il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

FANTASMA D'AMORE
le location esatte
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269671 commenti | 8970 papiri originali | 47842 titoli | 19656 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Prigionieri del male (1955)
  • Luogo del film: La strada dove, dopo che Nadia (Britt) aveva perso il treno, Sergio (Rabal) le propone di cenare ins
  • Luogo reale: Via Villa dei Misteri, Pompei, Napoli
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  • Film: Il ragazzo più felice del mondo (2018)
  • Luogo del film: Il complesso condominiale dove abita il fumettista Gianni (Gipi)
  • Luogo reale: Via Pan, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Buiomega71
Lo slasher teen brucia sotto il sole del Texas hooperiano. Se la Able che fa pipì, la seduzione lesbo col dito in bocca e la morbosetta sbirciata dalla finestra alla Animal house sono più interessanti del solito bodycount ( non male però la bocca spaccata con la canna del fucile), alla fine, tra furiose lotte corpo a corpo nel fango e fosse con carcasse di bovini, arriva un finale spiazzante, tra i più cinici e cattivi mai girati (al pari di quello di Scream) in cui la bastardaggine è ancora femmina. Gustosamente tarantiniani i frame pulp in coda sulle note di "Sealed With A Kiss".
Commento di: Paulaster
Un presunto caso di stupro nell'India del 1920. Se l'attenzione al caso giudiziario resta limitata a un breve processo, è la convivenza tra gli inglesi colonialisti e il popolo indiano ad essere ben approfondita. Si evita di scadere nel folclore locale anche se il personaggio di Guinness diverte con uno humor particolare. Bene la Ashcroft come spalla, non troppo espressiva la protagonista e ultima mezz'ora fin troppo diluita. Anche alcuni passaggi son romanzati al punto da apparire artificiosi.
Commento di: Urraghe
Acclamato dalla critica, narra della difficoltà di due americani di comunicare in terra straniera. Il film colpisce per una sorta di razzismo della Coppola (nonostante le dichiarazioni contrarie) nei confronti di una cultura, quella giapponese, che non viene né compresa né accettata e che descrive una Tokio come una giungla popolata da personaggi macchiettistici usati al solo fine di giustificare una trama inutile. Le gag sono degne di una commedia leggera. Incredibile premio Oscar per la sceneggiatura. Sopravvalutato.
Commento di: Paulaster
Giornalista licenziata inventa un personaggio di protesta. Sceneggiatura dai temi importanti: il materialismo imperante, i buoni propositi e la politica che dirige i voti. Capra offre grandi momenti di cinema nel creare il paladino Cooper e nel fargli pronunciare discorsi degni di John Kennedy; sul lato tecnico i ritmi sono studiati molto bene e le scene di massa notevoli. Non sempre però il film è omogeneo: ad esempio il ruolo della Stanwick prima è fondamentale, poi viene accantonato salvo apparire nel finale bruttarello e melodrammatico.
Commento di: B. Legnani
Due problemi. L'ispirazione, quasi plagio, a Il prigioniero della miniera e una trama troppo esile per l'ora e mezza (scarsa) di film. Per cui assistiamo a sterminate galoppate e a infinite sparatorie, in molte delle quali, inoltre, i personaggi paiono mettersi nei luoghi in cui è più facile essere colpiti... Bene Lulli (ma sparisce subito), lo specialista Hunter (nell'estrema parte della carriera) e la bellissima Giordano (canta con la voce di Jula De Palma). La Petit è una vedova che scorda il dolore molto in fretta. Bella l'ambientazione alla Tolfa, meno quella a Canale Monterano.
Commento di: Cotola
Ely va a scuola, ha una madre depressa, un lavoro, una relazione con un uomo sposato. Il film sa restituire bene il grigiore dell'esistenza della protagonista che sembra subire la vita, invece di viverla. Neanche l'arrivo di una gravidanza inaspettata sembra scuoterla e poter cambiare le cose: o forse no? La sceneggiatura procede in modo lineare e senza scossoni, non cerca il colpo ad effetto ma resta anche un po' troppo piatta, sicuramente in modo voluto per meglio attagliarsi a Ely che viene pedinata continuamente. Finale coraggioso o meno a seconda dei punti di vista. 

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Si sale di un piano e l'inquilino cambia sesso, ma di Polanski resta poco o niente. Allora dalla finestra si guarda sul cortile e si trova in Tobin Bell un dirimpettaio che pare più losco di quello che osservava James Stewart; ma William Hurt fare il Grace Kelly proprio non può... Per quanto la si giri salta sempre fuori qualcosa che stona. Gli strani tipi che abitano la palazzina ci provano anche a fare i cupi replicanti dei sinistri vicini...Leggi tutto polanskiani, ma davvero non c'è partita. Tranne per uno, quello che non a caso non si vede. Allora lì sì, il mistero tiene e da lì cresce. Come si era partiti? Jane (Lewis) decide di andare ad abitare nell'appartamento della vecchia zia morta cadendo dalle scale. Il suo compagno (Hurt) non la prende troppo bene visto che stavano progettando di vivere insieme altrove, ma i problemi sono altri: basta fare qualche piccolo rumore e quello del piano di sotto insorge. Chi è? Dovrebbe essere un'anziana ottantenne, ma se bussi o suoni non risponde mai. Cosa poi ci faccia poi tutta quell'immondizia fuori dal suo portone non si capisce. Dapprima fa trovare a Jane fogli in cui minaccia rappresaglie se non se ne starà in silenzio, successivamente addirittura un vademecum di pagine e pagine da seguire per ottenere il suo benestare... Bizzarro, se non altro, ma a questo punto la guerra è aperta e sappiamo tutti che in questi casi quella matta di Juliette Lewis non si fa pregare: salta sul pavimento, alza la musica, grida... Nel frattempo conosce qualcuno del palazzo e quando resta chiusa fuori di casa chiama a sistemarle la serratura proprio il dirimpettaio con la faccia equivoca (che è poi quella di Tobin Bell, già bello obliquo anni prima di “trasformarsi” in Jigsaw). Però - colpa anche di una fotografia piatta paratelevisiva poco indicata per un clima così opprimente - la tensione pare artificiosa, monta a fatica e gli inserimenti misterici che potevano dare inatteso senso al tutto arrivano un po' troppo tardi per caratterizzare il film in quella direzione (mappe, suggestioni egizie buttate lì). E così, se da una parte la lotta coll'enigmatico vicino almeno all'inizio trova spunti efficaci, dall'altra il solito clima di diffidenza che circonda la protagonista, cui amici e conoscenti danno ripetutamente della visionaria, è stantio. Quanto al mestiere di metereologo clownesco affibbiato a Hurt, che fa a pugni col suo aplomb al contrario serissimo - pare aggiunto giusto per sdrammatizzare di tanto in tanto, ma il suo è un personaggio grigio e totalmente anonimo. Il peso della pellicola ricade quindi quasi interamente sulla Lewis, che all'epoca se lo poteva permettere, mentre la regia azzecca qualche trovata d'effetto (il polistirolo, le maioliche che saltano, il finale con sorpresa) ma non riesce mai a stupire con impennate stilistiche che possano scuotere il film dalla sua traversata tranquilla nei mari del già visto. Anche le musiche non lasciano alcun segno e la cara vecchia Wendy ridotta a scialba portinaia dà la misura della distanza col superbo modello polanskiano. Oltre alla Lewis qualcosa di sfizioso e curioso si trova, comunque.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Caotico thriller australiano che cerca di valorizzare l'ambientazione desertica per caratterizzarsi in direzione di un pulp estetizzante in cui domina il non detto lasciando che la storia vada a comporsi un po' alla volta lasciando qualche buco. Si parte subito con un incontro nell'assolatissimo deserto: scambio di valigette, denaro per droga, ma l'orientale che sgomma via con quest'ultima salta in aria. Sorte poco diversa coglie il killer col denaro: pochi istanti dopo, per evitare un frontale con l'attraente Jina (Booth), esce di strada e ci resta secco. Arrivato giusto...Leggi tutto in tempo per assistere al cappottamento, il giovane Colin (Lyons) fa salire la bella bionda ancora sconvolta sulla sua auto e consegna la valigia coi soldi al poliziotto locale, Frank (Clarke), per coincidenza marito di lei. Si capisce che la storia comincerà a girare intorno ai tre divi e ai soldi, perché naturalmente i proprietari degli stessi non tarderanno a farsi sentire e a eliminare brutalmente chi si frapporrà sulla strada del recupero. Ma l'ambiguità dei protagonisti farà sì che le zone d'ombra aumentino esponenzialmente e che il film si trasformi in un classico noir moderno dalle forti tracce pulp. La fotografia dai colori sparati, che mette in risalto l'ocra del deserto e l'azzurro del cielo, comunica calore e una solitudine che la casa con piscina di Frank e Gina, situata in fondo a uno sterrato, circondata dal nulla, accresce. L'azione è spesso concitata (pur senza le estremizzazioni in cui spesso film così incorrono), ci si sposta dalla centrale di polizia al “Neverest”, il bar di fronte dove il trafficante morto nell'incidente iniziale aveva appuntamento con qualcuno alle 12.30, a giudicare dal foglio trovatogli in tasca da Colin; quindi sulle strade desolate, tra la terra riarsa e una piccola miniera. Emma Boothe è chiamata al ruolo di femme fatale e appena il marito la lascia in piscina con Colin fa scivolare via il costume e lo invita a tuffarsi mentre in paese si svolge una sfida tra bande musicali tanto per cercare di infilare qualcosa di orginale. Il sangue scorre parco, la violenza è contenuta rispetto ai canoni del genere. Si punta a raccontare prima di tutto una storia, ma lo si fa inciampando in una sceneggiatura zoppicante che la regia di Craig Lahiff non aiuta ad articolare meglio. I personaggi invece sono tutti piuttosto azzeccati, anche per merito di un cast ben scelto che vede imporsi il bravo Jason Clarke, indubbiamente adeguato al genere. Più si procede, tuttavia, più quei tratti singolari che parevano intrigare si fanno sempre più deboli andando via via a spegnersi in un'azione di maniera, con tanto di soluzione telefonata che convince poco... Si punta vanamente a stupire con veloci colpi di scena e imprevisti ribaltamenti di situazione, ma a soddisfare è semmai la discreta mano del regista – che ben sfrutta le location - all'interno di una perfetta aderenza agli stilemi noir/pulp del momento.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Denso di riferimenti al jazz fin dal titolo originale (il "Misty" da suonare è un brano di Eroll Garner), il primo film da regista di Clint Eastwood si apre sulle scogliere della West Coast e lì si sofferma, cercando fin da subito di dare un'impronta che per tutti i titoli di testa prosegue lasciando che sia la musica a commentare le immagini di Eastwood in auto lungo le strade panoramiche sul mare. D'altra parte David è un deejay, che in una radio jazz riceve sempre la telefonata di un'ascoltatrice che gli chiede di "suonare Misty" per lei....Leggi tutto Un disco che David mette volentieri senza poter immaginare che di lì a poco il destino lo porterà a conoscerla, la misteriosa ammiratrice. E' Evelyn (Walters), che al bar dove lui passa il tempo con l'amico oste (Don Siegel, il regista del CASO SCORPIO) una sera gioca a fare la femme fatale attraendo l'attenzione di lui (ops...), che da playboy incallito si fa avvicinare e conquistare. Una notte di fuoco, che però trascina con sé più di un problema. Perché Evelyn è piuttosto possessiva, esige di stare al centro dei pensieri di David e quando capisce che lui sta tentando di riallacciare i rapporti con l'ex fidanzata (Mills) comincia a dare di matto, alternando irritazione e sprazzi di follia ad altri in cui sembra la donna più ragionevole e conciliante si possa immaginare. Un comportamento schizoide che il protagonista fatica ad affrontare. Vorrebbe allontanarsene, certo, ma come farlo se le reazioni di Evelyn sono imprevedibili e pure pericolose? Un bel soggetto (mica un caso che Lyne ci abbia costruito poi parte del suo successo sfruttandolo in chiave più universale e urbana) che Eastwood regista mostra già di saper sfruttare con intelligenza, senza eccessi ma lasciando spazio agli attori (soprattutto al se stesso davanti alla macchina da presa, naturalmente), ricamando bene su dialoghi e personaggi (notevoli e carichi di sapida ironia certi scambi col sergente McCallum di John Larch) e trovando una solidità narrativa che diventerà sempre più parte del suo stile. Certo, non tutto è ancora messo a fuoco, gli inserti jazz nel copione talvolta si fanno forzati così come pare eccessivamente leziosa la lunga scena d'amore con la Mills sulle note della "The First Time I Saw Your Face" di Roberta Flack e sicuramente il rendez-vous finale non pare all'altezza delle premesse. Però la storia avvince, la Walters tratteggia una paranoica da antologia e Eastwood si conferma eccellente interprete per un ruolo che indubbiamente gli si addice (benché risulti difficile immaginarsi uno come lui intrattenere gli ascoltatori davanti al microfono). Si tocca un tema forte, si cede un po' sul versante sentimentale ma senza vere stonature. La tensione cresce mirabilmente e Eastwood piace per come si mostra spiazzato e titubante al di là delle apparenze da macho.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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