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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ricky Tognazzi vuol lanciare un nuovo show televisivo. La ricetta del successo? Portare sullo schermo la disperazione, coi volti giusti. Per cui ecco che ai provini per la trasmissione si presentano i protagonisti dei quattro episodi, pronti a raccontare in flashback il loro tragico, recente passato. Apre Dario Bandiera, che lavora alla cassa di un fast food cinese: la sua ex (Nicole Grimaudo), diventata omosessuale, vuole da lui il figlio che non può avere dalla compagna (Paola Minaccioni). Equivoci risaputi e la sensazione che Bandiera, con la sua recitazione dimessa e sottotraccia, i numeri li abbia anche, ma debba ancora trovare un copione in grado di valorizzarli. Tra insistite e triviali gag sull'omosessualità (maschile...Leggi tutto però) che spingono pesantemente sul pedale del trash, restano la bonaria simpatia del protagonista e l'esuberante bellezza della Grimaudo, mentre la Minaccioni sembra seguire la sceneggiatura pedestremente, recitando col pilota automatico. Di tanto in tanto si sorride, magari ci si stupisce un po' per un pre-finale inatteso, ma certo la vera comicità non passa di qui, considerate le frequenti cadute di gusto. Si peggiora con Giacobazzi (guarda giurata) e Di Carlo (direttore), che lavorano in una banca rapinata con sorpresa. Una storia puerile che se non fosse per qualche intervento divertito del simpatico Giovanni Cacioppo e forse per un paio di duetti tra i due cabarettisti di matrice Zelig, si potrebbe dimenticare in un attimo (non a caso è l'episodio che dura meno). Giacobazzi ha dalla sua una certa spontaneità che fa solidarizzare con lui, Sgrilli è una macchietta e poco più. Il terzo episodio è il più risaputo, con due amici (Pablo & Pedro) che raggiungono il terzo (Antonio Giuliani) a casa per vedersi il derby Roma-Lazio. Si scoprirà che la bonissima moglie (Aurora Cossio) di questi ha un passato da pornoattrice (recita nel film "Indiana Giones alla ricerca della topa verde") e il derby passerà in secondo piano. Il marito, disperato, passerà direttamente al cornicione, tanto per dare l'ennesima rispolverata a una situazione classica da comico senza idee. Un episodio in cui il romanesco la fa da padrone: più che col cinema sembra di avere a che fare con uno sketch televisivo allungato. Per carità, niente di particolarmente scandaloso, i tre amici dimostrano anzi una discreta vitalità e non ci si annoia troppo, ma l'idea che ci si trovi di fronte a un riempitivo è forte. Chiusura con l'episodio più lungo, in cui Ivano Marescotti si trasferisce dal nord a Napoli dove verrà ricoverato in seguito a un infarto. La degenza metterà prevedibilmente in luce episodi tipici da malasanità conditi da una bella valanga di luoghi comuni partenopei (compresi il caffé, le schede del decoder false per vedere la partita, le famiglie numerose, il buon cuore, i raccomandati, i primari assenti e via banalizzando). Marescotti, che pare Haber con la voce di Andrea Roncato, sarebbe anche una bella "scoperta" in chiave comica dopo le particine con Zalone e anni di cinema più "impegnato": misurato, in parte, abile nel passare dal registro comico a quello drammatico. A non funzionare qui è soprattutto la regia, che fatica terribilmente a reggere un episodio inutilmente allungato fino a farsi nel finale insopportabile, chiuso con una celebrazione del buon cuore dei napoletani (rappresentato dal redivivo Carmine Faraco) che contagerà anche chi prima sembrava non sopportarli. Tra un episodio e l'altro brevi interventi "in camera" di personaggi presi (nella finzione, naturalmente) dalla strada: alcuni decenti, altri proprio terribili (i tre emo, caricaturali all'eccesso). Nel complesso un film che a tratti sembrerebbe volersi staccare dalla comicità più triviale ma che molto più spesso ci ricade inevitabilmente, precipitando talvolta negli abissi più trash (le mossette da gay di Bandiera), e che quando tenta un blando accenno di satira dimostra di non avere le qualità per farlo seriamente. Indeciso sulla strada da prendere, l'esordiente Ansanelli resta a metà del guado: una commedia piuttosto piatta, quasi mai divertente, nemmeno così trash come si sarebbe a un certo punto sperato.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/10/12 DAL DAVINOTTI
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Didda23 6/10/12 22:53 - 2317 commenti

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Incredibilmente l'opera, complici le aspettative che rasentavano lo zero, a tratti riesce a divertire. Gli episodi sono alquanto eterogenei: il primo (quello più romantico) è senza dubbia quello che rispetta di più i crismi della commedia sentimentale; il secondo è il peggiore: le citazioni tarantiniane toccano decisamente il trash; il terzo è certamente il più divertente: qualche battuta è assai riuscita; il quarto, quello più melodrammatico, inizia bene ma è troppo lungo per essere goduto appieno. Mediocre, ma decisamente sopra le attese.
MEMORABILE: La battuta sulla carrozza.

Markus 6/10/12 11:34 - 3412 commenti

I gusti di Markus

Ingenua commediola divisa in quattro episodi con attori e storie differenti ma che quasi nessuna riesce nell'intento di evadere dalla pochezza o dal già visto; tuttavia riconosco al regista una certa cura e senso del ritmo che in parte salva l'operazione. Non si ride molto, ma qualche buona battuta c'è ed è senz'altro merito della verve che talune volte fa capolino sulla bocca degli attori. Qualche tentativo di satira spinge verso il lacrimevole, ma fortunatamente l'impianto farsesco prende il sopravvento.
MEMORABILE: Giuliani quando scopre che la moglie (Cossio) girò in passato un porno-film con un cavallo dice: "Ecco perchè al nostro matrimonio voleva la carrozza".

Corinne 14/10/12 00:06 - 408 commenti

I gusti di Corinne

Le selezioni per un reality con partecipanti "all'ultima spiaggia" è il pretesto per assemblare quattro episodi alquanto eterogenei e per niente memorabili. Si ride a tratti, e pur nella sua prevedibilità la seconda parte del film intrattiene, quantomeno; ma della buona commedia all'italiana con spunti di attualità in cui il soggetto faceva sperare, c'è ben poca traccia, confinata perlopiù nelle macchiette tra un episodio e l'altro.

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