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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Blanda commedia russa di ottimo successo in patria, segue le mosse del suo protagonista Eugene Ivanovitch Troshkin (Leonov), serio insegnante in un kindergarten che si scopre essere il sosia di “Docent”, un pericoloso criminale resosi responsabile del furto del prezioso elmo d'oro di Alessandro Magno, sottratto a un gruppo di archeologi. Il reperto ha un enorme valore storico e per recuperarlo la polizia decide di reclutare il calvo Eugene mettendogli in testa una parrucca e – considerata la grande somiglianza di questi col fuorilegge (l'attore è lo stesso, ovviamente) – di infiltrarlo in prigione sostituendolo a quest'ultimo per scoprire dai complici del furto (nel frattempo arrestati) dove sia nascosto...Leggi tutto l'elmetto. Eugene impara così lo slang tipico dei bassifondi, i modi rudi del gangster e fa credere d'aver perso la memoria poco dopo il colpo. Tanto basta, agli ex soci, per ritenere d'essere di fronte al vero Docent. Il problema è che solo quello vero sa con esattezza dove sia l'elmo... Variante ironica (ma nemmeno poi troppo) di TUTTA LA CITTA' NE PARLA anni prima di quella dichiaratamente comica del nostro Fracchia, il film basa molta della sua riuscita sull'ottima resa del protagonista, perfetto per ricoprire entrambi i ruoli. Quello che gli manca è un copione che possa favorire un numero accettabile di gag, perché qui, al di là di due o tre momenti piuttosto spassosi, quella che si legge è soprattutto una profonda malinconia: in Eugene costretto a recitare il ruolo del criminale fingendo con la famiglia di esser via per un convegno, nei suoi tre compagni di evasione dal carcere costantemente disillusi, incapaci di una visione positiva del proprio futuro. Le situazioni in cui si trovano, costantemente costretti a sottostare alle decisioni del loro capo finto smemorato, non trovano inizialmente sbocco in nulla di costruttivo. Solo nella seconda parte, finalmente, qualcosa si smuove e le frizioni interne alla banda generano qualche battibecco gustoso. Sempre troppo poco però per catalogare il film alla voce commedia brillante. Il più delle volte nemmeno si capisce davvero il senso della presenza di scene che poco o nulla apportano alla narrazione né sono costruite per poter davvero divertire. Si compatiscono la condizione in cui i quattro vivono, la pochezza dei loro pensieri, la limitatezza degli orizzonti come se lo scopo principale del regista fosse la commiserazione che induce a riflettere sulla tristezza di chi sceglie la via dell'illegalità (anche se poi ci pensa Eugene stesso a tirar su il morale al compare strabico dopo averlo definito ladro di fronte a un vecchio amico col quale questi stava parlando: “Quello ti invidiava perché lui ha una vita regolare, monotona... la vita del ladro è intensa, più avventurosa!”). Tecnicamente il film è ben girato, inquadra bene una Mosca innevata e cupa ed è complessivamente recitato con bravura dai protagonisti, la fotografia dai colori slavati ha una sua raffinatezza (che potrebbe tuttavia far apparire più povero il prodotto) ma manca una storia che sappia dare una forma vera al tutto offrendo un minimo di dinamicità. Va bene misurare i toni e non sbracare, comprensibile la rinuncia all'azione, ma riesce difficile pensare che un film così possa mai attecchire in Occidente e difficile anche pensare possa esser nato per suscitare gran risate, nonostante anche per questo sia considerato un classico, in Russia.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/10/20 DAL BENEMERITO DEEPRED89 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 23/11/20
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Deepred89 3/10/20 13:59 - 3334 commenti

I gusti di Deepred89

Uno dei titoli imprescindibili del Natale sovietico, ad oggi pressoché ignorato in occidente, ha a ben vedere ben poco di natalizio. Al di là di qualche decorazione a forma di abete, siamo piuttosto dalle parti della commedia fracchiesca, con un insegnante d'asilo scapolo e mammone ignaro sosia di un criminale, del quale si ritroverà a prendere il posto. Prodotto ritmato ma un po' fiacco nelle trovate comiche, che affascina più per la patina vintage che per gli effettivi contenuti. Di qualità però l'interpretazione del protagonista e la colonna sonora, un po' alla Umiliani.

Rufus68 20/11/20 18:32 - 3220 commenti

I gusti di Rufus68

Commedia agrodolce che, come spesso accade alle latitudini sovietiche, avvince pian piano lo spettatore colla sua carica sommessa di umanità e astrazione lunare. La combriccola di criminali (tre déracinés) viene lentamente definita dal punto di vista psicologico sin a far emergere, con perizia inavvertita, il sottofondo di alienazione e disillusione proprio a una "classe" di ultimi senza patria e redenzione. Notevole il cast a supporto dell'impagabile protagonista (Leonov) che, prima del redde rationem, se ne esce con un pericolante e italianissimo "La commedia è finita!".

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