Il comizio - Corto (1978)

Il comizio
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Introdotto da un Monni che in piedi da solo, sul palco, si dice in attesa del “comiziatore” (nel frattempo si esibisce in una canzone contadina), sale infine di fronte al pubblico Roberto Benigni. Siamo a Capalbio (questo almeno ci viene riferito), e subito il comico toscano comincia ad improvvisare un discorso centrato sulla lotta di classe, sulle differenze tra chi vota comunista e chi vota liberale (precisando che non è che se voi vedete che i liberali hanno la villa significa che a chi vota liberale regalano una villa). Lunghe e poco circostanziate frasi sulla “massa”, sui cittadini di Capalbio, scivolando poi negli argomenti che diverranno un futuro cavallo di battaglia del comico come...Leggi tutto l'impossibilità di seguire i Comandamenti. Insomma, il classico comizio benignesco degli esordi esattamente come ce lo si può immaginare, con le rivendicazioni del popolo e gli ideali fortemente di sinistra che si erano appena visti in BERLINGUER TI VOGLIO BENE ("Qual è la differenza tra il disoccupato e il padrone? Anche il padrone non lavora, come non lavora il disoccupato. La differenza è che però il padrone non lavora e percepisce, il disoccupato non lavora e non percepisce. La differenza sta nella percipienza!"). La coda inattesa sono i tre minuti finali, con i due amici che passeggiano di notte pensando al comizio successivo; dovrà tenersi... a Boston, dice Monni. Ed ecco allora che Benigni concede l'ultimo attacco del cortometraggio all'America, anticipando uno dei più spassosi momenti di NON CI RESTA CHE PIANGERE, quando sogna di diventare il “fermatore di Cristoforo Colombo”; il quale non scoprì affatto l'America, precisa il comico, visto che lì già ci stavano gli indios. E' come se io adesso andassi in Umbria, aggiunge qui (nel film sarà la Puglia), e dicessi di averla scoperta. Tre minuti esilaranti, che dimostrano quanto un monologhista tenda inevitabilmente a ripetersi infinite volte, durante gli anni. Ma che confermano anche la forza trascinante e l'originalità di colui che diventerà uno dei più acclamati stand-up comedian italiani (nonché regista e attore di enorme successo).

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/03/15 DAL DAVINOTTI
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Il ferrini 29/05/16 19:05 - 2427 commenti

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Il "comiziatore" Benigni, introdotto dal fido Monni, rapisce il pubblico di Capalbio con un quarto d'ora di satira irriverente. Un monologo che veste con leggerezza i suoi quarant'anni perché le classi sociali e le loro difformità non son cambiate d'una virgola. Viene affrontato ironicamente perfino il tema del nucleare (all'epoca c'era il progetto di una centrale a Montalto, poco distante). Il linguaggio è quello consueto, visionario, a suo modo poetico, del Cioni Mario di Bertolucci. Brunatto si limita a documentare, ma è già un gran regalo.

Pigro 24/11/18 10:22 - 9801 commenti

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Un corto imperniato sulla pirotecnica capacità improvvisativa e comica di Roberto Benigni, qui pseudo-politico comiziante nella piazzetta di Capalbio, in un delirio logorroico e fulminante in cui tira dentro e sbeffeggia di tutto un po’. In sé il film (televisivo) è poca cosa e si regge sull’abilità istrionica del clown aretino che a cominciare da questi anni inizia a dare un’impronta originale e personale al cinema. Carlo Monni fa da spalla, prima introducendo con uno stornello e poi in coppia in un divertito epilogo.

Fabbiu 8/04/20 06:58 - 2154 commenti

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Un cortometraggio che concentra molto del repertorio del primo Benigni (alcune battute sono note poiché riutilizzate nel tempo), del suo lato sperimentale e del sodalizio con il buon Carlo Monni. A vederlo oggi, in particolare, e nella seconda versione (restaurata e a colori) evoca un particolare fascino per la bella fotografia della provincia. Dolce ed efficace il finale.

Panza 21/06/24 15:48 - 1872 commenti

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Il monologo di Benigni è un fiume di parole, tipico della "prima maniera" del mattatore toscano (Berlinguer ti voglio bene era uscito l'anno precedente), in cui più del contenuto contano l'intonazione e l'incedere delle frasi, spesso volutamente sconnesse: nella sua brevità divertono molto le parti nelle quali l'aspetto più politico, con rimandi al comunismo operaio, prevale e dietro la comicità si cela una sottile satira sociale. Più leggera e probabilmente improvvisata, la coda finale con Benigni e Monni (rimasto muto durante il comizio) che rientrano a casa.

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  • Homevideo Fabbiu • 8/04/20 07:17
    Archivista in seconda - 653 interventi
    La versione in bianco e nero oltre ad avere un montaggio diverso dura qualche secondo in più per via di alcune parti del comizio non tagliate.