"La cosa": analisi di un capolavoro

11 marzo 2013

Chiudiamo con questo approfondimento la trilogia sui classici puppigalleschi iniziata con Lo squalo e continuata con Alien, facendo una piccola eccezione alla regola che chiede di non scrivere approfondimenti sui singoli film. Questa era infatti una trilogia iniziata all'alba del Davinotti ed era giusto che venisse conclusa col terzo film pentapallinizzato dal Puppigallo. Ricordiamo come sempre che all'interno del pezzo possono essere presenti spoiler. (Zender)


LE TRE ARMI VINCENTI


1) Un “bell’ambientino”
Se in Alien “nello spazio nessuno poteva sentirti gridare”, ne La cosa, essere sul pianeta Terra non aiuta di certo, visto che nell’Antartide, se provi a urlare, come minimo ti si ghiaccia il fiato; e visto il posto nessuno può comunque sentirti gridare. Buona parte delle riprese furono girate a Los Angeles negli Studios della Universal, quando già quelle nella gelida Taku Glacier in Alaska e a nord della costa occidentale del Canada (per poter sfruttare un enorme ghiacciaio) erano state ultimate. Anche in alcuni set a Los Angeles, nonostante fuori fosse estate, le temperature furono portate diversi gradi sotto lo zero in modo da ricreare un’atmosfera artica, ma soprattutto per rendere visibile il respiro degli attori, che dovettero spesso recitare in condizioni a dir poco proibitive.

2) Gli effetti speciali e lo studio della creatura

Che cos’è la cosa, se non una commistione indefinita di tutte le nostre paure? Si può insinuare dentro di noi, invadendoci proprio come un conquistatore alieno occuperebbe il nostro pianeta. Può imitarci perfettamente, partendo dalle nostre cellule, riproducendo con chirurgica precisione tutti i tessuti (concetto già ben rappresentato ne L’invasione degli ultracorpi). 
Non ha scrupoli, neanche una parvenza di coscienza (come l’essere di Alien); e quando si scatena, mostrando la sua vera essenza, suscita terrore e raccapriccio nei malcapitati che la devono combattere e nel pubblico che assiste allo scempio della carne, manipolata come creta e trasformata in grotteschi esseri (l’unione di più corpi, umani e animali; e addirittura una testa con zampe e occhi supplementari formato antenna di insetto, o crostaceo). All’inizio della produzione, durante il brainstorming, in realtà si era puntato sul dare subito una fisionomia ben definita alla creatura, e i bozzetti ne sono la riprova. Ma poi, intuendo che dare un volto al terrore spesso ne diminuisce l’impatto, è stata intrapresa la via dell’oscuro manipolatore alieno genetico. Certo, l’essere fa comunque la sua fugace comparsa, tra una mutazione e l’altra, ma più sottoforma di pseudovegetale, forse anche in omaggio all’originale La cosa da un altro mondo, dove la creatura era l’incrocio tra un tubero e il mostro di Frankenstein. Ancora oggi gli effetti speciali di questa pellicola vengono citati come esempio di altissima qualità e di ingegno di chi li ha realizzati (Rob Bottin,  Bill Lancaster, Roy Arbogast e Albert Whitlock).

Due curiosità
Quando la creatura si scatena, mostrando più o meno la sua vera identità, quelli che sembrano lacci elastici organici impazziti sono in realtà fruste manipolate anche da Bottin stesso. Per realizzare l’effetto sonoro del vento antartico è stato registrato il vento del deserto fuori Palm Springs.

3) La colonna sonora di Morricone

Essenziale, martellante (quasi un sinistro cuore pulsante), ripetitiva quando deve annunciare l’imminente comparsa della cosa, quasi solenne in alcuni momenti, descrivendo l’immenso, gelido e desolato paesaggio che circonda e imprigiona i protagonisti; e soprattutto, mai invadente. In alcuni momenti si fa letteralmente da parte, per lasciar parlare le immagini più forti. Da non sottovalutare anche gli stessi suoni prodotti dalla creatura: un misto di cavernoso, gutturale e metallico. Ne è un chiaro esempio la scena in cui viene isolata, sotto forma umana, all’esterno della struttura, per poi essere bruciata col lanciafiamme. Produce una sorta di vocalizzo piuttosto inquietante e mai sentito prima.
Lo ripeterà poi in altre occasioni, ma più stridulo, soprattutto quando verrà attaccata col fuoco.

Detto ciò, un meritato plauso va al regista, che quando è ispirato non ha eguali; e qui lo era eccome, come lo era Scott in Alien (colpevolmente da me non citato nell’omonimo approfondimento), o Spielberg con Lo squalo.
Carpenter lo considera il primo episodio della “trilogia dell’apocalisse”, formata da Il signore del male e Il seme della follia. E pensare che la critica fu molto severa con questo film, facendo il paragone con l’originale di Howard Hawks. In più, anche il pubblico non reagì come Carpenter sperava, trovando la pellicola eccessivamente violenta e decretandone il fallimento.
“E gli attori?” direte voi. Quelli giusti al momento giusto nel giusto film. Danno tutti il loro valido contributo, sia come carne da macello che come leader o presunti tali. Vigliacchi, o semplicemente paranoico-terrorizzati (giustamente, vista la situazione).
Una nota di merito va però al dottore (Wilford Brimley, che soffiò la parte a Pleasence, in rotta per conflitti con la produzione). La scena in cui realizza quanto la cosa possa essere pericolosa se dovesse arrivare nel mondo civilizzato, osservando le cellule mentre vengono copiate, è uno dei punti più alti del film. Non fa particolari espressioni, ma basta guardarlo per capire che sta per prendere una drastica decisione.

Due curiosità

Nick Nolte e Jeff Bridges hanno rifiutato il ruolo di MacReady, parte andata poi a Kurt Russell. La reazione di Russell nel momento in cui utilizza il candelotto di dinamite è assolutamente autentica, visto che non si aspettava una tale potenza dell’esplosione. Addirittura si ferì.
Persino il cane fuggitivo (con futura sorpresa) contribuisce ad aumentare la tensione; non tanto nella scena più dirompente, ma quando sfiora inavvertitamente uno dei protagonisti, nella saletta dove si riuniscono, facendolo sobbalzare. E’ come un sinistro presagio; di lì a poco infatti, si scatenerà l’inferno.

UN NOTEVOLE PARTO MENTALE

Unire spettacolarità e idee non è sempre facile, anzi. Ma qui ciò avviene per più di una volta. Ne è un chiaro esempio la scena in cui un membro del gruppo di ricerca sembra sia vittima di un arresto cardiaco. A quel punto un suo collega tenta di rianimarlo, prima col massaggio cardiaco e poi col defibrillatore. Ma quando è pronto per una nuova scarica il torace si apre, trasformandosi in una bocca dentata e tranciandogli le mani. Era la cosa...

CURIOSITA' FUMETTISTICA
Negli anni 90 la casa editrice statunitense Dark Horse Comics ha pubblicato una miniserie di tre albi a fumetti che raccontano le vicende del protagonista del film, sopravvissuto al gelo artico ma ancora alle prese con la cosa.

LO STEREOTIPO
Se proprio si vuol muovere un appunto, ciò che un po’ stride nella pellicola è la gigantesca astronave, imprigionata dal ghiaccio, dalla quale è strisciata fuori la creatura. Già la forma nasce da un concetto stereotipato prettamente umano e non certo alieno. In più, un essere così indefinito, seppur dalle mille risorse e dalla diabolica intelligenza, viene un po’ ridimensionato vedendo il suo ultraclassico mezzo di trasporto.
Personalmente mi piace pensare che l’avesse sottratto a qualche altra forma di vita intelligente quasi umanoide, prontamente assimilata per poterlo pilotare (visto lo schianto, gli sarebbe però servita qualche lezione aggiuntiva…). Ma è una goccia in questo impeccabile, gelido mare fantahorror.

P.S. Non cercate compromessi in questo film; non ne troverete. Persino il finale rispecchia l’andamento della pellicola (nessuno è al sicuro; e anche se momentaneamente ti salvi, non è detto che chi è al tuo fianco non sia la cosa, o addirittura, che non lo sia tu stesso).
Buona e terrificante visione.

APPROFONDIMENTO INSERITO DAL BENEMERITO PUPPIGALLO

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commenti (3)

RISULTATI: DI 3
    Powerglide

    11 marzo 2013 13:45

    Un capolavoro di analisi! Complimenti.
    Buiomega71

    12 marzo 2013 09:25

    Senza parole! Una delizia per chi adora il capolavoro carpenteriano. Sempre minuzioso e impeccabile il Puppi (e concordo assolutamente con la chiusa finale dello speciale). Grande Puppi!
    Didda23

    16 marzo 2013 13:36

    Complimenti al mitico Puppi!