il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

CULO E CAMICIA
le location di... Pozzetto
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273600 commenti | 9036 papiri originali | 48575 titoli | 19876 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Venere imperiale (1962)
  • Luogo del film: Palazzo Patrizi a Castel Giuliano
  • Luogo reale: , Bracciano, Roma
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  • Film: Nemiche per la pelle (2016)
  • Luogo del film: Chiesa di Santa Prisca
  • Luogo reale: Via di Santa Prisca, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Alex1988
Mario Mattoli, specialista in commedie e film comici, si ritrova qui ad affrontare un genere per lui anomalo: il giallo (ovviamente mescolato a elementi di commedia). Un film al femminile che, per quanto possa essere ravvivato dalla verve dei protagonisti, non riesce a divertire in modo particolare. Va rimarcata, comunque, la volontà di mescolare generi diversi. Da segnalare anche le ottime spalle, da Piero Mazzarella agli "intrusi" Franco e Ciccio.
Commento di: Domino86
Nulla di nuovo al fronte; siamo nel già visto, trito e ritrito. Resta il fatto che comunque, per gli amanti del genere, il film, anche se non nella sua totalità, si lascia seguire con piacere; particolarmente nelle battute finali, nelle quali ovviamente si vogliono conoscere le sorti di chi si è seguito fino a quel momento. Si guarda facilmente ma con la stessa facilità lo si dimentica.
Commento di: Pessoa
Giovanni e Deray, due maestri del genere, confezionano una spy-story di buon livello dal ritmo transalpino e dalla trama piuttosto ingarbugliata, ai limiti del verosimile. Cast nella media sovrastato da un magistrale Ventura (che concede anche una replica del celebre "schiaffo") che riempie lo schermo. Buona la regia che riesce a valorizzare la splendida ambientazione viennese concedendo location molto suggestive della capitale austriaca fuori dei soliti giri turistici. Musiche sperimentali di Magne talvolta ridondanti ma mai fastidiose. Un buon prodotto di genere, che si fa guardare.
Commento di: Reeves
Sullo sfondo del caporalato agricolo nelle campagne pugliesi, la storia di un padre che deve combattere contro tutto e tutti dopo essere rimasto da solo con il figlio. Un dramma che si dipana lentamente ma inesorabilmente, un'ottima interpretazione per Esposito che cambia completamente ruolo rispetto a Gomorra. La denuncia sociale è esplicita, ma non soffoca la poesia di quello strano rapporto tra il padre e il ragazzo.
Commento di: Thedude94
Riflessione sull'esistenza di Dio, amore non ricambiato e malessere depressivo, sono soltanto alcuni dei temi trattati dal maestro svedese in quest'opera, che nella sua breve durata racconta una giornata non facile di un pastore protestante svedese alle prese con dilemmi profondi. Bjornstrand e la Thulin regalano due performance memorabili, Von Sydow in una piccola parte riesce ad essere glaciale. In pochi spazi, tra strette mura, Bergman estrae la profondità immensa di questi personaggi tormentati tutti da qualcosa di distruttivo. La fotografia è semplicemente stupenda, come il film.
Commento di: Paulaster
Attraverso piccole scene viene descritto il periodo natalizio islandese. A livello stilistico sembra di assistere a un film di Andersson, con stesse inquadrature e fotografia. Ciononostante è ben diretto, e al posto di proporre situazioni grottesche è il quotidiano il protagonista. L’Islanda è un paese affascinante per chi guarda da fuori tra carne di balena, il lungo buio e i ghiacci, con una situazione economica in bilico per chi ci vive. Il messaggio finale è di velato ottimismo, seppure il mare, come metafora, sia mosso e il capitalismo incombente (l'unica nota bizzarra).

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Prendendo le mosse da certe avventure omicide a due che in America passavano, in quegli anni, dai più tradizionali Bonnie e Clyde alle efferatezze di HENRY - PIOGGIA DI SANGUE, Davide Ferrario recupera - così scrive in coda al film - un fatto di sangue accaduto nelle campagne venete la notte del 30 giugno 1986 e lo riambienta nei paesi tra Bergamo e Milano (senza mai un riferimento geografico, però). Claudio (Bigagli) e Vincenzo (Parisini) sono due giovani di non molte speranze: più forte di carattere...Leggi tutto e deciso il primo, decisamente più arrendevole e succube il secondo (Bigagli), che funge anche da narratore. E' attraverso i suoi occhi che viviamo la stralunata vicenda, cominciata con un semplice diverbio e continuata con una prima vendetta (blanda) contro l'uomo che li ha offesi; da qui si apre la strada a una fuga verso il nulla, un tuffarsi in auto nelle tenebre di una notte appena rischiarata da rade luci, candele, segnali stradali, porte che si aprono illuminando con tagli netti l'oscurità. E' chiara la ricerca di uno stile che sappia dare forma a un'opera costruita come la fredda cronaca di azioni apparentemente improvvisate, che non seguono una logica precisa ma l'estro del momento. Vincenzo ruba un fucile e con quello in mano diventa un autentico pericolo pubblico: impossibile leggerne le intenzioni, prevedere ciò che farà, come si comporterà con chi deciderà di prendere di mira. Claudio si limita ad assecondarlo blandamente, soggiogato anch'egli dal fascino della libertà totale, di chi sente di non dover sottostare ad alcuna regola. Per riallacciarsi al nostro cinema on the road ricordano i Gassmann e Trintignant del SORPASSO, con un elemento fortemente dominante e l'altro che ne subisce la personalità senza mai riuscire a imporre una propria decisione. Che qui nemmeno pare esserci, a dire il vero, come se ogni barriera etica anche in Claudio fosse stata abbattuta. Uccidere o non uccidere: la differenza la avverte solo chi ha una coscienza, e Vincenzo non l'ha più. Ogni minuto che passa conferma quanto abbia ormai perso la testa. Mai gridando o salendo sopra le righe però: la sua è la follia di chi forse nemmeno si rende conto di cosa stia facendo, di chi insegue con gli occhi l'orizzonte tornando in sé giusto quando c'è da operare una scelta. L'unico vero amico è un americano in trasferta, Wayne (Sayles), che lavora in un parco dove ha costruito dinosauri per bambini e spacciatore a tempo perso, ma pure lui compare in tre o quattro scene. Perché è evidente come al di fuori dei due protagonisti gli altri siano figure di passaggio, ombre che si fanno bersagli di chi pensa solo a fuggire, da tutto e da tutti. Sanno di essere stati identificati, sanno di dover cambiare auto, sanno che la totale mancanza di accorgimenti per depistare li porterà presto all'arresto. Semplicemente non ci pensano: l'importante è solo godere del minuto successivo. La qualità nella messa in scena, supportata da una buona fotografia, eleva il film, che però soffre di una conduzione lenta che rischia di farsi per molti sfibrante. Immergendosi in quel mondo di tenebra, collocato in una terra di nessuno che Ferrario ha eletto a set itinerante, si potrano cogliere le molte qualità del film, ma non è impresa facile né per tutti. Bigagli (soprattutto) e Parisini centrano comunque bene i loro due personaggi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Aperto da un prologo in cui una vampira attira in una caverna nientemeno che Freddy, Jason e Faccia di cuoio per poi succhiar loro il sangue (“Dilettanti...”), TRANSYLVANIA TWIST è una parodia draculesca delle più tradizionali che Roger Corman produce infilando nel finale il celebre mostro/melanzana del suo lL CONQUISTATORE DEL MONDO e in mezzo alcune sequenze della VERGINE DI CERA per fingere un'ovviamente...Leggi tutto inesistente partecipazione di Boris Karloff. La storia è quella di mille parodie in tema (quattro anni prima non ci era andato molto distante nemmeno il nostro FRACCHIA CONTRO DRACULA) e vede Marissa (Copley), figlia del proprietario appena defunto di un castello in Transilvania, recarsi lì assieme a Dexter Ward (Altman, cui tocca in dote un nome puramente lovecraftiano), il quale ha scoperto come nel medesimo luogo sia custodito un prezioso libro capace di dare grandi poteri a chi lo possiede. Arrivati lì comincia la prevedibile trafila di gag: citi il castello e alla locanda tutti scappano, i facchini sono zombi e la carrozza ha il tassametro (ma non è male il Pinhead di HELLRAISER che esce da una sala di agopuntura). Si gioca come sempre con luoghi comuni sui quali è ormai difficile inventare qualcosa di nuovo e si tenta la parodia del new horror magari facendo tirare al “Tall man” Angus Scrimm le sfere d'acciaio di FANTASMI che i protagonisti respingono con mazze e maschere da baseball (cadendo parecchio in basso). Il Dracula di turno, chiamato Byron Orlock (la kappa va pronunciata col suono convenzionale della gola tagliata), è Robert Vaughan, mentre Van Helsing è un divertito Ace Mask, forse il personaggio più buffo in assoluto (benché pure per lui le battute scarseggino). Esaurita la prima parte in viaggio, la seconda è tutta al castello, con simpatiche incursioni metafilmiche che spezzano un po' le più compassate gag tra corridoi, dipinti degli avi (non manca quello della sosia di Marissa) e apparizioni delle immancabili tre vampire gnocche (ma la migliore resta la supersexy Teri Copley, non a caso di lì a poco covergirl di Playboy). Wynorski in regia riesce faticosamente a mantenere un certo gusto trovando momenti anche riusciti, ma a lungo andare la noia fa inevitabilmente capolino e in assenza di gag esplosive si registra una piattezza che non giova al film e lo apparenta immediatamente alle troppe parodie nate intorno alla medesima matrice. Sono comunque curiosi i continui riferimenti di Corman al proprio passato (e davvero, la melanzana gigante del finale lascia allibiti ora come nel '56), che solleticano la curiosità del cinefilo più di quelli (quasi sempre brevi e fuori fuoco) agli horror del momento o a Lovecraft. Parodia datata e in ritardo sui tempi, si fa dimenticare in fretta.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Thriller che punta molto sull'atmosfera esaltata dalla fotografia in bianco e nero di Douglas Slocombe, con bei giochi di luce che favoriscono il montare della tensione. Il ritrovamento di un cadavere nelle acque d'un lago di montagna durante il fascinoso incipit sembrava però aprire a qualcosa di diverso dal solito incubo chiuso tra le quattro mura d'una villa. Invece l'arrivo nella stessa della figlia paralitica (Strasberg) del proprietario, che a quanto pare è fuori qualche giorno per affari, prelude a un intreccio complottistico tipicamente discendente dal classico di Clouzot...Leggi tutto che sei anni prima aveva aperto la strada a un filone particolarmente florido. La storia quindi non sembra inizialmente stupire nessuno, con la giovane che, una volta accolta calorosamente in villa a Nizza dalla seconda moglie (Todd) del padre comincia, quando è sola, ad avere strane visioni dominate proprio dall'inquietante figura del padre. Una telefonata dello stesso (che lei non vede da dieci anni) sembrerebbe poterla tranquilizzare; invece no, perché quelle che anche il medico di famiglia (Lee) definisce allucinazioni non sembrano fermarsi e l'unico a credere nella giovane - che comincia a pensar male di chi la ospita - è l'autista (Lewis). Buona parte del film è occupata dagli sviluppi non particolarmente originali di un'idea presumibile in pochi istanti, a cui però si intuisce dovrà seguire un nuovo ribaltamento che dia un minimo di senso al tutto. Nell'attuarlo tuttavia non ci si accorge che le implausiblilità e le forzature non sono poche (non ultimo il finale sulla scogliera), con comportamenti che come spesso capita in questi casi si rivelano disonesti nei confronti dello spettatore, inseriti cioè esclusivamente per confondere le acque e mascherare la soluzione. Relegate le sorprese allo spiegone conclusivo, però, il film è costretto a vivere su poco o nulla, con dialoghi che restano nella norma e qualche simpatica idea in alcuni casi sintomatica di scelte piuttosto inspiegabili: si pensi all'immersione in una piscinetta poco più grande d'una vasca da bagno che vede l'autista nuotarvi come si trovasse in una laguna amazzonica (Argento saprà riprendere lo spunto ricavandone una scena davvero memorabile in un film in cui però si gioca per scelta con l'assurdo). Si apprezzano la buona resa degli interpreti (notevole la Todd, mentre Lee è decisamente in ombra), lo studio delle scene spaventevoli che al tempo devono aver sortito effetti terrorizzanti ben diversi da oggi, ma sono troppi i momenti in cui si ha la sensazione che la sceneggiatura di Jimmy Sangster sia tirata via, soprattutto in alcuni snodi cruciali della trama.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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