il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

ALFRED HITCHCOCK PRESENTA
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275098 commenti | 9064 papiri originali | 48904 titoli | 19984 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Caldo soffocante (1991)
  • Luogo del film: Il commissariato di polizia dove Marie Christine (Boisson) si reca in commissariato per la borsa
  • Luogo reale: Piazza Grecia, Roma, Roma
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  • Film: Graziella (1954)
  • Luogo del film: La Locanda del Postino
  • Luogo reale: Via Marina di Corricella n°43, Procida, Napoli
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Ciavazzaro
Molto interessante. Meno violento dal punto di vista del sangue di quanto ci si possa aspettare, ma assai brutale comunque. Ginty con la sua aria innocente è un'ottima scelta per rappresentare questo giustiziere, sprecata ma sempre favolosa la Eggar, ottimo George poliziotto. Da segnalare il club dei pervertiti e il sanguinoso prologo con decapitazione (uno stupendo effetto speciale). Bellissima la fotografia con New York inquadrata divinamente come in pochi altri film. Nel suo genere merita.
Commento di: Anthonyvm
Una piccola sorpresa questo faux documentaire dedicato all'universo di The Blair witch project, di fatto un vero e proprio spin-off che, dopo aver liquidato la leggenda della strega e il "mistero" degli studenti scomparsi come folklore e bufale, si concentra sulla vicenda del serial killer Rustin Parr e del bambino che gli sfuggì (forse la vera mente omicida). Ben congegnato, tra (false) interviste inedite e rivelazioni curiose. C'è pure un mockumentary nel mockumentary che si rifà (molto bene) a Titicut follies. Disturbante e divertente: dispiace che non ne abbiano tratto un film.
Commento di: Daniela
Katie frequenta una scuola di danza ed è ammirata per il coraggio con cui affronta la malattia: è magrissima, la chemio le ha fatto perdere i capelli e solo le donazioni che riceve online le consentono di andare avanti, Ma c'è un problema...  Quando ben diretti come in questo caso, i film incentrati su bugiardi patologici riescono a suscitare sentimenti contrastanti: si prova disgusto per loro, soprattutto quando ingannano anche le persone che li amano, ma anche una certa pietà, come se fossero mosche intrappolate in una ragnatela. Storia coinvolgente ed ansiogena, ottima Rohl. 
Commento di: Anthonyvm
Fra i più interessanti e riusciti horror indie italiani: semplice, diretto e inquietante. Dejoie si serve del format mockumentaristico per tratteggiare una tipica epidemia filo-zombesca in termini piuttosto realistici (gli interventi di virologi e annessi), dando maggior rilevanza ai drammi umani legati alla malattia (il subplot della ragazza infetta) che agli eccessi spettacolari (gli attacchi à la Rec sono pochi). Buone anche le sfumature di social commentary di stampo romeriano, mai troppo esplicite. Anche se dialoghi e performance non sono sempre impeccabili, l'insieme convince.
Commento di: Noodles
Film felliniano per alcuni aspetti, ma soprattutto per la consueta teoria di volti e personaggi stralunati, ognuno dipinto con precisione come un quadro. E tra i numerosi protagonisti dell'opera sono tanti quelli interessanti  e che si possono ricordare in questo onirico viaggio per il mare. Onirico, come la stragrande maggioranza dei film di Fellini. Manca però la forza narrativa di altre pellicole, vi sono alcuni momenti nei quali il racconto langue un po' per far troppo posto all'analisi dei personaggi. Le scene interessanti comunque ci sono, comprese quelle di canto.
Commento di: Anthonyvm
Lascia sensazioni contrastanti la visione di questo piccolo zombie-movie nostrano. Si apprezza non poco la capacità di Barnaba di compensare la penuria di mezzi puntando sui dialoghi e sulla costruzione della suspense, con meccanismi minimalisti dalle parti di Pontypool. Bravi pure gli attori (da segnalare Edoardo Margheriti, figlio di Antonio, nei panni di uno spietato comandante). Peccato per gli ultimi venti minuti: gli infetti non convincono (come make-up e movenze), le spiegazioni arrivano tardi e il finale aperto fa sembrare l'intero film il pilot di una webserie. Incompiuto.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

L'ambientazione si rifà un po' a Crystal Lake (non c'è il lago, ma uno dei protagonisti dice di averlo incontrato lì nei pressi e che la cosa gli ha fatto per l'appunto venire in mente VENERDI' 13), il tipo di film guarda invece nella sua estetica semiamatoriale (e anche per i luoghi, certo) ai misteri della strega di Blair, con un gruppo di amici che decide di campeggiare in un bosco nel quale si odono...Leggi tutto strani suoni (o forse li sentiamo solo noi, perché i ragazzi non ci fan proprio caso). Sono tutti frequentatori di un esclusivo centro sportivo di Roma: il maestro di tennis (Avallone) con una relazione appassionata alle spalle, il suo amico (Calabrese) che pensa solo alle donne, la ex escort (Cruz) fidanzata spregiudicata di un brutto ceffo con precedenti penali ma oggi direttore di banca (!), la coppia di lesbiche (Bellagamba e Zero) e i due giovani piccioncini (Carletti e Molinari) che si guardano negli occhi, si sbaciucchiano e si scambiano affettuose coccole. Sono in sette e si dirigono (dopo un'introduzione girata quasi per intero al centro sportivo) verso un fantomatico campeggio. In realtà li vediamo fermarsi in uno spiazzo tra gli alberi dove piantano le tende e cominciano a scambiarsi frasi di circostanza. L'infoiato assalta quasi subito la escort che ci sta e con cui prende ad amoreggiare davanti a tutti appena calano le tenebre, il maestro di tennis se ne sta in disparte, le altre due coppie si scambiano tenerezze e, nel caso delle due lesbiche, si danno alla cocaina. E' difficile poterlo credere ma non succede quasi null'altro per gran parte del tempo, solo considerazioni qualsiasi sulle prime cose che passano in mente ai nostri protagonisti, che chi guarda fa oltretutto spesso fatica a comprendere per via di una presa diretta piuttosto tragica aggravata dall'uso sconsiderato del romanesco, che porta a mangiarsi le parole e a rendere incomprensibili alcuni passaggi (sarà il sonoro, sarà la dizione...). Quello a cui quindi punta la regista Sasha Alessandra Carlesi è cercare di inventarsi un clima di tensione tra gli alberi che però non si percepisce proprio, se non quando qualcuno se ne parte in solitaria per il bosco accompagnato da riprese che lo inquadrano come fosse seguito da qualcuno che si nasconde nell'ombra. Purtroppo la fotografia e le interpretazioni non aiutano proprio ad aprezzare lo sforzo e la cosa non aiuta a capire dove si voglia andare a parare. Quando scende la notte, però, qualcosa effettivamente succede, dando un'inaspettata svolta al tutto destinata però a precipitare il film in direzione del ridicolo, con spunti cui manca ogni substrato di plausibilità rappresentativa. Quando tuttavia i genitori dei nostri cominciano a preoccuparsi circa la fine dei loro figli, la scena si allarga al centro sportivo e ci dà modo di rivedere su schermo nientemeno che la Gegia (la madre di una delle due lesbiche) e Patrizia Pellegrino (immediatamente riconoscibile). Il mistero riguarda però chi è fermo nel bosco aprendo d'improvviso all'imponderabile con una sfacciataggine che lascia allibiti. L'idea (non nuova) poteva essere simpatica, ma viene svolta pedestremente e continuando a seguire una sceneggiatura fitta di frasi banali (talvolta imbarazzanti) che proprio non aiuta ad amare il film. Si può essere naturalmente indulgenti di fronte a una chiara produzione in economia, mantenere il massimo rispetto per chi cerca comunque di fare cinema con poco, ciò non toglie che il risultato lasci molto a desiderare. La chiusura, poi, ha dell'improponibile...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Refn ci seppellisce nello stesso incubo che perseguita Harry Caine (Turturro), ossessionato dalla morte della moglie che stava per darle un bambino, uccisa nel garage del supermarket in Wisconsin dove lui lavora come sorvegliante. Il colpo di pistola di un killer misterioso, senza apparente motivo, che nell'agguato ha poi fatto fuori anche un poliziotto probabilmente corrotto. Annientato, annichilito dal dolore, ridotto a una larva umana, John impiega il suo tempo visionando vecchie vhs della sorveglianza nella speranza di scoprire un dettaglio che lo possa condurre alla verità, ma un...Leggi tutto indizio vero gli arriva solo da una fotografia trovata nella casa di fronte alla sua, abitata da qualcuno che non c'è mai ma che forse qualcosa sapeva, perché è in quella casa che, in un sogno ricorrente, Harry vede entrare sua moglie. Una prima forte coincidenza: la fotografia mostra una donna col proprio bambino sostare di fronte alla stessa tavola calda del Montana dove lui e la moglie erano stati qualche tempo prima. Ce n'è abbastanza per partire in caccia, una ricerca che vorremmo seguire con passione ma che Refn si diverte a frantumare nello sguardo quasi sempre assente di un John Turturro in parte rallentato dai riflessi di chi sembra farsi condurre verso la soluzione da una forza superiore. E' in questo strano territorio di mezzo, tra l'acuta ricerca e il destino già segnato, che Refn affonda i colpi giocando con le immagini e i colori, staccando l'esperienza ai confini col surreale di Harry da quella di chi invece (Remar) si insospettisce quando l'uomo mostra la foto chiave alla tavola calda nella speranza di arrivare all'identità della donna. Una storia sotto però c'è, eccome; lo si capisce fin da subito, dall'analisi di Harry dei filmati in vhs. Refn s'impossessa degli stilemi tipici del thriller per piegarli a una concezione più alta di cinema che li fonde insieme a uno studio profondo dei personaggi (in primis quello di Turturro, naturalmente), da osservare anche quando tacciono per cercare di leggerne i pensieri e quindi le mosse, altrimenti non sempre chiare. Così come colpisce l'inserimento di coincidenze che talvolta tali sono destinate a rimanere (scelta non certo comune, al cinema). Un film quindi assai particolare, figlio legittimo di un regista che prendendo spunto dai maestri del campo (il linguaggio cinematografico di Lynch e Kubrick è ampiamente saccheggiato) sa ammaliare, pur irritando a tratti per l'estenuante lentezza con cui guida le scene; una lentezza tuttavia parte costitutiva del fascino che l'opera emana, e scendere a compromessi Refn non può. FEAR X è a tratti davvero conturbante, avvolto in una colonna sonora ipnotica (cui ha partecipato il celebre Brian Eno) che ne diventa elemento fondamentale. Il finale lascia interdetti, ma è evidente quanto si sia lontani dall'approccio tradizionale al genere.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Dalla raccolta di racconti di James Franco (presente nel cast) tradotta da noi col titolo di “In stato di ebbrezza” Gia Coppola trae l'ennesimo ritratto di gioventù americana in cui emerge una solitudine dissimulata dall'esuberanza, nascosta dietro la facciata turbolenta di due amici modereatamente ribelli e di una loro coetanea, April (Roberts), che li fequenta marginalmente coltivando problemi diversi a partire da quelli in famiglia: sua madre è donna di rara superficialità, il patrigno fumato (Val Kilmer, in partecipazione straordinaria, si ritaglia un...Leggi tutto paio di veloci e spassose scenette ma è lì giusto per accompagnare l'esordio su grande schermo del figlio Jack) vive in un mondo a parte e chi attrae la sua attenzione è semmai il coach (Franco) della squadra di calcio femminile in cui gioca. April gli fa da babysitter al figlio, ma le compagne la convincono che lui la guarda con occhio interessato. I due amici invece, Fred (Wolff) e Teddy (Jack Kilmer), si divertono alle feste, approfittano a turno sessualmente della bambolina disponibile (Levin), bevono e si lanciano in discorsi spesso senza alcun costrutto. Il liceo dove studiano resta uno sfondo secondario: pochi i momenti in classe (i più frequenti sono durante il corso di disegno) perché la vita pulsa all'esterno, magari in uno dei parchi di Palo Alto (California) che vediamo ripresi di notte con belle luci a esaltare le forme degli alberi. Il racconto è volutamente frammentato, interrotto e non sempre ripreso dallo stesso punto, utile a far emergere il caratteri dei protagonisti e il loro modo di interagire con chi li circonda. C'è più interesse ad avvicinare davvero il loro mondo che a cesellare una sceneggiatura di qualità. Contano di più gli sguardi, i primi piani sui volti espressivi, i tormenti di April indecisa sulle decisioni da prendere soprattutto nel suo contrastato rapporto col coach, i discorsi tra ragazze sulla “carineria” delle controparti maschili, sul sesso ma senza mai caricare. Come se lo sguardo della Coppola non volesse insistere troppo su un singolo tema scegliendo piuttosto una sorta di panoramica ampia che prenda le distanze dalla volgarità (nonostante qualche inevitabile ricorso a una terminologia non sempre oxfordiana) per cogliere i sentimenti più profondi o inquadrare qualche momento di insospettabile imbarazzo (l'incontro tra Teddy e il padre di Fred). C'è gusto, c'è capacità nel mantenere esemplare misura, ma anche un approccio anonimo nel modo di raccontare che non incide e che in definitiva condanna il film all'irrilevanza. Curioso come si citino Stallone e Rocky per poi recuperare Adriana (Shire) nel ruolo della signora che ascolta i piani scolastici futuri di April.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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