il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL SEGNO DEL COMANDO
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271430 commenti | 9004 papiri originali | 48248 titoli | 19742 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Conquest (1983)
  • Luogo del film: La spianata che si apre di fronte al rifugio di Ocron (Siani)
  • Luogo reale: Cala Grande (Valle della Luna), Capo Testa, Santa Teresa Gallura, Olbia-Tempio
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  • Film: La cognatina (1975)
  • Luogo del film: La chiesa di don Camillo (De Luca)
  • Luogo reale: Chiesa di santa Maria Immacolata, Via di Tor Cervara 251, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Zampanò
La bella paesana di ritorno dall'America cerca marito e il paesino va in subbuglio. Punti cardinali: il sapore meridionale (abruzzese), l'esuberante Lollo, peccati provinciali e perdoni parrocchiali. Commedia godibile, in cui si esalta la naturale bravura di De Sica e De Filippo, poco serviti dal cast non sempre all'altezza. C'è però Terence Hill, giovanissimo: chi l'avrebbe detto che il futuro Trinità sarebbe passato anche per "Ciccillo"?
Commento di: Markus
Film multiforme: c'è il classico poliziesco, la frecciatina ai "pariolini" post Circeo '75 (c’è anche la Grapputo, “regina” del sottogenere) e, come da titolo, storie di trafficanti di droga e, di conseguenza, di tossicodipendenti. L'unica regia di Marcaccini si traduce in un potpourri di generi allora di tendenza nel cinema italiano, con un occhio particolare a talune sfumature noir. Il risultato non è eclatante, con la sensazione di scene malamente assemblate. Qualche scivolone trash (gli effetti delle droghe: una coreografia onirica), ma una visione la merita.
Commento di: Daidae
Commedia noiosa e vuota. La trama vede una giovane ragazza che seduce un uomo attempato, il tutto condito da sciocchezze pseudo-filosofiche e crisi di mezza età nella stupenda cornice di Ischia (tra l'altro sfruttata malissimo, raramente si vede il sole, segno che non siamo d'estate). Cast sprecato con l'ottimo Philippe Leroy e una valida Barbara Bouchet (che però fa solo una piccola parte). La Fani allora alla seconda prova cinematografica non se la cava male. Discrete le musiche.
Commento di: Azione70
Film che racconta una serie di barzellette sullo sfondo del solito Pierino, intelligente (o meglio, furbo) ma con poca voglia di andare a scuola. Questa volta il padre (Enzo Liberti, un po’ sottotono) lo porterà in collegio, senza tuttavia ottenere risultati diversi. Vitali ce la mette tutta ma le battute, salvo rare eccezioni, sono vecchie o scontate. Cast di contorno di scarso livello (ma la Miti è... un mito!). Musica (la canzone di Pierino) ossessiva ma simpatica. Raccomandato agli amanti del trash: gli altri si astengano.
Commento di: Daidae
Fa parte del periodo d'oro del genere comico italiano. Un ottimo cast (ci sono insieme Pozzetto, Banfi, Villaggio anche se tutti in episodi separati). Il film è in parte simile a Rimini Rimini (con il quale condivide diversi interpreti oltre che la regia). Divertente l'episodio con Paolo Villaggio, il migliore in assoluto, mentre quello con Pozzetto e con Banfi sono meno divertenti ma comunque ben riusciti. Film che ha più di trent'anni sul groppone eppure non li sente.
Yo-kai watch (3 stagioni) (2015) di Vari con (animazione)
Commento di: Giùan
Nathan possiede un orologio che gli permette di visualizzare i fantomatici yo-kai, spiritelli mitologici in grado di contagiare coi loro umori gli umani. Divertente, stratificato anime giapponese ispirato all'omonima serie di videogiochi, complesso da seguire per l'intrecciarsi delle storie (alcune delle quali si sviluppano di episodio in episodio), i numerosi riferimenti alla cultura nipponica e la consueta rapidità di battute, gag e situazioni. La natura polimorfa del prodotto e la grafica un po' omologata lo rendono forse più fruibile ai patiti del genere d'elezione, il videogame.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Una di quelle commedie che ambirerebbero ad essere di più, a colpire con improvvisi cambi di registro e risposte che spiazzano, velocizzando il ritmo con un montaggio attento e affrontando insomma il tema sesso con la spregiudicatezza di un Almodóvar senza poter disporre delle stesse qualità. E infatti, pur registrando la presenza magnetizzante di splendide donne dal look intrigante e il parrucco perfetto, manca al film quella sincerità che ci vorrebbe per non scadere nella maniera. Si lambiscono territori pulp applicandoli a una storia che parte come una commedia rosa...Leggi tutto sofisticata per infilarsi in sorprendenti flashback che ci riportano indietro come nemmeno ci trovassimo in un giallo di casa nostra, a cui viene applicata però quella cifra sottilmente grottesca comune a tutto il film. Perché l'intento è quello di uscire dai canoni della commedia tradizionale per immergerci in un mondo “libertino”, vivace e disinvolto fin dalle prime scene. Il tempo per Celeste (Jiménez) di incontrare in libreria la scrittrice di libri a tema sesso Jazz Romero (Ruiz) che subito quest'ultima la spinge a confessarsi e ad ammettere che col proprio fidanzato Juanjo (Martínez), in procinto di sposarla nel giro di qualche giorno, le cose a letto vanno male e che è il caso di provare qualche uomo nuovo. Finite una sera al concerto di un gruppo rock, Celeste si lascia stregare dal fascino selvaggio del cantante Nardo (Muñoz) e travolgere in un amplesso bollente, che la convincerà a mollare il povero Juanjo di punto in bianco. Questi, nel frattempo braccato da una splendida studentessa (Salamanca), si fa aiutare dal giovane Nico (Jezierski) per riconquistare la sua ex scoprendo che il ragazzo ne sa una più del diavolo. E così, tra appostamenti, puntate da un hacker che sembra uscito da un film di De la Iglesia, foto scattate di nascosto e amici di amici che intervengono per rendere ancor più caotico il tutto (eppure il filo della storia stranamente non si perde mai), i continui ribaltamenti di situazione - supportati da una recitazione complessivamente molto caricata ma resa accettabile dal fascino delle tre protagoniste femminili - danno la misura delle intenzioni registiche. Siamo quasi più nel pulp che nel sentimentale, con il sesso sempre al centro della vicenda prima che un il citato flashback (rivelatore) cominci a inquadrare alcuni personaggi nella giusta luce. E allora saltan fuori insospettabili doppi giochi e risvolti che fanno ripensare all'intreccio ma anche a quanto il tutto suoni artificioso, artatamente strutturato in modo da apparire imprevedibile, impetuoso. Ma il troppo stroppia e il regista dimentica di dare armonia a una sceneggiatura che ahinoi non trova un numero sufficiente di battute che le permettano di lambire il comico come invece palesemente vorrebbe. E allora par di vedere proprio certi film di Alex de la Iglesia, esplosivi ma fumosi, prolissi e scentrati.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Uscito lo stesso anno del più celebre, quasi omonimo horror di Neil Marshall, ne condivide giusto l'idea della discesa nelle viscere della Terra, qui dovuta però a qualcosa di ben più necessario di una semplice spedizione “speleologica”. Già dalle prime scene, infatti, abbiamo la misura del disastro incombente: una pittoresca cascata si tramuta d'improvviso in una colata di lava che mette immediatamente in allarme il professor Jake Rollins (Perry). Il tempo di far trascorrere...Leggi tutto qualche minuto e cominciano i tipici disastri digitali cui il genere ci ha abituato, soprattutto in televisione: asfalto che si crepa aprendo voragini, palazzi e ponti che crollano, geyser infuocati e un po' l'intero catalogo classico del B-movie catastrofico da quattro soldi. Convocato nientemeno che grazie all'intervento del Presidente degli Stati Uniti, Rollins si ritrova a lavorare sul misterioso progetto “D.E.E.P.” insieme a Jen (Brown), una sua vecchia fiamma alla quale spiega subito i danni che il loro lavoro sta geologicamente provocando: occhio all'anello di fuoco, una catena di vulcani estesa dal Sudamerica all'Australia pronta a esplodere, con gas che s'infiltrano tra le falde tettoniche liberando la lava e portando a continue eruzioni. Cosa diavolo stava finanziando il governo? L'individuo (parzialmente) losco è questa volta tale dr. Palmer (Roberts), ex collaboratore di Rollins che ha come al solito armeggiato malamente col materiale a disposizione creando danni inimmaginabili. Per risolverli Rollins, Jen e Palmer s'imbarcano assieme ad altri due anonimi soldatini sulla “talpa”, un tozzo mezzo scavagallerie con grossa trivella sulla parte anteriore che dovrà condurli a chissà quanti metri sottoterra per piazzare bombe nucleari (40 volte più potenti di quella di Hiroshima!), da far esplodere al momento opportuno fermando così l'incombente apocalisse naturale. Scientificamente parlando “qualche” dubbio sussiste, sulla soluzione scelta, ma è meglio non porsi troppe domande e seguire l'avventura sotterranea dei nostri eroi, che quando arrivano al punto stabilito si ritrovano in una grotta di pavimento levigato con stalattiti e stalagmiti che fa rivalutare tutti i baracconeschi viaggi al centro della Terra degli anni d'oro. Avendo esaurito gli effetti speciali nel primo quarto d'ora quel che resta è un po' di tensione scaturita da prevedibili inconvenienti (compresi quelli di comunicazione con la superficie). Luke Perry, decisamente poco credibile come gran genio della scienza, è comunque più convincente di chi lo circonda e se non altro un po' di umanità al suo dottore la regala. Ci si aspettava qualche colpo di scena, invece tutto scorre piatto e con le riprese che passano dalla cabina della talpa alla sala comandi del progetto “D.E.E.P.” c'è poco da star allegri: anche scenograficamente non c'è nulla di interessante. Si salva appena la regia di Terry Cunningham, che riesce a mantenere vivo un briciolo di interesse per la vicenda, e pure Natalie Brown, in fondo, è una partner meno scipita di quanto ci si aspetti in prodotti simili. Ma se l'unico elemento che si aggiunge alla povera avventura sotterranea è qualche bisticcio governativo dovuto alla necessità di coprire le responsabilità dei disastri, poco c'è da rallegrarsi... Inevitabili sacrifici umani, problemi coi detonatori, inconvenienti meccanici e pure il lento riavvicinamento dei piccioncini: il campionario classico insomma, senza sorprese.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Nell'incipit una giovane coppia si stringe la mano su di un ponte, s'incatena a un blocco di cemento e un attimo dopo scompare di scena, lasciando una sciarpa rossa appesa a un parapetto. Sotto scorre il fiume... Si ritorna a sei mesi prima e ritroviamo la stessa sciarpa: è il dono che Gary (Goodacre) fa a Emily (Kwiatkowski). I due sembrano una coppia felice e Jill (Hartley), la madre di lei, appena sa che la figlia ha un ragazzo lo è ancor di più; perché Emily soffre di depressione, è una sociopatica, è cresciuta senza il padre e anche se il fidanzato...Leggi tutto (Payne) di mamma è un brav'uomo non basta. Quando la diciottenne presenta Gary in famiglia si capisce subito che il tipetto non è troppo per la quale: pensa solo ai soldi, è un montato, arrogante, presuntuoso. Ma che ci si vuol fare... Se Jill mostra subito qualche riserva, il suo uomo la tranquillizza. Hai voglia: quando le famiglie dei due giovani s'incontrano (Gary vive con la madre e il fratello poliziotto dominandoli entrambi) sono presto scintille. Passa poco e Gary per una futile lite in auto accoppa un coetaneo. Processo veloce, condanna a 15 anni e la decisione di farla finita trascinando con sé la povera, indifesa Emily. Torniamo così alla scena dell'incipit: la telecamera di sorveglianza montata nei pressi del ponte non ha ripreso il tuffo ma le circostanze lasciano proprio pensare a un doppio suicidio. Jill tuttavia è convinta che qualcosa non torni e contatta un amico detective (Brazeau) per indagare sul caso. E qui comincia tutta un'altra storia, in cui al dramma di una madre si sostituiscono le indagini atte a scoprire cosa sia davvero successo, su quel ponte. Il film è retto discretamente da Lindsay Hartley, ex diva di soap come PASSIONI o LA VALLE DEI PINI riciclatasi in prodotti televisivi spesso a base thriller: l'interpretazione è sentita, il ruolo di madre risoluta le si addice (pure quando ci dà dentro, come vedremo l'anno dopo in ATTRAZIONE MORTALE) e tanto basta a dare vigore al tutto; in tv movie simili è già un passo avanti. Molto più smorti la figlia e il fidanzato, anche se nel caso della prima è il personaggio a richiederlo. Tradizionalmente inquadrata la figura del giovane maledetto di Jedidiah Goodacre, che si spinge spesso “oltre” con risposte spiazzanti per poi ritornare mansueto in modo da nascondere parzialmente la propria vera natura. Però la regia è svelta e riesce a cavarsela anche nel finale puramente thrilling senza troppo ricordarci i difetti del genere applicati al media televisivo e al suo pubblico. E in fondo anche i diversi momenti in cui si articola la storia sono studiati in modo da farla procedere senza pause inserendo un buon numero di particolari che permettano di non soffermarsi a lungo sul modesto valore della sceneggiatura. Intrattenimento dozzinale ma meno abulico della media cui questo genere di titoli ci ha abituati, con figure marginali (vedi il detective doppiato da Locuratolo) descritte credibilmente.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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