il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO
Tutte le differenze tra le 3 edizioni
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285740 commenti | 9239 papiri originali | 51306 titoli | 20816 Location

Su NetflixI MIGLIORI

LOCATION ZONE

  • Film: Il colpaccio (1976)
  • Luogo del film: L'agenzia di moda dove Michael (Cliver) si reca per cercare informazioni su Nicky (André)
  • Luogo reale: Via Gregoriana 56 , Roma, Roma
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  • Film: Il caso Pantani - L'omicidio di un campione (2020)
  • Luogo del film: La caserma dei carabinieri in cui Michel (Runko) chiede la cortesia di essere avvisato se Pantani la
  • Luogo reale: Viale Giacomo Matteotti 1, Predappio, Forlì-Cesena
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Von Leppe
Fiacca trasposizione del romanzo di Maurice Renard in questa coproduzione anglo francese che si trascina stancamente per una durata abbastanza consistenze. Niente a che vedere con le sensazioni espressioniste del film di Freund del 1935, qui mancano totalmente l'atmosfera e la suspense. Christopher Lee si impegna a essere cattivo e sollevare le sorti della pellicola ma invano; Donald Wolfit e Donald Pleasence fanno appena dei camei. La colonna sonora è veramente pessima. Nota positiva è l'unico delitto, che però arriva troppo tardi e sembra del tutto gratuito.
Commento di: Myvincent
Ispirato a un celeberrimo racconto di Poe (l'ennesimo!), il film di  Martino è in pieno stile Martino, per la profusione di cosce e tette. C'è un assassino che sgozza le sue vittime con una roncola e soprattutto c'è un ménage di coppia che sembra il gioco del gatto col topo. Poi arriva la cuginetta sexy a sparigliare le carte. Se la regia e la fotografia sono di consumata maestria, la trama è a disposizione di un obiettivo che va dritto sotto gli abiti di belle e giovani fanciulle. La Fenech una quasi ninfomane dal personaggio antipatico, mentre molto meglio la Strindberg e Rassimov.
Commento di: Cotola
L'impermanenza è sempre stata una caratteristica fondante della società umana. Ma non per la voce fuori campo che accompagna gran parte di questo corto: l'uomo lascia ovunque tracce del suo passaggio nel mondo specie attraverso i social, ma non solo. La tesi è semplice, forse semplicistica. La telecamera vaga continuamente tra questi segni umani - detriti, rifiuti, edifici, auto... - , attraverso lunghi piani di sequenza. Il tempo scorre, la morte arriverà per tutti: che scoperte! Ma il tempo a disposizione c'è e può essere tanto. Tutto virtuale: videogioco, video arte o cosa? 
Commento di: Reeves
Pietro Marcello mescola insieme la tecnica del documentario e la fiction più onirica e pasoliniana per mettere insieme un film che ci racconta tanto dell'Italia di oggi, delle sue contraddizioni, del malaffare camorristico infiltrato a tutti i livelli... Si seguono veramente con grande trasporto le vicende del bufalo maschio, di Pulcinella e della reincarnazione. Difficile da raccontare, ma una gioia per gli occhi e per il cuore.
Commento di: Enzus79
Tratto dal romanzo autobiografico di Frani Abagnale Jr., è la storia vera quanto incredibile di uno dei più grandi truffatori americani degli anni Sessanta. Pellicola scorrevole e gradevole nonostante la durata di quasi due ore e mezza. Leonardo Di Caprio convincente nel ruolo del protagonista. Colonna sonora di Williams non superba come in altre sue partecipazioni ma efficace.
Commento di: Gottardi
Commediola leggera incentrata sulla varia umanità di un condominio. Tipica la gestione di Mattoli che non ha velleità di neorealismo quanto piuttosto di esibire una galleria di personaggi più o meno riusciti. Parte lenta e un po' confusionaria nel senso che sembra lasciare troppo briglia sciolta agli attori Fabrizi e De Filippo, che meriterebbero di essere meglio serviti dai dialoghi. Decolla nella seconda parte e  nel complesso il film si lascia vedere piacevolmente.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Leonardo Cortese, che eredita le donne di Sheridan da Anton Giulio Majano, accorcia sensibilmente la durata dell'insieme rispetto al suo predecessore tagliando una puntata e facendo sì che ognuna di esse non superi mai i 55 minuti. Ne consegue uno sceneggiato più snello, purgato dalle troppe divagazioni che avevano contraddistinto la Donna di fiori...Leggi tutto ma anche meno interessante nella sua storia, che ruota attorno alla scomparsa di alcuni diamanti inseriti nel pannello del ritratto della "Donna di quadri", un dipinto sottratto a un museo. Tutto comincia con il ritrovamento dell'immancabile cadavere (nel parco) di un uomo che si scopre presto essere giunto a San Francisco a bordo di uno yacht dall'Europa. Con lui c'erano la principessa Olga Kandinsky (Villi), Jeanne Delacroix (Monelli) che sogna con lei di aprire una casa di moda in America, una figurinista (Della Porta), il capitano Sarre (Tranquilli) e pochi altri. Interrogati da Sheridan sui motivi che avevano spinto la vittima fin lì per incontrarsi con un losco faccendiere del posto (Carraro), i naviganti tacciono o fingono di non sapere nulla. Molto lentamente e faticando, il tenente ricostruirà la vicenda, nella quale tuttavia non sembrano poi trovare posto personaggi che inizialmente ci vengono presentati come importanti (Troisi). Fa tutto parte del desiderio di allargare le maglie per permettere l'inserimento di segmenti utili solo a deviare l'attenzione. Questa volta però sono banditi o quasi gli intermezzi da commedia presenti nella Donna di fiori e tutto prende una piega nettamente più seriosa. Il caso però, o almeno l'ossatura che ne costituisce la linea principale, è qui molto semplice e anche la soluzione, per quanto piuttosto ingegnosa, sembra pescare il colpevole a caso dal mazzo costruendogli solo in un secondo tempo intorno un pregresso che gli conferisca la necessaria statura da cattivo di turno. Molti i dettagli fumosi inoltre, a conferma di una sceneggiatura studiata peggio del solito e per nulla chiara in alcuni passaggi. Sorvoliamo poi sull'inettitudine dimostrata da Sheridan nei confronti di una testimone da proteggere assolutamente (quando capita il fattaccio lui è al banchetto del rinfresco) e su una navigata (che porta i nostri fino a Capri!) troppo lunga durante la quale l'occupazione principale di chi sta in barca è quella di cercare i diamanti in ogni dove come in una interminabile caccia al tesoro. Lay è quello di sempre: sigaretta tra le mani, una consumata abilità nel trattare il personaggio, mai trascendentale ma molto solido nella sua conduzione delle indagini, vagamente ironico nei confronti di alcune persone, severo quando è il caso di esserlo. Tra gli altri spiccano un'Olga Villi credibile nel ruolo altero di principessa e un Tino Carraro beffardo e autoritario. Poco "visibili" gli aiutanti di Sheridan, relegato in un ruolo piuttosto anonimo Tranquilli. Divertente il flashback nel locale con musica dal vivo a San Francisco in cui si esibiscono solisti e gruppi che con tutta evidenza cantano rigorosamente in italiano. D'altra parte dell'America non v'è proprio sentore e i primi esterni "autentici" si vedono a Capri.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Ormai pare che quando si affronta l'argomento giovani e giovanissimi non si possa fare a meno di precipitare nel vortice dei social e dei telefonini, che tutto fagocita con i suoi like, le visualizzazioni, i video virali, i follower... come se l'universo mediatico avesse definitivamente annientato ogni spinta dei ragazzi verso l'esterno. E ovviamente i genitori, cresciuti in un mondo in cui internet era ancora agli albori o addirittura non c'era, non possono che fare la parte dei disadattati, di quelli che non comprendono come ci si possa estraniare dal mondo rifugiandosi nell'asettica...Leggi tutto virtualità. Papà Paolo (Volo), professore di filosofia nel liceo di sua figlia Simone (Francesconi), è il prototipo del genitore di cui sopra, umanista che prova invano a sottrarre Simone (da leggersi alla francese) dalla schiavitù del cellulare. Scopre anzi che la ragazzina sogna di fare l'influencer, notizia destinata a creare inevitabili attriti in famiglia (la madre non c'è più da tempo) che i condomini, amici di vecchia data (Frassica, Minaccioni, Cruciani, Vado), cercano di sopire aiutando Paolo durante i brevi incontri di gruppo in cortile. Ma la soluzione sta invece nell'inglobamento del padre nei meccanismi fatali dei social. L'uomo infatti, lanciatosi in una crociata che pensava essere tutta familiare contro i telefonini, finisce vittima di un filmato di Simone, che lo fa girare rendendolo immediatamente virale (quelle cose che nei film accadono con sconcertante faciloneria): hashtag “padretrombone” e addio, comincia l'ascesa di Paolo nell'empireo dei social. Diventato paladino di chi si rivolta alla dittatura della nuova comunicazione si fa anti-influencer e arriva subito ai ferri corti con la rappresentante occasionale di questi ultimi, Ele-O-Nora (De Lellis) attraverso uno scambio di offese reciproche. All'acqua di rose, naturalmente, perché siamo sempre nell'ambito del politically correct massimo, destinato a chiudersi in bellezza con assoluzione plenaria. Il canovaccio, banale come pochi (opera della stessa regista Michela Andreozzi e di Fabio Bonifacci), si sostiene grazie alla buona prova di Volo, che per il ruolo è tagliato, e a ritmi agili che scacciano la noia. Il ricorso all'intero immaginario mediatico nazional popolare (dalla D'Urso alle “Iene”) garantisce una full immersion nel nostro tempo per un film che si articola muovendo i propri personaggi tra accenni di innamoramento e foto hot da condividere, perché il centro catalizzatore di tutto resta sempre il cybermondo vissuto attraverso il telefonino, in cui Paolo diventa presto figura chiave grazie agli offici della figlia che gli fa di fatto da social media manager. Poco brillanti i quattro condomini (escluso Frassica, che qualche memorabile gioco di parole riesce chissà come a infilarcelo sempre), blandamente sfruttati, con una Minaccioni in ombra e piuttosto svogliata. Dovendo risolvere sempre il tutto in un'ora e mezza o poco più, l'ascesa a eroi mediatici dei signori nessuno di turno ha sempre contorni grotteschi, al cinema, con dinamiche ricalcate una sull'altra senza fantasia. Ci si accontenti allora di qualche discreto momento e di una recitazione generalmente più che accettabile, con figure altamente stereotipate (il preside interpretato da Massimilano Bruno) e un gruppo di giovani in cui emerge, grazie almeno a qualche sorpresa nel carattere, il Liverani di Rubet Mulen Porena, preda ambita delle candide liceali.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Dramma bifronte: Nord e Sud Italia a confronto, con i due protagonisti che vengono individuati nel loro ambiente fin da piccoli senza che ci si sposti da Brescia e Agrigento, le città dove cresceranno. Da una parte Filippo, che si muove in un clima di degrado in cui il sesso pretende la sua parte fin dalla più tenera età, con qualcuno che se ne approfitta in cambio di pochi gettoni per la sala giochi. Dall'altra Ludovico, ricco, indisponente, il primo a maltrattare chi vorrebbe solo essergli amico. Tredici anni dopo, la loro situazione in ambito familiare non è cambiata...Leggi tutto di molto: Filippo (Taormina) è ancora poverissimo, lavora da operaio per mantenere una famiglia in cui il padre non riesce a trovare un'occupazione, mentre a Ludovico (Mariottini), al contrario, non manca nulla: bei vestiti, auto, ragazze... Ha mantenuto lo stesso atteggiamento irritante di quando era bambino e non risparmia i suoi genitori, cui riserva un atteggiamento canzonatorio, di sufficienza e nessun rispetto. Per questo viene spedito a vivere da solo a Milano, proprio dove anche Filippo emigra con la famiglia perché suo padre possa finalmente trovare un lavoro grazie a un parente da tempo trasferitosi lì. E un lavoro dovrà trovarlo anche Filippo, a questo punto, il quale però, presentando il curriculum che si può immaginare, troverà solo porte chiuse. E allora ecco affacciarsi di nuovo il sesso come ultima spiaggia, facile guadagno per chi, come i due protagonisti, ha la prestanza fisica e la bellezza dalla sua. Ludovico e Filippo finiranno per incontrarsi, naturalmente, stabilendo un rapporto di complicità cementato dalla comune sofferenza, diversa ma in qualche modo associabile. Nel passato di Ludovico, poi, anche il ricordo di una ex fidanzata scomparsa tragicamente, che rivive in flashback mostrando un talento da disegnatrice che è lo stesso di cui pare in possesso Filippo. Ci sarà spazio anche per un colpo di scena nell'ultima parte che riporterà ancora il sesso (mai vissuto nel film con trasporto o amore) alla ribalta, lasciando che il tema percorra l'opera sottotraccia per esplodere di quando in quando. Il film di Giuseppe Lazzari (scritto da Paola Golferini) ha momenti anche di ottima intensità, evidenzia qualche dialogo ricercato di buon effetto, che però in bocca ad attori ancora chiaramente in fase di rodaggio rischia di apparire artificioso, mai sentito come dovrebbe. Si respira un'aria di quasi amatorialità, stemperato comunque da squarci paesaggistici talvolta azzeccati (i parchi con gli alberi secchi al Nord, il grigio del cielo che contrasta col sole e il mare del Sud); si affonda nel dramma senza arretrare di fronte a scene di una certa scabrosità, si cerca di costruire psicologicamente con attenzione i caratteri dei due protagonisti. La regia però indugia troppo, rallenta i ritmi senza avere i numeri per caricare i silenzi e le attese della giusta tensione emotiva, alterna freneticamente col montaggio sequenze in cui Flippo è dalla psicologa ad altre in cui Filippo ha un duro confronto coi genitori senza che l'idea paia giustificata da nulla. Eppure SENTIRSIDIRE non è un'operazione da bocciare completamente, perché conserva una sua sincerità di fondo, una capacità inattesa di descrivere la grettezza, l'abiezione, la spoglia desolazione di anime perdute. E anche le musiche sono spesso scelte con attenzione. Certo il finale lascia un po' l'amaro in bocca...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE