il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

COZZILLA vs. GODZILLA
differenze tra le due versioni
ENTRA
273396 commenti | 9033 papiri originali | 48536 titoli | 19861 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: L'ingenua (1975)
  • Luogo del film: Il ristorante "Alla Padella" dove Luigi Beton (Vargas) e gli altri protagonisti vanno a pranzare e b
  • Luogo reale: Ristorante Rifugio Monte Rua, Via Monte Rua 31, Torreglia, Padova
VEDI
  • Film: Venere imperiale (1962)
  • Luogo del film: Il palazzo di Santo Domingo dove risiedono il generale Leclerc (Girotti) e Paolina (Lollobrigida)
  • Luogo reale: Palazzo Corsini, Via della Lungara, Roma, Roma
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Siska80
Davvero brava Shannen Doherty nel ruolo della psicopatica (anni dopo interpreterà invece la vittima ne L'uomo sbagliato) che utilizza (almeno inizialmente) il senso di colpa del protagonista per non farsi lasciare. Il baratro in cui sprofonda progressivamente Lorie (così come la causa dei suoi problemi) è credibile e la vicenda si fa sempre più appassionante andando incontro a un finale inquietante ma tuttavia verosimile.
Commento di: Lupus73
Ragazzi scapestrati e birichini che ne combinano di tutti i colori messi alla prova con uno pseudo corso nel bel mezzo delle Highlands; ma non sanno di essere prede di una battuta di caccia. Film fin troppo demenziale (con qualche elemento blandamente sanguinario), al punto da non far neanche troppo ridere se non in qualche frangente. Per il resto la noia regna sovrana, a parte qualche buona intuizione nella parte finale, col discorso tra vecchie e nuove generazioni. Fastidiosissimo l'hip hop con rime improvvisate frequentemente proposto dal personaggio Dj Barbabietola. Evitabilissimo.
Shrek (2001) di Andrew Adamson, Vicky Jenson con (animazione)
Commento di: Domila1
Il protagonista diventa un personaggio sempre visto come antagonista (un orco), il coprotagonista un personaggio sempre visto ai margini (un asino) e la principessa, pur presente, si presenta a metà orchessa. La chiave vincente non sta solo nella perfetta caratterizzazione dei personaggi, e nemmeno nei numerosi sberleffi nei confronti della Disney (uno su tutti la città di Lord Farquar, che sembra una presa in giro di Disneyland), ma soprattutto in un umorismo che sfocia in lievi volgarità che rendono questo film adattissimo anche agli adulti.
Commento di: Siska80
La vicenda si sofferma principalmente sulla giovinezza di Chanel (che nasconde la fragilità interiore dovuta a un'infanzia difficile dietro un atteggiamento ribelle ed eccentrico) e il triangolo amoroso che la vede protagonista, mentre l'argomento che avrebbe dovuto essere al centro del film (ossia l'affermazione nel mondo della moda da parte della protagonista) è relegato purtroppo in secondo piano, generando nel complesso un prodotto mediocre che nemmeno un buon cast (a parte la poco incisiva Pisier) riesce a salvare.
Commento di: Rufus68
Dimenticabile film a episodi. Hewitt molesta materiale tratto dalle mitologie di Frankenstein e Dracula (non mancano streghe e resurrezioni) e lo serve con fare angusto, scialbo e pressapochista cercando inutilmente di parassitare modelli maggiori (Le cinque chiavi del terrore e Corman). Le presenze di John Carradine (di cui, tuttavia, non può non ammirarsi il mestiere) e di un Chaney ormai alla deriva servono esclusivamente a calamitare i fans che meno chiedono. A causa della mancanza di qualsiasi spunto d'interesse pare inadatto persino per i fautori del "so bad it's good".
Commento di: Daniela
In libertà vigilata, un ex gangster sembra rigare dritto ma in realtà ha ripreso le sue attività criminali. Quando la figlia del procuratore distrettuale si innamora di lui, ne approfitta per ricattare il padre... Incrocio tra il noir e il melodramma sentimentale in cui Taylor, cinico e senza scrupoli, si ammorbidisce grazie a Turner, sedotta a prima vista - del resto tutte le donne nel film lo guardano come affamati guarderebbero un pollo arrosto. Nel cast, in evidenza Van Heflin, alcolizzato colto e amaramente ironico legato all'amico da una velata attrazione omosessuale.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Ormai quasi settantenne, Harrison Ford è chiamato per la quarta volta a ricoprire i panni dell'archeologo più famoso del mondo. E già l'età porta a sorridere, se consideriamo che l'avventura nella saga di Indiana è sempre stata fortemente mescolata con l'azione. Lo è anche qui, naturalmente, con la non più adeguatissima condizione fisica del protagonista che diventa il grimaldello per una rilettura sempre più divertita del personaggio. Senza rinunciare alle caratteristiche della serie, la sceneggiatura di David Koepp non poteva...Leggi tutto che spingere sul pedale dell'ironia arrivando in alcuni momenti a sfiorare la parodia. Non punge però granché e lascia che i toni si facciano blandi, rimestando nelle solite teorie fantastiche secondo le quali l'uomo, alcuni millenni fa, era dominato da una razza superiore di origine extraterrestre cui appartiene il teschio di cristallo che Indy va cacciando assieme al giovane Mutt Williams (LeBeouf). E' quest'ultimo infatti che, superato un deludente avvio a due passi da una base militare statunitense dove si sperimenta l'atomica, coinvolge il protagonista in un viaggio a Nazca per far liberare sua madre (Allen), trovare il vecchio professor Oxley (Hurt) e andare alla ricerca della perduta Eldorado in Amazzonia. Parte insomma la solita caccia al tesoro che fa questa volta base in Sudamerica tra Inca, Maya e iscrizioni in linguaggi astrusi tradotte come sempre al volo dal nostro. Il nemico questa volta non sono i nazisti ma i russi guidati dall'aitante Irina Spalko (Blanchett), già collaboratrice di Stalin e a capo di un gruppo di militari sovietici la cui efficienza è da considerarsi pari a zero, considerata la facilità con cui si fanno fregare dai “buoni” nei modi più stupidi e prevedibili. Ma in fondo è evidente come ogni elemento sia riletto con toni da commedia, mentre le numerose sequenze d'azione possono usufruire delle nuove tecnologie digitali che ovviamente, associate alla consueta abilità registica di Spielberg (le carrellate sontuose, i movimenti di macchina straordinari, il gusto ancora infallibile per le inquadrature), danno vita a uno spettacolo che appaga l'occhio. Anche perché la fotografia di Janusz Kaminski regala contrasti di luce fortissimi quanto eleganti e le musiche di John Williams (che riprendono il tema classico in infinite variazioni) sostengono il tutto a dovere. Peccato che in assenza di azione i dialoghi ristagnino, i personaggi intorno al protagonista deludano (di rara banalità i cambi di fronte del vecchio amico doppiogiochista, insopportabili i deliri da santone di Hurt o i sorrisi da paresi facciale della Allen, si salvano giusto Labeouf e la Blanchett ma senza brillare) e che non si metta mano al montaggio per accorciare le eterne scene negli antichi sotterranei del finale. Insomma, non ci si può troppo lamentare dal punto di vista spettacolare, ma le scene "di raccordo" in cui dovrebbe svilupparsi la storia sono particolarmente fiacche e puerili, rispetto al passato. Lucas, qui soggettista, inserisce la rivelazione sull'identità paterna in puro stile STAR WARS privandola di ogni suspense e senza certo preoccuparsi di dover stupire qualcuno...
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Come spesso usa oggi, il film è un continuo avanti e indietro nel tempo che ruota intorno all'evento cardine, in questo caso la partita di calcio cui fa riferimento il titolo. A giocarsi la vittoria nella finale del campionato è la squadra dello Sporting Roma, che “in tutta la sua storia non ha vinto mai un cazzo”, come ci ricorda la didascalia iniziale. Allenata da un burbero brav'uomo (Pannofino) che come vuole il ruolo si sfoga negli spogliatoi ma ama profondamente i ragazzini che manda in campo, lo Sporting Roma ha un presidente (Di Stasio) piuttosto lunatico...Leggi tutto che oltre ai consueti problemi economici deve far fronte pure a quelli del figlio cocainomane (Mariani). Se si respira una forte tensione durante il match – che è già in corso nell'incipit ma che verrà poi di frequente interrotto da flashback atti a spiegare i motivi, di suddetta tensione (chiara sui volti dei protagonisti, in campo o sugli spalti) – è sostanzialmente perché lo stesso è legato a una scommessa clandestina che unisce trasversalemente tutti i personaggi principali. Ci sono in ballo 50.000 euro e conseguentemente il rifacimento (in sintetico) del campo, progetto che segna anche metaforicamente il passaggio da un calcio più autentico - quello in cui si suda, ci si sporca, si cade - a uno più artefatto, fasullo, snaturato ma che rappresenta il futuro. E così, mentre la partita si gioca con tempi lunghi e una discreta resa scenografica (le azioni sono ricostruite con una certa credibilità), il film lascia spazio agli incontri tra coloro che sono parti in causa nella scommessa, dal padre (Sabatucci) del bomber e la sua famiglia all'allenatore, il presidente o la cricca di malavitosi locali, guidati da un Giorgio Colangeli irridente e feroce. Sono le perfomance degli attori il pezzo forte di un film che Francesco Carnesecchi scrive e dirige con qualche esitazione (al di là di scambi a volte notevoli); in particolare Di Stasio, necessariamente sopra le righe, sa donare al suo presidente una malinconia drammatica che alterna a improvvise esplosioni d'ira (eccellente il duetto con Mariani riguardo al nuovo rivestimento del campo) riempiendo la scena ammirevolmente. Pure Pannofino è calzante mentre non convincono molto i ruoli femminili, soprattutto quando al ricevimento per la cresima scattano le liti selvagge tra le cognate e pure tra le ragazzine aprendo un colossale parapiglia. A volte si ha la sensazione di un film inconcludente, ambizioso ma frenato da un ritratto di maniera della periferia romana già troppe volte visto su schermo, così come eccessivamente puntati alla sterile sorpresa appaiono alcuni intermezzi destinati a comprendersi appieno solo nel finale. Insomma, un prodotto molto up-to-date spesso ruffiano e velleitario (le cantate in chiesa), con stacchi improvvisi che non sempre dicono granché ma reso vivo dalle valide intepretazioni del cast e da singoli momenti di grande tensione risolti in faccia a faccia di notevole intensità.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Commedia girata con quattro soldi sfruttando la buona caratura dei due protagonisti, le cui qualità permettono di mascherare parzialmente la pochezza del copione. Inutile infatti girarci attorno: se già il soggetto - costruito attorno a una storia che per metà è descrizione del quotidiano d'un buono a nulla (De Rienzo) sempre in attesa della "svorta" e per l'altra metà un road-movie a due che a tratti sa quasi d'improvvisazione - non fa gridare al miracolo, anche la sceneggiatura (entrambi opera del regista Manzini) non si può dire...Leggi tutto sia un trionfo di genialità. Il film qua e là funziona appunto per la spontaneità e l'affiatamento dei "titolari del titolo", amici pronti a rinfacciarsi ogni cosa, a mandarsi a quel paese per poi dimenticarsene subito dopo ritrovando lo spirito solidale che li tiene comunque uniti. Chi sta messo peggio dei due è Cristian (De Rienzo), sicuramente più presente sul set di Palletta (Sermonti): senza un euro in tasca, svogliato, incapace di mantenere un rapporto minimanente onesto e corretto con la fidanzata (Vicario), finisce presto sotto osservazione di due brutti ceffi della zona che lo ingaggiano per un primo lavoretto e, fallito quello, gli offrono centomila euro per imbottire una macchina con 50 chili di cocaina e passare con quella la frontiera. Una bella somma, che Cristian vorrebbe dividere con Palletta coinvolgendolo nella rischiosa "missione". Si penserà che il film racconti di quest'ultima e invece no, ci si ferma all'organizzazione della stessa: l'assistente (Palacios) di un improbabile santone che si fa chiamare John Benzedrina (Manzini), infatti, spiega a Cristian che in Colombia per far passare la droga ai controlli delle unità cinofile usano l'urina di giaguaro. L'obiettivo, quindi, è procurarsi il prezioso liquido e non sarà facile, visto che lo zoo di Roma ha da tempo spedito i ricercati felini a Berlino e per trovarne altri tocca andare fino in Puglia. Sorvolando sull'improbabilità di buona parte delle soluzioni adottate dalla sceneggiatura, ciò che danneggia il film è il ritmo stanco della regia, che azzarda passaggi quasi autoriali pur in assenza dei presupposti minimi. Spesso si nota come si giri intorno alla stessa idea cercando di stirarla il più possibile con risultati strazianti (si vedano certi interminabili scambi al funerale nell'ultima parte,  l'inconcludente faccia a faccia con Benzedrina compreso di “trip”, la puerile scena dell'amplesso con la "balena"...) o si ricerchino la risata, la situazione imbarazzante, senza capire che per ottenere i risultati sperati servirebbero al contrario immediatezza e concisione. Fortunatamente qualche tocco che lambisce il surreale (soprattutto nella lunga parentesi al circo con un eccellente Rocco Ciarmoli) colpisce positivamente, ma i dialoghi sono sciapi, privi di vere battute e di fatto affidati alla grinta dei protagonisti, che non può da sola coprire gli evidenti difetti. Ultima parte che si spegne minuto dopo minuto facendosi insopportabilmente stiracchiata. Con un copione più efficace la coppia (che come tale è riconoscibile solo nel secondo tempo, dopo un primo dominato da De Rienzo) avrebbe potuto facilmente offrire molto di più.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE