il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

ATTICO MODERNO
con terrazzo e piscina
ENTRA
273658 commenti | 9037 papiri originali | 48586 titoli | 19876 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Il pianeta errante (1966)
  • Luogo del film: Casa Generalizia dei Padri Maristi
  • Luogo reale: Piazzale Marcellino Champagnat, Roma, Roma
VEDI
  • Film: Vengo anch'io (2018)
  • Luogo del film: Carcere di Rebibbia (uscita via Majetti)
  • Luogo reale: Via Raffaele Majetti, Roma, Roma
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: B. Legnani
Drammatico d'àmbito partenopeo-camorristico, diretto da un giovane Marino Girolami, con la spettacolare madre di Tina Aumont (poco prima della scomparsa) e il fascinoso Massimo Serato nei ruoli principali. Tolte le citate venustà, resta ben poco. Personaggi che si muovono con logica molto approssimativa, regià un po' incerta, scene di lotta e di massa girate in modo goffo. Parte finale che cerca il drammatico e trova il grottesco, nel senso deteriore. Il "procuratore" del processo camorristico è doppiato da Arnoldo Foà. Solo per completisti e per partenopei, viste le belle location.
Commento di: Noodles
Ennesimo film che si nutre della paura umana per le catastrofi universali, con la solita situazione disastrosa del mondo, il solito capannello di persone che provano a resistere e il solito personaggio che risulta più forte degli altri. Assomiglia tanto a A quiet place che, pur nella sua mediocrità, aveva un'idea di base originale. Questa è una scopiazzatura di precedenti pellicole e non aggiunge nulla a un filone ormai trito e ritrito. Scadente anche la recitazione, per non parlare dei dialoghi. Buone le sequenze sul fiume, unica cosa a salvarsi di questo brutto (e lungo) film.
Commento di: Siska80
La trama (seppur basata sulla consueta contrapposizione tra la bionda e angelica Desideria e la bruna e malvagia figlia dei lupi Selvaggia), i costumi, le scenografie, gli effetti speciali e soprattutto la regia sapiente di Bava junior (per quanto ci si aspettasse da quest'ultimo qualcosa di più originale e di maggior impatto visivo) sono accattivanti. Nemmeno il cast (principalmente quello straniero) se la cava male, a parte la scelta poco comprensibile di affidare il ruolo principale alla Falchi (per fortuna doppiata dalla brava Chiara Colizzi).
Commento di: Ira72
Considerando che si tratta di un b-movie non è affatto male. Lo script è abbastanza prevedibile (come prevedibile, d’altronde, è il colpevole facilmente individuabile). Però. Il film è scorrevole, non mancano discreti colpi di scena da thriller nostrani di altri tempi e si respira quell’aria casereccia che rende il tutto gradevole. Senza troppe pretese e senza volere fare paragoni con Margheriti senior, la pellicola potrebbe trovare estimatori nel pubblico dei nostalgici.
Commento di: Noodles
Tipico horror adolescenziale dei primi anni 2000, buono appunto se lo si guarda a quell'età, dimenticabile a una visione successiva. Il ritmo e lo spunto non sono male, il film scorre ed è piacevole. Sono troppe però le scene poco credibili o forzate. La sceneggiatura poi pecca nel finale, facendosi confusa e perdendo la strada del divertimento. Dialoghi di sconfortante banalità. Ci si può consolare solamente con le morti spettacolari ed efferate che attendono il gruppo di protagonisti. In mezzo a tutto questo però, francamente c'è molto poco.
Commento di: Rigoletto
Deludente? Era scontato che fosse così avendo alle spalle un capolavoro, ma la delusione maggiore, più che dall'essenza stessa del film, viene dall'improvviso cambio di rotta del personaggio-chiave. Nell'economia di una serie un simile restyling avviene di solito oltre il quarto capitolo, mentre qui lo si brucia subito senza aver avuto modo di esplorare appieno le potenzialità originarie. Non un brutto film, dunque, ma disequilibrato nel suo essere un numero 2 e, cosa di una gravità assoluta, mancante di quell'ironia "tagliante", prerogativa tipica di Krueger rispetto ad altri cattivi.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

L'undicenne Amy (Youssouf), senegalese a Parigi oppressa da una realtà familiare legata a tradizioni diverse da quelle europee, guarda con invidia alle coetanee ben più disinibite. In special modo a quattro ragazzine che hanno formato un piccolo gruppo di ballo (chiamato Mignonnes) col quale contano di vincere lo speciale concorso che si svolgerà di lì a poco. Di poche parole, intensa negli sguardi, intimamente triste, Amy sente che è arrivato il momento di dare una svolta alla propria vita. Non ha però ancora capito bene come, e questo la farà...Leggi tutto incorrere in ripetuti sbagli, atteggiamenti equivocabili, atti di ingenua ribellione... Un fratello più piccolo che è solo un inciampo, un altro poco più che neonato che non ne parliamo, una vecchia zia che si atteggia a saggia della famiglia ma non sembra in grado di capirla, una madre che ha da pensare al matrimonio dell'ex marito, che ha scelto di lasciarla per vivere con un'altra donna. Nessuno pare avere tempo per Amy, che si ritrova così sola in un mondo per lei difficilmente interpretabile, combattuta tra il rigore imposto dalla famiglia e dalla religione e l'allegria disincantata e (perché no?) provocante di quelle quattro ragazze che prima la guardavano come un'intrusa ma ora hanno deciso di accettarla nel loro gruppo di ballo. I primi passi in un mondo adulto che la regista Maïmouna Doucouré segue non senza malizia, sapendo che mostrare i corpi di ragazzine inguainati in tutine provocanti e aderenti espone a ovvie accuse. Il film decide di non arretrare; non esagera ma nemmeno finge che un certo mondo non esista, che i telefonini, le fotografie, l'accesso a una socialità diversa e universale non abbia in parte cambiato il nostro tempo. Perché chiudere gli occhi? Non si può credere che a undici anni non esistano pulsioni sessuali, ma non è certo questo ciò su cui il film fonda la sua storia. Vi rientra perché è un tema sotteso alla ricerca interiore da parte della protagonista, perché è parte integrante della vita, ma il percorso verso una veloce maturazione passa attraverso molto altro: il rapporto personale con le amiche, con la madre, con il ballo visto come atto liberatorio in cui sfogare tutta la voglia di comunicare gioia e innocente voglia d'esibirsi. Una regia competente, una bella capacità nel riprendere i volti e cogliere la spontaneità delle protagoniste, indubbiamente calzanti senza eccezioni. Per quanto appaia legittimo il desiderio (premiato) del film di raccontare una complessa fase preadolescenziale senza voler chiudere gli occhi di fronte alla realtà, non è difficile capire i motivi che hanno portato molti (troppi?) a condannare una certa insistenza nel riprendere i corpi spesso in costume o in calzoncini aderenti delle mignonnes. D'altra parte come raccontare il ballo moderno astendendosi da primi piani come quelli che il film ci mostra? Astuto espediente? Necessità? Portare in scena la femminilità a quell'età sarà sempre una sfida che comporterà rischi, rinunciarci a priori per timore di offendere qualcuno vorrebbe dire non raccontare una realtà che esiste. Polemiche che hanno distolto l'attenzione dal film vero e proprio, non eccelso ma piacevole da seguire e interpretato con bel trasporto da tutte le piccole protagoniste.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Prendendo le mosse da certe avventure omicide a due che in America passavano, in quegli anni, dai più tradizionali Bonnie e Clyde alle efferatezze di HENRY - PIOGGIA DI SANGUE, Davide Ferrario recupera - così scrive in coda al film - un fatto di sangue accaduto nelle campagne venete la notte del 30 giugno 1986 e lo riambienta nei paesi tra Bergamo e Milano (senza mai un riferimento geografico, però). Claudio (Bigagli) e Vincenzo (Parisini) sono due giovani di non molte speranze: più forte di carattere...Leggi tutto e deciso il primo, decisamente più arrendevole e succube il secondo (Bigagli), che funge anche da narratore. E' attraverso i suoi occhi che viviamo la stralunata vicenda, cominciata con un semplice diverbio e continuata con una prima vendetta (blanda) contro l'uomo che li ha offesi; da qui si apre la strada a una fuga verso il nulla, un tuffarsi in auto nelle tenebre di una notte appena rischiarata da rade luci, candele, segnali stradali, porte che si aprono illuminando con tagli netti l'oscurità. E' chiara la ricerca di uno stile che sappia dare forma a un'opera costruita come la fredda cronaca di azioni apparentemente improvvisate, che non seguono una logica precisa ma l'estro del momento. Vincenzo ruba un fucile e con quello in mano diventa un autentico pericolo pubblico: impossibile leggerne le intenzioni, prevedere ciò che farà, come si comporterà con chi deciderà di prendere di mira. Claudio si limita ad assecondarlo blandamente, soggiogato anch'egli dal fascino della libertà totale, di chi sente di non dover sottostare ad alcuna regola. Per riallacciarsi al nostro cinema on the road ricordano i Gassmann e Trintignant del SORPASSO, con un elemento fortemente dominante e l'altro che ne subisce la personalità senza mai riuscire a imporre una propria decisione. Che qui nemmeno pare esserci, a dire il vero, come se ogni barriera etica anche in Claudio fosse stata abbattuta. Uccidere o non uccidere: la differenza la avverte solo chi ha una coscienza, e Vincenzo non l'ha più. Ogni minuto che passa conferma quanto abbia ormai perso la testa. Mai gridando o salendo sopra le righe però: la sua è la follia di chi forse nemmeno si rende conto di cosa stia facendo, di chi insegue con gli occhi l'orizzonte tornando in sé giusto quando c'è da operare una scelta. L'unico vero amico è un americano in trasferta, Wayne (Sayles), che lavora in un parco dove ha costruito dinosauri per bambini e spacciatore a tempo perso, ma pure lui compare in tre o quattro scene. Perché è evidente come al di fuori dei due protagonisti gli altri siano figure di passaggio, ombre che si fanno bersagli di chi pensa solo a fuggire, da tutto e da tutti. Sanno di essere stati identificati, sanno di dover cambiare auto, sanno che la totale mancanza di accorgimenti per depistare li porterà presto all'arresto. Semplicemente non ci pensano: l'importante è solo godere del minuto successivo. La qualità nella messa in scena, supportata da una buona fotografia, eleva il film, che però soffre di una conduzione lenta che rischia di farsi per molti sfibrante. Immergendosi in quel mondo di tenebra, collocato in una terra di nessuno che Ferrario ha eletto a set itinerante, si potrano cogliere le molte qualità del film, ma non è impresa facile né per tutti. Bigagli (soprattutto) e Parisini centrano comunque bene i loro due personaggi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Aperto da un prologo in cui una vampira attira in una caverna nientemeno che Freddy, Jason e Faccia di cuoio per poi succhiar loro il sangue (“Dilettanti...”), TRANSYLVANIA TWIST è una parodia draculesca delle più tradizionali che Roger Corman produce infilando nel finale il celebre mostro/melanzana del suo lL CONQUISTATORE DEL MONDO e in mezzo alcune sequenze della VERGINE DI CERA per fingere un'ovviamente...Leggi tutto inesistente partecipazione di Boris Karloff. La storia è quella di mille parodie in tema (quattro anni prima non ci era andato molto distante nemmeno il nostro FRACCHIA CONTRO DRACULA) e vede Marissa (Copley), figlia del proprietario appena defunto di un castello in Transilvania, recarsi lì assieme a Dexter Ward (Altman, cui tocca in dote un nome puramente lovecraftiano), il quale ha scoperto come nel medesimo luogo sia custodito un prezioso libro capace di dare grandi poteri a chi lo possiede. Arrivati lì comincia la prevedibile trafila di gag: citi il castello e alla locanda tutti scappano, i facchini sono zombi e la carrozza ha il tassametro (ma non è male il Pinhead di HELLRAISER che esce da una sala di agopuntura). Si gioca come sempre con luoghi comuni sui quali è ormai difficile inventare qualcosa di nuovo e si tenta la parodia del new horror magari facendo tirare al “Tall man” Angus Scrimm le sfere d'acciaio di FANTASMI che i protagonisti respingono con mazze e maschere da baseball (cadendo parecchio in basso). Il Dracula di turno, chiamato Byron Orlock (la kappa va pronunciata col suono convenzionale della gola tagliata), è Robert Vaughan, mentre Van Helsing è un divertito Ace Mask, forse il personaggio più buffo in assoluto (benché pure per lui le battute scarseggino). Esaurita la prima parte in viaggio, la seconda è tutta al castello, con simpatiche incursioni metafilmiche che spezzano un po' le più compassate gag tra corridoi, dipinti degli avi (non manca quello della sosia di Marissa) e apparizioni delle immancabili tre vampire gnocche (ma la migliore resta la supersexy Teri Copley, non a caso di lì a poco covergirl di Playboy). Wynorski in regia riesce faticosamente a mantenere un certo gusto trovando momenti anche riusciti, ma a lungo andare la noia fa inevitabilmente capolino e in assenza di gag esplosive si registra una piattezza che non giova al film e lo apparenta immediatamente alle troppe parodie nate intorno alla medesima matrice. Sono comunque curiosi i continui riferimenti di Corman al proprio passato (e davvero, la melanzana gigante del finale lascia allibiti ora come nel '56), che solleticano la curiosità del cinefilo più di quelli (quasi sempre brevi e fuori fuoco) agli horror del momento o a Lovecraft. Parodia datata e in ritardo sui tempi, si fa dimenticare in fretta.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE