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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Sulla scia del successo del PATRIGNO (THE STEPFATHER), HIDER IN THE HOUSE propone un Gary Busey in ottima forma, decisamente adatto a interpretare il ruolo assegnatogli. Si nasconde in una casa, ne spia gli inquilini e si innamora della moglie, tradita subdolamente dal marito. Qualche eco del Tom Hanks di BIG e FORREST GUMP, l'idea della “spiata professionale” come in SLIVER e il gioco è fatto. Matthew Patrick dirige con garbo, sa tenere alta la tensione e ci inserisce qualche spruzzatina d'ironia che non guasta mai....Leggi tutto Ne è uscito un buon film, gradevole sotto quasi ogni punto di vista (pur se lontano dal capolavoro), con un cast all'altezza e una buona fotografia. E’ la dimostrazione di come, volando bassi, si riescono a ottenere lavori mediamente più interessanti della desolante media statunitense cui ci hanno abituato le superproduzioni hollywoodiane. Il centro di tutto è il personaggio creato da Busey, ingenuo come un bambino (è appena uscito da un manicomio criminale guadagnato per aver bruciato la propria casa con tanto di genitori all’interno), forte di una corporatura enorme ma timido e tremendamente introverso (almeno fino alla prevista esplosione finale, ovviamente). Ci si diverte a osservare i ripensamenti di Tom, quando non sa come comportarsi con la sua amata o la sua spontaneità coi due piccoli figli, le situazioni imbarazzanti in cui si viene a trovare e alle quali sa porre rimedio usando solo la forza bruta. E’ proprio l'analisi psicologica di un “tipo” nuovo (se non si considera IL PATRIGNO) il fulcro del film. Discreta la sceneggiatura, dialoghi piuttosto scontati.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Buiomega71 2/01/11 13:28 - 2231 commenti

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Ottimo thriller psicologico con uno straordinario Gary Busey. Anche se tutto sa di già visto (lo psicopatico che vuole sostituirsi al capo famiglia, nascosto nel solaio della casa), ha comunque una buona tensione, sorretta dall'efficace regia di Mattew Patrick e dalla fotografia di Jeff Jur. La povera Mimi Rogers non solo è nelle mire del maniaco, ma è pure cornificata dal marito e assillata da un vicino idiota. Ottimo il crescendo finale, anche se scontato, ma di ottima presa. Un piccolo gioiellino da recuperare. Insensato il vm 18.
MEMORABILE: Busey che odora, feticisticamente, le mutandine della Rogers; la scoperta del tradimento da parte del marito.

Kanon 13/04/11 09:39 - 596 commenti

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Bella prova del biondone, che delinea con gran mestiere la psicologia del personaggio protagonista rimpiattato nella mansarda della casa. A volte può sembrare che abbia troppa facilità di girare all'interno di essa, ma in definitiva la sceneggiatura tiene botta ed infila risvolti interessanti che permettono di non avere mai momenti di stallo. Ben costruito, con Busey che da iniziale presenza astratta arriva poi a materializzarsi fisicamente in un lento crescendo che porta all'esplosione di tensione rimasta a lungo celata.

Digital 26/08/11 21:57 - 1117 commenti

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Misconosciuto thriller che ha in Gary Busey il suo punto di forza. Pur presentando delle inverosimiglianze (lo psicopatico ha troppa libertà di movimento) il film crea una notevole tensione (da citare Busey che spezza il collo ad una donna e il finale) e può beneficiare dell'abile regia di Matthew Patrick e su attori dalle indubbie doti recitative.

Herrkinski 30/10/13 04:15 - 5035 commenti

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Gran bel thriller nel tipico stile del periodo, che parte da un assunto di base non troppo dissimile da Il patrigno modificandone svariati punti; in generale comunque l'ossessione del protagonista per la famiglia è il fulcro del film e la sceneggiatura è ben studiata. Bravissimo Busey, attore talvolta sottovalutato, ma niente male neanche la Rogers; corretta la regia di Patrick, che riesce a mantenere la tensione e l'interesse alti fino alla fine, pur senza virtuosismi cinematografici. Un buon lavoro che meriterebbe una rivalutazione.

Mentolom 17/06/18 21:49 - 52 commenti

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Sarebbe un discreto thriller, molto anni '80, ma c'è un elefante nella stanza che è difficile ignorare, vale a dire la premessa di fondo che il protagonista-intruso, pur vivendo nella stessa abitazione (e anche affacciandosi spesso alla finestra), riesca a non farsi notare da nessuno. In più il finale ha la faciloneria tipica dei film di quegli anni, dove tutto doveva finire necessariamente a pistolettate. Un peccato sprecare l'ottima performance del protagonista Gary Busey, che per il resto non è supportato dal cast di contorno.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Kanon • 13/04/11 10:47
    Fotocopista - 813 interventi
    È una recensione anomala quella del Davinotti : fra le righe si nota un tentativo di sminuire la trama della pellicola portando ad esempio altri 2 film che in realtà sono successivi a questo.

    Semmai sono "Forrest Gump" e "Sliver" che rivelano il loro debito a "L'intruso".
  • Discussione Zender • 13/04/11 10:57
    Consigliere - 43516 interventi
    Vermente scrive COME in Sliver, non che è presa da quello, mi sembrano semplici associazioni. Poi se leggi tra le righe è una tua considerazione che ovviamente puoi fare, ma non mi sembra che dica male della trama, tanto è vero che poi gli dà 3 palle, nonostante ad esempio "dialoghi un po' scontati".
  • Discussione Buiomega71 • 13/04/11 10:57
    Pianificazione e progetti - 21759 interventi
    Per me un thriller coi fiocchi. La tensione regge per tutti i 103 minuti. Da antologia, poi, le scene in cui Busey insegna al figlio della Rogers a difendersi dai bulletti. Peccato mortale che da noi sia stato distribuito solo in home video ( vhs Vivivideo prima, dvd wild wolf pictures poi). Molto più intenso e mozzafiato di tanti thrilleretti blasonati passati per le nostre sale. Piccolo personal cult.
    Ultima modifica: 13/04/11 10:59 da Buiomega71