Il ferroviere

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Anno: 1956
Genere: drammatico (bianco e nero)
Note: Germi è doppiato da Gualtiero De Angelis.
Numero commenti presenti: 20

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/12/07 DAL BENEMERITO B. LEGNANI
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B. Legnani 25/12/07 01:38 - 4840 commenti

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Essenziale. Potente soggetto di Alfredo Giannetti, messo in scena con maestrìa. Paga non poca retorica nel finale, quando si vogliono tirare proprio tutti i fili del racconto, ma prima ha molti squarci notevoli, perché la regìa sa raccontare cose semplici (la normale partenza di un treno crumiro) che acquisiscono però vigoroso spessore. Ottime interpretazioni, con una bellisima Koscina ed un ragazzino narrante (Nevola) che, nonostante la stridula vocetta che gli hanno dato, riesce a non essere lezioso. Alcune gemme di buon senso nei dialoghi.
MEMORABILE: "È il tempo che cambia le cose".

Caesars 7/04/08 09:37 - 2824 commenti

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Pur trattandosi di un tipico melodramma in pieno stile Anni Cinquanta, la pellicola è ben diretta e altrettanto ben interpretata da Pietro Germi, riuscendo così ad essere superiore a molti prodotti simili girati in quel periodo. Da segnalare anche il giovanissimo Edoardo Nevola, che riesce a non risultare stucchevole, cosa assai rara nei ragazzini del nostro cinema. Anche gli altri interpreti si fanno apprezzare, mentre Sylva Koscina colpisce anche per la sua folgorante bellezza. Un film che merita la visione.

Renato 3/05/09 13:52 - 1619 commenti

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Grandissimo film di Germi, perfetto nella narrazione così come nella descrizione di tutti i personaggi. Si respira un'aria di nobile dignità lungo tutto il racconto, e rimane fortemente impressa la figura del piccolo Sandrino, che funge anche da voce fuori campo. La sequenza in cui Germi va a prendere il figlio al commissariato, coi due che escono ed il bambino che cammina tenendosi a distanza dal padre per evitare uno scapaccione, è forse una delle migliori in assoluto del regista. Da vedere.

Straffuori 12/08/09 14:16 - 175 commenti

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Capolavoro neorealista del grande Germi. Semplice e potente come recita il promo negli extra del dvd. Germi immenso, fantastico nelle vesti del duro Marcocci, grande cast di co-protagonisti con Urzì, Koscina, Della Noce, Giuffrè... Storia struggente, ricca di sentimento, speranza e cinica realtà. Belle le musiche e le riprese dall'interno del locomotore.

Puppigallo 6/12/09 19:04 - 4549 commenti

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Drammone tosto, grazie soprattutto agli attori, che rendono angoscia e dolore quasi tangibili. Vedendolo, ho pensato a ciò che dice Igor, al cimitero in una fossa, in Frankenstein Junior: "Potrebbe piovere". Beh, qui piove, grandina e cadono anche un paio di fulmini, direttamente sulla testa dei protagonisti, nessuno escluso (padre padrone pieno di magagne, moglie comprensiva-passiva, figli fabbricadolori). Gli unici momenti leggeri li offre il bambino (Sandrino), con i suoi problemi di pagella e l'odio per l'uomo della sorella. Il regista calca parecchio la mano, ma resta un buon film.
MEMORABILE: Germi viene chiamato Marchetti invece di Marcocci, un po' come Fantozzi-Fantocci; Sandrino: "Io mica lo faccio apposta a non studiare, mi piacerebbe".

Pigro 17/02/10 09:29 - 8093 commenti

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Una famiglia va a rotoli fra incomprensioni, incidenti e litigi: una storia forte, ispirata a saldi principi d'altri tempi, puliti, devoti al valore della famiglia, dell'amicizia e del lavoro. Un drammone, insomma, che riesce a non deteriorarsi in melodramma grazie a una narrazione secca e stringente, a un'ottima recitazione, a uno sguardo neorealista che inserisce in maniera non banale questioni lavorative e sindacali. Lo sguardo profondo del bambino e quello doloroso della madre, protagonisti morali, sono la vera chiave di volta.

Saintgifts 16/04/10 22:53 - 4098 commenti

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Da un Natale al Natale dopo. Un anno importante e pieno di dolore e di cambiamenti per la famiglia del ferroviere Marcocci. Grande film di Germi, regista e interprete, da una ottima sceneggiatura di Alfredo Giannetti. Vengono toccati i temi della famiglia, dell'incomprensione fra generazioni, temi sociali e del lavoro. Il vero protagonista è il piccolo Sandrino (un bravissimo Edoardo Nevola), che è anche voce fuori campo, è il mediatore che con i suoi pensieri di bambino "grande", alleggerisce il film e non lo fa scadere nel melodrammatico.

Daniela 16/11/11 12:44 - 9837 commenti

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Ritratto in piedi di un uomo in un'epoca - gli anni '50 - in cui ancora l'identità si fondava soprattutto sul proprio mestiere, il Ferroviere costituisce, nonostante qualche sottolineatura di troppo (piovono disgrazie), una delle opere più riuscite del neorealismo. Il ritratto del protagonista, chiuso e intransigente, interpretato dallo stesso regista, si fonde col ritratto ambientale di un mondo operaio poco frequentato dal nostro cinema e l'aver posto lo sguardo ad altezza di bambino costituisce un ulteriore motivo di coinvolgimento. Ne deriva un film interessante, a tratti anche commovente.
MEMORABILE: Sandrino ritorna a casa insieme al padre, tenendosi a debita distanza per paura di prenderle

Nando 16/07/10 15:31 - 3498 commenti

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Uno spaccato neorealista intimistico di grande impatto emotivo. Con la voce narrante del tenero Sandrino, il film presenta molte sfaccettature dell'Italia del periodo; le lotte sindacali, le serate all'osteria, la crescita dei figli in un mondo che sta cambiando. Grande prova interpretativa di Germi nel ruolo del padre padrone lavoratore ma in fondo dotato di cuore.

Giùan 18/04/12 12:42 - 3131 commenti

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Potentissimo! Probabilmente il picco drammatico di Germi che, prima di virare verso le tonalità grottesco-deformanti dei '60, delinea con serietà impulsiva e coinvolgente questo spaccato proletario anni '50. Storia emblematica di un uomo antico che scopre di non esser più (in pubblico e nel privato) il centro immobile di un universo ormai in fase di implacabile mutamento. Il regista "carica" esponenzialmente i controllati melò matarazziani del periodo, riuscendo con commovente sincerità a non sbracare mai, tenendo in pugno l'emotività dello spettatore.
MEMORABILE: Le voci del piccolo Nevola e di Germi (doppiato da Gualtiero De Angelis): vedo ancora i loro duetti e le lacrime di quel "duro" del mio amico Leo.

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Homesick 6/10/13 16:23 - 5737 commenti

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Struggente dramma che valica i confini del neorealismo – ancora solidi nelle marcate sottolineature sociali, dalla famiglia al lavoro – per scandagliare le psicologie di personaggi sofferenti, combattuti tra orgoglio e comprensione sino al miracolo natalizio, preludio di un finale da lacrima movie. Gli interpreti sono straordinari, ma né il duro Germi, né la mater dolorosa Della Noce né l’amichevole Urzì riescono a offuscare il piccolo Nevola, con i suoi sguardi candidi e profondi che interrogano l’animo altrui mettendolo a nudo ed esigendo risposte. Magistrale l’inserimento del flashback.
MEMORABILE: «Uva!»; il fischio di richiamo; l’ultimo Natale.

Furetto60 22/11/13 11:36 - 1129 commenti

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Considerato uno dei migliori film di Germi, è un ritratto neorealistico delle condizioni dei lavoratori operai nell’Italia dei primi anni ’50 e rispettive famiglie. L’aspetto sociale appare più come contorno, in quanto l’attenzione è focalizzata sul protagonista, un poveraccio parte del proletariato urbano, un ubriacone la cui ottusità gli preclude la comprensione del prossimo. Ben fatto, ma a tratti l’ho trovato pesante.
MEMORABILE: Sandrino; L’osteria.

Lythops 5/10/14 10:34 - 980 commenti

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Ottimo lavoro che può rientrare comodamente nei bei film neorealisti in cui a essere ritratta è la figura di un uomo chiuso nel proprio elevato concetto di sé e incapace di aprirsi all'esterno. La sua professione è quella di macchinista nelle Ferrovie dello Stato, ambiente descritto molto fedelmente così come perfetti sono gli ambienti familiari e quello dell'osteria, a quei tempi seconda casa per molti uomini. Forse si può rimproverare al film l'eccessiva morale finale e una recitazione troppo caricata di Germi.

Myvincent 25/12/14 10:01 - 2662 commenti

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Una famiglia qualunque nell'Italia del dopoguerra a Roma attraverso gli occhi attenti di un bambino che osserva le piccole, grandi tragedie dei suoi componenti. Sembra che non ne vada una per il verso giusto al macchinista Andrea (un grande Pietro Germi), in una carambola di avvenimenti e stati d'animo che sono quelli di sempre e sempre saranno. Un po' tendente al melodrammatico, ma va bene così...

Vitgar 27/04/15 12:01 - 586 commenti

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Film neorealista di Germi che ha subito non poche critiche da una certa corrente ideologica del periodo. Ma Germi non era certo tipo da farsi intimidire e grazie alla collaborazione di Giannetti in veste di sceneggiatore confeziona un prodotto valido anche se sicuramente molto invecchiato. Alcune situazioni sono un po' "melense" ma nell'insieme è un film che assume significati ben precisi descrivendo il cambio generazionale dell'Italia post-bellica. Da vedere.

Rufus68 2/08/16 20:02 - 3221 commenti

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Il soggetto di Aldo Giannetti, la disgregazione d'una umile famiglia, è più accomodante e meno radicale di Giorno per giorno disperatamente; abbiamo perciò un dramma sociale sì duro, ma attutito da una dolce malinconia che lo pervade tutto. Ciò che il film perde in potenza realistica lo riguadagna, insomma, nella sua commovente umanità e questo è merito di Germi, abile a suscitare tale sentimento grazie alla contrapposizione fra la ruvida stazza del proprio protagonista e il controllato patetismo del piccolo narratore.

Almicione 23/05/17 20:38 - 765 commenti

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La miseria causa dolore e sofferenze, ma quando tutto va male basterebbe aggrapparsi alle piccole cose nate dall'umanità della povera gente; questo il messaggio che Germi, qui nei ruoli di attore e regista (nei quali se la cava bene) vuole passarci. Langue invece la sceneggiatura, che già a metà film non ha più nulla da dire e ripropone sempre le stesse situazioni che paiono immutate. Un film politico, apprezzato e apprezzabile più per il significato (in piena ottica neorealista) che per la godibilità.

Hearty76 11/02/19 10:36 - 227 commenti

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Prestigioso film italiano in bianco e nero, di quelli che rimangono vividi nel cuore. In un'atmosfera urbana di ricrescita durante gli anni del Boom postbellico, s'assiste al melodramma, invero molto dignitoso malgrado tutto, di una famiglia il cui capo cela un animo sofferto e combattuto sotto strati di durezza e ostilità. Una storia di verosimili quotidianità e neorealismo impressionanti, ma anche di non retorica denuncia sociale e personale redenzione. Suggestivi gli scorci dall'angolazione dei treni in corsa, lungo i binari verso il domani.
MEMORABILE: Sylva Koscina in tutta la sua cinematografica e iconica bellezza.

Magi94 26/12/19 20:55 - 724 commenti

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Splendido film di tradizione neorealista (il figlio del ferroviere ricorda molto il bambino di Ladri di biciclette). La regia segue senza invadere i molti drammi della famiglia di un macchinista proletario, in cui spesso la vittima diventa persecutore, dato che le oppressioni e i dolori della vita da ferroviere si ripercuotono in oppressioni verso la moglie, verso la figlia vista come proprietà, ecc. Un po' melodrammatico il finale, ma si perdona facilmente di fronte al notevole ritratto di un altro pezzo di mondo italiano del dopoguerra.

Keyser3 21/12/20 20:39 - 170 commenti

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Fra le opere neorealiste più compiute (ormai siamo in fase avanzata, con la commedia che prenderà piede di lì a poco) e fra i migliori di Germi in assoluto, sia per quanto riguarda la regia che per l'interpretazione di Germi stesso, intensa come poche. Punto di forza è l'immediata empatia suscitata dallo sfortunato protagonista, un perfetto esempio di quella classe proletaria sempre in lotta per emergere nella complessa realtà dell'Italia del dopoguerra. Dramma solidissimo fino alla fine, scandito dai commenti del dolce Sandrino/Nevola (bravissimo anche lui).
MEMORABILE: La canzone all'osteria: "S'è rifatta la permanente con i soldi del tenente, Maria Nicola..."

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Homesick • 14/05/08 18:02
    Capo scrivano - 1373 interventi
    A proposito del fatto che inizialmente si volesse affidare il ruolo del protagonista (poi interpretato da Germi stesso) a Spencer Tracy o Broderick Crawford, lo sceneggiatore Alfredo Giannetti spiega che:

    Queste erano le idee peregrine di Ponti, che voleva aiutare Germi commissionandogli un film, ma in realtà non voleva farlo perché non ci credeva. Allora cercava di mescolare le carte. Gli aveva dato un po’ di soldi - un po’ di soldi anche a me, per la sceneggiatura - e temporeggiava dicendo: «Adesso interpelliamo Spencer Tracy». Sapendo benissimo che questi non sarebbero mai venuti a fare un film di costume italiano, così particolare e preciso. Allo stesso tempo, capisce che non c’entrava niente fare Il ferroviere italiano, a Roma, con Spencer Tracy. C’è da dire, per altro, che in Italia non c’erano attori giusti per questa cosa. E allora io - incautamente, o intenzionalmente forse,adesso non ricordo bene - avendo capito, senza che lui me l’avesse mai detto, che Germi aspirava a fare l’attore, un giorno dissi: «Ma perché non lo fai tu? Ci vorrebbe un tipo come te, coi capelli tagliati corti, bianchi, vicino alla pensione». E lui diventò rosso come un peperone, e allora capii che non aspettava altro. E lui cominciò a dire: «Ma tu credi che io… No, no, mai fatto. L’ho fatto con Soldati, ma qui è il protagonista». Però mi guardava… E io gli proposi di fare un provino. Lo portai io da un barbiere. Ed è per questo che poi lui mi voleva sul set come direttore artistico; perché aveva capito, istintivamente, che in seguito avrei fatto il regista. Gli feci tagliare i capelli, glieli feci tingere in un certo modo, gli dissi di ingrassare. E lui cominciò a mangiare e a bere come un pazzo, per acquistare peso. E poi lo dicemmo a Ponti (prima glielo dissi io). Ponti si mise a ridere: «Ma cosa vuoi, Germi… Coi tic che ha!» «Ma guarda che girando poi non…» E infatti lui sul ciak si scaricava e per tutta la scena dimenticava tutti i suoi tic, poi, allo stop, ricominciava daccapo. E allora con Divo Cavicchioli, il nostro fotografo, feci un servizio fotografico su Germi, dirigendolo proprio; cioè girandolo di spalle, lo chiamavo di scatto: «Voltati, incazzati». E poi sciorinai le fotografie sul tavolo di Ponti, alla Vasca Navale, dove aveva gli uffici. E disse: «Cristo, che bel tipo!» E così è nato il Germi attore.

    (Da Pietro Germi. Ritratto di un regista all’antica, a cura di Adriano Apra, Massimo Armenzoni, Patrizia Pistagnesi, Parma, Pratiche, 1989)
  • Curiosità Fedemelis • 11/08/20 12:13
    Fotocopista - 1837 interventi
    Il giornale letto dagli operai al bar è L'Unità del 19 Novembre 1955:

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