il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

AI CONFINI DELLA REALTA'
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275459 commenti | 9071 papiri originali | 48993 titoli | 20013 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Miami beach (2016)
  • Luogo del film: Il ristorante dove Bobo (Propizio) si fa pagare da Lorenzo (Memphis) i debiti che aveva in sospeso
  • Luogo reale: Miami: Strada in the Grove, 3176 Commodore Plaza, Stati Uniti, Estero
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  • Film: L'enigma di Kaspar Hauser (1974)
  • Luogo del film: La piazza di Norimberga in cui viene trovato Kaspar (Bruno S.), che tiene in mano una lettera
  • Luogo reale: Dinkelsbühl: Schweinemarkt, Germania, Estero
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Siska80
Pseudo thriller noir erotico (che di erotico ha tuttavia ben poco) reso ingiustamente famoso soprattutto per la presenza del bel Richard Gere (opinabile il fatto che tantissime ragazzine lo considerassero un sex symbol). L'unica cosa da salvare (a parte gli abiti firmati Armani del protagonista) è il tentativo di trattare approfonditamente il tema della prostituzione maschile negli ambienti di lusso. Finale ai limiti del patetico per colpa dell'immancabile love story in cui rimane coinvolto il personaggio principale.
Commento di: Cotola
Un gruppo di attori "sopravvissuto" all'ultimo film di Fassbinder, si riunisce per girare il remake di Salò di Pasolini. More solito il cinema di Schlingensief è urlato, sopra le righe, provocatorio, pieno di sberleffi, volgare e chi più ne ha più ne metta. Stavolta però dietro le provocazioni, altrove fini a sé stesse, un po' di ciccia c'è: l'attacco contro un certo tipo di cinema tedesco che è frontale e totale. Non mancano anche qualche risata ed alcuni, pochi, spunti riusciti. Cast pazzesco. Vedibile a patto di sapere a cosa si va incontro.
Commento di: Daniela
Mentre sta andando a Cartagena per sposarne il governatore, una contessa spagnola viene fatta prigioniera da un bucaniere olandese. A O'Hara va di lusso, dato che invece del grasso e malvagio Slezak, si ritrova moglie del signorile ed attraente Henreid, datosi alla pirateria solo per reagire ai soprusi dell'altro. Avventuroso marinaresco con tutti i topoi del caso, poco originale nella trama ma impreziosito dalla sgargiante fotografia in Technicolor, interpretato da un buon cast e diretto con professionalità e un pizzico d'ironia da Borzage, anche se il genere era per lui inusuale.
Commento di: Herrkinski
Tra i più misconosciuti del sodalizio Tang/Ho, è un war-movie che si prefigge d'unire 'namsploitation (le sequenze girate ex-novo con gli occidentali) e film sulla guerra in Corea (la maggior parte del minutaggio, quello orientale, prelevato da chissà dove e mostrato in flashback); un pasticcio senza capo né coda caratterizzato da una fotografia scura, a tratti inintelligibile, un doppiaggio ridicolo e interminabili sequenze di guerriglia. In certi momenti denota anche un certo dispendio di mezzi (carroarmati, aerei), ma il risultato è emicranico e assolutamente soporifero.
Commento di: Rambo90
Una commedia bella e delicata, che parte da un equivoco simpatico quanto triste per mettere in scene una storia già vista ma raccontata con garbo e semplicità, in un modo che conquista lo spettatore fin dall'inizio. Molto bravi i due protagonisti, affiatati e a loro agio sia nei momenti drammatici che in quelli più tristi. In alcuni momenti si ride di gusto, verso la fine ci si commuove fino alla lacrime in un film che attraversa vari stati d'animo e lo fa nel modo migliore. Notevole.
Commento di: Herrkinski
Esordio dell'incostante Daskaloff con una commedia sexy che a livello di produzione ricorda certe cose di fine '80/inizio '90 di Chuck Vincent; grezzo, low-budget ma risollevato da qualche idea, è un lavoro a dir poco curioso in cui un uomo rapito da un Ufo ottiene il potere di regalare orgasmi alle donne solo fissandole. E' la scusa per mostrare nudità di siliconate strip-teasers e pornodive assortite, orgasmi simulati e momenti ridanciani per un film che stranamente risulta anche guardabile, seppur l'ultima mezz'ora sia ripetitiva. Bizzarria da tv privata; ha persino un remake!

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Sequel che sposta i protagonisti del primo DORM DAZE in crociera, tanto per variare un po' l'ambientazione mantenendo comunque la medesima impostazione da commediaccia scollacciata (sempre sotto l'egida del National Lampoon) con la consueta dose calcolata di battutacce, belle ragazze, nudi e maschi perennemente infoiati. Se quindi vedere i protagonisti muoversi tra i ponti e i corridoi di una nave può apparire come una novità, basta seguire un po' le varie vicende che s'intrecciano per...Leggi tutto capire che in realtà nulla cambia, nella sostanza. E se il più ossessionato dal sesso è la poderosa new entry Rusty (Skoog), autentico prototipo dell'esuberante verginello con un solo obiettivo in testa, a tornare è per esempio la coppia Rachel (Carr)/Booker (Owen): lui nell'incipit la scarica, ma lei aveva già prenotato il viaggio nella stessa crociera e quindi si ritrovano a bordo cominciando un prevedibile gioco segnato da malcelata gelosia reciproca. C'è poi il professore di archeologia (Shaughnessy) che se ne gira con in tasca un diamante egiziano da venti milioni di dollari, la scimmietta simpatica assoldata per i furti a bordo, il tenerone (Denman) che sogna di potersi finalmente portare a letto la bella fidanzata (Guerra) che ha promesso di restare illibata fino al matrimonio, le due amiche svampite (Lyons e Fishel, anche loro presenti nel numero uno) che s'iscrivono poco convinte a un gruppo che propugna un'improbabile astinenza dal sesso, la ex pornostar (St. Clair) che si è sposata il capitano della nave e finisce ricattata... Tutte situazioni imbastite facilmente dalla sceneggiatura di Casey e Miller che i due fratelli David e Scott Hillenbrand - registi dinamici a cui va riconosciuta un'indubbia abilità nel mantenere un ritmo indiavolato, aiutato dal montaggio – mettono in scena professionalmente. Il cast di giovani è in parte, con Skoog che dimostra di essere il più adeguato alla bisogna (verrà infatti confermato nel terzo capitolo, parzialmente apocrifo, della serie) e gli altri che mostrano un certo affiatamento, ma la sceneggiatura è ahinoi desolante, con la tipica rappresentazione teatrale da crociera (allestita dagli studenti) che fa da collante per occupare l'ultima parte in una girandola di imprevisti che ne minano il corretto svoglimento. Le battute son pochissime e mai un minimo studiate se non attraverso il rimasticamento di luoghi comuni già sfruttati mille volte da questo tipo di commedie, l'introduzione della parte “noir”(si fa per dire) relativa al diamante è tremenda (con pure una paio di morti inattese cui nessuno o quasi fa caso), l'esposizione mammellare tutto sommato ridotta rispetto ai canoni così come la volgarità, quasi contenuta. Per far ridere (eppure funziona...) tocca ricorrere a uomini nudi con natiche al vento (ancora Skoog) o nascosti negli armadi, sotto i letti, nella doccia della moglie del capitano... Si parla veloce per alzare ulteriormente il ritmo, ma si ottiene soprattutto un gran caos che alla fin fine procede per inerzia fino ai titoli di coda, liberatori. Da dimenticare.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Caotico thriller di quelli in cui regista e montatore pare si accordino per rendere meno chiaro possibile il procedere dell'azione, già penalizzati dall'implausibilità delle situazioni e la debolezza dell'intreccio, che in più di un'occasione lascia interdetti per la sfacciataggine con cui propone svolte improbabili e personaggi al limite del ridicolo. Che dire ad esempio della coppia composta da padre (Kingsley) e figlia con lui, giudice in pensione, che gira la città utilizzando la ragazzina per adescare maniaci sessuali? Lei di norma porta il predatore...Leggi tutto in una camera e lo fa spogliare fino all'arrivo improvviso di papà, che lega al letto la vittima, la addormenta e la castra! La polizia, pur al corrente dell'insolita attività del pensionato, lo lascia agire come si stesse dedicando a un innocuo passatempo e, quando la figlia finisce nelle grinfie di un killer particolarmente ricercato, l'agente Superman (nel senso che è proprio Henry Cavill, l'attuale corpulento Clark Kent della saga DC) entra nella casa in cui il maniaco la tiene segregata assieme ad altre poverette e la libera. La polizia si trova così per le mani uno psicopatico in piena regola (Fletcher), di quelli altamente schizzati che perlopiù tacciono con gli occhi fuori dalla testa, bisbigliano e s'impauriscono; tocca alla psicologa Rachel (Daddario) cominciare a familiarizzare con lui nel tentativo di cavarci qualcosa. Storie che s'incrociano, personaggi di consistenza cartavelinica cui gli attori non sempre rendono un buon servizio: Cahill ad esempio risulta qui anonimo e scialbo, Stanley Tucci commissario completamente sprecato in un ruolo marginale buono per una sfuriata e poco più, la Daddario costantemente alle prese col suo pazzerello che pare uccidere a distanza, visto che i poliziotti muoiono a grappoli, dopo il suo arresto; Kingsley infine coltiva con la figlia il rapporto più raffazzonato che si possa immaginare (lei oltretutto è sboccata, ribelle, insofferente e nemmeno si capisce perché). Buchi a ripetizione in sceneggiatura, ellissi che tocca impegnarsi a ricostruire per seguire una storia il cui interesse si rivela basso fino alla conclusione sul lago ghiacciato, testimonianza almeno di una certa ricerca stilistica supportata da un'ottima fotografia. I mezzi infatti c'erano, un cast di peso anche, ma la regia di David Raymond - che il film se l'è scritto da sé esentando altri da ogni colpa - proprio non funziona, persa nel disperato tentativo di agganciarsi al treno dei thriller da blockbuster all'americana cui si accoda formalmente senza tuttavia saperne cogliere lo spirito. Lo si capisce fin dall'inizio che qualcosa non quadra e la stessa sensazione prosegue fino ai titoli di coda, con picchi insopportabili durante gli insulsi dialoghi tra il protagonista e sua figlia, adolescente da questi cresciuta con dotti insegnamenti del tipo "Uomini uguale maiali".
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Edificante parabola d'una ragazza (Deschanel) che ha sofferto per due genitori incapaci di trasmetterle l'affetto necessario e che raggiunge dopo anni di lontananza il padre (Harris) all'indomani della morte della madre. Reese vive da sola a New York, sta faticosamente cercando una strada come attrice e nel frattempo sbarca il lunario lavorando al bancone d'un bar, ma quando viene a conoscenza della triste notizia decide di tornare lì dove ancora risiede il padre, scrittore di grande successo così come lo era sua moglie, anche se in un ambito letterario molto diverso....Leggi tutto Potrebbe guadagnare centomila dollari se passasse, a una giornalista che gliele chiede insistentemente, le lettere che i suoi celebri genitori si scrivevano molto tempo addietro e di cui lei è di fatto proprietaria, ma Reese sulle prime nicchia. Non troppo a lungo però, perché il motivo per cui s'incammina verso la casa di papà è anche quello di recuperare proprio quelle lettere. Una volta lì si accorge che nella casa non abita lui ma uno strano tipo (Ferrell) con una ragazza più giovane (Warner). Non sembrano nemmeno stare insieme i due, visto che il primo è un sedicente rocker "cristiano" un po' tardo e lei una ex alunna dei corsi del padre. Quest'ultimo si scopre vivere nella dépendance, seppellito tra i libri e decisamente invecchiato (si riconosce che è Ed Harris solo osservando le foto sul retrocopertina dei suoi romanzi, quando non era ancora coperto da barba e capelli arruffati). Presentatasi con atteggiamento cinico e strafottente (non è nemmeno andata al funerale della madre), la malinconica Reese scoprirà una sconosciuta profondità di sentimenti e un affetto che non sospettava di avere nei confronti del genitore. E Will Ferrell? Se ne sta in casa a provare la chitarra, a organizzare meticolosamente i pranzi e le cene, a discorrere con la coinquilina e a cercare di instaurare un qualche tipo di rapporto con la nuova venuta. Per il suo personaggio stralunato sarebbe anche perfetto, solo che è un ruolo marginale: al centro sta in tutto e per tutto la Deschanel, perché è sulla maturazione del suo carattere che il film di Adam Rapp (anche autore unico della sceneggiatura) si fonda usando il linguaggio tipico degli autori americani che cercano di comunicare dirigendo film di spessore; la delicatezza e il tocco soave trovano la sponda perfetta in musiche mai fuori luogo, in una misura che vuol essere eleganza (pure formale) ma si traduce quasi sempre in un'inconsistente inconcludenza di fondo, in passaggi di prevedibile comunione sentimentale e altri di altezzoso scontro tra la protagonista e l'ex studentessa. Non si può non riconoscere a WINTER PASSING una gradevolezza data dalla professionalità della confezione e dalla buona interpretazione del cast, ma gli manca un'accettabile capacità di coinvolgimento: tutto appare freddo, distaccato, un po' come l'inverno che il titolo sottolinea e che bene la fotografia riprende nei suoi corretti toni decadenti. Alla fine, però, poco resta in mano e ci si accorge di quanto sia artificialmente resa la figura di Harris, che si vorrebbe cardine, e quanto ruffianamente quella di sua figlia (comunque ben inserita nel contesto dalla brava Deschanel). L'unico personaggio realmente interessante e originale è forse proprio quello di Ferrell, e più per merito del suo interprete che non della sceneggiatura.  
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE