il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

ROMANZO POPOLARE
le location esatte
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277699 commenti | 9108 papiri originali | 49465 titoli | 20133 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Lezioni di cioccolato (2007)
  • Luogo del film: La piazza dove Mattia (Argentero) si riconcilia con Cecilia (Placido)
  • Luogo reale: Piazza Duomo, Terni, Terni
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  • Film: L'uomo della guerra possibile (1984)
  • Luogo del film: La piazza di Roccamara, nella quale Giorgio Ferrari (Peréio) chiede inutilmente informazioni ai pass
  • Luogo reale: Piazzza principale, Colledara, Teramo
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Paulaster
La parabola di un attore segnato dall’essere sessuomane. Sebbene si parli di una patologia, il registro per buona parte del film è lieve e il ritratto che viene fatto è del bravo americano che non fa nulla di male al prossimo. Contenuti anche piccanti, specie per sottolineare l’edonismo maschile quando si gioca con una telecamera privata. Brevissima menzione del ruolo consolatorio della Chiesa. Schrader accentua il dramma in pochi ma intensi momenti. Coppia protagonista ben scelta, con Dafoe tra il pervertito e l’approfittatore.
Commento di: Markus
Spionistico con complotto, davvero un classico. Stavolta siamo nel sottobosco del cinema bis italico per pochi: un film del 1979 uscito una manciata di giorni al cinema... nel 1986 (!). Esordio dietro la macchina da presa per Romeo Costantini, che sceglie la via non semplice d'un film che negli intenti vorrebbe avere qualche velleità autoriale ma che in realtà subisce la piaga di dialoghi poco curati e una storia che fa acqua da tutte le parti. Le discrete interpretazioni in parte risollevano le sorti della pellicola.
Commento di: Paulaster
Il capitano Giovanni delle Bande Nere combatte i lanzichenecchi diretti verso lo Stato pontificio. Olmi asciuga ogni spettacolarità della battaglia e si concentra sulla vita difficile dei soldati, sulle strategie militari e sul ruolo della politica a quel tempo. La considerazione amara è che non saranno più gli uomini a fare la differenza, ma la potenza delle loro armi. Prevale comunque la parte storiografica a discapito di una sceneggiatura concentrata sui personaggi. Componenti tecniche di prim’ordine come la fotografia, le ricostruzioni ambientali e i costumi.
Commento di: Il Dandi
Successo clamoroso (premiato da un sequel e da una serie) che conta su uno spunto tanto assurdo (un gruppo di ex-compagni di scuola si vede invalidare il diploma) da essere almeno originale; tale pretesto però non va oltre un'accumulazione di siparietti bozzettistici sotto (ma sotto)-verdoniani tenuti insieme dall'agilità della dimensione corale e da una regìa da videoclip (non nel senso frenetico del termine), ma la qualità di scrittura è decisamente di basso livello. Il cast del resto è di estrazione televisiva, con Ricky Memphis che in confronto agli altri sembra Gigi Proietti.
Commento di: Giùan
Alice capitana la mal assortita ciurma di una baleniera in rotta verso i tempestosi oceani. Ultima Alice Comedies a non esser andata perduta, conferma come l'interesse di Walt e dei suoi animatori (Iwerks in testa) fosse ormai concentrato su altri progetti. Così se la Hardwick suffraga sia pur in pochi scatti una ben più vivida personalità rispetto alla Gay, non meraviglia che il gatto Julius sia sostituito in veste protagonista da un topo/mozzo vessato da un cuoco bifolco, mentre l'ambientazione anticipa evidentemente Steamboat. Riuscito l'effetto ondeggiamento e le gag in cambusa.
Commento di: Kinodrop
Una famiglia perennemente in fuga a causa di un passato attivamente antimilitarista deve cambiare identità e indirizzo per non essere scovata. La passione per la musica e il primo amore del figlio maggiore faranno precipitare le cose. Una storia insolita che mostra un' America diversa guidata da un'etica alternativa e dai solidi ideali, anche se ormai superati. Una sceneggiatura ben congegnata, più coesa nella prima parte, scivola poi un po' nel sentimentale con qualche inverosimiglianza di troppo (il pianoforte). Intensa e quasi commovente la parte del bravissimo Phoenix.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

L'idea di scegliere come protagonista della storia un maestro degli effetti speciali è piuttosto originale: sono loro gli illusionisti del cinema (mica un caso se per i titoli di coda si è scelta la "Just an Illusion" degli Imagination), capaci di farti credere in una falsa realtà avvalendosi di tecniche all'avanguardia; per questo è plausibile che anche le forze dell'ordine se ne possano servire, in casi estremi. Dovendo proteggere De Franco (Orbach), un testimone scottante che ha deciso di tradire la criminalità organizzata, la polizia...Leggi tutto decide di fingere che sia morto per non doversi troppo preoccupare degli inevitabili agguati. Ma per farlo ha bisogno di un'azione eclatante che tolga ogni dubbio sul trapasso e per questo ingaggia Roland Tyler (Brown), effettista in campo horror che prepara così un delitto coi fiocchi in un ristorante italiano ("La gente"!): Roland stesso, travestito da gangster, spara a bruciapelo contro De Franco e lo stende in un tripudio di sangue. Tutto come previsto? Sì, ma il nostro non sa ancora che i poliziotti che l'hanno pagato sono corrotti e schierati dalla parte dei gangster! Tentano infatti di farlo fuori quanto prima, ma lui si salva e fugge pensando a come risolvere il suo grosso problema. Un noir d'azione, scritto meglio della media e con una vena ironica che non dispiace, perlopiù appannaggio del personaggio sicuramente più centrato che è quello di Leo McCarthy, lo sbirro buono, un Brian Dennehy baffuto che, rude e risoluto come sempre, sa dare una bella svolta grintosa al film; perché fin lì, con Brown protagonista, ci si era limitati all'ordinaria amministrazione contando soprattutto sulla trama e le singole trovate spettacolari (meno del previsto a dire il vero: gli effetti speciali non si sprecano). Con una regia (di Robert Mandel) poco brillante, spunti meno fantasiosi dello sperato e un ripiego su elementi tipici da guardie e ladri, non si sfruttano a dovere le grandi potenzialità dell'idea di base. Ci sono le solite maschere, il furgoncino attrezzato con ogni diavoleria pronto a trasfomarsi in una specie di Aston Martin bondiana, bombe ed esplosioni incendiarie, colpi a salve, illusionismo da maghi alle prime armi (la parete a specchio colpita dai proiettili di chi ci vede riflesso il buon Tyler) e un accenno di sesso troncato quasi subito: non c'è spazio per romanticherie inutili, bisogna pensare a portare a casa la pelle e non tutti ce la fanno. Quando è con la sua assistente (Gehman) Roland agisce citando i film che hanno realizzato insieme per farle capire l'effetto di cui ha bisogno e ogni tanto, anche per questo, emerge una certa artificiosità, con un protagonista piuttosto debole e una colonna sonora che inchioda subito il film alla sua epoca (pieni Ottanta), di cui F/X rappresenta l'anima "nobile" e di successo, pur non facendosi ricordare per nulla in particolare. Funziona lo spunto di base insomma, attorno al quale si cuce una storia come tante appena più stratificata nella sua costruzione ma decisamente banale.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Sette puntate di quasi un'ora ciascuna per risolvere l'interrogativo del titolo, un vero tormentone che vede il marito Carlo Ortesi (Rigillo) e il commissario Bramante (Capponi) unire le loro forze per stabilire cosa accadde ad Anna quel 5 dicembre, quando dopo una puntata dal droghiere scomparve come dissolta nel nulla. Il marito, convinto di vivere felicemente con lei, non riesce a farsene una ragione, il commissario non sa dove sbattere la testa perché i primi tre mesi di ricerche non sembrano portare a nulla. Poi d'improvviso, nella seconda puntata, si apre un mondo di ipotesi...Leggi tutto che sembrano andare in contraddizione con l'idea che ci si è fatti della donna e che coinvolgono una serie di personaggi insospettabilmente a lei vicini. A cominciare da Paola (Gabel), la bella collega sola che sembra guardare con un occhio più che interessato a Carlo, venditore di enciclopedie porta a porta ogni giorno più frustrato dal faticoso procedere delle indagini. La bravura degli autori sta nel saper far montare magistralmente la tensione escogitando continue svolte inattese e oscurando progressivamente non solo gli ultimi giorni ma anche il passato recente, di Anna. Il napoletano Rigillo per il ruolo di protagonista di questo singolare sceneggiato è scelta azzeccatissima e ce lo fa amare. Per la sincerità, l'umanità e quella caparbietà necessaria a far proseguire le ricerche che riesce a non apparire mai come forzata. Capponi, attore di rango, lo segue bene, non deve dimostrare l'infallibilità del suo Bramante ma al contrario la credibilità, evidenziando tutte le difficoltà di chi non sa dove appigliarsi e più di una volta è costretto a farsi guidare da Carlo, intervenendo però quando serve dimostrando bella autorità. Nel corso delle puntate scopriremo come ognuna di esse abbia un tema portante che lentamente ci accompagna alla soluzione disseminando la storia di false piste, di piccoli misteri autoconclusivi che però non dispiace affatto seguire (tranne forse il capitolo delle adozioni, meno legato alla matrice gialla che invece riguarda la maggior parte delle puntate). Notevole la scelta delle location, che con una fotografia meno televisiva e una messa in scena più ricca avrebbero sicuramente impreziosito di molto il risultato. Anche così, in ogni caso, una Roma periferica fa sentire forte la sua presenza variando bene il paesaggio. Colpisce l'accuratezza con cui sono dosati i tanti indizi che hanno il sapore del giallo puro e qualche coincidenza un po' eccessiva non danneggia troppo la plausibilità delle progressive scoperte. E se fino alla puntata cinque ci si accorge che effettivamente si è divagato oltre ogni limite, ecco che con la sei si entra nel vivo del mistero per non uscirvi più, pronti per il bel colpo di scena finale (che gli appassionati del genere azzeccheranno con un certo anticipo). Recitato con garbo e misura (c'è anche la "guest star" Silvano Tranquilli, in un ruolo marginale), ricco di scene che sanno come spiazzare e diretto da Schivazappa con meritevole agilità, DOV'E' ANNA si ricorda anche per il teso tema musicale di Stelvio Cipriani, eccellente musicista che provvede a una colonna sonora di tutto rispetto.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Dall'autobiografia di Howard Stern, il più noto deejay d'America, l'omonimo film che propone nella parte di Howard Stern... lo stesso Howard Stern! Operazione oltremodo autocelebrativa ma che dà anche un senso compiuto al tutto, alternando il privato al pubblico per raccontare come Stern sia arrivato a raggiungere un successo clamoroso (che ad ogni modo ben poco conosciamo, qui in Italia). Prodotto da Ivan Reitman, che di cinema a sfondo umoristico qualcosa ne sa, PRIVATE PARTS si pone quindi come obiettivo quello di sfruttare alcune celebri invenzioni "live"...Leggi tutto di Stern per far capire come abbia saputo stravolgere l'approccio radiofonico ben più compito dei suoi predecessori inventando un contatto completamente nuovo col pubblico annullando ogni freno inibitore. Il fatto è che quello che funziona in radio non necessariamente ottiene lo stesso risultato al cinema, e PRIVATE PARTS ne è la riprova: le esagerazioni che debordano nella sfera sessuale ricercando ossessivamente il politicamente scorretto colpiscono di più all'ascolto, perché su grande schermo il pubblico non è lo stesso ed è da tempo abituato ad assistere a sconfinamenti arditi, ad ascoltare volgarità senza sosta senza stupirsene troppo. E tutta la prima parte, in cui si raccontano i primi passi di Stern in famiglia e i suoi poco lusinghieri esordi radiofonici, dura francamente troppo senza che ve ne sia la necessità: non c'è nulla di singolare né nel suo rapporto con i diversi direttori radiofonici né in quello con la futura moglie Alison (McCormack), improntato a un romanticismo di maniera e a un amore vissuto ingenuamente con quella che pretende di essere la sua unica donna e che Stern adora come tale (salvo poi divorziare, nel 2001, ma questa è un'altra storia). Seduto in aereo accanto a una splendida signora disposta ad ascoltarlo (Alt), Stern rivive le sue esperienze in flashback: dopo la lunga fase riguardante le zoppicanti trasmissioni senza successo né innovazioni di sorta, si arriva finalmente all'esplosione del fenomeno con l'affiancamento della giornalista che da sempre lo accompagna in studio (Quivers, nella parte di se stessa) e al compagno sciroccato (Norris, anch'egli ovviamente nella parte di se stesso). E allora i ritmi si alzano, si ascoltano le prime vere trasmissioni "di rottura", le follie per le quali Stern è diventato celebre e s'introduce il personaggio di Kenny "Vomito di maiale" (Giamatti), chiamato ad arginare gli eccessi del vulcanico deejay quando questi viene ingaggiato dalla più grande radio di New York. I loro scontri diventano il pepe del film molto più di quello che si ascolta "on air", appigliandosi a dinamiche tradizionalmente più cinematografiche da "quinto potere" che innervano un secondo tempo migliore e più vivace, in cui comunque si continua a faticare a creare l'osmosi tra i due diversi media.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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