The booth at the end (2 stagioni)

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: The Booth at the End
Anno: 2011
Genere: fiction (colore)
Regia: Vari
Note: Dalla prima stagione Paolo Genovese trarrà la versione cinematografica italiana intitolata "The place" (2017).
Numero commenti presenti: 2
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Un uomo (Berkeley) siede in un bar ad ascoltare chi gli siede di fronte. Annunciati da cartelli che recano in grande il loro nome (e che verranno riproposti ad ogni nuovo colloquio) sfilano una ad una persone che a lui chiedono di soddisfare un desiderio. Per realizzarlo, l'uomo assegna un compito: se lo porteranno a termine, il desiderio si trasformerà come per magia in realtà. Ma non è magia: l'uomo ha un'agenda sulla quale scrive ogni cosa gli venga detta ed è consultandola che sa con esattezza cosa chiedere in cambio: sempre un'unica contropartita, non “trattabile” ma ovviamente... rifiutabile. Con il massimo della cortesia l'uomo non obbliga mai nessuno a fare nulla, spiega solo quale sia l'azione da compiere per ottenere ciò che...Leggi tutto si desidera. Articolata in 5 puntate da 22 minuti ciascuna, una serie breve quanto originale, inevitabilmente appesantita da una gran mole di dialoghi e una staticità che può risultare penalizzante. Conta sul fascino non comune che il personaggio interpretato al meglio da Xander Berkeley emana: ogni risposta è calibrata, pensata per mantenere l'ambiguità di fondo necessaria ad avvolgerlo nell'alone di mistero richiesto. Ognuno, di fronte a richieste che possono apparire folli (se vuoi diventare più bella fai una rapina in banca, se vuoi rivedere Dio fatti mettere incinta, se vuoi far guarire tuo marito dall'Alzheimer fai scoppiare una bomba in un pub e via delirando), reagisce a modo suo, ma tutti tendono ad accettare le regole del gioco e di conseguenza a svolgere quanto richiesto. Un minimo di varietà lo dà la figura della cameriera, incuriosita da quest'uomo che non fa altro che sedere tutto il giorno al bar parlando con chi gli si siede di volta in volta di fronte, ma è poca cosa: è più interessante capire come le diverse storie si intreccino poi tra loro andando a comporre un disegno complesso e stimolante (e non sempre è facile ricordare chi voleva cosa). Una serie che a suo modo spinge alla riflessione filosofica, ponendo al centro l'importanza del libero arbitrio e che solletica interrogativi insoliti, realizzata senza bisogno di una regia virtuosistica e che nell'unità di spazio deve puntare tutto sulla qualità della sceneggiatura e soprattutto del soggetto, che in alcuni casi (la suora che deve farsi ingravidare, per esempio) non pare così eccellente. Eppure le storie fluiscono bene e ogni risposta dell'uomo che si atteggia a Dio (o a diavolo?) sa farsi piacere per la pacatezza con cui è espressa e per la logica ferrea che la sottende. “Credi in Dio?”, gli chiede la cameriera. “Io credo nei dettagli”, la magnifica risposta sintesi dell'acutezza con cui è disegnato il personaggio. Sono lui e la sua misteriosa agenda il fulcro e il punto di forza di una serie concisa la cui durata totale (un'ora e quaranta) permette di fruirne come di un vero e proprio film. Ci penserà il nostro Paolo Genovese a portarla al cinema sei anni dopo cambiando titolo (THE PLACE) e interpreti (un sontuoso Mastandrea a sostituire Berkeley) ma mantenendo in pieno (fin troppo) struttura e soggetto.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/11/17 DAL BENEMERITO DIDDA23 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 24/01/18
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Didda23 20/11/17 10:13 - 2280 commenti

I gusti di Didda23

Misconosciuta serie del 2011 (due stagioni composte ciascuna da cinque episodi di venti minuti) che ha trovato la fama in Italia solo nel 2017 poiché fonte di ispirazione per la pellicola di Genovese che ne ricalca personaggi e storie. La brevità permette di affrontarla con facilità nonostante la matrice teatrale dell'impostazione. I dialoghi sono interessanti e il soggetto ha delle carte vincenti; peccato che quando c'è da tirare le fila qualcosa in termini di chiarezza si perda. Rimane la prova di un cast diretto con mano ferma e il lato cinico/grottesco della storia.

Galbo 22/11/17 18:45 - 11311 commenti

I gusti di Galbo

Seduto ad una tavola calda un uomo promette ad altri la realizzazione di un desiderio in cambio di altre azioni. Nonostante le premesse, una serie lontana dal genere fantascientifico a partire dall’ambientazione minimalista. I dialoghi sono costruiti intorno ad una sorta di indagine psicologica sulla natura umana. Azioni, reazioni, desideri e aspirazioni dei personaggi vengono raccolti da un testimone dall’inafferrabile natura che interroga ma lascia intatto nel suo interlocutore il libero arbitrio. Originale.
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