il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL RAGAZZO DI CAMPAGNA
le location esatte parte 2
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280501 commenti | 9151 papiri originali | 50043 titoli | 20338 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Di che segno sei? (1975)
  • Luogo del film: Il palazzo dove il commendator Bravetta (Bologna), accompagnato dal gorilla Nando (Sordi), incontra
  • Luogo reale: 12.43186552475111,41.97105456050732, Roma, Roma
VEDI
  • Film: Cronache di un convento (1962)
  • Luogo del film: La bottega di falegname di Felice (Foà), il padre di Giuseppe (Schell
  • Luogo reale: Via del Lavatoio, Capena, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Caesars
Rose, oltre che dirigere, scrive anche il soggetto di questo film basato sul "personaggio" Paganini (pochi i veri elementi biografici). Il risultato è assai poco convincente; non tanto per il ricorso a elementi di fantasia, quanto per la pochezza della storia in se stessa e per una sua messa in scena che genera non pochi sbadigli. Più di due ore di spettacolo sono davvero eccessive, anche considerando il fatto che largo minutaggio è dedicato alle performance di Paganini (interpretato da un inespressivo Garrett) che diventano mero esercizio di bravura tecnica del protagonista.
Commento di: Siska80
Giovane donna in carriera ha un incidente e si ritrova in un universo alternativo nel quale, dopo l'iniziale spaesamento, comincerà a sentirsi a suo agio. Simpatica commedia dell'assurdo interpretata da Jennie Garth, la Kelly di Beverly Hills 90210 (qui ancora più bella che da ragazza), ben affiatata con Cameron Mathison e da un rimanente cast all'altezza. Ritmo, humour e un finale immaginabile ma azzeccato consentono allo spettatore di staccare la spina dalla routine quel tanto che serve.
Commento di: Markus
Napoli e dintorni. Un ex professore disoccupato va a lavorare come wedding planner dalla sorella e sarà l'inizio di una serie di rocamboleschi avvenimenti. Angelo Antonucci mette in scena una commedia partenopea un po' poverella, dettata da una comicità locale fatta d'incastri di parole e qualche trovata da cabaret che di tanto in tanto lascia scaturire un sorriso. Non si va però oltre alla farsa e anche la vicenda amorosa accozzata a quella comica risulta manieristica, per nulla convincente. Il comparto attoriale (c'è qualche nome altisonante) appare in caso a proprio agio.
Commento di: Fauno
Se si regge all'impatto iniziale, con un  protagonista pieno di presunzione e di saccenza nel voler addirittura modulare la rivoluzione culturale in Cina, il film si può apprezzare. A parte gli scenari nel deserto, colpisce come il gruppo così lungimirante si disgreghi per i motivi più svariati, e anche per come certi programmi politici germogliassero già da allora. La visione è ostica, ma il confronto finale nel pensatoio dell'imperatore fa capire come lo sforzo non sia stato vano.
Commento di: Herrkinski
La coppia di brillanti registi torna con un'altra opera a sfondo fantascientifico, in questo caso basata su una "smart drug" che permette di viaggiare indietro nel tempo per 7 minuti. Se la parte introduttiva è forse un po' lunga, da quando si entra nel vivo la vicenda risulta intrigante; certo, il tema non è originale ma bisogna ammettere che è sempre affascinante, specialmente se il reparto visivo è all'altezza come in questo caso, pur se i viaggi extra-temporali sono sequenze relativamente brevi. La sottostoria della figlia scomparsa è più una scusa che altro ma il film intriga.
Commento di: Reeves
Tentativo di far rivivere il genere peplum quando anche il western è al tramonto e impazzano invece i succedanei di Trinità. Qui infatti ci sono scazzottate comiche, rutti, soldati che orinano vistosamente e ogni tanto invece situazioni tipiche del cinema mitologico, con cattivi sadici e buoni davvero tanto buoni. Molte scene di repertorio tratte da Costantino il Grande, nelle quali appare Massimo Serato visibilmente molto piu giovane (dieci anni in meno) rispetto alle sequenze girate ex novo per questo film. Volonteroso ma decisamente mediocre.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Dai tempi del rivoluzionario THE RING ne è passata di acqua sotto i ponti (soprattutto in campo tecnologico) e parlare oggi di una vhs killer sarebbe ridicolo. Superata anche l'epoca delle telefonate minacciose lanciate nelle varie derivazioni orientali ancora datate si approda quindi allo sviluppo attualmente più logico, quello della diffusione del Male via app. Un aggiornamento senza fantasia però: si vivacchia su un'unica idea che, esaurita la sorpresa iniziale, viene trascinata per un'ora e mezza risultando inevitabilmente...Leggi tutto stucchevole. L'idea riguarda appunto la app: una volta installata sul telefonino (a tradimento, da parte di chi è costretto a farlo per allungarsi la vita) dopo un po' suona, s'accende e trasforma lo schermo in un visore che inquadra come fosse pronto a scattare una foto. Le foto però non le scatta, e quando tu osservi - attraverso quello - quanto ti circonda, vedi presenze fantasmatiche che nella realtà non esistono. Nel contempo parte il tradizionale conto alla rovescia, come da tradizione: hai 24 ore per scaricare l'app (che si chiama "You Die") sul cellulare di qualcun altro e guadagnare in questo modo altre 24 ore di vita. Se non lo fai, allo scadere del tempo crepi abbrancato da presenze che si fanno a quel punto decisamente palpabili. Insomma, un virus che annienti provvisoriamente solo se lo piazzi nel cellulare di qualcun altro seguendo un po' l'effetto a catena di film come IT FOLLOWS (titolo presente non a caso tra i bluray dei protagonisti). L'orrore dovrebbe scaturire dall'apparire, tra i corridoi di casa e le strade, di fantasmi armati di cattive intenzioni, con spaventi improvvisi e un crepitio sonoro che sale nei momenti chiave a livelli fastidiosissimi. Ma la tensione non riesce mai a concretizzarsi e il tutto si risolve in semplici apparizioni di bambine, vecchietti, signore rigide... un nugolo di personaggi bislacchi e tumefatti che dopo un po' non se ne può più. La vittima principe è Asia (Landolfi), la quale al supermarket si fa installare "You Die" da un povero disgraziato che le chiede il telefonino fingendo di dover chiamare i genitori. A casa con l'amica Viola (Piano) e l'amico fraterno Leo (Marazzita) comincerà a scoprire l'inquietante potere dell'app, arrivando a saperne qualcosa di più solo grazie all'amico nerd, che scandaglia il dark web portando alla luce le letali esperienze di chi l'ha provata. Come rispolverata moderna di THE RING poteva anche funzionare, ma certo necessitava di una storia che non ricalcasse tanto banalmente dinamiche ormai in massima parte prevedibili. Il cast - rispetto a prodotti analoghi, chiaramente girati in economia - non è nemmeno così male e un buon apporto viene dalla fotografia che, specialmente al buio, trova qualche insperato cromatismo d'effetto. Però si resta nell'ambito della replica meschina, del ricalco cui manca ovviamente la potenza dell'originale, con una regia che non si fa sentire e una ripetitività di fondo che andava combattuta con maggiore inventiva negli effetti (miseri) o nella ricerca della verità (in questo senso il THE RING americano non si batte). Di conseguenza, per quanto confezionato dignitosamente sotto certi aspetti, il film delude nella sua resa finale, con trovate maldestre (il "link" inciso sul braccio) e un evidente impaccio nel gestire gli sviluppi della storia legati all'interazione tra i tre personaggi principali, cui si aggiungono il fratello di Asia (con relativa fidanzata) e un altro paio di giovani condannati dall'app nelle prime fasi. Qualche discreta location torinese di sfondo, ma non sarà facile salvare il film dall'oblio.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Strano tipo George (Dujardin): se ne viene dal nulla con in tasca 7500 euro e li investe in una giacca di daino. Stretta, oltretutto. Ne è orgoglioso. Anzi, follemente orgoglioso, perché il film è di quel matto di Dupieux! La giacca diventa per George davvero una doppia pelle, qualcosa da cui non separarsi mai e con cui... parlare. Già: George parla con la sua giacca! Ne ascolta i consigli e decide addirittura di soddisfarne i presunti desideri, riassumibili poi in uno, fondamentale: quella giacca non vuole che ne esistano altre, al mondo. Per cui George comincia a escogitare...Leggi tutto stratagemmi per sottrarre giacche ad altri e distruggerle. E siccome il vecchio che gliel'ha venduta, felice di incassare tanto denaro, gli ha regalato in sovrappiù una telecamera, George comincia a usarla divertendosi a filmare il nulla, non avendo cognizioni cinematografiche di sorta. Eppure una ragazza conosciuta al bar, Denise (Haenel), che sogna di fare la montatrice, sembra credere alle sue balle improvvisate, persino quando le annuncia di star girando un film finanziato da produttori che lavorano in Siberia e di cui si sono pressoché perse le tracce. Denise si beve tutta quella montagna di sciocchezze e non solo: accetta di sovvenzionare il film pagando di tasca propria! Crede in George e ai suoi girati giornalieri, che scambia per un mockumentary aprendo con lui un rapporto non si capisce se consapevole della scarsa sanità mentale dell'uomo. Quello che Dupieux fa è inventare soggetti strampalati basati su idee a loro modo nuove e paradossali. Ma non siamo più dalle parti dello pneumatico killer e stavolta l'oggetto animato di vita propria (la giacca) è tale solo nell'immaginazione del suo proprietario; un tizio che nonostante lo stato di evidente squilibrio viene trattato quasi sempre come “normale” (anche perché a volte chi incontra rischia di apparire più matto di lui). E Dujardin è bravo a rimanere nei ranghi, a imboccare la via del personaggio stralunato che gli si chiede di interpretare, che vive in un mondo tutto suo in cui non sembra poter guardare oltre l'orizzonte di una giacca. Tecnicamente DOPPIA PELLE non è affatto realizzato male; solo si sofferma spesso su scene inconsistenti, pretendendo di sostituire coi silenzi e gli sguardi una sceneggiatura che offre poco, lasciando che sia la regia a costruire il film col risultato di appesantire oltremodo la narrazione. Non c'è grande frizzantezza nei dialoghi; è piuttosto il soggetto a essere studiato per essere divertente, con un'inattesa deflagrazione splatter nella seconda parte che sa un po' di ruffiano e che porta a riflettere sulla vera originalità della proposta, chiusa da un finale programmaticamente scioccante. Curioso, a tratti indubbiamente spassoso e spiazzante ma forse meno sincero di quanto voglia apparire.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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La storia c'è, costruita attorno a un primo crimine (presunto) che vede coinvolti due colleghi di una grossa azienda: lui, Jerry (Higgins), è sposato da anni con Shannon (Sloan) ma l'ha già tradita una volta e le cose tra loro non vanno più così bene (da quattro mesi niente sesso); lei, Rebecca (Meyer), è la classica vamp arrampicatrice sociale che la guardi in faccia e non ti sbagli: se può fregarti lo fa. Complice una battuta finita in gaffe e qualche bicchiere di troppo dopo un ritrovo aziendale, i due hanno un incontro nella camera di...Leggi tutto lei sul quale nessuno (tantomeno noi) può dirsi certo di quanto accada. Il film stacca e si passa al giorno dopo, con la sorpresa di Rebecca che si presenta in ufficio e accusa Jerry di aver tentato di violentarla. Lui casca dalle nuvole, dice che hanno solo bevuto qualcosa insieme e poi se n'è andato, ma più d'una circostanza lo accusa, non ultima una botta sulla spalla conseguenza di quella che la donna ha descritto come una colluttazione. Il capo chiama Berry e glielo dice chiaro: dimettiti, non puoi permetterti di danneggiare l'immagine dell'azienda; lui non ci sta e fa partire un'azione legale, aprendo un contenzioso mentre con la moglie si prepara a studiare il divorzio. Sembrerebbe la classica storia centrata sul dubbio di colpevolezza, di quelle che per l'intera durata o quasi tocca chiedersi se lo stupro c'è stato o meno, ma non è proprio così. Il presunto stupro è solo il primo passo di un intreccio molto più complesso e fitto di colpi di scena, in cui gli autori si divertono a incrociare ricatti, colpevoli, sospetti in un turbinare di accuse e di piani criminosi. I protagonisti restano Jerry e Rebecca, naturalmente, ma subentrano anche un amico del primo e il detective dell'area legale dell'azienda (Brennan), con la moglie di Jerry sullo sfondo che non si capisce fino a che punto possa entrare nel complesso gioco approntato per coinvolgere gli spettatori. Non potendo contare su grandi prestazioni attoriali e dovendo scontare i limiti di budget imposti da una produzione televisiva, il regista Richard Roy si aggrappa alla sceneggiatura di Brad Mirman sapendo che è sufficientemente articolata per mantenere viva l'attenzione. L'impatto resta modesto, la fotografia priva di profondità e i difetti tipici dei prodotti in serie preparati per la tv sono quelli di sempre, tuttavia l'intrattenimento non può dirsi dei peggiori e, al netto di qualche zoppicamento dietro la macchina da presa che genera pause non richieste o scene in cui la suspense proprio non esiste (al di là del tentativo d'instillarla a forza), il film procede e prepara il campo a un finale pirotecnico che nell'ultima parte trova una realizzazione (relativamente) all'altezza, abile nel fornire le risposte attese con sufficiente plausibilità. Se lo si vuole insomma correttamente inscrivere nell'ambito che gli appartiene non si può dire che fallisca gli obiettivi: la creatività in sede di ideazione dell'intreccio non manca!
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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