il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL RAGAZZO DI CAMPAGNA
le location esatte parte 2
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271348 commenti | 9002 papiri originali | 48230 titoli | 19733 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Verginità (1974)
  • Luogo del film: La villa in Sicilia di Salvatore Cascemi (Salerno), il barone che sposerà la giovane Santa (Vetusto)
  • Luogo reale: Villa Manetti, Km 19 di Viale Tivoli, Palombara Sabina, Roma
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  • Film: La famiglia Brambilla in vacanza (1941)
  • Luogo del film: La casa milanese della famiglia Brambila
  • Luogo reale: , Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Wander (79 episodi) (2013) di Vari con (animazione)
Commento di: Il Mostro
Tipica serie di questo nuovo millennio, animata in flash, con design angoloso (gli autori sono gli stessi del Laboratorio di Dexter e Le superchicche), ritmo (fin troppo) frenetico e colori fluo. Il protagonista è veramente insopportabile e ha una spalla femminile a tratti becero-femminista. Ad essere davvero simpatici e spassosi lo sono i cattivi come l'infantile Lord Terror, l'esasperato Comandante Occhio, suo braccio destro e (soprattutto) la perfida Lord Dominator, a metà strada tra un machiaccio e una femme fatale.
Commento di: Giùan
Alice e il suo gatto s'imbattono nei tre orsi impegnati a preparar un buon pranzetto: ne nasce un gran parapiglia ma i nostri eroi la spunteranno. Centrale nel corpus delle comiche di Alice perché si abbandona la gang simil Simpatiche canaglie e la live action (esclusa la presenza della Davis) vien spodestata dal cartoon (Ub Iwerks era entrato a far parte della squadra di Walt). I primi minuti sono occupati dalle ritrite gag tra Orsetto e la rana, ma la movimentata seconda metà regala piccoli brividi (Alice in un sacco in segheria) e la trovata dell'"esercito" delle 9 vite del gatto.
Commento di: Zoltan
Verdone è palesemente poco in forma e con poche idee e si butta su un tema di attualità mettendola però troppo sul piano del pietismo spiccio che porta il film a non convincere, anche perché non è controbilanciato da situazioni "comiche" realmente riuscite. I tre protagonisti insieme non funzionano, la Ramazzotti finisce per essere un personaggio fastidioso e Favino non sembra a proprio agio. L'unica componente che evita il disastro è il personaggio di Giallini, nei panni di un ineffabile cialtrone che per andare avanti trova mezzucci in grado di portare il sorriso. Non basta però.
Commento di: Enzus79
Due sorelle incautamente scatenano entità malvagie leggendo dei passi del Necronomicon. Storia abbastanza intricata che cerca di fare un minestrone prendendo dall'Esorcista e film simili. La pellicola non coinvolge più di tanto, pur avendo nei momenti di sangue quelli migliori, che fanno sentire qualche brivido dietro la schiena. Ben diretto comunque, ma non basta a fargli raggiungere la sufficienza.
Commento di: Anthonyvm
L'opera più matura e autoriale del regista tedesco, qui molto lontano dalle sfumature dark-umoristiche di Nekromantik. La vacuità della condizione umana, l'inanità della vita, la sofferenza che ne deriva, la morte come rivalsa e sollievo, la putrefazione del corpo che ne consegue. Un film profondamente deprimente, che evita i facili eccessi splatter per concentrarsi sul clima asfissiante e macabro che la materia trattata richiede. Geniale il giochetto metacinematografico del secondo episodio e spaventosamente attuale il massacro al concerto ripreso in soggettiva. Criptico e malsano.
Commento di: Jdelarge
Buon film caratterizzato dalla prova convincente del cast e da un'intrigante fotografia in cui prevalgono toni cupi e malinconici. Se da un lato funzionano i personaggi, dall'altro la trama, seppur interessante, è mal distribuita, risultando prolissa quando non serve e sbrigativa nei momenti che sembrano cruciali. Nel complesso il film è riuscito, ma avrebbe potuto dire molto di più.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Nell'incipit una giovane coppia si stringe la mano su di un ponte, s'incatena a un blocco di cemento e un attimo dopo scompare di scena, lasciando una sciarpa rossa appesa a un parapetto. Sotto scorre il fiume... Si ritorna a sei mesi prima e ritroviamo la stessa sciarpa: è il dono che Gary (Goodacre) fa a Emily (Kwiatkowski). I due sembrano una coppia felice e Jill (Hartley), la madre di lei, appena sa che la figlia ha un ragazzo lo è ancor di più; perché Emily soffre di depressione, è una sociopatica, è cresciuta senza il padre e anche se il fidanzato...Leggi tutto (Payne) di mamma è un brav'uomo non basta. Quando la diciottenne presenta Gary in famiglia si capisce subito che il tipetto non è troppo per la quale: pensa solo ai soldi, è un montato, arrogante, presuntuoso. Ma che ci si vuol fare... Se Jill mostra subito qualche riserva, il suo uomo la tranquillizza. Hai voglia: quando le famiglie dei due giovani s'incontrano (Gary vive con la madre e il fratello poliziotto dominandoli entrambi) sono presto scintille. Passa poco e Gary per una futile lite in auto accoppa un coetaneo. Processo veloce, condanna a 15 anni e la decisione di farla finita trascinando con sé la povera, indifesa Emily. Torniamo così alla scena dell'incipit: la telecamera di sorveglianza montata nei pressi del ponte non ha ripreso il tuffo ma le circostanze lasciano proprio pensare a un doppio suicidio. Jill tuttavia è convinta che qualcosa non torni e contatta un amico detective (Brazeau) per indagare sul caso. E qui comincia tutta un'altra storia, in cui al dramma di una madre si sostituiscono le indagini atte a scoprire cosa sia davvero successo, su quel ponte. Il film è retto discretamente da Lindsay Hartley, ex diva di soap come PASSIONI o LA VALLE DEI PINI riciclatasi in prodotti televisivi spesso a base thriller: l'interpretazione è sentita, il ruolo di madre risoluta le si addice (pure quando ci dà dentro, come vedremo l'anno dopo in ATTRAZIONE MORTALE) e tanto basta a dare vigore al tutto; in tv movie simili è già un passo avanti. Molto più smorti la figlia e il fidanzato, anche se nel caso della prima è il personaggio a richiederlo. Tradizionalmente inquadrata la figura del giovane maledetto di Jedidiah Goodacre, che si spinge spesso “oltre” con risposte spiazzanti per poi ritornare mansueto in modo da nascondere parzialmente la propria vera natura. Però la regia è svelta e riesce a cavarsela anche nel finale puramente thrilling senza troppo ricordarci i difetti del genere applicati al media televisivo e al suo pubblico. E in fondo anche i diversi momenti in cui si articola la storia sono studiati in modo da farla procedere senza pause inserendo un buon numero di particolari che permettano di non soffermarsi a lungo sul modesto valore della sceneggiatura. Intrattenimento dozzinale ma meno abulico della media cui questo genere di titoli ci ha abituati, con figure marginali (vedi il detective doppiato da Locuratolo) descritte credibilmente.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Superflua revisione Hammer del classico di Hitchcock, ne riprende in pieno l'impianto cercando di puntare ancor di più sulla brillantezza dei dialoghi aggiornando il rapporto tra i due protagonisti e aggiungendovi qualche piccantezza ovviamente impensabile ai tempi dell'originale. Purtroppo Anthony Page non è Hitchcock e in questo potrebbe esaurirsi il paragone. Invece va sottolineato che soprattutto Elliott Gould (altrove autore di prove ironiche riuscite) non ha il fascino che nell'originale era proprio di...Leggi tutto Michael Redgrave. E Cybill Shepherd, che fa di tutto per apparire spigliata, divertente e molto in gamba, finisce con l'ottenere l'effetto opposto cadendo in eccessi irritanti. Insomma, una coppia poco simpatica cui s'aggiunge una Angela Lansbury (la signora scomparsa, per l'appunto) a sua volta lontana dalla buffa interpretazione di May Whitty. Si ritrovano tutti e tre su un treno che nel 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, dovrà portarli dalla Baviera alla Svizzera. Robert (Gould), fotografo americano della rivista "Life" e Amanda (Shepherd), nota eriditiera specializzata in matrimoni e divorzi a soli trent'anni, si erano però già conosciuti la sera prima nell'albergo che li ospitava, dove lei si era sentita male dopo un'improbabile imitazione di Hitler in pubblico. Si ritrovano casualmente in treno ma non subito, perché inizialmente a fare amicizia sono Amanda e miss Froy (Lansbury), una bambinaia inglese maestra di musica piuttosto invadente che condivide con la donna una cena al vagone ristorante e che siede davanti a lei nello scompartimento. Il tempo di addormentarsi che al risveglio Amanda non la ritrova più; ma quel che è peggio, ed è più singolare, è che chi l'ha vista insiste nel ripetere che quella signora non è mai esistita, lasciando intendere alla bella ereditiera di avere le traveggole. Pure un medico che si aggira per i vagoni (Lom) non pare prendere troppo sul serio la donna e lo stesso Robert, che presto finisce per rivederla, sembra assecondarla più per l'avvenenza che non per la reale convinzione che stia dicendo la verità. Eppure chi guarda ha l'ovvia sensazione che qualcosa non stia andando per il verso giusto, in quello che poi era un tipico meccanismo hitchcockiano all'epoca mirabilmente messo in scena per uno dei migliori e più compiuti film del periodo inglese del Maestro. Il remake svela l'inconsistenza di fondo del plot e manca del virtuosismo registico di Hitchcock, che aveva fatto del film un terreno su cui sperimentare tecniche d'effetto all'interno di un vagone ricostruito interamente in studio. Debole l'ultima parte in cui subentra l'azione e ancor di più il finale con cantata. Del gruppo il migliore pare Herbert Lom, una volta di più impeccabile in un ruolo insieme candido e ambiguo. Il cast è comunque di tutto rispetto e la storia resta buona, pur se qui eccessivamente seppellita da dosi massicce di ironia forzata e sorrisini complici...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Antonioni dopo L'AVVENTURA continua il suo singolare percorso cinematografico estremizzando ancor di più i temi che nel film precedente sembravano emergere soprattutto nella seconda parte e che in L'ECLISSE troveranno in Monica Vitti (presenza comune dell'intera trilogia) l'interprete somma dell'incomunicabile e intraducibile disagio esistenziale che si fa stile. Stile che nella prima parte è ravvisabile ancora una volta nella straordinaria sensibilità...Leggi tutto con cui Antonioni riprende scorci suggestivi di Milano e di una Sesto San Giovanni che assume coordinate quasi magiche nella passeggiata solitaria di Lidia (Moreau): durante lo svolgimento d'una presentazione di un libro del marito Giovanni (Mastroianni), la donna infatti esce senza avvertire nessuno e vaga per la città prima di prendere un taxi e ritrovarsi in periferia. E' solo l'avvisaglia di un rapporto che si sta logorando; più per il sentimento di inadeguatezza e lontananza di lei che non di lui: ritrovatisi la sera a casa, i due raggiungono un locale notturno dove seguono le danze e i contorsionismi di una coppia di colore e poi, sempre su richiesta di Lidia, la festa in una grande villa con giardino dove si svolgerà la seconda parte del film. Qui la lontananza tra la coppia si fa progressivamente anche fisica: Giovanni e Lidia si mescolano agli invitati (mentre un'orchestrina non smette di suonare) e si fermano a parlare (più spesso ad ascoltare) i pensieri di altri. Giovanni in particolare si intrattiene con la figlia (Vitti) del padrone di casa, ambigua figura a sua volta oppressa da una una spaesatezza che la associa immediatamente ai due protagonisti; Lidia invece a lungo si muove da sola tra le terrazze vuote e l'ampio parco, intercettata solo saltuariamente da personaggi con cui intrattiene chiacchiere futili incapace di reagire a una spossatezza che la prostra. Si vive la situazione rimanendo sospesi in un clima rarefatto che è da sempre la cifra stilistica del regista; meglio centrato nella prima parte, in cui le architetture silenziose della città (in contrapposizione netta con le scene di poco precedenti in cui il rumoroso traffico del centro e il chiacchiericco alla presentazione del libro si intuiscono fondamentali per tracciare più a fondo il solco) e le sparute costruzioni in periferia danno la misura di un cinema orgogliosamente personale e unico, ammirato in tutto il mondo. Mastroianni e la Moreau, nella loro ricercata monoespressività, si fanno interpreti ideali del messaggio diventando strumenti di una comunicazione ambigua, indecisa, volutamente irrisolta. Fin dal primo incontro, nella clinica dov'è ricoverato un loro amico in fin di vita e dove una malata psiologicamente instabile li avvicina vaneggiando. Un cinema diverso, che si prende coraggiosamente i rischi di una narrazione lenta ed estatica, incappa in fasi interlocutorie che sanno di superfluo, affronta discorsi ambiziosi senza forse nemmeno saper bene come condurli, ma che rivendica un'impronta forte in futuro ripresa e sviluppata da intere correnti cinematografiche (la Nouvelle Vague). A tratti vacuo ma mai banale.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE