il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO
le location esatte parte 2
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277029 commenti | 9096 papiri originali | 49327 titoli | 20100 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Asso (1981)
  • Luogo del film: Il commissariato nel quale Asso (Celentano) si precipita dopo il rapimento del banchiere
  • Luogo reale: Questura di Milano, Corso di Porta Romana 10 , Milano, Milano
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  • Film: La gente che sta bene (2014)
  • Luogo del film: Il palazzo sede dell’ufficio legale associato per il quale l’avvocato Umberto Durloni (Bisio) lavora
  • Luogo reale: Via Michele Barozzi 4, Milano, Milano
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: B. Legnani
Bizzarro incontro fra il kung-fu dei fratelli Shaw e le nudità tedesche di Hofbauer dei primi Anni Settanta. Ne viene fuori un filmetto che, alla luce della novità, riesce a non essere del tutto disprezzabile. Certo, occorre accettare che un nocciolo d'oliva, ben sputato, possa essere arma pericolosa. Che queste attricette, solitamente nude, siano qui quasi pudibonde (la stangona Bray, fra l'altro, stona nel quintetto). Che diventino in fretta delle ottime combattenti. Per tacere degli acquirenti delle schiave, grotteschi in modo insopportabile. Ma il film è girato benino, qua e là.
Commento di: Keyser3
Viaggia fra alti e bassi questo misconosciuto giallo dello svedese Hellström, dal titolo italiano tanto fuorviante quanto delizioso. Ci si rende conto fin da subito che trattasi di una produzione di serie B, fra povertà dell'insieme e dialoghi fitti ma ben poco pregnanti, eppure l'atmosfera cupa e misteriosa, l'insolita ambientazione nel deserto e un finale che regala uno dei colpi di scena più clamorosi di sempre salvano la baracca e fanno di questo film una piccola chicca da riscoprire. A suo modo anche precursore, se pensiamo alle bambole utilizzate da Argento in Profondo rosso.
Commento di: Daniela
Dopo aver rotto con l'amante, un ginecologo si propone di riconquistare la moglie che, stanca dei suoi tradimenti, ha riallacciato il rapporto amoroso con l'ex fidanzato scultore... Commedia ad incastri temporali che affronta con toni leggeri ma non senza amarezza alcuni dei temi cari al regista come il matrimonio, le differenze tra uomini e donne, l'impossibilità di rapporti sentimentali duraturi. Arguti i dialoghi, spesso di impronta teatrale, sostenuti dalla classe di Dahlbeck e Bjornstrand, che saranno pochi anni dopo protagonisti del capolavoro Sorrisi di una notte d'estate
Commento di: Leodol2002
Cinepanettone con protagonista la coppia Boldi-De Sica, affiancata da un Enzo Salvi in splendida forma. Il film è molto piacevole per una serata con gli amici in cui le risate non mancheranno. L'intreccio è ben organizzato e gli episodi avvincenti. Buono anche l'apporto di Nino D'Angelo, che concilia la sua abilità di recitazione con il personaggio interpretato. Perfette le scelte di Megan Gale e Carmen Electra. Nel complesso il film è molto buono, supera le aspettative e la regia è discreta. Ottime anche le musiche scelte ("Moonlight Shadow" e "50 special" in particolare).
Commento di: Galbo
Film italiano claustrofobico ambientato tra gli studi radiofonici e le strade di Milano, riprese in  notturna. Proprio l’ambientazione è una delle carte migliori di un film che sa trovare la giusta atmosfera e i tempi del thriller. Buona la prova di Castellitto nei panni di un personaggio che l’attore dota del fascino malato di un soggetto borderline. Discreta anche la prova di Lorenzo Richelmy mentre Anna Foglietta è del tutto fuori parte nel ruolo di in un personaggio che poteva essere più interessante. Nel complesso non male.
Commento di: Kinodrop
Come una pseudo citazione possa prendere forma e vita propria ed ambire a diventare una specie di cult al quadrato. Dalla "vhs di Found", uno slasher nel quale, per mano di un serial killer "cacciatore di teste" sanguinario e depravato (ma non senza ragione), accade di tutto e di più. Atterrisce per la crudele messa in scena e stupisce per la ricostruzione ambientale e culturale anni '70, che pur nella dovizia di copiosi momenti gore, si intravede la persistenza di un sottile umorismo del resto implicito nel presupposto. Assai rilevante il ruolo della OST soprattutto nelle parti morbose.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Blanda commedia russa di ottimo successo in patria, segue le mosse del suo protagonista Eugene Ivanovitch Troshkin (Leonov), serio insegnante in un kindergarten che si scopre essere il sosia di “Docent”, un pericoloso criminale resosi responsabile del furto del prezioso elmo d'oro di Alessandro Magno, sottratto a un gruppo di archeologi. Il reperto ha un enorme valore storico e per recuperarlo la polizia decide di reclutare il calvo Eugene mettendogli in testa una parrucca e – considerata la grande somiglianza di questi col fuorilegge (l'attore è lo stesso, ovviamente)...Leggi tutto – di infiltrarlo in prigione sostituendolo a quest'ultimo per scoprire dai complici del furto (nel frattempo arrestati) dove sia nascosto l'elmetto. Eugene impara così lo slang tipico dei bassifondi, i modi rudi del gangster e fa credere d'aver perso la memoria poco dopo il colpo. Tanto basta, agli ex soci, per ritenere d'essere di fronte al vero Docent. Il problema è che solo quello vero sa con esattezza dove sia l'elmo... Variante ironica (ma nemmeno poi troppo) di TUTTA LA CITTA' NE PARLA anni prima di quella dichiaratamente comica del nostro Fracchia, il film basa molta della sua riuscita sull'ottima resa del protagonista, perfetto per ricoprire entrambi i ruoli. Quello che gli manca è un copione che possa favorire un numero accettabile di gag, perché qui, al di là di due o tre momenti piuttosto spassosi, quella che si legge è soprattutto una profonda malinconia: in Eugene costretto a recitare il ruolo del criminale fingendo con la famiglia di esser via per un convegno, nei suoi tre compagni di evasione dal carcere costantemente disillusi, incapaci di una visione positiva del proprio futuro. Le situazioni in cui si trovano, costantemente costretti a sottostare alle decisioni del loro capo finto smemorato, non trovano inizialmente sbocco in nulla di costruttivo. Solo nella seconda parte, finalmente, qualcosa si smuove e le frizioni interne alla banda generano qualche battibecco gustoso. Sempre troppo poco però per catalogare il film alla voce commedia brillante. Il più delle volte nemmeno si capisce davvero il senso della presenza di scene che poco o nulla apportano alla narrazione né sono costruite per poter davvero divertire. Si compatiscono la condizione in cui i quattro vivono, la pochezza dei loro pensieri, la limitatezza degli orizzonti come se lo scopo principale del regista fosse la commiserazione che induce a riflettere sulla tristezza di chi sceglie la via dell'illegalità (anche se poi ci pensa Eugene stesso a tirar su il morale al compare strabico dopo averlo definito ladro di fronte a un vecchio amico col quale questi stava parlando: “Quello ti invidiava perché lui ha una vita regolare, monotona... la vita del ladro è intensa, più avventurosa!”). Tecnicamente il film è ben girato, inquadra bene una Mosca innevata e cupa ed è complessivamente recitato con bravura dai protagonisti, la fotografia dai colori slavati ha una sua raffinatezza (che potrebbe tuttavia far apparire più povero il prodotto) ma manca una storia che sappia dare una forma vera al tutto offrendo un minimo di dinamicità. Va bene misurare i toni e non sbracare, comprensibile la rinuncia all'azione, ma riesce difficile pensare che un film così possa mai attecchire in Occidente e difficile anche pensare possa esser nato per suscitare gran risate, nonostante anche per questo sia considerato un classico, in Russia.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Vent'anni dopo LA DONNA DEL LAGO ecco una seconda trasposizione su schermo della vicenda relativa ai cosiddetti “misteri di Alleghe”; questa volta però, senza prendere come base il romanzo di Comisso (solo ispirato, al caso), gli autori si rifanno direttamente a quanto realmente accaduto avvicinandovisi molto di più, anche se di nuovo prendendosi molte libertà. Già spostare l'azione in avanti di sette anni (dal 1933 al 1940) falsa un po' la partenza, ma almeno qui si comincia proprio...Leggi tutto dal momento in cui tutto pare davvero aver preso il via e cioè dall'arrivo in paese (in verità mai confermato dalle indagini) del figlio (Rassimov) di Elena Cosic (Goodwin), ovvero la proprietaria della locanda "Ai cacciatori", che sostituisce l'Albergo Centrale dove si svolsero i fatti. Alleghe diventa l'immaginaria cittadina montana di Pradegà e il lago (location suggestiva da sempre associata ai misteri in questione) viene sostituito da un fiumiciattolo più simile a un rigagnolo, peralto praticamente mai inquadrato. D'altra parte gli esterni qui scarseggiano e il fascino dei luoghi viene richiamato da qualche inquadratura del paese sui titoli di testa e da pochissimo altro. Variati tutti i nomi dei protagonisti, permane invece come forte inquadramento la localizzazione veneta della vicenda, con un pesante accento cui vengono costretti (con risultati invero non sempre credibili) tutti i componenti del cast. L'arrivo alla locanda del figlio di Elena – avuto da un altro uomo prima del di lei matrimonio con Luigi Cosic (Cuny) - mette in allarme la famiglia, perché pretende parte delle proprietà della madre dopo aver vissuto per anni nell'indigenza. Lei lo capisce, Luigi proprio no e insieme al marito (Guerrini) di sua figlia Lidia (Schneider) decide di eliminarlo. La cameriera dell'albergo (De Carolis), che involontariamente assiste all'omicidio, finisce uccisa pure lei. Dopo aver occultato il cadavere della prima vittima (che nessuno reclamerà mai), si deciderà di far passare la morte della cameriera per suicidio contando anche sull'amicizia di Luigi con il segretario locale del fascio (Alighiero), che pensa a deviare le indagini del maresciallo dei carabinieri e del brigadiere Sanna (Barbareschi). Tutto sembra insabbiato a dovere, ma l'anello debole della catena familiare, ovvero il secondogenito di Luigi, Tony (Scarpa), costringerà gli spietati Cosic a un nuovo delitto. La ricostruzione ambientale è demandata soprattutto agli interni della locanda e ai costumi, con la fotografia cupa di Sergio D'Offizi che si trova a gestire in buona parte scene buie o in penombra. Ma la qualità dell'opera traspare soprattutto nella solida struttura della sceneggiatura, che imposta ottimamente la vicenda come un perfetto giallo di cui già conosciamo i colpevoli ma non come siano destinati a svilupparsi i rapporti tra loro e con chi entreranno in contatto. Sostenuto da interpretazioni eccellenti (spiccano Alighieri e il truce grugno di Cuny, ma non si può dire siano certo mal scelti Guerrini, dal consueto sguardo penetrante, Scarpa come fratello "scemo" o la Schneider gelida, impassibile) e da dialoghi adeguati, lo sceneggiato tiene inizialmente in secondo piano il personaggio di Barbareschi per concedergli una fondamentale centralità nell'ultima parte portandolo a ricalcare in qualche modo il ruolo che ebbe nella storia il carabiniere che davvero riuscì (seguendo le tracce lasciate prima di lui dallo scrittore Saviane, qui figura del tutto assente) nell'impresa di ricostruire quanto avvenuto molti anni prima. Il clima pesante, di provincia infida e subdolamente cospiratrice a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, si percepisce e se qualcosa c'è da imputare al lavoro di Giuseppe Fina risiede più che altro nella lentezza narrativa, nella scarsa capacità di ravvivare un'azione sovente quasi statica. Il risultato comunque è valido e resta l'approccio migliore (se non l'unico, al momento) per poter rivivere – considerata la buona aderenza ai fatti - ciò che accadde ad Alleghe tra il 1933 e il 1960 (anche se qui tutto comincia nel 1940 e si conclude meno di dieci anni dopo).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Non si ferma ancora l'onda lunga dei marmotta-movie, che spinge i produttori a sfornare ciclicamente lavori in cui il loop temporale dura il tempo di un giorno come nel sempre più importante modello di riferimento. Qui lo si avvicina anche riportando l'operazione nell'ambito della commedia classica, sfruttando quindi le ampie potenzialità comiche dell'idea e affidandole a una coppia protagonista indubbiamente affiatata e in parte. La novità sta nel fatto che questa volta ad entrare nel loop sono...Leggi tutto in due (o meglio in tre, ma il terzo, interpretato da un ottimo J.K. Simmons, è defilato): Nyles (Samberg), che per primo resta invischiato nel dramma, e Sarah (Milioti), sorella maggiore della sposa al cui matrimonio Nyles è invitato. Tra i due nasce qualcosa, la sera del ricevimento, e lui la accompagna poco fuori, proprio nei pressi della caverna al cui interno si sprigiona la luce che ti cattura facendoti precipitare nel loop. Lui prova in ogni modo a dirle di non avvicinarsi ma Sarah è curiosa e... zac, eccola che si risveglia, poco dopo, la mattina del giorno appena vissuto. Esiste però la complicità qui, l'amicizia e poi inevitabilmente anche qualcosa di più, tra due anime condannate alla stessa sorte. E la formula per buona parte del tempo funziona perché la sceneggiatura sa essere brillante, vivace, impreziosita da un Samberg cinicamente rassegnato e una Milioti che, grazie a una maggiore reattività, si guadagna la palma della migliore per la capacità di interpretare con varietà e simpatica espressività il proprio ruolo. Memore delle migliori intuizioni del prototipo, il film gioca molto ovviamente con la morte, che diventa una semplice scorciatoia per abbreviare le giornate, si diverte con la stralunata disinibizione della fidanzata (Hagner) di lui e trova nello spietato Roy (Simmons) il jolly da inserire quando serve: trascinato volutamente nel loop da Nyles, Roy non potrà mai perdonargli la cosa e cercherà di vendicarsi in ogni modo ricorrendo ad arco e frecce. Solo la bravura di Simmons impedisce al personaggio di precipitare nella triste caricatura e il duetto con Samberg nel giardino di casa di fronte al figlio "che innaffia la cacca" è uno dei momenti più alti del film, sintesi esemplare di come si possa associare la commedia a una riflessione meno superficiale sul tema. Qualche piccolo colpo di scena, ma a volte sono sufficienti dialoghi appena più studiati della media e qualche trovata azzeccata (la danza al bar in stile PULP FICTION) per rendere piacevole il prodotto, che pure non riesce a evitare di incorrere in lungaggini impreviste (quasi sempre in corrispondenza dei momenti più romantici) che gli sottraggono la scorrevolezza necessaria cui appoggiarsi necessariamente per apparire sbarazzino come nelle intenzioni. Insomma, nell'insieme (e al netto di un finale sbrigativo ben poco geniale) PALM SPRINGS sfrutta con intelligenza i punti di forza del modello (citato solo nel doppiaggio quando Nyles spiega che ogni giono... "si ricomincia da capo") e, all'interno di quello che ormai è diventato un autentico sottogenere, si impone come uno dei non troppi epigoni degni. Colorato, zuccheroso, pimpante, spassoso. Poi certo, si resta nel campo dell'imitazione, ma se non altro per una volta decorosa.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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