il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

SHERLOCK HOLMES
al cinema e in tv
ENTRA
271197 commenti | 8999 papiri originali | 48187 titoli | 19727 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Amore e guai... (1958)
  • Luogo del film: Piazza di San Bartolomeo all'Isola 21
  • Luogo reale: Isola tiberina, Roma, Roma
VEDI
  • Film: Amore e guai... (1958)
  • Luogo del film: Il punto dove, durante il viaggio in treno, Franco (Mastroianni) riesce a trovare posto alla fidanza
  • Luogo reale: Via Roma, Rignano sull'Arno, Firenze
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Daniela
Uno di quei film biografici di cui si vorrebbe tanto poter parlare bene, sia per la tematica, nobile e tragica nello stesso tempo, che per rendere onore ad un grande artista che per molti anni mantenne un pudico riserbo circa la sua partecipazione attiva alla Resistenza. Pudore assente in questo film banalmente celebrativo che arriva persino a far raccontare la storia in flashback dal generale Patton, mentre la regia piatta, la sceneggiatura fitta di stereotipi, il tono ricattatorio di molte sequenze ammantano lo spettacolo sotto una coltre di convenzionalità. Occasione persa.
Commento di: Alex 64
Certo che uccidere l'avversario campione mondiale per non perdere la partita troppo importante e poi farsi dare scacco matto da un illustre sconosciuto non ha molto senso. Harvey incarna il personaggio già perdente in partenza e per questo disposto a tutto. Il buon sovietico mai si aspetterebbe che l'invidia  del suo rivale arrivi a tanto. Non tra gli episodi migliori, ma con un suo perché. Colombo va a nozze con la nevrastenia di Harvey. Finale tirato per i capelli, non male la visita nella stanza del russo per la lista delle medicine.
Commento di: Deepred89
Horrorazzo da cestone su un teoricamente avvenente spirito vendicativo in gonnella. Budget inesistente e conseguente fotografia amatoriale non riescono a fornire una valida attenuante di fronte alle sciocchezze dette e mostrate, tra jump-scare imbarazzanti almeno quanto le camicie del protagonista e discutibili velleità pulp con senzatetto inforcati e giustizie sommarie dal montaggio terribile. Un po’ di risate involontarie quando si cerca la battuta ad effetto, ma per il resto regna lo squallore. Gli attori si adattano perfettamente al contesto.
Commento di: Max73
Un film splendidamente "politically incorrect" dell'ingiustamente dimenticato Jean-Pierre Mocky, di quelli che ci si poteva permettere di realizzare giusto negli anni '70 senza scomodare la "terribile" parola pedofilia e che sarebbe piaciuto a Gabriel Matzneff. La sottile libidine legata alle bambine si respira in molte sequenze, anche insospettabili, come quella del clero e le altre personalità che ascoltano, con apparente "paterna" innocenza, le voci bianche.
Commento di: Siska80
Più che sulla storia d'amore (in vero per nulla avvincente) tra l'affascinante dandy e la bella Patricia, il film si concentra sull'amicizia sincera tra il protagonista e il principe di Galles (reso impacciato e molto timido da un bravissimo Ustinov). Perfetto Granger nelle eleganti vesti dell'affascinante e un po' sardonico Lord, personaggio a dire il vero non troppo simpatico, nonostante commuova nel finale.
Commento di: Enzus79
Dopo la strage in un fast food la vita dei sopravvissuti sarà segnata per sempre. Dramma che analizza discretamente lo stress post trauma convincendo però poco sul piano evolutivo della trama, che sembra alquanto piatta anche per i ritmi più che bassi. Alla fine sembra che manchi qualcosa, un colpo di scena e in queste storie corali ce n'è bisogno come dell'acqua nel deserto.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Noir piuttosto canonico che comincia in quel di Miami, dove Tony Costa (Webber) assiste nascosto in auto all'esecuzione del suo amico da parte della polizia. Qualcuno ha tradito, già da qui, e una volta individuato il responsabile Tony non perdona: mitragliata in pancia e addio. Perché Tony non è un sanguinario, tutt'altro, ma non sopporta gli “informatori”, specie se le loro soffiate portano a epiloghi così tragici. Il prologo serve in fondo solo a farci capire questo, perché subito dopo l'azione si sposta a Marsiglia dove il protagonista...Leggi tutto si riunisce alla classica banda pronta al colpo che prevede lo scassinamento di un'enorme cassaforte. E' il campo di Tony, che per riuscire ad aprirla da solo, visto che il suo socio di sempre è morto, ha bisogno di almeno quattro ore. Gli altri, ognuno col proprio compito, si preparano a spianargli la strada; compreso il suo amico Jean (Servais), sposato con una donna più giovane dall'aria poco socievole (Berti). Mentre preparano il colpo Tony ne approfitta per farsi qualche giro in città e conosce Laureen (Martinelli), con la quale tenterà di far partire una di quelle relazioni in cui lei continua a non capire perché lui scompaia d'improvviso e non sveli mai nulla del suo mestiere. Ma c'è l'amore e allora... Del film restano impressi soprattutto i tanti scorci della città francese e la presenza ingombrante della Citroën nei suoi modelli più noti. O magari un paio di singolari flashback che sembrano c'entrare poco o nulla col resto e che si staccano per ricercatezza fotografica, forse figli del contributo in sceneggiatura di Dario Argento (che coi flashback va a nozze da sempre). La prima parte, in cui si pensa soprattutto a descrivere i personaggi, mostra una discreta attenzione al copione che la regia di Prosperi segue senza troppo brillare. Il film sembra soffrire della stessa pesantezza che affliggeva molti polar d'oltralpe, evidentemente presi a modello e replicati senza gran fantasia. Qualche leggero tocco ironico nel rapporto tra Tony e Laureen (lui prende a pretesto un leggero morso del cane di lei per rivederla), un finale a sorpresa che rappresenta il maggior punto di forza della vicenda ma anche una lunga fase riservata alla rapina in cui manca del tutto la tensione ed è seguita da una fuga piuttosto incolore. Deludenti gli scontri a fuoco, di qualità invece la colonna sonora di Piero Piccioni (che si firma Piero Morgan); affogate in un pesantissimo trucco agli occhi le due primedonne, ma usava così... Poco da ricordare in sostanza, anche se la regia non demerita. Scarsamente carismatico Webber, meglio chi gli sta intorno. Qualche simpatica trovata qua e là però: la Berti ad esempio alza il volume del giradischi proprio mentre gli altri stanno discutendo del carico di diamanti in arrivo che dovrà essere trasferito nella famosa cassaforte come a farci capire che non siamo in un vero heist movie: la realizzazione del colpo è secondaria; contano di più i personaggi, appunto, ma di memorabili non ce n'è nemmeno uno.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Giovani ai ferri corti in aula: Mark (Davide) non vuole che la sua ragazza, Giulia (Mancini), tenga il loro bambino e dopo una lunga discussione incontra nei corridoi della scuola la sexy Serena Cursi (Bulankina), che se lo porta in bagno e ci fa sesso con vigore. Tutto bene? No, perché sulla mano di Mark restano tre macchie nere e parlando con suo zio scopre che anche questi, nel lontano 1988, aveva conosciuto un'altra Serena Cursi, la cui descrizione fisica coincide. Pure lui, dopo aver passato una sera di fuoco con lei, ne aveva ereditato tre macchie, che quando scompaiono –...Leggi tutto a quanto pare - annunciano la tua morte. Non è una videocassetta maledetta, non c'è il video che quando lo guardi sei finito in pochi giorni ma il principio dell'evento chiave che ti funesta il futuro discende diretto da THE RING, il film che a cavallo dei due millenni seppe rinnovare il genere riportandolo al successo. Anche visivamente, perché la comparsa della Sadako della situazione, ovvero della ragazza defunta dal volto alterato che ti perseguita fino a ucciderti, è preso di peso dai film di Nakata e Verbinski: di nuovo quei movimenti a scatti, l'avvicinamento minaccioso strisciante... Però siamo in Italia e alla base non può che starci un'antica festina tra riccastri (compresa di ingenua intrusa) finita male, rivissuta in flashback e rievocata da un giornalista (Riche) che diventa il trade union vero tra le due epoche: indagò sulla morte di Serena, allora, e aiuterà un sempre più preoccupato Mark a capire in che razza di ginepraio s'è cacciato accoppiandosi col fantasma. Fioccheranno i cadaveri ma senza che mai un solo delitto riesca ad essere messo in scena in maniera convincente. Senza che la figura del giornalista assuma quei contorni vagamente maledetti che ci si aspetterebbe e ai quali l'interpretazione di Clive Riche punta abbondando coi ghigni e le espressioni di chi la sa lunga. Una storia comunque alle spalle esisterebbe, come nella gran parte degli horror italiani, è poi la realizzazione a impedire che il tutto si riesca a prendere con la dovuta serietà. Pur soprassedendo sulla modestia del cast (ma nei prodotti non di prima fascia s'è visto a dire il vero spesso di peggio), è la sensazione di sciatteria comunicata dalle scenografie e da certe scelte registiche ad abbassare il livello; nonché la limitatezza dei dialoghi e della sceneggiatura, che seguono pedissequamente il soggetto senza aggiungere mai nulla e anzi andando a peggiorare la situazione con frasi talvolta fuori luogo (o scene intere, fuori luogo, come quella in spiaggia la cui utilità è palesemente nulla) e personaggi a cui viene dato spazio senza un vero perché (la giovane sui pattini). Inutile dire che in più occasioni si sfiora il ridicolo o lo si centra in pieno e che se c'è una scusante va unicamente rintracciata nella povertà del budget: gli inevitabili ripiegamenti nelle scelte sviliscono una storia che forse, sviluppata professionalmente, poteva anche trovare il suo pubblico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
LA TERRA DELL'ABBASTANZA non era evidentemente abbastanza: ci voleva più nero, più decisione nell'affondare i dialoghi nel romanesco fino a renderli a tratti incomprensibili (complice la presa diretta), più spietatezza trascinando nell'incubo i bambini... Chi racconta la vicenda dice di farlo continuando il diario di una bambina che l'ha interrotto. Da lì partendo immagina, confonde volutamente ciò che si presume vero con quello che si dice falso perché non è questo...Leggi tutto che importa. Potrebbe accadere e tanto basta. Siamo a Spinaceto, periferia ovest di Roma, le villette col giardino affiancate e riprese dall'alto; perché il campo lungo conta, la distanza diventa l'ottica di chi osserva ma soprattutto di chi in ogni inquadratura comunica l'ansia di stupire ricercando ostinatamente il punto di vista, il taglio che colpisca. Al punto che la forma travolge la sostanza, la ricopre e la deforma, ne altera la percezione nel costante tentativo di creare un'opera omogenea nella sua difformità, cucita da un reticolato di parole che si fanno suoni, talvolta magma indistinguibile (si provino ad ascoltare i commenti dei mariti che spiano, dall'interno della casa, la signora in verde in piedi fuori dalla finestra), sussurri, biascicamenti, rigurgiti romaneschi. Così come si confondono le famiglie, i padri, i figli... che vivono il loro quotidiano con un atteggiamento dipinto come più maturo rispetto a quello dei loro genitori, capaci di quei sentimenti genuini non ancora induriti, caplestati e riadattati agli isterismi quasi sempre ingiustificati, al dibattersi di chi sembra non sapere mai dove sbattere la testa. La netta separazione generazionale diventa quindi estremamente più significativa e anzi l'unica vera distinzione in un flusso di azioni e incontri che procedono a binari separati. Genitori da una parte, figli dall'altra, per nulla emanazioni gli uni degli altri, trascorrono le giornate senza che - prima dell'ultima fase - nulla segnali anormalità che eccedano quella stessa anormalità fattasi norma. La vuotezza descritta in tutta la sua rotondità avrebbe anche la forza di centrare il bersaglio giusto, se non fosse annacquata da una cascata di vezzi registici che certo, quando sono ben realizzati e trovano la loro giustificazione emotiva lasciano i segno, ma nella gran parte dei casi restano estetismi ancor più vuoti del mondo che illustrano. Troncando la sincerità del messaggio e dell'operazione tutta, nascondendo intuizioni notevoli (il rapporto imprevedibile tra alunni e insegnante, mai mostrato direttamente ma fondamentale) in un patchwork che mescola tracce di sesso freddo alla Larry Clark (ma più poetico) a sfoghi non univocamente interpretabili (la piscina bucata), improvvise frenate o rallentamenti che sottraggono godiblità all'opera lasciando che tutto navighi in un limbo asettico, in un'apatia destinata a concretizzarsi nell'inevitabile tragedia. Perché dev'essere chiaro che una vita così non lascia speranze. Sollevando la patina di sofisticato cinema d'autore ciò che resta non sembra poi molto. Recitazione corretta e niente più (buona la direzione dei bimbi), indubbiamente qualche immagine di grande effetto cui manca tuttavia l'incisività in grado di nobilitarla.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE