il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

AI CONFINI DELLA REALTA'
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275241 commenti | 9067 papiri originali | 48934 titoli | 19997 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Miami beach (2016)
  • Luogo del film: Radisson Blu es. Hotel
  • Luogo reale: Via Filippo Turati 171, Roma, Roma
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  • Film: Caldo soffocante (1991)
  • Luogo del film: Hotel Savoy
  • Luogo reale: Via Ludovisi 15, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Cotola
Tratto da un'incredibile storia vera (si pensi a tutta l'ultima parte del film), ha il merito di far conoscere una figura poco nota del Secondo Conflitto Mondiale. Per il resto il film non si segnala per particolari motivi: non coinvolge e non suscita molto interesse senza però annoiare. Realizzato e confezionato dignitosamente, con buone prove del cast attoriale sia nei ruoli principali che in quelli di contorno. Può avere un suo perché, quindi gli si può dare un'occhiata.
Commento di: Paulaster
La carriera calcistica di Batistuta viene ripercorsa come fosse un amarcord, a larghi tratti, dando grande importanza alle sensazioni ricevute e ai valori imparati. Più umano che sportivo, mette in risalto la degenza in ospedale per la protesi alla caviglia. Non arriva ad essere commovente ma porta a riflettere sulle conseguenze di chi insiste per generosità a farsi del male e, anche se non vengono addossate responsabilità ai medici sportivi, di chi ha continuato a somministrare infiltrazioni. Le riprese non sono banali e i contributi sono scelti con cura.
Commento di: Rufus68
"È vero che ho spedito sei pallottole nella testa del mio migliore amico...": le parole iniziali, fedeli all'incipit del racconto di Lovecraft, sono da brividi. A parte tale manciata di secondi, il resto è tutto tranne che memorabile. Anzi, si spera di dimenticarlo in fretta. Location striminzite, attori al minimo (soprattutto il decisivo personaggio di Asenath), prevedibili sussulti, regia angusta che disperde il patrimonio di mistero e orrore proprio dell'originale (e rende la linearità della storia quasi incomprensibile). Di gran lunga migliore l'italianissimo La cosa sulla soglia.
Hotel magnezit (1978) di Béla Tarr con (n.d.)
Commento di: Paulaster
In un ostello un lavoratore viene allontanato a causa di un furto. Ambiente unico per un processo senza appello a un ladro. La tragedia umana per il licenziamento passa dai toni aspri al pianto, con l’alcolismo come triste presenza. Tarr si distingue per l’uso della mdp che segue sui volti le espressioni di livore allontanandosene quando il gruppo risponde al malcapitato. La confezione è appositamente scarna e lo sfondo scuro serve a dare un senso di ravvicinato alle persone coinvolte.
Commento di: Cotola
"Piccola" commedia nera di Corman, girata in economia di mezzi e dalla breve durata ma dai risultati riusciti. Merito di una bizzarra ironia che potrebbe non piacere a tutti ma che funziona bene e colpisce i suoi bersagli. Gustosa anche la sceneggiatura che nel breve volgere di poche battute, sa creare dei personaggi che restano nella memoria. All'inizio può spiazzare per il tipo di umorismo, ma se ci si abitua ci si può divertire ed anche non poco.
Commento di: Rigoletto
Il film costituisce un po' la calata di un sipario. È vero che Edwards girerà altre tre pellicole, ma qui si ferma l'esperienza di Peter Sellers come Clouseau, rapito dalla morte due anni dopo. La sua è un'uscita di scena fatta con la solita classe, supportato dagli immancabili Kwouk e Lom. Ci si mantiene sulla scia degli ultimi capitoli, capaci di offrire un frizzante divertimento senza alcuna pretesa. Cast di notevole valore: la Cannon, Webber e Loggia (in un ruolo secondario) dimostrano a conti fatti come si possa arricchire una pellicola con stile.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Il principale difetto del seguito di uno dei film più geniali della scorsa decade è quello di riprendere in pieno la formula del predecessore (inevitabilmente, si dirà, dal momento che era essa stessa parte di un progetto ben preciso e immodificabile se non a costo di stravolgerne il particolarissimo impatto), rendendo quest'appendice in definitiva superflua, ridondante. Si recupera la singolare mescolanza di mockumentary, metacinema, riprese in (presunta) candid-camera, commedia demenziale totalmente folle e politicamente...Leggi tutto scorrettissima con lo scopo di ottenere il medesimo effetto straniante di allora. Qui però, benché l'originalità e la follia dell'umorismo a cui si ricorre permetta ancora di staccarsi nettamente e con facilità da tutto ciò che circola nel genere, la qualità delle gag e della sceneggiatura fatica a mantenere gli alti livelli dell'esordio. Tornato in Kazakistan dopo il successo del suo film, Borat (Cohen) viene condannato ai lavori forzati per aver trasformato la sua nazione nello zimbello del mondo causando il crollo delle loro esportazioni di potassio e pubi (!). Ora, però, viene convocato per una missione speciale: dovrà tornare in America e consegnare in dono al vicepresidente “sessuomane” Mike Pence la scimmia pornostar idolo del Kazakistan per poter rientrare nelle grazie di Trump e affiliati. Peccato che, una volta negli States, Borat si accorga, aprendo la cassa, che la scimmia è stata divorata da sua figlia quindicenne Tutar (Bakalova), in viaggio con papà. Come si può capire siamo nella follia più pura e sganciata da ogni logica, caricata a pallettoni contro il potere trumpiano e pronta, di nuovo, a portare alla luce gli aspetti più popolari (talvolta beceri) della cultura nordamericana. Ma naturalmente Borat non può più permettersi di girare col look di sempre, lo riconoscerebbero subito! Per questo decide di travestirsi in più modi per poter entrare da uomo qualunque nei negozi, nelle sedi politiche, ai convegni di negazionisti del covid comportandosi come d'abitudine da perfetto deficiente! Purtroppo la presenza di un partner al fianco (la figlia) depotenzia il personaggio e affolla il film di indispensabili sottotitoli (tra loro i due parlano in kazako). E' vero che la ragazzina accende un gioco di azioni e reazioni di esilarante, parossistico maschilismo (una delle trovate migliori è il "manuale per proprietario di figlia", libello in cui sono illustrate e riportate spiegazioni improbabili sul parto, sul ruolo inferiore della donna nella società e altre imperdibili amenità), ma spesso i loro dialoghi rallentano il ritmo. Più in generale molte fasi di raccordo lasciano interdetti evidenziando un film poco omogeneo, che già parte svantaggiato nei confronti di chi questo tipo di comicità volgare (indimenticabile il balletto con mestruazioni alla serata delle debuttanti) faticherà sempre e comunque ad accettarlo. Pensiamo alla seconda parte, occupata parzialmente dal covid con tanto di delirante chiarimento sulle “reali”origini dello stesso in uno slancio illuminante della volontà di non arretrare di fronte a nulla. Sforzo lodevole, a suo modo unico, ma nel complesso il film è molto meno divertente del numero uno. Il personaggio resta strepitoso e associato a una formula inimitabile, ma per dare un vero senso al sequel era necessario innovare o in alternativa azzeccare una sequela infallibile di situazioni in cui inserire il protagonista (in una delle meno significative il nostro incontra Tom Hanks, presente in un fugacissimo cameo). Di nuovo fenomenale il lavoro di Pino Insegno al doppiaggio.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Ci avevano sempre detto che se ti sposi a Las Vegas è uno scherzo e non conta nulla. Macché: la bella Elena (Delogu), che nel 1999 durante un viaggio negli States aveva lì sposato Lorenzo (Morelli) in preda agli effetti del peyote, si ritrova vent'anni dopo alle prese con un problema serio: quel matrimonio ha un suo valore e, dovendo lei ora convolare realmente a nozze con un ricco broker (Tognazzi) e non sapendo come spiegargli la cosa, decide di contattare dopo una vita Lorenzo (col quale non aveva più avuto a che fare) e di pagarlo per portarselo nel Nevada a...Leggi tutto firmare il loro divorzio. Aiutata dall'amica Sara (Schiavo) che prende contatti con Lucio (Memphis), il coinquilino di Lorenzo, l'accordo segreto si conclude e i due "coniugi" tornano vent'anni dopo sul luogo del delitto per sbrigare velocemente la pratica. Ma se per lei il procedimento è naturale e scontato, il meno inquadrato Lorenzo ha ancora qualche mira, su Elena, e approfitta del viaggio per riallacciare un rapporto che, a dire il vero, non era in precedenza mai esistito o quasi. Sulle prime lei pensa che quello stia scherzando, ma poi col passare dei minuti, come si può immaginare, qualcosa tra i due cambia... Così come tra Lucio e Sara: rimasti a Roma, passano dallo scontro su alcune piccolezze a un imprevedibile (si fa per dire) avvicinamento. Un plot di rara banalità, che prende spunto da una trovata relativamente originale (la necessità di annullare lo scherzoso matrimonio di gioventù) per riconvertirsi presto nel solito gioco a due con contorno di qualche ripresa "vanziniana" fuori mano tra le luci di Las Vegas e i paesaggi d'oltreoceano. Ma il rapporto tra i due protagonisti (Memphis e la Schiavo restano nettamente sullo sfondo, brevi intermezzi utili esclusivamente a spezzare di tanto in tanto la monotonia di un'avventura insignificante) è all'insegna della commedia sentimentale più scontata, a cominciare dall'ennesima riprosizione del giovane cinefilo (Lorenzo) che ama citare celebri frasi di film “cult” (concludendo con una dichiarazione d'effetto rubata a HARRY TI PRESENTO SALLY, come da lui stesso subito svelato. “Ah non era tua?” "No, però sono andato sul sicuro"). Se insomma la speranza era quella di farsi qualche risata tocca affidarsi agli sparuti passaggi con Memphis, che una volta di più dimostra di riuscire a cavar sangue dalle rape con la sua recitazione sommessa, trovando spesso le parole giuste per ottenere comunque la battuta che funziona. Morelli non è un cattivo attore, ha le sue qualità ma molto meno i tempi comici e la predisposizione al ruolo, mentre la Delogu, pur relegata prevedibilmente a spalla, ha una brillantezza che aiuta e ci regala pure una fugace inquadratura delle sue grazie. Deprecabili le fasi in tribunale prima e orgiastiche poi col giudice di origine italiana (Riotta) che si concludono in un risveglio terribile modello UNA NOTTE DA LEONI, mentre è un peccato che compaia poco Gianmarco Tognazzi, sempre professionale e in chiusura una spanna sopra a tutti (volgare ma con stile): suo il personaggio più imprevedibile. In sintesi una commedia dimenticabile ma se non altro vivacizzata dalla regia briosa di Umberto Riccioni Carteni, che consente di non annoiarsi troppo a dispetto di un copione riciclato da mille altri e che conta ben pochi momenti riusciti. Ci si diverte molto di più nella prima parte, con i primi approcci tra le due coppie e gli scambi Memphis/Morelli in casa.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Tutto parte da un racconto di John Varley del 1977, che lo stesso autore (con un discreto nome nel campo della fantascienza) ampliò fino a trarne una sceneggiatura rimasta inutilizzata per anni. Alla fine la fa sua Michael Anderson, che nel suo curriculum conta un piccolo classico del genere come LA FUGA DI LOGAN ma che pare solo un omonimo: della scintillante fantasia di allora non è rimasto nulla, nonostante MILLENNIUM parta anche discretamente. Un aereo in volo, un incidente anomalo e un incendio improvviso che divampa...Leggi tutto a bordo. Il tutto realizzato anche discretamente, ma la comparsa di una pistoletta di plastica futuristica abbandonata a mo' di indizio nel corridoio lascia già presagire il peggio. Invece si prosegue con una buona fase, in cui l'investigatore Bill Smith (Kristofferson) comincia ad analizzare i resti dell'aereo nel frattempo precipitato e le registrazioni della scatola nera: com'è possibile che il pilota parli di corpi carbonizzati mentre ancora erano in volo? E com'è possibile che gli orologi digitali trovati su alcune vittime vadano... indietro? Fin qui la storia intriga, ma poi ecco risaltare fuori tra i rottami la pistoletta di cui sopra, che appena toccata da Bill libera fulmini azzurri da fantahorror Anni Ottanta. Casca il palco: la bella cameriera dell'aeroporto (Ladd) che avevamo visto servire i caffè, compare d'improvviso assieme ad altri strambi personaggi a fianco dell'uomo, svenuto a terra, e sembra non riconoscerlo, nonostante l'avessimo notata guardarlo bene in faccia, poco prima. Cosa sta succedendo? Succede che si sta virando verso la fantascienza più classica aprendo una linea diretta col futuro (addirittura di un migliaio d'anni avanti!), perché la bella signora (sono passati otto anni da quando interpretava l'aitante sostituta di Farrah Fawcett nelle CHARLIE'S ANGELS) viene da un futuro in cui vivremo tutti in condizioni terribili, oppressi dall'inquinamento e incapaci di procreare. Trovare donne in grado di farlo sarà difficilissimo e per questo toccherà tornare indietro nel passato per prelevarne qualcuna. Occhio ai paradossi però, come sempre: cambiare qualcosa può voler dire cambiare radicalmente pure il futuro, tocca stare molto attenti! Ma in fondo qui non si va troppo per il sottile, anche perché la complessa questione viene affrontata con estrema faciloneria dando la sensazione di un film raffazzonato, tirato via, con make-up e costumi aberranti da low low budget che sviliscono tutto ciò che la storia originale aveva di stuzzicante. Perché leggendo in filigrana qualcosa di buono c'era: l'intreccio ha una sua articolazione non disdicevole che coinvolge anche eventi precedenti e una sua logica (per quanto molto confusa) esiste. Purtroppo la coppia protagonista davvero non brilla e rende ancor più evidente la scarsa sapidità del'insieme, che i sorpassatissimi effetti speciali già condannavano a una collocazione storica ben precisa (la serie B degli Ottanta). Insomma, un'idea magari buona ma che andava sviluppata in modo più ragionato e gradevole, perché così il film è veramente faticoso da seguire...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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