il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL PRESIDENTE DEL BORGOROSSO F.C.
versioni, partite, storia
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269542 commenti | 8967 papiri originali | 47818 titoli | 19650 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: A casa tutti bene (2018)
  • Luogo del film: Il costone dove Luna (Visari) e Eduardo (Raimondi) decidono di essere un po' più che amici
  • Luogo reale: Via Nazario Sauro, Monte Sant'Angelo, Serrara Fontana, Napoli
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  • Film: La mezzatinta (1980)
  • Luogo del film: La villa riprodotta nella mezzatinta e che appare anche nelle visioni del protagonista (Fiorentini)
  • Luogo reale: Villa Prota, Via Nazionale, Torre del Greco, Napoli
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Zoltan
Dramma di ampissimo raggio, con il film che è formato da tre atti ben distinti e comunque collegati: Atto 1 Ryan Gosling, Atto 2 Bradley Cooper, Atto 3 i figli. Forse sono da considerare forzati i sentimenti di Gosling per il figlio e viceversa, ma è un espediente tutto sommato accettabile per la riuscita di un film ben congegnato, che nonostante un minutaggio elevatissimo riesce a mantenere alto l'interesse, specialmente una volta presa quota la storia di Gosling. Buonissima l'interpretazione di Cooper, che conferma un livello spesso non riconosciutogli da certa fetta di pubblico.
Commento di: Mco
La Compton Films produce un film che sa tanto di Hammer. Castelli, scalpiccìo di zoccoli equini, ectoplasmi e ripide scale che s'inerpicano in immense stanze illuminate da candelabri. Turner è un buon padrone di casa, che mette subito a suo agio gli ospiti spettatori, lasciandoli nel dubbio sulla sua reale identità (e colpevolezza assassina). La Sears allieta i primi piani stretti su di lei con ampie scollature e i costumi coloratissimi regalano quel sano senso d'antan. Pecca di prevedibilità, questo è indubbio, ma rappresenta ugualmente un lavoro più che discreto.
Commento di: Giùan
Coppia apparentemente collaudata decide di separarsi: avranno un anno per sperimentare la vita fuori... dal matrimonio. Ben prima di Storia di un matrimonio e un lustro dopo il film di Germi (citato correttamente dai titolisti italici), discreta commedia, corrosiva quanto lo consente la sua ascendenza televisiva (Yorkin, sceneggiatori, gran parte del cast vengono di lì) e nonostante l'happy ending metta le provvidenziali pezze. Notevolmente divertente (e inquietante) la descrizione della "galassia" dei divorziati. Un po' fastidiosamente misogino. Van Dyke e Simmons i migliori.
Commento di: Deepred89
Forse ispirato dal successo del poco precedente Paris, Texas, Nuti cerca di alzare il tiro delle ambizioni e punta a realizzare una commedia, se non proprio d'autore, perlomeno di qualità. Il risultato funziona anche meglio del previsto: pur con qualche esitazione, un film semplice ma per molti versi atipico in cui ironia e malinconia riescono a mantenersi in perfetto equilibrio: mai una caduta nel becero o nel dramma gratuito, belle ambientazioni alpine e momenti d'inaspettato calore umano, sottolineati da una notevole OST e da un Nuti attore che azzecca le espressioni giuste.
Commento di: Faggi
Purtroppo le magie tipiche dell'autore non sono inesorabilmente a fuoco e affascinanti: Polanski gira un prodotto discutibile che, col passare del tempo, rischia di ridursi a un film per adolescenti incuriositi da storie a sfondo satanico. Peccato perché i primi due o tre rulli attirano, generando quel minimo necessario (e anche qualcosa in più) di temperatura emozionale e misteriosa, anche morbosa e luccicante di luce nera. Poi, però, la nefasta implosione del prosieguo; e il finale, deludente alquanto.
Commento di: Zampanò
Sordi e Sonego inscenano l'italiano medio, s'è detto spesso; e qui ne danno un compendio nell'impiegato Menichetti: pusillanime, mestatore, qualunquista. Nei suoi caratteri anni 50 Albertone stilla argento vivo, non riposa un secondo e a volte gli nuoce. Gli stanno dietro col fiatone la Ralli e la Valeri, Carotenuto, Trieste e pure Pedersoli, futuro Bud Spencer. La commedia perde via via mordacità e la risoluzione in commissariato è scombiccherata. Ma la battuta "Non sono di destra né di sinistra, ma non vorrei si pensasse che fossi di centro" ha fatto epoca!  

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Thriller d'ambiente giudiziario, vede la bella avvocatessa Kate McIntyre (de Boer) contrapposta a un faccendiere loschissimo (Kidd) che fa uccidere tutti i testimoni del processo in cui è imputato. Una figura comunque poco presente in scena, quest'ultimo, semplice brutto ceffo in tenuta elegante che si limita a dare ordini ai suoi sicari per esser certo di non aver brutte sorprese al processo. L'avvocatessa, che sulle prime rassegna le dimissioni dopo aver assistito in diretta all'assassinio del testimone che stava proteggendo, accetta di rientrare nei ranghi su invito dell'amico...Leggi tutto procuratore. Affiancata da un collega (Nealand) che sul lavoro pare poco sveglio e che intanto azzarda l'approccio sentimentale con lei, Kate si ritrova sulla strada altri cadaveri e una bomba in archivio, che fa saltare in aria la ragazza con cui lavorava e che spinge il procuratore a farla sorvegliare da un detective con la pistola pronta (Gibson). L'avvocatessa è un tipo sveglio, ha intuito e individua subito una finanziaria che è convinta possa servire al faccendiere per riciclare denaro sporco. Indagini che si svolgono seguendo gli sviluppi di un qualsiasi telefilm in tema, dal quale questo CORRUPT non si distingue per nulla in particolare. La confezione è discreta, la protagonista tutto sommato pare l'unica a crederci un po', ma è proprio la storia che non riesce a creare un minimo di tensione, con dinamiche tra i personaggi che non riescono a farsi mai interessanti, una "talpa" che si capisce fin da subito chi possa essere (e il cui svelamento giustamente non viene spacciato come vero colpo di scena), sviluppi del caso pari a zero o zerovirgola tanto che alla fine si riempiono i buchi con un po' d'azione e e persino un inseguimento in auto girato senza fantasia né estro. Quello che si avverte mancare è proprio un minimo di intreccio in grado di farci uscire da una semplice serie di incontri tra personaggi che il più delle volte ci si rende conto non abbiano nulla o quasi da dirsi. Ogni azione pare telefonata, ogni dialogo pure al punto che si scoprono essere più sfiziosi i timidi tentativi del collega single di avvicinarsi alla protagonista (single pure lei), in cui i botta e risposta si fanno leggermente più imprevedibili (si fa per dire). Un numero di cadaveri superiori alla media del genere e un cattivone spregevole che non manca di essere ripreso in limousine o sullo yacht seduto accanto a qualche bellezza in bikini mentre ripete come un mantra il suo: "Ma le avete le prove?", cui fa seguire un sogghigno d'ordinanza. Al di là di una confezione decente e di una regia competente siamo nel più pieno anonimato.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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L'idea su cui il film sembrerebbe basarsi, ribadita dal titolo italiano e da quello originale, più ricercato (tradotto suonerebbe un po' come “VENTO COL VIA”) è folgorante: a Rio Pico, un minuscolo paesino della Patagonia, l'unico svago è dato dal cinemino locale. Le pizze dei film, però, vi arrivano in condizioni pietose e devono essere rabberciate in qualche modo dal proiezionista, che le rimonta come capita cucendo come può i fotogrammi. La visione diventa di conseguenza qualcosa di mistico, come dimostrano alcune testimonianze degli...Leggi tutto scempi perpetrati per necessità: attori che entrano da una porta e immediatamente ne riescono senza dir nulla, immagini rovesciate, tagli, bruciature, dialoghi interrotti... E' l'ultimo cinema del mondo appunto, l'ultima tappa di un percorso accidentato che le pellicole compiono passando da mille mani diverse che le maltrattano in ogni modo. Purtroppo si tratta solo di uno spunto ripreso qua e là, perché poi la storia che ci viene raccontata tocca l'argomento solo marginalmente: i film manomessi sono uno dei tanti aspetti bizzarri di un paese fuori dal mondo, dove il progresso non è mai arrivato e dove si rifugia Soledad (Fogwill), ventenne in fuga dal caos di Buenos Aires finita lì in seguito a un incidente con l'auto. Vi si stabilirà a lungo, cominciando a conoscere gli strampalati personaggi che vi abitano e addirittura coltivando una relazione col "critico cinematografico" locale (Vena), di fatto un semplice appassionato di cinema (per quel che ne può capire in base a ciò che vede) poco sano di mente che con una specie di cinepresa in mano confeziona riprese da mal di mare (è zoppo e non usa certo treppiedi, carrelli o dolly) con cast improvvisati. Un attore vero un giorno arriva, però: è quell'Edgard Wexley (Rochefort) che lì tutti conoscono perché interprete di buona parte dei film proiettati. A Rio Pico lo accolgono come la star più grande e lui gioca col ruolo mostrandosi filosofo un po' come tanti, lì, a cominciare da un inventore di fumose teorie che un bel giorno parte per Buenos Aires scomparendo di scena per un bel pezzo. Tutto viaggia sui binari del surreale, con qualche buona scena che però nell'insieme si rende difficilmente digeribile. Apprezzabile la descrizione di un microcosmo autonomo lontano dalle tentazioni tecnologiche e sociali del progresso, ma la gran parte dei dialoghi sembra basarsi sul nulla, girare a vuoto, azzardare grandi interrogativi sulla natura stessa del cinema senza fornire né risposte né interpretazioni di sorta. C'è da cogliere il senso delle cose nascosto in qualche criptico passaggio che potrebbe suggerire chissà quali teorie sui massimi sistemi, ma dopo un po' tutto puzza di esperimento fallito, di un'ottima idea sfruttata in direzione di un ribaltamento non solo della finzione cinematografica ma della realtà stessa, con intenti alti cui non corrisponde una realizzazione all'altezza. Un'opera velleitaria e priva di una vera direzione, in cui a personaggi che potevano avere un buon motivo d'esistere non si riescono ad assegnare pensieri e azioni sufficientemente interessanti. Se il messaggio ultimo si coglie facilmente, è quel che si segue nelle diverse scene a lasciare perplessi, con tracce di un umorismo piuttosto infantile (si pensi al pubblico che all'unisono piega ripetutamente la testa per seguire al cinema i film traballanti del “critico”) associate ad altre più poetiche solo raramente ficcanti. Rarefazione e dispersione troppo spesso, insomma, si traducono qui in noia.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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E incrociando il titolo italiano con quello originale si può pure precisare chi è, la vittima dello stalker: MY MOTHER'S STALKER identifica infatti subito la protagonista, Bethany (Vaugier), una madre assennata che inizialmente vediamo organizzarsi per recarsi a una riunione tra vecchi compagni di scuola. Fa l'agente immobiliare, ha una figlia dagli occhi azzurri davvero preziosi (Redpath) e, per l'appunto, qualcuno che la spia nell'ombra: un tizio giovanile (Ballantyne), con felpa e cappellino da baseball sempre calato in testa. Alla rimpatriata, tra gli altri, ritrova...Leggi tutto Paul (James), un suo ex che aveva brutalmente lasciato per mettersi con quello che sarebbe diventato suo marito, quest'ultimo fuggitosene via per problemi con l'alcol quando la piccola Mel aveva ancora quattro anni. Diventato un bel ragazzo e realizzatosi sul lavoro, Paul non l'ha certo dimenticata, ma ahiloro la serata volge presto in tragedia quando una delle invitate viene uccisa in garage. Un'altra del gruppo (Verhiel), per puro caso un detective della polizia, subito si attiva per avviare le indagini prendendo di mira Bethany, che al tempo le aveva rubato il ragazzo e con la quale non corre certo buon sangue (anzi, pretende che si diano del lei!). Il rapporto tra le due proseguirà freddo e teso per tutto il film, con la detective che si fa agli occhi dello spettatore ogni minuto più irritante, con le sue ridicole supposizioni. Bethany frattanto subisce la corte del redivivo Paul, che riempie di attenzioni lei e la figlia mostrandosi seducente, brillante e non per ultimo invadente: quasi un secondo stalker! Già, e il primo? Scopriremo presto chi è, quando però già la storia s'è arenata proseguendo stancamente tenuta in vita solo dalla buona intepretazione della Vaugier e dalla vivacità della giovane Mel, finalmente una ragazza meno antipatica di quelle che siamo abituati a vedere in film del genere. David DeCotueau (anche se la firma in regia è di Mary Jackson) dirige, produce e si occupa pure della fotografia (sparatissima, frequentissime le luci sparate in faccia) senza convincere granché in nessun campo, pur se comunque riesce a evitare la trappola del sentimentalismo d'accatto e a non annoiare troppo. Di tensione se ne respira poca, il finale (che sarebbe potuto essere facilmente assai splatter e invece...) è costruito in modo elementare e non basta qualche notazione un po' meno banale della media a salvare un thriller in cui il colpevole è facilmente intuibile. Colpisce come alla riunione di classe partecipi gente che pare avere le età più diverse (la detective potrebbe essere la madre della seconda vittima, per dire), segno di un casting che lascia a desiderare. Sicuramente meglio la prima parte - in cui un minimo di mistero esiste - della seconda, in cui tutto l'intreccio si riduce a un gioco a tre ben poco stimolante.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE