il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

VILLA MIANI
in via Trionfale a Roma
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269272 commenti | 8962 papiri originali | 47765 titoli | 19628 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Il cavaliere dalla spada nera (1956)
  • Luogo del film: Il castello di Montefalcone (set principale) (ingresso)
  • Luogo reale: Castello Baronale di Collalto Sabino, Via del Castello 2, Collalto Sabino, Rieti
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  • Film: Cara, ti amo... (2011)
  • Luogo del film: La palazzina dove abita Stefano (Scarpa), nel cui appartamento i quattro amici si ritrovano a cena
  • Luogo reale: , Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Daniela
Vedova impiegata in una agenzia di ricerche aerospaziali conquista il cuore di un brillante scienziato di bella presenza ma si caccia nei guai quando, per una serie di equivoci, viene sospettata di essere una spia al servizio dei russi... Commedia che funziona soprattutto nelle gag in cui i personaggi combattono contro gli oggetti che sembrano animati di vita propria, così come accade nei film in cui il regista dirige Jerry Lewis, mentre risulta convenzionale e scialba sul versante sentimentale. 
Commento di: Rambo90
Guidatore d'autobus eredita uno strampalato regno dove si vive come nel Medioevo: un'idea molto simpatica non sempre sfruttata bene dalla sceneggiatura ma che regala comunque una piacevole visione. Fresi e Tortora sono una bella accoppiata, i loro duetti regalano le risate maggiori e tutta la prima parte con il protagonista che cerca di fare il re è ben fatta. Un po' inconcludente verso la fine, ma regia e fotografia sono buone e nel complesso si ha la sensazione di assistere a un'operazione degna di nota. Buono.
Commento di: Alex1988
Il viaggio inteso come metafora verso una ricerca di felicità (forse inesistente) per entrambi i protagonisti è il fulcro su cui fa presa questo interessante film di Peter Del Monte. Ben tratteggiate le figure dei protagonisti; Asia Argento, ragazza inquieta, probabilmente, soltanto all'apparenza e Michel Piccoli ex professore, sofferente di problemi mnemonici. Entrambi con le loro debolezze, si ritrovano a condividere le proprie solitudini verso un qualcosa che possa porre pace alle loro vite, attraverso un viaggio senza una meta definita. 
Commento di: Gugly
Versione molto annacquata del rampantismo meneghino applicata ai grandi studi legali. Il ritmo è troppo blando  (forse non era l'intento principale della regia?)  e restano un protagonista con una simpatica faccia da schiaffi, Nocella "protagonista morale" simpatico imbranato (fino a un certo punto) e una fotografia dai colori sgranati: la Milano da bere si è annacquata, hai voglia a sorridere e raccontare barzellette.
Commento di: Claudius
Accettabile sequel di uno dei più begli horror di sempre. Se da un lato il cast è buono (soprattutto Holden, la Sidney e Scott-Taylor), "Omen II" sbaglia a pigiare troppo sullo splatter (per quanto la scena in ascensore sia ottima, come anche quella sul molo) facendo perdere il fascino del precedente. Si può vedere, ma la noia è in agguato e il film risente del cambio di regia.  
Commento di: Kinodrop
Una ricostruzione accurata dell'impresa di due scalatori bavaresi (in concorrenza con altri austriaci) per conquistare la temibile parete nord dell'Eiger. La scalata, con il crescendo di difficoltà, imprevisti e avversità metereologiche, la sua crudezza e gli indizi della tragedia incombente, si contrappone al salottiero equipaggio di giornalisti e turisti d'alto bordo alloggiati in un lussuoso e caldo chalet. Avvincente tutta la parte finale di realistica potenza nel turbinio della tormenta e nei volti tumefatti dal gelo, ma la svolta sentimentale cede a un favolistico inopportuno.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Poco considerato in Italia (citato giusto quando si specifica che il vincitore di Sanremo vi verrà ammesso di diritto), l'Eurovision song contest ha invece i suoi ammiratori, in Europa. Tra questi anche i piccoli Lars e Sigrit, che vedendo dal loro paesino in Islanda gli Abba cantare "Waterloo" in tv si scatenano in balli e grida per la gioia dei loro genitori. Molti anni dopo i due sono cresciuti, ma la loro passione per l'Eurovision song contest è rimasta. Soprattutto in Lars (Ferrell), il quale fin lì pare non aver pensato ad altro dopo aver fondato con...Leggi tutto Sigrit (McAdams) i Fire Saga, una band che ha ottenuto solo un piccolo successo con un brano che Lars non ne può più di ripetere "live". La fiamma non s'è spenta però, e quando a Reykjavík i Fire Saga vengono selezionati per una sorta di Sanremo locale il cui vincitore dovrà concorrere all'Eurovision, Lars vive un periodo di esaltazione che si trasforma in gioia assoluta quando lo yacht che ospita tutti i concorrenti tranne lui e Sigrit esplode in mare uccidendo ogni loro avversario. L'Islanda è terrorizzata all'idea, ma non può che spedire all'Eurovision song contest proprio loro, i Fire Saga! L'avventura prosegue quindi a Edimburgo, in Svezia, dove i due conoscono i partecipanti degli altri paesi (per la cronaca l'Italia non viene citata mai una volta in tutto il film, limitandosi a comparire anonimamente su qualche tabellone dal quale poi presto scompare) e si dedicano a provare il loro pezzo. Un po' fesso come buona parte dei personaggi che Ferrell interpreta (qui è suo pure parte dello script), Lars è il solito bambinone con manie di grandezza, assecondato da una partner che lo guarda con amore non corrisposto. Prima viene la musica, naturalmente, ma poi capita che alle feste conosci le persone sbagliate, quelli che ci provano... Le canzoni in gara, inserite per alzare il ritmo, non sono presenti in gran numero: sentiamo il brano del russo (Lemtov) e della bella greca (Mahut) perché sono i personaggi che più intervengono nella storia, ma per gli altri pezzi quasi sempre qualche accenno o poco più. Se si escludono una riproposizione della canzone "ufficiale" dei Fire Saga e un simpatico medley di gruppo alla festa orgiastica, a fare il film è il rapporto tra Lars e Sigrit, che guarda con l'usuale verve parodistica a quelli tradizionali del cinema americano ma senza che la commedia riesca ad essere mai veramente comica come vorrebbe. Un po' per la regia poco agile di Dobkin, un po' per certe divagazioni che goffamente si agganciano a tradizioni del nord Europa (gli elfi a cui Sigrit crede pregandoli), un po' per la difficoltà di infilare battute veramente divertenti (nonostante si ricorra ai tipici nonsense ferrelliani), il film non decolla mai davvero. Ripropone le stesse dinamiche senza variazioni di rilievo, segue il classico canovaccio del film da "sogno americano" (anche se poi diverte Lars deluso che consiglia un bambino: "Rinuncia ai tuoi sogni adesso, finché sei ancora giovane!") e disegna gli islandesi come dei perfetti americani dai vestiti diversi. L'idea era insomma interessante, la realizzazione molto al di sotto del suo potenziale, nonostante qualche gag simpatica e musiche azzeccate (molto bella l'ultima esibizione). Happy ending di rigore.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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La dura vita da minatori durante gli ultimi mesi di scavo per il traforo del Monte Bianco. Siamo a inizio Sessanta, al juke box suonano "La terza luna" di Sedaka e l'amore twist della Pavone, ma le giornate di chi lavora per buona parte del suo tempo al buio (senza sole né luna, appunto) non riflettono proprio la stessa voglia di spensieratezza. Giovani di ogni parte d'Italia si ritrovano a condividere i drammi di chi sa come la propria salute sia costantemente a rischio (la silicosi incombe) e la morte una compagna non così lontana. Il film di Luciano Ricci prova...Leggi tutto a raccontare il loro quotidiano individuando alcuni personaggi che si divideranno il set incrociandosi in galleria, nelle baracche costruite appena fuori dall'ingresso del tunnel, nei paesi vicini per qualche raro momento di svago... Chi compare di più è inizialmente la coppia Ivo Garrani/Giancarlo Sbragia: il primo è il valente caposquadra, il secondo uno dei tanti malati di silicosi costantemente indecisi se continuare a rischiare l'aggravarsi della malattia o mollare. Hanno un figlio in comune, nato da una donna ormai defunta che non ha mai detto chi dei due ne fosse il vero padre. Vanno d'accordo, ma sarà Sbragia a restare di più sul set guadagnandosi il ruolo di protagonista, considerando la precoce uscita di scena di Garrani. Chi invece sta sulle prime in disparte per guadagnare progressivamente spazio è Massimo Tonna: nel ruolo del bel manovale del Sud, s'innamora di una bella ragazza del posto (Vergano) decidendo di chiudere con la fidanzata del suo paese d'origine, il cui fratello parte presto in missione punitiva. Una storia d'amore tradizonale che non dice poi molto, così come ancora meno offre un Lando Buzzanca in posizione estremamente defilata, che condivide il suo segmento con Franco Giacobini mostrando un dinamismo e una guasconeria sconosciuti agli altri personaggi, che sembran tutti usciti da qualche film neorealista (soprattutto un Umberto Raho con moglie e figli a carico). Lando è più incline agli scherzi, sfoggia un dialetto spesso semi-incomprensibile, come gli altri sogna di mettere qualche soldo da parte per poi fuggire quanto prima, proprio come l'amico calabrese che sposato a una ragazza che lavora a Torino come baby-sitter evidenzia una timidezza e una compita educazione che meglio di altri personaggi comunica un mondo ormai lontanissimo dal nostro. Non succede granché, durante il film, ma l'insolito ambiente, il meritevole riferimento a un momento importante della nostra storia (quello del congiungimento sotto il tunnel degli operai italiani con quelli francesi che scavavano in direzione opposta), la semplicità dei sentimenti impediscono si possano poi criticare troppo alcune scelte stilistiche o di sceneggiatura. In fondo i piccoli drammi privati fungono da pretesto utile a raccontare cosa accadesse allora in quello strano mondo, senza sole né luna. Aiutato da un parco attori senza nomi particolarmente di spicco (Buzzanca al tempo non era certo ancora un divo), il film si avvale di una fotografia non eccezionale ma d'effetto nel suo elegante bianco e nero. Peccato non sia proprio facile rendere interessanti i diversi microepisodi...


Marcel M.J. Davinotti jr.
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Fantascienza d'azione alla giapponese, con un gran numero di effetti speciali in gran parte rozzi ma che di tanto in tanto ci azzeccano. La trama sarebbe piuttosto semplice, ma spiegata confusamente diventa in certi frangenti piuttosto incomprensibile. Iria (Moriyama) e Bob sono una coppia aliena singolare: cacciatori interstellari, vengono contattati per catturare il pericoloso Zeiram, un mutante che nel prologo vediamo evadere dalla sua prigione (così pare perché poco si capisce, sono scene mute e caotiche in una sorta di bianco e nero che vorrebbe essere arty). Lei è...Leggi tutto una ragazza dai tratti orientali che parla la nostra lingua (insomma, una giapponese come tante spacciata per extraterrestre), lui un computer dalle idee chiare che pretende di dirigere da solo le operazioni per la cattura e ha approntato, per effettuare la stessa, una "zona", sorta di quartiere giapponese simulato in una dimensione parallela entro cui poter catturare Zeiram quando vi cadrà dentro dal cielo con la sua capsula. Un passaggio piuttosto fumoso, ma quel che si capisce è che, per errore, nella “zona” ci finiscono due elettricisti del luogo, Teppei (Ida) e Kamiya (Hotaru), catapultati quindi in un mondo che sembra il loro ma non lo è, alle prese con un mostro che gli si para davanti minacciosamente. In loro soccorso arriva Iria naturalmente, che comincia a esibirsi in voli multipli sfoggiando armature che gli compaiono all'istante sul corpo. Spara potenti raggi laser da armi assai ingombranti, ma la lotta contro Zeiram è ardua e proseguirà per tutto il film. Teppei e Kamiya, tipici esemplari di giapponesi da film di questo genere, di quelli che gridano e si comportano da semideficienti per metà del tempo, non aiutano granché la guerriera, sempre in contatto col suo Bob e costretta a capire il comportamento di un mostro che nemmeno sanno bene come possa agire. Si accorgono ad esempio che chi lo governa è una piccola testa appiccicata a un tentacolo che esce da quello che pare un enorme cappello. Si ciba di organismi viventi e può compiere una serie di prodezze che impareremo a conoscere (incredibile quando fa colare in terra un liquido dal quale spunta fuori una lamentevole sagoma umana), tipico esponente di una fantasia creativa che a livello visivo non è facile riscontrare nei prodotti occidentali. Al di là di questo però, e di un'idea che poteva anche essere interessante, per com'era articolata, il film si riduce presto a una variante povera e ovviamente meno virtuosistica di HARDWARE (dell'anno precedente), col mostro semi indistruttibile che si autorigenera, muta e la combattente indomita che gli spara addosso mentre i due incapaci osservano e provano come possono a dare una mano. Al solito sceneggiatura e recitazione diventano un optional non richiesto, totalmente subordinati al dispiego di effetti speciali e al tentativo di creare un'atmosfera che monta a fatica attraverso qualche tappeto sonoro non disprezzabile e un discreto gioco di luci e ombre. Nel finale si punta decisi a un happy ending scontato che si trascina senza motivo evidenziando i grandi limiti di sceneggiatura e regia. Qualcosa di buono s'intravede, ma la confezione è modesta e il film dedicato a chi sa già in parte cosa attendersi...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE