L'âge d'or

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/05/07 DAL BENEMERITO IL GOBBO
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Il Gobbo 4/05/07 14:40 - 3011 commenti

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Secondo film di Bunuel, in coppia con quell'altro mattacchione di Salvador Dalì; una sorta di Bignami del surrealismo in un'ora di pellicola, costellata da un autentico fuoco di fila di sketch a lancia in resta contro tutte le "strutture repressive", consueti bersagli del regista. Deliberatamente sconnesso e destrutturato, ancora oggi ha una potenza visionaria notevolissima e merita sicuramente la visione. Nel cast compare anche il pittore Max Ernst, tanto per completare l'allegra compagnia di "guastatori".

Pigro 16/07/08 10:22 - 7795 commenti

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Film più visionario e grottesco che surrealista. Buñuel cerca uno stile narrativo e lo trova nel confronto fra eros, potere, sopraffazione e religione (i temi del suo cinema futuro), in una struttura anarchica e in un impatto visivo che punta più sull’accostamento oltraggioso di oggetti e azioni che non sulla cura dell’immagine. Memorabili alcune sequenze: i cardinali sugli scogli, l’uccisione del bambino, la fellatio dell’alluce della statua, Cristo uscito da un romanzo di Sade. Rimane come reperto storico dell’avanguardia antiborghese.

Maineng 23/07/08 01:19 - 100 commenti

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Ho sempre visto questo film come la versione sonora di Un chien andalou, nel senso che il libertinaggio stilistico del regista é in versione più lunga e provvista di un, seppur primitivo, accompagnamento acustico. I due protagonisti trasmettono una sorta di trasgressione non celata (lei che bacia appassionatamente l'alluce di una statua) e vi sono diverse scene con allusioni a situazioni tabù (l'acqua che scende dallo sciacquone e le successive immagini di magma e liquami vari) ma le ultime sono le migliori! Da guardare seguendo l'estro del regista!
MEMORABILE: Tante sono le scene memorabili... La mucca che entra nella camera della ragazza e sale sul letto.

Harrys 16/04/09 14:37 - 682 commenti

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Ho avuto la netta impressione di assistere ad una versione "diluita" di Un Chien Andalou. Detto questo, si perde un po' l'immediatezza della suddetta opera a favore di una narrazione più delineabile, ma che perde un po' in prontezza. Straordinarie comunque alcune sequenze, su tutte Gesù che esce esausto dalle "120 Giornate" di Sade. Celebre anche la fellatio all'alluce della statua e sconvolgente per l'epoca.

R.f.e. 28/06/09 17:18 - 817 commenti

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Questo piccolo capolavoro lungo soltanto 60 minuti inizia come se fosse un documentario sugli scorpioni e prosegue con una serie di episodi e personaggi eterogenei (c’è pure il marchese De Sade...). In definitiva si tratta di una critica feroce all’ipocrisia borghese e, in particolare, alla religione e al clero.

Samtam90 11/07/09 13:01 - 56 commenti

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La forza dissacratoria e iconoclasta di Bunuel si manifesta con una ferocia visiva sconosciuta (la fellatio all'alluce della statua, Cristo uscito da un romanzo di Sade, i prelati divenuti scheletri) contro l'antivitalismo delle istituzioni e della società che reprime le passioni dei singoli personaggi - in particolare i due amanti. In una visione che ricorda il dualismo nietzschano fra dionisiaco e tentativo dell'apollineo di limitare e rendere passiva la vita, il pessimismo di Bunuel non concede all'uomo possibilità di contrastare la società.

Homesick 11/08/09 09:00 - 5737 commenti

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Onirico, dissacrante, orgiastico. Meno criptica di Un chain andalou, l’opera seconda di Bunuel prosegue sempre sulla strada della sperimentazione surrealista – pur aprendosi con un vero e proprio documentario sugli scorpioni – e introduce le provocatorie tematiche che il regista svolgerà per tutta la sua carriera: in primis, l’attacco alla borghesia e alla religione (ancor più acuto in quanto ambientato nella “Città Eterna”) e l’esaltazione dell’amour fou.
MEMORABILE: La mucca sul letto.

Undying 9/09/10 21:25 - 3840 commenti

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Scorretto, al limite della blasfemia, ma ricco di contenuti, pur iconoclasti e anticonvenzionali. Luis Buñuel mette in scena un quartetto di scellerati officianti orgie, malvagità e perversioni assortite, costituenti il lasso temporale/locale delle 120 giornate di Sodoma. Il dissoluto istigatore, protagonista e motore dell'intera vicenda, è il Duca di Blangis ed il cineasta, sfrontatamente, attribusice a quest'ultimo le fattezze di Gesù Cristo in forza di una vena polemica e antireligiosa sentitamente genuina. L'âge d'or diventa così pellicola apripista per altri lavori dal tenore sadiano.

Caesars 1/02/11 10:01 - 2698 commenti

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Rispetto al precedente lavoro targato Bunuel/Dalì, il film risulta più lungo e strutturato ma non meno visionario. Si trovano molte delle caratteristiche del futuro cinema del regista (attacchi al mondo borghese e clericale) ma la trama rimane inesistente come nel celebre esordio. Bunuel realizza un'altra pellicola ben distante dal modo di intendere il cinema dello scrivente (non riesce a trasmettermi emozioni) e che, anche se ritenuta generalmente un capolavoro, a mio modestissimo parere risulta da conoscere ma anche non molto gradita.

Pinhead80 13/07/11 11:25 - 3953 commenti

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Secondo e ultimo film di Buñuel che si avvale della collaborazione di Dalì per la sceneggiatura. Rispetto a Un chain andalou quest'opera è ben più lunga e quindi intrisa ancor maggiormente di simbolismi e scene davvero surreali. La storia nelle storie è quella di un amore impossibile tra un uomo e una donna, divisi dalla classe sociale. La simulazione della fellatio al piede della statua da parte della donna e l'ossessività del protagonista nell'annientare qualsiasi forma di vita innocente rimangono ancora oggi scene di grande impatto.

Deepred89 26/03/12 22:14 - 3283 commenti

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Il surrealismo del cane andaluso incontra l'anticlericalismo e l'antiborghesismo che connoteranno i futuri lavori del regista anche se i risultati non sono, almeno secondo il sottoscritto, esaltanti. Un quarto d'ora di immagini oniriche e macabre può risultare trascinante, un'ora rischia di risultare devastante, specialmente se le parti più gustose vengono diluite in un mare di lungaggini come in questo caso. Molte ottime trovate, ma il film pesa come un macigno e le varie allusioni o blasfemie non riescono a fare la differenza. De gustibus...

Marcolino1 24/11/16 15:58 - 503 commenti

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Gli scorpioni, simbolo dell'infida alta borghesia ecclesiastica (nemici dei topi-proletariato) e delle passioni irrazionali che fuggono la luce aprono la scena a un eros senza freni e di protesta, ma anche romantico. Alcune sequenze sono quadri surrealisti fatti celluloide, altre sono illogiche all'apparenza ma vi si legge il contrasto tra sfruttatori-sfruttati. Infine c'è il tocco delle 120 giornate di sodoma, con il libertinaggio-vizio e la santità-virtù equiparate nell'unico sopravvissuto alle orge di Silling, dalle provocatorie fattezze del Cristo.
MEMORABILE: La protagonista allo specchio ricorda il ritratto di Gala e di una ragazza alla finestra di Dalì; La statua oggetto feticista.

Myvincent 16/09/17 14:11 - 2558 commenti

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Oscurato per ben 50 anni, decretò sia la popolarità, sia l'esilio artistico del geniale regista fino agli anni '60. Segue la linea visionaria ipnogena del precedente, introducendo il sonoro e un racconto, per quanto quest'ultimo piuttosto sfilacciato. La sessualità dirompente e slegata da ogni tipo di censura convenzionale esplode libera in più modi, tracciando il filo rosso di una coppia che sembra destinata a non "incontrarsi" mai. Soggiacciono ombre e incompletezze di oscura interpretazione psicoanalitica.
MEMORABILE: L'uomo che cammina con un sasso in testa, idea di Salvador Dalì.

Bubobubo 28/12/18 01:49 - 1199 commenti

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La tremenda falla imputata di far colare a picco il vascello del primo surrealismo cinematografico è la caducità del simbolismo di cui si ammanta: un peccato che va ascritto, più che agli antesignani, ai loro successori (spesso colpevoli di aver portato allo sterile estremo le intuizioni primarie), ma che fa comunque sembrare molta produzione degli anni '20 e '30 terribilmente datata e, non raramente, quasi ridicola. All'epoca, L'âge d'or dovette sicuramente avere una forza iconoclasta che il tempo, impietoso, le ha sottratto quasi tutto.

Paulaster 20/02/20 10:50 - 2789 commenti

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Una coppia non riesce ad avere intimità. Preambolo con gli scorpioni che funge da documentario provocatorio. il film diviene oltraggioso nel séguito verso il potere (e la Chiesa) e scabroso negli accenni sessuali. Trama che non brilla per continuità, riempita da scene riuscite a livello onirico e da divertenti puntate nel surrealismo. Finale blasfemo nell'accostare un duca lascivo a Gesù: provocò la sparizione del film dalle sale per più di cinquant'anni.
MEMORABILE: I violini presi a calci per strada; La statua succhiata dalla protagonista; Il Papa buttato fuori dalla finestra; Le mosche sui visi dei borghesi.

Lebannen9_ 31/05/20 16:55 - 31 commenti

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Il conte De Noialles commissiona alla coppia Dalì-Bunuel un regalo di compleanno per sua moglie. Lo spirito totalmente surrealista dell'esordio è messo da parte optando per una narrazione sempliciotta, nonostante la comunicazione surrealista, confacendosi più a un'opera dedicata che a un vero manifesto del genere. Così il ragazzotto frustrato dai limiti sessuali imposti dalla società borghese-clericale sfoga la sua impotenza prendendo a calci cani, vecchi e noi che abbiamo assistito a un'ora di bassa psicoanalisi spacciata per surrealismo.
MEMORABILE: "Quelle joie! Quelle joie d'avoir assassiné nos enfants" mentre infuria il Liebstod; Il papa gettato dalla finestra.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Pinhead80 • 13/07/11 11:28
    Risorse umane - 196 interventi
    Questo film segnò la fine della collaborazione tra i due amici Buñuel e Dalì. Infatti i dissidi nacquero dall'impronta anticlericale che Buñuel volle dare all'opera, che venne ritenuta da Dalì blasfema e indegna di essere rappresentata (basti pensare alla scena finale).
  • Homevideo Xtron • 13/11/17 21:49
    Servizio caffè - 1831 interventi
    Uscito nel cofanetto Rarovideo "Luis Bunuel - L'occhio tagliato: La ferita del cinema"

    Nel cofanetto sono presenti anche:
    - Un chien andalou (cortometraggio)
    - Las Hurdes terra senza pane (cortometraggio)

    Durata 1h02m22s
    Audio francese
    Sottotitoli in italiano e inglese
    Video interlacciato
    Booklet bilingue
    Extra: intervista a Paolo Bertetto, intervento di Franco Battiato, cortometraggio "Dry Martini (Bunuelino Cocktail)

    (immagine a 51:27)

    Ultima modifica: 14/11/17 08:04 da Zender
  • Discussione Raremirko • 25/01/19 22:26
    Addetto riparazione hardware - 3475 interventi
    Secondo me più noioso e meno riuscito di altri cult di Bunuel, c'è comunque da dire che a livello di blasfemia e di provocazione (a volte gratuite, comunque) non ha perso proprio nulla (non concorso con chi dice che il tempo abbia fatto male all'opera).

    Basti guardare il finale, con Duca di Silling Sadiano vestito da Cristo, brrrrr...

    Per il resto molto lento e noioso l'episodio ambientato nella villa borghese (quello della statua), più sbrigativi e di ampio respiro i restanti.

    Comunque buono, peccato per la fine della collaborazione tra il regista e Dalì; tra i film surrealisti, uno dei più lineari e dimostrativi.
  • Discussione Raremirko • 25/01/19 22:27
    Addetto riparazione hardware - 3475 interventi
    Perfette, assolutamente più che perfette, le analisi ai film di Bunuel fatte da Bertetto e Ghezzi contenute nel cofanetto Rarovideo de L'age d'or, che consiglio.