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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Non è certo il primo film dedicato a Elvis, i cui ultimi anni di vita vengono inevitabilmente rivisti attraverso il filtro del decadentismo romantico e la cui esistenza si presta a sintetizzare in pochi passaggi la quintessenza dell'eroe rock così come idealizzato dal grande pubblico. Fenomeno prettamente americano (mai una tournee al di fuori degli States), venerato e sognato da torme di fan urlanti, l'Elvis di Boz Luhrmann comincia la sua avventura da ragazzo, mentre apprende il ritmo dalla musica nera lasciando che gli scorra nelle vene fino a esplodere sul palco in mosse e ancheggiamenti che spingono al delirio collettivo, a una partecipazione impensabile che la regia di Luhrmann traduce straordinariamente in immagini....Leggi tutto Merito della scelta di un Austin Butler assolutamente perfetto (quandanche non troppo simile) nel ruolo di Elvis, ma soprattutto di un lavoro certosino nella scelta delle inquadrature, nel montaggio, negli interventi grafici (mirabilmente riprodotti in italiano nelle copie di casa nostra) e in sintesi di un lavoro dietro la macchina da presa nettamente superiore agli standard. Se Luhrmann aveva già mostrato di trovare nella musica la sponda ideale per il suo slancio immaginifico, qui non fa che confermare il peculiare talento: basti vedere come le sequenze dei concerti dal vivo nei Cinquanta riescano magicamente a restituire in pieno (e anzi amplificare) la travolgente carica di Elvis: la prima parte è dedicata al montare di un fenomeno profondamente legato alle mosse sul palco, agli ammiccamenti alle fan, a una totale immersione nella dimensione live che Elvis a onor del vero non ha mai perso, nemmeno negli ultimi concerti quando ormai faticava quasi a muoversi. E naturalmente testimoniato al meglio è il rapporto col suo manager, il colonnello Tom Parker di Hanks, saltuariamente voce narrante ma presenza chiave e ambigua che - anche grazie alla consueta, impeccabile interpretazione dell'attore - pretende spazio e se lo guadagna sottolineando l'ingenuità della rockstar, mossa da un padre-padrone dal quale non saprà mai davvero scindersi. In questo senso illuminante l'ultimo confronto tra i due, monologo sulle diverse solitudini che apre al malinconico finale. Dopo un breve intermezzo dedicato all'interruzione della carriera dovuto al servizio militare e il vano tentativo di lanciare Elvis come divo di Hollywood, il film si focalizza presto sulla fase declinante, sull'accasamento all'International Hotel di Las Vegas che diventerà - lo affermò lui stesso - il mausoleo del cantante. Una dimensione castrante dalla quale Presley non seppe affrancarsi, prigioniero di pillole, droghe e altri eccessi legati alla vita da rockstar. Ma è evidente quanto la parabola umana, per quanto correttamente affrontata (e con qualche banalità di troppo), sia nel film marginale rispetto all'impatto visivo, all'accuratezza della ricostruzione storica, alla perfetta riproposizione dei look e dei costumi utilizzati da Elvis in concerto: è con ogni evidenza enorme il lavoro fatto osservando i tanti video circolanti. Perfetto anche il dosaggio delle esibizioni musicali, talmente ben integrate nel film da non apparire mai ridondanti, eccessive... Anche non apprezzando lo stile e i brani di Presley il film può essere ugualmente goduto in ogni sua parte, con l'esibizione conclusiva del 1977, reale, che si inserisce meravigliosamente nella storia senza che quasi ci si accorga della cesura. Dovuta qualche scontata parentesi con la moglie Priscilla (DeJonge), concessione a una dimensione privata che evidenzia la fragilità e la genuinità di Elvis, tratteggiati con sufficiente credibilità i personaggi secondari, per quanto destinati a rimanere anonimamente sullo sfondo. Luhrmann è in definitiva abile nel cogliere la carica prima e l'indifesa rassegnazione poi, riscattata dalle performance live, fornendo una panoramica globale buona e convincente dell'artista, riuscendo a non far pesare la durata fiume (2h40'!) e sapendo a tratti commuovere. Un'operazione magari un po' superficiale, poco originale ma sorretta da un lavoro registico imponente, per molti versi impressionante.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/06/22 DAL BENEMERITO XAMINI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 15/08/22
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Xamini 27/06/22 14:12 - 1155 commenti

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Luhrmann indugia a modo suo sul mito di Elvis e, impossibilitato a riprodurne per intero tutti i dettagli della storia, ne riassume con montaggio serrato o qualche cenno alcuni momenti salienti, concentrandosi sulla sua controversa relazione con il colonnello Parker, suo manager. Austin Butler ha il volto, i movimenti e il carisma adeguato a rappresentare il re del rock e su Tom Hanks non serve dire molto. Ne risulta un'opera (piuttosto lunga) fatta di luci, colori, frenesia e un velo di tristezza, la stessa che ha ammantato la vita di una delle icone più significative del rock.

Leandrino 6/07/22 10:03 - 461 commenti

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Un gigantesco e rigoglioso ritratto volutamente parziale, che restituisce la figura di Elvis in tutto il suo leggendario fulgore. Talvolta difficile da seguire, visto il ritmo forsennato col quale macina elementi eterogenei - soprattutto nei momenti iniziali: montaggio da videoclip con voce over, fumetto, ricostruzione - per tutta la sua mai eccessiva durata; ma a ripagare sono i momenti culminanti, come una giostra che alterna i momenti di panico a quelli di quiete. Un meccanismo narrativo dichiarato, che lascia quasi sempre con gli occhi lucidi e il cuore stanco.

Pinhead80 7/07/22 08:53 - 4375 commenti

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La storia di Elvis Presley, il Re indiscusso del rock and roll, viene raccontata da Baz Luhrmann attraverso la narrazione del "Colonnello", il manager nonché la figura più discussa e controversa che ha determinato la carriera dell'artista. Ampio spazio, e non poteva essere altrimenti, viene dato alla musica, che scandisce ogni singolo momento della spettacolare e travagliata vita di Presley. Il racconto è ben strutturato e ricco di particolari che fanno luce sul mito di Elvis e sulla profonda solitudine che lo affliggeva. Ottima e sentita l'interpretazione di Austin Butler.

Rebis 8/07/22 10:55 - 2222 commenti

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Se cercate l'uomo dietro le immagini, troverete solo le immagini. Se cercate la storia mai raccontata, troverete la storia tramandata. Quella di Luhrmann non è progettualità biografica, ma la sua cifra autoriale prestata al Re del Rock: ipertrofia visiva, classicismo tout court che si abbevera alle sorgenti del melodramma faustiano; la maniera della vecchia maniera, insomma. Ma è anche resa socratica al "non sapere", quindi onestà intellettuale e abnegazione al cospetto del mito. Ne deriva un film paradossale e ossimorico: umile ed esagerato. Butler? Solo un ultracorpo, naturalmente.

Deepred89 9/07/22 02:41 - 3553 commenti

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Sarebbe stato un biopic hollywoodiano come i tanti altri dedicati a musicisti celebri (solita struttura ascesa-declino ecc.), ma fortunatamente regia e soprattutto montaggio riescono a vivacizzare al massimo lo scontato materiale narrativo, con una fascinazione per il movimento di macchina e lo split screen non lontanissima da certi lavori di De Palma. Riuscito anche il tentativo di comunicare, a livello visivo e sonoro, l'impatto spregiudicato e travolgente che Elvis ebbe nella sua epoca, specialmente agli albori. Durata eccessiva, come al solito. Notevole il make up di Tom Hanks.

Muttl19741 11/07/22 11:15 - 150 commenti

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Biopic psichedelico e lisergico dedicato a un enorme talento imprigionato nelle proprie origini, nelle proprie debolezze e ingenuità. Un musical che fortunatamente non tenta nemmeno di narrare le vicende della vita di Elvis, ma che si dedica a comporre e rievocare la sua anima fragile, devota prima e oltre tutto al proprio pubblico, che non tradirà mai fino alla prematura fine. Scelta registica coraggiosa, premiata da un ottimo risultato. Superfluo parlare della colonna sonora, strepitosa la prova d'attore del protagonista Austin Butler.

Paulaster 25/07/22 09:32 - 3842 commenti

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Biopic che si sofferma sugli eventi più rappresentativi della carriera di Presley, rappresentati da Luhrmann come fosse un’opera pop. Più che una mera descrizione di fatti, la regia enfatizza il sensazionalismo della figura del cantante nella scena musicale. Inizio travolgente e con meno idee nella fase centrale. Il film  riprende a Las Vegas e stringa nel finale. Giusta la scelta di riproporre i brani in chiave più moderna. Butler ha solo un lieve fascino ma ha a che fare con un gigante del rock; Hanks resta prigioniero del make up e sfrutta solo qualche espressione. Si poteva scavare di più.
MEMORABILE: Le urla delle ragazze; Le prove a Las Vegas; L’ultimo concerto.

Herrkinski 8/08/22 02:38 - 7098 commenti

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Più che un biopic, un gigantesco videoclip di due ore e mezza che inquadra alcuni momenti salienti della carriera di Presley - pur quasi sempre piuttosto romanzati, se non inventati - e il suo rapporto burrascoso col manager; si potranno perdonare a Luhrmann certi slanci modernisti improbabili (i brevi inserti rap su tutti) e alcuni cenni storici didascalici e superficiali, a fronte di un impatto visivo strepitoso e della ricostruzione notevole di alcune esibizioni di Elvis. Encomiabile la prova di Butler, sia fisicamente che nell'imitazione dell'accento, e di Hanks sotto make-up.
MEMORABILE: I disordini durante l'esibizione di "Trouble"; Gli spettacoli a Las Vegas; Lo special televisivo.

Daniela 9/08/22 17:50 - 11847 commenti

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La storia di The King raccontata dal discusso manager che riuscì a farlo diventare una star ma lo tenne anche prigioniero in una gabbia dorata per propri interessi personali. Se l'adozione di questo punto di vista particolare consente a Luhrmann di evitare l'agiografia e le sue capacità registiche risaltano nella brillantezza della messa in scena e del montaggio, sono però le interpretazioni la vera carta vincente: pesantemente truccato, Hanks fornisce un'ottima prova nei panni del suo ambiguo personaggio mentre Butler impressiona per somiglianza e intensità. Biopic trascinante.
MEMORABILE: La prima esibizione vestito di rosa; Le trattative del manager durante la prima esibizione sul palco dell'International Hotel a Las Vegas.

Capannelle 13/08/22 23:11 - 4141 commenti

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Parte alla grande, con un montaggio e una potenza visiva a cui Luhrmann ci ha abituato nei suoi precedenti lavori. Il kitsch si limita ad alcune grafiche e la cornice creata attorno a un magnetico Butler, che sa trasmettere la giusta dose di energia e sbruffonaggine, è di alto livello. Nel secondo tempo parte dell'energia viene dissipata e non solo perché iniziano la parabola discendente e i suoi dissidi con il Colonnello, figura cui Hanks presta l'abituale bravura nonostante il pesante trucco. Ad ogni modo durata e salti temporali non pesano, lo spettacolo vale il biglietto.

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Reeves 15/08/22 22:06 - 1248 commenti

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Questa volta Luhrmann racconta il grande Elvis dal punto di vista del suo manager, dribblando in questo modo i tempi tradizionali del biopic e incentrando tutta la storia sul dualismo dei due. Come in tutti i suoi film, Luhrmann è visionario e non si ferma di fronte agli eccessi: è il suo pregio, ma anche il suo difetto, gli manca sempre una lira per fare un soldo.

Areknames 18/08/22 09:22 - 39 commenti

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Il film che fa tabula rasa di tutto quello che, nella forma fiction, è stato fatto in precedenza su Elvis. Dice qualcosa di nuovo sul re? No e non è questo che ci si deve aspettare da un biopic, perché offre ben altro: emozioni fino allo stordimento. Il film è un corsa infinita, la ricerca del sogno e dell'essere amato che porta alla distruzione. Un ritmo frenetico, una moltiplicazione costante di piani narrativi e di trucchi di messa in scena, ma che quando rallenta mostra i momenti chiave della vita del re. In 157 minuti c'è tutto, storia dell'America e storia umana.

Galbo 17/09/22 20:34 - 11981 commenti

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Monumentale omaggio al re del rock da parte di un regista che si conferma dotato di grande talento visivo. Elvis è una festa per gli occhi, con riprese di grande eleganza e una fotografia spettacolare che porta lo spettatore letteralmente dentro la scena. Si può quindi perdonare qualche approssimazione nella caratterizzazione dei personaggi mentre non si può non applaudire la straordinaria performance dei due protagonisti, Butler ed Hanks, che primeggiano in un cast comunque ben assemblato. Quasi tre ore che volano via...

Caesars 5/10/22 11:35 - 3489 commenti

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Cinema che parla più agli occhi che all'anima. Luhrmann dirige un film tecnicamente superbo e ben interpretato (Hanks è una garanzia, ma Butler è un Elvis strepitoso), riuscendo ad intrattenere per più di due ore e mezzo senza far pesare tale quantità di tempo. Per contro la storia fatica a coinvolgere e  si assiste alle vicende del celebre cantante con un certo distacco. Ci sono aspetti della vita di Elvis che vengono trascurati, ma questa era quasi inevitabile. Se il prodotto finale è sicuramente più che discreto, non si riesce comunque ad inquadrarlo come "buono".
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