il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

DER TODESKING
in viva morte morta vita vivo
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275400 commenti | 9069 papiri originali | 48970 titoli | 20009 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: I mostri oggi (2009)
  • Luogo del film: Lo studio tv dove si registra la soap in cui è protagonista Daniel (Abatantuono)
  • Luogo reale: Mediateca Santa Teresa, Via della Moscova 28, Milano, Milano
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  • Film: Sottovento! (2001)
  • Luogo del film: Il molo dove Francesca (Valle) dice a Paolo (Amendola) che vuole lasciare la barca
  • Luogo reale: Via Molo Musco, Ponza, Latina
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Anthonyvm
Ennesima variante del mito di Sweeney Todd, questa volta improntata su una famiglia messicana che gestisce un chiosco di tacos a base di carne umana. Il tono è ovviamente grottesco, dalle parti di Non aprite quella porta - parte 2, ma la fattura semiamatoriale, le gag mediocri e soprattutto la totale mancanza d'impegno da parte degli autori (non ci degnano neanche di un po' di splatter) rendono la visione del tutto indigesta. Colpisce la laida e pingue figura di Don Taco, ma non è abbastanza. Gratuite e fuori luogo (data la morigeratezza del resto) le crude scene girate nei mattatoi.
Commento di: Magi94
Grosse ambizioni di profondissima analisi e denuncia sociale, ma alla fine vuoto, narcisista, inutile. Il limite principale, oltre a offrire una storia ridondante di luoghi comuni e svolte drammatiche gratuite, è quello di essere ruffiano fino ai capelli: il nostro protagonista, che si vuole reietto della società, è in realtà dipinto per farcelo piacere, attraente, spiritoso, "figo". Qualche momento riuscito c'è (lo smascheramento), ma un finale senza più idee fa crollare del tutto l'opera, traghettato tra l'altro da un'orripilante regia da videogioco. Misteriosa fotografia sciatta.
Commento di: Anthonyvm
Simpatica rilettura umoristica de La finestra sul cortile, perfettamente dantiana: amabilmente cartoonesca (Ducommum sfonda il tetto della baracca lasciando una sagoma umana), satirica e anticonformista (la morale esplicitata da Hanks alla fine), ricca di citazioni (neanche scontate, come il riferimento al Sentinel di Winner) e condotta da un tris di protagonisti in parte (lo scatenato Dern ruba la scena a tutti). Dante si serve di gag piacevoli e mai invasive, più adatte ai sorrisi che alle risate, fra suspense family-friendly e piccoli colpi di scena. Non imperdibile, ma gustoso.
Commento di: Deepred89
Uno dei maestri della Hollywood classica inaugura il tutt'oggi fiorente filone dei baby villain, con una piccola iena non inquietante né misteriosa, ma semplicemente spietata, ruffiana e di indicibile odiosità. Ciò che la circonda ha talvolta un sapore teatraleggiante, con tanto di numerosi longtake a incrementare tale sensazione, ma l'assoluta eccellenza di ogni singolo membro del cast non fa pesare la cosa. Amaro e intrigante, tanto da far perdonare le datate teorie ereditarie e un finale brusco e improbabile, per quanto seguito da una simpatica postilla.
Commento di: Enzus79
Tratto da una storia vera: un ragazzo è costretto dai suoi genitori a partecipare a una terapia di conversione sessuale. Pur destando interesse, il film risulta abbastanza monotono, piatto, non lasciando mai spazio a momenti che inducano perlomeno allo stupore. Il cast non convince del tutto, specie Russell Crowe che non riesce nell'intento di rendere il suo personaggio più antipatico di quello che dovrebbe essere.
Commento di: Pinhead80
Sono passati diversi anni e ormai Danny è un uomo che sta pagando le conseguenze della follia che ha vissuto da bambino. Grazie all'aiuto di un amico riuscirà a mettersi in sesto e a ritrovare parte della sua luccicanza. Le cose più suggestive sono i continui rimandi sonori e visivi a Shining e il bellissimo finale ambientato all'Overlook Hotel. Il resto purtroppo non è all'altezza delle aspettative, che erano giustamente alte. Flanagan comunque non fa assolutamente una brutta figura, perché il compito era arduo e perché un po' di sostanza la si trova. Pochi spaventi ma buoni.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Caotico thriller di quelli in cui regista e montatore pare si accordino per rendere meno chiaro possibile il procedere dell'azione, già penalizzati dall'implausibilità delle situazioni e la debolezza dell'intreccio, che in più di un'occasione lascia interdetti per la sfacciataggine con cui propone svolte improbabili e personaggi al limite del ridicolo. Che dire ad esempio della coppia composta da padre (Kingsley) e figlia con lui, giudice in pensione, che gira la città utilizzando la ragazzina per adescare maniaci sessuali? Lei di norma porta il predatore...Leggi tutto in una camera e lo fa spogliare fino all'arrivo improvviso di papà, che lega al letto la vittima, la addormenta e la castra! La polizia, pur al corrente dell'insolita attività del pensionato, lo lascia agire come si stesse dedicando a un innocuo passatempo e, quando la figlia finisce nelle grinfie di un killer particolarmente ricercato, l'agente Superman (nel senso che è proprio Henry Cavill, l'attuale corpulento Clark Kent della saga DC) entra nella casa in cui il maniaco la tiene segregata assieme ad altre poverette e la libera. La polizia si trova così per le mani uno psicopatico in piena regola (Fletcher), di quelli altamente schizzati che perlopiù tacciono con gli occhi fuori dalla testa, bisbigliano e s'impauriscono; tocca alla psicologa Rachel (Daddario) cominciare a familiarizzare con lui nel tentativo di cavarci qualcosa. Storie che s'incrociano, personaggi di consistenza cartavelinica cui gli attori non sempre rendono un buon servizio: Cahill ad esempio risulta qui anonimo e scialbo, Stanley Tucci commissario completamente sprecato in un ruolo marginale buono per una sfuriata e poco più, la Daddario costantemente alle prese col suo pazzerello che pare uccidere a distanza, visto che i poliziotti muoiono a grappoli, dopo il suo arresto; Kingsley infine coltiva con la figlia il rapporto più raffazzonato che si possa immaginare (lei oltretutto è sboccata, ribelle, insofferente e nemmeno si capisce perché). Buchi a ripetizione in sceneggiatura, ellissi che tocca impegnarsi a ricostruire per seguire una storia il cui interesse si rivela basso fino alla conclusione sul lago ghiacciato, testimonianza almeno di una certa ricerca stilistica supportata da un'ottima fotografia. I mezzi infatti c'erano, un cast di peso anche, ma la regia di David Raymond - che il film se l'è scritto da sé esentando altri da ogni colpa - proprio non funziona, persa nel disperato tentativo di agganciarsi al treno dei thriller da blockbuster all'americana cui si accoda formalmente senza tuttavia saperne cogliere lo spirito. Lo si capisce fin dall'inizio che qualcosa non quadra e la stessa sensazione prosegue fino ai titoli di coda, con picchi insopportabili durante gli insulsi dialoghi tra il protagonista e sua figlia, adolescente da questi cresciuta con dotti insegnamenti del tipo "Uomini uguale maiali".
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Edificante parabola d'una ragazza (Deschanel) che ha sofferto per due genitori incapaci di trasmetterle l'affetto necessario e che raggiunge dopo anni di lontananza il padre (Harris) all'indomani della morte della madre. Reese vive da sola a New York, sta faticosamente cercando una strada come attrice e nel frattempo sbarca il lunario lavorando al bancone d'un bar, ma quando viene a conoscenza della triste notizia decide di tornare lì dove ancora risiede il padre, scrittore di grande successo così come lo era sua moglie, anche se in un ambito letterario molto diverso....Leggi tutto Potrebbe guadagnare centomila dollari se passasse, a una giornalista che gliele chiede insistentemente, le lettere che i suoi celebri genitori si scrivevano molto tempo addietro e di cui lei è di fatto proprietaria, ma Reese sulle prime nicchia. Non troppo a lungo però, perché il motivo per cui s'incammina verso la casa di papà è anche quello di recuperare proprio quelle lettere. Una volta lì si accorge che nella casa non abita lui ma uno strano tipo (Ferrell) con una ragazza più giovane (Warner). Non sembrano nemmeno stare insieme i due, visto che il primo è un sedicente rocker "cristiano" un po' tardo e lei una ex alunna dei corsi del padre. Quest'ultimo si scopre vivere nella dépendance, seppellito tra i libri e decisamente invecchiato (si riconosce che è Ed Harris solo osservando le foto sul retrocopertina dei suoi romanzi, quando non era ancora coperto da barba e capelli arruffati). Presentatasi con atteggiamento cinico e strafottente (non è nemmeno andata al funerale della madre), la malinconica Reese scoprirà una sconosciuta profondità di sentimenti e un affetto che non sospettava di avere nei confronti del genitore. E Will Ferrell? Se ne sta in casa a provare la chitarra, a organizzare meticolosamente i pranzi e le cene, a discorrere con la coinquilina e a cercare di instaurare un qualche tipo di rapporto con la nuova venuta. Per il suo personaggio stralunato sarebbe anche perfetto, solo che è un ruolo marginale: al centro sta in tutto e per tutto la Deschanel, perché è sulla maturazione del suo carattere che il film di Adam Rapp (anche autore unico della sceneggiatura) si fonda usando il linguaggio tipico degli autori americani che cercano di comunicare dirigendo film di spessore; la delicatezza e il tocco soave trovano la sponda perfetta in musiche mai fuori luogo, in una misura che vuol essere eleganza (pure formale) ma si traduce quasi sempre in un'inconsistente inconcludenza di fondo, in passaggi di prevedibile comunione sentimentale e altri di altezzoso scontro tra la protagonista e l'ex studentessa. Non si può non riconoscere a WINTER PASSING una gradevolezza data dalla professionalità della confezione e dalla buona interpretazione del cast, ma gli manca un'accettabile capacità di coinvolgimento: tutto appare freddo, distaccato, un po' come l'inverno che il titolo sottolinea e che bene la fotografia riprende nei suoi corretti toni decadenti. Alla fine, però, poco resta in mano e ci si accorge di quanto sia artificialmente resa la figura di Harris, che si vorrebbe cardine, e quanto ruffianamente quella di sua figlia (comunque ben inserita nel contesto dalla brava Deschanel). L'unico personaggio realmente interessante e originale è forse proprio quello di Ferrell, e più per merito del suo interprete che non della sceneggiatura.  
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Ritratto di una tipicissima famiglia americana Anni Cinquanta: Joe (Whitmore), Mary (Nancy Davis, che il mondo conosce ormai come l'ex first lady Nancy Reagan) e il figlio Johnny (Gray). Nelle prime fasi il film sembra semplicemente raccontarne il quotidiano soffermandosi sull'irritabilità del padre, la bonaria comprensione di sua moglie (sul punto di partorire un secondo figlio) e sulla simpatia del piccolo; ma è chiaro che si sta invece preparando il terreno per quella che è la vera idea chiave del film, suggerita fin dal titolo: una sera Joe sente in radio una strana...Leggi tutto voce che s'intromette nei programmi annunciando di essere nientemeno che... Dio! Sulle prime nessuno ci fa troppo caso, ma quando il fenomeno si ripete il giorno successivo senza che ci si riesca a spiegare l'origine della voce, qualcuno inizia a farsi due domande... Ciò che dispiace, purtroppo, è che noi quella voce non la sentiamo mai! Per un motivo o per l'altro, quando arriva l'ora del messaggio divino succede qualcosa che ci impedisce l'ascolto. Possiamo solo sentire la riproposizione dei concetti espressi dalla stessa riportati da chi in radio li ha trascritti (perché di riuscire a registrare “in diretta” non se ne parla, pare impossibile!). Non che poi siano comunicazioni tanto particolari, quelle che Dio ci fa pervenire, tanto che l'attenzione è posta sul fenomeno in sé, non sui contenuti delle frasi divine, fondamentalmente rimasticature di principi cristiani elementari adattate al momento storico, con insegnamenti positivi che si rifletteranno sui comportamenti delle persone con qualche piccolo miracolo non troppo impegnativo. L'evento viene vissuto attraverso la percezione che ne ha la famiglia di Joe, alle prese coi problemi di un prossimo parto, di un lavoro in cui il superiore (Smith) poco concilia l'armonia tra colleghi e un'auto che non ne vuol sapere di accendersi al primo colpo. Il clima tipico della periferia americana disegnata dalle villette con steccati bianchi risalta bene nel bianco e nero di William Mellor, mentre poco si può rimproverare alla coppia protagonista, anche se la caratterizzazione di gran lunga più importante è quella di Whitmore (la Reagan è costantemente chiusa in casa e quasi sempre in cucina), divertente soprattutto negli scambi col poliziotto che pare accanirsi con lui (spassosa la gag della doppia multa consecutiva). Permeato da uno spirito cattolico evidente, che sciorina citazioni dalla Bibbia e introduce i diversi giorni della settimana con didascalie ispirate alla creazione del mondo, un innocuo film in bilico tra commedia e dramma, realizzato professionalmente ma che poco sfrutta l'insolito spunto di base. Funziona comunque come preciso spaccato familiare d'epoca (la mamma che compra i cereali per i concorsi a punti, il figlio reclutato per la consegna dei giornali a domicilio, le scaramucce sul lavoro...) e si lascia vedere senza gran rimpianti.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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