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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Passano gli anni, il western è ormai in declino e gli ultimi esempi finiscono col farsi contagiare da ciò che all'epoca più funziona: da una parte la variante caciarona e scanzonata del genere, quella dei Trinità, dall'altra il thriller all'italiana. E così questo esordio dietro alla macchina da presa di Mario Bianchi diventa un ibrido che già nei primi dieci minuti - quasi senza parole - mette in scena una storia i cui personaggi non sono così facilmente inquadrabili nel loro corretto ambito; soprattutto i componenti di una rapina in banca, compiuta attraverso una pistola munita di primitivo silenziatore. Si ritrovano nel deserto, ma quando...Leggi tutto arriva lì il loro terzo complice, la cui identità viene celata, vengono uccisi da velenosi serpenti che quest'ultimo si è procurato per tenersi poi l'intero malloppo. Sarà questo terzo, misterioso rapinatore che un detective dei Lloyds di Londra che si fa chiamare Jonathan Pinkerton (Woods) avrà il compito di individuare.

Lo sceriffo Burton (Braña) si mostra subito sospettoso, nei confronti dell'inglese: troppo abile nel menare le mani, troppo veloce nel far fuoco con la pistola... "Mister Londra", come lo chiamano tutti (o semplicemente "Londra"), elegante e impeccabile nel suo savoir-faire, comincia a interrogare un losco ranchero (Staccioli), ma intanto i serpenti fanno di nuovo minacciosamente capolino. Ad allevarli è il medico locale (Colli), che tuttavia precisa subito come gli esemplari usati per uccidere o spaventare, disseminati qua e là, gli sono stati rubati. Un po' facile, come scusa per pararsi dalle accuse, ma con quella faccia lì non sembra comunque poter essere lui l'unico responsabile ancora in vita della rapina alla banca, e perdipiù forse nemmeno Pinkerton la racconta giusta...

Bianchi dirige senza grande estro uno spaghetti western poco significativo. L'introduzione dei serpenti poteva essere buona, ma viene gestita malamente senza che mai questi riescano a generare tensione. Lo stile è piuttosto rozzo: grande abuso di primi piani sugli occhi, sui volti, silenzi nelle fasi di studio, ma Sergio Leone sta su un altro pianeta e la tecnica appare solo come una pallida imitazione (anche nel montaggio), scarsamente sfiziosa. Anche dal punto di vista del thriller l'avvicinamento ai modelli argentiani avviene solo sulla carta: le scene sono prive di qualsiasi suspense o dell'atmosfera necessaria. Quanto alle rumorose scazzottate alla Spencer/Hill, diventano un tributo fuori luogo a un umorismo che smonta quel poco di pathos che faticosamente s'era cercato di ricreare.

La maliziosa Susan Scott aggiunge un po' di fascino latino, ma non è certo tra i personaggi più frequentemente in scena. Se Woods catalizza ogni attenzione, a fargli da spalla sono semmai Braña e Staccioli, il primo in un ruolo ambiguo che non ci fa capire se dovuto al fatto che non creda alle parole del londinese in trasferta, il secondo a pagare sgherri che possano liberarsi in fretta dello straniero. Detto di un finale davvero mal condotto e sgonfio rispetto alle aspettative, delle musiche discrete di Carlo Savina (che però nell'epilogo swingano annientando ogni coerenza col genere), ciò che resta è un western girato in economia e privo di attrattiva, non disdicevole ma anonimo, che mai arriva a incuriosire realmente per la conclusione.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/05/11 DAL BENEMERITO FAUNO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 19/06/24
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Fauno 1/05/11 18:18 - 2221 commenti

I gusti di Fauno

In un branco di carogne qual è la più fetida? I migliori arbitri o giudici per stabilirlo sono i serpenti a sonagli, i quali non solo hanno un'indole migliore della feccia suddetta, ma costituiscono il piatto forte assieme al silenziatore, artigianale ancorchè antidiluviano, di un western che si avvale di una violenza gratuita e ingiustificata e che non riesce a mascherare i limiti evidenti con espedienti quali finte morti o false identità. Interessante comunque il tentativo di trasporre il thriller in ambito western.

124c 10/03/12 19:12 - 2935 commenti

I gusti di 124c

Fra gli ultimi ruggiti del western all'italiana c'è anche questa specie di giallo dove tutto il cast, tranne il protagonista, è un branco di carogne, pronto a sbranarsi l'uno con l'altro. È una pellicola che non annoia, che vede, fra i personaggi migliori, un medico esperto in serpenti che ha una faccia che non si dimentica. Simpatica l'idea di giocare con il nome dell'eroe (lui si fa chiamare Pinkerton, come l'agenzia di detectives e dice di lavorare per i Lloyds di Londra), discreti i colpi di scena e le scazzottate.

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