il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

LUCIO MONTANARO
l'intervista
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269826 commenti | 8973 papiri originali | 47884 titoli | 19663 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Le giraffe (2000)
  • Luogo del film: Lo spiazzo dove Roberta (Ferilli) si ferma per chiedere informazioni su come raggiungere Via della B
  • Luogo reale: Via San Carlo a Palidoro, Passoscuro, Fiumicino, Roma
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  • Film: Le giraffe (2000)
  • Luogo del film: Il grande magazzino aperto a Ferragosto nel quale Michela (Pivetti) e Roberta (Ferilli) acquistano a
  • Luogo reale: Via dello Statuto 11, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Gugly
Bignami di lusso con venature dark (ottima CGI e trucchi eredità del Racconto dei racconti) in cui risalta l'umanità di un Benigni-Geppetto finalmente "cresciuto" ma non la monelleria di un burattino monocorde, senza allegria, ingessato dal trucco e le cui avventure si dipanano veloci col presupposto che chi guarda conosce già la storia e magari anche il capolavoro di Comencini (che almeno conservava l'ironia toscana, qui completamente assente). Come comprimari, guest stars che lasciano poco il segno completano un lavoro da cui ci si aspettava di più.
Commento di: Anthonyvm
Nel boom della sci-fi underwater sul finire degli anni '80, si fa notare questo costoso e divertente B-movie, che fa sprofondare Alien negli abissi marini e lo abbina a metamorfosi cronenberghiane e mutazioni bottiniane. Un cast riuscito e uno sforzo produttivo notevole sul versante degli effetti speciali, che rimpinzano il film di creature tentacolate à la Deep rising e corpi fusi assieme nella miglior tradizione body-horror, assicurano il necessario intrattenimento. Ottimo il climax finale e apprezzabilissime le musiche di Goldsmith. Tra i più godibili fanta-thriller dell'epoca.
Commento di: Daniela
Agente segreto reduce da un esaurimento nervoso causa vedovanza si trova al centro di un complicato intrigo che ruota attorno ad una minaccia di morte scritta in aramaico... Demme tenta la carta del thriller hitcockiano,  e tanto perché sia ben chiaro piazza nel bel mezzo un omaggio esplicito al maestro, per quanto piuttosto goffo. Il film regge nella prima parte, quando il protagonista si muove sul filo della paranoia, ma poi si ingarbuglia accumulando incongruenze, tanto che neppure la spettacolare ambientazione dell'epilogo è sufficiente a farlo catalogare come riuscito. 
Commento di: Anthonyvm
Corman produce il suo ripoff del The abyss cameroniano, ovviamente nei limiti di budget tipici della Concorde. Il risultato è una noiosa avventurella marina che solo occasionalmente risveglia l'attenzione del pubblico con qualche set curioso (la caverna luminosa) e un paio di sequenze di suspense (la camera svuotata dall'ossigeno). Performance talvolta risibili (Dillman gigioneggia nei panni del cattivo) ed effetti speciali decisamente trash (gli alieni-razza con occhioni rossi) non aiutano. Alcune riprese subacquee saranno utilizzate per il similare (nelle premesse) Attacco alieno.
Commento di: Giùan
Appartiene al periodo "episodico" di Zavattini ma al contrario di L'amore in città e Siamo donne, qui Cesare s'affida al collante dei racconti partenopei di Marotta e alla regia del sodale De Sica con risultati di bella compattezza. Ne "Il guappo" Totò si scinde nel Pazzariello e nel vessato dando gran prova d'attore. Dirompente Sophia (con Stoppa e Furia da incorniciare). "Il funeralino" è un intermezzo struggente. De Sica gigioneggia indimenticabilmente autoparodiandosi ne "I giocatori". Un po' di affettazione in "Teresa" ma Silvana è brava. Eduardo spernacchia imperituro.
Commento di: Anthonyvm
Prodotto da Roger Corman, questo tardivo pout-pourri di sci-fi orrorifica che ruba idee da Leviathan a destra, da La cosa a manca e butta nel mucchio anche un po' di Alien e L'alieno, riesce a divertire, nei suoi evidentissimi limiti. Fra set raffazzonati e performance poco convincenti (McDowall sembra spassarsela) emergono alcuni godibili SFX prostetici (le mostruose uscite del parassita dalle bocche degli ospiti) e un paio di scenette gore. La breve durata e le poche pretese lo rendono un prodotto di facile consumo. Non male il finale che richiama il Terrore nello spazio baviano.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Cambia l'ottica. Se per tradizione le lunghe battaglie tra navi e sommergibili eravamo abituati a viverle perlopiù dall'interno di questi ultimi, qui sono loro, nello specifico i famigerati U-Boot tedeschi, a finire nel mirino. Prendendo spunto da un romanzo del 1955 di C.S. Forester, "The Good Shepherd", Tom Hanks stesso scrive una sceneggiatura che racconta la missione di scorta del cacciatorpediniere USS Keeling (nome in codice "Greyhound"), chiamato come molti altri ad accompagnare le navi Alleate che traversano nel Nord Atlantico il cosiddetto "Black...Leggi tutto Pit" (pozzo nero), ovvero quel tratto di mare che gli aerei americani non arrivano a coprire e quelli inglesi sull'altra sponda nemmeno. Siamo in piena Seconda Guerra Mondiale (Febbraio del 1942, per la precisione) e i sommergibili nazisti attaccano le navi proprio lì, dove sono più vulnerabili. Il capitano Krause (Hanks) è alla sua prima traversata ma mostra già grande competenza (nonché un animo profondamente religioso, come si può arguire dal titolo del romanzo). Il cacciatorpediniere ha caratteristiche di grande agilità rispetto agli incrociatori e alle navi di stazza maggiore, ha modo di evitare più facilmente i siluri contrattaccando: sono operazioni ben documentate da una regia - di Aaron Schneider - che punta tutto sulla concitatata drammaticità dell'azione e l'ampiezza dei movimenti, con belle panoramiche dall'alto (in un caso addirittura salendo oltre le nuvole fino a inquadrare l'aurora boreale!) e veloci discese, il mare mosso in uno scenario in definitiva di grande suggestione. Di particolare effetto le riprese dei traccianti dei siluri e degli U-boot che minacciosi emergono tra le onde; il nemico invisibile, appunto, da individuare coi sonar e ascoltando in cuffia il rumore delle eliche, da osservare mentre attacca e bombarda le navi che lo circondano. Convincono molto meno le dinamiche a bordo, con situazioni e dialoghi elementari che si fatica a seguire con vero interesse. E' innegabile che la claustrofobica condizione di chi combatte in un sommergibile risulti più intrigante (qui le soggettive dei nazisti si limitano a un paio di viste dal periscopio, ma è chiaro come li si identifichi come nemici senza volto, da sterminare senza che si sappia mai cosa pensino, vedano o come agiscano): la guerra in superficie è quella di chi non può nascondersi in alcun modo, obiettivo sempre visibile, non statico ma certo poco di movimento. Di conseguenza, dal momento che le tattiche non possono rivelarsi troppo fantasiose, si rischia di seguire la vicenda con sufficienza, e quel flashback "due mesi prima" con Elisabeth Shue è terribilmente pletorico, ridicola concessione a un unico personaggio femminile di cui davvero qui non si sentiva la mancanza. Durata limitatissima (tolti i titoli di coda si raggiunge a malapena l'ora e venti), trionfo del digitale realizzato fortunatamente con gusto e competenza, efficace e fondamentale in molti frangenti la colonna sonora tagliente di Blake Neely. La sostanza però è poca e a parte qualche guizzo i sussulti mancano, la tensione pure e anche il Tom Hanks attore non aggiunge granché, con scene posticce legate alla religiosità del capitano o all'affetto per il cuoco ucciso. Dopo la prima mezz'ora si ha già bene l'idea di ciò a cui si assisterà e non resta che godersi i non troppi momenti in cui la tensione sale.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Commedia inglese che si mescola all'heist movie per un mix piuttosto abusato, in cui è sempre difficile dosare le due componenti per arrivare a soddisfare i fan dei due generi. In questi casi ciò che marca la differenza è la qualità della sceneggiatura, soprattutto per quanto riguarda la brillantezza dei dialoghi, perché le storie, salvo qualche particolarità nei personaggi, tendono tutte a somigliarsi. Qui il protagonista, Simon Garden (Coogan), è un assistente sociale dal curriculum non proprio confortante: delle mille persone uscite di prigione...Leggi tutto che ha aiutato, quelle che sono riuscite a prendere poi la retta via sono solo tre... Questa e altre macchie lo condannano al trasferimento in un ufficio di Manchester, dove ha subito modo di dimostrare la propria inettitudine. Assiste però in un night del posto all'omicidio commesso da un poliziotto corrotto (Burton) che stava seguendo. Non ha le prove per incriminarlo del delitto, ma esse sono probabilmente contenute in una videocassetta che ha ripreso la scena da una telecamera di sorveglianza. E' per recuperare tale vhs, custodita nella cassetta di sicurezza di una banca, che Simon è costretto a richiamare i suoi unici tre casi "risolti" invitandoli ad aiutarlo nell'impresa di entrare nel caveau della banca dove il poliziotto ha riposto la preziosa cassetta. E' questo il singolare furto "a fin di bene" al centro della vicenda, per la realizzazione del quale tocca studiare un piano in grado di eludere allarmi e sorveglianza. E va detto che se le gag, pur non in gran numero, evidenziano una certa ricercatezza nell'umorismo, la parte dedicata all'azione e alla (confusa) spiegazione delle tecniche criminali lascia al contrario a desiderare, sottraendo il gusto nello scoprire qualche momento comico sorprendentemente azzeccato, nei casi migliori tuttavia del tutto slegato dalla storia: si vedano la spassosa scena al museo di arte "erotica" (compresa di fasullo attacco di petomania nel bagno delle signore) o quella "disgustosa" sulle montagne russe, liberatoria in tutti i sensi. Non manca la relazione amorosa con la bella poliziotta (Headey) di lui inspiegabilmente innamorata, inserita per rispettare i canoni del genere: nulla aggiunge da un punto di vista umoristico facendo ulteriormente rientrare il tutto nell'ambito della commedia tradizionale, nonostante un appeal in apparenza più spigliato del consueto. Coogan è un valido attore che qui interpreta con buona misura le battute attenuando l'esuberanza appena più accennata dei tre ex detenuti e della ragazzina tuttopepe, ladra d'auto, che pretende di far parte del gruppo. E' purtroppo la regia di John Duigan a sfruttare con poca verve un copione (scritto dallo stesso Coogan con Henry Normal) che invece qualche freccia al suo arco l'avrebbe. Mancano i tempi giusti necessari ad amalgamare con sapienza commedia e azione, il cast non fa gridare al miracolo (ah, al museo c'è un cameo di un giovanissimo Simon Pegg e una parte più sostanziosa, nel finale, è garantita all'iconico Omar Sharif) e in definitiva c'è la sensazione di un film che avrebbe le carte per divertire ma che in ultima analisi risulta debole, inefficace in troppe parti. Ciononostante se ne possono apprezzare numerose finezze e un'eleganza tutta inglese che non lo porta mai a sbracare, nemmeno in presenza di gag rozze e volgari.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Comincia anche discretamente, con Lorenzo bambino che al cinema s'innamora dei film di arti marziali di Ceccke Lin (Ceccherini), idealmente concepiti guardando al KU-FU con Franchi. Purtroppo lo spunto si esaurisce presto, limitandosi in seguito a trasformare Cekke Lin in una sorta di idolo fantasmatico che di tanto in tanto compare di fronte al protagonista per consigliarlo (si fa per dire, i suoi suggerimenti riguardano sempre “la topa” come obiettivo ultimo di ogni pensiero). Cresciuto, Lorenzo (Paci) sbarca il lunario lavorando in fabbrica; una sera, incontrata davanti a un...Leggi tutto distributore di sigarette la bella Song Lee (Tempesta), prostituta che si spaccia per modella, si finge ricchissimo per attrarla. Un doppio inganno che proseguirà a lungo, fonte inesauribile di equivoci facilmente intuibili. Nel frattempo, per arricchire la storia, si dà una sguardo alla famiglia di Lorenzo, in cui la nonna “petomane”, sposata al nonno “abbronzato” (Monni), vivono con la figlia e i nipoti, che diventano il centro dell'attenzione: oltre a Lorenzo ci sono il fratello fanatico dei quiz televisibi (che resta sullo sfondo) e le due sorelle poppute. La prima, Vanessa (Del Basso), sogna di diventare un tenore e passa il tempo davanti a un bicchiere decisa a romperlo con un acuto, la seconda, Giovanna (Del Piano), è colei che il principale cinese di Lorenzo vorrebbe da sempre conquistare. Così, mentre prosegue la storia del protagonista con Song Lee tra reciproche, mitraglianti bugie, i caratteristi intorno cercano di dare varietà alla vicenda inserendosi saltuariamente per qualche blanda gag. Colpisce tuttavia che l'idea del kung-fu non sia supportata solo da un Ceccherini tutto sommato piuttosto spassoso nel ruolo di copia sbiadita e volgare di Bruce Lee (per quanto poco in scena) ma anche da una serie di combattimenti nemmeno mal coreografati tra il principale di Lorenzo e il braccio destro del pappone di Song Lee, da lei spacciato come stilista: calci e pugni conditi da un atletismo non indifferente. Il resto è la solita commedia alla Paci, che punta sulla simpatia del cast, l'avvenenza delle attrici e qualche battutina inserita qua e là accompagnata dalle inconfondibili espressioni del protagonista. Uno spunto vetusto e il rimpianto per non aver potuto vedere un film più centrato sul personaggio di Cekke Lin (che avrebbe avuto comunque bisogno di una sceneggiatura virtuosistica per reggere un intero lungometraggio). Relativamente frequente il ricorso ai sottotitoli (le cinesi amiche di Sung Lee non sono quasi mai doppiate), relegati a due o tre interventi al massimo Carlo Monni e Sergio Forconi (un collega in fabbrica), ultimo quarto d'ora prolungato senza un perché con un epilogo in Cina (vabbé, Cina...) tremendamente stiracchiato e favolistico nel senso più deteriore del termine.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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