il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

RIMINI RIMINI
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277089 commenti | 9097 papiri originali | 49336 titoli | 20104 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Asso (1981)
  • Luogo del film: La strada dove inizia l'inseguimento delle moto della polizia all'auto del fantasma di Asso (Celenta
  • Luogo reale: Viale Liberazione, Corsico, Milano
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  • Film: L'ultimo amante (1955)
  • Luogo del film: La pensione di Clelia (Parvo) dove alloggia Cesare (Nazzari)
  • Luogo reale: Largo Bersaglieri, Milano, Milano
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Myvincent
Entusiasmanti e girati stupendamente solo gli ultimi venti minuti, con il protagonista in bilico sulle lancette del Big Ben; il resto è una rilettura slavata di una storia antica. C'è un uomo che è al corrente di un segreto che potrebbe scongiurare addirittura una guerra mondiale, ma sarà dura per lui. Attori, costumi e ricostruzioni come si deve, ma manca quel quid che servirebbe per render magico. E poi Robert Powell non ha la faccia giusta.
Commento di: Rambo90
Western molto interessante, carico di sfumature nella delineazione dei personaggi. Ognuno dei tre protagonisti abita un confine indefinibile tra bene e male, con il personaggio di Quinn che acquista evidenti sfumature omosessuali nella sua ossessione per quello di Fonda. Grande lavoro quindi da parte degli interpreti (anche Widmark nonostante abbia la caratterizzazione più semplice) e bel lavoro della regia, solida e che tiene alto il ritmo. Da non perdere.
Commento di: Schramm
Com'era nel 1970 l'horror turco? Sbadato, sgasato ma completamente fuso. Come l'Hammer prematurato, l'inespressionismo che stupisce con difetti speciali o il neogotico che diventa neozotico. Se avete presente la solfa del pendolo guasto che batte almeno due volte l'ora esatta, quest'horrorlogio la smentisce in una carica rotta del 101%. Plot che danzamacabreggia inciampa e sbatte vagando bendato in alcun dove, metraggio sorteggiato da un orbo e montato da un monco, attori e situazioni che dovrebbero impaurire e sono risoterapia al top. Notevolissimo? Suo e nostro malgrado, beninteso.
Commento di: Rambo90
Simpatica, semplice commedia fatta di schermaglie amorose e gelosie in cui la sceneggiatura decide di mantenersi su una linea elegante senza mai strafare. Si segue bene, anche se manca di guizzi, e il lavoro del cast è degno di nota, soprattutto quello delle due protagoniste femminili, accanto alle quali persino un talento come Gable passa in secondo piano. Regia un po' statica, con inquadrature a volte protratte troppo a lungo.
Commento di: Schramm
Dall'Obliosfera (ove era molto meglio restasse stivato), oggetto che pare preludere a storie d'ordinaria necrofilia prima (anvedi) e (gin)ecologia del delitto poi. Indi, per le vie di chissà quale signore, a Martucci riesce la giravolta spaziale di cagionare il vuoto, cioè uno slasher senza quasi slashing cui manca un venerdì (primo omicidio al 48° per strangolamento, così si economizza anche sugli f/x), un tristanzuolo giallo per soli daltonici dove la musica fa anche il lavoro di immagini sfaccendate, il cast fa scollata tappezzeria: e ogni brrrr!, magia del nulla, diventa pffff!l
Commento di: Tarabas
La vera storia dei gemelli Kray, i boss della mala nella swinging London. Ambientazione fascinosa per una vicenda non molto originale (le storie delle dinastie criminali si assomigliano tutte). Oltre alla qualità della realizzazione e alla cura dei dettagli (musicali in primis), ovviamente il motivo d'interesse è la prestazione di Hardy nel doppio ruolo, mentre la voce over suona un po' cliché hard boiled e attenua ulteriormente la freschezza dell'operazione. Ottimo anche il cast di complemento, con menzioni per il vecchio leone Chazz Palminteri e il Peaky Blinder Paul Anderson.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

La risposta americana a 007 arriva con un film che se non ne è la parodia poco ci manca. In realtà il Flint di James Coburn ha un'intelligenza e una conoscenza talmente ampia di ogni cosa che risulta più facile associarlo a Sherlock Holmes che al buon Bond. Purtroppo certe assurde quanto simpatiche intuizioni si consumano tutte nella prima parte quando il nostro, per prestare soccorso al genere umano intero messo sotto scacco da un'organizzazione chiamata “Galassia”, comincia la sua strabiliante azione investigativa. Richiamato in servizio da un responsabile...Leggi tutto della sicurezza mondiale (Cobb), Flint si prende i suoi tempi e sulle prime si nega; poi però, quando chi aveva tentato di ingaggiarlo rischia la vita per colpa di una freccetta avvelenata indirizzata a lui, Flint capisce che è il momento di agire. Gli basta considerare gli elementi presenti nel veleno per capire che insieme e in quelle dosi sono presenti solo in una zuppa marsigliese servita esclusivamente in alcuni ristoranti della città francese. Da lì partiranno le sue indagini, che presto lo porteranno in contatto con la “Spectre” di turno localizzata su di un'isola rocciosa segreta in pieno oceano. Con una trasferta romana (in gran parte ricostruita) il film tenta di darsi un'internazionalizzazione, ma il paragone con il più ricco agente britannico proprio non regge. Anche gli effetti speciali sull'isola (e anzi, si parte male già con la diga che crolla nell'incipit) danno sempre l'impressione di una replica povera e, esaurita la spinta ironica della prima mezz'ora, velocemente il film si limita a ripercorrere senza troppa gloria le orme di Bond tra esplosioni e stratagemmi dozzinali per sfuggire ai cattivoni, qualche scazzottata a far da contorno e l'immancabile parentesi rosa con la bellezza del caso (Golan). Curioso comunque che Flint, a casa, si sollazzi con quattro bellezze contemporaneamente, pronte ad accompagnarlo ovunque e a vezzeggiarlo appena esiste un attimo di tempo per farlo. Che l'uomo sia sopra le righe è evidente fin da subito, che Coburn riesca a donargli lo spirito giusto anche; perché allora spegnerne la vivacità e l'inventiva per farlo rientrare in un contesto che col passare dei minuti lascia svaporare totalmente le bollicine della parodia e dell'eccesso? Soprattutto considerando la spettacolarità molto relativa degli effetti speciali...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Blanda commedia russa di ottimo successo in patria, segue le mosse del suo protagonista Eugene Ivanovitch Troshkin (Leonov), serio insegnante in un kindergarten che si scopre essere il sosia di “Docent”, un pericoloso criminale resosi responsabile del furto del prezioso elmo d'oro di Alessandro Magno, sottratto a un gruppo di archeologi. Il reperto ha un enorme valore storico e per recuperarlo la polizia decide di reclutare il calvo Eugene mettendogli in testa una parrucca e – considerata la grande somiglianza di questi col fuorilegge (l'attore è lo stesso, ovviamente)...Leggi tutto – di infiltrarlo in prigione sostituendolo a quest'ultimo per scoprire dai complici del furto (nel frattempo arrestati) dove sia nascosto l'elmetto. Eugene impara così lo slang tipico dei bassifondi, i modi rudi del gangster e fa credere d'aver perso la memoria poco dopo il colpo. Tanto basta, agli ex soci, per ritenere d'essere di fronte al vero Docent. Il problema è che solo quello vero sa con esattezza dove sia l'elmo... Variante ironica (ma nemmeno poi troppo) di TUTTA LA CITTA' NE PARLA anni prima di quella dichiaratamente comica del nostro Fracchia, il film basa molta della sua riuscita sull'ottima resa del protagonista, perfetto per ricoprire entrambi i ruoli. Quello che gli manca è un copione che possa favorire un numero accettabile di gag, perché qui, al di là di due o tre momenti piuttosto spassosi, quella che si legge è soprattutto una profonda malinconia: in Eugene costretto a recitare il ruolo del criminale fingendo con la famiglia di esser via per un convegno, nei suoi tre compagni di evasione dal carcere costantemente disillusi, incapaci di una visione positiva del proprio futuro. Le situazioni in cui si trovano, costantemente costretti a sottostare alle decisioni del loro capo finto smemorato, non trovano inizialmente sbocco in nulla di costruttivo. Solo nella seconda parte, finalmente, qualcosa si smuove e le frizioni interne alla banda generano qualche battibecco gustoso. Sempre troppo poco però per catalogare il film alla voce commedia brillante. Il più delle volte nemmeno si capisce davvero il senso della presenza di scene che poco o nulla apportano alla narrazione né sono costruite per poter davvero divertire. Si compatiscono la condizione in cui i quattro vivono, la pochezza dei loro pensieri, la limitatezza degli orizzonti come se lo scopo principale del regista fosse la commiserazione che induce a riflettere sulla tristezza di chi sceglie la via dell'illegalità (anche se poi ci pensa Eugene stesso a tirar su il morale al compare strabico dopo averlo definito ladro di fronte a un vecchio amico col quale questi stava parlando: “Quello ti invidiava perché lui ha una vita regolare, monotona... la vita del ladro è intensa, più avventurosa!”). Tecnicamente il film è ben girato, inquadra bene una Mosca innevata e cupa ed è complessivamente recitato con bravura dai protagonisti, la fotografia dai colori slavati ha una sua raffinatezza (che potrebbe tuttavia far apparire più povero il prodotto) ma manca una storia che sappia dare una forma vera al tutto offrendo un minimo di dinamicità. Va bene misurare i toni e non sbracare, comprensibile la rinuncia all'azione, ma riesce difficile pensare che un film così possa mai attecchire in Occidente e difficile anche pensare possa esser nato per suscitare gran risate, nonostante anche per questo sia considerato un classico, in Russia.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Vent'anni dopo LA DONNA DEL LAGO ecco una seconda trasposizione su schermo della vicenda relativa ai cosiddetti “misteri di Alleghe”; questa volta però, senza prendere come base il romanzo di Comisso (solo ispirato, al caso), gli autori si rifanno direttamente a quanto realmente accaduto avvicinandovisi molto di più, anche se di nuovo prendendosi molte libertà. Già spostare l'azione in avanti di sette anni (dal 1933 al 1940) falsa un po' la partenza, ma almeno qui si comincia proprio...Leggi tutto dal momento in cui tutto pare davvero aver preso il via e cioè dall'arrivo in paese (in verità mai confermato dalle indagini) del figlio (Rassimov) di Elena Cosic (Goodwin), ovvero la proprietaria della locanda "Ai cacciatori", che sostituisce l'Albergo Centrale dove si svolsero i fatti. Alleghe diventa l'immaginaria cittadina montana di Pradegà e il lago (location suggestiva da sempre associata ai misteri in questione) viene sostituito da un fiumiciattolo più simile a un rigagnolo, peralto praticamente mai inquadrato. D'altra parte gli esterni qui scarseggiano e il fascino dei luoghi viene richiamato da qualche inquadratura del paese sui titoli di testa e da pochissimo altro. Variati tutti i nomi dei protagonisti, permane invece come forte inquadramento la localizzazione veneta della vicenda, con un pesante accento cui vengono costretti (con risultati invero non sempre credibili) tutti i componenti del cast. L'arrivo alla locanda del figlio di Elena – avuto da un altro uomo prima del di lei matrimonio con Luigi Cosic (Cuny) - mette in allarme la famiglia, perché pretende parte delle proprietà della madre dopo aver vissuto per anni nell'indigenza. Lei lo capisce, Luigi proprio no e insieme al marito (Guerrini) di sua figlia Lidia (Schneider) decide di eliminarlo. La cameriera dell'albergo (De Carolis), che involontariamente assiste all'omicidio, finisce uccisa pure lei. Dopo aver occultato il cadavere della prima vittima (che nessuno reclamerà mai), si deciderà di far passare la morte della cameriera per suicidio contando anche sull'amicizia di Luigi con il segretario locale del fascio (Alighiero), che pensa a deviare le indagini del maresciallo dei carabinieri e del brigadiere Sanna (Barbareschi). Tutto sembra insabbiato a dovere, ma l'anello debole della catena familiare, ovvero il secondogenito di Luigi, Tony (Scarpa), costringerà gli spietati Cosic a un nuovo delitto. La ricostruzione ambientale è demandata soprattutto agli interni della locanda e ai costumi, con la fotografia cupa di Sergio D'Offizi che si trova a gestire in buona parte scene buie o in penombra. Ma la qualità dell'opera traspare soprattutto nella solida struttura della sceneggiatura, che imposta ottimamente la vicenda come un perfetto giallo di cui già conosciamo i colpevoli ma non come siano destinati a svilupparsi i rapporti tra loro e con chi entreranno in contatto. Sostenuto da interpretazioni eccellenti (spiccano Alighieri e il truce grugno di Cuny, ma non si può dire siano certo mal scelti Guerrini, dal consueto sguardo penetrante, Scarpa come fratello "scemo" o la Schneider gelida, impassibile) e da dialoghi adeguati, lo sceneggiato tiene inizialmente in secondo piano il personaggio di Barbareschi per concedergli una fondamentale centralità nell'ultima parte portandolo a ricalcare in qualche modo il ruolo che ebbe nella storia il carabiniere che davvero riuscì (seguendo le tracce lasciate prima di lui dallo scrittore Saviane, qui figura del tutto assente) nell'impresa di ricostruire quanto avvenuto molti anni prima. Il clima pesante, di provincia infida e subdolamente cospiratrice a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, si percepisce e se qualcosa c'è da imputare al lavoro di Giuseppe Fina risiede più che altro nella lentezza narrativa, nella scarsa capacità di ravvivare un'azione sovente quasi statica. Il risultato comunque è valido e resta l'approccio migliore (se non l'unico, al momento) per poter rivivere – considerata la buona aderenza ai fatti - ciò che accadde ad Alleghe tra il 1933 e il 1960 (anche se qui tutto comincia nel 1940 e si conclude meno di dieci anni dopo).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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