Comedians

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Comedians
Anno: 2021
Genere: commedia (colore)
Note: Tratto dalla pièce omonima di Trevor Griffiths.
Numero commenti presenti: 2
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Nuova ripresa da parte di Salvatores della pièce di Trevor Griffiths, alla quale già si era liberamente ispirato ai tempi lontani di KAMIKAZEN. Un gruppo di aspiranti cabarettisti è pronto a concretizzare in una sera gli insegnamenti ricevuti al corso di Eddie Barni (Balasso), che ha loro insegnato il significato ultimo della comicità coltivandone lo spirito meno scontato e più libero. Non è però questo che il pubblico vuole, spiega chiaramente Bernardo Celli (De Sica) dall'alto della sua posizione di star televisiva e di agente pronto a ingaggiare chi tra loro dimostrerà di meritarlo. Chi dovrà applaudire...Leggi tutto nel locale dove dovranno esibirsi di lì a pochi minuti ha voglia di disimpegno, di svago, e quindi chi ha in mente di proporre uno show rivoluzionario sarà bene ci ripensi. I "comedians" riflettono: è giusto cambiare all'ultimo momento l'impostazione precedentemente scelta per compiacere chi però è anche colui che promette di dare uno sbocco ai tuoi sogni? L'ingresso in aula (dove si tengono le "lezioni") di De Sica, che avviene solo in un secondo momento, ha lo stesso potere deflagrante dell'entrata in scena di Alec Baldwin in AMERICANI, di colui cioè che con la sicumera di chi il mondo vero (dello spettacolo, in questo caso) conosce, sale sopra i consigli più paternalistici dell'insegnante ribaltando le carte in tavola. Anche in virtù di una recitazione superba, una spanna sopra gli altri, De Sica accentra d'improvviso su di sé ogni attenzione riducendo gli spazi degli altri “comedians”. Siede in cattedra e spiega, dispensa concretezza. E così il cast, che fin lì aveva mostrato forte autonomia e capacità di emergere, si mette al servizio del vero capocomico mentre mutano le coordinate del racconto, che accantona momentaneamente la dimensione privata dei protagonisti per farli riflettere sulle nuove direttive. Tutti, compreso Balasso, che pure è assolutamente in parte (e che pare sempre più vicino a Beppe Grillo, anche negli improvvisi scatti d'ira), si scoprono attori più votati al cabaret che alla commedia, privi della medesima profondità interpretativa di chi il cinema bazzica da decenni con successo. Ciononostante, proprio grazie alla bella verve di Balasso ma anche alla buona caratterizzazione del giovane Giulio Pranno, costretto a ricoprire il ruolo del ragazzo antipatico ed egocentrico, convinto di essere l'unico in possesso della verità ultima, il film attraversa anche ottimi momenti puntando a porre in risalto l'umanità dei personaggi. E' invece assai meno centrato sul versante comico: le battute fluiscono senza alcuna spontaneità, meccanicamente, riciclando vetuste barzellette o modesti giochi di parole, azzardando infilate di calembour e freddure che recitate in un contesto tanto asettico rischiano di provocare frequente imbarazzo. L'approccio "professionale" alla gag sortisce effetti non voluti e allora magari sì, l'altezzoso distacco di Zappa (Pranno), il più giovane del gruppo, diventa il più logico da privilegiare, trasformando l'anticonformista per eccellenza nel personaggio chiave, al di là di un copione che per lui non pare scritto bene quanto meriterebbe: l'ambizione di aprire non solo a una comicità ma anche a un comportamento diverso e originale si materializzano in Zappa in reazioni scomposte, ingiustificate, sterili quanto la sua esibizione al night (l'unica a non finire centrifugata nel minestrone cabarettistico piuttosto desolante in cui le performance dei suoi colleghi, sul palco prima di lui, finiscono frammentate tra battute convenzionali e ampio riciclaggio). Il confronto finale tra Zappa e Barni dovrebbe sintetizzare il senso del film, ma dice poco. Così come non incide granché la presenza degli altri (pur bravi) comprimari. Il divertimento insomma latita, complice anche la grigia cornice dell'aula compresa di bidella stereotipata (Callegari) e banchi disposti ai lati della classe. L'origine teatrale è evidente, ma solo saltuariamente i discorsi sulla comicità colgono nel segno. E così nell'insieme riesce difficile giudicare COMEDIANS un film riuscito. Pare invece più velleitario, con qualche buon picco qua e là, recitato correttamente (con De Sica, Balasso e Pranno che svettano decisamente) ma nel complesso molto più debole di quanto non voglia apparire.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/06/21 DAL DAVINOTTI
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Markus 19/06/21 17:36 - 3417 commenti

I gusti di Markus

Ricomincio da tre per Salvatores. Dal cassetto dei ricordi, il regista estrae nuovamente il testo Anni '70 di Trevor Griffiths, che nel 1985 portò in scena a teatro e poi, rimaneggiato, per il suo secondo film Kamikazen. Evidentemente è vecchio cruccio che ancora lo diverte. Diverte il regista e un po' meno gli spettatori: l'impasto dei protagonisti - con strizzata d'occhio al nome di cassetta - è malamente assortito e non sempre all'altezza, tanto che De Sica è una boccata d'ossigeno. Resta però un film capace di essere attanagliante dal primo all'ultimo minuto.

Lou 15/07/21 19:22 - 1040 commenti

I gusti di Lou

Salvatores ritorna alle origini riproponendo il canovaccio del suo secondo film, lanciando il gruppo dei suoi fedelissimi attori con cui in seguito ebbe il grande successo che tutti conosciamo. L'impronta di qualità si fa sentire anche in questo remake, ma non tutto risulta convincente: la comicità non è irresistibile e alcune scelte, soprattutto la parte di Pranno, risultano forzate. De Sica sorprendentemente bravo.

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