il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL CONTE TACCHIA
Confronto tra le due versioni
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277348 commenti | 9101 papiri originali | 49404 titoli | 20114 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Squadra antimafia - Palermo oggi (8 stagioni) (2009)
  • Luogo del film: Micromegas Studios
  • Luogo reale: Via Bolognola 29/31, Roma, Roma
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  • Film: Lezioni di cioccolato (2007)
  • Luogo del film: L'ospedale dove Kamal (Shapi) viene ricoverato dopo essersi gravemente infortunato
  • Luogo reale: Azienda Ospedaliera Santa Maria, Viale Tristano di Joannuccio, Terni, Terni
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Anthonyvm
Il primo era un thriller poco incisivo dalla confezione gradevole; questo sequel (per modo di dire) è l'esatto opposto. Il soggetto è cattivo e angoscioso, di quelli che fomentano la rabbia del pubblico, mentre l'esecuzione è del tutto deludente. Lo script fa acqua dappertutto, il cast è capace ma mal diretto, la regia tremendamente televisiva. Peccato, perché sequenze come il confronto a cena fra la figlia e la madre pazza o l'assurdo "lavaggio" del bambino con spugna abrasiva hanno il loro perché. Da bocciare anche l'uso delle musiche. In altre mani poteva uscirne un buon prodotto.
Commento di: Schramm
Chi lascia la strada vecchia per l'alcova sa che ci guadagna finché rogna non lo scova. Non era proprio così ma è quanto capirà la Braggi in un'esacerbazione del proprio riscatto. A De Sica il coté pirandelliano va stretto: tende fino a romperlo un elastico corto tra licenze che fan di ogni tragico mélo, rende terziari quadro sociologico e travaglio spirituale. Vischio maligno, ecceità, massima disillusione che riduce la vita ai termini più minimi: tutto è dato in custodia a un cast di buona volontà ma per sé insufficiente a carburare un motore filmico sempre a un passo dal fondersi.
Commento di: Cotola
Una coppia di naxaliti (ex combattenti maoisti) va a vivere in una colonia assieme ad altri ex compagni. Ma il passato non è semplice da cancellare e a pagarne le spese possono essere i figli. Documentario che segue la difficile vita di due persone che non riescono a scrollarsi di dosso in modo pieno e completo le azioni passate e le loro conseguenze. I ritmi sono "bradipeschi", ma oltre a ciò appare difficile interessarsi con continuità a ciò che accade sullo schermo così come pure empatizzare con i personaggi. Faticoso ma, forse, con un suo perché.
Commento di: Belfagor
Non può competere col coevo Hercules di Ratner per l'autoironia né per l'impatto visivo. Mancando sia la tragicità del mito originale sia l'umorismo di una rielaborazione più leggera, il film assume i toni di una banale faida familiare in cui i personaggi risultano snaturati. Anche la messa in scena è deludente, con troppi prestiti da 300 e dei toni inutilmente cupi che appiattiscono le scene d'azione.
Commento di: Pessoa
Divertente commedia di costume con il colto Lattuada che rivisita un celebre romanzo di Chiara donandogli contemporaneità e universalità. Una volta tanto il "gallo" non è siciliano ma un posato e lombardo Tognazzi che ridisegna con immenso mestiere un personaggio indimenticabile. Ottima prova anche delle tre protagoniste, con la Coluzzi una spanna sopra le altre (in tutti i sensi) meritatamente premiata col Nastro d'Argento. Confezione curata col buon montaggio dell'esperto Montanari ed il leit motiv dell'azzeccata ost di Bongusto che rimane in testa. Si sorride parecchio. Buono!
Commento di: Schramm
Nell'ambizione di essere antidoto al Male, la scienza diviene veleno. E piove piove sul nostro orror. O sul mostro amor. Film giusto al momento sbagliato o sbagliato al momento giusto? A Francis il crono non arride: allora troppo avanti sui tempi censori, oggi troppo indietro su quelli filmici. Sono condonabili alcune escamotages visive, sclerotizzate però entro un pattern narrativo in ostaggio di un metronomo sempre al minimo: nel finale che tutto decappotta Francis getta sul piatto la spezia più pungente, ma retoricamente chiesto: ci basta davvero? Forse svecchiato domani chissà.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

E' la parodia di quella che già era una sorta di parodia di James Bond ovvero IL NOSTRO AGENTE FLINT, in cui James Coburn mostrava un attitudine alla ricerca investigativa nettamente superiore a quella del più noto collega britannico. Inutile dire che nella variante italiana tale abilità viene centuplicata e, laddove il film americano ancora si limitava, qui Vianello - l'agente Flit, per l'appunto - diventa un fenomeno imbattibile in ogni campo. Curioso come in questo caso si parta riprendendo rigorosamente...Leggi tutto il modello: dapprima con la sala di Washington dove i gran capi riflettono sul da farsi terrorizzati dalla minaccia mondiale (in questo caso una forza superiore e invisibile ipnotizza importanti personalità che d'improvviso perdono la ragione e si producono in gesti e azioni riprovevoli), poi con Flit raggiunto a casa per essere ingaggiato dal governativo Hayes (Marchetti). Qui il nostro (o vostro?) eroe si cimenta in arti marziali, scacchi e scherma ma... contemporaneamente! Anche altre scene verranno in seguito riprodotte (il travestimento col turbante in bagno), ma a dire il vero l'ambito è per il resto più una sorta di farsa autonoma a tratti surreale che ci presenta i “galassiani” (si chiamava Galaxy anche l'organizzazione dell'originale) come autentici alieni, discesi per occupare la Terra ma contrari alla violenza e giocoforza costretti ad attendere che noi ci si elimini a vicenda. Terrorizzati dai pesci, che Flit userà quindi come arma impropria portandosi sempre dietro in un sacchetto Gianfilippo, il suo pesciolino rosso, i galassiani mandano in avanscoperta la procace Aura (Carrà), scambiata da Flit per un uomo a causa d'una parrucca un po' equivoca: seguirà il suo obiettivo fino (poteva non avvenire?) a innamorarsene. Gli elementi utilizzati in chiave umoristica sono quelli di ogni 007 movie che si conosca, lo spirito quello giusto e Raimondo Vianello un agente speciale insolito, rispetto agli standard nostrani. Allampanato, di eleganza innata perfino quando gli fanno indossare una terrificante giacca a quadrettoni, si produce con bel gusto demenziale in gag non sempre all'altezza ma talvolta geniali (se così si può dire). Rispetto al Flint americano, insomma, la nostra è una parodia nettamente più spinta verso il comico, ricca di trovate buffe e qualche gag slapstick che non stona. Nell'insieme ciò che forse meno convince è la regia dell'esordiente Laurenti, poco vivace né granché adeguata al genere: tratta con ritmi più vicini alla commedia quella che invece meritava di essere girata come una scatenata follia. Anche l'innesto del buon Fernando Sancho poco può per migliorare le cose, ma l'approccio originale di Vianello e la buona vena degli sceneggiatori permette comunque al film di essere archiviato come esperimento simpatico e ricco di uno spirito ingenuo quanto in più occasioni azzeccato. Decisamente poco influente la partecipazione della Carrà, che non riesce proprio a lasciare il segno.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Sfruttando l'abusato espediente del found footage ecco che anche nel Belpaese si tenta la via della vera/falsa storia dei tre ragazzi scomparsi, dati per morti e che uno strano signore olandese (Hauer) dice di sapere che fine abbiano fatto consegnando al giornalista di una rivista italiana (Sartoretti) una preziosa chiavetta USB: in essa, dice, sono contenuti i filmati dell'ultima settimana dei tre giovani (tutti sui trenta/trentacinque anni), a quanto pare morti nell'esplosione del bed and breakfast che li ospitava a Nizza. Sono il regista (Bicocchi), il direttore di produzione (Paganini)...Leggi tutto e la casting director (Gouverner) di uno spot che avrebbero dovuto girare in Costa Azzurra per promuovere un nuovo suv. Il filmato rappresenta quindi una sorta di loro diario per immagini, dal momento che Dario stava registrando nel contempo un resoconto di quella che doveva essere la sua prima esperienza da regista. In poche parole un modo come un altro per rifilarci le solite riprese finto-amatoriali che peraltro sono montate in modo che non possano proprio sembrarlo davvero (montaggio a parte, spesso non si capisce chi tenga in mano una camera che non è mai fissa e segue con grande consapevolezza i loro movimenti). Poi certo, inutile ricercare in film di questo genere la verosimiglianza dell'operazione, l'abbiamo ormai imparato; bisogna semplicemente fingere di credere che lo sia in virtù del fatto che il tipo di riprese restituisce correttamente il gusto dell'amatorialità. E così partiamo con i nostri tre eroi da Fiumicino in direzione Nizza. La scelta di girare quasi tutto in esterni favorisce l'inquadratura di paesaggi affascinanti, di location in Costa Azzurra che in più di un'occasione danno in verità l'impressione di un autentico spot in favore della zona, ma tant'è. E se i dialoghi non sono sempre il massimo, va detto che la spontaneità dei tre (pur se a tratti un po' forzata) non è in discussione; tutti a loro modo funzionano: Dario il più introverso e timido, disilluso e non troppo segretamente innamorato della bella Joelle, Livio il più disfattista, caustico e irritabile e lei, Joelle, a mediare giocando un po' con i sentimenti di entrambi nel comporre un trio disinibito che vuole godersi il momento e cioè la settimana precedente al giorno X, in cui dovrà avvenire l'incontro previsto col loro boss (Renzi). Ognuno racconta parte del suo passato; specialmente Joelle, che riguarda sul telefonino vecchi filmati in cui scherza con le sue amiche del cuore, con una delle quali almeno vorrebbe recuperare i rapporti. Tappe nei negozi, a discutere sulle panchine in riva al mare, a raccontarsi sogni e aspirazioni, a rinfacciarsi magari cattive abitudini nazionali (voi italiani non risolvete i problemi, li "sistemate"), a lasciarsi andare in qualche accenno di sesso a tre. In tutto questo ci si dimentica facilmente la componente thriller che sembrava inizialmente dover dare la direzione al film. Non c'è invece nulla di anomalo o di misterioso nelle giornate di chi vive quella che dovrebbe essere una trasferta di lavoro come una vacanza, con una regia che comunque discretamente sa descrivere l'anima sperduta di una generazione preda di forti insicurezze (la generazione X del titolo, per l'appunto). Qualche parentesi poco centrata (l'incontro col divo francese, lo stesso incipit fin troppo fasullo con Rutger Hauer) non danneggia troppo un film che comunque procede senza una vera trama, in apparenza quasi improvvisato, con spunti sfiorati e presto ignorati (l'orsetto di pezza di Livio, che però s'era guadagnato il titolo del capitoletto) e dal finale decisamente improbabile, che rende d'un colpo risibile e un po' caricaturale l'insieme. Ben ritmata la colonna sonora, che sostiene in più punti il film e meravigliosa l'ultima inquadratura tra le dune.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il modello è palesemente l'inarrivabile SIGNORA SCOMPARE di Hitchcock, aggiornato però a tempi in cui l'intreccio giallo non è più sufficiente a soddisfare lo spettatore medio e va quindi condito con qualche tocco rosa e soprattutto molta azione, al punto che nella seconda parte questa si fa preponderante caratterizzando fortemente il film fino a chiudere con un colossale effetto speciale distruttivo (girato al ralenti) che indubbiamente lascia il segno. Il protagonista è l'ottimo Gene Wilder,...Leggi tutto qui editore in viaggio sul Silver Streak (il titolo originale fa appunto riferimento al nome del treno) in direzione Chicago. Avvicinato dapprima da un piazzista di vitamine (Beatty) che presto si rivelerà un agente federale in incognito, George conosce l'attraente Hilly (Claybourgh), segretaria di un importante critico d'arte che, durante la notte, il nostro vede apparire fuori dal finestrino sanguinante (e da lì cadere dal treno) proprio mentre sta amoreggiando con la donna. Allarmatissimo George cerca di capire cosa sia successo, ma il giorno dopo l'uomo ricompare nel suo scompartimento come se nulla fosse. Era stata solo un'allucinazione? Difficile; anche perché il federale sembra voler subito credere, alla versione strampalata fornitagli da George. Perdipiù, in carrozza siede un altro importante esponente del mondo dell'arte (McGoohan) dall'aria ambigua... Se poi davvero non è successo nulla di anomalo, la notte, chi è l'omone di oltre due metri (Kiel, lo "Squalo" di due James Bond) che compare d'improvviso di fronte al protagonista con cattive intenzioni? E' solo l'inizio di un'avventura rocambolesca che vorrebbe mescolare l'ironia a un intreccio giallo poco fantasioso che lascia la storia d'amore tra George e Holly confinata a poche scene (le più sincere e riuscite peraltro, come quella dell'approccio nel vagone ristorante) dedicandosi soprattutto a far montare l'azione con l'aggiunta a sorpresa di Richard Pryor nel ruolo del solito ladruncolo da quattro soldi che fa subito coppia con Wilder dando il via a un sodalizio che si protrarrà per molti altri film. Si capisce che i due possono funzionare molto bene insieme, ma qui (come spesso accadrà loro in futuro) la sceneggiatutra non li aiuta. Tre o quattro gag simpatiche e per il resto routine scarsamente interessante. Più scanzonata l'avventura in aereo quando per la prima volta George viene sbalzato giù dal treno in corsa trovandosi a rincorrerlo e incappando in una vecchia contadina ruspante con la passione del volo. Arthur Hiller, regista di rango, mescola registri diversi provando a fonderli in un insieme armonico, ma tutto sottostà a una ricerca del movimento e della spettacolarità che a lungo andare ottiene come unico effetto quello di stancare. Le potenzialità umoristiche di Wilder vengono sfruttate solo parzialmente e i "cattivi" di turno sono tratteggiati grossolanamente, senza alcun brio né estro. Come giallo insomma il film proprio non convince e la sottile ironia del prototipo hitchockiano viene involgarita da un approccio rumoroso che rivela intenti del tutto differenti, nonostante qualche pennellata lunare di Wilder che, quando ben assistito, conferma una leggerezza quasi poetica.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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