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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Il celebre romanzo di Moravia aggiornato ai giorni nostri, con una famiglia senza un padre in cui la madre Maria Grazia (Bruni Tedeschi) cerca di farvi regnare un'impossibile armonia senza accorgersi delle tensioni che la lacerano, dovute principalmente all'indole non esattamente da buon samaritano di Leo (Pesce), l'uomo con cui sta insieme. In pessimi rapporti col figlio Michele (Crea), attratto dalla figlia diciottenne Carla (Grannò) che guadagna qualcosa come streamer (gioca online pagata da chi la segue), Leo guarda prima di tutto - sempre - ai propri interessi, conscio di quanto Maria Grazia sia ormai sempre meno a contatto con la realtà. Un personaggio, quest'ultimo, a cui Valeria Bruni Tedeschi dona il consueto...Leggi tutto appeal lunare che la porta costantemente a travisare quanto le accade intorno, a non vedere quello che tutti hanno già abbondantemente capito. Ad esempio come la sua amica Lisa (Mezzogiorno) - peraltro ex di Leo - se la faccia con Michele in un cortocircuito erotico che si chiude con le ripetute avance dell'uomo alla fresca maggiorenne Carla, la quale pare subirle passivamente. Non è però quello che accade in scena a contare - in fondo è davvero poco - quanto l'atteggiamento dei protagonisti, il loro muoversi spesso abulico, schiavi economicamente di un uomo che Maria Grazia ama ma non riesce a far accettare al figlio. Non c'è nessun altro in scena, tutto si gioca nei rapporti tra i cinque protagonisti, con la Mezzogiorno più defilata ma presenza comunque indispensabile a bilanciare i precari equilibri familiari e tra ambienti interni per buona parte appartenenti al lussuoso appartamento degli Ardengo. Roma per il resto fa da silente spettatrice, ripresa perlopiù dall'alto o attraverso le ampie vetrate di casa. La recitazione diventa quindi - soprattutto in presenza di una sceneggiatura non certo virtuosistica - fondamentale: fortunatamente può contare sulla solida interpretazione di un Pesce come da copione sottilmente sgradevole e di una Bruni Tedeschi che s'impone su tutti caratterizzando il film con la svampitezza deresponsabilizzata di una donna incapace di leggere correttamente il mondo in cui vive, compatita più che amata, tarda al punto da non far nemmeno caso alla triste confessione della figlia, o forse decisa a non ascoltarla per non privarsi di quegli ultimi scampoli di felicità che una situazione triste e dal futuro oscuro le concede. Il regista e cosceneggiatore Leonardo Guerra Seràgnoli riprende concedendosi rari guizzi senza quasi mai far sentire la propria mano, lasciando che siano le tensioni latenti e costanti a guidare il racconto, gli sguardi carichi di apprensione della Tedeschi che si traducono nella sua certezza di non saper dominare la situazione, preoccupata di comporre (vanamente) i contrasti tra Leo e il figlio, di salvaguardare un'immagine pubblica ormai svanita. La storia scorre però incolore come l'acqua, senza lasciare segni tangibili del suo passaggio, come spiccioli di banalità cui non si è riusciti a dare forma e sostanza, lasciati a svilupparsi futilmente senza mai affondare il colpo come si poteva; forse proprio per comunicare quel senso di indifferenza suggerito dal titolo, come se tutto contribuisse a sottolineare una normalità che si fa strada anche nell'eccentricità.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/11/20 DAL BENEMERITO LOU POI DAVINOTTATO IL GIORNO 24/02/21
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Lou 27/11/20 12:53 - 1033 commenti

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Ambientazione ai nostri giorni per la seconda trasposizione cinematografica del romanzo di Moravia, dopo quella del '64 di Francesco Maselli. La decadenza della famiglia borghese Ardengo, condizionata dallo spudorato atteggiamento del faccendiere Leo, sono descritti con un'efficacia a tratti disturbante e lasciando largo spazio alle pulsioni sessuali dei protagonisti fino a un insperato finale di riscatto. Grande cura delle immagini, delle ambientazioni e dei costumi. Attori tutti molto convincenti.

Markus 20/02/21 16:27 - 3401 commenti

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Guerra Seràgnoli ripropone in chiave contemporanea un classico tratto da un racconto di Moravia. L'intreccio narrativo fatto di umori, repressioni e paranoie di una moderna famiglia spezzata: da una parte la necessità dei figli di farsi una vita e dall'altra di un non rapporto tra un uomo e una donna ex ricca, borghese e frustrata (la sempre ottima, in questi ruoli, Valeria Bruni Tedeschi). Purtroppo la storia è senza tensione, molto appesantita da lunghi momenti in cui non accade nulla. Ne risente la concentrazione dello spettatore. Occasione in parte mancata, peccato.

Galbo 14/03/21 07:48 - 11590 commenti

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Il regista Serágnoli porta sullo schermo il romanzo di Moravia, attualizzandone l’ambientazione e preservandone lo spirito, quasi a sottolineare il carattere evergreeen del disagio esistenziale dei suoi personaggi. L’operazione rimane però in superficie in parte per colpa di una sceneggiatura che privilegia il lato estetizzante sui contenuti e in parte per la scelta non felice di un cast, nel quale gli attori procedono su “binari“ sicuri e i protagonisti sono prigionieri dei cliché, a partire dalla Tedeschi ormai stantia nel ruolo della borghese borderline. 

Bubobubo 21/03/21 14:19 - 1434 commenti

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Coraggiosa scelta del bravo Seràgnoli (Likemeback), che offre una trasposizione contemporanea - nella forma, ma non nel contenuto - del capolavoro letterario di Moravia. Cast essenziale, ridotto a cinque costanti: una Bruni Tedeschi dalla prostrante (e frustrante) fragilità borderline, l'avido squalo Pesce, un giovane Crea dominato dal complesso di Edipo, una Grannò incapace di imporre le proprie volontà di adolescente e una Mezzogiorno ancillare, sconfitta dagli eventi. Nel complesso il ritmo latita, ma la storia procede lungo un costante, persino banale abbruttimento che stordisce.
MEMORABILE: Un vecchio disco jazz; Pistola scarica; Masturbazione sull'orlo di una crisi di nervi.

Pinhead80 3/04/21 11:00 - 4070 commenti

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Seràgnoli, dopo il primo adattamento di Maselli, riporta sul grande schermo l'omonimo romanzo di Albero Moravia. Lo fa adeguando la sceneggiatura alle manie e alle nevrosi dei giorni nostri. Gli adulti sono insoddisfatti e cercano di aggrapparsi all'apparenza e al denaro per far fronte al decadimento morale che li accompagna. I giovani dal canto loro rappresentano una flebile speranza di cambiare le cose. L'interpretazione della Tedeschi è straordinariamente efficace soprattutto nelle scene in cui cerca vanamente un contatto affettivo con il suo amante. Tempi e ritmo sono perfetti.

Paulaster 12/04/21 11:19 - 3102 commenti

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Aggiornamento del romanzo di Moravia (rinfrescato dai social) in cui l’incomunicabilità e la crisi familiare ricadono nel didascalico. La promiscuità borghese è un soggetto in cui Buñuel avrebbe saputo scavare, mentre qui vive di alcuni momenti isolati (grazie alla Bruni Tedeschi) e che in alcune circostanze mal si adatta ai giorni nostri. La cura scenografica serve per creare il clima asettico ma il pathos latita e gli ultimi eventi non lasciano traccia. Pesce risulta solo parzialmente disprezzabile (rispetto a quanrto dovrebbe) e la Mezzogiorno appare spaesata.
MEMORABILE: Il bacio alla figliastra; La Tedeschi nei balli liberatori; La Tedeschi in lacrime.

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