il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

LA MESSA È FINITA
le location esatte
ENTRA
273291 commenti | 9030 papiri originali | 48517 titoli | 19847 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: I soliti ignoti vent'anni dopo (1985)
  • Luogo del film: Piazza Unità D'Italia
  • Luogo reale: , Trieste, Trieste
VEDI
  • Film: Scusi si potrebbe evitare il servizio militare? ...No! (1974)
  • Luogo del film: La spiazzo dove Renato (Cecilia) e Rosalia (Schurer) parlano delle loro differenze
  • Luogo reale: Piazzale Magellano, Lido di Ostia, Roma, Roma
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Rigoletto
Un horror senza magia che ha tutto, nel quale ogni cosa sembra essere fatta da Slagle con criterio ma che non riesce ad ammaliare lo spettatore. Probabilmente alla prima visione sfuggono molti particolari, quindi una seconda è consigliata, anche perché la sceneggiatura non consente una scorrevolezza narrativa tale da avere il quadro completo fin da subito. Un film fatto così bene non è però censurabile e la storia, prequel alle vicende di Amityville, è abbastanza intrigante da suscitare un certo interesse.
Commento di: Siska80
L'inizio è abbastanza avvincente (sebbene la trama non brilli per originalità) e il personaggio di Muccino (che stavolta spicca in un cast mediocre) subisce un'evoluzione interessante, imparando ad essere più umano. I problemi iniziano quando entra in scena la fidanzata gelosa e il povero bimbo diventa un peso (come un cucciolo che si vuole restituire al canile per mancanza di tempo), mentre il finale frettoloso sembra rattoppato alla meno peggio.
Commento di: Rigoletto
Chi pensa a Terence Hill come quel "tigrotto furbo e sveglio" degno compare del grande drago (Spencer, a cui è dedicata la pellicola) qui rischia di andarva in difficoltà. Hill firma un'opera spirituale più che cinematografica, che fa però gridare anche alle pietre come egli non sia più del tutto spendibile come protagonista assoluto di un film, o perlomeno se non supportato da una valida sceneggiatura. Tuttavia l'omaggio a Bud non poteva che avvenire così, con un sapore di amarcord, con echi lontani di scazzottate e cavalcate ora on the road. Due pallini per l'affetto.
Commento di: Rufus68
Il cyborg Isaac sfugge al controllo dei creatori. Pura azione e poco altro, di decente fattura e addirittura intelligente nel pigiare i tasti eternamente attivi della vendetta e della ricerca di sé. Il modello cui si attinge è l'insuperato Robocop (Isaac è affiancato da una poliziotta e ricuce lentamente i ricordi del passato: la moglie e le figliolette morte): la derivazione, però, non infastidisce più di tanto. Non malaccio le (pur telefonate) scene d'azione. Bravo Greenwood nel ruolo del villain; sciapetto, invece, Franklin (sarebbe bastato un Lundgren d'annata).
Commento di: Renato
Notevole pellicola di Cottafavi, che celebra la figura di Salvo d'Acquisto e l'arma dei Carabinieri con il suo stile, originale e molto lontano dagli schemi del coevo melodramma all'italiana. Se in certi momenti sono evidenti le influenze del cinema americano, il gangster movie su tutti (la sparatoria al deposito ferroviario), il film mantiene una sua originalità fino allo splendido finale, chiaramente retorico ma efficacissimo. Valida la squadra di attori, con Gino Cervi che ruba la scena a chiunque ogni volta che appare.
Commento di: Il Dandi
Miniserie di sei episodi auto-conclusivi, all'insegna di un whodunit che per stile e ambientazioni ricorda i casi polizieschi de La settimana enigmistica: il leitmotiv è il poco ortodosso metodo usato dal commissario per registrare i suoi interrogatori con una telecamera nascosta e il fatto che riguardandoli (talvolta con inquadrature cinematograficamente assurde, ma tant'è) mostri a collaboratori e spettatori dei particolari rivelatori. Credibile Giuffrè, ridotta all'osso l'ambientazione svizzera, al solito eccezionale il livello dei comprimari di turno.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Fa pensare un po' a un DIAVOLO VESTE PRADA privato dell'acidità che ne aveva sancito l'efficacia, THE HIGH NOTE, nel quale viene riproposto come centrale il rapporto tutto al femminile tra la principale (in questo caso una cantante di grande successo) e la sua assistente. La prima, ovvero la star un po' in declino, è Grace Davis (Ross), reduce da un album che non ha saputo rilanciarne l'immagine e che si prepara a recuperare qualche posizione con il solito album dal vivo. La seconda, Maggie Sherwoode...Leggi tutto (Johnson), lavora per Grace con rara meticolosità anche perché prima di diventarne l'assistente ne era grandissima fan. Dovrebbe per questo essere soddisfatta del suo lavoro e lo è, ma sogna di diventare un giorno una producer e quando si tratta di mixare il disco in uscita ne propone a Grace una propria versione (molto in controtendenza rispetto alle soluzioni proposte dal produttore ufficiale) che alla star piace. E qui Maggie si monta un po' la testa. Conosciuto un ragazzo al supermarket (Harrison jr.), scopre che è un cantante e gli si propone come produttrice fingendosi da tempo affermata nel campo. Lui accetta e le cose sembrano poter girare proprio come Maggie ha sempre sognato, ma gli inconvenienti e le incomprensioni sono dietro l'angolo... Non c'è niente di nuovo nel film di Nisha Ganatra (scritto da Flora Greeson a confermare un lavoro all-female), ma una certa grazia è indubbia e si rispecchia nell'approccio risoluto eppure sempre pacato di Maggie (ottima la scelta di Dakota Johnson, la figlia di Don e Melanie Griffith diventata celebre con l'eros patinato dalle sfumature grigie). Non si legge nei suoi occhi l'arrivismo o l'esaltazione cui il cinema americano ci ha abituato in personaggi simili: Maggie è una ragazza semplice, che ha le sue idee ed è riuscita comunque a stabilire con l'altezzosa Grace Davis un rapporto di fiducia e stima. Assecondandone i capricci certo, ma trovando in lei anche il rispetto e forse persino l'amicizia. Piace come la Johnson lascia emergere discretamente le aspirazioni di Maggie gestendole in modo del tutto diverso con Grace e con Kelvin, il giovane cantante al quale si sente legittimata di dare più di un consiglio in sala di registrazione. E così, tralasciando l'ultimo colpo di scena (decisamente forzato), la storia procede tra un concerto live al Caesar's Palace di Las Vegas (dove Grace si esibisce), le ore al mixer, delicati accenni sentimentali, inevitabili frizioni e fraintendimenti, un po' di cantate di qualità e qualche dialogo - un po' trito - da music business che però permette di godersi un simpatico Ice Cube in versione manager di Grace. E ci sta bene nel finale anche Bill Pullman come padre deejay di Maggie. Un buon casting per un film che si lascia vedere piacevolmente, scirtto con competenza pur senza mai davvero brillare. Eccessi di zucchero in alcune parti, ma d'altronde il film è politicamente corretto e intriso di buoni sentimenti, costruito seguendo le buone regole del cinema hollywoodiano di consumo. Epilogo tuttavia piuttosto patetico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Bella la vita sulla costa californiana per una scrittrice di polizieschi di successo (Brannagh) e la sua figlia diciottenne Lily (Gatlin Kate James); almeno fino a quando la seconda, mentre fa jogging al parco, non viene assalita da un bruto mascherato che tenta di violentarla. Interviene d'improvviso in sua difesa un giovane, Mick Grant (Austin James), il quale blocca l'uomo dicendo alla ragazza di scappare. Qualche tempo dopo i due si incontrano nuovamente e lei decide che forse è il momento di iniziare a frequentarsi, considerato anche l'aspetto piacente di Mick e il fatto...Leggi tutto che il suo ex fidanzato, Scott (Heartman), benché dica ancora di amarla, se n'è andato da poco a letto con un'altra... Tutto bene? Mica tanto... L'amorevole, schivo, gentile e ben piazzato Mick ha qualche ombra nel suo passato: dopo qualche ricerca Scott scopre infatti che poco o nulla è dato sapere del ragazzo, quasi fosse un vero fantasma... Da qui si moltiplicano gli interrogativi, i dubbi che assalgono tutte le persone che a Lily vogliono bene, a cominciare dalla madre naturalmente e dalla sua migliore amica (Bushman), anche se poi chi si attiva di più continua ad essere il suo ex, piuttosto viscido ma ansioso di poterci tornare insieme. Qualcosa a dire il vero fa pure lo spettinatissimo poliziotto (Muldoon) che si occupa delle indagini legate al tentativo di violenza carnale a Lily e di un successivo agguato a sua madre. Se quindi il fulcro della storia è il misterioso passato del ragazzo che ha salvato Lily al parco (tema comunissimo, per un thriller), ciò che il film cerca di fare è di complicare la vicenda con una serie di diramazioni che comunque si riallaccino al tema principale, senza trascurare nemmeno il mestiere della madre: persino i suoi romanzi polizieschi avranno infatti una parte attiva nella soluzione (a dire il vero piuttosto confusa) dell'enigma. Lo svolgimento non è dissimile da quello dei tanti prodotti televisivi di genere, pur se l'assenza di un protagonista in grado di dare una direzione al film con un'interpretazione superiore si avverte: dal momento che al centro della storia stanno i giovani, la resa è non scadente ma un po' anonima, con la Brannagh a fare da madre apprensiva e comprensiva relegata a un ruolo piuttosto insignificante. Ad ogni modo l'intreccio è sufficientemente intrigante e un minimo di curiosità riesce a metterla, ricorrendo ai facili meccanismi del caso. Più alto della media televisiva il numero delle vittime, ma la violenza resta bandita o quasi. Qualche scena di tensione al buio, inserita apparentemente più per dovere che altro, e un Austin James non troppo espressivo per la parte. Ha però saputo conquistarsi l'amore vero della bella Gatlin Green (oggi Gatlin James, per l'appunto), e c'è da pensare che i baci tra loro non fossero solo... finzione (il trasporto è curiosamente evidente).
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Accettabile thriller televisivo dalle dinamiche risapute che muove la sua storia intorno a una donna turbata (o "sclerata", come la definisce sua figlia) alle prese coll'inatteso tradimento del marito. Insospettita da movimenti sulla carta di credito che non capisce, Jill Dunne (Kapture) viene a sapere che sono riconducibili a un bell'albergo dove risulta aver soggiornato suo marito Sean (Roberts). Nello stesso periodo, però, a lei aveva detto di essere stato per lavoro da tutt'altra parte. Possibile? Certo che sì: con l'aiuto del direttore dell'hotel...Leggi tutto (Mancuso), infatti, Jill riesce a beccare poco dopo il consorte fedifrago in flagrante, pur decidendo di non entrare subito in scena. Si ubriaca con le amiche, fa percepire in casa una forte tensione, già alta per il difficile rapporto con la figlia diciassettenne Olivia (MacIsaac) e cede alle avances proprio del direttore dell'albergo, divorziato alla ricerca di una nuova anima gemella. Sul più bello, però, l'amplesso viene interrotto e Jill capisce che stava sbagliando. Il marito, ignaro di quanto appena successo ma infine smascherato, la vezzeggia, si scusa mille volte, le fa credere di aver cercato un'altra donna perché lei non lo ascoltava più come un tempo ("Non rigirare la frittata, Sean!")... Alla fine la persuasione funziona e i due decidono di prendersi una vacanza insieme alla figlia, che se la spassa felice con un coetaneo un po' tamarro. Torneranno a campeggiare a Stone Lake, verdeggiante località lacustre dove erano stati bene molti anni prima, ma il direttore piantato in asso non ci sta e, una volta saputa la loro mèta, decide di andarci pure lui. E qui il thriller, fin lì stemperato in una semplice storia di tradimenti reciproci, comincia a prender forma. C'è il maniaco, ci sono la famiglia in pericolo e un bel posto desolato che pare fatto apposta per tendere agguati nella notte. Purtroppo il tutto scade a questo punto nel già visto (e altrove decisamente meglio realizzato). Era più interessante seguire i tormenti di Jill, i ben studiati tentativi di rconciliazione dell'astuto Sean, uomo di un certo charme che sa come riconquistare l'affetto della moglie. Più insulso il rapporto complicato con Olivia, sempre pronta ad attaccare la madre e a smontarla con risposte acide talvolta ironiche per poi consolarsi tra le braccia del suo Zack (MacLeod). Il quadretto familiare ha una sua credibilità, Mitzi Kapture interpreta con sufficiente trasporto e qualità la sua Jill e più o meno tutti trovano il loro corretto spazio all'interno di una sceneggiatura che fino a quando deve regolare i rapporti tra i protagonisti funziona (laido e untuoso al punto giusto il persecutore cui dà il volto Mancuso). Convince meno quando dovrebbe far montare la tensione, ma qui è soprattutto la regia a mancare, forse anche per un'ambientazione tra i boschi che dice poco. Ad ogni modo siamo nell'ambito del giallo tv che offre quanto ci si può aspettare, con tutti i limiti del caso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE