Riflessione su "La parola ai giurati"

7 aprile 2008

SISTEMI PENALI ALLA RICERCA DI RAGIONEVOLI DUBBI E RICOSTRUZIONI DI VERITA'


Il film, oltre ad essere notevole sotto ogni punto di vista cinematografico (vediamo le ottime interpretazioni di tutti gli attori e notiamo come ciò che viene detto in una sola location riesce a catturare l'attenzione dello spettatore...) e pur essendo immediatamente e facilmente comprensibile, contiene una miriade di messaggi fortemente significativi, soprattutto sotto il punto di vista giurisprudenziale.

E' un film innanzitutto incentrato sul rapporto verità-processo, dove il processo (quello penale) è il luogo dove la verità si forma, attraverso gli attori e la regola che chiede di superare ogni dubbio: è necessario andare avanti nell'approfondire la verità fino a quando ogni perplessità non venga superata.
Dalla visione di questo film di cinquant'anni fa capiamo molte cose:
Innanzitutto come la verità non sia mai assoluta e come ognuno abbia il suo punto di vista su di essa perchè ognuno si porta dietro un proprio bagaglio culturale: chi ha una storia, chi un'altra (lo si capisce ancor più nel finale, con il cambio di voto dell'ultimo giurato piangente, il cui strano rapporto col figlio influenza la sua visione della realtà).
Poi, la contrapposizione tra possibile e probabile, una dura lotta di meningi spremute sotto al caldo e col sudore, alla ricerca del necessario giudizio definitivo.
Ancora, la verità così ardua, astratta e misteriosa da essere dotata di uno strano e pericoloso potere: può porre dinanzi a conseguenze molto tragiche.
Il risultato nella ricerca della verità deve essere solo uno e perfetto: assolvere o condannare; ma questo purtroppo non avviene sempre e spesso l'alternativa è quella tragica che il singolo deve sopportare (si parla di sedia elettrica!); può essere una verità che emerge e che salva la vita, nella migliore delle ipotesi.



I giurati cambieranno poi idea, optando per l'innocenza del condannato; c'è un morto però e qualcuno lo ha ucciso; il compito di quegli uomini tuttavia non è quello di scoprire chi lo ha ucciso: non sono poliziotti e non conducono indagini scientifiche; il loro compito è un altro: capire il PERCHE'. PERCHE' l'imputato è colpevole o PERCHE' è innocente.
Il nucleo del film si basa sull' elemento necessario ad ogni processo e centrale nel diritto penale: "il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio"; senza di esso non può essere emesso alcun giudizio, da parte dell’accusa. Le prove sono insufficienti quando l’organo dell’accusa non ha dimostrato la colpevolezza dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio,  contraddittorie quando le prove della reità, pur se prevalenti, svelano uno o più ragionevoli dubbi. Quanto detto nasce nel sistema processuale nordamericano con una raccomandazione, e il film stesso si annuncia proprio con la raccomandazione del giudice alla giuria, sintomatico e necessario avvertimento.
Nel nostro ordinamento questo principio è più recente ed è una formula frutto di una riforma di fine anni 80 basata su quello che la legge italiana fino ad allora conosceva sempre e solo come l'elemento "Contradditorio".
Tra l'altro il verdetto è immotivato, nel sistema nordamericano: i 12 giurati dichiarano l'innocenza del condannato: processo concluso; ma il filo conduttore che li ha portati a formulare un giudizio in quella stanza non viene svelato al Giudice di corte e questo basta per dire che il sistema è ben diverso, dal nostro. Le due corti (Assise e Appello) nel sistema italiano vedono invece la collaborazione dei giudici ordinari e togati, ma sarà solo il giudizio del giudice ad avere effetto concreto.
Il particolare dei segni lasciati sul naso dagli occhiali: dettaglio oggetto di colpevolezza? In Italia di certo non funziona così.
Il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio è poi sicuramente influenzato da fattori esterni, come è influenzata la visione della verità da parte di ognuno dei giurati (sono ad esempio manifesti i pregiudizi di uno di loro verso la categoria dei giovani, a cui appartiene l’imputato); l'importante è che il giurato non si basi solo su di un’impressione: non esiste il processo al nemico; al rumeno, allo zingaro, al mussulmano... Esiste unicamente un processo che si basi su elementi oggettivi, sia chiaro...
I giudici devono essere soggetti solo alla legge, all’interno della RICERCA DELLA VERITA' (in un campo quindi di puro astrattismo), ma chi ci garantisce che anche i giudici non siano a loro volta influenzati (errore gravissimo)?
Il dubbio è ragionevole fin tanto che è plausibile, fin tanto che si possono avanzare motivi legati alla concretezza.

D'accordo: il sistema giuridico americano è completamente diverso dal nostro, ma è bene cercare di capire come il giudizio dei giurati, come la loro parola (di uomini arrabbiati, come dice il titolo americano, 12 ANGRY MEN) e come la loro ricerca di verità nel film siano appoggiate a principi fondamentali riconoscibili anche dalla giustizia del nostro ordinamento:
L'art 533 del codice di procedura penale (condanna all'imputato) è stato abrogato dalla L 20 febbraio 1958 e recita:
Se l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli, il giudice pronuncia sentenza di condanna applicando la pena e l'eventuale misura di sicurezza (c.p 199-240.). 
2. Se la condanna riguarda più reati, il giudice stabilisce la pena per ciascuno di essi e quindi determina la pena che deve essere applicata in osservanza delle norme sul concorso di reati e di pene (c.p 72 sg.) o sulla continuazione (c.p 81). Nei casi previsti dalla legge il giudice dichiara il condannato delinquente o contravventore abituale o professionale o per tendenza (c.p 102-108.). 
3. Quando il giudice ritiene di dover concedere la sospensione condizionale della pena (c.p 163.) o la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale (c.p 175.), provvede in tal senso con la sentenza di condanna. 
(Legge Pecorella 2006, ben altri principi, ben altre finalità...)


 Notevole passaggio nel film: sferrare il pugnale dall'alto al basso, contare i passi... discutere sulle modalità, sulle dinamiche del fatto: la consulenza (come quella medica nell'analisi del DNA) acquista un’importanza maggiore, diventa fondamentale elemento di conoscenza per combattere il dubbio.
Disse Wittgenstein che si è giunti a un punto, mai determinabile a priori, in cui la vanga del dubbio, che deve sempre armare il giudice, ha incontrato lo strato duro della roccia, rappresentata dalle prove, e si è piegata, risultando implausibile ogni spiegazione diversa dalla colpevolezza.
Bisogna riconoscere che la verità certa, oggettiva, assoluta è irraggiungibile: se è vero ciò, è anche vero che, in presenza di un dubbio ragionevole nella ricostruzione accusatoria, il giudizio finale non può che essere di assoluzione. E gli strumenti migliori per valutare l’effettiva sussistenza dei dubbi sono forniti dal processo accusatorio a struttura antagonistica.



Il film si conclude senza che venga mai rimostrato l'imputato (dopo che si era visto solo prima dei titoli di testa), senza sapere se fosse veramente colpevole o meno, senza sapere chi ha ucciso l'uomo; la costruzione della verità è costruita su un dibattito straordinariamente curato; per questo mi piace etichettare La parola ai giurati con la definizione di "legal movie": perchè non è solo una perla cinematografica con un ottimo Henry Fonda, ma è anche un film sul giudizio, sulla verità, sui processi, e sulla giurisprudenza. Un film che insegna tantissimo.

 

ARTICOLO INSERITO DAL BENEMERITO FABBIU  

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