il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

AI CONFINI DELLA REALTA'
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274966 commenti | 9061 papiri originali | 48876 titoli | 19975 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: La nottata (1975)
  • Luogo del film: La strada dove Susy (Sperati) e Angela (Javicoli) propongono in vendita l'anello ad un taxista
  • Luogo reale: Via Carlo Maria Martini, Milano, Milano
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  • Film: Caldo soffocante (1991)
  • Luogo del film: La casa dove abita Marie Christine (Boisson)
  • Luogo reale: Via Girolamo da Carpi 6, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Buiomega71
Un Sordi straordinario (che si mangia tutto il film) e una Muti in formissima regalano pezzi di altissima commedia italiana innestata nel cinepattenone. Purtroppo si deve fare i conti con l'inutile, fastidioso e terrificante episodio "fantasmatico" con Greggio che rovina irrimediabilmente il divertimento. Boldi e De Sica (meno in forma del solito) stentano a decollare (la coppia aperta, il buddismo, le cafonate romanacce di De Sica e della Rinaldi pre-Gerini e Verdone di Viaggi di nozze) e la coppia gay Frassica (bravissimo) e Roncato si risolve in derive più o meno omofobe.
Commento di: Zampanò
Ideale messa in scena di "Ferito a morte" della combo La Capria-Caprioli ma più edonista, salvo la penombra finale. Ben diverso da un film balneare perché il paesaggio non resta inerte: è la stessa costa d'Amalfi a far da motore caricando i villeggianti come bambolotti farfalloni. A mare spento infatti i balocchi non si muovono più. Opera senza trama riconoscibile ma percorsa da venuzze seminarrative. La Valeri e Leroy smaglianti. Grazie al colore, è il film anni 60 più acquatico: l'azzurro positanese inumidisce la pellicola, nessuna Rapallo c'era riuscita prima.
Commento di: Buiomega71
Un Boldi scatenatissimo fa faville di rumorosa e irresistibile comicità fisica con l'affiatata coppia Bernabucci/Mattioli, forse ancor di più che nell'episodio di Fratelli d'Italia (la parte finale allo stadio è un must). Il divertimento è quasi travolgente (la telefonata in diretta con Maurizio Mosca è un piccolo capolavoro), ma tolto Boldi resta ben poco. Inutile e fastidioso il segmento napoletano con D'Angelo, così cosi De Sica e Iacchetti e monotono Abatantuono simil Ras del quartiere (ma almeno le sevizie sulla povera zitella Luigia danno un tocco sadicamente grottesco).
Commento di: Jena
Howard ci parla della storia "vera" che avrebbe ispirato Melville, la quale però a conti fatti è meno interessante del racconto melvilliano. Svariati punti deboli: il confronto tra Hemsworth e il capitano figlio di papà fiaccamente svolto; l'incontro con la balena al limite del ridicolo (le basta una testata per affondare un veliero) e così tanta CGI da far quasi rimpiangere il mostrone di cartapesta del film di Huston; la parte survival banalotta e risaputa. Però c'è la grande professionalità e senso dello spettacolo di Howard, buon ritmo, bei paesaggi e un Hemsworth in palla.
Commento di: Rufus68
La babysitter vieta a Simon la visione dello show animato del coniglione Timothy. Quest'ultimo, però, si palesa subito, con fare poco rassicurante. Uno slasherino con tocchi perturbanti (il pupazzo vanta una vocina da cartoon che contrasta con le cruente azioni), ben fatto, seppur assai basico nell'impostazione drammaturgica. Alla fine della fiera ci si chiede, alle solite: esiste davvero Timothy o è solo la proiezione d'un bambino crudele? La brevità dell'insieme non consente di trasmettere un'atmosfera di mistero, ma solo di déjà vu.
Commento di: Pinhead80
Confuso e pasticciato horror fantapolitico che spreca malamente un cast stellare mettendolo al servizio di una storia che sa molto di riciclato e che non si segnala per nulla di positivo. Eppure l'incipit iniziale faceva ben sperare, con una scena che lasciava presupporre qualcosa di particolare. Invece, con il passare dei minuti, l'intrigo comincia a sgonfiarsi come un palloncino e ciò che rimane è un prodotto appena passabile che appare come un'occasione sprecata. L'unica cosa da salvare è il buon doppiaggio italiano.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Ambiziosissimo progetto wendersiano, prevede che in una Berlino ingrigita da un bianco e nero di grande effetto si segua la quotidianità di due angeli (Bruno Ganz e Otto Sanders) coinvolti con altri come loro nella muta osservazione degli umani. Questi ultimi, a loro volta silenziosi, lasciano scorrere pensieri che, captati dagli angeli, si sovrappongono in una perenne, sussurrata litania entro cui leggere le differenze sociali e di approccio alla vita. Mai emergono tuttavia quella rabbia e quel risentimento che in molti casi ci si aspetterebbe di ascoltare, e per questo la somiglianza di...Leggi tutto fondo delle voci, delle loro riflessioni che spesso si slanciano in afflati poetici, tradiscono in alcuni casi un forte distacco dalla realtà, un abbandono costante a una malinconia ineludibile che riesce difficile associare all'intera razza umana o quasi. Non che l'operazione non possegga il fascino intrinseco che ha saputo intrigare molta parte della critica, ma la ripetizione monotona di pensieri futili che presi singolarmente assai di rado coinvolgono induce alla sonnolenza; anche perché spesso non in grado di elevarsi da quella piattezza attraverso la quale evidentemente Wenders (e Peter Handke, che con lui ha sceneggiato il film) ha deciso di conferire omogeneità al proprio lavoro; o forse è anch'esso un effetto ritenuto necessario per cullare lo spettatore conducendolo quasi estatico nella dimensione ultraterrena degli angeli. Per creare un film diverso, nuovo, caratteristica che gli va effettivamente ascritta come merito primario e che permette di fissare IL CIELO SOPRA BERLINO nella memoria lasciando che sedimenti nei ricordi. Così come sarà difficile dimenticare i volti dei due angeli, la ieraticità della loro postura, l'appollaiamento di Ganz sui tetti della città ad osservarla dall'alto. Perché Berlino emerge con forza, ripresa con magnfico gusto estetico (eccellente la fotografia di Henry Alekan) nei suoi spazi e nelle sue architetture, presenza fondamentale fin dal titolo e teatro ideale di un'avventura che è difficile poter immaginare in altro luogo (ci penserà il remake americano a farlo). Tuttavia, al di là della magnificenza offerta dalla patina esteriore (con il bianco e nero che si alterna a minoritarie, improvvise sequenze a colori), della potenza dell'idea e dalla novità della proposta, racchiusa da una colonna sonora "mistica" impeccabile, due ore e più ad ascoltare frasi perlopiù sconnesse, scelte sovente senza apparente criterio, a seguire gli angeli muoversi lenti, accarezzare bonari e invisibili i loro protetti, non sono facili da digerire. Anche perché se Peter Falk nella parte di se stesso, attore americano in trasferta per girare un poliziesco (doppiato dal soito fenomenale Giampiero Albertini), ha guizzi di commovente autenticità (ed è molto più presente di quanto la "partecipazione straordinaria" citata nei titoli possa far immaginare), non lo stesso si può dire per l'impossibile storia d'amore tra l'angelo "bruno" e la trapezista (Dommartin), portata avanti tra troppe sterili elucubrazioni sintesi delle velleità frustrate di una sceneggiatura lontanissima dall'impeccabilità. C'è sostanza, certamente, ma anche tanta supponenza.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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E' un po' l'equivalente del nostro LE BARZELLETTE ma molto più strutturato e, diciamolo, più divertente. L'idea del produttore (Meloni) che sogna di realizzare una pellicola composta esclusivamente da barzellette sporche e scorrette viene inserita durante il film come traccia sulla quale innestare una lunga serie di barzellette slegate dal contesto; che si inseriscono per l'appunto nella storia senza essere presentate e senza un vero perché, nella maggior parte dei casi, semplicemente confondendosi...Leggi tutto e spezzando la trama la quale poi altro non è che un lungo muoversi negli studios di produttore e regista (Cantone) alle prese coi problemi relativi al film stesso in un HELLZAPOPPIN' caratterizzato da volgarità e nonsense. Non manca tuttavia un certo gusto, nell'andare a toccare gli argomenti classici inseriti nei “jokes” di tutto il mondo (ebrei, neri, preti pedofili, medici spietati e naturalmente molto sesso). Dietro la macchina da presa Jerry Daigle e Christopher Meloni (che quindi nella realtà non è il produttore ma il regista, del film) fanno un buon lavoro: tengono piuttosto alto il ritmo, dirigono bene il cast (nei limiti del possibile) e sfruttano con furbizia una sceneggiatura meno peregrina del previsto, che infila sì qualche barzelletta arrivata persino da noi ma che sa anche trovarne di spiritose, divertenti e, in alcuni casi, davvero politicamente scorrettissime! Tenendo sempre da conto il falso sponsor (le “Little Vienna sausage”), piazzato un po' dovunque e presente pure in un paio di spassosi short pubblicitari, i due riescono a mattere in scena un film che resta perfettamente nel solco della vena demenziale del National Lampoon facendo funzionare le barzellette grazie alle adeguate interpretazioni del cast. Naturalmente non erano evitabili le gag terra-terra, le poppe e natiche al vento in gran numero e tutto ciò che costituisce il coté essenziale di ogni film del Lampoon, ma per una volta si riconosce il desiderio di dare all'accozzato insieme una forma superiore alla media, aiutati anche dal poter ricorrere all'effetto comico garantito da barzellette veloci e velocissime raccolte a grandi temi alternati (il medico in ospedale, i due baristi, il prete grassoccio, la maestra a scuola col “Pierino” di turno eccetera). Sembrava impossibile poter dare omogeneità a un simile maelstrom di spunti diversi, invece il tutto si amalgama con inattesa coerenza e, quand'anche non arriva a provocare la risata, perlomeno non irrita. Simpatiche molte discussioni tra gli autori e il regista riguardo a ciò che si può dire e non si può dire (“i bambini morti no!”), alle differenze tra un attacco “lecito” a una minoranza e uno illecito. Inevitabilmente discontinuo ma nel complesso piacevole (a patto di accettare lo spirito del progetto, non per tutti).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Era difficile concentrare in due ore una tal mole di ovvietà legate al fantacatastrofico; si trattasse poi nell'ennesima produzione a basso costo per le tv via cavo statunitensi uno se lo aspetta e dice va bene; ma qui i soldi c'erano, gli attori anche... Perché ricorrere a un simile ricalco becero di quanto di più scontato si possa incrociare nel genere? John Garrity (Butler), ingegnere edile di Atlanta e Allison (Baccarin) sono la millesima coppia scoppiata causa tradimento di lui; ma suvvia, è stato uno sbaglio e John tenta di riconquistare la moglie anche...Leggi tutto tramite il figlio piccolo Nathan (Floyd), che delle tresche di papà se ne frega. La Terra intanto è minacciata dalla solita cometa cattiva (qui chiamata Clarke in omaggio ad Arthur C., celebrato scrittore di fantascienza) che prima non se la fila nessuno e all'ultimo si scopre puntare verso di noi preparandosi a bombardarci con tonnellate di meteore che precipitano a grappoli un po' ovunque creando disastri indicibili. Considerata l'imminente distruzione totale lo Stato appronta in gran fretta dei bunker in Groenlandia (la Greenland del titolo) entro cui stipare un gruppo di “eletti”, cittadini selezionati in base alla loro utilità per una prossima lenta ripopolazione del pianeta. John è naturalmente tra questi e viene convocato come prescelto assieme a moglie e figlio ma, tanto per cambiare, al momento dell'imbarco sugli aerei diretti verso la Terra Promessa succede il finimondo e la famiglia si disperde, col risultato che a noi toccherà seguire i loro disperati tentativi di riunirsi mentre il mondo corre istericamente ai ripari retrocedendo a uno stato di egoismo selvaggio. Le avventure dei nostri eroi (e soprattutto dell'immarcescibile protagonista, duro e puro come pochi) non offrono un'idea vagamente originale che sia una, compresa quella del nonno fattore (Glenn) dalla scorza ruvida, mentre il fatto che il piccolo Nathan sia diabetico ha lo scopo di rendere ancora più commovente la vicenda alzando il coefficiente di difficoltà necessario a riportare ogni cosa al lieto fine. Si sarebbe portati a pensare che, considerato come il tipo di avventura non necessiti di troppi effetti speciali (che infatti per gran parte del film sono i grandi assenti), quei pochi saranno sensazionali. E invece, per quanto la differenza con un prodotto di serie B costretto ad arrangiarsi con una CGI immediatamente individuabile si noti subito, il bombardamento di meteore si esaurisce in un'unica bella sequenza con pioggia di fuoco in autostrada e un paio di visualizzazioni sui tg trasmesse in tv del disastro provocato all'impatto col terreno degli ammassi più voluminosi. Per il resto un po' di sventolate improvvise, il cielo arancione e viola con gli asteroidi apparentemente fermi sulllo sfondo, rimbombi assortiti, rade esplosioni. Fortunatamente Butler ha le spalle larghe e il film riesce quasi a reggerlo da solo, non molto assistito da una Baccarin accettabile ma perennemente sull'orlo del pianto e della disperazione. Se quindi l'impianto è da z-movie dei peggiori, la realizzazione riesce a mantenere il tutto su livelli decorosi azzeccando qualche passaggio di buona tensione che la colonna sonora di David Buckley potenzia tambureggiando. Purtroppo l'eccesso di miele col patetico riavvicinarsi della coppia che si ritrova ad amarsi più di prima, la povertà della storia e le troppe scene che sanno di riempitivo (si veda la zuffa notturna) non aiutano a dare sufficiente brillantezza a un film che a concepirlo e proporlo in grande stile ci voleva coraggio: “Meteore sulla Terra con famiglia in fuga verso il rifugio per i pochi prescelti”. “No, dai... ancora? Almeno studiamo una variante”. Macché. Ci si consoli con la regia svelta che offre una discreta tensione, le interpretazioni e qualche sporadico effetto vivace e colorato...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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