il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

DYLAN DOG
e i mille omaggi al cinema
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280726 commenti | 9155 papiri originali | 50093 titoli | 20357 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: I pianeti contro di noi (1962)
  • Multilocation: Villa Bertone
  • Luogo reale: Via delle Capannelle 134, Roma, Roma
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  • Film: Odio l'estate (2020)
  • Luogo del film: La piazzetta dove Giovanni incontra dopo molti anni il suo compagno di classe Rudi (Citran)
  • Luogo reale: Piazza Lopez, Otranto, Lecce
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Renato
Gradevole melodramma con un curioso triangolo amoroso: lui, lei e l'altro, che però è un reduce disperso in Russia e dato per morto, un po' come avverrà in chiave comica nel successivo Letto a tre piazze. Villa come attore è inadatto, e gli snodi narrativi sono prevedibili. Eppure il film è gradevole, e desta ammirazione il fatto che non ci sia un vero cattivo: entrambi gli uomini hanno le loro colpe. Il finalone, con Villa che entra in chiesa alla prima comunione della figlioletta cantando l'Ave Maria di Schubert, anticipa di oltre vent'anni quello di Carcerato con Mario Merola!
Commento di: Claudius
Thriller canadese poco conosciuto che, a dispetto del clima televisivo, riesce a creare un bel clima di tensione. La storia non presenta tratti originali (anche se è interessante il tema dell'autismo) ma è inquietante al punto giusto (lo sguardo del bambino fa gelare il sangue). Il cast se la cava bene, soprattutto Walsh (Brolin ha un ruolo marginale), mentre per il ruolo da protagonista sarebbe stata più indicata la Crosby, invece della Fluegel. Il finale fa accapponare la pelle. Da vedere.
Commento di: Bubobubo
Dietro una grande donna può esserci un grande uomo, oppure un trafficone tuttofare con evidenti manie compulsive e problemi di ego connessi: l'insopportabile Frédéric (Cohen), manager e compagno della celebre pianista Claire Girard (Foïs), rientra nella seconda categoria. Inevitabile punto di rottura, una gravidanza improvvisa e solo apparentemente indesiderata... Le (legittime) ambizioni critiche smorzano un po' il ritmo della commedia di Letourneur, a cui avrebbe giovato un taglio di almeno 10' e il cui finale, quasi in odore di thrilling, sembra mancare di una precisa direzione.
Commento di: Lou
Mini-serie inappuntabile dal punto di vista formale e realizzata con soluzioni ottimali per generare un'alta carica di suspense. Le sei puntate si divorano, nell'ansia di conoscere gli sviluppi di una vicenda ricca di mistero, in grado di generare dubbi e ribaltare continuamente i sospetti. Alla fine però si resta parzialmente delusi, oltre che perplessi per la scarsa attendibilità complessiva del copione.
Commento di: Bubobubo
A chi o a che cosa sorride la Gioconda? Cosa si nasconde nei coni d'ombra della Vocazione di san Matteo caravaggesca? C'è davvero qualcosa sotto il Secret Painting di Mel Ramsden? Per una penetrante concezione anti-humiana dell'immagine: non solo ciò che non percepiamo continua ad esistere, ma la sua non-presenza perturbante influisce in maniera determinante sulla ricezione del percepito. Iványi, con la maestria di un fiammingo ucronico, dipinge un grandangolo bucolico che da una misteriosa e vitrea sospensione s'immerge nel quotidiano e sconfina nell'orrore, per tornare all'origine.
Commento di: Kinodrop
Lang si congeda con il terzo capitolo dedicato a un dr. Mabuse "redivivo", al centro di un grande intrigo internazionale ai danni dei clienti d'alto bordo tenuti sotto controllo e manipolati all'interno dell'hotel Luxor. La trama molto elaborata si sposta quasi freneticamente da un personaggio all'altro, cercando di tenere viva la curiosità e i dubbi sull'identità del grande manipolatore e sui mezzi, ormai tecnologici, messi in campo. La fotografia non ha il dirompente fascino del passato, sostituita però dal dinamismo della narrazione. Cast internazionale di tutto rispetto.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Sceneggiato in due parti per un totale di un'ora e mezza che scorre senza riuscir mai ad avvincere né a coinvolgere in un mistero che riguarda il più enigmatico degli avventori (Lay) del Romeo bar di New York: se ne sta in disparte, farfuglia qualcosa e beve. Tanto. Qualche tavolo più in là siedono il tenente di polizia Franck Mac Hardy (Garrani) e un suo vecchio amico, Giorgio (De Carmine), giallista di successo che sotto uno pseudonimo femminile ha scritto romanzi che Franck scopre di aver letto e apprezzato! Quando con loro prende posto Gloria (Moriconi), collega...Leggi tutto del poliziotto, Giorgio ne resta immediatamente folgorato e annuncia di volerla promuovere a protagonista del suo prossimo libro: un'allegra discussione tra amici che porterà Gloria e Giorgio a rivedersi al Romeo bar una seconda volta, sempre con lo stesso pianista che, emulo del Sam di CASABLANCA, non smette un attimo di suonare provvedendo così al sottofondo musicale. Prima che però i due affrontino un discorso "serio", come lo definisce Gloria, il cliente ubriaco comincia ad avere delle visioni in cui una donna con le treccine lo osserva minaccioso. Terrorizzato, l'uomo tira fuori una pistola e spara nel vuoto, allertando tutti e finendo coll'essere portato in centrale, dove Franck e gli altri (Giorgio ormai s'è fatto inseparabile) lo interrogano cercando di capire chi sia; è confuso, dice di lavorare in dogana ma alcune indagini di Gloria a Filadelfia ne riveleranno un passato ben diverso. E' chiaramente lui il centro della storia, cui aggiunge un po' di sale risollevandola dal baratro di futili dialoghi e battute scherzose ben poco divertenti tra i tre amici. Giorgio, per far colpo su Gloria, immette ironia e sorrisi in ogni frase facendo leva sulla propria indubbia intelligenza, Gloria sta al gioco riportando comunque la discussione, appena può, sul piano professionale, Franck cerca di organizzare le idee per risolvere l'enigma. Si fa la spola tra la centrale, il bar e la stanza dove viene ricoverato l'uomo che si scopre chiamarsi Federico, il quale bisbiglia parole incomprensibili e viene liberato, così da poterlo seguire e capire se nasconda un segreto. Quando però, finalmente, l'impronta da commedia (più che da poliziesco) cede il passo al thriller, se così si può chiamare, si capisce come la regia di Anton Giulio Majano poco si presti a gestire la suspense o a lavorare sull'atmosfera che si vorrebbe carica di mistero. Non c'è poi molto da scoprire nel passato del beone e l'ultima parte delude ampiamente le aspettative di chi si aspettava una conclusione più matura e appassionante. De Carmine gigioneggia meno simpaticamente di quanto vorrebbe, Garrani resta nell'ambito della corretta professionalità, la Moriconi è bella e dolce ma le spetta un ruolo piuttosto incolore. Lay, che pare quasi Christopher Lee quando sbarra gli occhi e si atteggia a “posseduto”, si fa presto stucchevole e nel complesso resta poco da segnalare. I tempi non sono ancora quelli dei grandi sceneggiati Rai e si capisce come all'approccio serioso che li caratterizzerà nei decenni successivi si prediliga quello più leggero, per quanto già legato a tracce di giallo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Paolo Stoppa entra in scena come narratore paludato, prima ancora che come protagonista della vicenda. Si rivolge allo spettatore e spiega come la storia che verrà raccontata sia la cronaca di fatti realmente avvenuti nella Lisbona degli Anni Venti, quando il traffichino recidivo Alves Reis s'inventò un sistema per coinvolgere tre ricchi signori in una colossale truffa ai danni nientemeno che del governo portoghese; un sistema per immettere sul mercato milioni di scudi (la moneta locale) fatti stampare in modo apparentemente legale dalla stessa tipografia inglese che normalmente...Leggi tutto si occupava (dal momento che a Lisbona non esisteva la Zecca) di produrre le banconote autentiche. Un piano ingegnoso indubbiamente, che è lo stesso Reis (sempre Stoppa) a spiegare ai suoi tre soci: riferisce loro che il Portogallo - nella figura del governatore della banca Camacho Rodriguez - ha messo a punto un finanziamento particolare per chi voglia imbarcarsi nell'operazione: chi vorrà investire 5 milioni di dollari in Angola (all'epoca colonia portoghese) si vedrà restituiti tutti i soldi segretamente - ma legalmente - attraverso un'emissione particolare (che è proprio quella sulla quale Reis dice di voler mettere le mani, millantando continui contatti con Rodriguez). Difficile passare un'operazione simile sotto una parvenza di legalità, ma è quello che invece Reis riesce a fare con i due ricchi imprenditori (Sperli e Tarascio) e il diplomatico (Ferrari) che sceglie come compagni d'avventura e ai quali spilla subito un bel po' di denaro (per pagare i debitori che lo assillano) spiegando loro come quelle siano spese necessarie a “ungere” i meccanismi giusti. E' gustoso seguire come il protagonista - cui Stoppa regala aplomb aristocratico misto a ribalderia sfacciata - organizzi la truffa e soprattutto come reagiscano i tre alle sempre nuove sollecitazioni del vulcanico Reis. Così come sono ottimi i momenti in cui a loro tocca di convincere le tipografie a stampare il denaro senza disporre di alcuna conferma diretta da parte del governo portoghese. Insomma, le scene che stuzzicano la curiosità ci sono e sono anche discretamente organizzate, ma nel complesso il lavoro di D'Anza, che pure è uno specialista delle lunghe durate tipicamente da sceneggiato, fatica a tenere viva l'attenzione, costretto a concedere ampio spazio alla teatralità di Stoppa (pur bravo) e a qualche siparietto inutile di troppo (tutti quelli musicali che chiudono la seconda puntata sono interminabili). E in fondo la truffa, che pure è interessante, è meno machiavellica di quanto si possa immaginare; per cui, una volta spiegata, nel procedere non è facile riempire le quasi tre ore complessive. E qualche impaccio c'è anche nelll'illustrare con chiarezza quali siano gli inconvenienti cui si va incontro, così come nell'ultima puntata ci sono stacchi che impediscono di godere appieno dello svelamento del trucco accompagnandoci verso qualche passaggio caotico di troppo al quale sarebbe stata preferibile una maggiore linearità, nel racconto. Curioso come gl immancabili riassunti delle puntate precedenti siano sempre raccontati a parole dallo Stoppa versione narratore, che si aggira per Piazza del Commercio (prima puntata) o per Piazza dell'Impero di fronte al Monastero dos Jerónimos (seconda) sfruttando begli scorci di Lisbona.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Dedicato soprattutto agli amanti di certo cinema americano che affonda il coltello nella rustica crudeltà dei gangster Anni Trenta, nello specifico quelli che giravano su grosse auto nere e vivevano nei campi del Missouri. E' qui che ha infatti piantato le sue radici la famiglia Grissom, governata da una vecchia, scorbutica signora che apparenta imediatamente il film al Corman del CLAN DEI BARKER. Irene Dailey non è Shelley Winters e non ne possiede lo stesso magnetismo, ma sa farsi valere ugualmente. I suoi ragazzi...Leggi tutto se ne tornano una sera dopo aver assaltato una casa in cui altri gangster tenevano provvisoriamente in ostaggio una ricca ragazza rapita poco prima, Barbara Blandish (Darby), che passa così dalle mani di una gang all'altra senza quasi rendersene conto, sconvolta dal sangue e dagli orrori che la circondano (lo scontro tra le due band non è certo incruento). I Grissom sparano  senza pietà e il più tardo di loro, Slim (Wilson), è proprio colui che alla sola vista della ragazza se ne innamora perdutamente, perdendo la testa (o il poco che ne è rimasto) e proteggendola dagli altri; in particolar modo da Eddie (Musante), che parrebbe avere più sale in zucca degli altri e idee piuttosto chiare sul da farsi. Chiesto un riscatto di un milione di dollari (al tempo “una cifra che fa impressione anche solo a leggerla", come fa notare il detective incaricato dal padre di Barbara di consegnarla ai sequestratori), i Grissom lo incassano ma non sembrano avere alcuna intenzione di restituire la ragazza. Eddie e gli altri perché pensano di eliminarla una volta ottenuto il riscatto, Slim perché ha mire ben diverse: la vezzeggia in ogni modo, cerca di farsi amare nonostante l'ovvia ritrosia di lei, le prepara i Martini con l'oliva e le parla, irritandosi con se stesso quando viene rifiutato. E' il rapporto tra i due quello centrale nel film, molto di più di quello che lega gli altri componenti della gang, descritti con tratti tradizionali (quando se ne vanno a eliminare chi credono abbia spifferato la loro responsabilità nel sequestro) e rappresentati al meglio da un Eddie reso interessante soprattutto dal grande carisma di Musante. Non risiede nel copione la forza del film, piuttosto nella capacità di Aldrich di inquadrare la cinica ferocia dei suoi personaggi contrapposta all'incostante atteggiamento tenuto dalla rapita, che realmente dà l'impressione di non saper come reagire nelle diverse situazioni: annichilita dagli improvvisi scatti d'ira di chi le sta davanti, prova a reagire con veemenza, sempre protetta dall'unico vero alleato su cui poter contare e senza il quale sarebbe già cadavere da tempo. Incessantemente coperti da gocce di sudore che si fanno caratteristica identificativa del film ponendo l'accento sulla calura che opprime, i tipici antieroi di Aldrich non fanno nulla per evitare di mostrarsi selvaggi, laidi, incolti e spietati, ma mai ne riesce qui a ricavare scene davvero memorabili. Anzi, in maggior numero sono quelle che si potevano facilmente accorciare per non appesantire la visione, con una Kim Darby non sempre così convincente nel ruolo di sequestrata ostaggio della possessività e delle attenzioni non volute del suo carceriere principe. Tracce di delirante follia negli arredamenti del nido d'amore studiato apposta per la coppia, con colori fortissimi a dipingere scenografie pre-suspiriane e un water in oro che lascia spazio a qualche notazione divertita. Particolarmente azzeccata la figura del detective (Lansing) incaricato di individuare il nascondiglio di Barbara, più stereotipate le altre a conferma di un'opera professionalmente curata e qualitativamente valida ma forse non del tutto digeribile, per i meno avvezzi al genere.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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