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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Pressoché disinteressato a raccontare le imprese sportive del campione di Cesena, riassunte sommariamente in qualche filmato d'epoca che ne restituisca a spanne la dimensione della grandezza e soprattutto dell'ampio numero di appassionati, l'opera di Domenico Ciolfi dichiara fin da subito la sua (parziale) distanza dalla realtà dei fatti con una didascalia esplicita: quello che stiamo per vedere è un film, non un documentario, e come tale va inteso. Ci si  addentra nei misteri legati agli ultimi anni e agli ultimi istanti di vita trascorsi al Residence delle Rose di Rimini, dove Pantani venne trovato morto in una stanza ricca di indizi da interpretare. In mano a...Leggi tutto un avvocato deciso a studiarle ci sono le carte dell'inchiesta, che questi legge fungendo di fatto da narratore (la splendida voce è da sempre la qualità più apprezzata di Pannofino) mentre da esse il film ricostruisce i momenti salienti che portarono alla sfortunata e prematura morte del campione. Con un rimpallo temporale continuo che rischia di destabilizzare i meno attenti, l'azione si focalizza su due settimane chiave: quella in cui, a Madonna di Campiglio durante una tappa del Giro d'Italia del 1999, le analisi del sangue registrarono il famoso ematocrito sopra la soglia consentita, e quella della morte, scoperta la sera del 14 febbraio 2004 al Residence "Le Rose" di Rimini. Riassunti gli anni precedenti in poche, concitate cronache di repertorio e in sporadicissimi flashback di scarsa utilità, il film affronta la crisi mentale che sconvolse la vita del "Pirata", il quale si vide annullare la scontata vittoria al Giro per analisi sulla cui autenticità nascono fin da subito serissimi dubbi. Naturalmente non si tace sulle presunte responsabilità della camorra (che si dice non potesse permettere che il ciclista vincesse il Giro per via di scommesse troppo alte da pagare), ma è prima di tutto sulla figura di Pantani (discretamente reso da ben tre attori diversi a seconda del periodo: Palvetti a Cesenatico, Placido a Madonna di Campiglio e Rongione a Rimini) che ci si concentra. Distrutto da una penalizzazione che è convinto sia frutto di indegne macchinazioni, non partecipa al successivo Tour De France (avrebbe invece potuto) per riflettere a lungo sulla propria condizione cominciando realmente a cedere ad alcune debolezze di troppo. Il film accenna appena, alle vicissitudini sportive relative al ritorno in gara del 2000, esaltando le poche imprese e mascherando quelle che invece furono in buona parte grandi delusioni, segnate dall'incapacità di tornare (se non sporadicamente) ai livelli di un tempo. Continuando a minare la linearità del racconto saltabeccando dal 1999 al 2004 per infilarvi dentro qua e là scene relative agli anni intermedi in cui ruoli chiave se li ritagliano l'amico di sempre (un buon De Rienzo), la madre (Baldini), la manager (Rossi) e la fidanzata (Camporesi), il film incappa in molte pause non richieste che lo condannano a una durata eccessiva (due ore e mezza!); perché in fondo non è che si riesca a inquadrare troppo bene il dramma di Pantani. Si denota al contrario una certa superficialità nell'approccio che una ripetuta rilettura soft di "The House Of The Rising Sun" degli Animals non può da sola ispessire. Le scene relative alla dipendenza dalla droga non vengono approfondite, popolate da personaggi di carta velina inseriti goffamente. L'ultima parte invece, piuttosto lunga, è interessante e ripercorre le ultime ore di vita di Pantani portando alla luce tutte le contraddizioni di un'inchiesta ricca di interrogativi irrisolti. E' qui che il film acquista finalmente un senso mentre i dilemmi interiori, l'incomunicabilità di chi non sa come uscire da una situazione che si fa ogni giorno più difficile vengono risolti senza fantasia e piuttosto pedestremente, pur se si capisce come la vicenda umana abbia davvero qualcosa di importante da raccontare. Schierato apertamente dalla parte del campione (di cui si sceglie di mostrare solo la parte migliore o quasi) e della tesi di omicidio (fin dal titolo), il film perde in sfumature rischiando di apparire piatto - quando invece i suoi buoni momenti li avrebbe - e di perdere per strada la bella impostazione indagatoria che lo differenzia ampiamente dal semplice film biografico (a cui proprio il regista non guarda).

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/03/21 DAL DAVINOTTI
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Daniela 17/03/21 14:09 - 12565 commenti

I gusti di Daniela

La storia degli ultimi anni di vita di Pantani dal fattaccio di Madonna di Campiglio alla morte, in merito si abbraccia una tesi ben precisa. Proprio trattando questa ipotesi, il film acquista quel nerbo purtroppo mancante nelle restanti parti, tra scelte stilistiche discutibili (tre attori nel ruolo del protagonista, i continui salti temporali, la ost ricattatoria), personaggi di contorno sfuocati, passaggi banali o troppo ellittici. Al termine, chi nutre già dei dubbi sulla sua morte troverà conferme ma chi sperava di conoscere qualcosa in più sull'uomo Pantani resterà deluso.

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