I figli della violenza

Media utenti
Titolo originale: Los olvidados
Anno: 1950
Genere: drammatico (bianco e nero)
Numero commenti presenti: 7

LE LOCATION

I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/01/10 DAL BENEMERITO SAMTAM90
Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione
ORDINA COMMENTI PER: BENIAMINI GERARCHIA DATA

Samtam90 3/01/10 16:22 - 56 commenti

I gusti di Samtam90

L'opera più significativa del periodo "neorealista" di Bunuel: la descrizione della vita, violenta, vera e disperata, di tre ragazzi di strada. Uno di essi, Pedro, nell'indifferenza della madre (straziante l'unico inserto surrealista della pellicola, il sogno in cui tutti i desideri repressi del ragazzo si manifestano) tenta inutilmente di "divenire buono". Sembra la realizzazione della pessimistica concezione della "lotta per la vita" Verghiana, in cui nessuno trionfa (se non nella dimensione onirica). Ottimi gli attori.

Giùan 9/06/11 16:01 - 2927 commenti

I gusti di Giùan

Incursione neorealista di Bunuel col film che dopo anni lo trasse fuori dal ghetto degli "Olvidaos" del cinema. Con l'umiltà degli originali e dei geni sinceri Don Luis costruisce una sorta di Sciuscià messicano, sovrapponendo però all'umanitarismo del capolavoro di De Sica il suo cinismo da irrimediabile scettico: Jaibo e Pedro sono due facce della stessa medaglia: la fame che condanna e non redime, ma tutti i personaggi sono in realtà ripresi senza pietismo e concessioni ai facili clichè (vedi le figure del cieco e della Madre).

Ghostship 22/06/11 21:32 - 394 commenti

I gusti di Ghostship

Opera che fa parte del periodo neorealista-messicano di Bunuel, è un duro ritratto di una vita ai margini sin dall'infanzia, fatta di mortificazioni e delinquenze assortite. Ciò che più impressiona è la mancanza di moralità di tutti i personaggi, che rende il tutto più opprimente e drammatico perché senza alcuna possibilità di redenzione. E quando Pedro sogna si materializza uno degli incubi più potenti impressi su celluloide.
MEMORABILE: L'incubo di Pedro.

Mickes2 8/04/13 11:25 - 1668 commenti

I gusti di Mickes2

Il dolore di esistenze “dimenticate”, ai margini, succubi di un destino già segnato e atroce. A tutti gli effetti lo Sciuscià messicano, ma se De Sica raccontava i suoi ragazzi con amore e compassione lasciando una carezza, Bunuel ci scaraventa addosso tutto il degrado, la disillusione e la spietatezza di una società che non si aiuta, cinica e amorale. E al realismo del contesto si utilizza la deriva onirica come evasione ed illusione. Un’opera al di fuori della civiltà e all’interno di un limbo sospeso tra desolazione e morte. Straordinario.

Pigro 12/11/13 09:43 - 7729 commenti

I gusti di Pigro

Il surrealista Buñuel incontra il neorealismo e ne esce una visione cruda, disperata e misteriosa dell’inferno urbano in cui si dibattono i ragazzini dimenticati dalla società: randagi microcriminali, che soffocano la sensibilità infantile con una violenza e un cinismo spietati, senza far intravedere alcuna luce. Notevoli le immagini, che calano la lezione del cinema di De Sica nel rovente e funebre contesto dei sobborghi messicani. E ogni tanto fanno breccia squarci onirici e rimandi simbolici che elevano il documento ad accorata elegia.

Myvincent 16/09/17 07:35 - 2521 commenti

I gusti di Myvincent

Ragazzi figli di nessuno che conoscono solo la violenza, unico modo d' essere, in una squallida baraccopoli di Città del Messico. Buñuel racconta senza filtri la gioventù senza speranze, vittima essa stessa di abusi e sfruttamento, in cui anche i sogni sembrano deturpati. Jaibo e Pedro sono le facce di una stessa medaglia la cui disperazione ha la stessa matrice: l'assenza di amore. Premiato nel 1951 al Festival di Cannes come migliore regia.
MEMORABILE: La vaga somiglianza di Jaibo con Salvador Dalì.

Magi94 28/07/20 22:24 - 656 commenti

I gusti di Magi94

Punta del neorealismo in chiave buñueliana, che sarà poi chiara ispirazione per la prima fase dell'opera di Pasolini. Se le influenze italiane si sentono nei volti già vissuti dei ragazzini (geniale la prima inquadratura frontale del "toro"), nelle ambientazioni povere e in una lingua popolare dalle mille sfumature, il tocco del regista spagnolo emerge e brilla durante gli inquietanti e meravigliosi incubi, sospesi tra l'horror e il fantastico. Un film fondamentale, che apre domande che non possiamo davvero considerare chiuse e allo stesso tempo ammalia di magia cinematografica.
MEMORABILE: Tra tutte le scene, l'incubo da brividi durante la morte finale: "Míralo Jaibo! El perro sarnoso! Míralo! Ahí viene."
Per inserire un commento devi loggarti. Se non hai accesso al sito è necessario prima effettuare la registrazione.

In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Columbo • 23/10/10 16:00
    Magazziniere - 1103 interventi
    Sceneggiato da Bunuel con Luis Alcoriza.

    Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 1951.
  • Curiosità Zender • 29/10/16 18:40
    Consigliere - 43514 interventi
    Dalla collezione "Sorprese d'epoca Zender" il flano del film:

  • Homevideo Xtron • 20/12/18 21:55
    Servizio caffè - 1829 interventi
    Il dvd RAROVIDEO / MINERVA / CECCHI GORI / MUSTANG contenuto nel cofanetto "Luis Bunuel" che comprende anche i seguenti film:
    - Nazarin
    - Tristana

    Audio italiano e spagnolo
    Formato video 4/3 fullscreen
    Durata 1h17m17s

    immagine a 27:25

    Ultima modifica: 21/12/18 08:02 da Zender