il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

ECCEZZZIUNALE ...VERAMENTE
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273264 commenti | 9030 papiri originali | 48512 titoli | 19846 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: I soliti ignoti vent'anni dopo (1985)
  • Luogo del film: La pompa di benzina dove lavora Ferribotte (Murgia)
  • Luogo reale: Via Portuense, Roma, Roma
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  • Film: Il giovane Montalbano (2 stagioni) (2012)
  • Luogo del film: Il commissariato in cui lavora Salvo Montalbano (Riondino), prima di essere trasferito a Vigata
  • Luogo reale: Municipio, Via Umberto I, Sperlinga, Enna
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Camibella
Le imminenti votazioni elettorali richiamano nella capitale tre personaggi che più diversi tra loro non si può e, ovviamente, tutti esilaranti. Il secondo film di Verdone ricalca lo schema del primo con tre episodi che si intrecciano tra loro e un finale che per tutti è amarissimo. Qui però i personaggi hanno uno spessore e un carattere più delineato e anche le storie sono meglio definite, segno che il regista romano ha acquisito una maggiore padronanza soprattutto nello scrivere la sceneggiatura con i fidati De Bernardi e Benvenuti.
Commento di: Hackett
Davvero un buon revenge thriller, questo prodotto di Blumhouse. Pur partendo da un plot ormai avvastanza risaputo (almeno da Hostel in poi) che vede al centro della vicenda ricchi senza scrupoli che si divertono con le vite di popolani usati come prede, il film ha il coraggio di cercare in più momenti la virata, svelando man mano che il gioco non vede innocenti da nessuno dei due lati. Intrigante la scelta narrativa della prima mezz'ora nella quale non si riesce a capire quale possa essere il protagonista, viste le morti improvvise (e splatterose) che si susseguono. Molto divertente.
Commento di: Kinodrop
Dopo varie esperienze altrove, un prete ritorna alla guida di una parrocchia periferica napoletana, nella quale convergono tutte le problematiche sociali e le contraddizioni di un quartiere fortemente disagiato, scontrandosi con l'onnipresenza della malavita e l'omertà di molti. Storia piuttosto marginale che evita toni esasperati e scene madri lasciando alla crudezza dei dialoghi tutto lo spessore drammatico e ancor di più al non detto, più inquietante a volte dei fatti evocati. Apprezzabile più per la prova di Borrelli e Del Gaudio (i due sacerdoti) che non per la tematica.
Commento di: Enzus79
Sequel dell'horror comedy Benvenuti a Zombieland. Indubbiamente diverte e intrattiene, ma rispetto al primo capitolo ha più difetti che pregi: trama con poca verve e con dinamiche che convincono poco. Il personaggio interpretato dalla Stone sembra appassito, al contrario di un Woody Harrelson davvero in forma e simpatico: le sue gag con Eisenberg sono esilaranti.
Commento di: Rambo90
Una commedia molto gradevole, che riesce a rimanere garbata nonostante alcune gag scatologiche e volutamente triviali (ma mai portate all'eccesso). Si ride spesso e i personaggi, pur semplici, dimostrano di avere un loro spessore, intenerendo anche in alcuni momenti. Molto bravi i due protagonisti, che duettano bene e fanno del loro affiatamento il motore principale del film. Qualche ripetitività nel meccanismo della "truffa" innescata dai due ma alla fine lascia piacevoli sensazioni.
Commento di: Giùan
Conclusione in sordina per la trilogia che ha risciacquato (senza centrifugarli) nell'Arno dell'estetica cinematografica internazionale i panni della commedia all'italiana. Se l'introduzione del cisposo Lo Cascio sul finire del secondo capitolo faceva ben sperare, lo svolgimento dell'episodio risulta invece frettoloso e raffazzonato. L'idea della "ricercatori revenge" è arguta ma l'equilibrio delle parti vira troppo sul grottesco e le inverosimiglianze risultano fastidiose, minando il risultato finale. Ancora Fresi (versione tenore) e i due latinisti sugli scudi, Marcorè il migliore.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Fa pensare un po' a un DIAVOLO VESTE PRADA privato dell'acidità che ne aveva sancito l'efficacia, THE HIGH NOTE, nel quale viene riproposto come centrale il rapporto tutto al femminile tra la principale (in questo caso una cantante di grande successo) e la sua assistente. La prima, ovvero la star un po' in declino, è Grace Davis (Ross), reduce da un album che non ha saputo rilanciarne l'immagine e che si prepara a recuperare qualche posizione con il solito album dal vivo. La seconda, Maggie Sherwoode...Leggi tutto (Johnson), lavora per Grace con rara meticolosità anche perché prima di diventarne l'assistente ne era grandissima fan. Dovrebbe per questo essere soddisfatta del suo lavoro e lo è, ma sogna di diventare un giorno una producer e quando si tratta di mixare il disco in uscita ne propone a Grace una propria versione (molto in controtendenza rispetto alle soluzioni proposte dal produttore ufficiale) che alla star piace. E qui Maggie si monta un po' la testa. Conosciuto un ragazzo al supermarket (Harrison jr.), scopre che è un cantante e gli si propone come produttrice fingendosi da tempo affermata nel campo. Lui accetta e le cose sembrano poter girare proprio come Maggie ha sempre sognato, ma gli inconvenienti e le incomprensioni sono dietro l'angolo... Non c'è niente di nuovo nel film di Nisha Ganatra (scritto da Flora Greeson a confermare un lavoro all-female), ma una certa grazia è indubbia e si rispecchia nell'approccio risoluto eppure sempre pacato di Maggie (ottima la scelta di Dakota Johnson, la figlia di Don e Melanie Griffith diventata celebre con l'eros patinato dalle sfumature grigie). Non si legge nei suoi occhi l'arrivismo o l'esaltazione cui il cinema americano ci ha abituato in personaggi simili: Maggie è una ragazza semplice, che ha le sue idee ed è riuscita comunque a stabilire con l'altezzosa Grace Davis un rapporto di fiducia e stima. Assecondandone i capricci certo, ma trovando in lei anche il rispetto e forse persino l'amicizia. Piace come la Johnson lascia emergere discretamente le aspirazioni di Maggie gestendole in modo del tutto diverso con Grace e con Kelvin, il giovane cantante al quale si sente legittimata di dare più di un consiglio in sala di registrazione. E così, tralasciando l'ultimo colpo di scena (decisamente forzato), la storia procede tra un concerto live al Caesar's Palace di Las Vegas (dove Grace si esibisce), le ore al mixer, delicati accenni sentimentali, inevitabili frizioni e fraintendimenti, un po' di cantate di qualità e qualche dialogo - un po' trito - da music business che però permette di godersi un simpatico Ice Cube in versione manager di Grace. E ci sta bene nel finale anche Bill Pullman come padre deejay di Maggie. Un buon casting per un film che si lascia vedere piacevolmente, scirtto con competenza pur senza mai davvero brillare. Eccessi di zucchero in alcune parti, ma d'altronde il film è politicamente corretto e intriso di buoni sentimenti, costruito seguendo le buone regole del cinema hollywoodiano di consumo. Epilogo tuttavia piuttosto patetico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Bella la vita sulla costa californiana per una scrittrice di polizieschi di successo (Brannagh) e la sua figlia diciottenne Lily (Gatlin Kate James); almeno fino a quando la seconda, mentre fa jogging al parco, non viene assalita da un bruto mascherato che tenta di violentarla. Interviene d'improvviso in sua difesa un giovane, Mick Grant (Austin James), il quale blocca l'uomo dicendo alla ragazza di scappare. Qualche tempo dopo i due si incontrano nuovamente e lei decide che forse è il momento di iniziare a frequentarsi, considerato anche l'aspetto piacente di Mick e il fatto...Leggi tutto che il suo ex fidanzato, Scott (Heartman), benché dica ancora di amarla, se n'è andato da poco a letto con un'altra... Tutto bene? Mica tanto... L'amorevole, schivo, gentile e ben piazzato Mick ha qualche ombra nel suo passato: dopo qualche ricerca Scott scopre infatti che poco o nulla è dato sapere del ragazzo, quasi fosse un vero fantasma... Da qui si moltiplicano gli interrogativi, i dubbi che assalgono tutte le persone che a Lily vogliono bene, a cominciare dalla madre naturalmente e dalla sua migliore amica (Bushman), anche se poi chi si attiva di più continua ad essere il suo ex, piuttosto viscido ma ansioso di poterci tornare insieme. Qualcosa a dire il vero fa pure lo spettinatissimo poliziotto (Muldoon) che si occupa delle indagini legate al tentativo di violenza carnale a Lily e di un successivo agguato a sua madre. Se quindi il fulcro della storia è il misterioso passato del ragazzo che ha salvato Lily al parco (tema comunissimo, per un thriller), ciò che il film cerca di fare è di complicare la vicenda con una serie di diramazioni che comunque si riallaccino al tema principale, senza trascurare nemmeno il mestiere della madre: persino i suoi romanzi polizieschi avranno infatti una parte attiva nella soluzione (a dire il vero piuttosto confusa) dell'enigma. Lo svolgimento non è dissimile da quello dei tanti prodotti televisivi di genere, pur se l'assenza di un protagonista in grado di dare una direzione al film con un'interpretazione superiore si avverte: dal momento che al centro della storia stanno i giovani, la resa è non scadente ma un po' anonima, con la Brannagh a fare da madre apprensiva e comprensiva relegata a un ruolo piuttosto insignificante. Ad ogni modo l'intreccio è sufficientemente intrigante e un minimo di curiosità riesce a metterla, ricorrendo ai facili meccanismi del caso. Più alto della media televisiva il numero delle vittime, ma la violenza resta bandita o quasi. Qualche scena di tensione al buio, inserita apparentemente più per dovere che altro, e un Austin James non troppo espressivo per la parte. Ha però saputo conquistarsi l'amore vero della bella Gatlin Green (oggi Gatlin James, per l'appunto), e c'è da pensare che i baci tra loro non fossero solo... finzione (il trasporto è curiosamente evidente).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Accettabile thriller televisivo dalle dinamiche risapute che muove la sua storia intorno a una donna turbata (o "sclerata", come la definisce sua figlia) alle prese coll'inatteso tradimento del marito. Insospettita da movimenti sulla carta di credito che non capisce, Jill Dunne (Kapture) viene a sapere che sono riconducibili a un bell'albergo dove risulta aver soggiornato suo marito Sean (Roberts). Nello stesso periodo, però, a lei aveva detto di essere stato per lavoro da tutt'altra parte. Possibile? Certo che sì: con l'aiuto del direttore dell'hotel...Leggi tutto (Mancuso), infatti, Jill riesce a beccare poco dopo il consorte fedifrago in flagrante, pur decidendo di non entrare subito in scena. Si ubriaca con le amiche, fa percepire in casa una forte tensione, già alta per il difficile rapporto con la figlia diciassettenne Olivia (MacIsaac) e cede alle avances proprio del direttore dell'albergo, divorziato alla ricerca di una nuova anima gemella. Sul più bello, però, l'amplesso viene interrotto e Jill capisce che stava sbagliando. Il marito, ignaro di quanto appena successo ma infine smascherato, la vezzeggia, si scusa mille volte, le fa credere di aver cercato un'altra donna perché lei non lo ascoltava più come un tempo ("Non rigirare la frittata, Sean!")... Alla fine la persuasione funziona e i due decidono di prendersi una vacanza insieme alla figlia, che se la spassa felice con un coetaneo un po' tamarro. Torneranno a campeggiare a Stone Lake, verdeggiante località lacustre dove erano stati bene molti anni prima, ma il direttore piantato in asso non ci sta e, una volta saputa la loro mèta, decide di andarci pure lui. E qui il thriller, fin lì stemperato in una semplice storia di tradimenti reciproci, comincia a prender forma. C'è il maniaco, ci sono la famiglia in pericolo e un bel posto desolato che pare fatto apposta per tendere agguati nella notte. Purtroppo il tutto scade a questo punto nel già visto (e altrove decisamente meglio realizzato). Era più interessante seguire i tormenti di Jill, i ben studiati tentativi di rconciliazione dell'astuto Sean, uomo di un certo charme che sa come riconquistare l'affetto della moglie. Più insulso il rapporto complicato con Olivia, sempre pronta ad attaccare la madre e a smontarla con risposte acide talvolta ironiche per poi consolarsi tra le braccia del suo Zack (MacLeod). Il quadretto familiare ha una sua credibilità, Mitzi Kapture interpreta con sufficiente trasporto e qualità la sua Jill e più o meno tutti trovano il loro corretto spazio all'interno di una sceneggiatura che fino a quando deve regolare i rapporti tra i protagonisti funziona (laido e untuoso al punto giusto il persecutore cui dà il volto Mancuso). Convince meno quando dovrebbe far montare la tensione, ma qui è soprattutto la regia a mancare, forse anche per un'ambientazione tra i boschi che dice poco. Ad ogni modo siamo nell'ambito del giallo tv che offre quanto ci si può aspettare, con tutti i limiti del caso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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