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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Carambolage, il titolo francese, rende molto meglio l'idea di quello che avverrà nella seconda parte del film, in cui si innesca un rocambolesco gioco di rimbalzi nell'organigramma dell'azienda al centro della vicenda che proseguirà fino all'ultima scena. Siamo in un lussuoso palazzo parigino, con terrazze sulla via più bella della Capitale. E' la sede della "321" (che è poi il numero civico dello stabile), società che si occupa di organizzare le vacanze per i francesi e guidata dal Direttore Generale Norbert Charolais (De Funès). Alle sue dipendenze, tra gli altri, il giovane Paul Martin (Brialy), geniale al punto di suggerire a Charolais l'idea per quella campagna...Leggi tutto pubblicitaria rivoluzionaria che questi ha in mente per colpire l'immaginazione dei suoi clienti. L'idea (assai balzana) è di sfruttare come “testimonial” una rana: guarda il sole... bel tempo! Il direttore pare entusiasta, al punto di farla sua immediatamente. Paul, che ha in mente di sposare la figlia di un suo superiore (pur avendo una collega come amante fissa da tempo), si azzarda a chiedere un aumento e soprattutto una promozione, ma Charolais fa orecchie da mercante costringedolo a pensare di risolvere il problema in altra maniera. E siccome il registro scelto si avvicina sovente al grottesco, rimanendo comunque in bilico tra la commedia e la satira sociale, Paul pensa presto all'omicidio. L'argomento è però trattato con toni da black comedy e in parte da farsa, dando il via nel secondo tempo a un gioco di cadute rovinose nella tromba dell'ascensore, balconi segati, esplosioni e quant'altro in una sequela di incidenti provocati o involontari che superano ogni soglia di credibilità. Così come altrettanto macchiettistico è il poliziotto (Serrault) che si occupa delle approssimative indagini e che trae conclusioni regolarmente sballate con allucinante faciloneria. Le idee insomma non mancherebbero, ma la regia le assembla malamente e non riesce mai ad imprimere al film i ritmi brillanti di cui necessiterebbe. Si arena in una verbosità eccessiva o in gag discutibili (Brialy che insegue a lungo una rana in fuga per i corridoi), mentre De Funès non ha ancora modo di risplendere come avverrà in seguito, per quanto già esibisca mimica e verve invidiabili. In alcuni tratti non si capisce dove soprattutto le scene legate al giovane Brialy (fin lì tra le icone della Nouvelle Vague) vogliano andare a parare, tra duetti piuttosto sterili e frivoli con la pur bella Sophie Daumier (l'amante) e monologhi anche peggio col proprio ritratto "animato" in camera da letto. E nemmeno quando la situazione comincia finalmente a prendere una piega più decisa verso la blanda farsa c'è molto da divertirsi, a dire il vero. Nulla da dire sulla cornice tecnica, con un bel bianco e nero e riprese spesso pregevoli che bene si muovono tra i piani del palazzo, ma la godibilità nel complesso è compromessa da un approccio tra l'intellettualista e il terribilmente vacuo che inesorabilmente finisce per stancare, nonostante la durata assai esigua. Piccolo cameo per il non accreditato Alain Delon nel finale, quando Paul immagina un infausto... passaggio di consegne. E il Giulio del titolo italiano? Un'invenzione casereccia, nell'originale non esiste alcun Giulio...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/04/21 DAL DAVINOTTI

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