il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

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273333 commenti | 9031 papiri originali | 48526 titoli | 19852 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Venere imperiale (1962)
  • Luogo del film: La casa marsigliese dove la famiglia Bonaparte vive da profuga
  • Luogo reale: Arco della Pace 5, Roma, Roma
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  • Film: In viaggio con Adele (2018)
  • Luogo del film: La villetta di Carmen (Cantarone), la cugina di Adele (Serraiocco) che accetta di accogliere la raga
  • Luogo reale: SP 141 ?delle Saline?, Zapponeta, Foggia
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Caesars
L'idea poteva generare un prodotto discreto: parodiare il film su Dracula, uscito l'anno precedente, usando lo stesso Lee. Purtroppo a rendere il tutto terribile è una sceneggiatura, a più mani, nella quale ben poche battute riescono a generare un sorriso sulla bocca dello spettatore. Ed è un peccato, perché tecnicamente il film è pure realizzato benino; ma la trama è davvero imbarazzante per la sua pochezza. Rascel è interprete principale davvero poco incisivo, ma diverte vederlo vicino a Lee che ha un'altezza quasi doppia della sua.
Commento di: Daniela
Ispirandosi alla figura di Quantrell, capo di una milizia confederata che durante la guerra di Secessione si macchiò di molti crimini. il film si focalizza sul confronto tra uno sceriffo di poca istruzione ma schietto ed onesto e lo stesso Quartrell, insegnante frustrato che nasconde dietro le maniere da gentiluomo un animo rancoroso e vendicativo, interpretati rispettivamente da Wayne, a cui spettano anche gli intermezzi leggeri, e da Pidgeon in un ruolo negativo per lui poco consueto.  La sapiente alternanza dei toni e le buone prove del cast garantiscono uno spettacolo piacevole.
Commento di: Ira72
Davvero bizzarro questo Mott, abile affabulatore, che millanta incredibili imprese e riesce a sposare una distinta e ricca giornalista che potrebbe esserne la mamma, facendosi così introdurre nell'upper class americana. Ispirata a un fatto realmente accaduto, la pellicola scorre amabilmente grazie, certamente, alla storia curiosa tinta di giallo con note grottesche, ma anche per merito delle buone interpretazioni. Redgrave una garanzia, Waltz talentuoso, anche nei panni del regista. Notevole il suo doppiaggio, che rende il tutto più efficace.
Commento di: Ischan
Steno firma quello che viene (secondo alcuni erroneamente) considerato il capostipite del poliziottesco all'italiana per poi dedicarsi ad altri generi. La pellicola, sia per fotografia che scenografia, assomiglia più al filone dei polizieschi classici all'americana di inizio anni '70. Spazio alle trame eversive. Poche scazzottate, pochi inseguimenti e nessuno spazio a personaggi farseschi in stile fratelli Marrazzi. Un Salerno epico, uno strano Adorf, un deludente Sancrotti e una stranamente oscura Melato. Nel complesso, un must con qualche piccola sbavatura. Finale notevole.
Commento di: Il Dandi
Non è possibile confrontarlo con l'originale inglese "A for Andromeda" (andato perduto dalla Bbc) ma è lecito immaginare che non si tratti solo di un adattamento pedestre, perché fra i due intercorre ormai un decennio e per lo stile impresso da regìa e squadra di attori. Apocalittico e profetico (nonostante non vengano mai nominate le parole "computer" e "clonazione" i temi sono questi) riesce a rendere credibile le ingenue scenografie d'epoca grazie ai tormenti etico-scientifici della trama e a un cast di prim'ordine. Peccato per un avvio lento, ma necessario.
Commento di: Pigro
Suicidio di una undicenne in una famiglia in cui governa un padre (e nonno) padrone (e orco). Lo svelamento a tappe dei rapporti parentali è il tratto più suggestivo di un film che procede per elisioni, immobili piani sequenza e una freddezza devastante. L’osservazione di questo "rispettabile" nucleo borghese è spietata e affonda nelle ipocrisie e nelle violenze sotterranee, diventando agghiacciante ritratto di una società svuotata di morale. Ma mancano la visionarietà o il senso apocalittico di Lanthimoms o Haneke, modelli fin troppo evidenti.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Commedia girata con quattro soldi sfruttando la buona caratura dei due protagonisti, le cui qualità permettono di mascherare parzialmente la pochezza del copione. Inutile infatti girarci attorno: se già il soggetto - costruito attorno a una storia che per metà è descrizione del quotidiano d'un buono a nulla (De Rienzo) sempre in attesa della "svorta" e per l'altra metà un road-movie a due che a tratti sa quasi d'improvvisazione - non fa gridare al miracolo, anche la sceneggiatura (entrambi opera del regista Manzini) non si può dire...Leggi tutto sia un trionfo di genialità. Il film qua e là funziona appunto per la spontaneità e l'affiatamento dei "titolari del titolo", amici pronti a rinfacciarsi ogni cosa, a mandarsi a quel paese per poi dimenticarsene subito dopo ritrovando lo spirito solidale che li tiene comunque uniti. Chi sta messo peggio dei due è Cristian (De Rienzo), sicuramente più presente sul set di Palletta (Sermonti): senza un euro in tasca, svogliato, incapace di mantenere un rapporto minimanente onesto e corretto con la fidanzata (Vicario), finisce presto sotto osservazione di due brutti ceffi della zona che lo ingaggiano per un primo lavoretto e, fallito quello, gli offrono centomila euro per imbottire una macchina con 50 chili di cocaina e passare con quella la frontiera. Una bella somma, che Cristian vorrebbe dividere con Palletta coinvolgendolo nella rischiosa "missione". Si penserà che il film racconti di quest'ultima e invece no, ci si ferma all'organizzazione della stessa: l'assistente (Palacios) di un improbabile santone che si fa chiamare John Benzedrina (Manzini), infatti, spiega a Cristian che in Colombia per far passare la droga ai controlli delle unità cinofile usano l'urina di giaguaro. L'obiettivo, quindi, è procurarsi il prezioso liquido e non sarà facile, visto che lo zoo di Roma ha da tempo spedito i ricercati felini a Berlino e per trovarne altri tocca andare fino in Puglia. Sorvolando sull'improbabilità di buona parte delle soluzioni adottate dalla sceneggiatura, ciò che danneggia il film è il ritmo stanco della regia, che azzarda passaggi quasi autoriali pur in assenza dei presupposti minimi. Spesso si nota come si giri intorno alla stessa idea cercando di stirarla il più possibile con risultati strazianti (si vedano certi interminabili scambi al funerale nell'ultima parte,  l'inconcludente faccia a faccia con Benzedrina compreso di “trip”, la puerile scena dell'amplesso con la "balena"...) o si ricerchino la risata, la situazione imbarazzante, senza capire che per ottenere i risultati sperati servirebbero al contrario immediatezza e concisione. Fortunatamente qualche tocco che lambisce il surreale (soprattutto nella lunga parentesi al circo con un eccellente Rocco Ciarmoli) colpisce positivamente, ma i dialoghi sono sciapi, privi di vere battute e di fatto affidati alla grinta dei protagonisti, che non può da sola coprire gli evidenti difetti. Ultima parte che si spegne minuto dopo minuto facendosi insopportabilmente stiracchiata. Con un copione più efficace la coppia (che come tale è riconoscibile solo nel secondo tempo, dopo un primo dominato da De Rienzo) avrebbe potuto facilmente offrire molto di più.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Fa pensare un po' a un DIAVOLO VESTE PRADA privato dell'acidità che ne aveva sancito l'efficacia, THE HIGH NOTE, nel quale viene riproposto come centrale il rapporto tutto al femminile tra la principale (in questo caso una cantante di grande successo) e la sua assistente. La prima, ovvero la star un po' in declino, è Grace Davis (Ross), reduce da un album che non ha saputo rilanciarne l'immagine e che si prepara a recuperare qualche posizione con il solito album dal vivo. La seconda, Maggie Sherwoode...Leggi tutto (Johnson), lavora per Grace con rara meticolosità anche perché prima di diventarne l'assistente ne era grandissima fan. Dovrebbe per questo essere soddisfatta del suo lavoro e lo è, ma sogna di diventare un giorno una producer e quando si tratta di mixare il disco in uscita ne propone a Grace una propria versione (molto in controtendenza rispetto alle soluzioni proposte dal produttore ufficiale) che alla star piace. E qui Maggie si monta un po' la testa. Conosciuto un ragazzo al supermarket (Harrison jr.), scopre che è un cantante e gli si propone come produttrice fingendosi da tempo affermata nel campo. Lui accetta e le cose sembrano poter girare proprio come Maggie ha sempre sognato, ma gli inconvenienti e le incomprensioni sono dietro l'angolo... Non c'è niente di nuovo nel film di Nisha Ganatra (scritto da Flora Greeson a confermare un lavoro all-female), ma una certa grazia è indubbia e si rispecchia nell'approccio risoluto eppure sempre pacato di Maggie (ottima la scelta di Dakota Johnson, la figlia di Don e Melanie Griffith diventata celebre con l'eros patinato dalle sfumature grigie). Non si legge nei suoi occhi l'arrivismo o l'esaltazione cui il cinema americano ci ha abituato in personaggi simili: Maggie è una ragazza semplice, che ha le sue idee ed è riuscita comunque a stabilire con l'altezzosa Grace Davis un rapporto di fiducia e stima. Assecondandone i capricci certo, ma trovando in lei anche il rispetto e forse persino l'amicizia. Piace come la Johnson lascia emergere discretamente le aspirazioni di Maggie gestendole in modo del tutto diverso con Grace e con Kelvin, il giovane cantante al quale si sente legittimata di dare più di un consiglio in sala di registrazione. E così, tralasciando l'ultimo colpo di scena (decisamente forzato), la storia procede tra un concerto live al Caesar's Palace di Las Vegas (dove Grace si esibisce), le ore al mixer, delicati accenni sentimentali, inevitabili frizioni e fraintendimenti, un po' di cantate di qualità e qualche dialogo - un po' trito - da music business che però permette di godersi un simpatico Ice Cube in versione manager di Grace. E ci sta bene nel finale anche Bill Pullman come padre deejay di Maggie. Un buon casting per un film che si lascia vedere piacevolmente, scirtto con competenza pur senza mai davvero brillare. Eccessi di zucchero in alcune parti, ma d'altronde il film è politicamente corretto e intriso di buoni sentimenti, costruito seguendo le buone regole del cinema hollywoodiano di consumo. Epilogo tuttavia piuttosto patetico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Bella la vita sulla costa californiana per una scrittrice di polizieschi di successo (Brannagh) e la sua figlia diciottenne Lily (Gatlin Kate James); almeno fino a quando la seconda, mentre fa jogging al parco, non viene assalita da un bruto mascherato che tenta di violentarla. Interviene d'improvviso in sua difesa un giovane, Mick Grant (Austin James), il quale blocca l'uomo dicendo alla ragazza di scappare. Qualche tempo dopo i due si incontrano nuovamente e lei decide che forse è il momento di iniziare a frequentarsi, considerato anche l'aspetto piacente di Mick e il fatto...Leggi tutto che il suo ex fidanzato, Scott (Heartman), benché dica ancora di amarla, se n'è andato da poco a letto con un'altra... Tutto bene? Mica tanto... L'amorevole, schivo, gentile e ben piazzato Mick ha qualche ombra nel suo passato: dopo qualche ricerca Scott scopre infatti che poco o nulla è dato sapere del ragazzo, quasi fosse un vero fantasma... Da qui si moltiplicano gli interrogativi, i dubbi che assalgono tutte le persone che a Lily vogliono bene, a cominciare dalla madre naturalmente e dalla sua migliore amica (Bushman), anche se poi chi si attiva di più continua ad essere il suo ex, piuttosto viscido ma ansioso di poterci tornare insieme. Qualcosa a dire il vero fa pure lo spettinatissimo poliziotto (Muldoon) che si occupa delle indagini legate al tentativo di violenza carnale a Lily e di un successivo agguato a sua madre. Se quindi il fulcro della storia è il misterioso passato del ragazzo che ha salvato Lily al parco (tema comunissimo, per un thriller), ciò che il film cerca di fare è di complicare la vicenda con una serie di diramazioni che comunque si riallaccino al tema principale, senza trascurare nemmeno il mestiere della madre: persino i suoi romanzi polizieschi avranno infatti una parte attiva nella soluzione (a dire il vero piuttosto confusa) dell'enigma. Lo svolgimento non è dissimile da quello dei tanti prodotti televisivi di genere, pur se l'assenza di un protagonista in grado di dare una direzione al film con un'interpretazione superiore si avverte: dal momento che al centro della storia stanno i giovani, la resa è non scadente ma un po' anonima, con la Brannagh a fare da madre apprensiva e comprensiva relegata a un ruolo piuttosto insignificante. Ad ogni modo l'intreccio è sufficientemente intrigante e un minimo di curiosità riesce a metterla, ricorrendo ai facili meccanismi del caso. Più alto della media televisiva il numero delle vittime, ma la violenza resta bandita o quasi. Qualche scena di tensione al buio, inserita apparentemente più per dovere che altro, e un Austin James non troppo espressivo per la parte. Ha però saputo conquistarsi l'amore vero della bella Gatlin Green (oggi Gatlin James, per l'appunto), e c'è da pensare che i baci tra loro non fossero solo... finzione (il trasporto è curiosamente evidente).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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