il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

LA BANDA DEL GOBBO
le location esatte
ENTRA
269202 commenti | 8961 papiri originali | 47752 titoli | 19624 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Mario e il mago (1994)
  • Luogo del film: La piazza in cui viene inaugurata l'insolita gara di velocità fra i camerieri locali
  • Luogo reale: Piazza del Duomo, Cefalù, Palermo
VEDI
  • Film: Cara, ti amo... (2011)
  • Luogo del film: La palazzina dove abita una ex di Rosario (Orlando), alla quale lui si rivolge per parlare di una sc
  • Luogo reale: Piazza di Santa Maria in Trastevere, Roma, Roma
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Herrkinski
Tra i vari film 90s interpretati negli Usa dalla Rothrock questo si fa ricordare quasi esclusivamente per il tentativo dell'attrice, qui quarantenne, di dare anche un lato sexy al suo personaggio, aspetto generalmente trascurato nella sua filmografia; in effetti ha un fisico invidiabile e seppure le scene siano più caste del previsto aggiungono un minimo di brio a un action con pochissime idee e valori produttivi da straight-to-video veramente scialbi, oltre a un audio terribile. Persino nelle scene di arti marziali dalla Rothrock e McKinney si è visto ben di meglio a inizio 90s.
Commento di: Alex75
Coproduzione italoiberica che cerca di attualizzare la storia di Jack lo Squartatore combinando stilemi del giallo all’inglese con la moda argentiana. Colpevole e movente sono facilmente intuibili e la sequenza donna svestita-pugnale insanguinato viene proposta a ripetizione senza particolari tocchi d’originalità; colpi di scena poco convincenti tengono però desta l’attenzione, pur enfatizzando i difetti dell’intreccio. In mezzo a una pletora di generici spagnoli, tra un Naschy dignitoso ma piuttosto monocorde e una De Santis fuori parte, Marignano ha un ruolo di quasi protagonista.
Commento di: Herrkinski
Horror fiammingo che ricicla idee viste molte volte nella cinematografia di genere, specialmente nell'ultimo ventennio; è in sostanza uno zombi-movie ambientato in una sedicente clinica di chirurgia estetica dell'est europa dove accadono cose sinistre. Il regista spinge il pedale sui lati splatter e grotteschi, con momenti di oltraggioso humour nero a metà tra il Jackson di Splatters e il Rodriguez di Planet Terror che risultano le parti più divertenti del film salvandolo dall'anonimato; il resto è un gioco al massacro fatto di personaggi deplorevoli e dal cupo finale pessimista.  
Commento di: Daniela
Mentre sono a pesca tra le nevi del  Wyoming, un pittore e un medico soccorrono due automobilisti usciti di strada con la loro vettura. Si tratta di rapinatori in fuga dopo aver svaligiato una banca che non intendono lasciare testimoni sul loro passaggio... Thriller dignitoso ma di routine, penalizzato non tanto dalla prevedibilità della storia quanto dalla scarsa congruenza nella sceneggiatura: il pur bravo Ray è troppo rilassato e certi scambi di battute con Bancroft suonano stonati considerata la situazione di pericolo. Non male la coppia Keith (cattivo) e Bond (più cattivo).
Commento di: Noodles
Quando un cieco ascolta una conversazione scottante è quasi sempre l'inizio di un film interessante. È lo spunto di base di questa bel thriller, con qualche spruzzata di Hitchcock sia nel fine umorismo che lo percorre sia nella tensione e nei colpi di scena ben misurati. Qualcosa nella storia risulta forzato o poco credibile ma l'intreccio è davvero degno di nota. Buono il cast e splendida la fotografia. Londra è sempre una location affascinante per questo genere, ma qui appare più nebbiosa, misteriosa e cupa che mai. Un film da vedere.
Commento di: Il Dandi
Manifesto e consacrazione di Spike Lee come autore, tanto per le tematiche razziali quanto per lo stile che mescola documentarismo stradaiolo e coloratissimo fumettismo, con inquadrature spesso bizzarre (dall'alto, dal basso, storte o in camera look). Le tensioni sociali che ruotano intorno a una pizzeria italiana e a un negozio koreano situati in un quartiere afro-americano sembrano inizialmente solo folklore, ma la progressiva escalation porta all'ineluttabile tragedia. Appassionato e sincero. 

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

La dura vita da minatori durante gli ultimi mesi di scavo per il traforo del Monte Bianco. Siamo a inizio Sessanta, al juke box suonano "La terza luna" di Sedaka e l'amore twist della Pavone, ma le giornate di chi lavora per buona parte del suo tempo al buio (senza sole né luna, appunto) non riflettono proprio la stessa voglia di spensieratezza. Giovani di ogni parte d'Italia si ritrovano a condividere i drammi di chi sa come la propria salute sia costantemente a rischio (la silicosi incombe) e la morte una compagna non così lontana. Il film di Luciano Ricci prova...Leggi tutto a raccontare il loro quotidiano individuando alcuni personaggi che si divideranno il set incrociandosi in galleria, nelle baracche costruite appena fuori dall'ingresso del tunnel, nei paesi vicini per qualche raro momento di svago... Chi compare di più è inizialmente la coppia Ivo Garrani/Giancarlo Sbragia: il primo è il valente caposquadra, il secondo uno dei tanti malati di silicosi costantemente indecisi se continuare a rischiare l'aggravarsi della malattia o mollare. Hanno un figlio in comune, nato da una donna ormai defunta che non ha mai detto chi dei due ne fosse il vero padre. Vanno d'accordo, ma sarà Sbragia a restare di più sul set guadagnandosi il ruolo di protagonista, considerando la precoce uscita di scena di Garrani. Chi invece sta sulle prime in disparte per guadagnare progressivamente spazio è Massimo Tonna: nel ruolo del bel manovale del Sud, s'innamora di una bella ragazza del posto (Vergano) decidendo di chiudere con la fidanzata del suo paese d'origine, il cui fratello parte presto in missione punitiva. Una storia d'amore tradizonale che non dice poi molto, così come ancora meno offre un Lando Buzzanca in posizione estremamente defilata, che condivide il suo segmento con Franco Giacobini mostrando un dinamismo e una guasconeria sconosciuti agli altri personaggi, che sembran tutti usciti da qualche film neorealista (soprattutto un Umberto Raho con moglie e figli a carico). Lando è più incline agli scherzi, sfoggia un dialetto spesso semi-incomprensibile, come gli altri sogna di mettere qualche soldo da parte per poi fuggire quanto prima, proprio come l'amico calabrese che sposato a una ragazza che lavora a Torino come baby-sitter evidenzia una timidezza e una compita educazione che meglio di altri personaggi comunica un mondo ormai lontanissimo dal nostro. Non succede granché, durante il film, ma l'insolito ambiente, il meritevole riferimento a un momento importante della nostra storia (quello del congiungimento sotto il tunnel degli operai italiani con quelli francesi che scavavano in direzione opposta), la semplicità dei sentimenti impediscono si possano poi criticare troppo alcune scelte stilistiche o di sceneggiatura. In fondo i piccoli drammi privati fungono da pretesto utile a raccontare cosa accadesse allora in quello strano mondo, senza sole né luna. Aiutato da un parco attori senza nomi particolarmente di spicco (Buzzanca al tempo non era certo ancora un divo), il film si avvale di una fotografia non eccezionale ma d'effetto nel suo elegante bianco e nero. Peccato non sia proprio facile rendere interessanti i diversi microepisodi...


Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Fantascienza d'azione alla giapponese, con un gran numero di effetti speciali in gran parte rozzi ma che di tanto in tanto ci azzeccano. La trama sarebbe piuttosto semplice, ma spiegata confusamente diventa in certi frangenti piuttosto incomprensibile. Iria (Moriyama) e Bob sono una coppia aliena singolare: cacciatori interstellari, vengono contattati per catturare il pericoloso Zeiram, un mutante che nel prologo vediamo evadere dalla sua prigione (così pare perché poco si capisce, sono scene mute e caotiche in una sorta di bianco e nero che vorrebbe essere arty). Lei è...Leggi tutto una ragazza dai tratti orientali che parla la nostra lingua (insomma, una giapponese come tante spacciata per extraterrestre), lui un computer dalle idee chiare che pretende di dirigere da solo le operazioni per la cattura e ha approntato, per effettuare la stessa, una "zona", sorta di quartiere giapponese simulato in una dimensione parallela entro cui poter catturare Zeiram quando vi cadrà dentro dal cielo con la sua capsula. Un passaggio piuttosto fumoso, ma quel che si capisce è che, per errore, nella “zona” ci finiscono due elettricisti del luogo, Teppei (Ida) e Kamiya (Hotaru), catapultati quindi in un mondo che sembra il loro ma non lo è, alle prese con un mostro che gli si para davanti minacciosamente. In loro soccorso arriva Iria naturalmente, che comincia a esibirsi in voli multipli sfoggiando armature che gli compaiono all'istante sul corpo. Spara potenti raggi laser da armi assai ingombranti, ma la lotta contro Zeiram è ardua e proseguirà per tutto il film. Teppei e Kamiya, tipici esemplari di giapponesi da film di questo genere, di quelli che gridano e si comportano da semideficienti per metà del tempo, non aiutano granché la guerriera, sempre in contatto col suo Bob e costretta a capire il comportamento di un mostro che nemmeno sanno bene come possa agire. Si accorgono ad esempio che chi lo governa è una piccola testa appiccicata a un tentacolo che esce da quello che pare un enorme cappello. Si ciba di organismi viventi e può compiere una serie di prodezze che impareremo a conoscere (incredibile quando fa colare in terra un liquido dal quale spunta fuori una lamentevole sagoma umana), tipico esponente di una fantasia creativa che a livello visivo non è facile riscontrare nei prodotti occidentali. Al di là di questo però, e di un'idea che poteva anche essere interessante, per com'era articolata, il film si riduce presto a una variante povera e ovviamente meno virtuosistica di HARDWARE (dell'anno precedente), col mostro semi indistruttibile che si autorigenera, muta e la combattente indomita che gli spara addosso mentre i due incapaci osservano e provano come possono a dare una mano. Al solito sceneggiatura e recitazione diventano un optional non richiesto, totalmente subordinati al dispiego di effetti speciali e al tentativo di creare un'atmosfera che monta a fatica attraverso qualche tappeto sonoro non disprezzabile e un discreto gioco di luci e ombre. Nel finale si punta decisi a un happy ending scontato che si trascina senza motivo evidenziando i grandi limiti di sceneggiatura e regia. Qualcosa di buono s'intravede, ma la confezione è modesta e il film dedicato a chi sa già in parte cosa attendersi...
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Thriller televisivo che in realtà ha più le caratteristiche dell'action, protagonista una delle tante madri cui viene toccata la figlia e che si rendono inevitabilmente protagoniste di ogni nefandezza pur di riaverla. Qui vittima del sadismo dello psicopatico di turno è la bella Rachel (Thompson), sposata a un uomo che ancora ama ma che sessualmente - dopo undici anni di matrimonio - non sembra più attrarla granché. Poco importa, i problemi sono altri. Nello specifico il suo ex, Carter (Kerr), che uscito dopo lunga detenzione per aver accoltellato un disgraziato...Leggi tutto sotto gli occhi dell'allora fidanzata (Rachel, per l'appunto, che contribuì all'arresto testimoniandogli contro), le sequestra allo zoo la figlioletta (Biehm) e le fornisce indicazioni su cosa per fare per riabbracciarla. Da remoto la obbliga cioè a indossare un auricolare dal quale la guida come un robot costringendola a inventare di tutto e di più sotto la costante minaccia di ucciderle la piccola Lindsey. Indossato un cappello all'interno del quale è piazzata una telecamera attraverso cui viene seguita in diretta ogni sua mossa, Rachel viene spedita innanzitutto in azienda dal marito, dove Carter le detta frase per frase i passi per farla divorziare quanto prima ("In fondo è quello che volevi, no?"). Lei non può che obbedire senza poter avvertire nessuno della propria condizione di schiava virtuale, continuando minuto dopo minuto a distruggere la sua reputazione di madre amorevole, di moglie irreprensibile e assennata, di figlia adorata. Un gioco destinato a continuare senza gosse variazioni per l'intero film o quasi: Carter le farà fare un po' di tutto, compresa una danza sexy sul bancone di un bar per soli uomini, ordinandole di scapicollarsi da una parte all'altra della città (la corsa della Thompson è peraltro goffa e in taluni casi ripresa con inquadrature da videogame piuttosto ridicole). La particolarità più divertente - che ottiene a tratti effetti da commedia - è seguire la poveretta quando le tocca d'inventare di essere l'amante del socio di suo marito con risvolti degni d'una telenovela, ottenendo da chi la ascolta le reazioni più disparate. Qualche momento umoristico quindi (sottolineato dalle risate di Carter che dalla sua postazione di casa si scompiscia vedendo gli effetti provocati dalle frasi scottanti di Rachel da lui dettate via auricolare), molta azione tipica da tvmovie senza grandi ambizioni ma ahinoi purtroppo una ripetitività che dopo un'ora si fa sentire pesantemente: non si vede l'ora che il giochino in qualche modo si concluda dando una svolta al film, visto che la figlia sta per l'intera durata sul letto legata e imbavagliata a piangere e altri personaggi importanti non esistono. Se non altro la Thompson regge discretamente la parte (frequenti i primi piani sugli splendidi occhi azzurri) e mostra un bel piglio. Peggio le figure maschili a cominciare dallo picopatico ex, mal sbozzate e anonime. Per un po' comunque il meccanismo funziona e la regia tiene bene il tempo. Comprensibili i rimescolamenti temporali iniziali, coi soliti "24 ore prima" e un po' di avanti e indietro tanto che movimentano un po' una vicenda altrimenti fin troppo lineare.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE