il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL CARCERE MINORILE DEL SAN MICHELE
abbandonato, ma non dal cinema
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269700 commenti | 8970 papiri originali | 47848 titoli | 19657 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Le giraffe (2000)
  • Luogo del film: Il cimitero dove Roberta (Ferilli) e Michela (Pivetti) vanno a seppellire loro padre
  • Luogo reale: Cimitero di Monte Porzio Catone, Via del Cimitero 14, Monte Porzio Catone, Roma
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  • Film: Prigionieri del male (1955)
  • Luogo del film: La strada dove, dopo che Nadia (Britt) aveva perso il treno, Sergio (Rabal) le propone di cenare ins
  • Luogo reale: Via Villa dei Misteri, Pompei, Napoli
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Jandileida
Opera "semi" prima di Fellini che già racchiude in sé tutti gli stilemi che trasformeranno poi il riminese in un aggettivo che vivrà ben oltre il passaggio terreno del regista. C'è infatti il sipario che si apre sul mondo fatato del fotoromanzo e svela personaggi umanissimi e piccoli (Sordi è un vero spasso); c'è già Rota, si scorge quell'onirismo che in seguito diverrà centrale e il tutto è filtrato da quella ricorrente malinconia da mare in inverno. Tuttavia, pur vedendosi l'impalcatura, il film è anche molto semplice nello svolgimento e mostra qualche lentezza non necessaria.
Commento di: Paulaster
Impiegato della CIA scampa a un massacro. Sceneggiatura densa di misteri che si svelano solo alla fine; nel mentre un ignaro Redford scopre che i servizi segreti possono essere deviati e progettare guerre di nascosto. Pollack ha gran senso dei ritmi thriller utilizzando stilemi da spionistico (intercettazioni e localizzazioni). Ruolo fondamentale della Dunaway, utile come spalla e per ammorbidire la tensione emotiva, anche se forse non è giocata benissimo la sua uscita di scena. Conclusione che fa riflettere sul potere politico di chi agisce nell'ombra.
Commento di: Daniela
in un piccolo paese del Kentucky, la giustizia è amministrata da un bonario ex trombettiere dell'esercito confederato, la cui rielezione a giudice è messa in pericolo quando assume posizioni impopolari come impedire il linciaggio di un giovane nero oppure organizzare il funerale di una prostituta... Ford dirige il remake di un suo vecchio film in questa commedia amabile ma che oggi risulta molto datata soprattutto nella rappresentazione dei personaggi neri che sfiora la caricatura. Simpatico Winninger, qui al suo unico ruolo come protagonista.
Commento di: Paulaster
Broker cinico eredita un casale in Provenza. Sceneggiatura che se fosse stata basata solo sui ricordi (ben fatti con Finney), sul vino e qualche differenza culturale, poteva anche funzionare. Invece è una commedia sentimentale e gli sviluppi son banali. Qualche incoerenza di età tra i vari ruoli (soprattutto la figlia illegittima) rende poco credibile la storia. Regia accettabile, ma trattandosi di Ridley Scott ci si aspettava di più. Fotografia con filtri blu (specie a Londra) che sembra una scelta discutibile. Crowe con la simpatia radente lo zero. 
Commento di: Zampanò
Non è l'habitat autentico bensì la lingua di Aci Trezza, che persino i siciliani non capiscono a fondo, a destinare questo film capitale all'universalità. Tutt'oggi 'Ntoni e famiglia possono essere pescatori indiani o algerini, dall'idioma a noi incomprensibile ma dalla comune fortuna. Il neorealismo lontano da Roma pare più genuino, cambia in sostanziale verismo. Desta ancora fascino la capacità dei pescatori di recitare così lievi e l'acribia di Visconti e dei vice (Rosi e Zeffirelli) nel dirigerli; della stessa magia sarà capace solo De Seta.
Commento di: Siska80
Gran finale (almeno per quel che riguarda i personaggi storici) di una saga diabolica ad alto tasso di sangue e tensione  che ha inaugurato egregiamente il ventunesimo secolo e che ancora una volta tiene col fiato sospeso fino all'ultimo. Non tanto per il destino di Hoffman (ormai segnato) quanto per la presenza di alcuni sopravvissuti alle trappole di Jigsaw: lo spettatore si domanda inevitabilmente chi tra loro sarà il suo successore (senza contare che anche l'ex moglie di Kramer genera non pochi sospetti). Il game over dà comunque soddisfazione (e brividi, grazie al main theme).

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Si sale di un piano e l'inquilino cambia sesso, ma di Polanski resta poco o niente. Allora dalla finestra si guarda sul cortile e si trova in Tobin Bell un dirimpettaio che pare più losco di quello che osservava James Stewart; ma William Hurt fare il Grace Kelly proprio non può... Per quanto la si giri salta sempre fuori qualcosa che stona. Gli strani tipi che abitano la palazzina ci provano anche a fare i cupi replicanti dei sinistri vicini...Leggi tutto polanskiani, ma davvero non c'è partita. Tranne per uno, quello che non a caso non si vede. Allora lì sì, il mistero tiene e da lì cresce. Come si era partiti? Jane (Lewis) decide di andare ad abitare nell'appartamento della vecchia zia morta cadendo dalle scale. Il suo compagno (Hurt) non la prende troppo bene visto che stavano progettando di vivere insieme altrove, ma i problemi sono altri: basta fare qualche piccolo rumore e quello del piano di sotto insorge. Chi è? Dovrebbe essere un'anziana ottantenne, ma se bussi o suoni non risponde mai. Cosa poi ci faccia poi tutta quell'immondizia fuori dal suo portone non si capisce. Dapprima fa trovare a Jane fogli in cui minaccia rappresaglie se non se ne starà in silenzio, successivamente addirittura un vademecum di pagine e pagine da seguire per ottenere il suo benestare... Bizzarro, se non altro, ma a questo punto la guerra è aperta e sappiamo tutti che in questi casi quella matta di Juliette Lewis non si fa pregare: salta sul pavimento, alza la musica, grida... Nel frattempo conosce qualcuno del palazzo e quando resta chiusa fuori di casa chiama a sistemarle la serratura proprio il dirimpettaio con la faccia equivoca (che è poi quella di Tobin Bell, già bello obliquo anni prima di “trasformarsi” in Jigsaw). Però - colpa anche di una fotografia piatta paratelevisiva poco indicata per un clima così opprimente - la tensione pare artificiosa, monta a fatica e gli inserimenti misterici che potevano dare inatteso senso al tutto arrivano un po' troppo tardi per caratterizzare il film in quella direzione (mappe, suggestioni egizie buttate lì). E così, se da una parte la lotta coll'enigmatico vicino almeno all'inizio trova spunti efficaci, dall'altra il solito clima di diffidenza che circonda la protagonista, cui amici e conoscenti danno ripetutamente della visionaria, è stantio. Quanto al mestiere di metereologo clownesco affibbiato a Hurt, che fa a pugni col suo aplomb al contrario serissimo - pare aggiunto giusto per sdrammatizzare di tanto in tanto, ma il suo è un personaggio grigio e totalmente anonimo. Il peso della pellicola ricade quindi quasi interamente sulla Lewis, che all'epoca se lo poteva permettere, mentre la regia azzecca qualche trovata d'effetto (il polistirolo, le maioliche che saltano, il finale con sorpresa) ma non riesce mai a stupire con impennate stilistiche che possano scuotere il film dalla sua traversata tranquilla nei mari del già visto. Anche le musiche non lasciano alcun segno e la cara vecchia Wendy ridotta a scialba portinaia dà la misura della distanza col superbo modello polanskiano. Oltre alla Lewis qualcosa di sfizioso e curioso si trova, comunque.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Caotico thriller australiano che cerca di valorizzare l'ambientazione desertica per caratterizzarsi in direzione di un pulp estetizzante in cui domina il non detto lasciando che la storia vada a comporsi un po' alla volta lasciando qualche buco. Si parte subito con un incontro nell'assolatissimo deserto: scambio di valigette, denaro per droga, ma l'orientale che sgomma via con quest'ultima salta in aria. Sorte poco diversa coglie il killer col denaro: pochi istanti dopo, per evitare un frontale con l'attraente Jina (Booth), esce di strada e ci resta secco. Arrivato giusto...Leggi tutto in tempo per assistere al cappottamento, il giovane Colin (Lyons) fa salire la bella bionda ancora sconvolta sulla sua auto e consegna la valigia coi soldi al poliziotto locale, Frank (Clarke), per coincidenza marito di lei. Si capisce che la storia comincerà a girare intorno ai tre divi e ai soldi, perché naturalmente i proprietari degli stessi non tarderanno a farsi sentire e a eliminare brutalmente chi si frapporrà sulla strada del recupero. Ma l'ambiguità dei protagonisti farà sì che le zone d'ombra aumentino esponenzialmente e che il film si trasformi in un classico noir moderno dalle forti tracce pulp. La fotografia dai colori sparati, che mette in risalto l'ocra del deserto e l'azzurro del cielo, comunica calore e una solitudine che la casa con piscina di Frank e Gina, situata in fondo a uno sterrato, circondata dal nulla, accresce. L'azione è spesso concitata (pur senza le estremizzazioni in cui spesso film così incorrono), ci si sposta dalla centrale di polizia al “Neverest”, il bar di fronte dove il trafficante morto nell'incidente iniziale aveva appuntamento con qualcuno alle 12.30, a giudicare dal foglio trovatogli in tasca da Colin; quindi sulle strade desolate, tra la terra riarsa e una piccola miniera. Emma Boothe è chiamata al ruolo di femme fatale e appena il marito la lascia in piscina con Colin fa scivolare via il costume e lo invita a tuffarsi mentre in paese si svolge una sfida tra bande musicali tanto per cercare di infilare qualcosa di orginale. Il sangue scorre parco, la violenza è contenuta rispetto ai canoni del genere. Si punta a raccontare prima di tutto una storia, ma lo si fa inciampando in una sceneggiatura zoppicante che la regia di Craig Lahiff non aiuta ad articolare meglio. I personaggi invece sono tutti piuttosto azzeccati, anche per merito di un cast ben scelto che vede imporsi il bravo Jason Clarke, indubbiamente adeguato al genere. Più si procede, tuttavia, più quei tratti singolari che parevano intrigare si fanno sempre più deboli andando via via a spegnersi in un'azione di maniera, con tanto di soluzione telefonata che convince poco... Si punta vanamente a stupire con veloci colpi di scena e imprevisti ribaltamenti di situazione, ma a soddisfare è semmai la discreta mano del regista – che ben sfrutta le location - all'interno di una perfetta aderenza agli stilemi noir/pulp del momento.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Denso di riferimenti al jazz fin dal titolo originale (il "Misty" da suonare è un brano di Eroll Garner), il primo film da regista di Clint Eastwood si apre sulle scogliere della West Coast e lì si sofferma, cercando fin da subito di dare un'impronta che per tutti i titoli di testa prosegue lasciando che sia la musica a commentare le immagini di Eastwood in auto lungo le strade panoramiche sul mare. D'altra parte David è un deejay, che in una radio jazz riceve sempre la telefonata di un'ascoltatrice che gli chiede di "suonare Misty" per lei....Leggi tutto Un disco che David mette volentieri senza poter immaginare che di lì a poco il destino lo porterà a conoscerla, la misteriosa ammiratrice. E' Evelyn (Walters), che al bar dove lui passa il tempo con l'amico oste (Don Siegel, il regista del CASO SCORPIO) una sera gioca a fare la femme fatale attraendo l'attenzione di lui (ops...), che da playboy incallito si fa avvicinare e conquistare. Una notte di fuoco, che però trascina con sé più di un problema. Perché Evelyn è piuttosto possessiva, esige di stare al centro dei pensieri di David e quando capisce che lui sta tentando di riallacciare i rapporti con l'ex fidanzata (Mills) comincia a dare di matto, alternando irritazione e sprazzi di follia ad altri in cui sembra la donna più ragionevole e conciliante si possa immaginare. Un comportamento schizoide che il protagonista fatica ad affrontare. Vorrebbe allontanarsene, certo, ma come farlo se le reazioni di Evelyn sono imprevedibili e pure pericolose? Un bel soggetto (mica un caso che Lyne ci abbia costruito poi parte del suo successo sfruttandolo in chiave più universale e urbana) che Eastwood regista mostra già di saper sfruttare con intelligenza, senza eccessi ma lasciando spazio agli attori (soprattutto al se stesso davanti alla macchina da presa, naturalmente), ricamando bene su dialoghi e personaggi (notevoli e carichi di sapida ironia certi scambi col sergente McCallum di John Larch) e trovando una solidità narrativa che diventerà sempre più parte del suo stile. Certo, non tutto è ancora messo a fuoco, gli inserti jazz nel copione talvolta si fanno forzati così come pare eccessivamente leziosa la lunga scena d'amore con la Mills sulle note della "The First Time I Saw Your Face" di Roberta Flack e sicuramente il rendez-vous finale non pare all'altezza delle premesse. Però la storia avvince, la Walters tratteggia una paranoica da antologia e Eastwood si conferma eccellente interprete per un ruolo che indubbiamente gli si addice (benché risulti difficile immaginarsi uno come lui intrattenere gli ascoltatori davanti al microfono). Si tocca un tema forte, si cede un po' sul versante sentimentale ma senza vere stonature. La tensione cresce mirabilmente e Eastwood piace per come si mostra spiazzato e titubante al di là delle apparenze da macho.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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