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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Costruito seguendo i canoni classici della favola moderna (tranne un finale aperto che se ne distacca parzialmente), il film di Eddie Sternberg (anche autore dello script con Zak Klein) si riallaccia a un cliché piuttosto comune nelle commedie degli ultimi anni, da SCRIVIMI UNA CANZONE fino a – per restare in Italia – SE SEI COSI' TI DICO SI': quello della star dimenticata fortuitamente in procinto di tornare con timidezza sulla breccia. Vincent Denham (Skrein) era stato vent'anni prima il leader di una sorta di boyband inglese di successo, gli Stereo Dream, e ora – chiusa velocemente...Leggi tutto quella parabola – si ritrova senza un lavoro e con in mano solo la sua tastiera e un asse da stiro su cui appoggiarsi per suonare. Nessuno lo cerca, nessuno pare più interessato alle sue performance; un giorno però, mentre prova all'aperto in una strada di Londra, si aggiunge alle sue spalle un curioso “disturbatore”, un ragazzo veloce con le bacchette che battendo sulla panchina dove è seduto gli tiene straordinariamente il tempo. Vince si diverte, duetta con lui e la folla intorno applaude. Fino a quando la madre (Matsuura) di Stevie (Long) non passa a riprendere il figlio riportandolo con la forza a casa. Stevie è autistico, per quanto in maniera lieve, ma davvero abile come batterista. Per questo Vince lo cerca, lo ritrova e gli propone, dopo aver scoperto che il video di quella session improvvisata sulla strada ha raggiunto le centomila visite, di suonare insieme. E' anche grazie a lui se infatti è riuscito a convincere il proprietario di un locale ad accettare di farli esibire. Non tutto andrà per il meglio, ma tra i due musicisti nascerà un rapporto stretto, con Vince che rivedrà in Stevie il proprio fratello deceduto ormai da tempo e ugualmente affetto da una grave malattia. Nella storia s'inserirà in seguito un altro componente dei gloriosi Stereo Dream, Austin (Macken), detto all'epoca “il ragazzo della porta accanto” (Vince era invece “il bel tenebroso”): sta intraprendendo il suo ultimo tour da solista e magari un aiuto ai due lo può dare... La forza del film sta nell'aver scelto le facce giuste (soprattutto per Skrein, il vero protagonista) e nel saper commuovere in più occasioni come non sempre capita. Siamo quasi ai confini del lacrima-movie, a tratti, e il rapporto tra Vince e Stevie è costruito con la dovuta dolcezza, senza indulgere nelle crisi del secondo e lasciando che la sua comunque giovane madre lo protegga come da copione, aiutandolo e incorrendo talvolta in prevedibili eccessi che la porteranno in contrasto con Vince. Non mancano qualche divagazione sdolcinata e assai debole (le riunioni ai corsi parrocchiali) nonché una quantità esagerata di traboccante buonismo, tuttavia la regia è salda e, pur senza raggiungere gran vette, il film si lascia abbondantemente vedere. Certo, chi conosce il genere non faticherà a immaginare in anticipo ogni singola scena, i binari in cui ci si muove non permettono deragliamenti di sorta... Si apprezzi allora la misura, benché un po' di ironia in più non avrebbe guastato: non si indugia nel dramma, infatti, ma certo non si guarda alla commedia. I pezzi dei “Tin men” (così viene battezzato il gruppo, in modo estemporaneo, da chi li presenta sul palco la prima volta inorridito dal nome scelto sul momento da Vince) non sono esattamente trascinanti; al contrario un po' fiacchi, con un suono da anonima band “new age” e ben si adattano allo spirito mai sopra le righe del film. Anche Long giustamente non esagera coi virtuosismi alla batteria e tutto ha il sapore di una tenera storia di amicizia fraterna resa in qualche modo credibile dall'espressività di Ed Skrein e da una regia funzionale.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 25/09/22 DAL DAVINOTTI

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