il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

CINZIA DE PONTI
l'intervista
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271240 commenti | 9000 papiri originali | 48202 titoli | 19727 Location

AL CINEMA

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  • Film: Amore e guai... (1958)
  • Luogo del film: Piazza Giovanni Agnelli
  • Luogo reale: , Roma, Roma
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  • Film: Amore e guai... (1958)
  • Luogo del film: Piazza di San Bartolomeo all'Isola 21
  • Luogo reale: Isola tiberina, Roma, Roma
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ULTIMI COMMENTI

Commento di: Noodles
Idea di base buona per questo film tipicamente '80 nello stile e nella tematica, che però si perde totalmente strada facendo diventando sempre più scontato e meno interessante. Appare tutto un po' scialbo, ci si ferma alla trasformazione di Tom Hanks in adulto, il resto non decolla veramente mai. Recitazione non straordinaria, con un Tom Hanks ancora acerbo che saprà fare di meglio. Il messaggio di fondo sul godersi la propria infanzia è buono, ma poteva essere trattato decisamente meglio. Si può guardare ma non resterà indimenticabile.
Commento di: B. Legnani
Realizzare un simil-Bond presenta molte insidie e il film in questione ne evita pochissime. Trama complicatissima, snodi d’eccessiva faciloneria, comportamenti di rara assurdità (incredibile il tentativo di neutralizzazione del nemico con il falco pellegrino...), umorismo non funzionante, sono compensati solo parzialissimamente da ambientazioni curiose, anche se l’impressione è che, più che cercare luoghi esotici, abbiano solo girato ove potevano. Terribile la sparatoria nel prefinale. Recitato così così. La Pierangeli viene spacciata, in modo poco credibile, per una ventitreenne!
Commento di: Zoltan
Film piuttosto curioso e insolito, ma non per questo particolarmente riuscito. Celentano attore mostra a tratti quei lampi e quelle risposte spiazzanti e surreali che lo renderanno brillante nella commedia italiana dei decenni successivi, ma è ancora piuttosto acerbo e non naturale nella recitazione, mentre da regista appesantisce il film con alcune lungaggini davvero incredibili che impediscono alla pellicola di prendere realmente ritmo.
Commento di: Herrkinski
Sorta di rivisitazione de "La bella e la bestia" in chiave fantahorror girata sotto l'egida della Full Moon di Band, si distingue più che altro per la presenza della conturbante Fenn (all'epoca sulla via per diventare un sex-symbol), che non ci risparmia nudi e prolungate scene softcore; il resto della storia, tra magia e antiche credenze, ricorda stranamente il nostrano (e migliore) La casa dell'orco, con cui condivide anche l'ambientazione umbra. Un film quindi adatto a un pubblico di teenager che tradisce gli anni in cui è stato girato; nel complesso tollerabile con riserve.
Commento di: Max73
E allora? Un gruppo di benestanti veneti che si possono permettere di avere amanti giovani: beati loro. D'altronde anche le loro donne: se non volevano fare quella vita dovevano sposarsi il ragazzo povero della porta accanto. Il personaggio di Gastone Moschin è solo un patetico sfigato da non compatire né imitare. Fra le attrici, una Virna Lisi sotto tono, una deliziosa Beba Loncar e la riuscitissima “isterica” di Gia Sandri. Ma non basta. In definitiva, il solito stucchevole e specioso film anti-borghese.
Commento di: Daidae
Uno strano miscuglio di film sentimentale, fantastico (i due ragazzi che comunicano senza parlare) e drammatico. Non troppo digeribile, a dire il vero: se la prima parte è mediocre, la seconda è addirittura peggio. Da salvare solo le belle ambientazioni. Ottimo cast che vede insieme Donald Pleasence, Capucine, John Phillip Law, Laurent Terzieff e Gianni Garko ma che non riesce a salvare la baracca.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Antonioni dopo L'AVVENTURA continua il suo singolare percorso cinematografico estremizzando ancor di più i temi che nel film precedente sembravano emergere soprattutto nella seconda parte e che in L'ECLISSE troveranno in Monica Vitti (presenza comune dell'intera trilogia) l'interprete somma dell'incomunicabile e intraducibile disagio esistenziale che si fa stile. Stile che nella prima parte è ravvisabile ancora una volta nella straordinaria sensibilità...Leggi tutto con cui Antonioni riprende scorci suggestivi di Milano e di una Sesto San Giovanni che assume coordinate quasi magiche nella passeggiata solitaria di Lidia (Moreau): durante lo svolgimento d'una presentazione di un libro del marito Giovanni (Mastroianni), la donna infatti esce senza avvertire nessuno e vaga per la città prima di prendere un taxi e ritrovarsi in periferia. E' solo l'avvisaglia di un rapporto che si sta logorando; più per il sentimento di inadeguatezza e lontananza di lei che non di lui: ritrovatisi la sera a casa, i due raggiungono un locale notturno dove seguono le danze e i contorsionismi di una coppia di colore e poi, sempre su richiesta di Lidia, la festa in una grande villa con giardino dove si svolgerà la seconda parte del film. Qui la lontananza tra la coppia si fa progressivamente anche fisica: Giovanni e Lidia si mescolano agli invitati (mentre un'orchestrina non smette di suonare) e si fermano a parlare (più spesso ad ascoltare) i pensieri di altri. Giovanni in particolare si intrattiene con la figlia (Vitti) del padrone di casa, ambigua figura a sua volta oppressa da una una spaesatezza che la associa immediatamente ai due protagonisti; Lidia invece a lungo si muove da sola tra le terrazze vuote e l'ampio parco, intercettata solo saltuariamente da personaggi con cui intrattiene chiacchiere futili incapace di reagire a una spossatezza che la prostra. Si vive la situazione rimanendo sospesi in un clima rarefatto che è da sempre la cifra stilistica del regista; meglio centrato nella prima parte, in cui le architetture silenziose della città (in contrapposizione netta con le scene di poco precedenti in cui il rumoroso traffico del centro e il chiacchiericco alla presentazione del libro si intuiscono fondamentali per tracciare più a fondo il solco) e le sparute costruzioni in periferia danno la misura di un cinema orgogliosamente personale e unico, ammirato in tutto il mondo. Mastroianni e la Moreau, nella loro ricercata monoespressività, si fanno interpreti ideali del messaggio diventando strumenti di una comunicazione ambigua, indecisa, volutamente irrisolta. Fin dal primo incontro, nella clinica dov'è ricoverato un loro amico in fin di vita e dove una malata psiologicamente instabile li avvicina vaneggiando. Un cinema diverso, che si prende coraggiosamente i rischi di una narrazione lenta ed estatica, incappa in fasi interlocutorie che sanno di superfluo, affronta discorsi ambiziosi senza forse nemmeno saper bene come condurli, ma che rivendica un'impronta forte in futuro ripresa e sviluppata da intere correnti cinematografiche (la Nouvelle Vague). A tratti vacuo ma mai banale.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Noir piuttosto canonico che comincia in quel di Miami, dove Tony Costa (Webber) assiste nascosto in auto all'esecuzione del suo amico da parte della polizia. Qualcuno ha tradito, già da qui, e una volta individuato il responsabile Tony non perdona: mitragliata in pancia e addio. Perché Tony non è un sanguinario, tutt'altro, ma non sopporta gli “informatori”, specie se le loro soffiate portano a epiloghi così tragici. Il prologo serve in fondo solo a farci capire questo, perché subito dopo l'azione si sposta a Marsiglia dove il protagonista...Leggi tutto si riunisce alla classica banda pronta al colpo che prevede lo scassinamento di un'enorme cassaforte. E' il campo di Tony, che per riuscire ad aprirla da solo, visto che il suo socio di sempre è morto, ha bisogno di almeno quattro ore. Gli altri, ognuno col proprio compito, si preparano a spianargli la strada; compreso il suo amico Jean (Servais), sposato con una donna più giovane dall'aria poco socievole (Berti). Mentre preparano il colpo Tony ne approfitta per farsi qualche giro in città e conosce Laureen (Martinelli), con la quale tenterà di far partire una di quelle relazioni in cui lei continua a non capire perché lui scompaia d'improvviso e non sveli mai nulla del suo mestiere. Ma c'è l'amore e allora... Del film restano impressi soprattutto i tanti scorci della città francese e la presenza ingombrante della Citroën nei suoi modelli più noti. O magari un paio di singolari flashback che sembrano c'entrare poco o nulla col resto e che si staccano per ricercatezza fotografica, forse figli del contributo in sceneggiatura di Dario Argento (che coi flashback va a nozze da sempre). La prima parte, in cui si pensa soprattutto a descrivere i personaggi, mostra una discreta attenzione al copione che la regia di Prosperi segue senza troppo brillare. Il film sembra soffrire della stessa pesantezza che affliggeva molti polar d'oltralpe, evidentemente presi a modello e replicati senza gran fantasia. Qualche leggero tocco ironico nel rapporto tra Tony e Laureen (lui prende a pretesto un leggero morso del cane di lei per rivederla), un finale a sorpresa che rappresenta il maggior punto di forza della vicenda ma anche una lunga fase riservata alla rapina in cui manca del tutto la tensione ed è seguita da una fuga piuttosto incolore. Deludenti gli scontri a fuoco, di qualità invece la colonna sonora di Piero Piccioni (che si firma Piero Morgan); affogate in un pesantissimo trucco agli occhi le due primedonne, ma usava così... Poco da ricordare in sostanza, anche se la regia non demerita. Scarsamente carismatico Webber, meglio chi gli sta intorno. Qualche simpatica trovata qua e là però: la Berti ad esempio alza il volume del giradischi proprio mentre gli altri stanno discutendo del carico di diamanti in arrivo che dovrà essere trasferito nella famosa cassaforte come a farci capire che non siamo in un vero heist movie: la realizzazione del colpo è secondaria; contano di più i personaggi, appunto, ma di memorabili non ce n'è nemmeno uno.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Giovani ai ferri corti in aula: Mark (Davide) non vuole che la sua ragazza, Giulia (Mancini), tenga il loro bambino e dopo una lunga discussione incontra nei corridoi della scuola la sexy Serena Cursi (Bulankina), che se lo porta in bagno e ci fa sesso con vigore. Tutto bene? No, perché sulla mano di Mark restano tre macchie nere e parlando con suo zio scopre che anche questi, nel lontano 1988, aveva conosciuto un'altra Serena Cursi, la cui descrizione fisica coincide. Pure lui, dopo aver passato una sera di fuoco con lei, ne aveva ereditato tre macchie, che quando scompaiono –...Leggi tutto a quanto pare - annunciano la tua morte. Non è una videocassetta maledetta, non c'è il video che quando lo guardi sei finito in pochi giorni ma il principio dell'evento chiave che ti funesta il futuro discende diretto da THE RING, il film che a cavallo dei due millenni seppe rinnovare il genere riportandolo al successo. Anche visivamente, perché la comparsa della Sadako della situazione, ovvero della ragazza defunta dal volto alterato che ti perseguita fino a ucciderti, è preso di peso dai film di Nakata e Verbinski: di nuovo quei movimenti a scatti, l'avvicinamento minaccioso strisciante... Però siamo in Italia e alla base non può che starci un'antica festina tra riccastri (compresa di ingenua intrusa) finita male, rivissuta in flashback e rievocata da un giornalista (Riche) che diventa il trade union vero tra le due epoche: indagò sulla morte di Serena, allora, e aiuterà un sempre più preoccupato Mark a capire in che razza di ginepraio s'è cacciato accoppiandosi col fantasma. Fioccheranno i cadaveri ma senza che mai un solo delitto riesca ad essere messo in scena in maniera convincente. Senza che la figura del giornalista assuma quei contorni vagamente maledetti che ci si aspetterebbe e ai quali l'interpretazione di Clive Riche punta abbondando coi ghigni e le espressioni di chi la sa lunga. Una storia comunque alle spalle esisterebbe, come nella gran parte degli horror italiani, è poi la realizzazione a impedire che il tutto si riesca a prendere con la dovuta serietà. Pur soprassedendo sulla modestia del cast (ma nei prodotti non di prima fascia s'è visto a dire il vero spesso di peggio), è la sensazione di sciatteria comunicata dalle scenografie e da certe scelte registiche ad abbassare il livello; nonché la limitatezza dei dialoghi e della sceneggiatura, che seguono pedissequamente il soggetto senza aggiungere mai nulla e anzi andando a peggiorare la situazione con frasi talvolta fuori luogo (o scene intere, fuori luogo, come quella in spiaggia la cui utilità è palesemente nulla) e personaggi a cui viene dato spazio senza un vero perché (la giovane sui pattini). Inutile dire che in più occasioni si sfiora il ridicolo o lo si centra in pieno e che se c'è una scusante va unicamente rintracciata nella povertà del budget: gli inevitabili ripiegamenti nelle scelte sviliscono una storia che forse, sviluppata professionalmente, poteva anche trovare il suo pubblico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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