Buio nella valle (2 puntate)

MMJ Davinotti jr
Anno: 1984
Genere: fiction (colore)
Note: Sceneggiato in due puntate di 1h30' ciascuna, in onda la prima volta su Rai 1 il 20 e il 21 settembre 1984. Ispirato alle vicende note come "I misteri di Alleghe".
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Vent'anni dopo LA DONNA DEL LAGO ecco una seconda trasposizione su schermo della vicenda relativa ai cosiddetti “misteri di Alleghe”; questa volta però, senza prendere come base il romanzo di Comisso (solo ispirato, al caso), gli autori si rifanno direttamente a quanto realmente accaduto avvicinandovisi molto di più, anche se di nuovo prendendosi molte libertà. Già spostare l'azione in avanti di sette anni (dal 1933 al 1940) falsa un po' la partenza, ma almeno qui si comincia proprio dal momento in cui tutto pare davvero aver preso il via e cioè dall'arrivo in paese (in verità mai confermato dalle indagini) del figlio...Leggi tutto (Rassimov) di Elena Cosic (Goodwin), ovvero la proprietaria della locanda "Ai cacciatori", che sostituisce l'Albergo Centrale dove si svolsero i fatti. Alleghe diventa l'immaginaria cittadina montana di Pradegà e il lago (location suggestiva da sempre associata ai misteri in questione) viene sostituito da un fiumiciattolo più simile a un rigagnolo, peralto praticamente mai inquadrato. D'altra parte gli esterni qui scarseggiano e il fascino dei luoghi viene richiamato da qualche inquadratura del paese sui titoli di testa e da pochissimo altro. Variati tutti i nomi dei protagonisti, permane invece come forte inquadramento la localizzazione veneta della vicenda, con un pesante accento cui vengono costretti (con risultati invero non sempre credibili) tutti i componenti del cast. L'arrivo alla locanda del figlio di Elena – avuto da un altro uomo prima del di lei matrimonio con Luigi Cosic (Cuny) - mette in allarme la famiglia, perché pretende parte delle proprietà della madre dopo aver vissuto per anni nell'indigenza. Lei lo capisce, Luigi proprio no e insieme al marito (Guerrini) di sua figlia Lidia (Schneider) decide di eliminarlo. La cameriera dell'albergo (De Carolis), che involontariamente assiste all'omicidio, finisce uccisa pure lei. Dopo aver occultato il cadavere della prima vittima (che nessuno reclamerà mai), si deciderà di far passare la morte della cameriera per suicidio contando anche sull'amicizia di Luigi con il segretario locale del fascio (Alighiero), che pensa a deviare le indagini del maresciallo dei carabinieri e del brigadiere Sanna (Barbareschi). Tutto sembra insabbiato a dovere, ma l'anello debole della catena familiare, ovvero il secondogenito di Luigi, Tony (Scarpa), costringerà gli spietati Cosic a un nuovo delitto. La ricostruzione ambientale è demandata soprattutto agli interni della locanda e ai costumi, con la fotografia cupa di Sergio D'Offizi che si trova a gestire in buona parte scene buie o in penombra. Ma la qualità dell'opera traspare soprattutto nella solida struttura della sceneggiatura, che imposta ottimamente la vicenda come un perfetto giallo di cui già conosciamo i colpevoli ma non come siano destinati a svilupparsi i rapporti tra loro e con chi entreranno in contatto. Sostenuto da interpretazioni eccellenti (spiccano Alighieri e il truce grugno di Cuny, ma non si può dire siano certo mal scelti Guerrini, dal consueto sguardo penetrante, Scarpa come fratello "scemo" o la Schneider gelida, impassibile) e da dialoghi adeguati, lo sceneggiato tiene inizialmente in secondo piano il personaggio di Barbareschi per concedergli una fondamentale centralità nell'ultima parte portandolo a ricalcare in qualche modo il ruolo che ebbe nella storia il carabiniere che davvero riuscì (seguendo le tracce lasciate prima di lui dallo scrittore Saviane, qui figura del tutto assente) nell'impresa di ricostruire quanto avvenuto molti anni prima. Il clima pesante, di provincia infida e subdolamente cospiratrice a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, si percepisce e se qualcosa c'è da imputare al lavoro di Giuseppe Fina risiede più che altro nella lentezza narrativa, nella scarsa capacità di ravvivare un'azione sovente quasi statica. Il risultato comunque è valido e resta l'approccio migliore (se non l'unico, al momento) per poter rivivere – considerata la buona aderenza ai fatti - ciò che accadde ad Alleghe tra il 1933 e il 1960 (anche se qui tutto comincia nel 1940 e si conclude meno di dieci anni dopo).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/11/20 DAL DAVINOTTI

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