il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

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273247 commenti | 9030 papiri originali | 48509 titoli | 19845 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Il giovane Montalbano (2 stagioni) (2012)
  • Luogo del film: Il commissariato in cui lavora Salvo Montalbano (Riondino), prima di essere trasferito a Vigata
  • Luogo reale: Municipio, Via Umberto I, Sperlinga, Enna
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  • Film: Tre donne: 03. L'automobile (1972)
  • Luogo del film: La compagnia assicurativa dove Anna (Magnani) si reca per assicurare l'auto nuova
  • Luogo reale: Via Cristoforo Colombo 70, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Jena
Partenza stile Blair Witch Project con famigliola che parte per i boschi; poi c'è la solita leggenda narrata attorno al fuoco  (qui alquanto ridicola con una strega messa incinta dodici volte e la tredicesima da Satana in persona), quindi si prosegue con un noiosissimo girovagare per i boschi e improvvise esplosioni splatter a suon di intestini e budella varie. Infine la "sorpresona" finale che non si sa se ridere o piangere. Monoespressivo ingrugnato Moyer. Fortemente deludente e solita promessa horror (Darren "Saw" Bousman) destinata ad essere l'ennesimo flop?
Commento di: Herrkinski
Operazione ridanciana per l'esperto Wynorski che qui dà vita a uno spoof del cinema horror con una coppia che deve recuperare un libro magico dal castello di un vampiro. Il film però va oltre alla trama della vicenda principale, che è una presa in giro di Dracula; s'inseriscono siparietti ispirati dai personaggi di Hellraiser, Non aprite quella porta, Nightmare, Venerdì 13 e via dicendo, a dire il vero quasi mai divertenti. Siamo dalle parti di Saturday the 14th e affini; una farsa a tema horror con qualche intuizione azzeccata e tante gag cadute nel vuoto, spesso fin troppo puerili.
Commento di: Tarabas
Il veterano Perry Mason campa malamente facendo l'investigatore per un avvocato di Los Angeles, che difende una presunta infanticida. Dopo una serie di eventi, è costretto ad andare in aula in prima persona, rispolverando la sua laurea in legge. Scordatevi l'elegantissimo Burr. HBO racconta l'antefatto della carriera di Mason, un ritratto noir con un taglio che ricorda James Ellroy e la sua LA corrotta fino al midollo nonostante il sole perenne e le luci di Hollywood. Eccellente il cast in ogni ruolo e sontuosa la messa in scena, la storia è interessante ma non originalissima.
Commento di: Black hole
Come seguito è divertente, anche con una certa logica narrativa, smaccatamente sopra le righe ma mai "oltre", con una certa abilità nel modo di collocare i personaggi più o meno nefasti del nostro passato. Tante citazioni, dal frutto del peccato in avanti, compresa la ballad finale alla Dark Star... preludio alla grande sorpresa finale. Per essere un film leggero da birra e patatine ha una marcia in più, rispetto a molti altri!
Commento di: Magi94
Sulla scia della migliore tradizione carpenteriana, una delle più notevoli satire sugli Stati Uniti dell'epoca reaganiana. La fattura da film di serie B aiuta infatti a creare un'opera che, se da una parte non si prende mai troppo sul serio, dall'altra ha tutta la malizia e il tono scantonato per distruggere il mondo delle grosse corporazioni davanti al grande pubblico (in particolare le aziende private che producono materiale tecnologico bellico). Semplici ma belle idee fantascientifiche si coniugano a un'ottima regia d'azione e a spassionati toni da commedia (in)volontaria.
Commento di: Herrkinski
Tipica produzione Corman girata nelle Filippine, vede una "signora dei serpenti" che sopravvive solo grazie al loro veleno e all'energia vitale risucchiata dagli incauti amanti. Il film si segnala principalmente per l'ambientazione selvaggia, fotografata con inaspettata chiarezza, nonché per la presenza della graziosa Bang; il plot è banale e datato, girato in maniera a tratti confusionaria e senza brio, nonostante l'utilizzo di una buona quantità di pericolosi serpenti. La breve durata e la discreta confezione favoriscono la visione ma resta modesto, con un finale brusco e deludente

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Fa pensare un po' a un DIAVOLO VESTE PRADA privato dell'acidità che ne aveva sancito l'efficacia, THE HIGH NOTE, nel quale viene riproposto come centrale il rapporto tutto al femminile tra la principale (in questo caso una cantante di grande successo) e la sua assistente. La prima, ovvero la star un po' in declino, è Grace Davis (Ross), reduce da un album che non ha saputo rilanciarne l'immagine e che si prepara a recuperare qualche posizione con il solito album dal vivo. La seconda, Maggie Sherwoode...Leggi tutto (Johnson), lavora per Grace con rara meticolosità anche perché prima di diventarne l'assistente ne era grandissima fan. Dovrebbe per questo essere soddisfatta del suo lavoro e lo è, ma sogna di diventare un giorno una producer e quando si tratta di mixare il disco in uscita ne propone a Grace una propria versione (molto in controtendenza rispetto alle soluzioni proposte dal produttore ufficiale) che alla star piace. E qui Maggie si monta un po' la testa. Conosciuto un ragazzo al supermarket (Harrison jr.), scopre che è un cantante e gli si propone come produttrice fingendosi da tempo affermata nel campo. Lui accetta e le cose sembrano poter girare proprio come Maggie ha sempre sognato, ma gli inconvenienti e le incomprensioni sono dietro l'angolo... Non c'è niente di nuovo nel film di Nisha Ganatra (scritto da Flora Greeson a confermare un lavoro all-female), ma una certa grazia è indubbia e si rispecchia nell'approccio risoluto eppure sempre pacato di Maggie (ottima la scelta di Dakota Johnson, la figlia di Don e Melanie Griffith diventata celebre con l'eros patinato dalle sfumature grigie). Non si legge nei suoi occhi l'arrivismo o l'esaltazione cui il cinema americano ci ha abituato in personaggi simili: Maggie è una ragazza semplice, che ha le sue idee ed è riuscita comunque a stabilire con l'altezzosa Grace Davis un rapporto di fiducia e stima. Assecondandone i capricci certo, ma trovando in lei anche il rispetto e forse persino l'amicizia. Piace come la Johnson lascia emergere discretamente le aspirazioni di Maggie gestendole in modo del tutto diverso con Grace e con Kelvin, il giovane cantante al quale si sente legittimata di dare più di un consiglio in sala di registrazione. E così, tralasciando l'ultimo colpo di scena (decisamente forzato), la storia procede tra un concerto live al Caesar's Palace di Las Vegas (dove Grace si esibisce), le ore al mixer, delicati accenni sentimentali, inevitabili frizioni e fraintendimenti, un po' di cantate di qualità e qualche dialogo - un po' trito - da music business che però permette di godersi un simpatico Ice Cube in versione manager di Grace. E ci sta bene nel finale anche Bill Pullman come padre deejay di Maggie. Un buon casting per un film che si lascia vedere piacevolmente, scirtto con competenza pur senza mai davvero brillare. Eccessi di zucchero in alcune parti, ma d'altronde il film è politicamente corretto e intriso di buoni sentimenti, costruito seguendo le buone regole del cinema hollywoodiano di consumo. Epilogo tuttavia piuttosto patetico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Bella la vita sulla costa californiana per una scrittrice di polizieschi di successo (Brannagh) e la sua figlia diciottenne Lily (Gatlin Kate James); almeno fino a quando la seconda, mentre fa jogging al parco, non viene assalita da un bruto mascherato che tenta di violentarla. Interviene d'improvviso in sua difesa un giovane, Mick Grant (Austin James), il quale blocca l'uomo dicendo alla ragazza di scappare. Qualche tempo dopo i due si incontrano nuovamente e lei decide che forse è il momento di iniziare a frequentarsi, considerato anche l'aspetto piacente di Mick e il fatto...Leggi tutto che il suo ex fidanzato, Scott (Heartman), benché dica ancora di amarla, se n'è andato da poco a letto con un'altra... Tutto bene? Mica tanto... L'amorevole, schivo, gentile e ben piazzato Mick ha qualche ombra nel suo passato: dopo qualche ricerca Scott scopre infatti che poco o nulla è dato sapere del ragazzo, quasi fosse un vero fantasma... Da qui si moltiplicano gli interrogativi, i dubbi che assalgono tutte le persone che a Lily vogliono bene, a cominciare dalla madre naturalmente e dalla sua migliore amica (Bushman), anche se poi chi si attiva di più continua ad essere il suo ex, piuttosto viscido ma ansioso di poterci tornare insieme. Qualcosa a dire il vero fa pure lo spettinatissimo poliziotto (Muldoon) che si occupa delle indagini legate al tentativo di violenza carnale a Lily e di un successivo agguato a sua madre. Se quindi il fulcro della storia è il misterioso passato del ragazzo che ha salvato Lily al parco (tema comunissimo, per un thriller), ciò che il film cerca di fare è di complicare la vicenda con una serie di diramazioni che comunque si riallaccino al tema principale, senza trascurare nemmeno il mestiere della madre: persino i suoi romanzi polizieschi avranno infatti una parte attiva nella soluzione (a dire il vero piuttosto confusa) dell'enigma. Lo svolgimento non è dissimile da quello dei tanti prodotti televisivi di genere, pur se l'assenza di un protagonista in grado di dare una direzione al film con un'interpretazione superiore si avverte: dal momento che al centro della storia stanno i giovani, la resa è non scadente ma un po' anonima, con la Brannagh a fare da madre apprensiva e comprensiva relegata a un ruolo piuttosto insignificante. Ad ogni modo l'intreccio è sufficientemente intrigante e un minimo di curiosità riesce a metterla, ricorrendo ai facili meccanismi del caso. Più alto della media televisiva il numero delle vittime, ma la violenza resta bandita o quasi. Qualche scena di tensione al buio, inserita apparentemente più per dovere che altro, e un Austin James non troppo espressivo per la parte. Ha però saputo conquistarsi l'amore vero della bella Gatlin Green (oggi Gatlin James, per l'appunto), e c'è da pensare che i baci tra loro non fossero solo... finzione (il trasporto è curiosamente evidente).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Accettabile thriller televisivo dalle dinamiche risapute che muove la sua storia intorno a una donna turbata (o "sclerata", come la definisce sua figlia) alle prese coll'inatteso tradimento del marito. Insospettita da movimenti sulla carta di credito che non capisce, Jill Dunne (Kapture) viene a sapere che sono riconducibili a un bell'albergo dove risulta aver soggiornato suo marito Sean (Roberts). Nello stesso periodo, però, a lei aveva detto di essere stato per lavoro da tutt'altra parte. Possibile? Certo che sì: con l'aiuto del direttore dell'hotel...Leggi tutto (Mancuso), infatti, Jill riesce a beccare poco dopo il consorte fedifrago in flagrante, pur decidendo di non entrare subito in scena. Si ubriaca con le amiche, fa percepire in casa una forte tensione, già alta per il difficile rapporto con la figlia diciassettenne Olivia (MacIsaac) e cede alle avances proprio del direttore dell'albergo, divorziato alla ricerca di una nuova anima gemella. Sul più bello, però, l'amplesso viene interrotto e Jill capisce che stava sbagliando. Il marito, ignaro di quanto appena successo ma infine smascherato, la vezzeggia, si scusa mille volte, le fa credere di aver cercato un'altra donna perché lei non lo ascoltava più come un tempo ("Non rigirare la frittata, Sean!")... Alla fine la persuasione funziona e i due decidono di prendersi una vacanza insieme alla figlia, che se la spassa felice con un coetaneo un po' tamarro. Torneranno a campeggiare a Stone Lake, verdeggiante località lacustre dove erano stati bene molti anni prima, ma il direttore piantato in asso non ci sta e, una volta saputa la loro mèta, decide di andarci pure lui. E qui il thriller, fin lì stemperato in una semplice storia di tradimenti reciproci, comincia a prender forma. C'è il maniaco, ci sono la famiglia in pericolo e un bel posto desolato che pare fatto apposta per tendere agguati nella notte. Purtroppo il tutto scade a questo punto nel già visto (e altrove decisamente meglio realizzato). Era più interessante seguire i tormenti di Jill, i ben studiati tentativi di rconciliazione dell'astuto Sean, uomo di un certo charme che sa come riconquistare l'affetto della moglie. Più insulso il rapporto complicato con Olivia, sempre pronta ad attaccare la madre e a smontarla con risposte acide talvolta ironiche per poi consolarsi tra le braccia del suo Zack (MacLeod). Il quadretto familiare ha una sua credibilità, Mitzi Kapture interpreta con sufficiente trasporto e qualità la sua Jill e più o meno tutti trovano il loro corretto spazio all'interno di una sceneggiatura che fino a quando deve regolare i rapporti tra i protagonisti funziona (laido e untuoso al punto giusto il persecutore cui dà il volto Mancuso). Convince meno quando dovrebbe far montare la tensione, ma qui è soprattutto la regia a mancare, forse anche per un'ambientazione tra i boschi che dice poco. Ad ogni modo siamo nell'ambito del giallo tv che offre quanto ci si può aspettare, con tutti i limiti del caso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE