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L'IMPRESSIONE DI MMJ

La crisi immboliare di metà Duemila ha messo in ginocchio molti, in America. Gli affari per chi lavora nel settore vanno male, ma c'è chi si sente da loro truffato e sta pure peggio. E' il caso di Sonny (McBride): se la prende con l'agente che ritiene l'abbia truffato (Rogen) e durante una furiosa zuffa lo scaraventa giù dal balcone dell'agenzia ammazzandolo. Cassie (DeWitt), che lavora lì e ha visto la scena dalla stanza accanto, si accorge troppo tardi che Sonny l'ha notata: sequestrata seduta stante e da questi portata in un condominio all'interno di un desolato complesso residenziale sempre lì in Arizona, si accorge in breve della follia di chi la tiene prigioniera; Sonny è un pazzo sui generis, ossessionato dalle bugie al punto che...Leggi tutto sulle prime sembra accontentarsi della formale promessa di Cassie di non dire a nessuno della cosa, per liberarla. Poi però, appena scopre che la donna tiene la fede al dito solo per convenienza (i clienti si fidano di più di chi ce l'ha), ci ripensa e la lega a una sedia. E quando a casa entra l'ex moglie (Olson) di lui, l'avvio di un delirante botta e risposta tra i due si conclude con una mazzata in testa alla poveretta, uccisa senza pietà. Cassie è stupefatta, capisce quanto Sonny sia completamente folle (aveva inventato il ghiaccio al gusto di vino da poter mettere nello stesso per berlo freddo senza annacquarlo) ma non sa come fuggire. Ci riuscirà poco dopo, approfittando di una sua breve assenza. Comincerà una fuga attraverso i caseggiati isolati di “Los Campos de Oro”, il complesso residenziale dov'era prigioniera, sorvegliato da un poliziotto cinico e del tutto disinteressato a lei (Hammer, spassosissimo). La forza del film è però indubbiamente Sonny, singolare e bizzarro anche nei momenti più feroci, affrontati con la sadica ingenuità di chi sembra comunque comportarsi con una sua folle coerenza: ARIZONA sembra scritto su misura per Danny McBride, figura spesso marginale del gruppo comico cui appartengono anche Seth Rogen e Luke Wilson (qui nel ruolo del marito di Cassie, da lei chiamato al telefono perché corra a salvarla). Notevole l'inventiva con cui Sonny riesce a giustificare a terzi anche le condizioni più improbabili in cui si ritrova (sporco di sangue nel gabbiotto della guardia), spiazzanti e disarmanti certe sue risposte. L'esordiente Jonathan Watson dirige senza troppi meriti ma cogliendo bene l'atmosfera di abbandono della location, abbondando col sangue (se si considera che in fondo l'impianto è da commedia) e regalando al film una non disprezzabile anima pulp. Chiusura atipica sulle note della "Jezahel" di Shirley Bassey (cover del classico dei Delirium).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/09/18 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 6/05/19
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Herrkinski 3/09/18 05:31 - 6608 commenti

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L'esordio di Watson è un thriller con ampie dosi di humour nero ambientato in una desolata zona residenziale dell'Arizona (anche se in realtà è girato nell'adiacente New Mexico); la location anomala è un discreto diversivo, ma la maggior parte del film è tenuta in piedi dalla performance del bravo McBride, comunque circondato da un cast adeguato. Non particolarmente originale e abbastanza prevedible negli sviluppi ma la breve durata, il ritmo ben dosato e lo humour che stempera la violenza (che non manca affatto) lo rendono un'opera gradevole.

Daniela 24/03/19 22:28 - 11449 commenti

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In uno sperduto quartiere residenziale semideserto a causa della crisi economica, una morte (quasi) accidentale innesta una serie di omicidi a catena con esiti imprevedibili... fino ad un certo punto, perché sin dall'inizio è chiaro che McBride, qui particolarmente fuori di testa, combinerà parecchi guai, involontariamente coadiuvato dal modesto livello intellettivo di quasi tutti coloro che lo circondano. Nonostante la scarsa originalità, un esordio registico all'insegna dell'humor nero reso gradevole dall'ambientazione surreale, dal cast in parte e da qualche gustoso dettaglio demenziale.

Kinodrop 21/01/22 18:02 - 2234 commenti

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Sullo sfondo di una crisi immobiliare e finanziaria che colpì gli USA diversi anni fa, una storia che parte come una commedia e si trasforma, abbandonando ogni velleità sociologica, in un pulp dai tratti demenziali largamente prevedibili e ripetitivi. Un continuo inseguimento tra un nevrotico ed esasperato proprietario di una villa residenziale (uno squilibrato McBride) ai danni di una agente immobiliare (DeWitt) che ha visto ciò che non doveva vedere, con in mezzo altre vittime più o meno casuali. Da un inizio promettente, un finale pasticciato e ordinario; peccato.

Puppigallo 8/04/22 19:19 - 4858 commenti

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È fuori dubbio che il motivo d'interesse di questa pellicola semiseria sia rappresentato dall'idiota psicopatico e "leggermente" suscettibile che riesce a fare un macello, convincendosi ogni volta che l'azione estrema sia giusta e inevitabile. Chi gli ruota attorno o ha a che fare con lui diventa solo un motivo per continuare a uccidere. Non ci sono particolari trovate durante la narrazione (poliziotti a parte); e un paio di scene (nelle tubature; l'ex marito in auto) sanno più di riempitivo. Ma quando il protagonista apre bocca, o agisce, tutto riacquista un perché. Non male.
MEMORABILE: "Ho scelto questa scala perché mi ricordava quella del Mio amico Arnold"; Casa sbagliata, accecato dallo spray, spara e urla: "A chi ho sparato!?".

Capannelle 11/04/22 23:39 - 4043 commenti

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Per la classica serata senza pensieri. Gradevoli punte di humour nero e durata contenuta, anche se la benzina filmica finisce prima del traguardo perché la seconda parte pare più prevedibile e tirata per le lunghe. Per fortuna McBride sa donare un po' della sua sgangherata pazzia a tutti quelli che hanno la sventura di incontrarlo, con una menzione particolare per ex mogli e amanti, che in questa opera sono costantemente nel mirino. Finale sulle note di Jezahel.
MEMORABILE: "Io sono la terza moglie"; L'irruzione del poliziotto.

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