Accordi & disaccordi

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Sweet and lowdown
Anno: 1999
Genere: commedia (colore)
Note: Aka "Accordi e disaccordi".
Numero commenti presenti: 11
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Woody Allen sceglie, per questo nuovo ZELIG in versione jazzistica, di non comparire come attore (se non in cinque o sei brevissimi interventi) lasciando il ruolo di protagonista al bravo Sean Penn. E’ lui Emmet Ray, inesistente chitarrista jazz degli Anni Trenta la cui vita viene ricostruita attraverso testimonianze di chi l'ha conosciuto. L’idea, come detto, è la stessa già usata da Allen in ZELIG, ma qui viene lasciato molto più spazio ai lunghi flashback, evitando di interrompere la vicenda troppe volte. In ogni caso il paragone col capolavoro assoluto di Woody è improponibile: tanto geniale, divertente, assurdo, innovativo fu ZELIG...Leggi tutto, tanto stanco, privo di verve, ripetitivo e noioso è ACCORDI & DISACCORDI. Allen (che scrive e dirige) inventa sì un personaggio bizzarro e curioso (ha la mania di stare ore a osservare i treni che passano o di cacciare topi alla discarica, vive ossessionato dal mito di Django Reinhardt, chitarrista francese che unico lo supera in virtuosismo), ma lo cala in una storia poco interessante: l'amore per una donna muta, poi per una bellona (Uma Thurman) che lo tradisce, il tutto condito da snervanti (per chi non ama il genere, ovvio) pezzi jazzistici che fanno da stordente accompagnato a ogni scena. L'ambientazione nell'America della Depressione è ricostruita con accuratezza, la fotografia è centrata ma non si sorride praticamente mai e in un film con chiare ambizioni umoristiche è difetto non da poco. Allen regista non di se stesso ha grande voglia di creare uno stile, ma troppo spesso indulge in intellettualismi di maniera, in sofisticherie a lui non consone e produce clonazioni inutili di sue geniali intuizioni. Chi ama il jazz potrà senza dubbio apprezzare di più ACCORDI & DISACCORDI, ciò non toglie che nella filmografia di Allen sia un film minore, debole.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Almayer 12/07/07 10:53 - 169 commenti

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In un'America stritolata dalla Depressione seguiamo le vicende di Ray (interpretato da un superlativo Sean Penn) e il suo tentativo di arrivare al successo. Il film ha ritmo e diverte, Uma Thurman è perfetta nella parte della scrittrice svampita, e a tutto ciò non nuoce affatto l'afflato nostalgico da "bei tempi andati" che ammanta il film. A mio avviso Allen s'è visto Bix di Avati prima di girare questo. Molti sono i punti che ho trovato in comune. Indispensabile per i fan di Allen, raccomandatissimo a tutti i patiti di musica.

Caesars 20/07/07 11:27 - 2911 commenti

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Allen ritenta un po' quanto fatto con Zelig: fare una finta ricostruzione storica di un personaggio mai esistito. Il risultato è però distante e sicuramente inferiore rispetto al suo grandissimo precedente. Con questo non si dice che il film non valga la visione. E' vero l'esatto contrario, ma in questo caso il risultato non raggiunge l'eccezionalità che invece caratterizzava la storia dell'"uomo-camaleonte". Sean Penn ben se la cava nel ruolo principale, affiancato da una sempre brava Uma Thurman. Allen è sempre interessante, ma qui non è al top.

Il Gobbo 11/08/07 15:24 - 3011 commenti

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Calligrafica prova alleniana, ennesima dichiarazione d'amore verso il jazz mainstream (per Woody sembra che la storia della musica afroamericana sia finita nel 1943!), attraverso uno dei suoi più dotati e singolari interpreti, quel Django Reinhardt qui continuamente evocato come un fantasma che ossessiona il protagonista. Tasso di professionismo al solito altissimo, divertimento sufficiente, emozioni sotto il livello di guardia. Divertissement senza gran respiro - sempre meglio della Archibugi o del cinema kazako, naturalmente.

Galbo 30/10/07 07:23 - 11577 commenti

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Piccolo film piuttosto atipico nella filmografia di Woody Allen, è la storia di un grande chitarrista americano (Emmet Ray, personaggio inventato) "condannato" a vivere nella stessa epoca di un mito dello strumento musicale come Django Reinhardt (personaggio reale) e costretto quindi ad interpretare la parte dell'eterno secondo. Efficace ritratto del mondo musicale americano degli anni '30 e di un soggetto (Ray appunto) umanamente disastroso (egocentrico, megalomane ed ubriacone) ma artisticamente molto dotato, interpretato da un grande S. Penn.

Harrys 21/05/09 12:02 - 683 commenti

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Woody Allen si inventa di sana pianta l'autobiografia del fantomatico jazzista più bravo del mondo (dopo lo zingaro francese Django) per raccontare il vissuto dell'eterno secondo, un rude artista, che non vuole complicazioni amorose tra i piedi. Un'opera discreta, che possiede buoni elementi dal punto di vista sentimentale: il rapporto con la ragazza muta è ben congegnato, discreto anche quello con la Thurman. È una pellicola che non lascia particolarmente soddisfatti, Allen sul tema ha fatto di meglio, ma una sufficenza la strappa. ***

Daniela 4/12/13 08:33 - 10132 commenti

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Nell'America della depressione, alcuni anni della vita dell'immaginario Emmet Ray, il secondo più grande chitarrista del mondo dopo Django Reinhardt... Le false interviste sembrano preludere ad un'opera stile Zelig ma il racconto sceglie una chiave in tono minore, in punta di penna, protagonista un piccolo uomo con tanti vizi (alcolizzato, cleptomane, inaffidabile, lunatico, incapace d'amore) riscattato da un'unica virtù, quella di essere un artista. Perfetto Penn, puntuta Thurman, Morton in uno dei ruoli femminili più dolci della filmografia alleniana, operina minore delicata, assai godibile.
MEMORABILE: In una discarica, a sparare ai topi: c'è forse un posto migliore dove portare una ragazza?

Il ferrini 14/01/16 22:34 - 1794 commenti

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Questa volta Woody Allen si inventa la biografia del miglior chitarrista del mondo (anzi, per essere precisi del secondo). Il film è molto divertente e la ricostruzione degli anni '30 è fedele e suggestiva, così come era già avvenuto in Pallottole per il decennio precedente. Spassosa la scena in cui Sean Penn si nasconde nell'auto per scoprire il tradimento di Uma Thurman, rigirata più volte secondo le varie versioni dei "testimoni". Eccezionale prova espressiva per Samantha Morton, muta per tutto il film.

Minitina80 28/02/17 14:29 - 2504 commenti

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Emmet Ray incarna bene l’archetipo dei personaggi a cui Allen ama scavare dentro. Fobie, manie e ossessioni sono affrontate con il giusto cipiglio per evidenziare la contrapposizione tra le debolezze di Ray e l’incapacità di gestire il proprio talento musicale. Sia Penn che la Morton recitano divinamente e l’ottimo lavoro di Loquasto e la Cunningham per le scenografie e i costumi contribuisce a definire una rappresentazione che pare sospesa nel tempo. Un film triste che ruota anche attorno all’incapacità di amare, se stessi e gli altri.
MEMORABILE: Io con le donne ci sto bene, le amo, solo che non mi servono. Credo che succeda così quando uno è un vero artista.

Rocchiola 30/08/18 10:25 - 896 commenti

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Il chitarrista Emmet Ray non è mai esistito, ma Allen ne racconta le gesta con uno stile vicino al mockumentary, spacciandolo per il più grande chitarrista degli anni 30 secondo solo a Django Reinhardt. Dopo alcune opere non del tutto riuscite il regista torna alla piena forma con questa riflessione sull’altra faccia del mito. Il rapporto tra Ray e la lavandaia muta Hattie richiama La strada ma in modo meno melodrammatico rispetto a Fellini e più teneramente malinconico. Penn gigioneggia alla grande: vanesio, donnaiolo e irresponsabile.
MEMORABILE: La disastrosa entrata in scena a cavallo della finta luna; Il tiro al bersaglio ai topi nelle discariche; L’acquisto della lussuosa automobile.

Thedude94 7/12/20 00:55 - 680 commenti

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Omaggio alleniano alla musica jazz sotto forma di finto documentario ricostruito che narra le vicende di un chitarrista dannato, ben interpretato da Penn, del quale si sono perse le tracce dopo la pubblicazione di numerosi successi. L'ossessione per la musica, la mancanza di empatia e il suo essere così disaffezionato a ciò che gli sta intorno fanno del personaggio creato dal regista le parti migliori ed interessanti. Nota positiva anche la Morton, alle prese con un ruolo non semplice. Fotografia sublime per un buon film, girato con grande garbo e precisione.

Uma Thurman HA RECITATO ANCHE IN...

Paulaster 27/02/21 09:45 - 3068 commenti

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Attraverso testimonianze si racconta la storia del chitarrista jazz Emmet Ray. Gli interventi che scandiscono la storia non aggiungono granché, tanto che si sarebbe preferita una sceneggiatura più filante. Tutto incentrato sul personaggio principale tra genio, cleptomania e ossessioni varie (poetica quella del passaggio del treno), con un Penn che riesce a dare credibilità nei godibilissimi momenti musicali e nel suo essere cialtrone. Tra le presenze femminili l'unica che si distingue è la Morton, anche per il ruolo più difficile. Puntuali le ambientazioni anni 30 e la fotografia.
MEMORABILE: L'esibizione al concorso popolare; La scoperta che la Morton è muta; La caduta sopra i soldi falsi.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Raremirko • 30/03/18 23:11
    Addetto riparazione hardware - 3630 interventi
    Uno dei migliori Allen di sempre imho (e c'è pure John Waters!); come lo rivorrei...

    Purtroppo pare che, per soliti scandali di molestie, Amazon non voglia più prudurre film al regista...
  • Homevideo Rocchiola • 30/08/18 10:26
    Call center Davinotti - 1195 interventi
    Disponibile in DVD Medusa a prezzi bassi. L'immagine è molto buona pulita e dai colori caldi e ben equilibrati. Laudio 2.0 dolby digital è di discreto livello. Per ora anche a livello internazionale non è uscito in bluray.