il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

TUCCIO MUSUMECI
l'intervista
ENTRA
269152 commenti | 8960 papiri originali | 47742 titoli | 19623 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Mario e il mago (1994)
  • Luogo del film: La piazza in cui viene inaugurata l'insolita gara di velocità fra i camerieri locali
  • Luogo reale: Piazza del Duomo, Cefalù, Palermo
VEDI
  • Film: Cara, ti amo... (2011)
  • Luogo del film: La palazzina dove abita una ex di Rosario (Orlando), alla quale lui si rivolge per parlare di una sc
  • Luogo reale: Piazza di Santa Maria in Trastevere, Roma, Roma
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Rambo90
Commedia di disarmante sciattezza registica. Se la sceneggiatura propone svolte forzate e momenti poco credibili (sciupando in parte il ricco cast), il montaggio peregrino, le musiche messe a casaccio e le inquadrature spesso buie lo rendono difficile da seguire. Il trio di protagonisti maschili vede un Battiston in parte, che sopperisce da solo alle più svogliate prove di Giallini e di un Salemme troppo sopra le righe, mentre le donne risultano tutte credibili e misurate. Si ride in qualche momento (il finto furto) ma non si rimane mai davvero coinvolti nelle storie.
Commento di: Siska80
Sarà per la mancanza d'azione dovuta al fatto che il protagonista è costretto su una sedia a rotelle, oppure per il cast poco interessante (a parte il bravo James Stewart dalla giusta espressione sarcastica), ma il film è piuttosto noioso e sopravvalutato. Degna di nota la satira sul vicino impiccione e ironica la conclusione implicita a cui giunge il fotoreporter dopo i fatti a cui assiste (fa bene a non volersi sposare!), ma da Hitchcock ci si aspettava il colpo di scena finale a cui ci aveva abituati e che qui manca, purtroppo.
Commento di: Alex75
Indagine all’epoca rivoluzionaria, per il metodo e per i temi trattati, allora come oggi problematici e divisivi. Pasolini attraversa l’Italia intervistando, con leggerezza e ironia, gente comune e personalità del suo tempo, costruendo lo spaccato di un Paese in via di lenta modernizzazione anche sul versante etico, nonostante forti resistenze e una diffusa ignoranza sui temi della sessualità. Tutti gli interventi, a volte sorprendenti (soprattutto quelli dei giovani), a volte involontariamente grotteschi, sono significativi e rimandano un’immagine cambiata solo in parte.
Commento di: Claudius
Penultimo horror avatiano non disprezzabile ma lontano anni luce da case e terreni K. Avati gioca con il tema della casa stregata (che poi stregata non è) e, a fronte di un bellissimo inizio, spesso si perde in lungaggini che smorzano il tutto. Buono il cast che vede vecchie volpi come Williams, Young e la Tushingam accanto alle nostre Morante e Sciò. Medio, soprattutto per un doppio finale leggermente buttato lì.
Commento di: Noodles
Un severo maestro termina la carriera per problemi di salute e questo gli dà l'occasione per rivalutare tutta la popria vita. La trama è esile e non rappresenta nulla di particolarmente nuovo, ma è come l'argomento viene trattato che rende la pellicola degna di essere vista; amara al punto giusto, senza scivolare mai veramente nel patetico come spesso succede nei film di quel periodo. Ma in tanta amarezza vi è una luce. Ottimo il cast (tutti i bravi, insegnanti e ragazzi) e moderno il film, nonostante l'età. Poco noto, non deve cadere nel dimenticatoio
Commento di: Pinhead80
Kusum (Guddi) è una studentessa giovane e spensierata che ama alla follia il cinema di Bollywood tanto da trascurare gli studi per esso. Finirà per invaghirsi della star nazionale Dharmendra e per mettere in secondo piano i suoi sentimenti per Navin, un ragazzo con i piedi per terra che la ama. Cantato, colorato, divertente e assolutamente spassoso, questo film di Hrishikesh Mukherjee riesce a rappresentare la classe media indiana in tutto il suo splendore. La storia è talmente simpatica che è impossibile non apprezzare la verve di tutti gli interpreti. Una bella storia d'amore.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

La dura vita da minatori durante gli ultimi mesi di scavo per il traforo del Monte Bianco. Siamo a inizio Sessanta, al juke box suonano "La terza luna" di Sedaka e l'amore twist della Pavone, ma le giornate di chi lavora per buona parte del suo tempo al buio (senza sole né luna, appunto) non riflettono proprio la stessa voglia di spensieratezza. Giovani di ogni parte d'Italia si ritrovano a condividere i drammi di chi sa come la propria salute sia costantemente a rischio (la silicosi incombe) e la morte una compagna non così lontana. Il film di Luciano Ricci prova...Leggi tutto a raccontare il loro quotidiano individuando alcuni personaggi che si divideranno il set incrociandosi in galleria, nelle baracche costruite appena fuori dall'ingresso del tunnel, nei paesi vicini per qualche raro momento di svago... Chi compare di più è inizialmente la coppia Ivo Garrani/Giancarlo Sbragia: il primo è il valente caposquadra, il secondo uno dei tanti malati di silicosi costantemente indecisi se continuare a rischiare l'aggravarsi della malattia o mollare. Hanno un figlio in comune, nato da una donna ormai defunta che non ha mai detto chi dei due ne fosse il vero padre. Vanno d'accordo, ma sarà Sbragia a restare di più sul set guadagnandosi il ruolo di protagonista, considerando la precoce uscita di scena di Garrani. Chi invece sta sulle prime in disparte per guadagnare progressivamente spazio è Massimo Tonna: nel ruolo del bel manovale del Sud, s'innamora di una bella ragazza del posto (Vergano) decidendo di chiudere con la fidanzata del suo paese d'origine, il cui fratello parte presto in missione punitiva. Una storia d'amore tradizonale che non dice poi molto, così come ancora meno offre un Lando Buzzanca in posizione estremamente defilata, che condivide il suo segmento con Franco Giacobini mostrando un dinamismo e una guasconeria sconosciuti agli altri personaggi, che sembran tutti usciti da qualche film neorealista (soprattutto un Umberto Raho con moglie e figli a carico). Lando è più incline agli scherzi, sfoggia un dialetto spesso semi-incomprensibile, come gli altri sogna di mettere qualche soldo da parte per poi fuggire quanto prima, proprio come l'amico calabrese che sposato a una ragazza che lavora a Torino come baby-sitter evidenzia una timidezza e una compita educazione che meglio di altri personaggi comunica un mondo ormai lontanissimo dal nostro. Non succede granché, durante il film, ma l'insolito ambiente, il meritevole riferimento a un momento importante della nostra storia (quello del congiungimento sotto il tunnel degli operai italiani con quelli francesi che scavavano in direzione opposta), la semplicità dei sentimenti impediscono si possano poi criticare troppo alcune scelte stilistiche o di sceneggiatura. In fondo i piccoli drammi privati fungono da pretesto utile a raccontare cosa accadesse allora in quello strano mondo, senza sole né luna. Aiutato da un parco attori senza nomi particolarmente di spicco (Buzzanca al tempo non era certo ancora un divo), il film si avvale di una fotografia non eccezionale ma d'effetto nel suo elegante bianco e nero. Peccato non sia proprio facile rendere interessanti i diversi microepisodi...


Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Fantascienza d'azione alla giapponese, con un gran numero di effetti speciali in gran parte rozzi ma che di tanto in tanto ci azzeccano. La trama sarebbe piuttosto semplice, ma spiegata confusamente diventa in certi frangenti piuttosto incomprensibile. Iria (Moriyama) e Bob sono una coppia aliena singolare: cacciatori interstellari, vengono contattati per catturare il pericoloso Zeiram, un mutante che nel prologo vediamo evadere dalla sua prigione (così pare perché poco si capisce, sono scene mute e caotiche in una sorta di bianco e nero che vorrebbe essere arty). Lei è...Leggi tutto una ragazza dai tratti orientali che parla la nostra lingua (insomma, una giapponese come tante spacciata per extraterrestre), lui un computer dalle idee chiare che pretende di dirigere da solo le operazioni per la cattura e ha approntato, per effettuare la stessa, una "zona", sorta di quartiere giapponese simulato in una dimensione parallela entro cui poter catturare Zeiram quando vi cadrà dentro dal cielo con la sua capsula. Un passaggio piuttosto fumoso, ma quel che si capisce è che, per errore, nella “zona” ci finiscono due elettricisti del luogo, Teppei (Ida) e Kamiya (Hotaru), catapultati quindi in un mondo che sembra il loro ma non lo è, alle prese con un mostro che gli si para davanti minacciosamente. In loro soccorso arriva Iria naturalmente, che comincia a esibirsi in voli multipli sfoggiando armature che gli compaiono all'istante sul corpo. Spara potenti raggi laser da armi assai ingombranti, ma la lotta contro Zeiram è ardua e proseguirà per tutto il film. Teppei e Kamiya, tipici esemplari di giapponesi da film di questo genere, di quelli che gridano e si comportano da semideficienti per metà del tempo, non aiutano granché la guerriera, sempre in contatto col suo Bob e costretta a capire il comportamento di un mostro che nemmeno sanno bene come possa agire. Si accorgono ad esempio che chi lo governa è una piccola testa appiccicata a un tentacolo che esce da quello che pare un enorme cappello. Si ciba di organismi viventi e può compiere una serie di prodezze che impareremo a conoscere (incredibile quando fa colare in terra un liquido dal quale spunta fuori una lamentevole sagoma umana), tipico esponente di una fantasia creativa che a livello visivo non è facile riscontrare nei prodotti occidentali. Al di là di questo però, e di un'idea che poteva anche essere interessante, per com'era articolata, il film si riduce presto a una variante povera e ovviamente meno virtuosistica di HARDWARE (dell'anno precedente), col mostro semi indistruttibile che si autorigenera, muta e la combattente indomita che gli spara addosso mentre i due incapaci osservano e provano come possono a dare una mano. Al solito sceneggiatura e recitazione diventano un optional non richiesto, totalmente subordinati al dispiego di effetti speciali e al tentativo di creare un'atmosfera che monta a fatica attraverso qualche tappeto sonoro non disprezzabile e un discreto gioco di luci e ombre. Nel finale si punta decisi a un happy ending scontato che si trascina senza motivo evidenziando i grandi limiti di sceneggiatura e regia. Qualcosa di buono s'intravede, ma la confezione è modesta e il film dedicato a chi sa già in parte cosa attendersi...
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Thriller televisivo che in realtà ha più le caratteristiche dell'action, protagonista una delle tante madri cui viene toccata la figlia e che si rendono inevitabilmente protagoniste di ogni nefandezza pur di riaverla. Qui vittima del sadismo dello psicopatico di turno è la bella Rachel (Thompson), sposata a un uomo che ancora ama ma che sessualmente - dopo undici anni di matrimonio - non sembra più attrarla granché. Poco importa, i problemi sono altri. Nello specifico il suo ex, Carter (Kerr), che uscito dopo lunga detenzione per aver accoltellato un disgraziato...Leggi tutto sotto gli occhi dell'allora fidanzata (Rachel, per l'appunto, che contribuì all'arresto testimoniandogli contro), le sequestra allo zoo la figlioletta (Biehm) e le fornisce indicazioni su cosa per fare per riabbracciarla. Da remoto la obbliga cioè a indossare un auricolare dal quale la guida come un robot costringendola a inventare di tutto e di più sotto la costante minaccia di ucciderle la piccola Lindsey. Indossato un cappello all'interno del quale è piazzata una telecamera attraverso cui viene seguita in diretta ogni sua mossa, Rachel viene spedita innanzitutto in azienda dal marito, dove Carter le detta frase per frase i passi per farla divorziare quanto prima ("In fondo è quello che volevi, no?"). Lei non può che obbedire senza poter avvertire nessuno della propria condizione di schiava virtuale, continuando minuto dopo minuto a distruggere la sua reputazione di madre amorevole, di moglie irreprensibile e assennata, di figlia adorata. Un gioco destinato a continuare senza gosse variazioni per l'intero film o quasi: Carter le farà fare un po' di tutto, compresa una danza sexy sul bancone di un bar per soli uomini, ordinandole di scapicollarsi da una parte all'altra della città (la corsa della Thompson è peraltro goffa e in taluni casi ripresa con inquadrature da videogame piuttosto ridicole). La particolarità più divertente - che ottiene a tratti effetti da commedia - è seguire la poveretta quando le tocca d'inventare di essere l'amante del socio di suo marito con risvolti degni d'una telenovela, ottenendo da chi la ascolta le reazioni più disparate. Qualche momento umoristico quindi (sottolineato dalle risate di Carter che dalla sua postazione di casa si scompiscia vedendo gli effetti provocati dalle frasi scottanti di Rachel da lui dettate via auricolare), molta azione tipica da tvmovie senza grandi ambizioni ma ahinoi purtroppo una ripetitività che dopo un'ora si fa sentire pesantemente: non si vede l'ora che il giochino in qualche modo si concluda dando una svolta al film, visto che la figlia sta per l'intera durata sul letto legata e imbavagliata a piangere e altri personaggi importanti non esistono. Se non altro la Thompson regge discretamente la parte (frequenti i primi piani sugli splendidi occhi azzurri) e mostra un bel piglio. Peggio le figure maschili a cominciare dallo picopatico ex, mal sbozzate e anonime. Per un po' comunque il meccanismo funziona e la regia tiene bene il tempo. Comprensibili i rimescolamenti temporali iniziali, coi soliti "24 ore prima" e un po' di avanti e indietro tanto che movimentano un po' una vicenda altrimenti fin troppo lineare.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE