il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

LE STRELLE NEL FOSSO
foto di scena inedite
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273518 commenti | 9035 papiri originali | 48558 titoli | 19872 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Justitia (1919)
  • Luogo del film: Giardino degli oratori di S. Gregorio al Celio
  • Luogo reale: Salita di S. Gregorio al Celio, Roma, Roma
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  • Film: Il giovane Montalbano (2 stagioni) (2012)
  • Luogo del film: Il ristorante in cui Montalbano (Riondino) si reca per pranzare in diversi episodi
  • Luogo reale: Pizzeria Pura Follia, Via Nazionale, Scicli, Ragusa
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Michelino
Film davvero coraggioso, a cavallo tra il Sessantotto e gli Anni di piombo che non risparmia evidenti stoccate al partito che dominava la scena politica e offre un anticlericalismo di fondo tra complotti e giochi di potere. Funziona davvero tutto, in un mix di umorismo nero, satira e denuncia, Mastroianni composto e ironico nella parte, grandissimo Villaggio, istrionico Gassman, Tognazzi magistrale nei ruoli ricoperti e un indimenticabile Manfredi, anche se presente quasi nel finale. Inedita collaborazione Dalla-Venditti nella colonna sonora.
Commento di: Giùan
Nell'allevamento di polli di Alice e Julius arriva la gallina comunistaccia "Little red Hesnski" che rivendicherà per le bistrattate colleghe condizioni di lavoro più "umane". L'unico corto in cui compare la Shirley nel ruolo di Alice è uno dei più divertenti (oltre che meglio conservati) dell'intera serie. Si parte con Julius furioso per l'ennesimo party delle pennute ma il meglio arriva ovviamente con la gallina "rossa" camuffata con barba e baffi e il suo comizio che inneggia allo sciopero e al lancio di uova contro i padroni. Beffardo il finale. Massivo utilizzo dei balloon.
Commento di: Anthonyvm
Brutale shot-on-video con uno psicopatico misogino e drogato che massacra donne, uomini e bambini in preda a raptus di rumorosissima follia. Una nota di (de)merito al protagonista Giancaspro, che urla e saltella per ottanta minuti ritraendo estreme caricature di noti pazzi cinematografici (parla con un pupazzo come Corky in Magic, si confronta allo specchio alla Travis Bickle, balla en travesti come Buffalo Bill coi genitali ben esposti). Il problema è che al cinquecentesimo "fuck" e all'ennesimo effetto gore men che misero, lo spettatore implora pietà. Orrendo a vedersi e noioso.
Commento di: Cotola
Il film sconta una sceneggiatura inadeguata che ruota attorno a un paio di esili ideuzze, senza mai però riuscire a rivitalizzarle con spunti nuovi. I ritmi sono poco vivaci, i dialoghi poco brillanti, ma la coppia De Rienzo-Sermonti non è malvagia. Scritto e diretto da Antonio Manzini (l'ideatore letterario del commissario Rocco Schiavone), che forse farebbe meglio a continuare a dedicarsi al poliziesco. Poche le risate e le situazioni riuscite. Ma alla fine può avere un suo perché.
Commento di: Anthonyvm
Imbarazzante thrillerino a sfondo tecnologico che, mischiando Il silenzio degli innocenti, La finestra sul cortile e persino 2001, soffre della tipica ingenuità dei prodotti low-budget del periodo. Internet e social sono materia nuova da demonizzare, terreno fertile per imbastire improbabili trame di fanta-hacking con chatroom e voci robotiche che sembrano più un'esposizione di video art dei poveri che veri elementi informatici. Benché il film vanti qualche nome di spicco (Mastorakis alla regia, la Kinski e Roger Daltrey nel cast) la resa generale è misera. Un po' di trash rallegra.
Commento di: Rufus68
Chi ha ucciso il dottor Prescott? Forse l'appassionato ornitologo che, però, vanta un alibi di ferro? Su una sceneggiatura del britannico Philip Levene, Cottafavi filma un giallo televisivo ben strutturato nel suo svolgimento e di godibile fattura classica: resisterà il colpevole agli assalti degli investigatori? La recitazione è ovviamente di impianto teatrale, a tratti paludata, ma di inattaccabile precisione e compostezza. Lodevoli sia Ferrari che Caldani, mentre Alighiero profonde un apprezzabile tono ironico.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Thriller che punta molto sull'atmosfera esaltata dalla fotografia in bianco e nero di Douglas Slocombe, con bei giochi di luce che favoriscono il montare della tensione. Il ritrovamento di un cadavere nelle acque d'un lago di montagna durante il fascinoso incipit sembrava però aprire a qualcosa di diverso dal solito incubo chiuso tra le quattro mura d'una villa. Invece l'arrivo nella stessa della figlia paralitica (Strasberg) del proprietario, che a quanto pare è fuori qualche giorno per affari, prelude a un intreccio complottistico tipicamente discendente dal classico di Clouzot...Leggi tutto che sei anni prima aveva aperto la strada a un filone particolarmente florido. La storia quindi non sembra inizialmente stupire nessuno, con la giovane che, una volta accolta calorosamente in villa a Nizza dalla seconda moglie (Todd) del padre comincia, quando è sola, ad avere strane visioni dominate proprio dall'inquietante figura del padre. Una telefonata dello stesso (che lei non vede da dieci anni) sembrerebbe poterla tranquilizzare; invece no, perché quelle che anche il medico di famiglia (Lee) definisce allucinazioni non sembrano fermarsi e l'unico a credere nella giovane - che comincia a pensar male di chi la ospita - è l'autista (Lewis). Buona parte del film è occupata dagli sviluppi non particolarmente originali di un'idea presumibile in pochi istanti, a cui però si intuisce dovrà seguire un nuovo ribaltamento che dia un minimo di senso al tutto. Nell'attuarlo tuttavia non ci si accorge che le implausiblilità e le forzature non sono poche (non ultimo il finale sulla scogliera), con comportamenti che come spesso capita in questi casi si rivelano disonesti nei confronti dello spettatore, inseriti cioè esclusivamente per confondere le acque e mascherare la soluzione. Relegate le sorprese allo spiegone conclusivo, però, il film è costretto a vivere su poco o nulla, con dialoghi che restano nella norma e qualche simpatica idea in alcuni casi sintomatica di scelte piuttosto inspiegabili: si pensi all'immersione in una piscinetta poco più grande d'una vasca da bagno che vede l'autista nuotarvi come si trovasse in una laguna amazzonica (Argento saprà riprendere lo spunto ricavandone una scena davvero memorabile in un film in cui però si gioca per scelta con l'assurdo). Si apprezzano la buona resa degli interpreti (notevole la Todd, mentre Lee è decisamente in ombra), lo studio delle scene spaventevoli che al tempo devono aver sortito effetti terrorizzanti ben diversi da oggi, ma sono troppi i momenti in cui si ha la sensazione che la sceneggiatura di Jimmy Sangster sia tirata via, soprattutto in alcuni snodi cruciali della trama.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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La sprezzante definizione data dall'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (che non era nuovo a infastidirsi quando si toccavano inchieste che scavavano a suo dire con superficialità nelle ramificazioni economiche della mafia) a Rosario Livatino restò per sempre associata allo sfortunato giudice; giovane - è vero - ma fiero e risoluto come non troppi purtroppo hanno saputo esserlo in una terra in cui il crimine organizzato detta legge da tempo immemorabile. La storia di Livatino è la storia di un uomo onesto, integerrimo, che sapeva di mettere a rischio...Leggi tutto la propria vita eppure ha continuato a procedere nella retta direzione. Il film di De Robilant non ne focalizza benissimo le indagini, a dire il vero, e la materia delle stesse si fa spesso inafferrabile, fuggevole. L'attenzione si rivolge soprattutto alla ricreazione di un ambiente preciso, all'ottima caratterizzazione di personaggi cui contribuisce senz'ombra di dubbio un cast perfetto; a cominciare da Giulio Scarpati naturalmente, che bene interpreta le ansie, l'irrefrenabile desiderio di portare avanti ogni inchiesta scoperchiando una rete di connivenze per cercare di sconfiggere l'omertà che la protegge. Trovare per lui qualcuno che ne condivida le medesima sete di giustizia è difficilissimo e i pochi amici sono spesso destinati a fini atroci. L'atteggiamento comune (non estraneo nemmeno alla sua famiglia) è quello di chi preferisce tacere e occuparsi degli affari propri, guardando anzi con malcelato disprezzo allo zelo del collega. Emergono nei suoi confronti il chiaro menefreghismo, la superficialità, la voglia di dedicarsi ad altro (la caccia, per esempio, come nel caso del suo superiore) di un mondo che bene lascia capire perché sconfiggere una piaga come la mafia fosse allora e resti ancora un'impresa. Oggi gli esempi di cinema e televisione che hanno seguito il modo di raccontare freddo, per certi versi distaccato e antispettacolare, del film di De Robilant sono quasi la norma, al tempo invece va riconosciuto come fosse scelta piuttosto inusuale, lontana dall'epica tipicamente magniloquente con cui il cinema affrontava il fenomeno. Ci si avvicina qui molto alla realtà, lasciando che poi i sentimenti più profondi e tradizionalmente legati a quelle terre si facciano strada nelle eccellenti prove offerte da chi sa calarsi strordinariamente nel ruolo, come Leopoldo Trieste (il padre di Rosario). Più banale la figura dell'avvocato "fimmina" adffidato a una giovane Sabrina Ferilli, cui spetterà di avvicinarsi e consolare il protagonista. La regia centra l'atmosfera e il clima irrespirabile entro cui il giudice si dibatte, ma fatica a coinvolgere davvero nel lavoro di ogni giorno in ufficio e non sembra rappresentare un punto di forza del film, se non quando deve organizzare le singole scene sottolineando i giochi di sguardi e le mezze parole.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Ormai quasi settantenne, Harrison Ford è chiamato per la quarta volta a ricoprire i panni dell'archeologo più famoso del mondo. E già l'età porta a sorridere, se consideriamo che l'avventura nella saga di Indiana è sempre stata fortemente mescolata con l'azione. Lo è anche qui, naturalmente, con la non più adeguatissima condizione fisica del protagonista che diventa il grimaldello per una rilettura sempre più divertita del personaggio. Senza rinunciare alle caratteristiche della serie, la sceneggiatura di David Koepp non poteva...Leggi tutto che spingere sul pedale dell'ironia arrivando in alcuni momenti a sfiorare la parodia. Non punge però granché e lascia che i toni si facciano blandi, rimestando nelle solite teorie fantastiche secondo le quali l'uomo, alcuni millenni fa, era dominato da una razza superiore di origine extraterrestre cui appartiene il teschio di cristallo che Indy va cacciando assieme al giovane Mutt Williams (LeBeouf). E' quest'ultimo infatti che, superato un deludente avvio a due passi da una base militare statunitense dove si sperimenta l'atomica, coinvolge il protagonista in un viaggio a Nazca per far liberare sua madre (Allen), trovare il vecchio professor Oxley (Hurt) e andare alla ricerca della perduta Eldorado in Amazzonia. Parte insomma la solita caccia al tesoro che fa questa volta base in Sudamerica tra Inca, Maya e iscrizioni in linguaggi astrusi tradotte come sempre al volo dal nostro. Il nemico questa volta non sono i nazisti ma i russi guidati dall'aitante Irina Spalko (Blanchett), già collaboratrice di Stalin e a capo di un gruppo di militari sovietici la cui efficienza è da considerarsi pari a zero, considerata la facilità con cui si fanno fregare dai “buoni” nei modi più stupidi e prevedibili. Ma in fondo è evidente come ogni elemento sia riletto con toni da commedia, mentre le numerose sequenze d'azione possono usufruire delle nuove tecnologie digitali che ovviamente, associate alla consueta abilità registica di Spielberg (le carrellate sontuose, i movimenti di macchina straordinari, il gusto ancora infallibile per le inquadrature), danno vita a uno spettacolo che appaga l'occhio. Anche perché la fotografia di Janusz Kaminski regala contrasti di luce fortissimi quanto eleganti e le musiche di John Williams (che riprendono il tema classico in infinite variazioni) sostengono il tutto a dovere. Peccato che in assenza di azione i dialoghi ristagnino, i personaggi intorno al protagonista deludano (di rara banalità i cambi di fronte del vecchio amico doppiogiochista, insopportabili i deliri da santone di Hurt o i sorrisi da paresi facciale della Allen, si salvano giusto Labeouf e la Blanchett ma senza brillare) e che non si metta mano al montaggio per accorciare le eterne scene negli antichi sotterranei del finale. Insomma, non ci si può troppo lamentare dal punto di vista spettacolare, ma le scene "di raccordo" in cui dovrebbe svilupparsi la storia sono particolarmente fiacche e puerili, rispetto al passato. Lucas, qui soggettista, inserisce la rivelazione sull'identità paterna in puro stile STAR WARS privandola di ogni suspense e senza certo preoccuparsi di dover stupire qualcuno...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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