L'ultima mossa dell'assassino

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Caccia al maniaco. Che sulle prime, a dire il vero, tale non è. Si limita a entrare nelle case del circondario e, in assenza delle donne che le abitano, a derubare mutande, intimo di vario genere e, perché no, pure qualche vibratore quando li trova nascosti nel cassetto. Un tv-movie tratto da una storia vera e che ci dice quasi subito chi è il responsabile delle poco simpatiche intrusioni (d'altra parte il titolo originale in questo senso non lascia dubbi): si tratta del colonnello Russell Williams (Cole), comandante della vicina base militare, tenuto ovviamente in grande considerazione un po' da tutti. Sposato, senza figli ma con un gatto, sembrerebbe insospettabile, ma prima o dopo la coriacea coppia di investigatori (Harris/Sutherland)...Leggi tutto comincia a subodorare qualcosa. E qualcosa va fatto, perché col passare del tempo e l'aumentare dei furti, l'uomo non si accontenta e l'escalation che arrivi a giustificare il poco creativo titolo italiano si fa inevitabile. Dalle ruberie comincia a entrare nelle case anche in presenza delle sue vittime, poi le lega, le filma in ogni modo e una cosa tira l'altra... Non una storia particolarmente interessante, a ben vedere, scritta anche piuttosto pedestremente, ma tutto sommato la regia di Norma Bailey e soprattutto l'interpretazione gelida e le espressioni di finta sorpresa di Cole quando la polizia lo interroga permettono di seguire il film senza troppi rimpianti. Il meglio arriva anzi nell'ultima parte, quando finalmente Cole si può prendere la scena insieme a chi gli dà la caccia e l'azione - già non granché presente fin lì - si ferma del tutto per aprire una sorta di kammerspiel inatteso e in un certo qual senso gustoso. E' qui che il film acquista una certa singolarità che riuscirà a mantenere fino ai titoli di coda. Nella prima parte invece le instrusioni del protagonista nelle case delle sue vittime sfiorano spesso il ridicolo. Vedere il colonnello che si struscia le mutande di ragazze e donne più mature sul corpo con espressioni di contenuto godimento fa sorridere, mentre inutilmente prolungate sono le sessioni fotografiche con corde e bavagli. Non molto spazio alle indagini con una coppia di poliziotti piuttosto standard: meglio comunque lui (uno dei figli di Donald Sutherland) di lei (un'opaca Laura Harris), successivamente coadiuvati da una collega più in carne (Disher). Apprezzabile la conduzione, che mantiene lodevolmente un profilo basso evitando ogni tipo di spettacolarizzazione guadagnandoci in credibilità (e non era facile). Il ritratto del colonnello - grazie a un attore che si è più abituati a vedere nelle commedie - ha un suo perché.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/06/19 DAL DAVINOTTI

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