Il colore venuto dallo spazio

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Color Out of Space
Anno: 2019
Genere: fantascienza (colore)
Note: E non "The Colour Out Of Space". Basato sulla novella di H.P. Lovecraft dallo stesso titolo.
Numero commenti presenti: 18
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

E' sempre un'impresa trarre un film da un racconto, figuriamoci quando questo è esile e visionario come il mitizzato "Color Out of Space" di Lovecraft. Ci prova il sudafricano Richard Stanley, che gira un film ogni chissaquanto e s'è guadagnato la fama di cult-director con due soli veri titoli in 35 anni. Controversi peraltro; perché, come anche qui è evidente, la parte legata all'immagine sovrasta quella che fa capo alla narrazione sbilanciando il film e lasciando molti dubbi sulla qualità della sceneggiatura, scritta qui da Stanley stesso con Scarlett Amaris. Era inevitabile che la scelta del classico di Lovecraft portasse il film a concentrarsi sugli aspetti visivi, ma trovare qualche...Leggi tutto dialogo più pregnante in grado di dare un significato maggiore alla prima parte non sembrava impossibile. Invece la famigliola che vive nella fattoria al limitare del bosco non riesce proprio a rendere interessante la fase in cui s'attende il famoso meteorite né, a dire il vero, quella immediatamente successiva. Perché l'opera si elevi con decisione tocca appunto aspettare l'esplosione di colori liberati dalla pietra aliena (la dominante è viola), che quando finalmente irrompono in scena riportano alla mente certe sperimentazioni baviane e ci accompagnano in una dimensione sospesa, da osservare stupefatti proprio come i protagonisti, poi costretti a fare i conti con una mutazione che non può non ricordare quelle viste nella COSA di Carpenter. Nella seconda parte Stanley sa essere personale, sa colpire l'immaginazione, ma a dire il vero non siamo poi in territori così distanti da quelli dei moderni horror che ibridano effetti speciali vicini a certa fantascienza del terrore Anni Ottanta, quando si giocava ingenuamente con lampi, luci di ogni genere e scariche elettriche. Oggi la tecnologia permette risultati nettamente superiori, naturalmente, ma non c'è nulla che stupisca davvero, nel film; tanto che viene da pensare a come l'eco dell'opera sarebbe stata assai minore, se dietro la macchina da presa ci fosse stato un nome meno quotato. Ancora si possono comunque notare le qualità di un regista che ha sempre mescolato la propria genuina ambizione a un'ingenuità di fondo mascherata dalla gran perizia tecnica: certe aperture paesaggistiche (si veda il finale), le riprese della natura (il bosco nell'incipit), i campi lunghi e la perfezione nelle inquadrature sono figlie di una mano non comune, ma vedere Cage e famiglia discorrere di alpache, malattia e rituali magici stanca ben presto. Molto fumo e poco arrosto, insomma, con la sensazione che una volta bruciata l'idea "carpenteriana" si prosegua lasciando che infine gli sviluppi si rivelino in tutta la loro elementarità e povertà d'idee. Difficile insomma che stavolta Stanley lasci il segno, nonostante la consueta eleganza e una valida gestione di effetti e spettro cromatico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/01/20 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 16/06/20
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Herrkinski 19/01/20 03:50 - 5522 commenti

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Il primo lungometraggio di Stanley dai tempi del cult Demoniaca non poteva che essere un evento, specialmente se tratto da Lovecraft; non è il primo adattamento cinematografico ma è forse il migliore, con il regista a suo agio nel creare un crescendo delirante di contaminazione aliena che attanaglia la famiglia di un Cage come sempre macchiettistico, ma questa volta perlomeno in parte. Sconta forse una durata eccessiva; ci sono comunque varie scene d'effetto e l'atmosfera - affogata tra luci violacee e lenti deformanti - risulta allucinatoria.

Daniela 10/03/20 09:52 - 9994 commenti

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Nessun dubbio che Color out of Space sia uno dei racconti più affascinanti di Lovecraft, ma è anche difficile da rendere sullo schermo, come dimostrano i precedenti adattamenti. Il redivivo Stanley ci prova con un film che va oltre le aspettative e, nonostante i rischi legati alla presenza di Cage, non fa ridere per niente, anzi mostra connubi carnali tra i più spaventosi visti ultimamente. Efficaci gli effetti speciali, azzeccato il cast con menzione speciale per mamma Richardson, mentre la solita recitazione sopra le righe di Cage questa volta trova giustificazione nel contesto.
MEMORABILE: Gli alpaca nella stalla; L'abbraccio tra la mamma ed il figlio più piccolo

Kinodrop 15/03/20 20:25 - 1742 commenti

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Un meteorite cade nei pressi di una fattoria e con le sue folgorazioni contaminerà le falde acquifere generando radiazioni luminose che stavolgeranno il bios circostante. Tratto da un racconto di Lovecraft, questo ennesimo rifacimento per il cinema cerca di stupire con un'effettistica a tratti credibile ma, specie nel finale, un po' troppo esagerata e tendente al trash. Una trama un po' farraginosa mette in campo una serie di mutazioni genetiche (che stravolgono anche la psiche dei protagonisti) che si risolveranno in maniera inesplicabile.
MEMORABILE: Il magma degli alpaca contaminati; L'orribile fusione madre-figlio; Le escandescenze di Cage/Gardner; Il super-mega-fucsia finale.

Bubobubo 7/05/20 22:57 - 1343 commenti

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Nel racconto lovecraftiano si cercava di dipingere un orrore metafisico e, come tale, negativo dell'ipostasi divina, irrappresentabile, senza nome né origine. Pur negli evidenti richiami estetici a certi metahorror postmoderni (Cage sciroccato coprotagonista e i lampi accecanti di colore richiamano, sebbene blandamente, le atmosfere allucinate di giocattoloni come Mandy), Stanley vince una sfida ambiziosa: instillare genuina paura pur senza mostrare quasi nulla. Una decina di minuti in meno avrebbero giovato, ma il risultato è soddisfacente.

Anthonyvm 14/05/20 03:25 - 2426 commenti

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Quasi trent'anni dopo Demoniaca, Richard Stanley torna ispiratissimo al lungometraggio, mischiando Lovecraft all'estetica vaporwave (produce la SpectreVision di Mandy), fra neopaganesimo, mutazioni corporali su modello La cosa e luci fucsia invasive. Non è angosciante quanto la versione di Huan Vu né dilettevole quanto La fattoria maledetta, ma un'esperienza visiva che lascia di stucco. Cast pregevole con Cage (over-the-top come sempre) in evidenza. Diverte e inquieta. Peccato per qualche effetto in CG un po' grossolano. Comunque consigliato.
MEMORABILE: Il fischio dal pozzo; La mantide religiosa color magenta; L'ammasso d'alpaca assemblati; Madre e figlio uniti per la schiena; Il luminosissimo finale.

Viccrowley 16/06/20 15:38 - 804 commenti

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Che gaudio per l'appassionato assistere al ritorno di un geniaccio come Stanley. Come dimenticare l'incredibile Hardware o l'ottimo Demoniaca? Stavolta è il turno di uno dei più inquietanti racconti del Solitario di Providence. La famiglia di Cage si trova ad avere a che fare con un misterioso asteroide che muta orribilmente cose e persone. Parte body horror, parte omaggio a una sci-fi di siegeliana memoria, il film di Stanley porta su schermo un racconto difficilmente traducibile in immagini con la consueta bravura e nonostante un budget non proprio roboante.
MEMORABILE: La mutazione degli alpaca nella stalla, chiaro omaggio alla Cosa carpenteriana.

Rambo90 26/10/20 02:44 - 6604 commenti

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Una discesa agli inferi delirante fin dai colori che difficilmente può lasciare indifferenti, con un ritmo vorticoso: fin da principio si sa che non potrà che andare tutto male. Raramente Lovecraft è stato trasposto con la stessa efficacia, lasciandone intatto lo spirito che cerca di raccontare di orrori silenziosi, non sempre visibili (anche se verso la fine un paio di momenti di puro disgusto ci sono) e per questo davvero inquietanti. Bravo Cage, nella sua prova migliore da almeno dieci anni. Notevole.

Piero68 2/11/20 08:51 - 2802 commenti

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Horror fantascientifico ottimamente confezionato che vede anche il ritorno di Nicolas Cage ai livelli che gli competono. Partenza un po' in sordina che però esplode in un vorticoso turbinio di colore e situazioni al limite del disgusto. Anche se tratto da un racconto di Lovecraft è Impossibile non notare una sorta di omaggio a La cosa, da cui il film eredita assemblaggi di carne che mettono a dura prova lo stomaco. Buoni gli effetti e valida la regia di Stanley. Qualche ingenuità qua e la ma assolutamente perdonabile, nel computo complessivo. Da vedere

Pesten 3/11/20 14:20 - 650 commenti

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Basare qualcosa su un lavoro di Lovecraft è complicato. Poi se uno dei protagonisti è impersonato da Cage, i pregiudizi aumentano. Eppure questo è un film di qualità, decisamente interessante e che spicca tra i lavori usciti negli ultimi anni. Si fa vedere poco, ma quel poco è fatto bene. Non si parla molto, evitando di inserire quei dialoghi che tanto rendono ostici i lavori di Lovecraft, e si punta tutto sul lato visuale, ottenendo risultati a dir poco eccellenti. Tra citazioni (La cosa) e uso selvaggio di estetica synth/vaporwave, un risultato che Lovecraft avrebbe apprezzato.
MEMORABILE: Tutte le mutazioni, sia dell'ambiente circostante che degli esseri viventi.

Fromell 18/11/20 09:48 - 75 commenti

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Dopo Mandy di Panos Cosmatos, di un anno più anziano di questo film, Cage è sempre più a suo agio nel gestire la sua interpretazione in atmosfere purpuree psichedeliche. Il suo personaggio è meno macchiettistico del solito, forse uno dei migliori Cage degli ultimi tempi grazie anche a un buon cast di contorno e a una sceneggiatura che, sebbene troppo prolissa, rende omaggio a uno dei racconti più celebri del Solitario di Providence. Due o tre scene horror sono davvero memorabili.

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Jena 22/11/20 14:47 - 1259 commenti

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Il regista cult Richard Stanley dopo trent'anni ritorna al cinema e affronta nientemeno che Lovecraft. Ci sarebbe da fregarsi le mani ma il risultato, seppure buono, è inferiore alle opere cult del visionario regista australiano. Lunga introduzione non malaccio, poi la virata nell'horror che rimanda alle mutazioni mostruose della Cosa carpenteriana (identica la scena dell'ammasso di carni nel fienile dei lama) più che agli orrori metafisici lovecraftiani. L'aspetto visionario-psichedelico è sicuramente l'aspetto migliore, con luci  e colori abbaglianti. Cage discreto.
MEMORABILE: Il meteorite dallo spazio; La mantide multicolor (seppure un pò pacchiana); La mostruosa creatura ragnesca madre-figlio fusi insieme.

Rufus68 3/12/20 20:04 - 3273 commenti

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A Stanley riescono sempre le cose a metà: a tratti si accende, in altri si spegne irrimediabilmente mancandogli la capacità di padroneggiare la materia fantastica più profonda. Stavolta accumula meccanicamente varie suggestioni (Lovecraft, la figlia streghetta, l'aura hippie della famigliola) che non si combinano fra di loro; riesce, tuttavia, a evocare vera disperazione ritraendo la lenta dissoluzione dei protagonisti con toni quasi cronenberghiani evitando, al contempo, ogni facile tentativo di happy ending. Discreto il cast, buoni gli effetti, sopportabile Cage.

Giùan 6/12/20 10:32 - 3189 commenti

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Spiazzante e controverso significherebbe dotarlo di un aggettivazione sopravvalutante ma non c'è dubbio che questo "spaziale" Lovecraft di Stanley disorienta col suo pervicace squilibrio. Come già nell'esordio, il regista sudafricano contamina hardware e software dell'horror(e), alto e basso, Poltergeist e overacting (Cage in alcuni passaggi è terribile), Cronenberg e arthouse, Carpenter (da citare in questo senso l'apporto dello score) e home invasion. Fatto sta che il colore spruzzato in questo patchwork painting possiede una chiara personalità e un (di)segno non omologato.
MEMORABILE: L'inquieta Lavinia della Arthur; L'informe unione madre figlio.

Capannelle 10/12/20 00:10 - 3807 commenti

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Prendendolo seriamente non raggiunge grandi vette. Tra scoppi di materia informe, cromatismi ambientali e invocazioni varie si finisce regolarmente in un poutporri poco significativo. Privilegiando invece la discesa in un tunnel tragicomico si apprezzano le cose più estreme, dalle battute finali di un Cage che cambia totalmente registro ad alcune reminiscenze carpenteriane (il mostro madre-figlio gli alpaca). Tutto però in un contesto pasticciato, con personaggi familiari prevedibili e una parte iniziale oltremodo melensa.

Hackett 15/01/21 12:17 - 1797 commenti

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Incredibile quanti lavori abbia ispirato questo racconto di Lovecraft, forse anche troppi. Pure l'eclettico Richard Stanley vuole darci la sua versione e ci regala una pellicola al solito curata, ma con i pregi e difetti del suo cinema. Fotografia preponderante con colori "boreali" che aumentano l'effetto stordente per lo spettatore e narrazione attenta a condurci in un crescendo al catastrofico finale. Buone le interpretazioni (anche Cage se la cava) ed efferati al punto giusto certi momenti, che regalano qualche scossone.

Schramm 22/01/21 13:47 - 2516 commenti

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Arriva l'asteroide, ed è subito disfacimento psichico, familiare, ecosistemico. Mandycando una rosa purpurea del kairos, Stanley ci riprova, napoleonico come non mai. Rimpatria a Las Vegas Cage (ormai biglietto da visita del cinema più scardinato), pretende la luna storta nel pozzo, ci lascia col maccosa?, poltergeistizza il poltergeistizzabile, esclama Ochiai il prezzo è giusto. Stroppia, disarmonizza, non distingue la ciambella dal buco, ma non rimproveriamolo: quando fa del film l'epicentro di ogni trauma e riconfigurare la fisiognomica dell'impossibile gli riesce, son scossoni.
MEMORABILE: Bollettino meteo: Arkham, Innsmouth, Aylesbury, Dunwich, Kingsport...

Pumpkh75 4/02/21 14:40 - 1367 commenti

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E’ da metà anni 90 (ovvero dopo Demoniaca, ma anche dopo From beyond e le amene creature di Yuzna) che se ne avvertiva un bisogno quasi fisico: una implosione esteriore di corpi fusi e profanati, meraviglie della natura come moine di docili demoni appaganti e un tripudio di luminescenze anche ardite nell’oscurare destini e storie. Attenzione che ciò che troppo brilla spesso acceca: gli ottimi effetti speciali sono un'ombra nera ristoratrice, l’atmosfera densa di ineluttabile disfacimento una porta verso il focolare della propria parte oscura. Bentornato Stanley.

Fedeerra 6/02/21 04:54 - 550 commenti

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Certo che portare sullo schermo le psicosi letterarie di Lovecraft non deve essere stata certo una passeggiata da niente. Eppure il film di Richard Stanley riesce, in parte, a rievocare il mondo immaginifico dello scrittore statunitense senza snaturarlo poi più di tanto. Grandissimo l’impatto estetico e sonoro, con vette visionarie sbalorditive e una fotografia splendida e davvero ricercatissima. Buono anche il cast, in cui emerge l’interpretazione di Joely Richardson. Notevole.
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