Elle

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Elle
Anno: 2016
Genere: drammatico (colore)
Note: Presentato al XXXIV Torino Film Festival.
Numero commenti presenti: 20
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Straordinaria Isabelle Huppert, pallida musa di un Verhoeven maturo più di sempre, ancora attratto dagli eccessi ma stemperati dalla fondamentale imperturbabilità della protagonista. La chiave sta nella normalizzazione del paradossale, nella derubricazione a quotidiano di situazioni al limite dell'inverosimile non tanto in se stesse quanto per la loro vicinanza nello stretto periodo. D'altronde, il tempo di un'inquadratura sugli occhi del gatto e la protagonista è già distesa sul pavimento di casa vittima di uno stupro feroce. Verhoeven mette in chiaro le cose da subito e se a tratti rallenta è solo per poter poi riaccelerare cogliendo nuovamente di sorpresa. Ancor più con le parole che con le azioni. Michèle (Huppert) si rialza, si riassetta...Leggi tutto come può, al figlio (Bloquet) che poco dopo rientra e la vede con un occhio pesto s'inventa d'esser caduta dalla bici, non fa alcuna denuncia alla polizia, riprende in mano la propria vita come niente fosse accaduto. Al lavoro, dove dirige un pool di sviluppatori di videogame violentissimi, dice di insistere maggiormente con il sangue proprio mentre la principessa del gioco viene trucidata dal mostro. E' solo l'antipasto, perché ogni nuovo giorno reca con sé tradimenti, offese, confessioni, imbarazzo: fa il piedino al vicino di casa (Lafitte) infischiandosene della moglie che siede a tavola con loro, suo figlio è trattato come un idiota dalla fidanzata (Isaaz), la madre se la spassa con uno gigolo e il padre - dulcis in fundo - sconta in carcere l'ergastolo dopo aver fatto fuori nei Settanta l'intero vicinato! La somma di criticità iperboliche acquista credibilità attraverso lo sguardo tra l'assente e l'inconsciamente altezzoso della Huppert, gelido filtro livellante: Verhoeven si diverte a inventare colpi di scena in sequenza per far rientrare tutto nella norma di un universo che senza accorgersene sta impazzendo e noi con lui: l'accettazione distratta di quanto non è bene fingere di non vedere può condurre alla sovversione delle regole minime di convivenza? Il mondo sta cambiando, sarà comunque bene aprire gli occhi. Un messaggio che il regista comunica attraverso la splendida asetticità di una messa in scena senza fronzoli quanto impeccabile. Rifugge la banalità con risposte imprevedibili, cura la sintesi con scambi efficaci, trova nella Huppert la complice ideale per riempire ogni breccia che inevitabile s'apre tra le maglie di un'elegante tessuto cucito per oltre due ore. L'insostenibile leggerezza dell'essere di Michèle, il non-amore e il sangue di Verhoeven. Prima di Haneke c'era lui e ce l'eravamo dimenticato.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/11/16 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 24/07/17
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Cotola 19/11/16 00:21 - 7692 commenti

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Buon ritorno di Verhoeven al cinema con un film dominato da una grande prova della Huppert che dà anima e corpo ad un personaggio freddo, anaffettivo, sgradevole e deviato. La sceneggiatura presenta ottimi dialoghi e sa alternare il registro brillante con quello drammatico e thriller. Forse ha il difetto di accumulare troppe piste narrative ma alla fine le risolve tutte e lo fa abbastanza bene senza mai annoiare nonostante l'alto minutaggio. Un solido intrattenimento in cui non è poi così facile oggigiorno al cinema.

Paulaster 1/02/17 09:56 - 2913 commenti

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Benvenuti nella sagra della violenza privata tra stupri, vecchie stragi, tradimenti, figli (forse) di altri padri. Troppa carne al fuoco giocata su dialoghi di morbidezza francese con le improvvise accelerate all’americana. Il problema maggiore è l’inconsistenza dello studio psicologico: si accetta la realtà, ma chiamare la polizia no? La Huppert recita in modo naturale; fin troppo viste le vicende che la coinvolgono e l’ultima parte è talmente disomogenea che a quel punto interessa poco scoprire chi è il colpevole.
MEMORABILE: Il piedino sotto al tavolo alla cena di Natale.

Myvincent 27/03/17 08:43 - 2659 commenti

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Una formidabile Isabelle Huppert al centro di una storia che è un miscuglio di thriller, dramma, costume, ma che si arrotonda coi toni della commedia ricca di risvolti ironici e paradossali. Una brutale violenza sessuale ai danni di una bella manager di successo apre un racconto in cui le conseguenze del passato si riveleranno pesare molto sul presente. Sopra ogni cosa il magnetismo ineguagliabile della protagonista, mai così espressiva, di una femminilità contemporanea, fragile, forte, sensuale, coraggiosa nello stesso tempo.

Lou 3/04/17 23:47 - 999 commenti

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Il cinema laido di Verhoeven si conferma anche in questo sua ultima prova, un thriller in cui la rappresentazione delle perversioni umane risulta particolarmente violenta e disturbante. Solo un'attrice come la Huppert poteva esserne adeguata protagonista, assolutamente impareggiabile nel ruolo delle donna cinica e insensibile, segnata da un passato terribile. Siamo di fronte a una torbida storia di sesso e violenza, con parecchie cadute di gusto, ma per il resto il film è ben fatto e la recitazione convincente.

Nancy 5/04/17 12:45 - 774 commenti

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Il film si salva unicamente con la granitica interpretazione della Huppert; ma non basta questo a fronte di una sceneggiatura che mette in scena la farsa della violenza, più che il suo dramma, dove la Lei che dovrebbe essere il motore centrale del film è in realtà un personaggio passivo a qualsiasi cosa le capiti, che con la scorza della fierezza si lascia invece sopraffare dalle situazioni che portano tutte un'azione maschile. In questo senso Verhoeven non si capisce dove volesse andare a parare; piatte la regia e la fotografia. Deludentissimo.

Capannelle 7/04/17 20:30 - 3780 commenti

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Tanta carne al fuoco in queste due ore; l'arrosto sa un po' di bruciato anche se il film è abbastanza scorrevole e la Huppert si immedesima alla grande in questa donna poco ruffiana e con qualche conto da pagare. Sottacendo qualche forzatura vi si possono anche trovare dei significati interessanti e delle sferzate al nostro vivere odierno, alle nostre abitudini codificate. Però la girandola di personaggi e di sottotrame è eccessiva e non sempre va a segno: da lì quel sapore finale non proprio riuscito.

Rebis 11/04/17 12:16 - 2091 commenti

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È attraverso gli occhi di un gatto che entriamo nella vita di Michèle Lebranc, fissi su un atto di abuso (stra)ordinario: ed è da questo grado zero di osservazione - amorale, libero da pregiudizi - che Verhoeven ci invita ad assistere. Fa un favore a tutti, Michèle, assecondando senza reticenze la sua libido, dando corpo alle sue perversioni, consumando la distanza tra vittima e carnefice - falsa dialettica in cui si accomoda l'ipocrisia borghese: è agendo come la prima che realiziamo il potenziale riparatore del secondo. Messa in scena razionalista; Huppert tetragona.

Saintgifts 5/05/17 11:43 - 4098 commenti

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Nemmeno i videogiochi più spinti, più mostruosi, riescono a superare una realtà che sotto civili apparenze, una volta si diceva borghesi, sforna mostri di ogni tipo, dove le perversioni, o semplici deviazioni sessuali una volta di più condizionano senza scampo. Verhoeven e una discreta sceneggiatura trattano al meglio il soggetto di Philippe Djian, vero punto di forza del film, che trova in una formidabile Huppert, simbolo di una femminilità e di un fascino tutto francese, l'interprete ideale. Un plauso anche a Judith Magre, degna madre.

Deepred89 6/05/17 20:59 - 3332 commenti

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Splendido e sfaccettatissimo ritratto di signora sviscerato tramite un intreccio da mistery di quartiere che si fa revenge dai tocchi quasi almodovariani. Imprevedibile e mai banale, psicologicamente finissimo, perfettamente bilanciato tra glacialità, ironia e impennate nel torbido. Notevole la Huppert, sempre con l'espressione giusta al momento giusto. Qualche parentesi tirata per le lunghe nel primo tempo, riscattata dal notevole colpo di coda rivelatore, che risolve con classe certi piccoli dettagli rimasti in sospeso.
MEMORABILE: L'ultima sorpresa, sotto le righe, quasi eastwoodiana, mentre le statue vengono riposte nel camion.

Didda23 2/08/17 10:47 - 2305 commenti

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Il merito migliore di Verhoeven è quello di dipingere una storia dai risvolti malati e deviati, senza scadere nela gratuità e nell'effimera provocazione autoriale. Si respira grande cinema, sia a livello visivo che narrativo, con colpi di scena ben assestati e alcune sequenze da manuale. Si rimane incollati dall'inizio alla fine grazie anche alla chiarezza espositiva che non lascia perplessità lungo il cammino. La scelta della Huppert può sembrare facile (visto le caratteristiche e il trascorso attoriale), ma a conti fatti è perfetta.
MEMORABILE: La Huppert racconta con spiazzante normalità cosa gli è successo ai colleghi; La nascita del bambino; Le parole della Efira nel finale.

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Ira72 19/08/17 20:19 - 984 commenti

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Non male nel complesso. Peccato per il finale, un po' affettato e affrettato in un film tutt'altro che sbrigativo. Decisamente brava la Huppert che sostiene l'intero film risultando sgradevole, fredda, cinica e determinata quel tanto che basta per non diventare insopportabile. Non manca nulla: la storia d'amore, la storia di solo sesso, il triangolo, la carriera, la suspense tipica dei thriller e il rapporto genitoriale, spesso conflittuale, talvolta inesistente, comunque intromissivo. Memorabile? No!

Giùan 1/10/17 08:16 - 3129 commenti

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(Video)gioco (meta)cinematografico (polimorfamente) perverso e sfrenato, tenuto da Verhoeven con la greve grazia che ne ha sempre caratterizzato i momenti migliori ma che qui sorprende e sconcerta tale è la messe di carne (tema letteralmente ricorrente nella filmografia del regista) al fuoco. Le citazioni si sprecano: da Buñuel a Hitchcok a Renoir, ma l'autore olandese rinuncia al codice morale di questi maestri, sporcando di "spetters" lo schermo in nome di un anomia appena troppo divertita. Huppert senza fiato né bronco, si caricaturizza e giganteggia.
MEMORABILE: La Huppert nel tentativo di parcheggiare tampona più volte con nonchalance l'auto dell'ex, un grande Charles Berling.

Matalo! 29/01/18 14:53 - 1368 commenti

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Di tutti i film nuovi visti sino a oggi Elle è uno dei pochissimi che mi abbia acceso il cuore. Verhoeven (ma dai!) entra nei recessi di un'anima apparentemente fredda e declina tutte le pieghe interne; e, oltretutto, sa trascinare nell'ambiguità personale anche chi la circonda. Non poteva essere che la Huppert, con la sua faccia attonita e il suo sguardo navigato, cinico e triste allo stesso tempo, a interpretare il personaggio che alla violenza subita risponde con violenza. Tanta sagacia e spessore lo si sperava, dal regista. Eccezionale.

Bubobubo 29/12/18 00:29 - 1327 commenti

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Solo la Huppert poteva donare corpo, spirito e sfacciataggine a un personaggio tanto borderline (mangiauomini incallita, a capo di un'azienda di videogames, con l'anziana madre a caccia di toyboy e il padre in carcere per una sanguinosa strage). Fioriscono così tante linee narrative (non tutte efficacamente sviluppate) che quasi ci si dimentica del motore narrativo, uno stupro sbattuto in prima pagina e poi riassorbito, come se nulla fosse, nell'allucinata quotidianità dei protagonisti. Intrigante, con nota di demerito per l'anonima regia.

Pinhead80 8/03/19 16:27 - 4038 commenti

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Un grido squarcia lo schermo e uno stupro bestiale è la prima visione di un film che comincia come non ti aspetti. Poi il gioco tra vittima e carnefice diventa lo sfondo di un viaggio personale volto a indagare i fantasmi del passato che non smettono mai di tormentarti. La violenza in sé sembra essere utilizzata come unica via per mondarsi da ogni peccato e per liberarsi dai retaggi familiari. Forse allora tutto è davvero importante, o forse non lo è niente. In questo mondo in putrefazione anche la morale va a farsi benedire.

Noodles 5/10/19 22:06 - 991 commenti

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Il film poggia il suo potenziale principalmente su una recitazione sopraffina, specialmente per quanto riguarda la protagonista, la bravissima Isabelle Huppert e anche per un inizio pellicola a tinte thriller che cattura l'attenzione. Attenzione che però scema man mano che si va avanti. Il thriller diventa un drammone, l'azione si fa scontata e il film prende un taglio televisivo da giallo televisivo del sabato sera. Inoltre il cinismo a tutti i costi della protagonista non sempre convince.

Enzus79 13/10/19 23:47 - 1882 commenti

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Dramma che si basa prettamente sull'interpretazione da standing ovation di Isabelle Huppert (premiata con un Golden Globe). Seppur scorrevole, tuttavia, il film manca di un vero colpo di scena e a prevalere è infine il paradosso: la reazione della vittima risulta ai limiti dell'inconcepibile. Paul Verhoeven ha sicuramente fatto di meglio, oltreoceano.
MEMORABILE: La nascita del bambino di colore.

Kanon 14/10/19 19:51 - 596 commenti

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Verhoeven prova a fare l'autore ma la cosa non pare palesemente nelle sue corde. Cincischia, tergiversa, diluisce un timido spaccato di donne forti e risolute (come i gatti, cascano in piedi e si leccano le ferite) dove il maschio è castrato, inetto e violento. Le sovrastrutture permettono alla Huppert (brava con riserva) di spaziare tra luoghi (ma non stati d'animo, assenti) e pretestuosi contesti thrilling scontati e banali. Assenza d'impronta del regista, vacuità di contenuti e forme mal amalgamate affossano irrimediabilmente il risultato.

Schramm 19/10/19 16:20 - 2483 commenti

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Non tutti i buchi hanno una ciambella attorno e in alcuni si può solo malamente inciampare o volare giù. Eva serpe Adamo Dio: Huppertcut quinto ellemento, bruco-mela d'un eterno ritorno del quarto uomo senza ombra cacciato dall'Eden (per mano) di un regista senza più amore né sangue ma solo arida amarezza tutta sommari di agnizioni scontate, libri neri del familismo, fascini borghesi tutt'altro che discreti, e all'improvviso un riconosciuto. Verhoeven, un tempo capace di slanci filmici catapultivi perde qui ettari di terreno cinematografico, colpi narrativi e galloni di smalto affabulatorio.

Daniela 5/12/19 23:45 - 9824 commenti

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Manager fredda, autoritaria, inaffettiva, segnata da un trauma infantile insanabile, subisce un nuovo trauma, ossia lo stupro brutale da parte di un simil-diabolic. Forse era quello che segretamente desiderava, ma in mezzo a tanto sfacelo umano, fra stragi pregresse, morbosità assortite, vecchie vogliose, paternità incerte, ogni ambizione di fine indagine psicologica va a farsi benedire. Il troppo stucca e non basta la prestazione di Huppert, sempre brava in ruoli del genere, a far digerire un film che mira allo scandalo in modo troppo programmatico per non rischiare il comico involontario.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Rebis • 25/07/17 09:10
    Gestione sicurezza - 4292 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Non mi pare proprio il caso, Rebis; ne sceglierò una oggi particolarmente squallida per raffeddare gli animi, ho qui l'imbarazzo della scelta :) Buio, prima di festeggiare direi di guardartelo. Magari ti fa pena e in quel caso cosa festeggi? Com'è giusto che sia (e fortunatamente) ci sono anche qui giudizi molto molto meno entusiasti.

    Uff... sempre nichilista l'archivista, eh?
  • Discussione Zender • 25/07/17 12:06
    Consigliere - 43931 interventi
    No, archivista realista. Poi ogni tanto il Marcel "parte" e ho quasi l'impressione che non si renda manco conto di quel che scrive.

    Ah ok Buio, se vuoi festeggiare le quattropalle del Marcel in quanto quattropalle d'accordo. Sperando che un giorno lo veda pure tu comunque.
  • Discussione Cotola • 27/07/17 02:59
    Consigliere avanzato - 3653 interventi
    Le quattro palle del Maestro sono un vero evento.
    Era dai tempi dell'ultimo Tarantino (febbraio 2016) che il pallinaggio davinottico non volava così alto.
    Se non ho contato male sono passati sotto i suoi più di 400 film prima che gratificasse di nuovo così una pellicola.
  • Discussione Matalo! • 29/01/18 14:55
    Call center Davinotti - 619 interventi
    Son lieto di condividere l'entusiasmo dell'Esimio con il mio voto, che verrà pubblicato a giorni (se è tutto ok). Accidenti, che film, che spessore, che profondità
  • Discussione Poppo • 31/01/18 10:17
    Galoppino - 422 interventi
    Il gatto nella scena iniziale mi ha fatto ricordare Jonesy (Alien). Vista la situazione quasi la considero una citazione... Che dite?
  • Discussione Zender • 31/01/18 14:25
    Consigliere - 43931 interventi
    Non ricordo in questo film quale sia la situazione, esattamente... Come mai te l'ha ricordato?
  • Discussione Poppo • 1/02/18 11:35
    Galoppino - 422 interventi
    In due parole è il primissimo piano di un gatto (il muso) che osserva una azione violenta su un essere umano (in Elle ai danni della protagonista, in Alien, ricordate bene immagino...)
  • Discussione Zender • 1/02/18 17:19
    Consigliere - 43931 interventi
    Capito. Personalmente mi pare un po' poco per considerarla una citazione. Ce ne saranno altre molto simili nei film tratti dal racconto di Poe o nei film con gatti assassini o vicini agli assassini immagino...
  • Discussione Poppo • 11/02/18 23:29
    Galoppino - 422 interventi
    Zender ebbe a dire:
    film con gatti assassini o vicini agli assassini immagino...


    Quando si dice la coincidenza. Ho rivisto il primo Argento: c'è un gatto dal pelo rosso inquadrato un paio di volte nella parte iniziale del film...
  • Discussione Raremirko • 31/07/19 22:46
    Addetto riparazione hardware - 3540 interventi
    Il tocco di Verhoeven si sente pure ma quoto chi dice che non si capisce bene dove si voglia andare a parare; anche la morale rimane ambigua.


    Molto bene la Huppert, sempre fascinosa, bene Berling, originale lo spunto della software house di videogiochi, ma i buchi di script e/o la natura troppo ambigua un pò lo svalutano.

    Comunque discreto.