Il commissario De Vincenzi (2 stagioni)

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/02/08 DAL BENEMERITO B. LEGNANI
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B. Legnani 6/02/08 18:56 - 4657 commenti

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Interessante proposta televisiva (due serie) del personaggio creato da Augusto De Angelis, fino ad allora poco noto giallista tricolore. Al di là della bravura di Paolo Stoppa, da notare il cast di rilievo e l'inserimento di personaggi storicamente esistiti. Esilarante l'apparizione del Duce, che si vede solo di nuca, come càpita in Quando c'era lui..., e notevole la trovata di presentare la diva Assia Paris (impersonata da Rosita Toros), palese richiamo a Assia Noris!
MEMORABILE: Mussolini che scampanella, adirato per la diretta radiofonica.

Cif 11/10/08 00:51 - 272 commenti

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Tratte dai romanzi di De Angelis, scrittore morto per i postumi di un pestaggio durante il fascismo, ancora solo parzialmente rivalutato, le storie del Commissario De Vincenzi sono veramente ben fatte. Solidissima sceneggiatura (ah! Quanto rimpiangiamo i professionisti di un tempo... nulla a che vedere con i prodotti medi per la TV di oggi), prevalentemente girato in interni, in un incisivo bianco e nero. Eccellente la ricostruzione del Ventennio, dalle musiche alle acconciature al vestiario al mobilio. Prova di bravura del grande Paolo Stoppa.
MEMORABILE: Il non troppo celato antifascismo di De Vincenzi, sornione ed indifferente alle liturgie di regime, che al telefono si nega costantemente al prefetto.

Marcomarco 2/11/09 00:50 - 22 commenti

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Penso che i gialli del Commissario De Vincenzi siano, pur nel loro piccolo, dei veri capolavori. Questo sia per le trame sia, soprattutto, per i personaggi, pensati e umanizzatì con rara maestria. Credo anche che, per gli episodi, siano stati scelti degli attori davvero azzeccati: a parte Paolo Stoppa, indimenticabile e bravissimo, ricordo in particolare le interpretazioni di Nora Ricci e di Ferruccio De Ceresa, il mitico 'Oremus', entrambi nell'episodio "Il mistero delle tre orchidee".
MEMORABILE: Il momento in cui viene smascherato l'assassino, il personaggio più insospettabile e l'espressione che fa quando capisce di essere stato scoperto.

R.f.e. 3/11/09 20:39 - 817 commenti

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Un piccolo gioiellino proveniente dalla tv in bianco e nero degli Anni Settanta, rimpianta da molti 50-60enni spesso soltanto perché legata alla loro adolescenza o infanzia, oppure per una forma di snobismo intellettuale. Ma in questo caso non si tratta di un recupero nostalgico che sa di patetico rimpianto per una giovinezza perduta. Questa serie era veramente di classe, con attori scelti bene ed usati meglio e un'ottima ricostruzione storica. Uno dei non molti programmi del nostro passato televisivo che meriti davvero di essere salvato.

Nicola81 29/10/12 11:20 - 1884 commenti

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Ferrero e i suoi sceneggiatori godevano di una libertà che il povero De Angelis si sognava e ne approfittano per proporci un De Vincenzi moderatamente antifascista. Il livello delle storie gialle è mediamente buono, nonostante qualche eccesso teatrale e/o macchiettistico che sarebbe stato meglio evitare, ma i veri punti di forza sono la grande interpretazione di Paolo Stoppa e l'eccellente ricostruzione ambientale del Ventennio (un plauso a scenografi e costumisti). Sempre efficaci le musiche di Nicolai. Meglio la prima stagione, comunque.
MEMORABILE: Il finale de "Il candelabro a sette fiamme" e la seconda puntata de "L'albergo delle tre rose".

Motorship 11/01/14 17:37 - 567 commenti

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Sceneggiato molto buono della Rai che fu, tratto dai romanzi di De Angelis, scrittore oltretutto vittima del fascismo. Le storie di questo arguto e zelante commissario antifascista (De Vincenzi appunto) sono molto ben fatte, forti di una sceneggiatura di Ferrero e della sua equipe davvero meticolosa e superlativa, così come meticolosa risulta essere la ricostruzione storica del ventennio fascista. Altro punto di forza non indifferente è costituito dalla magistrale interpretazione di Paolo Stoppa. Da vedere.
MEMORABILE: De Vincenzi che si nega al telefono ogni qualvolta lo chiama il prefetto.

Il Gobbo 29/09/16 08:39 - 3011 commenti

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Piacevole serie della vecchia e rimpianta Rai, ancora con un pizzico di teatro di troppo - ma che qualità gli interpreti - e però realizzata con cura. Stoppa, com'è ovvio, perfettamente in parte giganteggia, Nicolai regala qualche tema brillante dei suoi, la ricostruzione d'epoca è accurata. Con ripetitività di anziani rileviamo al confronto lo sprofondo qualitativo della fiction nazionale contemporanea
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Nicola81 • 4/08/19 11:03
    Formatore stagisti - 514 interventi
    Ecco il primo. 01. IL CANDELABRO A SETTE FIAMME (trasmesso il 24 e 26 marzo 1974) ***! 1933: il commissario De Vincenzi viene informato dal barone Von Wenzel (Vittorio Sanipoli), ufficiale tedesco e sua vecchia conoscenza, che in un malfamato albergo milanese dovrebbero trovarsi dei documenti recentemente trafugati dall’ambasciata italiana in Germania. Ci sono invece un cadavere e una donna priva di sensi (Maria Grazia Spina) che non la racconta giusta, e che sembra legata a un acrobata (Warner Bentivegna) altrettanto sfuggente. Per venire a capo del mistero, il commissario dovrà recarsi ad Alessandria D’Egitto, sulle tracce di un candelabro simbolo della religione ebraica… La serie inizia molto bene, con un interessante giallo spionistico dalle ambizioni alte, in cui si affrontano le persecuzioni subite dagli ebrei e i nascenti conflitti in Medio Oriente. De Vincenzi cattura subito la simpatia dello spettatore, dimostrandosi non soltanto abile investigatore, ma anche profondamente umano e insofferente alle lusinghe e all’ipocrisia del potere, come dimostra chiaramente il bel finale. Piccolo ruolo per Leo Gullotta nei panni di un poliziotto non troppo abile nell’arte del pedinamento. (Nicola81).
    Ultima modifica: 4/08/19 11:03 da Nicola81
  • Discussione Zender • 4/08/19 12:55
    Consigliere - 43743 interventi
    Ok, grazie Nicola, aperto lo speciale. Solo un po' più corti i prossimi, grazie. diciamo che il massimo dovrebbe essere 14/15 righe.
  • Discussione Nicola81 • 6/08/19 21:41
    Formatore stagisti - 514 interventi
    Ho provato a limare qualcosina... 02. L’ALBERGO DELLE TRE ROSE (trasmesso il 31 marzo e il 2 aprile 1974) **** 1935: un giovane inglese viene ucciso nell’albergo in cui alloggia. Un secondo omicidio, commesso quasi sotto il naso della polizia, mette De Vincenzi sulla pista giusta, che riguarda il legame tra gli oscuri trascorsi sudafricani di un ufficiale britannico recentemente scomparso e alcuni clienti… Il punto più alto della serie. Malgrado l’unica location il ritmo non ne risente, e anzi, tra lettere anonime, bambole di porcellana e testamenti, si viene a creare un’atmosfera cupa e opprimente. L’intreccio è ben studiato e riserva ancora un ottimo finale, e il cast di comprimari non sarà mai più così nutrito e lussuoso: svetta Anna Maria Guarnieri, ma ci sono ruoli importanti anche per Pino Colizzi, Eros Pagni, Umberto D’Orsi, Valeria Ciangottini, Adolfo Geri, Gabriella Andreini e Dina Sassoli. Si ironizza con garbo su alcuni tormentoni del regime fascista, come la puntualità dei treni, l’ostilità nei confronti dell’Inghilterra, e la censura cui sono sottoposte le notizie di cronaca nera. (Nicola81).
  • Discussione Zender • 7/08/19 07:52
    Consigliere - 43743 interventi
    Così vanno benissimo, grazie. Inserito.
  • Discussione Nicola81 • 8/08/19 22:48
    Formatore stagisti - 514 interventi
    03. IL MISTERO DELLE TRE ORCHIDEE (trasmesso il 7 e 9 aprile 1974) *** 1937: un omicidio funesta una nota casa di moda nel bel mezzo di una sfilata. Che significato ha l’orchidea che l’assassino ha lasciato accanto al cadavere? Le indagini di De Vincenzi riguardano la proprietaria dell’atelier (Gianna Giachetti), l’eccentrica disegnatrice (Nora Ricci), l’amministratore (Ferruccio De Ceresa), l’anziana segretaria (Elsa Albani), una cameriera (Mariolina Bovo), la direttrice (Giuliana Calandra) e una modella (Lia Tanzi), ma sono della partita anche un gangster italoamericano (Antonio Casagrande), la di lui sorella (Anita Bartolucci) e un commendatore vittima di un ricatto (Franco Volpi)… Ricco parterre di sospettati e ottimo cast (tutti duettano con Stoppa che è un piacere), ma rispetto alle due storie precedenti questa accusa una maggiore lentezza, specialmente nella prima parte. Soluzione imprevedibile, ma l’impressione è che non tutti i conti tornino perfettamente. (Nicola81). 04. IL MISTERO DI CINECITTÀ (trasmesso il 18 e 19 marzo 1977) *** Maggio 1938: appena trasferito a Roma, De Vincenzi si ritrova subito una bella gatta da pelare. Tre omicidi in rapida successione funestano le riprese di un film diretto da un celebre regista tedesco… La seconda stagione si apre con un episodio decisamente riuscito nella prima parte, ma meno convincente nello sciogliere i nodi: il colpevole non è proprio impossibile da indovinare, e infatti lo stesso commissario lo smaschera più grazie all’intuito che alle prove materiali. Cast di buon livello anche se i nomi più noti (Carlo Hintermann, Pamela Villoresi, Gianni Musy, Paolo Carlini, Ivano Staccioli) sono quelli cui vengono affidati i personaggi più convenzionali. Sempre piacevole l’ironia con cui viene condotta la critica alla pompa magna del regime, cui si aggiunge quella al cinema di propaganda. Cammei di Alessandro Blasetti e Amedeo Nazzari nel ruolo di sé stessi. (Nicola81).
  • Discussione Zender • 9/08/19 07:54
    Consigliere - 43743 interventi
    Grazie Nicola, inseriti.
  • Discussione Nicola81 • 9/08/19 22:42
    Formatore stagisti - 514 interventi
    Gli ultimi due! 05. IL DO TRAGICO (trasmesso il 25 e 26 marzo 1977) *** Novembre 1938: ancora un’indagine nel mondo dello spettacolo per De Vincenzi, che stavolta deve scoprire il legame tra il suicidio di una baronessa e l’omicidio, commesso negli studi dell’EIAR, di una famosa e scorbutica soprano (Lucretia Love) con qualche scheletro nell’armadio… Dopo una prima puntata caratterizzata da qualche intermezzo canoro di troppo (ma visto il contesto era inevitabile), la storia prende decisamente quota nella seconda, giungendo ad un gustoso finale in cui il commissario rifila un bello scherzetto agli alti papaveri del regime. Nel cast, spiccano le buone prove di Mario Valgoi e Magda Mercatali, ma a destare curiosità è soprattutto la contemporanea presenza di Paola Borboni e del marito Bruno Vilar. (Nicola81) 06. LA BARCHETTA DI CRISTALLO (trasmesso il 01 e 02 aprile 1977) **! Febbraio 1939: un usuraio viene ucciso in un circolo culturale in cui si gioca anche d’azzardo. Nella stessa notte muore, per cause apparentemente naturali, un anziano marchese la cui giovane moglie frequentava assiduamente il circolo. La chiave del mistero è una barchetta di cristallo proveniente dalla Cina… L’ultima avventura di De Vincenzi è proprio quella meno convincente, non tanto per la storia in sé, ma per una teatralità talmente eccessiva da rasentare la caricatura. Anche a livello di cast, nonostante la sempre magnetica Ilaria Occhini, non siamo al livello delle puntate precedenti (da segnalare l’esordio di un ancora impacciato Antonello Fassari). Finale efficace ma troppo sbrigativo, mentre Nicolai qui si esprime al meglio. (Nicola81)
  • Discussione Zender • 10/08/19 07:39
    Consigliere - 43743 interventi
    Perfetto Nicola, chiusa, grazie. Se vuoi aggiungere una intro di massimo una ventina di righe (e che non contenga un tuo parere ma una presentazione che spiega cos'è la serie, com'è divisa ecc.) poi la aggiungiamo, se no lasciamo così.
  • Discussione Nicola81 • 10/08/19 10:50
    Formatore stagisti - 514 interventi
    Io lo speciale l'ho scritto, ma temo che mi sia venuto troppo lungo. Vedi un pò tu... Il romano Augusto De Angelis (1888 – 1944), è stato uno dei padri fondatori del romanzo poliziesco italiano, ma tale attributo se lo è visto riconoscere soltanto dopo la morte. La letteratura gialla era decisamente invisa al regime fascista, che non contento delle notevoli restrizioni imposte a color che vi si cimentavano, finì anche col censurarla, in ossequio a quei motivi propagandistici e di ordine pubblico per cui il crimine doveva scomparire non soltanto dalla cronaca, ma anche dalla letteratura. In più De Angelis era anche moderatamente antifascista, e lo pagò dapprima con la detenzione, e infine con un pestaggio i cui postumi lo portarono alla morte. I suoi romanzi, la maggior parte dei quali con protagonista il commissario Carlo De Vincenzi, vengono riscoperti negli anni ’60 da Oreste Del Buono, e di lì alla trasposizione televisiva il passo è relativamente breve. La Rai ne realizza due stagioni (quella del 1974 in onda sul Programma Nazionale, quella del 1977 su Raidue), entrambe dirette da Mario Ferrero, regista teatrale di lungo corso, e composte da tre storie articolate in due puntate della durata di circa un’ora ciascuna. Le sceneggiature portano la firma di Manlio Scarpelli, Bruno Di Geronimo, Paolo Barberio e Nino Palumbo, mentre Bruno Nicolai è autore della colonna sonora. Protagonista è Paolo Stoppa, forse troppo anziano per il ruolo, ma bravissimo nel disegnare un commissario paziente, colto, profondo conoscitore della psicologia e, se non proprio antifascista convinto, abbastanza insofferente nei confronti del regime. Le informazioni sul personaggio sono scarse: di De Vincenzi sappiamo che è scapolo, che il padre era un docente universitario, che durante la I guerra mondiale militò nei servizi segreti dell’esercito, e nell’episodio “Il mistero delle tre orchidee” compare fugacemente una nipote (Giovanna Benedetto) in procinto di sposarsi che viene indicata come la figlia della sua unica sorella. Accanto a Stoppa figurano attori di ottimo livello, specialmente nella prima stagione, ma i personaggi ricorrenti sono pochi: negli episodi di ambientazione milanese troviamo il commissario Bianchi (Giampiero Becherelli), il vicecommissario Sani (Franco Ferri), il brigadiere Cruni (Salvatore Puntillo), il medico municipale (Alfredo Senarica), e l’anziana governante Antonietta (Gina Sammarco), che lo chiama “signorino”, ma si tratta di presenze abbastanza accessorie. Nella seconda stagione, De Vincenzi approda a Roma grazie all’intercessione del questore della capitale (Renzo Giovampietro), che in nome di una vecchia amicizia riesce ad evitargli un trasferimento punitivo in Sardegna. Come collaboratori fissi si avvale del vicecommissario Renzi (Valentino Macchi) e del brigadiere Capocci (Giuliano Isidori), ma importante è soprattutto il ruolo della signora Biagini (Anna Miserocchi), nuova padrona di casa del commissario, appassionata di gialli, musica e astrologia, e che nell’ultima puntata troviamo impegnata nella lettura di un romanzo di… Augusto De Angelis!
  • Discussione Zender • 10/08/19 12:05
    Consigliere - 43743 interventi
    Grazie Nicola. Decisamente tropo lunga, sì. Ne ho portata parte nell'introduzione, il resto lo lasciamo qui.
    Ultima modifica: 11/08/19 07:28 da Zender