il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

A VENEZIA... UN DICEMBRE ROSSO SHOCKING
le location esatte
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273744 commenti | 9039 papiri originali | 48601 titoli | 19882 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Toh è morta la nonna! (1969)
  • Luogo del film: L'albergo dove prendono alloggio Titina (Ronée) e il suo ragazzo Guido in occasione del funerale
  • Luogo reale: Palazzo della Meridiana, Piazza Giacomo Matteotti , Tuscania, Viterbo
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  • Film: Bollenti spiriti (1981)
  • Luogo del film: La villa alla Bufalotta
  • Luogo reale: Via della Marcigliana, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Daniela
Una donna ingaggia due minatori perché la guidino attraverso il deserto. Durante il viaggio, si scopre che la donna sta inseguendo qualcuno ed è a sua volta seguita... Western a basso costo girato dal regista in contemporanea con Le colline blu a cui lo accumula la prevalenza dei rapporti interpersonali rispetto all'azione e il ritmo dilatato. La storia è quella basilare di una caccia all'uomo, ma l'astrazione del paesaggio e soprattutto il finale emblematico la fanno virare verso l'apologo di un viaggio attraverso un territorio ignoto culminante in un confronto con se stessi.
Commento di: Ira72
Ancora tristemente attualissimo per i temi trattati, il film è un mix, garbato, di vari generi in cui il giallo la fa da padrone. Bravo Dorelli che riesce a rendersi estremamente sgradevole, come la parte richiede. Sempre uniche le atmosfere, ancora in pieno stile anni 70, che permeano la pellicola e curata, ça va sans dire, la colonna sonora del grande Morricone. Una perla da riscoprire, dai risvolti amari.
Commento di: Noodles
Lo spunto di base è molto buono e l'intreccio risulta abbastanza avvincente per un'ora buona, con omicidi, sparizioni, inseguimenti e la classica polizia che brancola nel buio. Nella seconda parte però la pellicola perde colpi e si fa molto lenta e poco interessante, anche se non arriva mai a livelli di vera noia. Solo che al finale, un po' scontato, ci si arriva senza preavviso, con una rapida accelerata del film che forse proprio in quel punto doveva essere più compassato. Comunque un'occhiata la merita, soprattutto per il cast.
Commento di: Siska80
Film che prende alcuni spunti da Psyco (la madre possessiva, gli animali impagliati, la mente del protagonista devastata dal dolore) per poi affrontare temi che ritroveremo in Buio omega del 1979 (il rapporto servo/padrone, la necrofilia). A ciò si aggiunge una regia che insiste sui dettagli più crudi alla maniera di Argento (come la disgustosa scena dell'uccello sventrato a mani nude) e non mancano nemmeno nudi piuttosto osé per l'epoca. Finale cupo ma inevitabile; peccato per il ritmo altalenante e il cast modesto (si salva solo la Pascal, Franco Nero è poco convincente).
Commento di: Deepred89
Una cornice mockumentary stuzzicantissima crea aspettative eccessive, alimentate dall'iniziale impatto straniante dell'estetica vintage - a metà tra la vecchia exploitation a basso costo e lo pseudo-Dogma di Antichrist - del film nel film, horror boschivo finto settantiano. Si disseminano riuscite suggestioni e si impiegano con classe i controluce, lo stop-motion e le distorsioni musicali, ma il film gira in gran parte a vuoto e non abbiamo né violenza, né tensione né una vera sceneggiatura a tener desti. Buona atmosfera, belle musiche, un po' di citazionismo, pochissima sostanza.
Commento di: Lupus73
Terzo sequel. "Capitolo finale" promette il titolo, ma così non sarà e ne seguiranno innumerevoli altri. Questo "sedicente" atto finale, in continuità come gli altri, offre un inizio ospedaliero e Jason redivivo che compare ovunque, ragazzi in vacanza in una casa sul lago, dialoghi penosi, mattanza varia. Più generoso del terzo per quanto riguarda i nudi femminili, meno per il gore (se si eccettua il finale). Un quasi calco dei precedenti, con qualche spunto interessante nel giochetto psicologico del bambino (Feldman) verso la fine. Slasher puro, grezzo senza nulla d'altro.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Le paradisiache immagini delle Florida Keys sulle quali si apre sono già quanto di meglio si possa ottenere dal film di Jared Cohn, che finché riprende meravigliose panoramiche di mari dai colori incredibili, spiagge bianche, isole e scogli predispone al meglio l'appassionato. L'ambientazione c'è. Manca tutto il resto, purtroppo... Produzione Asylum tra le meno fantasiose di sempre in tema, si limita a piazzare tre ragazzi in kayak in balia degli squali: Jason (Pearson), ex fidanzato della protagonista Sarah (McGarvin), sta accompagnando lei e una giovane make-up...Leggi tutto artist in ascesa, Meghan (DeStefano), verso una nuova isola da poco emersa grazie a un uragano. L'idea è quella di realizzare un bel servizio fotografico (Jason lavora nel campo) in un Eden tutto da scoprire. Già alla prima tappa su uno scoglio in mare aperto, tuttavia, il gruppo si ritrova a che fare con gli squali. Rimasti sullo scoglio, capiscono che non ce ne sarà per molto: la marea è destinata a sommergere tutto e allora... Solo il telefonino di Sarah, a corto di batteria, prende; ma può essere utilizzato per un'unica chiamata. La ragazza decide di contattare il padre (Meghan l'aveva inutilmente supplicata di comporre il 911): lavorando per la Civil Air Patrol, quest'ultimo (Madsen) si mette immediatamente a studiare come aiutare la figlia. Lo fa via computer a dire il vero, perché Madsen dalla sua stanzetta (anzi, dalla sua sedia) non si muove praticamente mai per tutto il film, limitandosi a fingere preoccupazione e terrore, a lanciare messaggi telefonici alla segreteria del cellulare della figlia, a sgranare gli occhi senza perdere la bussola. Non che diriga grandi operazioni... Giusto qualche chiamata alla Guardia Costiera o ai suoi uomini, il minimo indispensabile per farci capire che qualcosa sta facendo. Ma ovviamente il film è altrove, in mare, dove in kayak tocca combattere contro le immancabili orde di squali digitali e sperare di pagaiare fino alla vicina isola (che è poi quella alla quale il gruppo puntava inizialmente). Attacchi contenutissimi e ben poco spettacolari, lunghe riprese subacquee dei pescecani alternate ad altre dall'alto che mostrano le sagome muoversi intorno ai protagonisti o altre ancora (un paio di una certa suggestione) che inquadrano le minacciose pinne in avvicinamento. Il problema è che non c'è niente da dire: esaurite quelle quattro parole riguardanti i ricordi di Sarah circa la madre morta di cancro o il suo periodo con Jason, si raschia il fondo del barile troppo a lungo rifugiandosi per forza di cose, appena possibile, sulle espressioni di terrore dipinte sui volti. Con una sceneggiatura tanto misera, incapace di rendere minimamente coinvolgenti pure le ricerche di papà Madsen dalla sua stanzetta in legno (non che lui si sprechi, sa bene in che film è finito e non è certo la prima volta), si rimpiangono le riprese documentaristiche iniziali, in cui almeno qualcosa di più di qualche canoa in mare aperto si vedeva. Inutile soffermarsi sulla sfida finale, ovviamente lontana da ogni credibilità e risolta sbrigativamente nel peggiore dei modi. Recitato decentemente (soprattutto dalla McGarvin), impacchettato in una piacevole fotografia dai colori sparatissimi, con effetti speciali che nel 2020 cominciano a farsi quasi accettabili anche quando non ci sono i soldi, è purtroppo debole in troppi reparti nonché superfluo nella migliore delle ipotesi: tensione inesistente, inquadrature sempre uguali e un Madsen in versione mummia che ripete instancabilmente alla figlia via telefonino (in diretta e via segreteria): “Ti  voglio bene, I love you, ghe pensi mi”.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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L'undicenne Amy (Youssouf), senegalese a Parigi oppressa da una realtà familiare legata a tradizioni diverse da quelle europee, guarda con invidia alle coetanee ben più disinibite. In special modo a quattro ragazzine che hanno formato un piccolo gruppo di ballo (chiamato Mignonnes) col quale contano di vincere lo speciale concorso che si svolgerà di lì a poco. Di poche parole, intensa negli sguardi, intimamente triste, Amy sente che è arrivato il momento di dare una svolta alla propria vita. Non ha però ancora capito bene come, e questo la farà...Leggi tutto incorrere in ripetuti sbagli, atteggiamenti equivocabili, atti di ingenua ribellione... Un fratello più piccolo che è solo un inciampo, un altro poco più che neonato che non ne parliamo, una vecchia zia che si atteggia a saggia della famiglia ma non sembra in grado di capirla, una madre che ha da pensare al matrimonio dell'ex marito, che ha scelto di lasciarla per vivere con un'altra donna. Nessuno pare avere tempo per Amy, che si ritrova così sola in un mondo per lei difficilmente interpretabile, combattuta tra il rigore imposto dalla famiglia e dalla religione e l'allegria disincantata e (perché no?) provocante di quelle quattro ragazze che prima la guardavano come un'intrusa ma ora hanno deciso di accettarla nel loro gruppo di ballo. I primi passi in un mondo adulto che la regista Maïmouna Doucouré segue non senza malizia, sapendo che mostrare i corpi di ragazzine inguainati in tutine provocanti e aderenti espone a ovvie accuse. Il film decide di non arretrare; non esagera ma nemmeno finge che un certo mondo non esista, che i telefonini, le fotografie, l'accesso a una socialità diversa e universale non abbia in parte cambiato il nostro tempo. Perché chiudere gli occhi? Non si può credere che a undici anni non esistano pulsioni sessuali, ma non è certo questo ciò su cui il film fonda la sua storia. Vi rientra perché è un tema sotteso alla ricerca interiore da parte della protagonista, perché è parte integrante della vita, ma il percorso verso una veloce maturazione passa attraverso molto altro: il rapporto personale con le amiche, con la madre, con il ballo visto come atto liberatorio in cui sfogare tutta la voglia di comunicare gioia e innocente voglia d'esibirsi. Una regia competente, una bella capacità nel riprendere i volti e cogliere la spontaneità delle protagoniste, indubbiamente calzanti senza eccezioni. Per quanto appaia legittimo il desiderio (premiato) del film di raccontare una complessa fase preadolescenziale senza voler chiudere gli occhi di fronte alla realtà, non è difficile capire i motivi che hanno portato molti (troppi?) a condannare una certa insistenza nel riprendere i corpi spesso in costume o in calzoncini aderenti delle mignonnes. D'altra parte come raccontare il ballo moderno astendendosi da primi piani come quelli che il film ci mostra? Astuto espediente? Necessità? Portare in scena la femminilità a quell'età sarà sempre una sfida che comporterà rischi, rinunciarci a priori per timore di offendere qualcuno vorrebbe dire non raccontare una realtà che esiste. Polemiche che hanno distolto l'attenzione dal film vero e proprio, non eccelso ma piacevole da seguire e interpretato con bel trasporto da tutte le piccole protagoniste.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Prendendo le mosse da certe avventure omicide a due che in America passavano, in quegli anni, dai più tradizionali Bonnie e Clyde alle efferatezze di HENRY - PIOGGIA DI SANGUE, Davide Ferrario recupera - così scrive in coda al film - un fatto di sangue accaduto nelle campagne venete la notte del 30 giugno 1986 e lo riambienta nei paesi tra Bergamo e Milano (senza mai un riferimento geografico, però). Claudio (Bigagli) e Vincenzo (Parisini) sono due giovani di non molte speranze: più forte di carattere...Leggi tutto e deciso il primo, decisamente più arrendevole e succube il secondo (Bigagli), che funge anche da narratore. E' attraverso i suoi occhi che viviamo la stralunata vicenda, cominciata con un semplice diverbio e continuata con una prima vendetta (blanda) contro l'uomo che li ha offesi; da qui si apre la strada a una fuga verso il nulla, un tuffarsi in auto nelle tenebre di una notte appena rischiarata da rade luci, candele, segnali stradali, porte che si aprono illuminando con tagli netti l'oscurità. E' chiara la ricerca di uno stile che sappia dare forma a un'opera costruita come la fredda cronaca di azioni apparentemente improvvisate, che non seguono una logica precisa ma l'estro del momento. Vincenzo ruba un fucile e con quello in mano diventa un autentico pericolo pubblico: impossibile leggerne le intenzioni, prevedere ciò che farà, come si comporterà con chi deciderà di prendere di mira. Claudio si limita ad assecondarlo blandamente, soggiogato anch'egli dal fascino della libertà totale, di chi sente di non dover sottostare ad alcuna regola. Per riallacciarsi al nostro cinema on the road ricordano i Gassmann e Trintignant del SORPASSO, con un elemento fortemente dominante e l'altro che ne subisce la personalità senza mai riuscire a imporre una propria decisione. Che qui nemmeno pare esserci, a dire il vero, come se ogni barriera etica anche in Claudio fosse stata abbattuta. Uccidere o non uccidere: la differenza la avverte solo chi ha una coscienza, e Vincenzo non l'ha più. Ogni minuto che passa conferma quanto abbia ormai perso la testa. Mai gridando o salendo sopra le righe però: la sua è la follia di chi forse nemmeno si rende conto di cosa stia facendo, di chi insegue con gli occhi l'orizzonte tornando in sé giusto quando c'è da operare una scelta. L'unico vero amico è un americano in trasferta, Wayne (Sayles), che lavora in un parco dove ha costruito dinosauri per bambini e spacciatore a tempo perso, ma pure lui compare in tre o quattro scene. Perché è evidente come al di fuori dei due protagonisti gli altri siano figure di passaggio, ombre che si fanno bersagli di chi pensa solo a fuggire, da tutto e da tutti. Sanno di essere stati identificati, sanno di dover cambiare auto, sanno che la totale mancanza di accorgimenti per depistare li porterà presto all'arresto. Semplicemente non ci pensano: l'importante è solo godere del minuto successivo. La qualità nella messa in scena, supportata da una buona fotografia, eleva il film, che però soffre di una conduzione lenta che rischia di farsi per molti sfibrante. Immergendosi in quel mondo di tenebra, collocato in una terra di nessuno che Ferrario ha eletto a set itinerante, si potrano cogliere le molte qualità del film, ma non è impresa facile né per tutti. Bigagli (soprattutto) e Parisini centrano comunque bene i loro due personaggi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE