L'amaro caso della Baronessa di Carini - Miniserie TV (1975)

L'amaro caso della Baronessa di Carini (miniserie tv)
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Sicilia, 1812: pare che la chiave di un'usurpazione di terre da parte del barone Mariano D'Agrò, signore del feudo di Carini (nel palermitano), sia celata nelle parole di un'antica poesia tramandata dal 1500 e spesso cantata. Luca Corbara (Pagliai), mandato sul posto dal Principe di Castelnuovo per accertare la legittimità dei confini, la ascolta da un cantastorie e cerca quanto prima di stabilire se contenga del vero. Si dice che trecento anni prima la baronessa di Carini fosse stata uccisa dal marito in un agguato al castello, su un muro del quale ancora perdura l'impronta insanguinata della sua mano. Ospitato dallo strampalato Don Ippolito (Stoppa), in apparenza più...Leggi tutto attaccato ai suoi animali da cortile che agli umani, Luca conosce il barone (Celi) e soprattutto la sua incantevole sposa, Donna Laura (Agren), con la quale stabilirà un rapporto che inevitabilmente oltrepasserà quello di semplice vicinanza. Le ricerche cominciano dal tentativo di stabilire chi fosse il proprietario del feudo di Daina Sturi, un nome che al solo pronunciarlo provoca irritazione nel barone e anche nel suo notaio (Leontini), da sempre a lui molto vicino e la cui figlia Cristina (Bonaccorti) si premura di avvertire Luca che sarebbe meglio andarsene quanto prima, da Carini... All'ombra quindi del delitto cinquecentesco (che si dice realmente accaduto, tramandato in Sicilia di generazione in generazione e che vediamo ricostruito sui titoli di testa), lo specialista Daniele D'Anza, che già aveva diretto Pagliai nel magnifico SEGNO DEL COMANDO, imbastisce una sorta di thriller in costume in cui molto del fascino proviene dalla scelta delle notevoli location e di una ricostruzione piuttosto accurata. Inserendo nel plot non solo personaggi curiosi ma anche la setta dei "Beati Paoli" (realmente esistiti, dice qualcuno), incappucciati che si occupano di difendere il popolo con metodi non ortodossi e che gli stessi mafiosi citano come loro mito fondativo, l'intrigo prende direzioni diverse abbracciando ramificazioni inattese ma tenendo sempre al centro come tema ritornante il delitto della baronessa di Carini, dal quale discenderà ogni chiarificazione nel finale. La tensione è relativa e siamo in verità più dalle parti del dramma ottocentesco, impreziosito dalle interpretazioni di un cast indubbiamente ben scelto: al di là di un Pagliai impeccabile e di una Agren di scultorea bellezza, a svettare è soprattutto un Adolfo Celi adorabilmente sarcastico e impagabile in certi suoi duetti con Leontini. Sarebbe azzeccata anche la performance dell'ottimo Stoppa, se non fosse gravata dal dover svolgere il ridondante ruolo di narratore, poco utile e di puntata in puntata sempre più invasivo. Se comunque alcuni snodi narrativi sono indubbiamente ben congegnati, una certa prolissità associata a divagazioni non curate come avrebbero meritato (le scene nei cunicoli dei Beati Paoli faticano a trovare la giusta atmosfera) appesantiscono il procedere della vicenda smorzandone l'impatto. Uno sceneggiato buono ma un po' datato, con uno spiazzante colpo di scena in coda che apre invece a un epilogo scontato.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/02/08 DAL BENEMERITO GUGLY POI DAVINOTTATO IL GIORNO 10/12/20
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Gugly 7/02/08 21:32 - 1068 commenti

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Stesso regista e stesso protagonista del fortunato Il segno del Comando; anche qui una storia d'amore che passa i secoli e si mescola a più prosaici interessi di soldi e potere e, poiché siamo in Sicilia, non poteva mancare al cantastorie la citazione di quella che si suole ritenere l'origine della mafia, ovvero la setta dei Beati Paoli. Bravi tutti gli interpreti, compresa una giovanissima Enrica Bonaccorti. Rimasta famosa la ballata, rielaborata da una tradizione popolare diffusa.
MEMORABILE: La sigla ed il finale.

Manrico 13/04/09 20:05 - 90 commenti

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Tra gli sceneggiati da non dimenticare della nostra TV degli anni '70, "L'amaro caso della Baronessa di Carini" è assai gustoso ancora oggi, grazie a una trama in buon equilibrio tra complessità e comprensibilità, mistero e ragione, azione e destino. Il cast è davvero splendido, anche nei ruoli minori, anche se ovviamente spiccano - insieme a un Ugo Pagliai ancora una volta "vittima" del passato - le interpretazioni di Adolfo Celi e Paolo Stoppa, che riescono a piegare con ironia la rigida necessità narrativa dei rispettivi personaggi. Cult!
MEMORABILE: La prima discesa nella grotta dei "Beati Paoli" e la visita alla stanza in cui il Barone simula l'antico delitto.

Pigro 13/05/09 15:31 - 9152 commenti

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Amore romantico nella Sicilia borbonica tra un giovane e una nobildonna: tragica vicenda che si sovrappone a un'analoga antica storia perduta nei secoli. Suggestivo sceneggiato un po' romanzone sentimentale a sfondo storico e un po' racconto del mistero. Attori eccellenti della tv degli anni 70 (Pagliai, Celi, Stoppa!), e una sigla televisiva che, riprendendo l'antica ballata popolare in siciliano (ma cantata da Gigi Proietti), dà una spolverata folkloristica ma anche di fato arcano e arcaico su tutto. Notevole.

Venticello 16/07/09 14:04 - 63 commenti

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Ennesimo colpo della premiata ditta D'Anza/Mandarà che si ispira ad una leggenda popolare per adattarla e farla divenire una sceneggiatura ed una messa in scena ben riuscita. Un cast di tutto rispetto impreziosice ulteriormente la produzione, su tutti la coppia Celi/Stoppa e le belle Agren/Bonaccorti. Da riscoprire quale esempio di prodotto di qualità che tanto manca alla nostra televisione attuale.
MEMORABILE: L'impronta insanguinata sul muro che ha accompagnato i miei incubi da bambino.

Galbo 27/02/12 20:19 - 12061 commenti

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Miniserie storica, rappresenta una delle punte di diamante dal punto di vista qualitativo della RAI degli anni '70 (periodo peraltro aureo della televisione italiana specie se confrontato all'opaco presente). Abile miscela di sentimento, storia e mistero, la storia si presenta felicemente melodrammatica, interpretata da un cast eccellente e magistralmente diretta dal bravo Daniele D'Anza.

Giacomovie 1/03/12 12:59 - 1384 commenti

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La fiction televisiva negli ultimi anni ha fatto qualche progresso, ma questo sceneggiato dimostra come in passato si producevano serie televisive basate sulla qualità artigianale e su un modo di girare realistico e concreto. Lo spunto tra storia e leggenda è ben sceneggiato, seguendo il filo di un'indagine storica ambientata nell'800 e la trama mescola un costante senso di mistero a diversi episodi di suspence. La ballata che tramanda l'evento di Carini del 1563 è cantata da Gigi Proietti. Da riscoprire e confrontare con la fiction Rai del 2007.

Homesick 20/06/12 17:46 - 5737 commenti

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Alla regia c’è il Daniele D’Anza de Il segno del comando e si vede, allorché sugli intrighi di amore e morte tipici del feuilleton aleggiano le forze oscure della predestinazione e dell’eterno ritorno, per le quali il bizzarro personaggio di Stoppa – insieme interprete e narratore onnisciente – agisce da araldo metafilmico. Ambienti e costumi ricostruiscono la fascinosa atmosfera di una Sicilia ottocentesca rigida nel feudalesimo e popolata da implacabili tiranni (Celi), servili notai (Leontini), sette segrete e scomodi cantastorie. Pagliai eroe indiscusso del “mistero” in TV.
MEMORABILE: L’impronta della mano insanguinata; la sigla

Fauno 19/10/12 10:45 - 2119 commenti

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Se ci si lascia prendere dal romanticismo o dall'angoscia che il fatto si ripeta, si rischia di lasciarsi sfuggire il 90% del costrutto dell'opera, in particolare quello che mascherava il delitto d'onore, l'identità di questi triplogiochisti dei Beati Paoli, le considerazioni molto sagge del simpaticissimo Don Ippolito, oltre ai particolari rivelatori di chiese e castello. Detto questo posso concludere che si tratta di uno sceneggiato fatto davvero bene, visto che ogni tanto, oltre a commuovermi, mi ha fatto pure sghignazzare...
MEMORABILE: L'ostinazione di Corbara e i ripetuti tranelli di Don Mariano, in tipico stile mafioso.

Lucius 21/10/13 12:54 - 2990 commenti

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Si finge qualcun altro ed entra in contatto con una nobile famiglia per cercare di svelare un enigma vecchio di secoli, andando ineluttabilmente incontro al suo segnato destino. D'Anza conferma il suo talento registico con questa curatissima e intrigantissima produzione, dove nulla è lasciato al caso: dalla ricostruzione scenica alla fotografia, alla direzione degli attori (perfino Enrica Bonaccorti si è impegnata), tutto è al top. Un viaggio a ritroso nel tempo verso l'unica soluzione possibile, una soluzione che sarà raggiunta a caro prezzo.

Nicola81 31/08/13 15:02 - 2572 commenti

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Avesse avuto il lieto fine sarebbe stato perfetto, ma anche così è notevole. Inserito in una cornice storica ben precisa, percorso da una bel clima di mistero e da un romanticismo che non diventa mai stucchevole. Bravo Pagliai, Celi perfetto nei panni del cattivo che è anche vittima di un destino ineluttabile, bella come al solito e sorprendentemente in parte la Agren, curiosissimo il personaggio di Stoppa. Tra i comprimari, oltre al trio Leontini-Mezzogiorno-Bonaccorti, vanno ricordati anche Arturo Dominici e Biagio Pelligra.
MEMORABILE: L'impronta della mano insanguinata; La sigla cantata da Gigi Proietti; Gli avvertimenti di Stoppa; I Beati Paoli.

Daniele D'Anza HA DIRETTO ANCHE...

Motorship 11/09/13 17:34 - 585 commenti

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Sicuramente tra i migliori sceneggiati Rai anni 70. Una storia molto bella, ben sceneggiata e che sa unire mistero e suspance (davvero di altissimo livello) con un certo romanticismo intrinseco alla storia stessa; insomma, un ottimo ibrido. Di livello elevato anche le scenografie e la ricostruzione storica, eccellente la regia di D'Anza (un maestro del genere). Grande cast a partire da un ottimo Pagliai e da Celi nel ruolo del cattivissimo di turno, con un altrettanto grande Stoppa. Benissimo anche la splendida Janet Agren.
MEMORABILE: L'impronta della mano insanguinata; La prima discesa nella grotta dei "beati paoli"; La sigla cantata da Gigi Proietti.

Claudius 9/08/15 12:01 - 520 commenti

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Classico degli anni 70 ancora oggi affascinante e coinvolgente: la storia affonda le radici in una vicenda realmente accaduta spruzzandola di soprannaturale (e in effetti una leggenda a riguardo c'è). Nel plot c'è tutto quello che (personalmente) chiedo a una storia: passioni forti, sangue, un pizzico di paranormale e location suggestive. Quanto al cast ottimi Pagliai e Celi, bellissima (e più che discreta) la Agren. Lo rivedrei all'infinito!
MEMORABILE: L'ispezione nel castello; L'impronta; Janet Agren.

Samdalmas 18/09/16 17:02 - 302 commenti

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D'Anza torna a dirigere Pagliai dopo il grande successo del Segno del comando e fa ancora centro. Lo spunto questa volta è un'antica ballata popolare. La trama è avvincente, come nel precedente sceneggiato, ricca di mistero e intrighi. Il ritmo non cala mai, nelle quattro puntate. Nel cast attori dal calibro di Celi, Stoppa, Mezzogiorno. Anche Janet Agren è credibile come nobildonna siciliana.
MEMORABILE: L'impronta della mano insanguinata; La sigla cantata da Gigi Proietti.

Parsifal68 11/08/16 13:03 - 607 commenti

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Basato su un fatto di cronaca realmente accaduto nella Sicilia del XVI secolo, lo sceneggiato in 4 puntate si incastona nella felicissima stagione della Rai anni '70, fatta di produzioni eccellenti, per ricostruzioni scenografiche, costumi e prove attoriali. D'Anza, un vero guru del genere, è straordinario nel descrivere la forte componente patriarcale e la necessità di dare valore imprescindibile all'onore. Pagliai immenso, ma bravi tutti, per un'opera che ha fatto epoca.

Myvincent 23/05/20 08:05 - 3423 commenti

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Sceneggiato di grande impatto e di indiscusso successo, vede alla regia lo specialista in trame misterico/metafisiche D'Anza con un pool di attori, fra cui l'onnipresente Pagliai. La scena si sposta nell'800 e, come spesso, si sdoppia correndo sul baratro di un fattaccio di sangue capitato tre secoli prima. La Sicilia "gattopardesca" di quei tempi emerge con uno stile piuttosto colto, come solo in quegli anni di dotta TV poteva succedere. Il finale è un vero e proprio scacco matto alle previsioni dello spettatore.
MEMORABILE: L'espressione da eterna musona, poco variegata, di Janet Agren.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Musiche Lucius • 9/04/13 20:46
    Scrivano - 9089 interventi
    Direttamente dalla prestigiosa collezione Lucius,il 45 giri originale:

    Ultima modifica: 10/04/13 08:31 da Zender
  • Homevideo Xtron • 25/07/16 17:18
    Servizio caffè - 2059 interventi
    E' uscito in un cofanetto di 4 dvd per RAI TRADE/MEDIALIA/ELLEU

    Audio italiano
    Formato video 4/3
    Durata 1h09m28s (I) + 56:13 (II) + 1h00m30s (III) + 1h05m05s (IV)
    Extra: Introduzione al romanzo, riassunti delle puntate precedenti, booklet di 12 pagine

    immagine dalla terza puntata:

    Ultima modifica: 25/07/16 19:01 da Zender