il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

LA LUNA
le location esatte
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277735 commenti | 9109 papiri originali | 49471 titoli | 20134 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Il suo nome è Donna Rosa (1969)
  • Luogo del film: Stabilimento “La Canzone del Mare”
  • Luogo reale: Via Marina Piccola 93, Marina Piccola, Capri, Napoli
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  • Film: Un viaggio chiamato amore (2002)
  • Luogo del film: La casa in cui abita la famiglia di Dino Campana (Accorsi)
  • Luogo reale: Strada Silla, Scanno, L'Aquila
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Noodles
Film di rara lentezza e noia, un'ora e mezza che non finisce mai e che scorre straziante in attesa che succeda qualcosa di particolare, che giustifichi la visione. Ma questo qualcosa non arriva mai. A poco servono le buone scenografie e le discrete location (sempre bellissima Bruges), uniche cose a salvarsi. Clamorosi il susseguirsi di errori, il montaggio disordinato e la sceneggiatura, confusa e piena di buchi. Per non parlare della scadente recitazione complessiva. Un film senza senso, senza genere, senza spiegazione.
Commento di: Daniela
Incastonati in una cornice che vede Clancy Brown nei panni di un sinistro gestore di pompe funebri, quattro racconti ispirati al principio che si devono pagare le conseguenze delle proprie azioni: una ladra alle prese con una creatura lovecraftiana, un collegiale dongiovanni sottoposto alla legge del contrappasso, un poveretto con una moglie dura a morire ed infine una babysitter che deve affrontare un serial killer. Più che le trame dei singoli episodi, colpisce e conquista l'eleganza della messa in scena, unita ad una vena ironica tenuta sottotraccia. Una piacevole sorpresa.  
Commento di: Herrkinski
Coppia di anziani vuole riportare in vita il nipotino morto attraverso la magia nera e il corpo-ospite di una donna incinta. Variazione sul tema dell'horror satanico che non brilla per esecuzione; se la coppia protagonista poteva essere interessante e qualche sequenza creepy è presente, il film è perlopiù ripetitivo, pieno di cliché (il metallaro "basement dweller" satanista non si può vedere nel 2020) e si risveglia vagamente solo nella parte finale, comunque abbastanza raffazzonata. Se si aggiunge una fotografia perennemente scura si capisce che il film è un esercizio superfluo.
Commento di: Daniela
Sono giovani, belli, in fuga dalle convenzioni sociali per vivere un'estate d'amore in mezzo alla natura, lontani da lavori umilianti e famiglie disastrate, ma il loro amore non può sopravvivere all'arrivo dell'inverno, al freddo e alla fame prima, alla modesta routine familiare poi... Pur considerato minore nella filmografia del regista, un film prezioso, in grado di donare momenti teneri e dolci nella lunga parentesi in cui i due amanti sono immersi in una natura benevola ma anche molta tristezza per il realismo impietoso con cui è mostrata l'evoluzione del loro rapporto. 
Commento di: Fabbiu
Esordio registico di Troisi che lo consacra tra i migliori interpreti italiani di quegli anni e formidabile autore di commedie "intelligenti", in cui il nostro mette sotto la luce dell'obiettivo il suo punto forte: la naturalezza dei personaggi. La commedia (in prima linea, sentimentale) scorre quanto il dialetto napoletano (altro punto di autenticità) e i personaggi sono costruiti bene (Lello Arena, ottimo comprimario), ognuno con una precisa personalità che si relaziona, nell'insieme, alle altre all'interno della dinamica degli eventi.
Commento di: Reeves
Terribile farsa che nei titoli di coda sembra addirittura chiedere scusa agli spettatori. Due poliziotti che dovrebbero essere la versione italiana di Starsky e Hutch (gli anni sono quelli) riescono a non far ridere proprio mai e Mario Bianchi fa le prove generali per il suo passaggio all'hard (vedi la sciatteria con cui è realizzata la scena tra la lesbica e uno dei due travestito da donna). C'è anche un sosia di Telly Savalas, ovviamente

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Aldrich al penultimo film piazza un rabbino nel far west e azzarda una strana commedia che ben poco diverte. Si lancia nell'avventura e sceglie come vero protagonista un personaggio davvero insolito cui Gene Wilder contribuisce a donare un'aria stralunata e fuori dal tempo che permette di cambiare il punto di vista rispetto a un genere codificato come pochi (e che anche per questo, va detto, è stato oggetto di parodie e rivisitazioni di ogni tipo). Partito dalla Polonia per raggiungere il "villaggio" di San Francisco dove insediarsi come rabbino e sposare una donna di cui...Leggi tutto ha solo un ritratto, Abramo Belinksi, che mai si separa dal suo cappello nero e dalla Torah, sbarca nella Filadelfia del 1850. Perde però il treno per Frisco, partito il giorno prima (c'è la febbre dell'oro laggiù!), e s'accoda a due loschi figuri che per 50 dollari accettano di accompagnarlo fin lì col loro carro. Poco dopo esser partiti, però, sbatton giù il poveretto e si tengono tutto il suo denaro, abbandonandolo nelle campagne solo e sperduto. L'incontro con Tommy (Fors), un bandito dal cuore tenero, lo salverà da più di un impiccio e i due faranno coppia fissa a lungo, traversando deserti e lande desolate a cavallo, fuggendo da chi li insegue dopo la prima rapina in banca e finendo catturati dagli indiani. Ma è l'atteggiamento risoluto e ostinato del rabbino a colpire: non cavalca il sabato, si rifiuta di usare le armi, predica la non violenza sempre e comunque, non capisce comportamenti che noi diamo per consolidati e naturali, nel Far West, facendo imbestialire Tommy il quale però, chissà perché, non lo abbandona mai al suo destino. Una coppia bizzarra, non c'è dubbio, ma che per riuscire a rendersi davvero simpatica avrebbe avuto bisogno di una sceneggiatura più brillante. Invece quel che accade sembra ripetersi con minime varianti dovute semplicemente alla diversità dei loro interlocutori. Troppo poco per giustificare ritmi catatonici da western quasi d'autore (non che Aldrich non lo sia) applicati a un genere che poco li accetta per natura. Tanto che forse lo spasso maggiore ce lo regala Oreste Lionello col suo virtuosistico doppiaggio di un Gene Wilder dall'accento straniero spesso in difficoltà con la lingua. Ford fa sostanzialmente da spalla: rappresenta la tradizione, l'aggancio al western che, col suo comportamento da cowboy tipicizzato, permette di far risaltare i contrasti con l'approccio bizzarro del rabbino. I due insieme suscitano tenerezza e lo sanno (si veda quando Tommy abbraccia l'amico per scaldarsi di notte), la regia provvede a muoverli in ambienti sempre ben ripresi (anche se la ricostruzione storica talvolta suona fasulla) ma non riesce ad appassionare nemmeno in presenza di scene sulla carta spettacolari (il doppio salto dalla rupe col cavallo). E il finale, con l'accenno all'immancabile duello, chiude senza gloria un film tronfio che non ingrana mai e che troppo di rado regala qualche sana risata liberatoria. La recitazione è di qualità, la confezione anche meglio, ma tutto è condotto sottotraccia, con l'ambizione di fare del cinema di qualità dimenticando che una commedia ha i suoi tempi, da rispettare. Anonima pure la colonna sonora.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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L'idea di scegliere come protagonista della storia un maestro degli effetti speciali è piuttosto originale: sono loro gli illusionisti del cinema (mica un caso se per i titoli di coda si è scelta la "Just an Illusion" degli Imagination), capaci di farti credere in una falsa realtà avvalendosi di tecniche all'avanguardia; per questo è plausibile che anche le forze dell'ordine se ne possano servire, in casi estremi. Dovendo proteggere De Franco (Orbach), un testimone scottante che ha deciso di tradire la criminalità organizzata, la polizia...Leggi tutto decide di fingere che sia morto per non doversi troppo preoccupare degli inevitabili agguati. Ma per farlo ha bisogno di un'azione eclatante che tolga ogni dubbio sul trapasso e per questo ingaggia Roland Tyler (Brown), effettista in campo horror che prepara così un delitto coi fiocchi in un ristorante italiano ("La gente"!): Roland stesso, travestito da gangster, spara a bruciapelo contro De Franco e lo stende in un tripudio di sangue. Tutto come previsto? Sì, ma il nostro non sa ancora che i poliziotti che l'hanno pagato sono corrotti e schierati dalla parte dei gangster! Tentano infatti di farlo fuori quanto prima, ma lui si salva e fugge pensando a come risolvere il suo grosso problema. Un noir d'azione, scritto meglio della media e con una vena ironica che non dispiace, perlopiù appannaggio del personaggio sicuramente più centrato che è quello di Leo McCarthy, lo sbirro buono, un Brian Dennehy baffuto che, rude e risoluto come sempre, sa dare una bella svolta grintosa al film; perché fin lì, con Brown protagonista, ci si era limitati all'ordinaria amministrazione contando soprattutto sulla trama e le singole trovate spettacolari (meno del previsto a dire il vero: gli effetti speciali non si sprecano). Con una regia (di Robert Mandel) poco brillante, spunti meno fantasiosi dello sperato e un ripiego su elementi tipici da guardie e ladri, non si sfruttano a dovere le grandi potenzialità dell'idea di base. Ci sono le solite maschere, il furgoncino attrezzato con ogni diavoleria pronto a trasfomarsi in una specie di Aston Martin bondiana, bombe ed esplosioni incendiarie, colpi a salve, illusionismo da maghi alle prime armi (la parete a specchio colpita dai proiettili di chi ci vede riflesso il buon Tyler) e un accenno di sesso troncato quasi subito: non c'è spazio per romanticherie inutili, bisogna pensare a portare a casa la pelle e non tutti ce la fanno. Quando è con la sua assistente (Gehman) Roland agisce citando i film che hanno realizzato insieme per farle capire l'effetto di cui ha bisogno e ogni tanto, anche per questo, emerge una certa artificiosità, con un protagonista piuttosto debole e una colonna sonora che inchioda subito il film alla sua epoca (pieni Ottanta), di cui F/X rappresenta l'anima "nobile" e di successo, pur non facendosi ricordare per nulla in particolare. Funziona lo spunto di base insomma, attorno al quale si cuce una storia come tante appena più stratificata nella sua costruzione ma decisamente banale.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Sette puntate di quasi un'ora ciascuna per risolvere l'interrogativo del titolo, un vero tormentone che vede il marito Carlo Ortesi (Rigillo) e il commissario Bramante (Capponi) unire le loro forze per stabilire cosa accadde ad Anna quel 5 dicembre, quando dopo una puntata dal droghiere scomparve come dissolta nel nulla. Il marito, convinto di vivere felicemente con lei, non riesce a farsene una ragione, il commissario non sa dove sbattere la testa perché i primi tre mesi di ricerche non sembrano portare a nulla. Poi d'improvviso, nella seconda puntata, si apre un mondo di ipotesi...Leggi tutto che sembrano andare in contraddizione con l'idea che ci si è fatti della donna e che coinvolgono una serie di personaggi insospettabilmente a lei vicini. A cominciare da Paola (Gabel), la bella collega sola che sembra guardare con un occhio più che interessato a Carlo, venditore di enciclopedie porta a porta ogni giorno più frustrato dal faticoso procedere delle indagini. La bravura degli autori sta nel saper far montare magistralmente la tensione escogitando continue svolte inattese e oscurando progressivamente non solo gli ultimi giorni ma anche il passato recente, di Anna. Il napoletano Rigillo per il ruolo di protagonista di questo singolare sceneggiato è scelta azzeccatissima e ce lo fa amare. Per la sincerità, l'umanità e quella caparbietà necessaria a far proseguire le ricerche che riesce a non apparire mai come forzata. Capponi, attore di rango, lo segue bene, non deve dimostrare l'infallibilità del suo Bramante ma al contrario la credibilità, evidenziando tutte le difficoltà di chi non sa dove appigliarsi e più di una volta è costretto a farsi guidare da Carlo, intervenendo però quando serve dimostrando bella autorità. Nel corso delle puntate scopriremo come ognuna di esse abbia un tema portante che lentamente ci accompagna alla soluzione disseminando la storia di false piste, di piccoli misteri autoconclusivi che però non dispiace affatto seguire (tranne forse il capitolo delle adozioni, meno legato alla matrice gialla che invece riguarda la maggior parte delle puntate). Notevole la scelta delle location, che con una fotografia meno televisiva e una messa in scena più ricca avrebbero sicuramente impreziosito di molto il risultato. Anche così, in ogni caso, una Roma periferica fa sentire forte la sua presenza variando bene il paesaggio. Colpisce l'accuratezza con cui sono dosati i tanti indizi che hanno il sapore del giallo puro e qualche coincidenza un po' eccessiva non danneggia troppo la plausibilità delle progressive scoperte. E se fino alla puntata cinque ci si accorge che effettivamente si è divagato oltre ogni limite, ecco che con la sei si entra nel vivo del mistero per non uscirvi più, pronti per il bel colpo di scena finale (che gli appassionati del genere azzeccheranno con un certo anticipo). Recitato con garbo e misura (c'è anche la "guest star" Silvano Tranquilli, in un ruolo marginale), ricco di scene che sanno come spiazzare e diretto da Schivazappa con meritevole agilità, DOV'E' ANNA si ricorda anche per il teso tema musicale di Stelvio Cipriani, eccellente musicista che provvede a una colonna sonora di tutto rispetto.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE