I sopravvissuti (38 episodi)

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Titolo originale: Survivors
Anno: 1975
Genere: fiction (colore)
Regia: Vari
Numero commenti presenti: 4

LE LOCATION

I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/05/09 DAL BENEMERITO LUCIUS
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Lucius 20/05/09 00:56 - 2819 commenti

I gusti di Lucius

Serie stracult di telefilm, realizzata fra il 1975 ed il 1977. Ambientata in un'era postapocalittica, racconta le (dis)avventure di un gruppo di sopravvissuti a un'epidemia dovuta ad un virus altamente letale. Trentotto episodi adrenalinici, girati appositamente in maniera lenta, trascinano lo spettatore in un incubo primordiale. Da segnalare le splendide location e una sceneggiatura che ha ispirato numerosi film come i recenti 28 giorni dopo e 28 settimane dopo.

Ellerre 8/10/11 10:01 - 89 commenti

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Una su cento è la possibilità di sopravvivenza degli uomini dopo che il mondo è stato colpito da una catastrofica pandemia. Da qui parte la storia dei sopravvissuti, molto realistica e ben curata nonostante la povertà di mezzi per le riprese. Particolarmente avvincente la prima serie grazie anche al concatenamento della storia, mentre le due successive si compongono di vicende praticamente isolate le une dalle altre. Quattro pallini e mezzo li merita tutti anche solo per la proiezione non troppo fantascientifica del futuro dell'umanità.
MEMORABILE: L'ampolla che cade e si rompe, la mano del chimico caduto a terra in aeroporto e i timbri sui passaporti: memorabile sequenza della sigla d'apertura.

Black hole 5/03/13 13:00 - 137 commenti

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Forse insieme a Il prigioniero la serie che amo maggiormente. Credo possa eleggersi a manifesto delle serie TV inglesi degli anni '70: ne riassume i ritmi, lo stile di recitazione, il taglio sostanzialmente borghese dei superstiti, l'involontaria "scorrettezza" del cast (ma la pandemia ha risparmiato solo i bianchi inglesi? cosa inammissibile oggi, vedasi il recente, ottimo remake Survivors). I primi episodi sono i migliori, proprio per il contesto post-pandemico e lo sbando dei vari personaggi che faticosamente si trovano per ricominciare. Jenny Richards (Lucy Fleming) fu la mia prima cotta televisiva! Uno dei primi volti che incontriamo insieme a Greg e Abby.

Piero68 19/09/13 10:05 - 2754 commenti

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Avevo 11 anni quando la Rai trasmise il primo episodio. Survivors è una di quelle serie passate come "sceneggiati" all'epoca ed è uno stra-cult, oltre a essere un degno capostipite di innumerevoli film e fiction successive. Prodotto nel Regno Unito, che all'epoca se la giocava alla grande su questo tipo di serie e/o telefilm. Confezionata ottimamente è sicuramente una di quelle serie da rivedere a tutti i costi!
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Lucius • 5/12/10 12:20
    Scrivano - 8332 interventi
    da TV SORRISI E CANZONI n.11 (1979)

    Una storia con la data di domani. I SOPRAVVISSUTI IMPARANO A VIVERE DOPO LA FINE DEL MONDO.

    Martedì 20 marzo debuttano i protagonisti di una serie televisiva che esplora i comportamenti dell'uomo dopo la distruzione del 98 per cento della popolazione mondiale. I sopravvissuti diventano più civili ed umani.
    di Luigi Bianco
    Ma il dopo che cos'è? Ecco uno dei temi sempre affascinanti che letteratura, cinema, televisione ed "esperti" ci rilanciano nei momenti di minore o maggiore tran-tran quotidiano. Se il mondo finisse improvvisamente, e dieci uomini qualsiasi fossero gli unici superstiti, che cosa succederebbe? La nostra fantasia ha sempre cavalcato queste ipotesi suggestive. La frase "vorrei vivere in un'isola deserta" è fondamentale nella vita di ogni uomo, sia essa suggerita dalla noia, dalla paura, dalla insoddisfazione o semplicemente dalla fantasia. Ma cosa fare in un'isola deserta, soli, con il silenzio attorno? Come vivere di nuovo? Robinson Crusoe, nel 1700, aveva trovato delle soluzioni abbastanza felici. Ma allora non c'era la bomba atomica e non c'erano le armi chimiche che possono distruggere ogni cosa in pochi minuti. Gli uomini erano, sì, un po' matti ma pur sempre limitati nelle loro follie. Oggi le ipotesi di fine del mondo appartengono di più alla sfera della paura che a quella della fantasia, se si pensa alle varie nubi che inquinano l'aria, ai digiuni di Pannella contro le centrali nucleari e per difendere i bambini che muoiono in ogni parte del mondo. In questo clima, arriva così anche in Italia la serie de "I sopravvissuti", una produzione londinese di grande suggestione, già conosciuta attraverso la Tv svizzera. Questi "matti" di uomini immaginano, per noi telespettatori, che il 98 per cento della popolazione mondiale sia sterminata da un'improvvisa e inarrestabile pestilenza. Ipotesi, come si è detto prima, per nulla fantascientifica. Ma cosa succede a quel 2 per cento di sopravvissuti? Si scatenano in incontri ravvicinati del terzo tipo? Scoprono nel deserto e nel silenzio una magica roulette, dove giocare il resto della vita? Affittano i Fonzie e compagni di turno per cantare fino alla fine "Happy Days"? O vanno in processione a sentire i maghi o i grandi oracoli? I sopravvissuti, per non smentire la felice follia degli uomini, sono più imprevedibili: continuano a vivere. Anzi, cercano di trovare le fonti di una vita più civile, più umana, meno competitiva, meno pericolosa. Con il destino che incombe, gli uomini sembrano diventare più buoni e duttili, senza lasciar perdere, naturalmente, la loro punta di follia. In una terra silenziosa, agricola, con splendidi bovini, tra l'Inghilterra e il Galles, inizia il cammino verso la nuova civiltà dei Sopravvissuti. Gli uomini e le donne sono ben assortiti: ma le donne, psicologicamente più forti (dicono), si dimostrano più a loro agio. C'è una bella vedova di trenta anni: Abby Grant (l'attrice Carolyn Seymour), ex ricca, raffinata. Una signora, insomma. C'è la giovane segretaria di origini operaie: ha venti anni e combatte la paura con l'aggressività. C'è un altro vedovo: Greg Preston, un ingegnere civile chiuso in se stesso. Questo terzetto affronta il cammino verso la scoperta di un nuovo mondo e, piano piano, a contatto con il pericolo, si accorge che con un minimo di solidarietà forse si vive meglio. Chi avrebbe immaginato che dei figli della "famigerata" civiltà dei consumi sarebbero sopravvissuti senza i loro indispensabili giocattoli? Senza il frigorifero, la luce, i mezzi di trasporto, i balli di Travolta, i medici, gli infermieri, le farmacie? La vedova Abby Grant ha anche una testa, dei sentimenti. Rimasta sola, si convince che suo figlio Peter deve essere vivo, e parte alla sua ricerca, alla ricerca di una speranza. Insieme alla segretaria, all'ingegnere e a qualche altro che man mano incontrano per strada (i sopravvissuti, in fondo, sono il 2 per cento!), inizia il cammino della speranza e della costruzione del nuovo mondo. Le prime puntate (degli otto epsiodi) servono per formare l'unione del gruppetto. Nelle altre puntate la ricerca del figlio della vedova fa da filo conduttore per attraversare le varie fasi (la fattoria, la comunità agricola, la comunità religiosa, i bambini) della costruzione di una altro modo di vivere. E, costretti, i nostri eroi imparano veramente a vivere. La ricerca della nuova realtà in questa serie televisiva tutta inglese (dal regista agli attori, al paesaggio) ha quel minimo di misterioso che rende ancora una volta l'avventura umana affascinante per gli stimoli spirituali ed esistenziali che accompagnano sempre il cammino degli uomini sulla Terra, sulla Luna, su Marte o non si sa dove.

    Luigi Bianco
  • Curiosità Lucius • 5/12/10 12:26
    Scrivano - 8332 interventi
    da FILM TV n.23 (2001)

    semiSERIAL - i telefilm che hanno fatto la tv. I SOPRAVVISSUTI.

    Un orrendo contagio, la distruzione di massa, la difficile rinascita. Cronaca da incubo di un serial di culto, ancora oggi ricordato e venerato da migliaia di fan. Un capitolo fondamentale della storia della fiction inglese, realizzato in anni in cui spopolavano, anche al cinema, la fantascienza e il catastrofico.
    di Fabio Scamoni
    Una Land Rover gira per la campagna inglese. Al volante c'è una donna, sta cercando un negozio aperto. Tutto sembra apparentemente normale, solo che in giro per le strade non c'è nessuno. Potrebbe essere un film con pochi soldi o una somigliante fotografia dell'lnghilterra. Niente di tutto questo. Per le strade non c'è nessuno perché sono tutti morti. l pochi umani che vediamo sono "l sopravvissuti". Negli anni '70 il cinema catastrofico andava molto di moda, basti ricordare titoli come "L'inferno di cristallo" e "Terremoto", praticamente i "blockbuster" di quei tempi. Uno sceneggiatore inglese, Terry Nation, già creatore di una serie di enorme successo intitolata "Dr. Who", decise di cavalcare l'onda scrivendo uno sceneggiato televisivo su un gruppo di sopravvissuti ad un micidiale virus. A metà degli anni 70 una terribile piaga colpisce la Cina, uccidendo centinaia di milioni di persone. L'Europa si sente sicura e lontana da questa carneficina, ma i primi casi di "peste" vengono rilevati anche in Inghilterra. Solo una persona su quindicimila si salverà. Tra queste c'è Abby Grant (Carolyn Seymour), una casalinga madre di un bambino. Ed è lei che vediamo mentre viaggia attraverso la campagna sulla Land Rover. In queste lande desolate Abby incontra prima Greg Preston (Ian McCulloch), un ingegnere scappato da Rotterdam a bordo di un elicottero, poi Jenny Richards (Lucy Fleming), una segretaria impaurita da quel mondo cambiato così velocemente. Nella prima serie il terzetto gira alla ricerca del figlio di Abby, avendo avuto informazioni che lo danno ancora vivo. In questo loro girovagare, in cerca anche di cibo, faranno numerosi incontri con gruppi di altri sopravvissuti che hanno già socializzato tra loro. Quasi tutti sono gestiti da pazzi il cui desiderio di comando supera di gran lunga l'istinto di solidarietà. La seconda serie de "I sopravvissuti" comincia con molte innovazioni. Nel primo episodio un enorme incendio in una fattoria elimina tutti i personaggi che non dovevano più prendere parte alla serie, tra questi Abby. Anche Nation comincia a prendere le distanze dallo sceneggiato. Secondo lui lo spirito iniziale, quello in cui gli spettatori si dovevano identiticare, e cioè "Che cosa fareste voi se foste al loro posto?", andava via via perdendosi. Nella seconda stagione entrano nuovi personaggi e la narrazione si fa un po' più involuta. La dimensione delle piccole comunità viene persa, a favore di un solo gruppo. La nuova eroina si chiama Agnes Carlson (Anna Pitt). Agnes è figlia di un norvegese, morto nell'incidente di un pallone aerostatico. Carlson era portatore della novella che nel suo paese esistevano molte strutture che permettevano la creazione di energia elettrica e acqua potabile. Nella terza stagione Greg e Agnes partono alla volta della Norvegia. Questa serie, nonostante qualche episodio interessante, è tutta in funzione dell'amara conclusione: Greg viene sacrificato da Agnes per porre un sigillo al suo potere sulla comunita appena formatasi. "I sopravvissuti" è un serial che conta tantissimi fan in giro per il mondo. L'argomento, sempre molto attuale, e le storie, sempre ben scritte, ne hanno fatto un capostipite tra gli sceneggiati televisivi. Il primo passaggio in Tv avvenne il 16 Aprile 1975, e conquistò subito il pubblico inglese. Il trentottesimo episodio "Lunga vita al Re" andò in onda l'otto giugno 1977. La grande furbizia di Nation fu quella di raccontare non eroi dal passato straordinario, ma gente qualunque con vite ordinarie, gente capace di trovare risorse nascoste in condizioni estreme. Nation era molto interessato all'aspetto pratico della sopravvivenza, più che a quello politico; secondo lui l'uomo doveva essere messo alla prova per ritrovare le forze per fare cose che nelle società evolute venivano date per scontate: trovare cibo, costruirsi arnesi da lavoro, cercare acqua potabile. E come spesso è accaduto nei programmi televisivi Inglesi di quegli anni, la prima società ad essere criticata era proprio quella d'oltremanica. Il rammarico, per noi amanti dei "Survivors", è che lo abbiano fatto vedere una volta sola, senza più nessuna replica.
  • Curiosità Lucius • 18/06/11 18:52
    Scrivano - 8332 interventi
    La sigla iniziale riassume nelle brevissime inquadrature un probabile antefatto, ovvero quello di un organismo patogeno, studiato o creato in laboratorio, che sfuggito al controllo si diffonde globalmente, come simboleggiato dai timbri aeroportuali di varie nazioni.
  • Homevideo Lucius • 18/06/11 19:02
    Scrivano - 8332 interventi
    La versione DVD è priva dei tagli a cui fu sottoposta la serie trasmessa in tv in Italia.
  • Homevideo Schramm • 20/09/13 18:31
    Risorse umane - 6703 interventi
    che tu sappia è stata ridoppiata?
  • Homevideo Lucius • 20/09/13 23:10
    Scrivano - 8332 interventi
    In che senso? In italiano si.
  • Homevideo Zender • 21/09/13 08:49
    Consigliere - 43386 interventi
    Immagino volesse chiederti se la versione in dvd mantiene il doppiaggio italiano del tempo o se è stata ridoppiata (sempre in italiano) per l'occasione, come càpita purtroppo sempre più spesso...
  • Homevideo Digital • 21/09/13 09:17
    Segretario - 3026 interventi
    Io possiedo i tre cofanetti editi dalla Yamato Video e onestamente il doppiaggio italiano fa pietà (e infatti non è quello dell'epoca).

    Direttamente da wikipedia :

    Nel 2009 infine le tre stagioni sono state pubblicate in 3 cofanetti dalla Yamato Video, questa edizione risulta rinnovata nell'adattamento e nel doppiaggio.
  • Homevideo Lucius • 21/09/13 16:50
    Scrivano - 8332 interventi
    Io ho quelli da edicola e sono soddisfatto del doppiaggio.Non so altro.
  • Homevideo Schramm • 21/09/13 18:09
    Risorse umane - 6703 interventi
    grazie per i chiarimenti. un disastro, insomma.
    vorrà dire che me la rivedrò originale sottotitolata.
    Ultima modifica: 21/09/13 18:10 da Schramm