il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL PRESIDENTE DEL BORGOROSSO F.C.
versioni, partite, storia
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269466 commenti | 8966 papiri originali | 47796 titoli | 19643 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: A casa tutti bene (2018)
  • Luogo del film: La pensione dove devono alloggiare a causa del mare in tempesta Ginevra (Crescentini) e gli altri
  • Luogo reale: Castello Aragonese, Ischia Ponte, Ischia, Napoli
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  • Film: Senza sole né luna (1964)
  • Luogo del film: Il pontile dove Bruno (Buzzanca) e il collega calabro si dividono perché quest'ultimo deve raggiunge
  • Luogo reale: Imbarco Borgo Medioevale, Torino, Torino
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Rambo90
Un adattamento abbastanza moderno e agile in cui Zeffirelli cura più di tutto la confezione e si sofferma sulla volontà di vendetta del protagonista, ben reso da un Gibson ispirato e adatto al ruolo. La prima parte scorre benissimo, un po' meno la seconda, fino al finale tragico che è restituito con la forza dello scritto originale. Meno calzante Glenn Close (forse troppo giovane); il cast è completato da una schiera di vecchie volpi di teatro che fanno la loro figura. Musiche di Morricone un po' in ombra rispetto al resto. Buono.
Commento di: Magi94
Un Canada da piccola cittadina, colmo di semi-povertà e brillanti prodotti consumistici che vengono dipinti da una fotografia non invadente ma dai magnifici contrasti, che svettano nella scena della lavanderia automatica, tra piccolo spazio d'intimità e la freddezza delle luci al neon. La storia rischia di essere lacrimosa ma evita qualsiasi divagazione melodrammatica; merito anche della bravissima protagonista, che porta sulle spalle l'intero film. I suoi intenti riusciranno fino all'inverosimile, ma è tutto sommato un prezzo dolceamaro da pagare per un film leggero e toccante.
Commento di: Noodles
Della probabile superstite della famiglia degli Zar s'è parlato (e filmato) tanto. Questo film, per quanto molto bello, risente della spettacolarizzazione a tutti i costi della scena, dimenticandosi spesso il centro della vicenda. È il difetto fondamentale di una pellicola a cui però poco altro si può contestare. La ricostruzione è perfetta, il cast non è da meno (i faccia a faccia Brynner-Bergman sono straordinari) e tutto sommato la storia è avvincente, sebbene si avverta spesso un deciso invecchiamento del lavoro. Da vedere, più per gli occhi che per cultura.
Commento di: Pinhead80
Abatantuono porta sugli schermi la migliore versione del personaggio che lo ha reso più celebre, ovvero il "terrunciello" gasato, pronto a difendere a tutti i costi l'onore della propria famiglia. Il connubio con Jerry Calà funziona bene e gli incontri-scontri sono divertenti. La carenza maggiore dell'intero film sta nella ripetitività della sceneggiatura, che si basa solo ed esclusivamente sulle strabordanti e logorroiche interpretazioni dei due protagonisti. Tante le battute cult che faranno sorridere soprattutto i fan più sfegatati. 
Commento di: Giùan
Ennesima considerazione sulla necessità che Villeneuve decanti il proprio talento a parte, non c'è dubbio che il progetto scivolosissimo del sequel di un film tanto iconografico ne confermi l'indipendenza autoriale, come testimonia l'attitudine a interpolare stilemi e registri del film di Scott con tematiche autonome del proprio cinema (da La donna che canta ad Arrival). Pesano la lunghezza che pare intesa come déjà vu all'originario (idem dicasi per la seriosità) e imperdonabili miscasting (Leto, la Wright). Splendida De Arnas, Gosling e Ford fan quel che devono e possono.
Commento di: Galbo
Autrice letteraria di grande spessore e personalità misteriosa (nessuno ne conosce la reale identità), la scrittrice Elena Ferrante, molto nota in Italia, è oggetto di un vero e proprio culto negli Stati Uniti. Il documentario che si apre con le parole di elogio di Hilary Clinton, è dedicato sopratutto a questo successo americano e presenta interviste con personalità letterarie che esaminano le qualità artistiche dell’autrice. Le parole più interessanti vengono da Jonathan Franzen mentre le dichiarazioni della scrittrice sono “recitate” da Anna Bonaiuto.  

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

L'idea su cui il film sembrerebbe basarsi, ribadita dal titolo italiano e da quello originale, più ricercato (tradotto suonerebbe un po' come “VENTO COL VIA”) è folgorante: a Rio Pico, un minuscolo paesino della Patagonia, l'unico svago è dato dal cinemino locale. Le pizze dei film, però, vi arrivano in condizioni pietose e devono essere rabberciate in qualche modo dal proiezionista, che le rimonta come capita cucendo come può i fotogrammi. La visione diventa di conseguenza qualcosa di mistico, come dimostrano alcune testimonianze degli...Leggi tutto scempi perpetrati per necessità: attori che entrano da una porta e immediatamente ne riescono senza dir nulla, immagini rovesciate, tagli, bruciature, dialoghi interrotti... E' l'ultimo cinema del mondo appunto, l'ultima tappa di un percorso accidentato che le pellicole compiono passando da mille mani diverse che le maltrattano in ogni modo. Purtroppo si tratta solo di uno spunto ripreso qua e là, perché poi la storia che ci viene raccontata tocca l'argomento solo marginalmente: i film manomessi sono uno dei tanti aspetti bizzarri di un paese fuori dal mondo, dove il progresso non è mai arrivato e dove si rifugia Soledad (Fogwill), ventenne in fuga dal caos di Buenos Aires finita lì in seguito a un incidente con l'auto. Vi si stabilirà a lungo, cominciando a conoscere gli strampalati personaggi che vi abitano e addirittura coltivando una relazione col "critico cinematografico" locale (Vena), di fatto un semplice appassionato di cinema (per quel che ne può capire in base a ciò che vede) poco sano di mente che con una specie di cinepresa in mano confeziona riprese da mal di mare (è zoppo e non usa certo treppiedi, carrelli o dolly) con cast improvvisati. Un attore vero un giorno arriva, però: è quell'Edgard Wexley (Rochefort) che lì tutti conoscono perché interprete di buona parte dei film proiettati. A Rio Pico lo accolgono come la star più grande e lui gioca col ruolo mostrandosi filosofo un po' come tanti, lì, a cominciare da un inventore di fumose teorie che un bel giorno parte per Buenos Aires scomparendo di scena per un bel pezzo. Tutto viaggia sui binari del surreale, con qualche buona scena che però nell'insieme si rende difficilmente digeribile. Apprezzabile la descrizione di un microcosmo autonomo lontano dalle tentazioni tecnologiche e sociali del progresso, ma la gran parte dei dialoghi sembra basarsi sul nulla, girare a vuoto, azzardare grandi interrogativi sulla natura stessa del cinema senza fornire né risposte né interpretazioni di sorta. C'è da cogliere il senso delle cose nascosto in qualche criptico passaggio che potrebbe suggerire chissà quali teorie sui massimi sistemi, ma dopo un po' tutto puzza di esperimento fallito, di un'ottima idea sfruttata in direzione di un ribaltamento non solo della finzione cinematografica ma della realtà stessa, con intenti alti cui non corrisponde una realizzazione all'altezza. Un'opera velleitaria e priva di una vera direzione, in cui a personaggi che potevano avere un buon motivo d'esistere non si riescono ad assegnare pensieri e azioni sufficientemente interessanti. Se il messaggio ultimo si coglie facilmente, è quel che si segue nelle diverse scene a lasciare perplessi, con tracce di un umorismo piuttosto infantile (si pensi al pubblico che all'unisono piega ripetutamente la testa per seguire al cinema i film traballanti del “critico”) associate ad altre più poetiche solo raramente ficcanti. Rarefazione e dispersione troppo spesso, insomma, si traducono qui in noia.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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E incrociando il titolo italiano con quello originale si può pure precisare chi è, la vittima dello stalker: MY MOTHER'S STALKER identifica infatti subito la protagonista, Bethany (Vaugier), una madre assennata che inizialmente vediamo organizzarsi per recarsi a una riunione tra vecchi compagni di scuola. Fa l'agente immobiliare, ha una figlia dagli occhi azzurri davvero preziosi (Redpath) e, per l'appunto, qualcuno che la spia nell'ombra: un tizio giovanile (Ballantyne), con felpa e cappellino da baseball sempre calato in testa. Alla rimpatriata, tra gli altri, ritrova...Leggi tutto Paul (James), un suo ex che aveva brutalmente lasciato per mettersi con quello che sarebbe diventato suo marito, quest'ultimo fuggitosene via per problemi con l'alcol quando la piccola Mel aveva ancora quattro anni. Diventato un bel ragazzo e realizzatosi sul lavoro, Paul non l'ha certo dimenticata, ma ahiloro la serata volge presto in tragedia quando una delle invitate viene uccisa in garage. Un'altra del gruppo (Verhiel), per puro caso un detective della polizia, subito si attiva per avviare le indagini prendendo di mira Bethany, che al tempo le aveva rubato il ragazzo e con la quale non corre certo buon sangue (anzi, pretende che si diano del lei!). Il rapporto tra le due proseguirà freddo e teso per tutto il film, con la detective che si fa agli occhi dello spettatore ogni minuto più irritante, con le sue ridicole supposizioni. Bethany frattanto subisce la corte del redivivo Paul, che riempie di attenzioni lei e la figlia mostrandosi seducente, brillante e non per ultimo invadente: quasi un secondo stalker! Già, e il primo? Scopriremo presto chi è, quando però già la storia s'è arenata proseguendo stancamente tenuta in vita solo dalla buona intepretazione della Vaugier e dalla vivacità della giovane Mel, finalmente una ragazza meno antipatica di quelle che siamo abituati a vedere in film del genere. David DeCotueau (anche se la firma in regia è di Mary Jackson) dirige, produce e si occupa pure della fotografia (sparatissima, frequentissime le luci sparate in faccia) senza convincere granché in nessun campo, pur se comunque riesce a evitare la trappola del sentimentalismo d'accatto e a non annoiare troppo. Di tensione se ne respira poca, il finale (che sarebbe potuto essere facilmente assai splatter e invece...) è costruito in modo elementare e non basta qualche notazione un po' meno banale della media a salvare un thriller in cui il colpevole è facilmente intuibile. Colpisce come alla riunione di classe partecipi gente che pare avere le età più diverse (la detective potrebbe essere la madre della seconda vittima, per dire), segno di un casting che lascia a desiderare. Sicuramente meglio la prima parte - in cui un minimo di mistero esiste - della seconda, in cui tutto l'intreccio si riduce a un gioco a tre ben poco stimolante.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Vecchia convinzione dei genitori, credere di poter sempre sapere cosa sia bene per i figli e cosa no. Qui, nello specifico, tre padri si alleano clandestinamente per eliminare dalla scena i pretendenti delle tre loro figlie, che giudicano irrimediabilmente inadeguati. L'unico che pareva disporre dei requisiti necessari viene spietatamente mollato sull'altare da colei (Gioli) che perde la testa appena rivede di fronte alla chiesa la vera anima gemella, del suo stesso sesso. Apriti cielo! Papà Arturo (Giallini) non sa più che pesci pigliare e si accorge che nelle sue stesse...Leggi tutto condizioni sono Sergio (Battiston) e Antonio (Salemme): il primo vede la propria figlia insidiata da un di lui vecchio compagno di scuola che già all'epoca aveva fama di playboy incallito, il secondo da un trapper (Biondo) che pare avere in testa solo i soldi. E' la tendenza delle commedie di questi anni: l'alleanza strategica e sotterranea per combattere subdolamente situazioni scomode. Senza grande fantasia i tre escogitano un sistema di mutua collaborazione per distruggere - agli occhi delle figlie - l'immagine di chi le insidia. E le madri? Restano in attesa: chi spingendo perché l'azione del marito abbia successo (Lodovini), chi guardando con inveterato scetticismo alle capacità risolutive del coniuge (Ferrari e Pandolfi). Ravello orchestra le danze forte di una sceneggiatura già rodata, dal momento che siamo in presenza del solito remake (di una commedia spagnola, questa volta). Il copione tuttavia non sembra sposarsi troppo ai tre protagonisti in campo (perché è evidente che i veri motori comici del film siano i tre padri): Giallini in particolar modo pare lontano dalla sua esuberanza tipica, costretto in una figura posata che poco concede alle abituali escursioni nel romanesco. Salemme si barcamena con mestiere e Battiston ricorre a un talento nel recitare che gli è ormai riconosciuto; ma troppo caricaturali sembrano le figure delle figlie, ribelli per natura e schiave di una visione moderna del mondo dalla quale i genitori sono distanti anni luce. Regia che pensa a sostenere il ritmo scoppiettante, meno a dare un minimo di credibilità alla vicenda, sospesa in quel clima che troppo spesso sfocia in un grottesco di maniera cui però fanno ahinoi difetto le battute. L'atteggiamento dei tre padri ha tratti simpatici, ma nel complesso ci voleva più acutezza, maggiore incisività per dare al film uno sprint superiore, che non desse l'impressione di ricadere senza speranza nei soliti cliché. Per non parlare di un finale conciliante con ripensamenti inevitabili utili al riavvicinamento generazionale, sorrisi e abbracci d'ordinanza per soddisfare i fanatici dell'happy ending. L'ottica prettamente maschile scelta dal film costringe le donne a parti modeste, stereotipate, e sui giovani è bene non contare, da un punto di vista della commedia: servono solo come motivo scatenante, spalle anonime da muovere come più fa comodo...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE