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TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/11/09 DAL BENEMERITO ARIEL
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Lucius 19/11/09 01:04 - 2819 commenti

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Almodovar è cresciuto come cineasta e questo si era già inteso dalle ultime sue pellicole; con questa sua nuova opera fa un ulteriore passo in avanti rispetto al suo standard; il film è infatti un modo del regista per dire: "Guardate, so uscire dai binari e fare anche cinema d'autore", e in parte ci riesce. Nonostante ciò il film è troppo logorroico e con pochi silenzi, l'assenza dei quali non mette in evidenza il dramma interiore del protagonista. Il finale spezzato, come il titolo del film lascia perplessi.

Rebis 16/11/09 21:33 - 2088 commenti

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Viale del Tramonto, Hitchcock e De Palma, Bergman e Sirk, Martha e Peeping Tom: un amalgama irrisolvibile di forme, presenze, indizi. Almodovar riflette sul cinema, la rappresentabilità attraverso i generi (filmici, esistenziali…) dove il racconto e il vissuto valgono per le opportunità di espressione che riservano attraverso i moduli codificati del noir, del melò, dell'horror: l'intima adiacenza della produzione creativa alla vita concorre a definire un'urgenza estetica comunicativa e, quindi, un'etica del racconto, dello sguardo sul mondo. Almodovar su Almodovar: una "mise en abîme" risolutiva.

Ariel 15/11/09 15:06 - 40 commenti

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Almodovar si conferma un esimio narratore, dedicandosi al racconto di un amore eterosessuale e pur non abbandonando il tema dell'omosessualità che, in tal caso, rimane al margine della vicenda. Il continuo rimpallo cronologico tra presente e passato vivacizza il ritmo del racconto ed allontana qualsiasi remoto rischio di banalizzazione. In tal senso, originale anche l'idea del film nel film. Bellissimi i colori e la fotografia. Attori bravi, tutti, ma eccezionale come sempre la Cruz, intensa e struggente. Un film ricco di sfumature e temi importanti.
MEMORABILE: La catarsi tra Harry Caine e Mateo Blanco; L'inizio: una svirgolettata gratuita per introdurre vicende che ne prescindono e ispessire il personaggio.

Cif 16/11/09 20:21 - 272 commenti

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Film maturo e godibile, dove il grande regista spagnolo da una parte si emancipa dai temi ricorrenti (le questioni di genere compaiono, ma sono di contorno) per costruire una bella storia sulle donne, sui sentimenti e sull'arte, giocando con i generi (dal giallo alla commedia al drammatico), dall'altra mostra una completa consapevolezza dei propri mezzi visivi, con un efficace montaggio che attraverso riusciti salti indietro ed in avanti rende briosa e segreta una storia altrimenti "normale". Non il migliore Almodovar ma molto buono. 3 e 1/2.
MEMORABILE: Eccellente il cast, spicca Lluis Homar, oltre alla conferma Cruz.

Galbo 17/11/09 06:00 - 11447 commenti

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Le cifre del cinema di Almodovar si ritrovano intatte anche in questo film, continuamente sospeso tra presente ed eventi passati. In questo caso prevale il tema del doppio, con il protagonista continuamente sospeso tra due identità (quella passata del regista e l'attuale di scrittore). In più un poderoso omaggio all'arte cinematografica, anche attraverso la scelta di un'affascinante musa ispiratrice, Penelope Cruz.

Belfagor 28/11/09 10:33 - 2626 commenti

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Il tema del ricordo viene affrontato in una storia frammentata ma toccante, in cui si mescolano il sentimento, la commedia, il dramma e un inquietante fondo di orrore. All'interno dell'ottimo cast spicca, come sempre, la Cruz, nel ruolo ambivalente di vittima e carnefice involontaria: nessun uomo della storia può averla senza conseguenze. Fotografia meravigliosa e qualche arguta autocitazione. Un Almodóvar minore ma di tutto rispetto.

Tompess 15/12/09 17:53 - 10 commenti

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Almodovar è una sicurezza, o almeno dovrebbe. Ha iniziato come regista della trasgressione e del melodramma (nella cornice della trasgressione), la maturità l'ha portato nelle braccia del melodramma senza pudore (i suoi grandi capolavori) e oggi lo traghetta verso il melodramma d'antan (Douglas Sirk & co). Con questo film ha costruito una trama forte e personale (almodovariana: come ogni regista per entrare nel mito deve diventare aggettivo). Ma... ma... ma gli manca qualcosa: Almodovar?

Saintgifts 9/01/10 22:38 - 4098 commenti

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Diego (Novas) racconta a Mateo/Harry (Homar) una improbabile storia di vampiri dottori che prelevano sangue a donatori volontari per berlo in un secondo tempo, per farne un altrettanto improbabile film. La stessa impressione si ha guardando "Abbracci Spezzati", un film frutto di diverse idee buttate li e assemblate più o meno forzatamente per farne un film. "I film devono sempre essere finiti". Come tutti i pezzetti di cento foto di una storia d'amore da rimettere assieme come in un puzzle. Alcune scene pregevoli. Bravi attori e nulla più.

Giacomovie 14/01/10 01:02 - 1354 commenti

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Non deluderà i fans di Penelope Cruz né quelli di Almodovar. Della prima si può ammirare la carnale sensualità e la consueta bravura; del regista si può riscontrare il solito approccio elegante, abile nel delineare i personaggi e a caratterizzare l'erotismo ma che tende agli intrecci complessi. E sono proprio questi ultimi a dare al film una certa pesantezza di fruizione in quanto bisogna orientarsi tra la realtà e la finzione cinematografica della trama.

Jorge 11/05/10 09:45 - 164 commenti

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Sì, il film è "almodovariano"; il regista, con esso, segna il suo passaggio al melò, ma autoriale: attori bravissimi ("riciclati" da suoi altri film... ma che riciclo!), storia certo complessa ma affascinante, fotografia curatissima, musica eccelsa. Avevo letto critiche fredde a questo film che invece ritengo, personalmente, uno dei più maturi ed intensi del regista spagnolo. Un esempio di vera arte cinematografica e, al contempo, dichiarazione d'amore del regista per le immagini, per la musica, per il cinema stesso.

Pigro 26/10/11 12:11 - 7902 commenti

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“La vida es teatro” si diceva in Mujeres: qui la vita è cinema, e viceversa. Cinema nell’infinità di rimandi, citazioni, autocitazioni e perfino fulminee stoccatine a Del Toro o Allen. Ma soprattutto nell’intima identità con la vita: la parzialità e responsabilità dello sguardo e della vista, l’idea del montaggio come asse portante del senso delle cose, la finzione come via regia alla verità... Un puzzle esplicito ma complicato che è la summa del pensiero di Almodovar, miscelata nel must dei suoi racconti: amori, malattie, morti e intrighi mélo.

Cotola 16/05/11 00:04 - 7607 commenti

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C’è chi ha parlato di film testamentario per Almodovar. Forse a ragione, forse no. Di certo con questa pellicola, il regista spagnolo omaggia l’arte cinematografica e quella della scrittura nei generi più diversi (si passa con agilità dal noir, al melodramma, alla commedia, all’horror) e lo fa attraverso una storia che ne ricorda tante altre, che cita molte pellicole(ma gli echi più evidenti sono fassbinderiani e powelliani) e che pure riesce ad interessare e, in maniera minore rispetto ad altri suoi film, ad emozionare.

Enzus79 12/10/11 15:10 - 1845 commenti

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È proprio un "ascensore per il patibolo" quello che prende il protagonista di questa bella storia d'amore firmata Pedro Almodovar. Il mutamento dei sentimenti di Mateo/Harry sono ben descritti dal regista spagnolo e ben interpretati da Lluis Homar. Penelope Cruz col passare degli anni diventa sempre più brava.

Cloack 77 6/05/12 11:34 - 547 commenti

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Il vecchio Almodovar ha ceduto il passo a un autore più convenzionale, riflessivo con uno strascico ancora legato al suo cinema che fu. A questo autore oggi è più difficile perdonare un uomo che muta nome e personalità dopo un trauma o la banalità del racconto o i lunghi e noiosi disvelamenti seduti al caffè o l'assoluta assenza di passione, la monotonia della regia. L'Almodovar che fu riemerge nella meraviglia del sesso sotto le lenzuola senza identità, ma è troppo poco per tanto passato.

Coyote 8/01/13 11:41 - 185 commenti

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Storia sentimentale a tinte gialle, Gli abbracci spezzati può in parte deludere chi si aspetta l’esuberanza dell’Almodovar prima maniera ma, sulla linea di Parla con lei, è un esempio di buona gestione di una trama abbastanza intricata e coinvolgente. Inoltre il regista sceglie alcune tra le migliori location del suo cinema – in particolare i paesaggi lunari di Lanzarote – e Iglesias, come sempre, firma un'ottima colonna sonora.

Mickes2 11/08/13 21:07 - 1668 commenti

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Citazionista e multiforme, Almodovar col suo stile inconfondibile e un fine lavoro di scrittura ci trasporta nuovamente nei tumulti interiori di anime ferite, utilizzando il linguaggio cinema come ponte di raccordo sull’esistenza. Un virtuoso intreccio metacinematografico che tuttavia non raggiunge la spontanea intensità di altre opere, ma che sa comunque regalare una buona riflessione sulla percezione della realtà attraverso la finzione di ricordi e rancori, gioie e vendette, passioni e perdite. Intensa la Cruz, ottimo Homar.
MEMORABILE: “Mi ricorda Peeping tom” “Sì, solo che io non voglio ucciderti”.

Giùan 29/09/13 07:18 - 3045 commenti

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Paradigmatico, verrebbe da dire, della peculiare tendenza Almodovariana di farci percepire nell’immanenza della visione un fuoco e un'intensità che la distanza dalle immagini e della materia narrata non fatica ad annacquare e intiepidire. Così le citazioni cinefile, la fluida naturalezza de Gli abbracci spezzati sono nodi che si sciolgono inevitabilmente al pettine critico: restano figurine e scampoli di pellicola. E’ tuttavia la conferma di un cinema sensuale, paradossalmente “da consumare”. Penelope poi con Ulisse Pedro ritrova sempre la sua tela.

Jandileida 13/10/13 14:11 - 1274 commenti

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Intenso omaggio almodovariano all'essenza del cinema: scrittura, regia, montaggio, pellicola che si trasformano in sorrisi, lacrime ed emozioni sulla scia del ricordo della vita passata. Dalla trasgressione post-franchista al melodramma classico: quello che rimane nella trasformazione è la sensualità indiscutibile dei suoi lavori. Anche qui, come in molte delle sue ultime opere, l'esuberanza lascia il posto alla compostezza registica, la storia si adagia su schemi piacevolmente consueti, il doppio, l'amore e la morte rimangono le cifre essenziali. Buono.

Delpiero89 18/11/13 21:31 - 263 commenti

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Atto di amore del regista spagnolo nei confronti del cinema. Film davvero impressionante per il numero di situazioni, cambi di umore e di registro che vengono vorticosamente affrontati e miscelati. Dal dramma della perdita della vista a scene comiche esilaranti il passo è brevissimo ma tutto è assolutamente sotto controllo. Eccellente la Cruz, musiche curatissime. Notevoli ed esilaranti i momenti in cui ci viene mostrato il film girato dai protagonisti.

Il ferrini 5/09/16 01:09 - 1728 commenti

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Un po' giallo, un po' rosa e soprattutto nero, come nella migliore tradizione del regista. La Cruz è di una bellezza imbarazzante (notevole la sua somiglianza con Audrey Hepburn nel metafilm "Chicas y maletas", che poi altro non è che Donne sull'orlo di una crisi di nervi). Splendide location, colonna sonora molto attenta, sceneggiatura solida senza cali di tensione. L'idea del regista cieco era venuta prima a Allen (Hollywood ending), ma qui c'è ben poco da ridere; bravo Homar (già Berenguer nella Mala educacion) a restituircene la pena.
MEMORABILE: La doppiatrice dal labiale; La caduta dalle scale.

Paulaster 20/03/19 10:43 - 2863 commenti

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Scrittore cieco ricorderà quando perse l'amore da regista. Almodóvar lascia da parte le sue provocazioni sessuali e racconta una storia di gelosia. Amore combattuto che alla fine chiude il suo cerchio, ma che risulta perlopiù malinconico. La catarsi conclusiva stona nella sua melodrammaticità e il fantomatico film non sembra granché. La Cruz sopporta bene il ruolo di donna che fa impazzire gli uomini, i giovani invece risultano acerbi. Citazioni cinefile sparse danno l'idea di un omaggio ossequioso.
MEMORABILE: Il bacio sgranato dalle immagini; L'incidente visto da dietro; La caduta dalle scale; La Cruz con la parrucca platino.

Gippal 27/06/19 16:59 - 89 commenti

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Di quegli abbracci che vengono spezzati senza alcuna spiegazione. Di quegli abbracci sinceri, sudati, vissuti, ma ahimè troppo brevi. Almodovar ci regala nuovamente una storia che vale la pena scoprire fino all'ultimo secondo; per la bellezza visiva, per la bravura degli attori, per le emozioni, per le autocitazioni ("Chicas y maletas" cita Donne sull'orlo di una crisi di nervi) e, soprattutto, per ciò che rende unico il cinema almodovariano: la Spagna, presente in ogni scena, direttamente o indirettamente.
MEMORABILE: I film bisogna finirli, anche se alla cieca.

Myvincent 8/12/19 08:13 - 2603 commenti

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Che fine ha fatto il cinema sovversivo di Almodóvar? Qui c'è una commedia sbiadita, in cui il suo ruggito potente è poco più che un miagolio infreddolito. L'artificiosità del racconto, così evidentemente costruito a tavolino (come viene autocitato in una scena), non ha nessun potere dirompente e neanche il tema del doppio e del film dentro al film sono elementi tanto originali. Per fortuna ritroviamo una Penelope Cruz al solito in gran forma, fisicamente e non solo.
MEMORABILE: La scena di sesso bollente, immancabile; Le tematiche gay, idem.
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