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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

La trama non chiarisce l'esatto approccio del film al tema, che in casi come questo è ciò che più di ogni cosa inquadra la direzione lasciando chiari indizi del risultato. Lo spunto da cui si parte è infatti interessante e farebbe pensare a uno scontro omo/etero che invece, a ben guardare, è secondario all'aspetto sportivo o comunque subordinato alla descrizione dell'unione (naturalmente caratterizzata da atteggiamenti e dialoghi imbottiti di cliché omosessuali) che lega i componenti della squadra di pallanuoto al centro della vicenda. Loro, i "Gamberetti luccicanti" (Les crevettes pailletées in originale), sono un'equipe parigina di maschi gay con l'ambizione di...Leggi tutto partecipare ai Gaygames da giocarsi di lì a poco in Croazia. Ad allenarli è "condannato" un forte nuotatore francese, Matthias Le Goff (Gob), lasciatosi andare durante un'intervista a un'offesa omofoba ("checca") indirizzata al giornalista un po' effeminato che lo stava intervistando. Una punizione insomma, senza scontare la quale Matthias non otterrà il permesso di partecipare alle successive, importanti competizioni. A dire il vero l'uomo non dimostra alcun atteggiamento violento nei confronti degli omosessuali e la frase sconveniente si capisce sia stato frutto di uno sfogo mal controllato; ciononostante ora non ha scampo: dovrà allenare una squadra di pallanuotisti gay (peraltro precedentemente nota per i disastrosi risultati). Il primo impatto non è felice e l'elemento più polemico della squadra (Menou) non accetta che proprio un "omofobo" li guidi. Gli altri, più possibilisti e senza preconcetti, lo mettono però subito in minoranza e gli allenamenti possono iniziare. Non è difficile capire come proseguirà il film: a un incedere corale che per molti versi punta alla scanzonata allegria di PRISCILLA - LA REGINA DEL DESERTO (anche per via del viaggio in bus), si associa una struttura da tipico film sportivo che, come genere, è sempre stato quello dagli schemi più rigidi. Manca però il sostegno di battute che sappiano dare un senso agli eccessi (pur controllati) dei "gamberetti luccicanti", i quali si divertono soprattutto ad accentuare come d'abitudine il loro lato più femminile associandolo alla disinibita sfacciataggine che da sempre si lega allo stereotipo del gay. Inoltre con la sua programmatica compostezza Gob, il cui ruolo è quello dell'etero assolutamente misurato e serio, fatica a interagire col resto del cast limitandosi perdipiù a tacere o a celare espressioni di tenue disprezzo che però attenzione (si deve rimanere pur sempre nell'ambito del politically correct) mai sconfina nell'odio e nemmeno, come detto, nella vera omofobia. Per cui il confronto vero manca: l'allenatore osserva la sua squadra con un distacco destinato a diminuire col progredire dei minuti preoccupandosi di instillare in loro i valori dello sport agonistico, ma la semplicità e la velocità con cui vengono assorbiti e tradotti immediatamente in azione ha del ridicolo. D'altra parte è importante fare gruppo e la musica ancora una volta diventa una chiave fondamentale: si canta in coro "Boys" di Sabrina in bus o la "I Need a Hero" di Bonnie Tyler in più di una occasione. Stona invece l'inserimento forzato del dramma, che acuisce la sensazione di un film studiato a tavolino pronto a battere sugli stessi tasti di sempre. Registicamente il tutto è confezionato con professionalità e qualità; peccato ci si dimentichi di offrire qualcosa di nuovo o in alternativa battute salaci (o sagaci) che possano far almeno sorridere. Attori validi in ruoli evanescenti, sequenze di gioco fiacche, idee potenzialmente brillanti (le coreografie di ballo) messe in scena senza fantasia alcuna.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/10/20 DAL DAVINOTTI
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Markus 3/10/20 15:05 - 3409 commenti

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Bisogna stare attenti a dare della "checca" in diretta tv: ci si ritrova - da etero - ad allenare una squadra di pallanuoto... gay! Il succo del discorso è l'ormai nota questione della battuta sessista da far pagare a chi l'ha detta, come a dire che i tempi del "finocchio" e giù tutti a ridere è finito da tempo. Giusto così, ma il film è parecchio scarso: non convince né sul fronte mentale né in quello agonistico; resta quindi solo una pellicola girata con garbo ma scarsa di contenuti e anche di momenti davvero coinvolgenti. Ci si trascina senza nerbo in una vicenda scontata.

Galbo 15/10/20 09:00 - 11612 commenti

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Un’infelice battuta omofoba porta un campione di nuoto in declino ad allenare una squadra di pallanuoto per i Gay Games. Commedia sportiva che parte da un assunto politically correct ma si rivela alla lunga di scarsa sostanza, cadendo in una rappresentazione dell’omosessualità ricca di cliché e mancando totalmente di ritmo, con tempi morti in eccesso e situazioni mai davvero divertenti. Il finale è patetico e all’insegna del buonismo. Evitabile. 

Daniela 4/11/20 15:28 - 10326 commenti

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Se è considerato riprovevole liquidare un giornalista definendolo una "checca", dovrebbe esserlo anche sfornare l'ennesimo film in cui quasi tutti i gay si comportano più o meno come "checche" assecondando gli stereotipi più vieti, tanto più che l'invito pur lodevole a superare i pregiudizi reciproci tra etero e omo è veicolato nella forma ultra-convenzionale della rivincita sportiva dei perdenti quali che siano (inetti, handicappati, nerd, bassi, grassi, calvi, poco cambia). Commedia non brutta in se stessa, ma tanto banale che mentre la guardi ti sembra di averla già vista.
MEMORABILE: Il commento sulla bellezza del culo del presunto omofobo appena incontrato: ma non è da considerarsi anch'esso una molestia? 

Lucius 13/03/21 12:58 - 2913 commenti

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Gli ottimi riscontri del film sono il frutto di una formula vincente: quella di Priscilla, la regina del deserto. Gli stereotipi sono quelli legati ad una delle tante fette dell'universo omosessuale, quella delle mancate donne. Gioioso, brioso, girato con garbo, sa offrire divertimento ma anche spunti di riflessione, come è stato per Y tu mamá también. Il motto di Madonna è rispettato: "Express yourself", ed è la cosa migliore da fare per vivere appieno la vita. Sia chiaro che il film non vuole rappresentare nessuna categoria, ma solo divertire all'insegna dell'inclusione. E lo fa.
MEMORABILE: Il finale, inaspettato e degno di nota (qualcosa di simile si era visto solo a teatro nel musical di Priscilla).

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