il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

UN POVERO RICCO
le location esatte
ENTRA
271383 commenti | 9003 papiri originali | 48240 titoli | 19736 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Finché c'è prosecco c'è speranza (2017)
  • Luogo del film: Il bar all'aperto dove Francesca (D'Amico) ascolta il Tg e viene abbordata da un tizio
  • Luogo reale: Fondamenta Croce, Giudecca, Venezia, Venezia
VEDI
  • Film: Verginità (1974)
  • Luogo del film: La villa in Sicilia di Salvatore Cascemi (Salerno), il barone che sposerà la giovane Santa (Vetusto)
  • Luogo reale: Villa Manetti, Km 19 di Viale Tivoli, Palombara Sabina, Roma
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Leandrino
Inferiore al primo principalmente per una trama stiracchiata e confusa, che sembra porsi come punto principale la giustificazione al ritorno di Chow Yun-Fat. Tuttavia il gioco degli eccessi basato su sangue e sentimento diverte e la sparatoria finale con inserto di katana vale il film. In finale un sequel che non aggiunge nulla all'ottimo primo capitolo, ma che di sicuro andrebbe visto.
Commento di: Herrkinski
Pasticcio cut & paste della IFD girato addirittura da Phillip Ko che unisce un film sud-coreano a nuove sequenze girate ad Hong Kong con Kirby e un pugno di altri attori expat. Rendere coerente lo script è impresa più ardua del solito; la parte orientale è un dramma ambientato in Giappone con una prostituta che cerca di fuggire dal suo pappone con un cliente di cui s'innamora, mentre la parte col manesco Kirby è una sorta di action senza capo né coda. Il girato asiatico prevale, in un turbine di scene softcore e momenti melodrammatici al ralenti che invitano o al sonno o alla risata.
Commento di: Giùan
Quando la mamma non passa a prenderla a scuola, la piccola Mina decide di ritrovare da sola la lunga strada verso casa. Presto scopriremo però che è un attrice che sta interpretando un film. La riflessione metacinematografica sulla realtà è tema dirimente tra i cineasti iraniani (Close-up ne è l'esempio più alto), qui però Panahi, cercando di cortocircuitare il rapporto realtà/finzione, finisce per mandar in tilt emotivo-narrativo solo il suo film con una mise en abyme che vorrebbe esser vertiginosa ed invece si palesa asetticamente precipitevole. Coraggiosa overture poi abortita.
Commento di: Pinhead80
Un importante cardiologo rimane vedovo in quanto sua moglie muore annegata. Nonostante abbia ancora una figlia da accudire, non riesce a superare il lutto e si getta a capofitto nel mondo del soffocamento masochistico per riabbracciare durante i suoi deliri l'amata. La deprivazione affettiva e il raggiungimento di un piacere degenerato sono parte integrante di quest'opera finlandese che indaga a fondo sui recessi della mente e sull'incapacità di andare avanti. La doppia vita dei due protagonisti e la loro sofferenza rappresentano perfettamente l'inquietudine dell'anima.
Commento di: Siska80
Mentre in Amazzonia più di ventimila lavoratori sono impegnati nella costruzione di una mastodontica ferrovia, s'intrecciano varie vicende sentimentali che coinvolgono personaggi alquanto singolari: la fanciulla che si concede per ambizione, l'anziano latin lover, il capomastro senza scrupoli, la bella vedova consolabile, il medico che non ha paura di nulla salvo del matrimonio. Interessante l'ambientazione esotica, buoni cast, costumi, trucco ed effetti speciali (questi ultimi resi necessari da una sceneggiatura che, insolitamente per una soap, prevede brutali menomazioni fisiche).
Commento di: Herrkinski
Parodia horror che vede una band punk-rock andare in tour con un autista/roadie di mezz'età che ad ogni mezzanotte si trasforma in un demone sanguinario. L'idea di partenza assurda è resa con intelligenza e sagacia da Lawrence, che assembla un lavoro in linea colle commedie splatter degli ultimi anni ma con una sua originalità; il sottobosco musicale underground e le sue difficoltà sono ben resi, il rapporto tra il trio e Peckerhead (uno strepitoso Littleton) anche, i personaggi di contorno macchiette ben rappresentate. Il film diverte a più riprese e la confezione è di buon livello.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Uscito lo stesso anno del più celebre, quasi omonimo horror di Neil Marshall, ne condivide giusto l'idea della discesa nelle viscere della Terra, qui dovuta però a qualcosa di ben più necessario di una semplice spedizione “speleologica”. Già dalle prime scene, infatti, abbiamo la misura del disastro incombente: una pittoresca cascata si tramuta d'improvviso in una colata di lava che mette immediatamente in allarme il professor Jake Rollins (Perry). Il tempo di far trascorrere...Leggi tutto qualche minuto e cominciano i tipici disastri digitali cui il genere ci ha abituato, soprattutto in televisione: asfalto che si crepa aprendo voragini, palazzi e ponti che crollano, geyser infuocati e un po' l'intero catalogo classico del B-movie catastrofico da quattro soldi. Convocato nientemeno che grazie all'intervento del Presidente degli Stati Uniti, Rollins si ritrova a lavorare sul misterioso progetto “D.E.E.P.” insieme a Jen (Brown), una sua vecchia fiamma alla quale spiega subito i danni che il loro lavoro sta geologicamente provocando: occhio all'anello di fuoco, una catena di vulcani estesa dal Sudamerica all'Australia pronta a esplodere, con gas che s'infiltrano tra le falde tettoniche liberando la lava e portando a continue eruzioni. Cosa diavolo stava finanziando il governo? L'individuo (parzialmente) losco è questa volta tale dr. Palmer (Roberts), ex collaboratore di Rollins che ha come al solito armeggiato malamente col materiale a disposizione creando danni inimmaginabili. Per risolverli Rollins, Jen e Palmer s'imbarcano assieme ad altri due anonimi soldatini sulla “talpa”, un tozzo mezzo scavagallerie con grossa trivella sulla parte anteriore che dovrà condurli a chissà quanti metri sottoterra per piazzare bombe nucleari (40 volte più potenti di quella di Hiroshima!), da far esplodere al momento opportuno fermando così l'incombente apocalisse naturale. Scientificamente parlando “qualche” dubbio sussiste, sulla soluzione scelta, ma è meglio non porsi troppe domande e seguire l'avventura sotterranea dei nostri eroi, che quando arrivano al punto stabilito si ritrovano in una grotta di pavimento levigato con stalattiti e stalagmiti che fa rivalutare tutti i baracconeschi viaggi al centro della Terra degli anni d'oro. Avendo esaurito gli effetti speciali nel primo quarto d'ora quel che resta è un po' di tensione scaturita da prevedibili inconvenienti (compresi quelli di comunicazione con la superficie). Luke Perry, decisamente poco credibile come gran genio della scienza, è comunque più convincente di chi lo circonda e se non altro un po' di umanità al suo dottore la regala. Ci si aspettava qualche colpo di scena, invece tutto scorre piatto e con le riprese che passano dalla cabina della talpa alla sala comandi del progetto “D.E.E.P.” c'è poco da star allegri: anche scenograficamente non c'è nulla di interessante. Si salva appena la regia di Terry Cunningham, che riesce a mantenere vivo un briciolo di interesse per la vicenda, e pure Natalie Brown, in fondo, è una partner meno scipita di quanto ci si aspetti in prodotti simili. Ma se l'unico elemento che si aggiunge alla povera avventura sotterranea è qualche bisticcio governativo dovuto alla necessità di coprire le responsabilità dei disastri, poco c'è da rallegrarsi... Inevitabili sacrifici umani, problemi coi detonatori, inconvenienti meccanici e pure il lento riavvicinamento dei piccioncini: il campionario classico insomma, senza sorprese.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Nell'incipit una giovane coppia si stringe la mano su di un ponte, s'incatena a un blocco di cemento e un attimo dopo scompare di scena, lasciando una sciarpa rossa appesa a un parapetto. Sotto scorre il fiume... Si ritorna a sei mesi prima e ritroviamo la stessa sciarpa: è il dono che Gary (Goodacre) fa a Emily (Kwiatkowski). I due sembrano una coppia felice e Jill (Hartley), la madre di lei, appena sa che la figlia ha un ragazzo lo è ancor di più; perché Emily soffre di depressione, è una sociopatica, è cresciuta senza il padre e anche se il fidanzato...Leggi tutto (Payne) di mamma è un brav'uomo non basta. Quando la diciottenne presenta Gary in famiglia si capisce subito che il tipetto non è troppo per la quale: pensa solo ai soldi, è un montato, arrogante, presuntuoso. Ma che ci si vuol fare... Se Jill mostra subito qualche riserva, il suo uomo la tranquillizza. Hai voglia: quando le famiglie dei due giovani s'incontrano (Gary vive con la madre e il fratello poliziotto dominandoli entrambi) sono presto scintille. Passa poco e Gary per una futile lite in auto accoppa un coetaneo. Processo veloce, condanna a 15 anni e la decisione di farla finita trascinando con sé la povera, indifesa Emily. Torniamo così alla scena dell'incipit: la telecamera di sorveglianza montata nei pressi del ponte non ha ripreso il tuffo ma le circostanze lasciano proprio pensare a un doppio suicidio. Jill tuttavia è convinta che qualcosa non torni e contatta un amico detective (Brazeau) per indagare sul caso. E qui comincia tutta un'altra storia, in cui al dramma di una madre si sostituiscono le indagini atte a scoprire cosa sia davvero successo, su quel ponte. Il film è retto discretamente da Lindsay Hartley, ex diva di soap come PASSIONI o LA VALLE DEI PINI riciclatasi in prodotti televisivi spesso a base thriller: l'interpretazione è sentita, il ruolo di madre risoluta le si addice (pure quando ci dà dentro, come vedremo l'anno dopo in ATTRAZIONE MORTALE) e tanto basta a dare vigore al tutto; in tv movie simili è già un passo avanti. Molto più smorti la figlia e il fidanzato, anche se nel caso della prima è il personaggio a richiederlo. Tradizionalmente inquadrata la figura del giovane maledetto di Jedidiah Goodacre, che si spinge spesso “oltre” con risposte spiazzanti per poi ritornare mansueto in modo da nascondere parzialmente la propria vera natura. Però la regia è svelta e riesce a cavarsela anche nel finale puramente thrilling senza troppo ricordarci i difetti del genere applicati al media televisivo e al suo pubblico. E in fondo anche i diversi momenti in cui si articola la storia sono studiati in modo da farla procedere senza pause inserendo un buon numero di particolari che permettano di non soffermarsi a lungo sul modesto valore della sceneggiatura. Intrattenimento dozzinale ma meno abulico della media cui questo genere di titoli ci ha abituati, con figure marginali (vedi il detective doppiato da Locuratolo) descritte credibilmente.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Superflua revisione Hammer del classico di Hitchcock, ne riprende in pieno l'impianto cercando di puntare ancor di più sulla brillantezza dei dialoghi aggiornando il rapporto tra i due protagonisti e aggiungendovi qualche piccantezza ovviamente impensabile ai tempi dell'originale. Purtroppo Anthony Page non è Hitchcock e in questo potrebbe esaurirsi il paragone. Invece va sottolineato che soprattutto Elliott Gould (altrove autore di prove ironiche riuscite) non ha il fascino che nell'originale era proprio di...Leggi tutto Michael Redgrave. E Cybill Shepherd, che fa di tutto per apparire spigliata, divertente e molto in gamba, finisce con l'ottenere l'effetto opposto cadendo in eccessi irritanti. Insomma, una coppia poco simpatica cui s'aggiunge una Angela Lansbury (la signora scomparsa, per l'appunto) a sua volta lontana dalla buffa interpretazione di May Whitty. Si ritrovano tutti e tre su un treno che nel 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, dovrà portarli dalla Baviera alla Svizzera. Robert (Gould), fotografo americano della rivista "Life" e Amanda (Shepherd), nota eriditiera specializzata in matrimoni e divorzi a soli trent'anni, si erano però già conosciuti la sera prima nell'albergo che li ospitava, dove lei si era sentita male dopo un'improbabile imitazione di Hitler in pubblico. Si ritrovano casualmente in treno ma non subito, perché inizialmente a fare amicizia sono Amanda e miss Froy (Lansbury), una bambinaia inglese maestra di musica piuttosto invadente che condivide con la donna una cena al vagone ristorante e che siede davanti a lei nello scompartimento. Il tempo di addormentarsi che al risveglio Amanda non la ritrova più; ma quel che è peggio, ed è più singolare, è che chi l'ha vista insiste nel ripetere che quella signora non è mai esistita, lasciando intendere alla bella ereditiera di avere le traveggole. Pure un medico che si aggira per i vagoni (Lom) non pare prendere troppo sul serio la donna e lo stesso Robert, che presto finisce per rivederla, sembra assecondarla più per l'avvenenza che non per la reale convinzione che stia dicendo la verità. Eppure chi guarda ha l'ovvia sensazione che qualcosa non stia andando per il verso giusto, in quello che poi era un tipico meccanismo hitchcockiano all'epoca mirabilmente messo in scena per uno dei migliori e più compiuti film del periodo inglese del Maestro. Il remake svela l'inconsistenza di fondo del plot e manca del virtuosismo registico di Hitchcock, che aveva fatto del film un terreno su cui sperimentare tecniche d'effetto all'interno di un vagone ricostruito interamente in studio. Debole l'ultima parte in cui subentra l'azione e ancor di più il finale con cantata. Del gruppo il migliore pare Herbert Lom, una volta di più impeccabile in un ruolo insieme candido e ambiguo. Il cast è comunque di tutto rispetto e la storia resta buona, pur se qui eccessivamente seppellita da dosi massicce di ironia forzata e sorrisini complici...
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE