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Titolo originale: Suchwiin pulmyeong
Anno: 2001
Genere: drammatico (colore)
Regia: Kim Ki-Duk
Numero commenti presenti: 4

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 31/01/07 DAL BENEMERITO FLAZICH
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Flazich 31/01/07 17:13 - 658 commenti

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Kim Ki-Duk, con questo film, introduce un nuovo elemento nella sua narrazione: la guerra di Corea o per meglio dire gli effetti che ha prodotto sulla generazione successiva alla stessa. Lo fa indirettamente mostrando la vita di tre persone il cui dolore è conseguenza del conflitto avvenuto negli anni 50. Il film è duro, un pugno nello stomaco. Non c'è spazio per la felicità o l'amore (se non rubati). Uno dei più bei film di questo straordinario regista.

Mickes2 12/06/11 17:45 - 1668 commenti

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Il regista cinese abbandona il mondo surreale de L’isola. Siamo negli anni ’70, tre giovani (Chang-gook, Ji-hum e Eun-ok) sono accumunati da un passato meschino. Viene descritta la situazione in cui vivevano i coreani e i soldati americani in quell'epoca. L’incedere con situazioni grottesche, le sterzate verso la violenza fisica ed autolesionista sono gli elementi che Ki-duk porta con sé dal film precedente. Questa volta però alza il tiro: vengono messe ben a fuoco le derive dei protagonisti, il melodramma è tagliente e corale: si divide tra deliri e sadismo.
MEMORABILE: La ragazza che dopo essere guarita si riacceca da sola.

Daniela 20/02/14 08:59 - 9974 commenti

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Esistenze ai margini di una base militare americana nella Corea del sud degli anni '70, ancora pesantemente segnati da una guerra civile a cui non è mai seguita la pace. Squallore ambientale e sociale che si traduce in violenza, abiezione morale, rassegnazione, sporcando anche i sentimenti più puri, rendendo vana ogni speranza. Fra i migliori film del suo primo periodo, quest'opera di Kim Ki-Duk trova forse un limite in un pessimismo tanto radicale che rischia di generare assuefazione. Comunque potente, spietato ai limiti del tollerabile, da vedere preparandosi al peggio.
MEMORABILE: L'uccisione e la macellazione dei cani; vagando nei campi gelati, la madre cerca il figlio ed infine lo trova

Paulaster 16/01/21 10:32 - 2994 commenti

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Intorno a una base americana la popolazione sopravvive tra desolazione umana e ambientale. Descrizione della Corea postguerra che nutre rispetto per chi li ha aiutati ma non sa vivere senza violenza: Ki-Duk insiste talmente con essa al punto da renderne quotidiano l'abuso e farlo diventare una consuetudine. Sprazzi di grande cinema che a tratti diviene didascalico e che lascia un vuoto esistenziale senza grosse speranze. Anche i militari che si esercitano nel nulla divengono la nota grottesca che può portare alla pazzia.
MEMORABILE: L'autoerotismo col cane; L'occhio finto sopra quello offeso; Strozzato dal tirare dei cani; Il corpo che fuoriesce dal terreno.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Mickes2 • 12/06/11 17:46
    Archivista in seconda - 335 interventi
    Il regista cinese abbandona il mondo surreale de L’Isola, e ci trasporta in una cittadina coreana a lungo dominata da una base militare USA. Siamo negli anni ’70, tre giovani: Chang-gook, Ji-hum e Eun-ok sono accumunati da un passato meschino, le loro vite sono state profondamente segnate dalla guerra di Corea conclusasi cinquant’anni prima. Viene descritta la situazione in cui vivevano i coreani e i soldati americani in quell'epoca. L’incedere con situazioni grottesche, le sterzate sulla violenza fisica ed autolesionista, lo spiazzare lo spettatore, sono gli elementi che ki-duk porta con sé dal film precedente. Questa volta però alza il tiro: vengono messe ben a fuoco le derive dei protagonisti, il melodramma è tagliente e corale: si divide tra deliri e sadismo. L’amore e la felicità vengono annullate in favore di un senso di impotenza e solitudine misto a tragedia e rabbia. Tende forse a sfilacciarsi dal punto di vista narrativo nella seconda parte, ma il respiro rimane vivo.

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