Ho quasi sposato un serial killer

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Eh sì, la brava mamma Camille (Allen) ci va davvero vicina, a sposare il serial killer chiamato "The hunter", che ama sedurre a fondo le sue prede prima di ucciderle. Purtroppo per lui la donna, sua prossima prevista vittima, lo raggiunge a casa per fargli una sorpresa e, cercatolo in una dépendance della stessa, rinviene appesi al muro ritagli di giornale che raccontano dei delitti e, tra le foto di una macabria galleria, pure la propria. Scoperta, la poveretta riesce a sfuggire e a denunciare il pericolosissimo individuo, presto condannato a otto ergastoli grazie anche alla sua deposizione in processo. Peccato che una volta in prigione l'uomo evada presto grazie all'aiuto di una secondina che riesce a sedurre...Leggi tutto (un vero tombeur de femmes, il nostro). Camille e sua figlia Violet (LIllian), chiaramente in pericolo, vengono così contattate dal programma per la protezione dei testimoni e trasferite da Philadelphia a Miami con identità diverse, pronte a una nuova vita. Non una bella situazione, con la ragazzina costretta a lasciare la scuola e gli amici... E' comunque facilmente intuibile da tutti che il killer, nel frattempo procuratosi nuovi lineamenti grazie a un radicale intervento chirurgico (con conseguente, ovvio accoppamento del medico responsabile dell'operazione), non tarderà a farsi risentire. Quello che colpisce, in questo tv-movie di medio-bassa categoria, è la dinamicità della storia, la quale si articola in modo piuttosto diverso dal consueto: non si cerca infatti mai di celare troppo a lungo l'identità dell'assassino e chi lo credeva un enigma da risolvere, dal momento che mentre è nello studio del chirurgo non lo si inquadra mai nelle sue nuove fattezze, viene spiazzato. Anche altri particolari fanno pensare a una sceneggiatura insolita, che pur ricorrendo agli abituali dialoghi anonimi, ben poco ficcanti, avrebbe le qualità per uscire dai canoni con una serie di svolte inattese che danno movimento e mostrano buone potenzialità. Invece la regia fiacca, incolore di Nadeem Soumah riporta tutto in ambiti molto meno ambiziosi lasciando che il film affoghi nel grigiore dei thriller televisivi senz'arte né parte. Peccato, perché il killer rinato a nuova vita dopo l'intervento è interpretato da Louis Mandylor con bel carisma, riuscendo a rendere molto bene la complicità richiesta da chi sta regolarmente accanto alla protagonista raggirandola similmente per ben due volte. Lei, Krista Allen, si limita all'ordinario senza demeritare né entusiasmare. L'amore per la figlia, l'apprensione costante, qualche modestissima scena di suspense per far capire che l'ambito è quello del thriller, poco altro. Con l'aggravante di un personaggio (il giornalista che indaga in incognito sul killer) che agisce in modo del tutto illogico e che fa capire quanto certi passaggi della sceneggiatura siano afflitti da colpevole superficialità (in questo caso per deviare grossolanamente i sospetti). Standard il rapporto madre-figlia, così come quello con la polizia a conferma che gli unici barlumi di originalità vengono dai citati svelamenti improvvisi e inattesi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/06/21 DAL DAVINOTTI
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Anthonyvm 27/07/21 15:45 - 3025 commenti

I gusti di Anthonyvm

Lei e la figlia finiscono nel programma protezione testimoni dopo che un serial killer evaso si è messo sulle loro tracce; il problema è che l'amico ha cambiato faccia. Modesto thriller TV di Souman, ancora alle prese con plot largamente inverosimili e piccoli colpi di scena a garanzia del minimo sindacale di effetto sorpresa (questo a costo di venire a patti coi red herring macchiettistici). Anche se non si può parlare mai veramente di tensione, il climax del terzo atto è costruito correttamente, in attesa dell'ovvio lieto fine. Cast nella media, con un Mandylor di buona presenza.
MEMORABILE: I ritagli di giornale; L'assassinio del chirurgo plastico; L'intruso in casa (e la risibile rivelazione in merito); La sostituzione dell'identikit.

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