Ema

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Titolo originale: Ema
Anno: 2019
Genere: drammatico (colore)
Note: Presentato in anteprima alla 76a mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Numero commenti presenti: 8

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/09/19 DAL BENEMERITO TAXIUS
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Taxius 4/09/19 12:09 - 1651 commenti

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Una coppia adotta un bambino che poi si rivela essere un piccolo demonio e decide così di riportarlo in orfanotrofio; questo gesto fa scaturire un forte senso di colpa nella coppia che porterà Ema (la protagonista) a far di tutto pur di riprendersi il piccolo orfano. Il classico film aggrovigliato con colpo di scena finale che dà un senso a quanto visto prima. Film lento e a tratti pesante, con una bellissima fotografia e un'ottima coppia di attori protagonisti. Meglio la confezione del contenuto, ma nel complesso non è male.

Mickes2 18/05/20 00:32 - 1668 commenti

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Valparaíso, crepuscolare e incendiata, racconta di Ema: ardente come il fuoco e libera nella danza come nel sesso; una femme fatale multicolore divisa fra istinto carnale e materno. Iperbolico e destrutturato, sa intercettare tramite il flusso di coscienza di una sceneggiatura perturbante quanto gelida, le pieghe di un’instabilità sull’orlo del baratro e l’elaborazione di più errori. Il sound design di Jaar si aggrappa ai caratteri descrivendo, seppur in modo incostante, un ménage interpersonale e familiare senza vinti né prigionieri. Da premiare.
MEMORABILE: Il primo balletto e le alternanze narrative.

Daniela 19/05/20 04:31 - 9840 commenti

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Lei ballerina, lui coreografo: hanno riaffidato ai servizi sociali il bambino adottato un anno prima e ed ora si macerano attribuendo l'uno all'altra la colpa di quanto successo... Larrain spiazza dirigendo un film stiloso ma fumoso, discutibile: l'algida Ema è la portatrice incendiaria di una nuova idea di famiglia oppure una manipolatrice che si serve del sesso per raggiungere i suoi scopi? Comunque, se l'intenzione era quella di farci empatizzare con lei, la missione è fallita mentre il regista in altre occasioni è riuscito a far provare pietà perfino nei confronti di un prete pedofilo.
MEMORABILE: In negativo: i dialoghi tra moglie e marito, in cui nel giro di pochi secondi si passa dalle dichiazioni d'odio a quelle d'amore; Il gatto in frigo

Bubobubo 30/05/20 12:50 - 1327 commenti

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Ema è fuoco e ghiaccio, angelo della danza classica e demonio del reggaeton, madre premurosa di figli non suoi e corpo snaturato in cui scorre la lava di una sensualità indomabile e irrefrenabile: è moglie del coreografo Gastón, insegnante a tempo perso di educazione fisica, piromane per diletto ma amante di un pompiere (e del proprio avvocato). Larraín dirige un film esigente, a tratti eccesivamente verboso e patetico nelle schermaglie tra protagonisti, non del tutto convincente ma con un che di radicalmente inafferrabile che attira, seduce.
MEMORABILE: Primo giorno come insegnante di educazione fisica.

Herrkinski 6/07/20 22:15 - 5413 commenti

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Dura capire cosa volesse fare Larrain, che qui pare rincorrere il fantasma di certo Gaspar Noé mettendo in scena una confusa vicenda tra drammi familiari e di coppia, maternità, liberazione sessuale e danza che vive di momenti surreali (il lanciafiamme, la storia col pompiere, le scene di ballo, le orge), slanci drammatici dai dialoghi discutibili e pulsioni sessuali promiscue. Restano le belle facce del cast nonché regia e fotografia di livello ma le quasi due ore di durata riservano momenti soporiferi e uno script che spesso non va a parare da nessuna parte e risulta improbabile.

Kinodrop 13/08/20 20:08 - 1674 commenti

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Una nebbiosa e aggrovigliata storia delle contraddizioni che albergano nella personalità di una gelidissima ballerina (a tempo perso incendiaria nelle notti di Valparaiso) tra pulsioni erotiche, istinto materno acceso e disinnescato e una morbosa concezione della famiglia. Un soggetto inestricabile, in cui nessuno riesce a farsi voler bene e che sgomenta lo spettatore memore della notevole filmografia di Larrain. Anche le coreografie splendidamente illuminate che vorrebbero significare qualcosa "oltre la danza", appaiono piuttosto aborracciate. Non si vede l'ora che finisca.

Cotola 7/10/20 20:10 - 7703 commenti

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Difficile capire quali fossero le intenzioni di Larraìn (si vedano i ripetuti balletti che, forse, vorrebbero avere significati pregnanti che risultano però del tutti incomprensibili) che gira un film diversissimo da tutti gli altri realizzati sino ad ora. Ciò non sarebbe un difetto, ma la storia gira a vuoto, non convince e certi dialoghi sono da mani nei capelli. Nulla la capacità di creare empatia coi personaggi. Nel finale quasi si inabissa ma riesce con un po' di furbizia, che permette di spiegare le tante forzature, a non toccare il fondo. Bella la fotografia, ma è troppo poco.

Paulaster 24/11/20 09:45 - 2923 commenti

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Coppia di artisti rivuole indietro il figlio adottivo che avevano abbandonato. Larrain si rinnova e racconta la nuova generazione cilena adesso emancipata nello sperimentare la libertà (d’opinione e sessuale). Attenzione alla forma (i balletti sono girati piuttosto bene) ma scarsissimo il contenuto: dialoghi teatrali tra i protagonisti, vuoto totale sui veri motivi delle loro azioni, trasgressioni anarchiche e provocazioni al limite dell’erotico fine a se stesse. Il sistema che regola le leggi infantili viene fatto apparire addirittura come bigotto, e Larrain sembra approvare.
MEMORABILE: I passi di danza in riva al mare da sola; In negativo: il ballo sul tavolo dell’avvocatessa; Le ragazze che si baciano in gruppo.

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