[1.08] Fear itself: Lo spirito delle montagne - Corto (2008)

[1.08] Fear itself: Lo spirito delle montagne
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Titolo originale: Fear itself: Skin and bones
Anno: 2008
Genere: corto/mediometraggio (colore)

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/09/08 DAL BENEMERITO SCHRAMM
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Schramm 2/09/08 17:58 - 3484 commenti

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Come da titolo, eccettuando il lavoro sull'attore che vampirizza tutto l'episodio (vampirizzato a sua volta da un make up notevolissimo), di carne ce n'è pochina. Arrivati al dunque, Fessenden si inceppa e arretra. Nell'ultimo quarto d'ora si tende e rilascia in continuazione l'elastico, e la svaccatio dilaga imperante.

Daniela 1/04/09 08:26 - 12572 commenti

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Variazione sul mito indiano del Wendigo, essere maligno che può prendere possesso del corpo di una persona, come accade al protagonista di questa storia. Il make-up dell'attore è veramente impressionante, una delle cose migliori viste in questa serie: estrema magrezza, pelle giallastra, labbra inesistenti che lasciano scoperti grandi denti, dita nere ed uncinate... da sognarselo la notte. Il resto dell'episodio è piuttosto banale (a parte una ributtante ricetta di cucina) ma il mostro lo salva dal rapido oblio, alzando il pallinaggio.

Brainiac 12/04/09 21:10 - 1083 commenti

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Miglior episodio della serie fino ad adesso. Rispetto agli altri episodi, tutti dignitosissimi, questo "Skin and bones" ha una forza visiva che lo rende memorabile nel suo genere. Inoltre, le scene in cui il padre torna e resta sdraiato nel letto creano una tensione minacciosa e il make up è davvero suggestivo. Fa paura, insomma. Credo che Fessenden sia un nome da tenere sott'occhio; pur essendo del '63 è relativamente sconosciuto, ed ha al suo attivo un corto ed un lungometraggio proprio incentrato sulla figura del Wendigo.

Undying 16/08/09 17:49 - 3807 commenti

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Larry Fessenden ripropone il mito del Wendigo, (ri)offrendolo in una versione cinicamente orribile, in parte suggerita da atmosfere baviane (l'episodio I Wurdalak) e dal tema della possessione (L'esorcista). Liricamente ben sviluppato, grazie all'utilizzo di una scenografia tetra e glaciale. Il regista non dimentica di fare ricorso anche all'apporto di un efficace e, altrettanto inquietante, utilizzo del sonoro (i lamenti e le urla del posseduto). Non di meno, appare glaciale e terrificante l'allegoria che sottostà al testo filmico: il (presunto) padre di famiglia che infierisce sui propri cari...

Tyus23 19/04/11 23:47 - 220 commenti

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Il make-up del posseduto è senz'altro notevole ma in questo episodio della serie Fear Itself è tutto il resto a latitare. Lo svolgimento è quanto di più banale si sia visto nel genere, pur con qualche (raro) momento azzeccato, e i protagonisti si comportano in modo inspiegabile per gran parte del tempo fino ad arrivare allo scontatissimo finale. Male. Il doppiatore del posseduto è lo stesso di Boe Szyzlak.

Jena 30/07/11 11:37 - 1538 commenti

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Nei limiti di un prodotto televisivo di 45 minuti si tratta di un'operina piuttosto originale. Non griderei al capolavoro ma Fessenden (che affronta per l'ennesima volta il tema del Wendigo) mostra un certo talento visivo (l'ambientazione nelle montagne), crea suspense ed inquietudine (grazie anche alla notevole prestazione di Doug Jones) e un certo feroce sarcasmo (il buon padre di famiglia che si accanisce sulla famiglia, il bravo fratello che forse si è fatto la cognata). Mi è piaciuto di più Frosbiter, ma Fessenden è sicuramente da rivedere...
MEMORABILE: La macellazione con relativa cottura del fratello.

Buiomega71 4/01/17 00:32 - 2893 commenti

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Fessenden alza il termometro horror della serie. Imbevuto in un'atmosfera opprimente, angosciosa e soffocante (gli interni della casetta in legno, la splendida fotografia di Alwyn Kumst, i lamenti del posseduto, la sua fame), con improvvisi balzi sulla poltrona (Grady "zompa" su dal letto) e tocchi viscerali/horror (la cena cannibalica/grottesca a base di carne del fratello cucinato dalla moglie). Fessenden torna a temi a lui cari, sa infondere attimi di disagio, regala notevoli picchi visionari (Grady sbavante nella stanza) e nega il twist finale. Spettrale.
MEMORABILE: Il terrifico make up di Grady, simile da quello di Andy ne La morte dietro la porta (di cui ha più di un punto in comune); "Fame!"; Nel fienile.

Pinhead80 4/03/16 16:50 - 4699 commenti

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Un uomo disperso sulle montagne da diversi giorni fa il suo ritorno a casa, ma della persona di un tempo non è rimasto nulla. Il tema è sempre quello caro a Fessenden del wendigo/windigo, qui sviluppato in un tempo più ridotto. Gli effetti speciali sono molto buoni e sono quelli che salvano l'opera dal naufragio. Non mi era piaciuto il precedente Wendigo e la stessa cosa vale per questa riproposizione. Indigesto.

Minitina80 16/02/17 19:18 - 2968 commenti

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Fessenden affonda le mani nella mitologia dei nativi americani confezionando un buon horror, con lontani echi di baviana memoria. La figura demoniaca dedita al cannibalismo ha un trucco semplice e adeguato, anche perché il viso naturale dell’attore si presta benissimo e quel poco di effetti speciali di cui si nutre non stonano affatto. Non è un capolavoro in senso assoluto, ma è appagante per un appassionato del genere, anche perché non manca qualche momento truce (vedi lo spezzatino di carne dal sapore tutto particolare).

Rufus68 4/11/19 21:01 - 3805 commenti

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Azzeccata l'ambientazione claustrofobica e livida; deludente, invece, lo svolgimento che si risolve, alla fin fine, in una serie di urlacci e fucilate. Al solito si mostra troppo: i digrignamenti zannuti e l'apparecchiamento per il ridicolo pasto cannibalico (con cipolla e carote...) fanno deragliare il tutto verso una parodia involontaria. Il protagonista invasato dallo spirito del nord ha, se non altro, il fisico del ruolo.

Larry Fessenden HA DIRETTO ANCHE...

Spazio vuotoLocandina WendigoSpazio vuotoLocandina The last winterSpazio vuotoLocandina BeneathSpazio vuotoLocandina Habit

Anthonyvm 5/05/22 01:19 - 5562 commenti

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Per l'esordio televisivo, Fessenden torna al suo "mostro" del cuore e omaggia il mito del wendigo nei termini di un possession-movie familiare. L'idea sulla carta funziona, così come convince Doug Jones nei panni del padre cannibale e perennemente affamato: il make-up e le movenze del trasformista-feticcio di Del Toro fanno rabbrividire. Peccato che la fotografia poco curata appiattisca l'insieme, senza contare il fiacco climax conclusivo che chiude la vicenda senza sussulti (c'è persino un risibile twist parentale di cui si poteva fare a meno). Racconto godibile, ma niente di più.
MEMORABILE: Il volto scheletrico di Jones con dentoni sporgenti e sguardo diabolico; Il confronto con l'indiano; L'urlo del wendigo; Lo spezzatino di carne umana.
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  • Discussione Daniela • 9/02/10 20:45
    Gran Burattinaio - 5923 interventi
    Nel cast manca proprio il "mostro", ossia Doug Jones che interpreta il ruolo dello scheletrico Grady Edlund.
    Secco come un chiodo, è divenuto famoso per aver interpretato due ruoli bizzarri per la regia di Guillermo del Toro: il Fauno ne Il Labirinto del Fauno e la creatura acquatica Abe Sapien nei due Hellboy.
    Ultima modifica: 5/01/17 18:18 da Zender
  • Discussione Mco • 27/12/12 19:43
    Risorse umane - 9970 interventi
    Titolo italiano con cui viene trasmesso da Cielo/Sky: Lo spirito delle montagne.
  • Discussione Buiomega71 • 4/01/17 10:48
    Consigliere - 25841 interventi
    Una famiglia che vive in un ranch (madre, due figli e cognato-che si fà la moglie del fratello scomparso-)sperduto tra le montagne attendono il ritorno del capo famiglia, Grady, che si è perso sulle montagne circostanti. L'uomo ritorna, o meglio, lo spettro di quello che era. Emaciato, cadaverico, scheletrico con un ghigno inquietante sulla faccia (una via di mezzo tra il racconto kinghiano L'arte di sopravvivere e il Christian Bale de L'uomo senza sonno). Ma quello che sembra lo specchio distorto di Grady non ha più nulla di umano e ha "tanta fame, molta fame"-e non di cibo normale, che rifiuta violentemente-. Un indiano, amico di famiglia, sospetta (a ragione) che Grady sia stato posseduto dallo spirito del Wendigo, una figura demoniaca delle leggende indiane. La "fame" di Grady diventa insostenibile e comincia l'incubo...

    Fessenden (che riprende il tema a lui caro del Wendigo), alza l'asticella horror della serie e sà dispensare angoscia, disagio e anche un pizzico di sana paura che regala più di un brivido

    Autore che sfugge alla convenzionalità, molto personale e libero da ogni forma di commercializzazione, Fessenden firma uno dei migliori episodi di Fear Itself

    L'autore di No Telling sfrutta magnificamente gli spazi chiusi (abile regia e movimenti di macchina all'interno della casetta in legno), dispensando claustrofobia e senso di smarrimento (spalleggiato dall'ottima fotografia di Alwyn Kumst), in un racconto rurale di leggende indiane, possessioni, cannibalismo e mutazione del corpo.

    Gary sbava, lecca il braccio della moglie, ha sempre più "fame" (hungry, hungry, continua a ripetere da quella bocca cavernosa, putrida e perennemente affamata), si contorce come il Sonny Montelli di Amityville Possession e , nella sequenza clou, obbliga la moglie a sviscerare e cucinare suo fratello e a mangiarlo insieme a lui (momento cult grottesco/cannibalico di grande impatto): "Fai bollire la carne", Mangia"!

    Grady nel letto (che quanto "zompa" sù e un salto sulla sedia), che spia ghignante dalla finestra della camera da letto (dopo aver divorato del bestiame), che sembra la Zelda di Cimitero vivente, che spiega come lo spirito del Wendigo si sia impadronito del suo corpo.

    Non dissimile dalla Morte dietro la porta (il membro della famiglia che torna a casa, quello che torna a casa, però, sarebbe stato meglio se fosse morto-a volte e meglio piangerli morti, come recitava la frase di lancio di un horror kinghiano-perchè più nulla ha di umano-) e del cult clarkiano si rifà anche nel terrifico make up di Grady , dove Berger e Nicotero (abilmente) si ispirano a quello di Tom Savini, una faccia della morte , quella di Grady, di un ghigno agghiacciante e spaventoso , che rimanda all'Andy di La morte dietro la porta. C'è molto King nel segmento fessenderiano, non ultima la classica "zampa di scimmia".

    Fessenden, poi, nega il twist finale (marchio di fabbrica della serie) per un racconto più "grezzo" e crudo (Grady nel fienile che si avventa sui figli), contaminandolo con vera e propria chirugia della suspence (il fucile, l'armadietto delle armi, la pallottola che cade a terra tintinnando)

    Insieme a Ronny Yu, Fessenden, realizza il miglior segmento della serie, un racconto ancestrale di puro orrore e possessione, girato magnificamente e con grande perizia. Fessenden, col suo ghigno jacknicholsoniano, riesce a incutere timore, e come in un racconto dell'orrore intorno al fuoco, se la ride soddisfatto, concentrando il vero orrore in poco meno di 40' minuti.

    Da segnalare il BELLISSIMO commento musicale Lie Lie Lie composto da Serj Tankian, che apre la serie e ti entra subito in testa
    Ultima modifica: 4/01/17 11:53 da Buiomega71
  • Discussione Raremirko • 5/01/17 16:39
    Call center Davinotti - 3862 interventi
    Si, era quello che dicevo, col tizio a letto; uno dei migliori episodi.