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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Coproduzione tra Italia, Belgio e India, risente soprattutto dell'influenza di quest'ultima. Non solo per la chiara provenienza del protagonista Dhanush e per la prima parte ambientata tra i vicoli di Mumbai, ma anche per un paio di performance canore con danze allegate che, per il nostro modo d'intendere il cinema, in un film così sembrerebbero completamente fuori luogo. Invece Bollywood è dietro l'angolo e il messaggio positivo, a tratti ingenuo, di speranza, porta a sentire l'opera più vicina alla cultura indiana che a quella europea. L'Italia presenzia con scorci di Roma (da Trevi al Campidoglio non ci vengono risparmiate le location più scontate) ripresi attraverso una fotografia coloratissima...Leggi tutto che contribuisce ad accrescere l'impressione di avventura sognante, di favola edificante che porta il nostro "fachiro" a peregrinare per l'Europa prima di tornarsene a Mumbai, da dove lo vediamo raccontare la sua storia a tre ragazzini condannati a quattro anni di carcere minorile. Di fatto costituito quasi per intero da un lungo flashback saltuariamente interrotto, il film ci spiega come Aja (Dhanush), da bimbo povero senza un padre, sia cresciuto con l'obiettivo di guadagnare senza troppo preoccuparsi di restare nel lecito, trasformarndosi in fachiro e illusionista per dedicarsi a piccole truffe e ruberie. Ma al di là delle apparenze Aja ha un grande cuore, tanto che appena raggiunge Parigi si innamora della dolce Marie (Moriarty). Nascostosi qui di notte nell'armadio di un gigantesco negozio di mobili (non ha i soldi per pagarsi un albergo), verrà caricato su di un camion assieme ad immigrati africani che proprio non riescono a credergli quando dice loro di essere semplicemente un turista. Da Parigi finirà in Inghilterra e quindi a Roma, dove verrà ospitato dalla bella Nelly (Bejo): un lungo viaggio tra imprevisti e fughe; talvolta maltrattato, magari insultato, Aja oppone sempre la spontanea positività tipica del suo popolo, non perdendosi d'animo se non quando si sofferma a ragionare sulla propria condizione: vorrebbe rivedere Marie, le telefona (lei pensa che Aja non si sia presentato per scelta, all'appuntamento che avevano sotto la Tour Eiffel), fa di tutto per tornare a Parigi e intanto prosegue a raccontare delle sue peripezie per cielo (in mongolfiera!), per terra e per mare ai tre ragazzini, sempre molto interessati alle sue parole. Nulla di nuovo nella storia, ma resta invece piuttosto insolito l'approccio per via della mescolanza di stili tipica di certe coproduzioni con paesi dalla tradizione cinematografica così forte. Che però si traduce in una certa inconcludenza di fondo, in una scarsa capacità di coinvolgere o di far sorridere, come se al film mancasse una vera spina dorsale che possa smuoverlo da un manierismo poco stimolante e una certa puerilità che per l'appunto lo iscrive negli ambiti della favola leggera, da seguire distrattamente godendosi qualche buon esterno e una struttura avventurosa che un po' di curiosità la mette. Ma tutto resta molto in superficie, nonostante i vaghi tentativi di dare un minimo di spessore al protagonista. Superfluo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/11/20 DAL DAVINOTTI

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