza, durezza, ricordi e nostalgia, nulla a che vedere con la botulinica fissità (pur sempre caratteristica ed insolita) del viso di Silva.

    P.S.: L'espressione "Isola di Pasqua" era più che altro un espediente sinonimico per non ripetere quella adoperata nell'altro mio commento a Napoli spara!, ben più cattivella...
  • Musiche John trent • 28/11/10 13:34
    Servizio caffè - 518 interventi
    Tema principale:

    http://www.youtube.com/watch?v=3XNxWZc9qrc
  • Homevideo John trent • 19/08/11 12:13
    Servizio caffè - 518 interventi
    Il dvd 01 ha un master molto buono ma formato video 1,85:1 letterbox.
  • Homevideo Zender • 19/08/11 16:50
    Consigliere - 45088 interventi
    Come sempre: la 01 dal letterbox non riesce a uscirne purtroppo... Accontentiamoci della bontà del master, è già qualcosa.
  • Curiosità Undying • 9/04/12 13:46
    Scrivano - 7614 interventi
    Lo sceneggiatore domanda

    Dardano Sacchetti compare brevemente nei panni di un giornalista. Rivolge all'ispettore Bertone (Raymond Pellegrin) una domanda polemica durante una conferenza stampa.

    Sacchetti:
    "Non crede commissario che la misura sia colma? La gente è stufa di una polizia impotente."

    Ispettore Bertone (Raymond Pellegrin):
    "La gente crede a ciò che scrivete sui giornali."

    Paolo Giordani (Silvano Tranquilli):
    "E soprattutto le frescacce della tv che certa stampa è sempre pronta a riprendere..."

    P.s.:
    Nulla si crea, nulla si distrugge: tutto si trasforma.
    Un dialogo tra i giornalisti e l'ispettore che sembra uscire dai TG odierni!
  • Discussione Raremirko • 18/04/12 22:20
    Addetto riparazione hardware - 3772 interventi
    Gers, ma cosa significa faccia da isola di Pasqua?
  • Discussione Gestarsh99 • 18/04/12 23:00
    Scrivano - 18462 interventi
    La mia analogia fa riferimento ai cosiddetti Moai, quelle gigantesche e pesantissime statue monolitiche in tufo disseminate un po' ovunque sulla superficie dell'Isola di Pasqua (la famosa Rapa Nui, piazzata al centro dell'Oceano Pacifico), che hanno tutte quante la stessa espressione granitica, ossuta ed impenetrabile, quindi molto simili nei tratti facciali e nella fissità dello sguardo al volto marmoreo e imperscrutabile di Henry Silva:

    Ultima modifica: 25/02/20 20:12 da Gestarsh99
  • Discussione Raremirko • 19/04/12 19:53
    Addetto riparazione hardware - 3772 interventi
    è vero che la loro utilità non è mai stata scoperta?
  • Discussione Gestarsh99 • 20/04/12 17:06
    Scrivano - 18462 interventi
    Raremirko ebbe a dire:
    è vero che la loro utilità non è mai stata scoperta?

    Si, diciamo che non vi è tra gli esperti univocità sul loro significato originario effettivo, anche se l'ipotesi più quotata è che siano stati eretti in funzione apotropaico e benaugurale (non per altro la maggior parte di questi enormi busti sono rivolti in direzione del mare aperto, quasi ad accompagnare col loro sguardo propizio i marinai, i naviganti e i pescatori).