il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

LA VILLA A MONTE MARIO
grandi vetrate e piscina
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269044 commenti | 8959 papiri originali | 47715 titoli | 19615 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Ex - Amici come prima! (2011)
  • Luogo del film: La panchina dove Antonio (Salemme) aspetta l'amata
  • Luogo reale: Belvedere dell'Annunziata, Massa Lubrense, Napoli
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  • Film: Ombre (1980)
  • Luogo del film: La casa dove è cresciuta Monica (Guerritore)
  • Luogo reale: Villa Molinari Rasini Medolago, Piazzetta delle Mimose, Limbiate, Monza e Brianza
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Jena
Sesto ma non ultimo film del brand, è un piccolo film alla ricerca di una sua dignità. Alcune buone cosette: il solito circo con i freaks che sembra venire, fatte le debite proporzioni, da Hooper (c'è un feto bicefalo identico a quello che si vedeva in Il tunnel dell'orrore), l'idea abusata ma sempre valida dello scontro tra werewolf (buono) e vampiro (cattivo). Tra i freaks si nota un giovanissimo Deep Roy  e Payne non è male come gelido imbonitore. Certo il werewolf fa quasi pietà tanto è grazioso ma con film così si deve essere nostalgicamente indulgenti.
Commento di: Herrkinski
Produzione IFD del tandem Lai/Ho che recupera per l'ennesima volta Harrison nel ruolo di Ninja Master Gordon, qui maestro di un giovane che una volta cresciuto si troverà a fronteggiare dei malviventi. Naturalmente le parti con Harrison e gli altri expat sono disconnesse dal girato orientale (un film filippino di criminalità tra pestaggi e sparatorie) e vengono tenute insieme con i soliti trick di doppiaggio e montaggio; è dura trovare un nesso logico e non resta che "godersi" le sequenze coi ninja variopinti, tra armi che scompaiono da una scena all'altra e tremendi one-liners.
Commento di: Noodles
Film non privo di difetti ma che riesce a inchiodare alla sedia lo spettatore grazie a una trama ben articolata e congegnata, con un intreccio che si dipana solamente nel finale. Suggestive le scene degli omicidi, peraltro in piena luce solare, cosa rara per il genere. Belle anche le location. È un peccato che la recitazione deluda e che ogni tanto ci sia qualche buco di sceneggiatura qua e là, altrimenti sarebbe stato veramente uno dei migliori film del genere. Anche il movente dell'assassino convince poco. Resta comunque un ottimo esempio di giallo anni '70. Da vedere.
Commento di: Anthonyvm
Una famiglia si trasferisce in una villa in riva al lago, ma, fra segreti del passato e cadaveri che sbucano ovunque, passerà brutti momenti. Dopo un discreto setup che promette atmosfere fosche, costellato di paesani ostili e macabri ritrovamenti (agghiacciante il braccio putrefatto che "assale" McRaney durante una nuotata), il ritmo si arresta, così come il crescendo angoscioso. Anche quando cerca di riassestarsi su climi cupi, fra rimandi a Psyco e un inseguimento boschivo da slasher nel finale, il senso di minaccia è tenue e il mood sfiora la commedia. Prevedibili i plot twist.
Commento di: Kinodrop
Sulla scia dello sfarzoso Arca russa, Sokurov si sposta da San Pietroburgo a Parigi ripercorrendo le vicende del grande museo del Louvre, facendo perno sul momento dell'invasione nazista del '40. Un documentario articolato da una voce fuori campo e da due protagonisti che reinterpretano due figure che, pur da fronti opposti, vollero preservare in qualche modo la centralità culturale del museo. Molto suggestiva la miscela di veri e finti spezzoni d'epoca, ottenuti con dovizia di tecnologie sempre funzionali e mai invadenti e soffuse dalla patina della memoria.   
Commento di: Anthonyvm
Rian Johnson aveva dato una lettura moderna al noir classico con Brick - Dose mortale, dimostrando inventiva e coraggio, nonostante il film fosse deludente. Col giallo christiano l'esperimento riesce assai meglio. Pur restando fedele ai canoni e agli stereotipi del genere, le regole sono spesso sovvertite (buona parte della rivelazione avviene e metà metraggio), i personaggi deliziosamente caratterizzati, ironia e mistero perfettamente calibrati. Uno script formidabile e un cast da applausi (per i nomi coinvolti e per la resa) lo rendono uno dei migliori whodunit degli ultimi anni.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Thriller televisivo che in realtà ha più le caratteristiche dell'action, protagonista una delle tante madri cui viene toccata la figlia e che si rendono inevitabilmente protagoniste di ogni nefandezza pur di riaverla. Qui vittima del sadismo dello psicopatico di turno è la bella Rachel (Thompson), sposata a un uomo che ancora ama ma che sessualmente - dopo undici anni di matrimonio - non sembra più attrarla granché. Poco importa, i problemi sono altri. Nello specifico il suo ex, Carter (Kerr), che uscito dopo lunga detenzione per aver accoltellato un disgraziato...Leggi tutto sotto gli occhi dell'allora fidanzata (Rachel, per l'appunto, che contribuì all'arresto testimoniandogli contro), le sequestra allo zoo la figlioletta (Biehm) e le fornisce indicazioni su cosa per fare per riabbracciarla. Da remoto la obbliga cioè a indossare un auricolare dal quale la guida come un robot costringendola a inventare di tutto e di più sotto la costante minaccia di ucciderle la piccola Lindsey. Indossato un cappello all'interno del quale è piazzata una telecamera attraverso cui viene seguita in diretta ogni sua mossa, Rachel viene spedita innanzitutto in azienda dal marito, dove Carter le detta frase per frase i passi per farla divorziare quanto prima ("In fondo è quello che volevi, no?"). Lei non può che obbedire senza poter avvertire nessuno della propria condizione di schiava virtuale, continuando minuto dopo minuto a distruggere la sua reputazione di madre amorevole, di moglie irreprensibile e assennata, di figlia adorata. Un gioco destinato a continuare senza gosse variazioni per l'intero film o quasi: Carter le farà fare un po' di tutto, compresa una danza sexy sul bancone di un bar per soli uomini, ordinandole di scapicollarsi da una parte all'altra della città (la corsa della Thompson è peraltro goffa e in taluni casi ripresa con inquadrature da videogame piuttosto ridicole). La particolarità più divertente - che ottiene a tratti effetti da commedia - è seguire la poveretta quando le tocca d'inventare di essere l'amante del socio di suo marito con risvolti degni d'una telenovela, ottenendo da chi la ascolta le reazioni più disparate. Qualche momento umoristico quindi (sottolineato dalle risate di Carter che dalla sua postazione di casa si scompiscia vedendo gli effetti provocati dalle frasi scottanti di Rachel da lui dettate via auricolare), molta azione tipica da tvmovie senza grandi ambizioni ma ahinoi purtroppo una ripetitività che dopo un'ora si fa sentire pesantemente: non si vede l'ora che il giochino in qualche modo si concluda dando una svolta al film, visto che la figlia sta per l'intera durata sul letto legata e imbavagliata a piangere e altri personaggi importanti non esistono. Se non altro la Thompson regge discretamente la parte (frequenti i primi piani sugli splendidi occhi azzurri) e mostra un bel piglio. Peggio le figure maschili a cominciare dallo picopatico ex, mal sbozzate e anonime. Per un po' comunque il meccanismo funziona e la regia tiene bene il tempo. Comprensibili i rimescolamenti temporali iniziali, coi soliti "24 ore prima" e un po' di avanti e indietro tanto che movimentano un po' una vicenda altrimenti fin troppo lineare.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Jessica Biel protagonista di un thriller ordinario confezionato comunque dignitosamente e che anche grazie a lei acquista uno spessore leggermente superiore alla media. Lo scrive e lo dirige Diane Bell, una donna, e l'ottica è prettamente femminile. Al centro della storia due sorelle: la prima, May (Biel), è un'insegnante di yoga che si dice soddisfatissima del proprio lavoro e del fidanzato; la seconda, Shiva (Mamet), fa la massaggiatrice sexy e vive col suo protettore. Quando May la raggiunge dicendole di aver scoperto, da accurate indagini, di essere la sua sorella maggiore...Leggi tutto (data in affidamento dalla madre troppo giovane, mentre Shiva ha vissuto con la donna per oltre dodici anni prima che morisse), resta interdetta. Le due sono caratteriamente opposte: May è decisa, inquadrata, ricca; Shiva è sottomessa al suo uomo (Anderson), introversa, indifesa e non naviga certo nell'oro. Per questo May decide di prendersene cura e lei accetta di buon grado, anche se non ha proprio il coraggio di staccarsi dal suo Cody, benché questi non perda occasione per dimostrare una spiccata inclinazione alla violenza. Naturale che la tensione lieviti, con la povera Shiva che diventa il fulcro delle attenzioni dell'una e dell'altro. Salterà fuori anche una pistola... Il thriller si basa sull'ambiguità della figura di Shiva: se May è trasparente nella sua rettitudine, Shiva non si capisce mai troppo bene da che parte voglia stare, favorendo ripetuti scontri tra chi le ruota intorno. Jessica Biel non è più la bambola sexy di un tempo e si cala bene nei panni dell'assennata di buon cuore, ruolo tra i più tipici in questo genere di film d'impronta vagamente televisiva. D'altra parte un po' tutti i personaggi ricalcano stereotipi ai quali poco c'è da aggiungere, quando gli attori non sono dei fenomeni. La vicenda si sviluppa senza troppe sorprese fino a culminare in un finale che non fa gridare al miracolo ma è diretta con garbo e un certo gusto, riuscendo nell'intento di coinvolgere sufficientemente l'appassionato del genere. Due o tre scene in cui la suspense sale ci sono, mentre l'ambientazione tra le caratteristiche ville americane sul vialetto colloca immediatamente il film tra location di maniera che non aiutano a elevarlo dalla media. Curata invece la fotografia, che regala una patina più professionale del consueto al risultato. Ad ogni buon conto il tutto è messo in scena a dovere e non si può dire che ci si annoi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il giovane Jimmy Keenan (Cooper) ha sani principi: è proprietario di un'edicola a New York e gestisce il lavoro di cinque ragazzi di strada che gli fanno da strilloni. Studia da avvocato, ha come modello Abramo Lincoln ed esibisce in dibattimento una dialettica superiore. I suoi problemi vengono semmai dal fratello gangster (Purcell) e dal bullo del quartiere (Durand), che non perde occasione per mettergli i bastoni tra le ruote. Il ritratto è insomma quello di un ragazzo dall'aria sicura, convinto della strada da seguire, che non concede mai un sorriso ma ha un grande...Leggi tutto cuore: vive con un vecchierello trasandato fanatico delle scommesse di cavalli (Cleveland) e ospita in casa il più piccolo dei suoi lavoranti, Gimpy (Spellman), ragazzino spigliato e irrequieto al quale insegna come vivere rettamente. Non importa se mancano i soldi, se il cibo scarseggia... alla vigilia di Natale è obbligatorio credere in un mondo che possa essere migliore! A renderlo tale arriva un ricco giudice (Irving) col quale Jimmy aveva avuto a che fare in aula dimostrando il suo valore; per celebrare la festività, questi inviterà a casa sua non solo Jimmy ma anche tutti i suoi cinque amici. L'impronta è favolistica, ma l'interpretazione solida di un Jackie Cooper diciassettenne già molto credibile nel ruolo di giovane maestro di vita dà il necessario spessore alla vicenda. Che naturalmente abbonda nella stereotipizzazione dei ruoli separando nettamente il Bene dal Male senza risparmiarci momenti commoventi legati soprattutto al piccolo Gimpy con la sua inseparabile stampella: prototipo del ragazzino di strada ancora poco inquadrato ma volonteroso e tenero, si guadagnerà facilmente spazio pur lasciando che al centro resti sempre Jimmy, attorno al quale ruotano le diverse vicende (compresa quella che regolerà i rapporti col fratello criminale, pronto a offrire soldi e aiuti a chi in realtà da lui non vuole assolutamente nulla). Girato quasi per intero lungo la strada dell'edicola e in interni (di New York si vede giusto qualche panorama notturno e poco più), il film di William Nigh è un onesto esempio di dramma educativo costruito con i crismi dell'epoca e oggi chiaramente assai superato. Non spiacevole però, comunque molto breve e succinto anche quando nell'ultima parte arriva alla sua scontata conclusione con una manciata di riprese action, un accenno di sparatoria e una chiusura pittosto repentina come al tempo usava. Grande bonarietà e comprensione da parte dei rappresentati della legge, momenti chapliniani nell'apertura dei regali, memorabile sfogo di Jimmy quando, studiando il libro su Lincoln regalatogli dal giudice, si lancia in un'infervorata arringa casalinga coinvolgendo Gimpy che lo crede impazzito.


Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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