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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Che strana estate... Sarà colpa della fotografia, del tempo sfortunato ma una Cuba estiva tanto grigia non è facile incontrarla, al cinema; fa un po' a pugni con quest'estate che dovrebbe accendere gli animi e appare al contrario inaspettatamente fredda, in netto contrasto con i sentimenti che si scaldano in un rapporto a quattro piuttosto difficile da immaginare, dopo i primi venti minuti: lui e lei, diciottenni italiani che si conoscono ma non si frequentano (lei è troppo “suora”, per lui), si ritrovano a condividere presto lo stesso letto in un appartamento di San Francisco, ospiti di due gay amici di amici. Non si sopportano, ma grazie alla socievolezza della coppia padrona di casa si crea tra i quattro un'alchimia inattesa che Muccino...Leggi tutto è bravo a descrivere, partendo dal flashback a New Orleans che racconta dell'incontro tra i due gay per investigare poi l'ambiguità dei quattro caratteri scoprendone le fragilità, senza precludere loro nessun tipo di interazione. Naturalmente non mancano quelle frasi da Baci Perugina che la critica si affretterà a stigmatizzare, quel ricorso a un'estetica tipicamente mucciniana da Cuore di panna che disgusterà molti, ma dietro a tutto c'è anche un bel talento nel disegno dei personaggi, nella scelta delle facce giuste e nel saperle riprendere, nel saper comunicare l'ingenua sincerità che traspare negli occhi dei due giovani italiani, capaci di contagiare con la loro vitalità in crescendo i più compassati americani fino a cucire un rapporto indimenticabile ("si dice che il numero perfetto sia il tre... io non la penso così"). In buona parte sottotitolato per mantenere l'autenticità dei dialoghi, con gli italiani che parlano un inglese di gran lunga più disinvolto rispetto alla media nazionale, il film si inserisce con stile nella lista dei giovanilistici aggiungendo allo svilupparsi del sentimento di profonda amicizia e affetto qualche accenno ironico (soprattutto nel tumultuoso rapporto tra i due italiani), divertendosi a sparigliare le carte per spiazzare ed evitando le insidiose trappole della prevedibilità. Non si ha la pretesa di sedurre con improbabili velleità autoriali, solo di dare tridimensionalità ai protagonisti per portarne alla luce la diversa sensibilità sposandone i caratteri ai volti. Se ne studiano le possibili compatibilità, si imposta un finale con un paio di stonature (l'incontro in discoteca con epilogo tra le lenzuola è la maggiore) ma coerente e per nulla consolatorio. Si percorre davvero un'avventura che non sembra esaurirsi nello spazio di un'estate (non avvertibile come tale e non solo per le già citate "discordanze" climatiche), si prova il desiderio di sapere come tutto finirà accompagnati da una regia che non mostra cedevolezze e una sceneggiatura adeguata, per quanto talvolta indubitabilmente qualunquista. Non lascerà il segno, L'ESTATE ADDOSSO, ma sa essere godibile in più parti, a suo modo coinvolgere, mantenere ciò che fin dalle prime battute promette, mostrare con naturalezza il progressivo frantumarsi delle barriere innalzate da un'educazione diversa solo in apparenza.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 14/09/16 DAL BENEMERITO JOSEPHTURA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 17/09/16
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Josephtura 14/09/16 17:54 - 150 commenti

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Film che non può essere catalogato altro che come "commerciale": praticamente 90 minuti di ambientazioni da slogan pubblicitario. La storia è incosistente, l'unico interesse è capire come finirà, ma senza nessun particolare pathos. Un film inesistente, un elenco di situazioni fasulle come la lingua inglese parlata dai protagonisti di San Francisco: un inglese "Oxford" che fa del film un'ottima occasione per il ripasso della lingua. Peccato per i sottotitoli in traduzione.
MEMORABILE: Divertente l'approccio d'amore "onirico"; Un paio di battute, ogni tanto, lasciano sperare in un cambio di ritmo, ma poi la scena decade subito.

Hackett 19/09/16 08:03 - 1725 commenti

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Da un regista ormai esperto (anche di produzioni internazionali) come Muccino era lecito aspettarsi qualcosa di più. Se non dal punto di vista tecnico, che appare comunque non al top, ci si poteva aspettare di più dai contenuti, che invece languono in un brodo di cliché e suggestioni da adolescente italiano in vacanza. Poco spessore e pochi argomenti per un film che ti scivola addosso come l'estate americana dei suoi "ordinari" protagonisti.

Markus 19/09/16 15:13 - 3295 commenti

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Una vacanza dapprima americana e poi fortuitamente cubana, per due diciottenni d’oggi ospitati da due omosessuali di San Francisco, si fa per Gabriele Muccino pretesto per affondare i piedi in due scarpe diverse ma del numero giusto: perché le caratterizzazioni e alcune sociologiche nuance, pur nei limiti della nostra congenita esterofilia/enfatizzazione ai fini dello spettacolo, appaiono oneste. Ritmo incessante e avvincente per un racconto estivo non così banale come può sembrare. Al giovanilistico all'italiana si è aggiunta un'altra tacca.

Key man 21/09/16 14:38 - 5 commenti

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Due diciotteni che non si sopportano si ritrovano a condividere la stessa "vacanza" estiva a casa di due omosessuali americani. Una di quelle estati che non dovrebbero finire mai, tra abbandono dei pregiudizi e voglia di libertà. Tre quarti del film sono parlati in inglese e sottotitolato. Il tema dell’omosessualità dei protagonisti ha tempi esageratamente lunghi facendo decelerare il ritmo. Voice over (del protagonista Pacitto) da rivedere. Nulla di nuovo per un "on the road" con un Muccino al di sotto delle sue capacità.

Nancy 25/09/16 13:07 - 774 commenti

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Muccino torna a fare Muccino nell'ambiente spensierato-giovanile che forse più gli si confà e non sbaglia: il film scorre che è una meraviglia e uscita dalla sala lascia il buon umore, come ogni buona commedia dovrebbe fare. Ottime interpretazioni da parte del cast (anche il Pacitto di Braccialetti rossi a cui si davano poche speranze), anche merito di una sceneggiatura che non lascia nulla di incompiuto, che delinea personaggi a tutto tondo rendendo l'insieme più spesso e interessante. La colonna sonora di Jovanotti rimane nel cuore. Bravò, Gabriele!
MEMORABILE: La scena sulla spiaggia di Cuba.

Belfagor 5/04/17 21:35 - 2623 commenti

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L'estate, la gioventù, i viaggi e gli amori... Niente di nuovo sotto il solleone, soprattutto se alla regia c'è Muccino, che cavalca spudoratamente l'onda del politicamente corretto fra una sponda e l'altra dell'Atlantico (e della sessualità) proponendoci una patina da rivista per la coppia gay e l'inevitabile odio-amore per quella etero. Il trionfo del già visto e dell'intorpidimento. La stagione estiva meriterebbe qualcosa di fresco e vivace, non un bicchiere d'acqua intiepidita dalla canicola.

Redeyes 6/02/17 07:48 - 2144 commenti

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Il Muccino americano con tempi italiani ci catapulta nel fantasmagorico mondo dell'omosessualità ricca, cool e open minded. Dopo un intro adolescenziale si inizia ad annacquare i sogni dei nostri con pulsioni, sospiri e respiri. L'inglese da audiocassetta della lezione di lingua straniera contribuisce a rendere la visione farlocca quanto i due omosessuali sdolcinati. La bella Maria fa girare la pellicola annichilendo il lagnoso e poco profondo Marco in quello che pare esser un malriuscito tentativo di emulare il Dreamers bertolucciano.

Galbo 21/02/17 05:52 - 11387 commenti

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Muccino ritorna alle atmosfere dei suoi primi film con una storia in the road che lo riporta (almeno nelle ambientazioni) in America. In questo caso quella che dirige è una vicenda di formazione, soprattutto sentimentale che rimane tuttavia in qualche modo irrisolta. Purtroppo il regista non riesce a rinunciare a riprese che cercano l'appagamento estetico, a svantaggio della sostanza. Le psicologie dei personaggi sono tratteggiate in modo banale e la storia eccessivamente prevedibile. Buona la prova degli attori. Nel complesso, mediocre.

Pigro 29/10/17 08:18 - 7789 commenti

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Il racconto del viaggio di due adolescenti a San Francisco, in casa di una coppia gay, dovrebbe riflettere una storia di formazione, di introspezione o anche soltanto di avventura. Muccino riesce a banalizzare questa opportunità grazie a una sceneggiatura superficiale e piaciona, che corrode il pur intrigante soggetto. Si naviga tra luoghi comuni, riprese laccate, dialoghi da romanzetto rosa, intrecci prevedibili: forse l’idea era quella di fare un film a misura teenager (sciocco). Tecnicamente impeccabile, sostanzialmente insipido.

Daraen4 16/06/20 14:07 - 36 commenti

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Muccino lascia perdere il flusso rutilante che si mangia la sostanza ma mette in scena una storia tanto semplice quanto straordinaria. L'accostamento dei quattro protagonisti e la loro evoluzione sono perfetti, un mix in cui gli incastri formano un'emozione ermetica. La regia non prevarica la narrazione, che si sposta a un certo punto sui due ragazzi americani senza provocare fastidio nello spettatore. Siamo noi i protagonisti, è la nostra estate, sono le nostre frustrazioni, è la nostra giovinezza.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Zender • 6/02/17 08:16
    Consigliere - 43524 interventi
    Ma come inesistente? Solo perché non hanno accenti o non usano slang? Faccio notare che qui in Italia si fanno film al Sud e al Nord parlando senza accenti e senza che nessuno dica niente... Non sttiamo parlando di neorealismo direi.
  • Discussione Redeyes • 6/02/17 08:43
    Contratto a progetto - 840 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Ma come inesistente? Solo perché non hanno accenti o non usano slang? Faccio notare che qui in Italia si fanno film al Sud e al Nord parlando senza accenti e senza che nessuno dica niente... Non sttiamo parlando di neorealismo direi.

    Zen,
    personalmente, come dico nel commento, questo film mi ha ricordato le audiocassette che ascoltavo alle medie.
    Attendevo ad ogni scena la memorabile frase "Where is my pen?".
    Non dico che avrei preferito una complessità linguistica come TRUE DETECTIVE, per dirne una, ma qualcosa che abbia un senso.
    Ascoltare un inglese di questo tipo mi lascia interdetto, posso apprezzare questa scelta, ma non il risultato finale.

    Il fatto che in Italia si girino film senza lavorare sulle inflessioni può creare fastidio ma, polemica per polemica, sempre meglio di propinarci Il mostro di Firenze facendo fare Pietro Pacciani a Fantastichini o Il toso a Germano.

    Che polemizzando ulteriormente sta a significare, o tu lo fai a modino o tu lasci stare.... (con inflessione toscana)
    :)

  • Discussione Zender • 6/02/17 09:10
    Consigliere - 43524 interventi
    Non mi pareva fosse un inglese così scolastico francamente... Ripeto: tu vedi inflessioni dialettali, nel 70% dei film italiani che non sono commedie? Non mi pare. Non mi pare si possano paragonare due ragazzi qualsiasi al mostro di Firenze o al toso... E' una vita che ascolto un veneto improbabile nel 90% dei personaggi che ambirebbero a fingere di esser delle nostre parti (compresi grandissimi attori, intendiamoci), ma se dovessimo stroncare i film solo per questo... Preferisco che siano senza inflessioni piuttosto che sentirli parlare con accenti forzati e assurdi. E non contiamo i film americani (e parlo di grandi film) dove appena si arriva in Italia si sente parlare un italiano ridicolo...
  • Discussione Redeyes • 6/02/17 10:24
    Contratto a progetto - 840 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Non mi pareva fosse un inglese così scolastico francamente... Ripeto: tu vedi inflessioni dialettali, nel 70% dei film italiani che non sono commedie? Non mi pare. Non mi pare si possano paragonare due ragazzi qualsiasi al mostro di Firenze o al toso... E' una vita che ascolto un veneto improbabile nel 90% dei personaggi che ambirebbero a fingere di esser delle nostre parti (compresi grandissimi attori, intendiamoci), ma se dovessimo stroncare i film solo per questo... Preferisco che siano senza inflessioni piuttosto che sentirli parlare con accenti forzati e assurdi. E non contiamo i film americani (e parlo di grandi film) dove appena si arriva in Italia si sente parlare un italiano ridicolo...

    Zen,
    il paragone non era di certo, ma mi pare superfluo ribadirlo, fra due giovini studentelli che parlano un inglese perfetto al pari degli amici americani peraltro, ed il criminale veneto, quanto tra certe scelte e di proporre dialetti farlocchi e di propinarci inglesi a mio, ma non solo, giudizio non plausibili.
    Detto questo credo che questa vis polemica e mia e tua difficilmente porti a una considerazione univoca, che dici?
    Soprattutto chi in un verso chi in un altro diciamo la stessa cosa, con la sola differenza che tu trovi questo inglese accettabile, o scegli l'aggettivo che preferisci, io lo trovo inficiante.
    Non stronco comunque il film solo per questa scelta, quanto perché, a mio giudizio, lo stesso non trasmette niente.
    Percepisco solo la paraculaggine di far redimere una fascia se di redenzione si vuole e può parlare.
    La rappresentazione di un amore fuori dai canoni che non mi convince soprattutto perché troppo stereotipata, il simil Orlando Bloom a zero impatto ambientale che gira in bici, l'altro che oltre ad esser belloccio, è pure skipper....
    Però apprezzo la colonna sonora di Jova...
  • Discussione Zender • 6/02/17 14:38
    Consigliere - 43524 interventi
    Ma non è vis polemica, è una semplice opinione, e di certo se il film non ti è piaciuto anche per altri motivi ci mancherebbe, non è mia intenzione farti cambiare idea come non lo è mai stata con nessuno... Mi pare che l'unico che abbia notato sta cosa sia Josephtura (che peraltro non ha più ribattuto) e davvero non capisco come si possa attaccare il fatto che uno non parla la lingua della sua città per i motivi sopraindicati. Non è neorealismo e non è una lingua inesistente. Trattasi di inglese, parlato bene dagli italiani (come ce n'è voglio dire, non è che tutti gli italiani parlino tipo "The pen is on the table", questo mi pare fuori discussione e soprattutto negli ultimi tempi in cui s'è capito che l'inglese è la lingua con cui viaggi) e forse senza inflessioni particolari dagli altri. E allora? Vogliamo obbligare tutti a parlare con gli accenti locali? Boh. E' cinema, non un documentario, e la cosa dovrebbe valere per tutti i film voglio dire. Che poi il film ti faccia schifo per mille altri motivi benissimo. Hai voluto ribadirlo, hai fatto bene.
  • Discussione Redeyes • 6/02/17 15:33
    Contratto a progetto - 840 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Ma non è vis polemica, è una semplice opinione, e di certo se il film non ti è piaciuto anche per altri motivi ci mancherebbe, non è mia intenzione farti cambiare idea come non lo è mai stata con nessuno... Mi pare che l'unico che abbia notato sta cosa sia Josephtura (che peraltro non ha più ribattuto) e davvero non capisco come si possa attaccare il fatto che uno non parla la lingua della sua città per i motivi sopraindicati. Non è neorealismo e non è una lingua inesistente. Trattasi di inglese, parlato bene dagli italiani (come ce n'è voglio dire, non è che tutti gli italiani parlino tipo "The pen is on the table", questo mi pare fuori discussione e soprattutto negli ultimi tempi in cui s'è capito che l'inglese è la lingua con cui viaggi) e forse senza inflessioni particolari dagli altri. E allora? Vogliamo obbligare tutti a parlare con gli accenti locali? Boh. E' cinema, non un documentario, e la cosa dovrebbe valere per tutti i film voglio dire. Che poi il film ti faccia schifo per mille altri motivi benissimo. Hai voluto ribadirlo, hai fatto bene.
    ma se dovessimo stroncare i film solo per questo...

    L'ho ribadito unicamente in virtù dell'ultima puntualizzazione.
    Comunque non è che mi abbia schifato semplicemente credo lo dimenticherò.
    Per quanto riguarda la lingua mi suona come riflessione sterile per il semplice fatto che o facciamo fare una perizia sulla plausibilità del parlato oppure lasciamo perdere. E se anche la facessimo, a quel punto, finiremmo per giudicare se la scelta del regista di girare per buoni 34 in inglese possa considerarsi valida o meno.
    E' cinema e non un documentario, vero.
    Ma scegliendo il bilinguismo o quanto meno superando l'impasse della differenza di linguaggio gioco forza si deve lavorare su questa scelta.
    Se si apprezza la decisione di applicare un corretto inglese a-dialettico non era apprezzabile anche fare i nostri virgulti un po' meno periti nella lingua inglese.
    Pur, ad oggi, consci dell'importanza della lingua straniera quanti di noi, a 19 anni, parliamo un sì spedito inglese?

    Mi pare che l'unico che abbia notato sta cosa sia Josephtura (che peraltro non ha più ribattuto) e davvero non capisco come si possa attaccare il fatto che uno non parla la lingua della sua città per i motivi sopraindicati

    Se poi vuoi andare per numeri, trovo fuorviante la tua affermazione.

    Ad oggi ci sono 6 commenti, cui potrei aggiungere il tuo.
    2 siamo interdetti per questo inglese perfetto, 1 è a favore (tu), anche dando per scontato che gli altri 4 lo apprezzino, non è un numero così esiguo di dissidenti, un 28 % che potrebbe salire, ma di certo, salvo nuovi commentatori, non scendere...o sbaglio?
    ^_^
  • Discussione Zender • 6/02/17 17:46
    Consigliere - 43524 interventi
    Ma non puoi fare una percentuale su così poche persone che ne parlano, voglio dire. Se sei tu e un altro a me pare un po' pochino (ma magari ce ne saranno altri cento in futuro, io semplicemente dico come la penso). Io non sono a favore, semplicemente non l'ho trovato spunto di riflessione. Quanto all'inglese ti assicuro che io conosco ragazzi che a quell'età parlano un gran bell'inglese (senza contare tutti quelli che han fatto le scuole in inglese per dire, e non son pochi, almeno dalle mie parti). Non ho capito chi vuol fare una perizia del parlato, io ho solo detto che non la trovo una cosa così incredibile perché altrimenti avremmo un bel po' di film nella stessa condizione. Non mi pare un film che si basa sul bilinguismo, è semplicemente la condizione in cui si trova chi va a viver lì per un po'. A me - che conosco l'inglese decentemente ma certo non per andare a confrontare slang di varie parti - non ha dato nessun fastidio e mi son visto il film senza che la cosa mi desse alcun fastidio, diciamo.
  • Discussione Redeyes • 6/02/17 21:13
    Contratto a progetto - 840 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Ma non puoi fare una percentuale su così poche persone che ne parlano, voglio dire. Se sei tu e un altro a me pare un po' pochino (ma magari ce ne saranno altri cento in futuro, io semplicemente dico come la penso). Io non sono a favore, semplicemente non l'ho trovato spunto di riflessione. Quanto all'inglese ti assicuro che io conosco ragazzi che a quell'età parlano un gran bell'inglese (senza contare tutti quelli che han fatto le scuole in inglese per dire, e non son pochi, almeno dalle mie parti). Non ho capito chi vuol fare una perizia del parlato, io ho solo detto che non la trovo una cosa così incredibile perché altrimenti avremmo un bel po' di film nella stessa condizione. Non mi pare un film che si basa sul bilinguismo, è semplicemente la condizione in cui si trova chi va a viver lì per un po'. A me - che conosco l'inglese decentemente ma certo non per andare a confrontare slang di varie parti - non ha dato nessun fastidio e mi son visto il film senza che la cosa mi desse alcun fastidio, diciamo.

    Più che lecito. Ma, e poi la chiuderei sennò sembriamo due isterici...che se sottolinei che sono l'unico con josh...sei il primo a parlare indirettamente di percentuali....unico con un altro su 7 non ha lo stesso peso di esserlo fra 100 di altro avviso...su questo finiremo per convenire immagino, o no?
    Ultima modifica: 6/02/17 21:15 da Redeyes
  • Curiosità Redeyes • 6/02/17 21:22
    Contratto a progetto - 840 interventi
    L'assegno liquidatorio per l'incidente col motorino che servirà per finanziare il viaggio è firmato da Ristuccia; questo cognome è presente anche fra i protagonisti di Come te nessuno mai.
  • Discussione Zender • 7/02/17 08:15
    Consigliere - 43524 interventi
    Redeyes ebbe a dire:
    Zender ebbe a dire:
    Ma non puoi fare una percentuale su così poche persone che ne parlano, voglio dire. Se sei tu e un altro a me pare un po' pochino (ma magari ce ne saranno altri cento in futuro, io semplicemente dico come la penso). Io non sono a favore, semplicemente non l'ho trovato spunto di riflessione. Quanto all'inglese ti assicuro che io conosco ragazzi che a quell'età parlano un gran bell'inglese (senza contare tutti quelli che han fatto le scuole in inglese per dire, e non son pochi, almeno dalle mie parti). Non ho capito chi vuol fare una perizia del parlato, io ho solo detto che non la trovo una cosa così incredibile perché altrimenti avremmo un bel po' di film nella stessa condizione. Non mi pare un film che si basa sul bilinguismo, è semplicemente la condizione in cui si trova chi va a viver lì per un po'. A me - che conosco l'inglese decentemente ma certo non per andare a confrontare slang di varie parti - non ha dato nessun fastidio e mi son visto il film senza che la cosa mi desse alcun fastidio, diciamo.

    Più che lecito. Ma, e poi la chiuderei sennò sembriamo due isterici...che se sottolinei che sono l'unico con josh...sei il primo a parlare indirettamente di percentuali....unico con un altro su 7 non ha lo stesso peso di esserlo fra 100 di altro avviso...su questo finiremo per convenire immagino, o no?

    Secondo me converremo che sono per l'appunto troppo pochi i termini di confronto. Resta per me misterioso il soffermarsi sulla mancanza di accenti in un film arrivando a trovare la cosa "improponibile", ma è come sempre opinione personale.
    Ultima modifica: 7/02/17 08:17 da Zender