il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

ZEDER
foto di scena inedite
ENTRA
273908 commenti | 9042 papiri originali | 48646 titoli | 19897 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Si può fare l'amore vestiti? (2012)
  • Luogo del film: L' ospedale dove viene ricoverata Francesca (Marazzita), la mamma di Aurora (Guaccero)
  • Luogo reale: Ospedale San Giacomo, Largo S. Veneziani 21, Monopoli, Bari
VEDI
  • Film: Imbarco a mezzanotte (1952)
  • Luogo del film: Il bar in cui "l'uomo" (Muni) cerca di vendere la propria arma per potersi procurare dei soldi
  • Luogo reale: Via Grande, Livorno, Livorno
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Markus
Pragmatico professore universitario da New York viene mandato a Roma per gestire un istituto che si occupa di fenomeni paranormali. Lì troverà anche una sua ex. Bonaria farsa di poche pretese concepita per un pubblico televisivo, specialmente familiare (con bambini). Maurizio Nichetti mette in scena i suoi noti tormentoni surreali (in primis degli strani macchinari, sua antica ossessione) ma l'aria da film per la tv appiana tutto e l'inconsistenza della vicenda, che sulla carta dovrebbe appassionare, si riduce a poca cosa. I tempi di Ho fatto splash sono ben lontani.
Commento di: Kinodrop
Commedia francese che mette in scena lo sconquasso sul posto di lavoro e in seno alla famiglia di un egocentrico avvocato in carriera. La prima parte, scoppiettante e logorroica, travolge per la dinamica e la rapidità degli incastri e delle situazioni (anche corali), la seconda si affloscia con la presenza di un'improbabile amicizia con un personaggio sempliciotto ma sincero, che in qualche modo ridimensiona i rapporti interpersonali. Si sorride qua e là per qualche trovata simpatica, ma al di là del tema pseudo impegnato, la narrazione è priva di mordente. Il cast funziona.
Commento di: Rocchiola
Ricorda il primo Rocky con la pista da ballo al posto del ring. Un plot semplice e commovente dal grande successo commerciale che sullo sfondo nasconde uno spaccato piuttosto realistico e brutale del proletariato urbano degli anni 70. Non una semplice celebrazione della disco-dance, anzi un ritratto abbastanza incisivo di una generazione di ribelli senza causa. Purtroppo il ballo ha un po' troppo spazio e l’opera rimane a metà strada tra l’esibizionismo gratuito (dai, non si è mai vista una discoteca dove tutti ballano così bene) e lo sguardo socio-antropologico simil-Scorsese.
Commento di: B. Legnani
Visibile in edizione priva di qualche minuto, è comunque fruibile. Qui Stan, protagonista, è un giardiniere nella casa di un magnate, che lo invita al party di compleanno della figlia solo perché quest’ultima si è accorta che altrimenti sarebbero in tredici… Le conseguenze sono quelle prevedibili, sin dal momento della vestizione (anche con elegante bombetta). Nel brandire qualunque strumento, Stan riesce, involontariamente, a evitare pasticci. Tolte queste trovate, però, il film non ha momenti di particolare brillantezza. Qui si mangia il gesso del biliardo ben prima di Fantozzi...
Commento di: Renato
Convenzionale catastrofico con il solito cast di stelle più o meno bollite. La caratterizzazione dei personaggi è mediocre, ma il film ha il pregio di non annoiare e anche quello – non da poco – di durare il giusto. La sequenza con l'elicottero che cala Charlton Heston nella cabina del 747 è un pezzo di cinema notevole, soprattutto considerando che non venne girata con effetti digitali. Come quasi sempre in questo tipo di film, giornalisti e operatori dell'informazione fanno la figura di miserabili sciacalli.
Commento di: Keyser3
Siamo dalle parti solite del giallo sexy/complottista che impazzava in quegli anni (Fulci, nel '69, firmò anche A doppia faccia, con Freda). Pochi acuti quindi: notevoli le riprese esterne dedicate a San Francisco, un amplesso (Sorel/Mell) estremamente audace per l'epoca, ma il ritmo è estremamente diseguale: spezzettatissimo per un'ora, con continui cambi di ambientazione, prolisso nell'ultima mezz'ora, che vira nel giudiziario. A Sorel non giova affatto la voce di Giorgio Piazza. Il mezzo punto guadagnato in più è tutto di Marisa, qui agli inizi ma già di una bellezza folgorante.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Rumorose avventure transilvane per il solito gruppo di studenti americani sciamannati. Convinti dal loro amico Rusty (Skoog) ad accompagnarlo per un semestre in Romania nel college locale di Razvan, costruito all'interno di un vecchio castello, i giovani non sanno che l'obettivo di quello è in realtà solo incontrare la splendida Draguta (Violette), conosciuta su internet. Una volta in loco (quindi praticamente da subito, dopo una breve presentazione atta a sottolineare la ricercata imbecillità di tutti i componenti del gruppo), Rusty e gli altri scoprono che il meraviglioso...Leggi tutto castello (realmente in Transilvania, a Hunedoara) non è affatto allegro e solare come appariva in cartolina. Perdipiù Rusty è il sosia di Radu, un vampiro tornato in vita per trovare un misterioso carillon che contiene lo spirito della sua amata, la quale rivivrà nel corpo di Lynne (Lyons), una delle tante bionde del gruppo che non appena il carillon si apre cambia personalità diventando feroce e spietata... Il sunto è che una volta in Romania si dà il via all'ennesima sarabanda semiparodistica pronta a saccheggiare i mille stereotipi del vampirismo. Naturalmente non mancano la spietata cacciatrice di vampiri del luogo (la sexyssima Vander, inguainata in completini aderenti da urlo), le tre assistenti di Radu complete di canini aguzzi sovente nude o in déshabillé e tutto l'armamentario che chi bazzica il genere conosce ormai a menadito. Il gioco sta tutto nel giostrare i diversi personaggi mettendoli costantemente a confronto in un caos corale dominato da urla, corse, battute grevi, sorrisi maliziosi, qualche spruzzo di sangue e persino un aggancio a Frankenstein: il padre di Draguta infatti (il nano David Steinberg al suo ultimo film, morirà l'anno dopo) sogna di correggere la gobba che affligge la figlia cucendo corpi altrui come da tradizione. Cosa c'è di nuovo rispetto alle troppe altre parodie in tema? Diciamo pure nulla, se non alcune tracce rade del politicamente scorretto frutto della matrice Nation Lampoon (doveva uscire come terzo capitolo televisivo della saga di DORM DAZE, prima che si optasse per una distribuzione in sala con titolo autonomo). Sostenuto da musiche rock e metal che aumentano la sensazione di roboante mascheramento d'un film di rara inconsistenza, TRANSYLMANIA offre esattamente ciò che ci si può attendere dalla lettura semplice della trama, con la consueta parata di belle figliole e maschi allupati a sgranare battute che si vorrebbero divertenti ma che funzionano in un caso su dieci... Se non altro la regia dei fratelli Hillenbrand si dimostra tecnicamente qualificata e il Castello dei Corvino di Hunedoara è davvero scenografico, ripreso dai due con belle angolazioni e luci suggestive.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Un Pupi Avati quintessenziale inserisce nel film gran parte degli elementi che ne caratterizzano da sempre lo stile. A partire dall'ambientazione retrodatata che ci riporta agli Anni Venti, quando sull'Appenino umbro un procacciatore fallito (Cavina), dopo aver provato ogni sorta di lavoro si occupa di convincere i contadini del luogo a convergere per il primo sabato d'estate alla balera sul fiume di suo fratello Loris, dove uomini in cerca di moglie incontreranno donne si presume disponibili allo stesso scopo. Il film tende da subito verso il finale, in cui sappiamo come l'evento...Leggi tutto riunirà i diversi personaggi che la storia ci farà conoscere. A partire da Ines (Cervi), dattilografa innamorata del figlio (De Rienzo) del suo datore di lavoro bolognese. Tornata dalla madre per le vacanze, aiuterà la sorella (Muti) di una ricca signora dal passato chiacchierato (Miglio) a trascrivere un romanzo in cui la prima ha intenzione di spiattellare nomi e cognomi dei cento amanti della seconda. Al gruppo di aspiranti ballerini in viaggio (guidati dal "fratello di Loris", di cui nessuno pare conoscere il nome) si unisce intanto anche un medico dal carattere solitario e schivo (Delle Piane), cui è stato detto che alla balera dovrebbe recarsi anche una sua vecchia fiamma della quale ha da tempo perso le tracce. Pretesti per raccontare le vite di personaggi spesso strampalati, figure bizzarre (si pensi al fotografo che commenta ogni suo scatto con un "E' venuta benissimo!" accompagnato da un sorriso smagliante) o semplicemente ben descritte, con quella cura e attenzione che da sempre Avati dedica ai suoi protagonisti. E' ancora una volta un film di luoghi e volti, di attori diretti al meglio che riescono a trasportarci miracolosamente in un mondo lontanissimo dal nostro, fatto di abitudini e costumi scomparsi, di rituali che oggi non possono che far sorridere e dei quali non a caso una sceneggiatura arguta (scritta da Pupi assieme al fratello Antonio) sa cogliere spesso il lato comico, con frasi e dialoghi ricchi di ironia, espressioni che s'accompaganno mirabilmente a scambi imprevedibili. E se Cavina meglio di tutti incarna lo spirito del film, nulla si può eccepire sulla solita eccellente prova di Delle Piane, che anche alle prese con un personaggio meno centrato del consueto non manca di emozionare. Alla Cervi il ruolo più legato a sentimenti universali che facilmente troverebbero spazio - senza originare grandi differenze - in un qualsiasi film rosa. Ampio utilizzo di esterni nel verde, casolari e ville scelti oculatamente, interni rustici ricreati con eccellente gusto e la fotografia del fido Cesare Bastelli che illumina al meglio gli spazi, solare e di gran pregio (meno incisive invece le musiche di Ortolani). Senza dire nulla di nuovo, ricorrendo a una messa in scena e un mestiere che Avati ha saputo trasformare in stile, LA VIA DEGLI ANGELI è un delicato ritratto di un'epoca passata ma colta in una quotidianità solitamente assente al cinema, piacevole e rilassante da riscoprire col sorriso e qualche lacrima, più ficcante e adorabile quando si concentra, scherzandoci sopra, sull'avventura del "fratello di Loris". Riconoscibilissimo il sorriso di una giovane Ramazzotti ai suoi esordi su grande schermo (durante la festa in balera).
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Blake Edwards scrive e dirige una commedia senza alcuna pretesa che non sia quella ricavabile da quanto il titolo (che riprende correttamente quello originale) promette: toni altamente farseschi e personaggi privi di spessore seguono una traccia creata col semplice scopo di incrociare diverse storie che mettano protagonisti e antagonisti in contrapposizione; il tutto verrà condito con mafiosi da operetta, belle donne, una vagonata di musica eighties da classifica (Los Lobos, Mr. Mister, Christine McVie, Smokey Robinson...), inseguimenti di corsa o in auto, un accenno di sesso e un Ted Danson...Leggi tutto sciupafemmine che dovrebbe fungere da mattatore. La ricetta funziona? Sì e no. E' indubbio che qualche buona gag verbale (più di quelle slapstick) funzioni, che la regia di Edwards confermi di saper manovrare questo tipo di cinema con grande competenza, ma a lungo andare l'estrema superficialità emerge assieme al numero piuttosto scarso di battute centrate. Si inizia con un attore da strapazzo, Spence Holden (Danson), che per caso ascolta il discorso tra due tirapiedi d'un mafioso: il cavallo di una corsa verrà pesantemente dopato e vincerà sicuro. Contattato l'amico Dennis (Mandel), che lavora in un fast food, si fa prestare i suoi risparmi e li punta all'ippodromo vincendo 10.000 dollari. Tutto bene? No, perché i due tirapiedi, accortisi che Spence li ha spiati, inseguono lui e Dennis spietatamente fino a un'asta dove i nostri, alzando per errore un braccio, si aggiudicano una pianola da... 10.000 dollari. Fortunatamente per loro un'assistente delle casa d'aste (Edwards), che si scoprirà avere un debole per Dennis, trova poco dopo un aquirente per la pianola: si tratta di Claudia Pazzo (Alonso), moglie del boss (Sorvino) che ha fatto drogare il cavallo. Capito il giro? Tutto si incrocia, tutto si muove al servizio di una girandola di colpi di scena che si susseguono e vengono travolti un minuto dopo da una nuova scena d'azione, con tanto di fast motion a testimoniare una chiara discendenza di certe sequenze dalle comiche d'un tempo. Un'operazione vecchio stile quindi, riverniciata alla luce delle nuove tecniche di ripresa, da musiche ben presenti che tengono il ritmo (i sintetizzatori dominano, visto l'anno) e da una recitazione sovreccitata che si placa giusto nelle parentesi sexy (quindi in presenza di Danson, soprattutto). La polizia fa da corollario con pedinamenti e interrogatori di routine talvolta spassosi; eppure, nonostante l'esperienza di Edwards in regia, i passaggi stanchi non mancano e spesso anche quelli veloci hanno il sapore di una comicità difficilmente digeribile che punta troppo sulla simpatia invero non irresistibile della coppia protagonista. Sovente massacrato dalla critica oltre i suoi demeriti, ha comunque alcune sapide frecce al proprio arco. Saggiamente dura un'ora e mezza e non un minuto di più...
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE