il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL PRESIDENTE DEL BORGOROSSO F.C.
versioni, partite, storia
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269317 commenti | 8963 papiri originali | 47773 titoli | 19631 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Signori, in carrozza! (1951)
  • Luogo del film: L’ufficio del direttore dei vagoni letto (Ferrara)
  • Luogo reale: , Roma, Roma
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  • Film: A casa tutti bene (2018)
  • Luogo del film: Il molo dove sbarcano Paolo (Accorsi), Diego (Morelli) ed Elettra (Solarino) e gli altri familiari
  • Luogo reale: Marina di Sant'Angelo, via Nazario Sauro, Monte Sant'Angelo, Serrara Fontana, Napoli
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Giùan
Parassitario quanto si vuole nei confronti dello Psyco hitchcockiano, magari incongruente nei riguardi di ogni logica patologica ma bisogna dare ciò che si deve a Castle per quel che afferisce la sua esemplare restituzione della lucida ludicità dell'intrattenimento orrorifico (categoria in cui resta pressoché insuperato). Il meccanismo ad orologeria della narrazione (compreso il gimmick del countdown), il climax morbosamente "gioioso", il b/n di Guffey, le musiche di Friedhofer, le sorprendenti performance del cast televisivo (Marshall su tutti) non tradiscono attese ben riposte.
Commento di: Herrkinski
Tra il remake e il sequel, una sorta di appendice al classico Man behind the sun girata da un Godfrey Ho fuori dai suoi generi abituali. Bisogna dire che rispetto ai film di ninja "cut & paste" e ad altre amenità a cui ci aveva abituato il regista, qui la direzione e la confezione in generale sono abbastanza dignitose; il film in sé è però poca cosa, mai efficace nelle varie crudeltà come l'impressionante prototipo e carico di dialoghi che appesantiscono inutilmente il narrato. Si possono apprezzare i cenni storici e l'atmosfera opprimente ma resta un lavoro di modesto interesse.
Commento di: Paulaster
Un clochard aiuta a ritrovare la moglie a un riccone spiantato. Contrapposizione dei ruoli che si ribaltano, poche gag (già viste peraltro, vedi Blues brothers) e addirittura un finale mezzo copiato e frettoloso. Pozzetto è spuntato e De Sica è meglio quando parla forbito che quando è grossolano. Musiche che non centrano nulla coi ritmi dance di quegli anni. Piccola nota per la parentesi di Montecarlo, almeno per le sfarzose location. Tra i piccoli ruoli di contorno si fa preferire la Koscina.
Commento di: Rufus68
Due fratelli, sotto le finte vesti di paramedici, vivisezionano un po' di gente... Spacciato come horror è in realtà la zuppa che abbiamo imparato a ben riconoscere: ragazzetti americani sciocchi che fanno cose sciocche e prima o poi incappano in un imprevisto color sangue. Nella trama volti e personaggi si susseguono anonimamente. Quando il regista tenta di approfondire il versante psicologico ricorre agli scarti di tanti altri film (flashback, trauma e compagnia). Blanda nota di merito per Hodder, onesto operaio slasher.
Commento di: Paulaster
Gli anni da sovrano del Re Ludwig II di Baviera. Prima parte dominata dal senso della bellezza e dell'arte, il film si concentra poi sulla paranoia, di un estremismo eccentrico e distruttivo. Confezione extralusso tra scenografie, costumi e location, ci fan precipitare in un Ottocento sfarzoso e di cura (maniacale) estatica. Berger nella sua migliore interpretazione tra innamoramenti, derive e invecchiamento; discrete la Mangano e la solare Schneider. Anche nella durata estesa si avverte la divisione a segmenti che toglie ariosità alla storia.
Commento di: Il Dandi
Dopo la consacrazione nel noir Di Leo torna all'erotico, con risultati meno pretenziosi dei suoi esordi così urlatamente intellettual-femministi ma (magari proprio per questo) migliori. Si parte in sordina, poi il dramma monta puntuale. Gran parte della credibilità è merito della scelta di Jenny Tamburi, che il regista definì "non bellissima ma con la carica dell'adolescenza". Funzionale anche il personaggio di Pino Caruso, playboy militante che con le sue lezioni spaccone di ars amatoria rappresenta lo sguardo della Sicilia e un raro esempio di umorismo dileiano riuscito. 

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Strano mix tra sentimentale e animali assassini, si propone come thriller senza un perché. Lei sta a Beverly Hills, lui in Alaska ma è venuto a trovare un amico che deve dichiararsi a una ragazza comprandole un anello. Dal momento che lei è la figlia dei proprietari di una gioielleria e lì lavora, ecco creata l'occasione: formale, dapprima, ma lui con la sua disarmante semplicità, dopo aver aiutato l'amico nella scelta dell'anello, torna in negozio da solo chiedendole di uscire insieme. Lei si stupisce, sorride ma subito accetta. Giornata al parco,...Leggi tutto scatta qualcosa e quando Reid (Clyde) deve tornarsene in Alaska, Mia (Pratt) fa passare qualche tempo e si lascia guidare dall'amore: molla tutto e lo raggiunge facendogli una gran sorpresa. L'idillio continua tra una natura di sconfinata bellezza e il pericolo di un grizzly che (l'avevamo visto nell'incipit del film) si aggira per i boschi sbranando gli incauti. In tutto questo cosa c'entra il thriller? Il fatto è che qualcuno, lì intorno, sta combinando qualcosa di losco, anche se inizialmentre non si capisce bene cosa. E poi c'è la guardia forestale del posto (Pluym), che tempo addietro stava con Reid e l'aveva lasciato salvo ora pentirsene, che di fronte a una rivale di città dalla pelle candida e la manicure appena fatta rosica non poco. Mia si aggira per le poco abitate lande mentre è evidente che la missione principale del regista sia far risaltare quanto più possibile le attrattive turistiche dell'Alaska. Mia vive in un cottage magnifico, con vista sulle montagne, esce per fare jogging nei boschi e tac... becca subito il grizzly da cinque quintali. Per fortuna che Reid le aveva spiegato di star ferma e non fuggire d'improvviso, altrimenti rischiava di essere la seconda vittima dell'orso. Intanto lei e Reid amoreggiano, si scambiano occhiate dolci mentre lui le spiega come prepara le sue esche speciali per la pesca con la mosca... Attenzione però ai cattivoni che girano intorno, brutti ceffi legati a quel qualcosa di losco di cui sopra e che minacciano la povera Mia con frasi da signori del tipo: "Sono stato gentile con te per via del tuo fondoschiena, ma provocami ancora e credo che non lo sarò più tanto". Tuttavia è un clima da criminali all'acqua di rose, destinato a condurci per mano verso un finale tra i più sgangherati mai visti in cui confluiscono orsi, trappole, pistole, spray urticanti e un certo imbarazzo registico che qui trova il suo apice. Non che prima fosse stato più interessante il film, con la Pratt quasi sempre col sorriso forzato, Clyde colla faccia della giovane marmotta e la Pluym guardia forestale che viaggia tra l'irritato e lo sbarellato. Detto della svolta noir clamorosamente pretestuosa per dare un minimo di sale al film, di un paio di attacchi del grizzly che si limitano a pacifici avvicinamenti alle vittime seguiti da un urlo e lo stacco, di un titolo da perfetto thriller tv (anche in originale) del tutto campato in aria, non si può proprio dire che il film sia tra i più validi del campo. Ma questo a dire il vero lo si capiva fin dal primo romantico approccio in gioielleria tra i due protagonisti...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Poco considerato in Italia (citato giusto quando si specifica che il vincitore di Sanremo vi verrà ammesso di diritto), l'Eurovision song contest ha invece i suoi ammiratori, in Europa. Tra questi anche i piccoli Lars e Sigrit, che vedendo dal loro paesino in Islanda gli Abba cantare "Waterloo" in tv si scatenano in balli e grida per la gioia dei loro genitori. Molti anni dopo i due sono cresciuti, ma la loro passione per l'Eurovision song contest è rimasta. Soprattutto in Lars (Ferrell), il quale fin lì pare non aver pensato ad altro dopo aver fondato con...Leggi tutto Sigrit (McAdams) i Fire Saga, una band che ha ottenuto solo un piccolo successo con un brano che Lars non ne può più di ripetere "live". La fiamma non s'è spenta però, e quando a Reykjavík i Fire Saga vengono selezionati per una sorta di Sanremo locale il cui vincitore dovrà concorrere all'Eurovision, Lars vive un periodo di esaltazione che si trasforma in gioia assoluta quando lo yacht che ospita tutti i concorrenti tranne lui e Sigrit esplode in mare uccidendo ogni loro avversario. L'Islanda è terrorizzata all'idea, ma non può che spedire all'Eurovision song contest proprio loro, i Fire Saga! L'avventura prosegue quindi a Edimburgo, in Svezia, dove i due conoscono i partecipanti degli altri paesi (per la cronaca l'Italia non viene citata mai una volta in tutto il film, limitandosi a comparire anonimamente su qualche tabellone dal quale poi presto scompare) e si dedicano a provare il loro pezzo. Un po' fesso come buona parte dei personaggi che Ferrell interpreta (qui è suo pure parte dello script), Lars è il solito bambinone con manie di grandezza, assecondato da una partner che lo guarda con amore non corrisposto. Prima viene la musica, naturalmente, ma poi capita che alle feste conosci le persone sbagliate, quelli che ci provano... Le canzoni in gara, inserite per alzare il ritmo, non sono presenti in gran numero: sentiamo il brano del russo (Lemtov) e della bella greca (Mahut) perché sono i personaggi che più intervengono nella storia, ma per gli altri pezzi quasi sempre qualche accenno o poco più. Se si escludono una riproposizione della canzone "ufficiale" dei Fire Saga e un simpatico medley di gruppo alla festa orgiastica, a fare il film è il rapporto tra Lars e Sigrit, che guarda con l'usuale verve parodistica a quelli tradizionali del cinema americano ma senza che la commedia riesca ad essere mai veramente comica come vorrebbe. Un po' per la regia poco agile di Dobkin, un po' per certe divagazioni che goffamente si agganciano a tradizioni del nord Europa (gli elfi a cui Sigrit crede pregandoli), un po' per la difficoltà di infilare battute veramente divertenti (nonostante si ricorra ai tipici nonsense ferrelliani), il film non decolla mai davvero. Ripropone le stesse dinamiche senza variazioni di rilievo, segue il classico canovaccio del film da "sogno americano" (anche se poi diverte Lars deluso che consiglia un bambino: "Rinuncia ai tuoi sogni adesso, finché sei ancora giovane!") e disegna gli islandesi come dei perfetti americani dai vestiti diversi. L'idea era insomma interessante, la realizzazione molto al di sotto del suo potenziale, nonostante qualche gag simpatica e musiche azzeccate (molto bella l'ultima esibizione). Happy ending di rigore.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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La dura vita da minatori durante gli ultimi mesi di scavo per il traforo del Monte Bianco. Siamo a inizio Sessanta, al juke box suonano "La terza luna" di Sedaka e l'amore twist della Pavone, ma le giornate di chi lavora per buona parte del suo tempo al buio (senza sole né luna, appunto) non riflettono proprio la stessa voglia di spensieratezza. Giovani di ogni parte d'Italia si ritrovano a condividere i drammi di chi sa come la propria salute sia costantemente a rischio (la silicosi incombe) e la morte una compagna non così lontana. Il film di Luciano Ricci prova...Leggi tutto a raccontare il loro quotidiano individuando alcuni personaggi che si divideranno il set incrociandosi in galleria, nelle baracche costruite appena fuori dall'ingresso del tunnel, nei paesi vicini per qualche raro momento di svago... Chi compare di più è inizialmente la coppia Ivo Garrani/Giancarlo Sbragia: il primo è il valente caposquadra, il secondo uno dei tanti malati di silicosi costantemente indecisi se continuare a rischiare l'aggravarsi della malattia o mollare. Hanno un figlio in comune, nato da una donna ormai defunta che non ha mai detto chi dei due ne fosse il vero padre. Vanno d'accordo, ma sarà Sbragia a restare di più sul set guadagnandosi il ruolo di protagonista, considerando la precoce uscita di scena di Garrani. Chi invece sta sulle prime in disparte per guadagnare progressivamente spazio è Massimo Tonna: nel ruolo del bel manovale del Sud, s'innamora di una bella ragazza del posto (Vergano) decidendo di chiudere con la fidanzata del suo paese d'origine, il cui fratello parte presto in missione punitiva. Una storia d'amore tradizonale che non dice poi molto, così come ancora meno offre un Lando Buzzanca in posizione estremamente defilata, che condivide il suo segmento con Franco Giacobini mostrando un dinamismo e una guasconeria sconosciuti agli altri personaggi, che sembran tutti usciti da qualche film neorealista (soprattutto un Umberto Raho con moglie e figli a carico). Lando è più incline agli scherzi, sfoggia un dialetto spesso semi-incomprensibile, come gli altri sogna di mettere qualche soldo da parte per poi fuggire quanto prima, proprio come l'amico calabrese che sposato a una ragazza che lavora a Torino come baby-sitter evidenzia una timidezza e una compita educazione che meglio di altri personaggi comunica un mondo ormai lontanissimo dal nostro. Non succede granché, durante il film, ma l'insolito ambiente, il meritevole riferimento a un momento importante della nostra storia (quello del congiungimento sotto il tunnel degli operai italiani con quelli francesi che scavavano in direzione opposta), la semplicità dei sentimenti impediscono si possano poi criticare troppo alcune scelte stilistiche o di sceneggiatura. In fondo i piccoli drammi privati fungono da pretesto utile a raccontare cosa accadesse allora in quello strano mondo, senza sole né luna. Aiutato da un parco attori senza nomi particolarmente di spicco (Buzzanca al tempo non era certo ancora un divo), il film si avvale di una fotografia non eccezionale ma d'effetto nel suo elegante bianco e nero. Peccato non sia proprio facile rendere interessanti i diversi microepisodi...


Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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