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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Dopo i mille mostruosi cicloni di ogni sorta abbattutisi sugli schermi soprattutto televisivi, eccone uno “super” già per definizione, causato dagli sciagurati scavi operati sulla crosta terrestre da una piattaforma petrolifera. Si trivella nel punto sbagliato e dall'oceano salta fuori un magma che crea un “super-vulcano” (qui è tutto super), scalda subito l'acqua e genera in cielo una reazione tale da dar vita a una tempesta epocale. La meteorologa Jenna Sparks (la “star” Ming-Na) capisce subito la portata dell'evento e sa che si abbatterà sulla costa orientale degli stati Uniti, devastando la California. Da una parte seguiamo le stucchevolissime avventure sulla piattaforma dei lavoratori che vanno a fuoco, dall'altra le elucubrazioni...Leggi tutto di Jenna e di un transfuga della piattaforma (Nicholas Turturro, il fratello di John) mentre alla base preposta alla soluzione di fenomeni simili il colonnello idiota di turno (Cooper) sbraita contro tutti imprecando perché non ha idea di come affrontare il problema (d'altra parte in attesa della specialista gli tocca affidarsi a un tizio che fin lì ha studiato la calotta polare...). Così, sullo sfondo di un cielo in tempesta più raccontato che visto (molto spesso siamo in interni), ci sorbiamo alcuni tra i dialoghi più scadenti mai incontrati, intrisi di superflui dettagli tecnici. Anche per questo le riprese sulle strade spazzate dal vento, sulla piattaforma che va a fuoco (con la gente che si tuffa in acqua finendo bollita in breve tempo) o sulle inspiegabili macchie d'inchiostro nel cielo che dovrebbero rappresentare il ciclone sono sempre le benvenute, sicura fonte di ilarità. Per non parlare delle ondate che sommergono i palazzi, delle dighe che scoppiano con una resa più avvicinabile a un videogame, delle navi sollevate nel cielo e lanciate chissà dove, della grandine che si mischia al fango in un delirio digitale da autentico cartoon. Impossibile poi dimenticare Ming-Na che vedendo un amico scomparire d'improvviso in una crepa gigantesca profonda quanto la Terra, dopo qualche secondo grida “Devo salvarlo”. O il colonnello che davanti alla prospettiva di evitare qualcosa come 16 milioni di morti dice “Non rischio un pilota dell'aviazione per un'altra operazione così pericolosa”. Il finale, del tutto implausibile e ridicolo, è in linea col resto. Non facile trovare di peggio anche in un sottogenere – quello dei tornadi e dei cicloni - che quanto a prodotti di qualità infima ne infila a ripetizione. Perché poi ostinarsi a rifilarci interminabili spiegazioni scientifiche per chiarire un fenomeno assurdo? Chissà. Forse è un film destinato a un pubblico di meteorologi...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 14/08/17 DAL DAVINOTTI

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