Hotel des invalides

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Titolo originale: Hôtel des Invalides
Anno: 1952
Genere: corto/mediometraggio (bianco e nero)
Cast: (n.d.)
Note: Voce narrante di Michel Simon.
Numero commenti presenti: 4

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/03/10 DAL BENEMERITO HOMESICK
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Homesick 8/03/10 08:57 - 5737 commenti

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Seppur girata su commissione del governo francese, questa visita guidata nelle sale d’arte dell’Hotel des Invalides di Parigi, edificio costruito nel 1675 per ospitare gli invalidi di guerra, è ben lungi dall’essere una celebrazione della gloria militare: lo stile austero e documentaristico adottato da Franju diffonde invece moniti antibellici, leggibili nel triste realismo di alcune sequenze (il bilancio dei caduti nella Prima guerra mondiale, i reduci menomati) e in un paio di stoccate satiriche (la voce marziale della guida e i bambini in marcia nel finale). Riflessivo.
MEMORABILE: La guida che nell’indicare i vari reperti ai visitatori ordina: «Fianco destr! Fianco sinistr!».

Il Gobbo 14/06/10 20:01 - 3011 commenti

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Documentario di chiaro intento didattico-pro loco, ma se dietro la macchina da presa c'è un cineasta di valore col gusto della costruzione dell'inquadratura anche se si tratta di filmare una maniglia il risultato non può che essere interessante. In pochi minuti si alternano così vari registri, e arriva persino il "messaggio". Non ha il fascino repulsivo de Il sangue delle bestie, ma merita comunque una (peraltro breve) visione.

Rufus68 19/11/16 16:09 - 3013 commenti

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Al solito: Franju blandisce lo spettatore con caldi toni insinuanti; abbiamo così paesaggi ricchi di architetture secolari e ingentiliti dai geometrici voli degli uccelli, i canti dei bimbi. Quindi egli passa a delineare, per contrasto, il sacrario della follia umana, il Museo dell'Esercito: armature sinistre come gusci svuotati, muti strumenti di morte, animali impagliati, briose marcette militari. Il regista fa solo intuire i carnai della guerra mostrando pudicamente le mutilazioni dei reduci: la forza della sua denuncia è, però, intatta.

B. Legnani 25/05/19 22:29 - 4673 commenti

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Il regista usa diversi registri. Sacro, specialmente all'inizio, quando sfrutta più volte le inquadrature simmetriche degli edifici; pomposo quando dà la voce alla guida turistica; eccessivo quando la stessa voce non riesce più a comunicarci la gloria; documentaristico quando passa a presentarci nomi storici e relative armi; penoso e pensoso quando inquadra i reduci dell'ultima guerra, segnati nel corpo e (è facile presumerlo) nell'anima. Un'opera breve, ma interessante.
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