Gostanza da Libbiano

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Anno: 2000
Genere: drammatico (bianco e nero)
Note: Basato sugli atti originari del processo tenuto a San Miniato al Tedesco (Granducato di Toscana) nel novembre 1594 contro Monna Gostanza da Libbiano.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 25/10/09 DAL BENEMERITO HOMESICK
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Homesick 25/10/09 09:34 - 5737 commenti

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Il processo per stregoneria alla contadina-erborista Gostanza da Libbiano è ricostruito con minuziosa aderenza al vero – utilizzo dei verbali originari con tanto di toscanismi e di tutto il colorito immaginario della demonologia e delle superstizioni medievali; rigido impianto teatrale e unità di luogo - e giunge a ribadire il potere dell’Inquisizione, sempre terribile anche quando al rogo preferisce il più moderno e sottile controllo delle coscienze. Tra le ombre di un b/n pittorico e dreyeriano si staglia l’eccezionale prova recitativa e mimica della Poli, astuta affabulatrice. Pregiato.

Noir 26/10/09 18:28 - 24 commenti

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Uno dei tanti buoni prodotti italiani caduti nel dimenticatoio. Ottima la prova del regista e degli attori. Molte delle inquadrature girate appositamente in bianco e nero con giochi di luci e ombre rimandano a Dies Irae di Dreyer. Incredibilmente realistiche le fasi dell'interrogatorio e le torture. Secco e senza fronzoli, fedele ai documenti dell'epoca sicuramente meriterebbe più visibilità.

Giùan 8/01/13 22:33 - 3016 commenti

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Pur all’interno di un percorso artistico coerente, caratterizzato dall’attenzione alla storia “inferiore” come dall’utilizzo pittorico e antispettacolare della mdp, Gostanza rappresenta uno scarto nel cinema di Benvenuti, un passaggio segnato da una complessità meno inchiodata alle esigenze del vero, aperta a tematiche più controverse. Così, grazie alla maiuscola interpretazione vernacolare di Lucia Poli, ci troviam proiettati più che in un episodio di stregoneria, in un caso di “femminilità” incoercibile alle leggi della chiesa e della morale maschili.
MEMORABILE: Le voci “insinuanti” e spaurite del Vescovo di Lucca e del giovane inquisitore vicario; La fune.

Capannelle 10/03/14 14:48 - 3732 commenti

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Riprese fisse, chiaroscuri e atmosfera cupa ma aperta a un filo di speranza che alla fine verrà ripreso. Si capisce comunque quanto il destino della protagonista sia legato ai voleri degli inquisitori per quanto lei stessa sia parecchio mutevole nella sua esposizione oratoria. Parte oratoria che può intrigare per capire se lei voglia apparire invasata o meno, ma che alla lunga nel film stanca. Sicuramente da elogiare la prova della Poli.

Schramm 28/01/19 16:15 - 2417 commenti

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Avete presente la witchuntsploitation?. Bene, mettetevela via in blocco. Ridando a Dreyer quel che è di Dreyer, il filologico Benvenuti la riprocessa col draconiano tribunale estetico di Bresson, Rossellini (ne fu assistente, e non c’è fotogramma che non lo tradisca), Straub-Huillet (vedasi parentesi precedente), Bergman, Kawalerowicz: camera quasi sempre fissa, composizione pittorica della figura a dispetto della volgarità ornamentale dell’immagine, un b/n primordiale e stravolgente, la profondità di campo eretta a eresiarca, più ancora di una Poli ordalica e stupendamente metaforologica.
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