il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

CULO E CAMICIA
le location di... Montesano
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273967 commenti | 9043 papiri originali | 48666 titoli | 19903 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Comprarsi la vita (1990)
  • Luogo del film: L'hotel dove hanno sede gli incontri amorosi di Angela (Basler) e Giorgio (Berry)
  • Luogo reale: Hotel The Regency, Via Romagna 42, Roma, Roma
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  • Film: Imbarco a mezzanotte (1952)
  • Luogo del film: Il mattatoio presso il quale Dante Peroni (Silvani) porta il suo cavallo per la macellazione
  • Luogo reale: Via della Cinta Esterna, Livorno, Livorno
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Buiomega71
Una sequela degradante, disgustosa, misera e semiamatoriale di scenette pornografiche BDSM tra rapporti omo, lesbo, dominazione, pissing, penetrazioni, eiaculazioni e tutto il caravanserraglio del più bieco e squallido hardcore nostrano. Citazioni criptocinefile a Cavallone (le due orrende lesbiche che si toccano a vicenda tra i quarti di bue appesi e una che lecca la custodia del dvd di Spell) e una lettura, con masturbazione maschile, al libricino dedicato a Joe D'amato. Senza nessun costrutto né un minimo di contesto, peggio di un video hard di Luigi Atomico.
Commento di: Herrkinski
Antologia horror ispirata da cortometraggi di YouTube, è di fatto un insieme di 8 micro-storie legate da un episodio di raccordo in cui un DJ racconta le spaventose vicende. La cosa che colpisce in negativo è che nonostante la varietà ci si annoia quasi sempre; alcuni episodi sono poco più che degli intermezzi di poco conto, il girato di raccordo nulla di che e anche tra le storie principali è dura trovarne una che lasci il segno, essendo tutte appena abbozzate e spesso senza particolare senso. Un peccato, visti anche il cast generalmente decoroso e la confezione più che accettabile.
Commento di: Sardonicus
Laido, sordido e sudicio sono i primi tre aggettivi che sovvengono alla visione di questa pellicola. Questa volta però con accezione positiva: qui infatti Bava tiene la barra dritta per calarci in un immondo baratro di perversioni e depravazioni di stampo nichilista, talmente negative da farci odiare ancora di più la canicola estivo sudereccia che ammorba questo particolarissimo roadmovie. Film di pancia, maledetto e sfortunato, con recitazioni e dialoghi poverissimi, un doppiaggio orrendo ma che t'avviluppa fino al tragico e straordinario finale. Martellante musica di Cipriani.
Commento di: Anthonyvm
Una sorprendente, coloratissima, meravigliosamente intrippata rappresentazione visiva della psichedelia e del lato più gioiosamente "acido" dei Sixties, un viaggio sperimentale il cui indistinguibile stile è divenuto negli anni un punto di riferimento per molti animatori (fra tutti Terry Gilliam coi suoi lavori per il Flying Circus). Una testimonianza idealizzata, a tratti un po' ingenua e certamente figlia dei suoi tempi (soprattutto per quanto concerne il messaggio sull'amore universale), ma ancora oggi una gioia per occhi e orecchie. Gli amanti dei Beatles (e non solo) gradiranno.
Commento di: Noodles
Uno straordinario Matthew McConaughey è il mattatore di questo gran bel film sul dramma dell'AIDS tratto da una storia vera. Un film dallo stile secco e asciutto, con scambi di battute rapidi e microscene di grande intensità che si susseguono una dopo l'altra. Una tecnica interessante che si unisce al piacevole senso di amatorialità fornito dalla camera a mano. C'è spazio anche per un lato sentimentale, pur se non aggiunge nulla a una retorica inutile. È tutto rapido e freddo, come la malattia, Pochi i personaggi ma tutti uniti dall'amaro filo della solidarietà e del destino.
Acid space (2015) di Stefano Bertelli con (animazione)
Commento di: Anthonyvm
In un futuro lontano, su un pianeta dove è vietata la musica, un gruppo rock sfida un perfido dittatore. La peculiarità di questo film d'animazione in stop-motion (con frame-rate limitato) è di essere realizzato interamente con carta e cartoncino, fra personaggi stilizzati e origami a iosa. Tanto di cappello per la creatività e per l'evidente sforzo artistico, ma nel complesso l'esperienza non si rivela né mind-blowing come Yellow submarine, né divertente come South Park, né coinvolgente come The Lego movie. La resa è troppo amatoriale per reggere settanta minuti. Doppiaggio ottimo.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Anni prima che pellicole come THE TRUMAN SHOW (e ovviamente EDTV, che di questa è il remake) aprissero un filone c'era già chi a Montreal, in Canada, aveva pensato di immaginare un uomo comune per 24ore sotto l'occhio delle telecamere, intuendo le enormi potenzialità dell'idea. All'inizio esiste solo un concorso, al quale il protagonista Louis Jobin (Drainville) partecipa con scarse possibilità di vittoria. Ma al canale 19 - che l'ha indetto...Leggi tutto pensando appunto a un reality mirato - osservano chi ha passato al meglio le selezioni e capiscono che il pubblico non si potrebbe mai affezionare, a soggetti simili, tanto perfetti e sopra la media... E così si cambia: la vittoria viene assegnata a colui che è ha ottenuto meno voti. Cioè Jobin, commesso in un negozio di elettronica che vive con la madre ed è il prototipo dello sfigato senza apparente speranza di uscire dall'anonimato. E' quello che serve: qualcuno in cui il telespettatore possa immedesimarsi. Un ragionamento semplice, che sarà alla base di successi come il Grande Fratello e mille altri: la supposta mediocrità al potere. Poter vedere cosa fa davvero, durante il giorno, una persona come tante, poter eleggere a proprio paladino un signor nessuno! Jobin si alza, assonnato sale sul bus e va al lavoro... Non fa assolutamente nulla di particolare ed è proprio questo il suo valore aggiunto: il rappresentare con naturalezza la grande maggioranza della popolazione, che col tempo si abituerà ad averlo su schermo tutto il giorno sentendolo vicino, un amico sempre sotto osservazione che spingendo un pulsante appare e se ne sta lì, idealmente accanto a te, inoffensivo e tenero. Ciò che accadrà nel prosieguo è facilmente immaginable, anche perché non si può dire che la sceneggiatura sia virtuosa né tantomeno che la regia si spinga oltre l'ordinario. Il film sfrutta infatti l'ottimo spunto pedestremente, incapace di mantenere un ritmo accettabile sia per colpa di un protagonista fin troppo privo di carisma che di situazioni in cui non accade davvero nulla di appassionante. E visto oggi, in un'epoca in cui il pedinamento con trasmissione delle immagini è cosa di tutti i giorni e che riguarda milioni di persone senza che nessuno più se ne stupisca, LOUIS 19, LE ROIS DES ONDES colpisce per la sua (pur giustificata) ingenuità. Nel film la gente si mostra entusiasta, segue il nuovo evento come qualcosa di sensazionale, ne parla per strada discutendo di come Jobin passerà la giornata o di quale sarà la nuova ricetta che sua madre proporrà dalla cucina della casa più spiata della nazione. Reso ancor più smorto del previsto da una colonna sonora fitta di sintetizzatori, che restituiscono scene di un film inchiodato inesorabilmente alla sua epoca, è un'opera impostata senza alcuna ambizione, lasciata in balia di se stessa e degli incontri stinti di Jobin che, naturalmente, incontrerà una modella bellissima (de La Fontaine) prima di ripensare (così come gli autori stessi della trasmissione) a quanto sta accadendo per valutare tutte le implicazioni etiche del caso. Personaggi secondari mai divertenti e più in generale una commedia che si adegua all'agire trasognato di Jobin piuttosto che cercare la risata o la situazione brillante. Un film per molti versi assai limitato, per quanto curioso in relazione al tempo in cui è stato girato, con la riflessione in tema era ancora agli esordi (volendo ignorare Orwell e molti altri) pronta ad aprire scenari originali sfiziosi e a loro modo rivoluzionari. Giusto premiare quindi l'idea e una certa lunarità insolita unita a un garbo non comune, molto meno la realizzazione.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Rumorose avventure transilvane per il solito gruppo di studenti americani sciamannati. Convinti dal loro amico Rusty (Skoog) ad accompagnarlo per un semestre in Romania nel college locale di Razvan, costruito all'interno di un vecchio castello, i giovani non sanno che l'obettivo di quello è in realtà solo incontrare la splendida Draguta (Violette), conosciuta su internet. Una volta in loco (quindi praticamente da subito, dopo una breve presentazione atta a sottolineare la ricercata imbecillità di tutti i componenti del gruppo), Rusty e gli altri scoprono che il meraviglioso...Leggi tutto castello (realmente in Transilvania, a Hunedoara) non è affatto allegro e solare come appariva in cartolina. Perdipiù Rusty è il sosia di Radu, un vampiro tornato in vita per trovare un misterioso carillon che contiene lo spirito della sua amata, la quale rivivrà nel corpo di Lynne (Lyons), una delle tante bionde del gruppo che non appena il carillon si apre cambia personalità diventando feroce e spietata... Il sunto è che una volta in Romania si dà il via all'ennesima sarabanda semiparodistica pronta a saccheggiare i mille stereotipi del vampirismo. Naturalmente non mancano la spietata cacciatrice di vampiri del luogo (la sexyssima Vander, inguainata in completini aderenti da urlo), le tre assistenti di Radu complete di canini aguzzi sovente nude o in déshabillé e tutto l'armamentario che chi bazzica il genere conosce ormai a menadito. Il gioco sta tutto nel giostrare i diversi personaggi mettendoli costantemente a confronto in un caos corale dominato da urla, corse, battute grevi, sorrisi maliziosi, qualche spruzzo di sangue e persino un aggancio a Frankenstein: il padre di Draguta infatti (il nano David Steinberg al suo ultimo film, morirà l'anno dopo) sogna di correggere la gobba che affligge la figlia cucendo corpi altrui come da tradizione. Cosa c'è di nuovo rispetto alle troppe altre parodie in tema? Diciamo pure nulla, se non alcune tracce rade del politicamente scorretto frutto della matrice Nation Lampoon (doveva uscire come terzo capitolo televisivo della saga di DORM DAZE, prima che si optasse per una distribuzione in sala con titolo autonomo). Sostenuto da musiche rock e metal che aumentano la sensazione di roboante mascheramento d'un film di rara inconsistenza, TRANSYLMANIA offre esattamente ciò che ci si può attendere dalla lettura semplice della trama, con la consueta parata di belle figliole e maschi allupati a sgranare battute che si vorrebbero divertenti ma che funzionano in un caso su dieci... Se non altro la regia dei fratelli Hillenbrand si dimostra tecnicamente qualificata e il Castello dei Corvino di Hunedoara è davvero scenografico, ripreso dai due con belle angolazioni e luci suggestive.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Un Pupi Avati quintessenziale inserisce nel film gran parte degli elementi che ne caratterizzano da sempre lo stile. A partire dall'ambientazione retrodatata che ci riporta agli Anni Venti, quando sull'Appenino umbro un procacciatore fallito (Cavina), dopo aver provato ogni sorta di lavoro si occupa di convincere i contadini del luogo a convergere per il primo sabato d'estate alla balera sul fiume di suo fratello Loris, dove uomini in cerca di moglie incontreranno donne si presume disponibili allo stesso scopo. Il film tende da subito verso il finale, in cui sappiamo come l'evento...Leggi tutto riunirà i diversi personaggi che la storia ci farà conoscere. A partire da Ines (Cervi), dattilografa innamorata del figlio (De Rienzo) del suo datore di lavoro bolognese. Tornata dalla madre per le vacanze, aiuterà la sorella (Muti) di una ricca signora dal passato chiacchierato (Miglio) a trascrivere un romanzo in cui la prima ha intenzione di spiattellare nomi e cognomi dei cento amanti della seconda. Al gruppo di aspiranti ballerini in viaggio (guidati dal "fratello di Loris", di cui nessuno pare conoscere il nome) si unisce intanto anche un medico dal carattere solitario e schivo (Delle Piane), cui è stato detto che alla balera dovrebbe recarsi anche una sua vecchia fiamma della quale ha da tempo perso le tracce. Pretesti per raccontare le vite di personaggi spesso strampalati, figure bizzarre (si pensi al fotografo che commenta ogni suo scatto con un "E' venuta benissimo!" accompagnato da un sorriso smagliante) o semplicemente ben descritte, con quella cura e attenzione che da sempre Avati dedica ai suoi protagonisti. E' ancora una volta un film di luoghi e volti, di attori diretti al meglio che riescono a trasportarci miracolosamente in un mondo lontanissimo dal nostro, fatto di abitudini e costumi scomparsi, di rituali che oggi non possono che far sorridere e dei quali non a caso una sceneggiatura arguta (scritta da Pupi assieme al fratello Antonio) sa cogliere spesso il lato comico, con frasi e dialoghi ricchi di ironia, espressioni che s'accompaganno mirabilmente a scambi imprevedibili. E se Cavina meglio di tutti incarna lo spirito del film, nulla si può eccepire sulla solita eccellente prova di Delle Piane, che anche alle prese con un personaggio meno centrato del consueto non manca di emozionare. Alla Cervi il ruolo più legato a sentimenti universali che facilmente troverebbero spazio - senza originare grandi differenze - in un qualsiasi film rosa. Ampio utilizzo di esterni nel verde, casolari e ville scelti oculatamente, interni rustici ricreati con eccellente gusto e la fotografia del fido Cesare Bastelli che illumina al meglio gli spazi, solare e di gran pregio (meno incisive invece le musiche di Ortolani). Senza dire nulla di nuovo, ricorrendo a una messa in scena e un mestiere che Avati ha saputo trasformare in stile, LA VIA DEGLI ANGELI è un delicato ritratto di un'epoca passata ma colta in una quotidianità solitamente assente al cinema, piacevole e rilassante da riscoprire col sorriso e qualche lacrima, più ficcante e adorabile quando si concentra, scherzandoci sopra, sull'avventura del "fratello di Loris". Riconoscibilissimo il sorriso di una giovane Ramazzotti ai suoi esordi su grande schermo (durante la festa in balera).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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