I misteri di Alleghe al cinema e in tv

30 novembre 2020

Il seguente resoconto (che contiene grossi spoiler, come si può immaginare) è ricavato dalla visione del film La donna del lago, della fiction Buio nella valle e dello splendido speciale realizzato da Lucarelli nel 2000 per la sua serie "Blu notte". Il tutto integrato dalle interviste nello speciale del bluray del film, da alcuni testi trovati in rete e dalle interviste sui giornali del tempo.

Alleghe è un paese di montagna, dominato dalle Dolomiti del bellunese, non distante da centri importantissimi come Cortina D'Ampezzo. Si specchia in un lago verde che gli conferisce un fascino non comune. Nella memoria di alcuni, di chi ormai ha una certa età, Alleghe è rimasta legata a una serie di delitti che si protrassero dal 1933 al 1946, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Il libro più importante, che col suo titolo (“I misteri di Alleghe”) codificò definitivamente il caso, fu scritto nel 1964 da Sergio Saviane e riprendeva un suo vecchio articolo in tema (intitolato “La Montelepre del nord”) sviluppandolo alla luce dell'allora fresco processo.
Due anni prima era stato però Giovanni Comisso, col suo romanzo “La donna del lago”, ad ispirarsi a quegli oscuri delitti ideandovi intorno una trama la cui discendenza dai fatti reali era evidente. Nel 1965 da quest'ultimo libro venne tratto un film omonimo che divenne la prima testimonianza su schermo dei misteri di Alleghe. Poco importa che – come avverrà anche in futuro – i nomi e i luoghi fossero diversi, perché le vicende erano indubbiamente quelle ben note. Bisognerà poi aspettare il 1984 prima che qualcuno torni ad occuparsi di quegli antichi fatti. Lo farà la Rai che trasmise nel settembre di quell'anno uno sceneggiato in due puntate dal titolo Buio nella valle. La città veneta diventa l'inesistente Pradegà, il lago un semplice fiumiciattolo di scarsa importanza nell'economia del racconto, ma i personaggi sono ancor più chiaramente, questa volta, derivati da quelli originali, e l'intreccio – salvo alcune inevitabili libertà (e uno spostamento del primo delitto dal 1933 al 1940) – rispetta linearmente ciò che accadde ad Alleghe.



Il compito di questo approfondimento non è tuttavia quello di esporre compiutamente i fatti, che si possono trovare riassunti un po' ovunque anche in rete, quanto quello di confrontarli con le due diverse trame utilizzate per il film La donna del lago (1965) e la fiction Buio nella valle (1984), in modo da evidenziare le rispettive corrispondenze rispetto a quanto stabilito dal processo del 1960. Va comunque sottolineato che nello scrivere la sceneggiatura del film La donna del lago Giulio Questi ha specificato (intervista sul bluray) di essersi rifatto esclusivamente al romanzo omonimo di Giovanni Comisso, senza preoccuparsi minimamente che la storia rispecchiasse le vicende di Alleghe. Ripercorriamole brevemente noi, allora:


I MISTERI DI ALLEGHE. I FATTI


9 maggio 1933: Muore Emma Ventura, cameriera dell'albergo Centrale di Alleghe. La prima, superficiale evidenza fa credere al suicidio (avvelenamento e taglio della gola col rasoio), ma il processo del 1960 accerterà che si trattò invece di delitto, commesso da Adelina (figlia del proprietario) per gelosia o forse perché Emma aveva scoperto nelle cantine dell'albergo il cadavere di Umberto Giovanni, figlio illegittimo di Elvira (moglie di Fiore Da Tos), la proprietaria dell'albergo. Qualcuno dice che l'uomo fosse giunto qualche tempo prima lì da Mirano (VE) a pretendere l'eredità che gli spettava e quindi presto ucciso, ma la questione che riguarda questa misteriosa figura è ancora aperta: il corpo di Umberto non venne mai ritrovato (qualcuno dice fosse stato fatto a pezzi e confuso tra la carne della macelleria dei Da Tos, qualcun altro arriva addirittura a sostenere di aver un giorno visto una mano mozzata, in macelleria!).

4 dicembre 1933: Viene rinvenuto nel lago il corpo senza vita di Carolina Finazzer, fresca moglie di Aldo Da Tos, il macellaio figlio del proprietario dell'Albergo Centrale, morta proprio al rientro dal viaggio di nozze. Dapprima registrato come suicidio o tragico caso di sonnambulismo (di cui la donna soffriva), si capirà invece che ancora una volta tale non fu. Si accertò infatti, sempre nel medesimo processo del 1960, che era il secondo omicidio dei Da Tos. La donna venne strangolata da Pietro di Biasio, marito di Adelina, con la complicità di quest'ultima e di Aldo stesso, che durante il viaggio di nozze aveva svelato alla poveretta chi fossero i responsabili dell'omicidio della cameriera. Per essere certi che Carolina non parlasse, la famiglia aveva deciso di eliminarla.

18 novembre 1946:
I coniugi Del Monego, Luigi e Luigia, panettieri di Alleghe, vengono uccisi di notte a colpi di pistola nel vicolo La Voi. Il delitto è conseguenza di una rapina, si dice. Il processo stabilì che fu invece un agguato: anche loro sapevano troppo; tredici anni prima avevano visto Aldo Da Tos trasportare di notte al lago il cadavere di sua moglie Carolina. Forse avevano deciso di parlare e... Nel novembre del 1946, tuttavia, si parla ancora di due semplici suicidi e di una rapina finita tragicamente, nelle cronache ufficiali.

1952: Dopo attente ricerche in loco e seguendo le voci che raccontavano di precise responsabilità dei Da Tos nelle misteriose morti di Alleghe, lo scrittore Sergio Saviane pubblica un articolo inchiesta sulla rivista per cui lavora (“Il lavoro Illustrato”), spinto anche dal redattore capo Pasquale Festa Campanile (proprio il futuro regista!), in cui spiega le prime conclusioni su di un caso al tempo ancora avvolto nel più completo mistero. Nel suo articolo, che intitola “La Montelepre del nord” in riferimento al celebre paese palerimtano di Salvatore Giuliano, Saviane non fa nomi ma i Da Tos, riconoscendosi nelle descrizioni, lo querelano per diffamazione a mezzo stampa e vincono la causa: Saviane viene condannato a otto mesi con la condizionale.

1956: Un brigadiere dei carabinieri di Auronzo, Ezio Cesca, raggiunge Alleghe per indagare a sua volta sulla vicenda riuscendo infine a far emergere gli elementi necessari a istruire il processo del 1960. La chiave è la confessione del complice dei Da Tos, quel Gasperini che nel 1946 aveva sparato ai coniugi Del Monego e che, non immaginando che Cesca fosse un carabiniere, se ne era vantato stolidamente.

Marzo 1960: Il processo per i delitti di Alleghe comincia a marzo per concludersi quattro mesi dopo con la condanna all'ergastolo per Aldo, Pietro e sua moglie Adelina per l'omicidio di Carolina e (solo Aldo e Pietro) per quello dei coniugi Del Monego. Il primo delitto, quello della cameriera Emma Ventura, era frattanto caduto in prescrizione. Adelina, sempre proclamatasi innocente durane il processo, venne graziata dal Presidente Pertini nel 1981. Riacquistò la libertà ma non la possibilità di tornare ad Alleghe, dove i suoi compaesani si rifiutarono di accettarla.

Ad oggi queste sono le risultanze del processo, anche se negli anni Duemila uscirono almeno un paio di libri che confutavano le tesi dell'accusa parlando di interrogatori estorti con la tortura senza i quali le prove per incolpare i Da Tos non sarebbero mai state sufficienti. Questo però a noi interessa meno, dal momento che ci concentreremo su quello che raccontano il film e lo sceneggiato.


"LA DONNA DEL LAGO": IL LIBRO E IL FILM


Nel libro (e quindi nel film) uno scrittore, Bernard (interpretato da Peter Baldwin), arriva nel paese sul lago (che nel film non ha nome ma è quello di Bolsena!) dopo l'omicidio della cameriera ma prima del secondo delitto, cui quasi assiste in prima persona andandosene da lì poco dopo. Il terzo assassinio, quello dei due panettieri, resta quindi completamente esterno alla narrazione in quanto successivo di tredici anni al momento in cui l'azione del film si svolge. Così come la soluzione del caso è diversa: se la prima responsabile degli omicidi risulta essere come nella realtà la figlia del proprietario dell'albergo, nel film pare che suo padre e suo fratello (il marito nemmeno esiste) siano parzialmente all'oscuro dei delitti e finiscano a loro volta uccisi da lei, mentre nella realtà il primo morì per cause naturali anni dopo e il secondo in galera mentre scontava l'ergastolo.

PERSONAGGI E LORO CORRISPONDENZA NELLA REALTA'

Bernard
(Peter Baldwin) = Sergio Saviane (?). Li accomuna la professione e l'abilità nello scrivere, l'uguale meta delle vacanze in cui entrambi tornano per risolvere questioni irrisolte dedicandosi a complesse indagini, ma il momento in cui vi tornano è completamente diverso: Bernard arriva infatti lì vent'anni prima, rispetto a Saviane, e lo fa essenzialmente per ritrovare Tilde, la cameriera di cui s'era invaghito. Quando raggiunge l'albergo, Mario è ancora in viaggio di nozze con Adriana permettendoci di capire che questo preciso momento, nella realtà, corrisponde al novembre del 1933. L'identificazione tra Bernard e Saviane è di conseguenza solo ipotetica, dal momento che i due intervengono in due periodi diversi della storia.

Tilde
(Virna Lisi) = Emma Ventura, la cameriera uccisa nel 1933 (nel film Enrico dice che il suicidio risale “al dicembre scorso”, quindi anticipa i fatti al 1932). Il personaggio a grandi linee corrisponde, per quanto nel film venga uccisa per le sue tresche con il proprietario dell'albergo e suo figlio mentre la cosa, nella realtà, non è mai stata accertata (alcuni dicono avesse visto nella cantina dell'albergo il cadavere del figlio “illegittimo” di Elvira venuto ad Alleghe per pretendere la sua parte di eredità). Né risulta che Emma sia mai stata messa incinta come invece si sostiene nel film.

Enrico
(Salvo Randone) = Fiore Da Tos, il proprietario dell'Albergo Centrale. Il personaggio corrisponde, anche se sua moglie, nel film, non è mai presente in scena e anzi si intuisce che dev'essere morta perché l'uomo dice di “non volersi risposare”. Il patriarca è sicuramente parte delle decisioni prese per i diversi delitti, ad Alleghe. Nel film viene ucciso da sua figlia nel drammatico finale, nella realtà morirà qualche anno dopo per cause naturali.

Irma
(Valentina Cortese) = Adelina Da Tos, la figlia di Fiore ed Elvira, riconosciuta come omicida materiale di Emma. Partecipò anche al delitto di Carolina con suo padre, suo marito Pietro De Biasio (non presente nel film, in cui è zitella) e suo fratello Mario. Sempre nel film confessa a Bernard di aver ucciso Tilde, Adriana e più in generale “tutti” per poi scomparire gettandosi con ogni probabilità nel lago. Tuttavia, senza processo, "si arriverà ad una verità puramente formale e ipotetica”, precisa il commissario.

Mario
(Philippe Leroy) = Aldo Da Tos, l'altro figlio di Fiore ed Elvira, di professione macellaio. Nella realtà un tipo poco sveglio e un po' beone, corrisponde abbastanza al silenzioso personaggio interpretato da Leroy, se si esclude tutto ciò che accade nel finale. Qui infatti Mario confessa a Bernard di aver rifiutato di sposare Tilde per non doverla dividere sessualmente col padre Enrico. Tilde per questo li ricattava e per questo (nonché per gelosia) era stata uccisa da Irma. Come nella realtà, durante il viaggio di nozze Mario confessa a sua moglie di essere tra i responsabili dell'omicidio di Tilde firmando anche per la poveretta una condanna a morte (la famiglia non riteneva che sarebbe riuscita a stare zitta). Nel film Mario non si prende l'ergastolo (morendo anni dopo in cella come accadrà nella realtà) ma finisce ucciso da Irma!

Adriana
(Pia Lindström) = Carolina Finazzer, la moglie di Aldo uccisa al ritorno dal viaggio di nozze perché sapeva che la famiglia aveva ucciso Emma. Nel film viene ripescata morta (come nella realtà avvenne) nel lago, d'inverno. Bernard viene chiamato a riconoscerla all'obitorio e conferma di averla vista passeggiare di notte sulla riva delineandone un carattere instabile e imprevedibile com'era forse realmente quello di Carolina.

Francesco
(Pier Giovanni Anchisi) = il barbiere locale (?). L'amico le cui testimonianze Saviane utilizzò per scrivere il proprio articolo. Nel film è un fotografo (ammettendo il parallelismo) ed è colui che spinge per primo il protagonista a mettere in dubbio il suicidio di Emma e a cercare i colpevoli all'Albergo Centrale. Nella realtà finì per negare tutto e anche qui mostra una certa propensione a defilarsi quand'è il momento di arrivare alle conclusioni...

Elvira Riva e Pietro De Biasio: l'anziana moglie di Fiore e il marito di Adelina sono due figure importanti, nel caso di Alleghe, ma sono del tutto assenti nel film. Mai citata con un nome la prima e non esistente la seconda, visto che Irma non ha nel film alcun marito. Di contro nel film è presente il padre di Tilde, figura che nella realtà non ha alcuna parte nella storia.


“BUIO NELLA VALLE”: LO SCENEGGIATO


Il 20 e il 21 settembre 1984 Rai 1 trasmette uno sceneggiato in due puntate (realizzato da Mario Orfini ed Emilio Bolles e diretto da Giuseppe Fina) chiaramente ispirato ai delitti di Alleghe e che si apre partendo questa volta dall'inizio, cioè dall'arrivo in paese (l'inesistente Pradegà) di Umberto Diotallevi (Rassimov), il figlio della proprietaria della Locanda “i Cacciatori” (che corrisponde quindi all'Albergo Centrale di Alleghe). “Buio nella valle” ripercorrerà da qui in avanti l'intera vicenda fino ad arrivare all'omicidio della coppia di panettieri (qui lui lavora in una falegnameria, ma poco cambia) e restringendo l'azione tra il 1940, anno in cui viene uccisa la cameriera, e l'immediato Dopoguerra, quando il tutto si risolve con l'arresto dei colpevoli. “Uno sceneggiato che in tutti i suoi particolari, anche tecnici, vuole essere un'esatta, quasi fotografica rappresentazione di certi fatti” ebbe a dire Giuseppe Fina, il regista, “il tentativo di scoprire il meccanismo perverso che ha generato quelle morti, intuendo il movente e i metodi per la loro realizzazione”.

PERSONAGGI E LORO CORRISPONDENZA NELLA REALTA'

Caterina
(Cinzia De Carolis) = Emma Ventura, la cameriera uccisa nel 1933 che viene qui assassinata nel 1940. Siamo nelle prime fasi della fiction, quindi, e la giovane tornerà solo per qualche raro flashback. Viene sgozzata con un rasoio perché, proprio come si suppone sia accaduto (ma non è mai stato provato), ha assistito senza volerlo all'uccisione di Umberto, il figlio di Elena. Senza tirare in ballo alcuna tresca amorosa coi proprietari della locanda come invece avveniva nel film, il personaggio di Caterina si avvicina molto a quello di Emma, anche per il fatto di essere fidanzata con un giovane che ritroveremo più volte nel prosieguo della storia.

Luigi Cosic
(Alain Cuny) = Fiore Da Tos, il proprietario dell'Albergo Centrale (qui diventato la locanda “I cacciatori”). Il personaggio corrisponde in pieno al patriarca dei Da Tos anche nel rapporto con la moglie e gli altri componenti della famiglia, che spingerà ad agire spietatamente. Nello sceneggiato non viene ucciso né muore; semplicemente esce di scena, ormai invecchiato, come avvenne realmente...

Elena Cosic
(Angela Goodwin) = Elvira Riva, moglie di Fiore, che ha sposato quando questi era ancora un bracciante permettendogli così di diventare co-proprietario dell'albergo. Nel film di Bazzoni e Rossellini il personaggio semplicemente non esiste, mentre qui ha una sua importanza, benché venga sostanzialmente esclusa dalle decisioni che portano ai delitti, come fu nella realtà.

Lidia Cosic
(Maria Schenider) = Adelina Da Tos, la figlia di Fiore ed Elvira, parte fondamentale nella sequenza di omicidi, come già detto. Moglie di Pietro De Biasio e sorella maggiore di Mario. Nello sceneggiato non ha una funzione chiave come nel film soprattutto perché al suo fianco c'è il marito, esecutore materiale più di lei delle cupe decisioni prese in famiglia. Spesso in scena, si concede carnalmente (con il benestare del marito) a chi può essere utile sedurre, in primis il segretario del Fascio con cui mantiene una relazione prolungata...

Alvaro
(Orso Maria Guerrini) = Pietro De Biasio, il marito di Adelina, il braccio armato che più di ogni altro si occupa di risolvere le questioni uccidendo. Nel film era incredibilmente assente, nello sceneggiato torna a ricoprire il ruolo centrale che si addice alla sua figura. Fondamentale (anche per il suo rapporto con Lidia), sarà l'ultimo ad arrendersi nel finale concitato.

Tony Cosic
(Scarpa) = Aldo Da Tos, il figlio minore di Fiore ed Elvira, non è qui macellaio come nel film e nella realtà. Non perde però la sua caratteristica principale di persona poco sveglia, fragile e totalmente succube. Scarpa riesce a darne un'interpretazione più credibile rispetto al più deciso e solo molto assente Leroy del film. Non partecipa ai delitti se non marginalmente, sembra innamorato della moglie alla quale confida ingenuamente, in viaggio di nozze, che furono loro a uccidere la cameriera. Rispetto al film non ha rapporti di alcun genere con la cameriera e resta defilato, quasi in attesa di assistere all'inevitabile...

Isa
(Mascia Musy) = Carolina Finazzer, la moglie di Aldo, uccisa dopo che il marito le ha confessato durante il viaggio di nozze le responsabilità dei Da Tos nei delitti. Nel film e nella realtà viene ripescata morta nel lago (che essendo qui sostituito da un fiumiciattolo non riveste più la stessa centralità scenografica), ma è importante il percorso fatto la notte per arrivarci, lì, trasportata in spalla per poi fingerne l'annegamento. Timidissima, sconvolta dalla confessione del marito, non riesce più ad avere alcun rapporto con gli altri componenti della famiglia firmando di fatto la propria condanna.

Bepi
(Stelio Candelli) = Luigi Del Monego, il panettiere che venne ucciso insieme a sua moglie nell'agguato del 1946 perché sapeva evidentemente troppo dei precedenti delitti compiuti dai Da Tos. Il film non se ne occupa fermandosi molti anni prima, lo sceneggiato invece ne riconosce l'importanza e, per quanto lo trasformi in falegname con l'aspirazione di costruire un secondo albergo a Pradegà, lo fa “correttamente” uccidere (con una scossa elettrica però, nella falegnameria e non in una stradina) insieme a sua moglie.

De Cesa
(Carlo Alighiero) = Raniero Massi, il segretario politico del Fascio che, amico dei Da Tos, insabbiò le indagini indirizzandole in direzione del suicidio sia nel caso della cameriera che in quello della morte della fresca moglie di Aldo Da Tos. Un personaggio totalmente assente nel film ma che nello sceneggiato ha invece un ruolo assai importante (anche perché assegnato a un eccellente attore come Carlo Alighiero). Torna ciclicamente in scena fino alle ultime fasi, quelle del Dopoguerra, nelle quali continuerà a comportarsi in modo tutt'altro che irreprensibile.

Brigadiere Sanna 
(Luca Barbareschi) = Ezio Cesca (?), il carabiniere che si occupò di riaprire il caso nel 1956 e grazie al quale oggi sappiamo quasi tutto della vicenda. Nel film è assente (anche perché si conclude troppo presto rispetto all'entrata in scena dello stesso, avvenuta ben dopo l'omicidio dei panettieri, già quello posteriore a quanto raccontato nel film), mentre nello sceneggiato compare una figura che potrebbe ricordarlo. E' quella del brigadiere Sanna, già sulla scena al tempo dei primi delitti e che all'indomani dell'omicidio di Isa viene trasferito in Sardegna per la sua insistenza nel non voler accettare le due morti come semplici suicidi. Tornato a Pradegà dopo la guerra, sarà lui a prendere in mano l'indagine per portarla a conclusione.

Umberto
 (Ivan Rassimov) = Umberto Giovanni, il figlio “illegittimo” avuto da Elvira Riva con un altro uomo prima di sposare Fiore e giunto ad Alleghe per pretendere la sua parte di eredità. Non è mai stato assodato che quest'uomo esistesse davvero né ne è mai stato trovato il corpo, ma il suo delitto – osservato involontariamente dalla cameriera – potrebbe essere stato il movente per l'omicidio della poveretta. Nel film il personaggio non compare (anche perché quel movente viene individuato nei rapporti tra la giovane e i proprietari dell'albergo), nello sceneggiato invece ha un ruolo chiave: si sposa cioè la tesi che lo voleva lì per l'eredità che sapeva gli spettasse per diritto.

Riassumendo rianalizziamo le persone coinvolte nel caso cercando di capire chi le abbia trattate con maggiore rispetto della reale vicenda:


COLORO CHE SONO ESISTITI DAVVERO

Emma Ventura
(Lisi/De Carolis): la cameriera vittima del primo delitto dei Da Tos è figura importante in entrambe le opere, ma nel film è sicuramente più centrale nonché la chiave per la soluzione. I suoi rapporti coi Da Tos, di natura principalmente sessuale, non trovano riscontro nella realtà e non sono assolutamente contemplati nello sceneggiato, più vicino a quanto realmente accaduto. Nel film Virna Lisi è conturbante, presenza costante in flashback morbosi e fotografie, nello sceneggiato la De Carolis è solo una povera ragazza che ha visto ciò che non doveva...

Fiore Da Tos
(Randone/Cuny): il capofamiglia, l'anziano proprietario dell'Albergo (locanda nello sceneggiato), nel film non vive più colla moglie, di cui nulla si sa, mentre nello sceneggiato è sposato con Adelina. In entrambe le opere ha una sua centralità, ma nello sceneggiato non ha alcun rapporto con la cameriera e un'espressione decisa, truce che meglio si addice a quella che si può immaginare avesse, figlia di una spregiudicatezza non comune.

Elvira Riva
(Gooodwin): assente nel film, la moglie di Fiore è invece figura importante dello sceneggiato nel quale è ottimamente interpretata da una Angela Goodwin che con i suoi sguardi in tralice e la forte disillusione disegna una donna persa, ormai prossima alla morte, non amata e anzi ignorata quasi da tutti al di là della forte personalità.

Adelina Da Tos
(Cortese/Schneider): la figlia maggiore dei Da Tos ha nel film un ruolo chiave che nello sceneggiato, per quanto la sua presenza si faccia sentire eccome, non ha. Non è lei a fornire la soluzione finale ma partecipa ai delitti ed è comunque pienamente consapevole di quanto stia accadendo in famiglia. Valentina Cortese le dona un'aria talvolta stralunata e assente che è l'esatto contrario di ciò a cui punta invece Maria Schneider, molto più conscia della situazione e dalle idee chiare fin dall'inizio. Ha un rapporto freddissimo con tutti a cominciare da sua madre e suo marito.

Aldo Da Tos
 (Leroy/Scarpa): fratello minore di Adelina, è il meno sveglio di tutti, il figlio degenere che viene messo in un angolo, che partecipa all'azione per modo di dire. Nel film ha le fattezze di Philippe Leroy che per un ruolo simile non pare esattamente nato e perdipiù si limita a tacere. Gli assegnano una moglie quasi “per procura” e lui la sposa, ma nello sceneggiato, grazie all'ottima interpretazione di Renato Scarpa, acquista un suo spazio, soprattutto nel momento in cui torna dal viaggio di nozze con la moglie e durante il matrimonio stesso. E' bravo Scarpa a rendere le difficoltà mentali del personaggio, il suo non saper bene da che parte stare e come riparare all'errore di aver confessato a lei del delitto di famiglia per sgravarsi del peso (“Se non lo dico a te allora a chi altri?”).

Pietro De Biasio
 (Guerrini): il marito di Adelina e uno dei principali responsabili dei delitti. Figura di spicco della famiglia, nel film non esiste mentre nello sceneggiato è uno dei protagonisti. Com'è giusto che sia, vista la posizione cardine all'interno di ogni delitto perpetrato, dal primo agli ultimi. Se non la mente criminale è sicuramente il braccio, e Orso Maria Guerrini nello sceneggiato è bravo a renderne l'espressione rigida e truce, a muoverlo laddove serve evidenziandone sempre la grande risolutezza.

Carolina Finazzer
(Lindström/Musy): la moglie di Aldo, individuata come sposa per quest'ultimo grazie alle conoscenze di Luigi; viene a conoscenza, durante il viaggio di nozze, delle colpe della famiglia. Uccisa anche lei perché sapeva troppo, nel film ha il volto della bionda Pia Lindström, che sembra molto più determinata nei suoi atteggiamenti della passiva Mascia Musy dello sceneggiato. Destinata a morire nel lago, trova comunque più spazio nella versione televisiva, combattuta sul da farsi quanto e più del suo sposo. Una coppia fragile, indifesa che “la famiglia” capisce di dover controllare fino in fondo.

Gli altri personaggi, ad esclusione dello scrittore Sergio Saviane che in qualche modo nel film possiamo associare al protagonista interpretato da Peter Baldwin e che nello sceneggiato non viene mai citato, sono tutti presenti solo nella versione televisiva, come si è detto molto più vicina a fatti reali. In essa hanno parte importante il segretario politico del Fascio Raniero Massi (che si occupò di contribuire a far passare i delitti come suicidi coprendo i Da Tos), i carabinieri che lavorarono al caso (rappresentati al meglio dal brigadiere Sanna di Barbareschi) e soprattutto Luigi e Luigia Del Monego, i due coniugi di Aleghe che nel 1946 vennero uccisi sull'onda lunga dei delitti precedenti alla Seconda Guerra Mondiale. Nello sceneggiato non sono panettieri perché lui ha una falegnameria, ma i personaggi vi sono chiaramente ispirati. E se nella realtà si ipotizza che siano stati uccisi perché avevano visto Aldo Da Tos portare il corpo di sua moglie al lago la notte del delitto, lo stesso avviene qui. Altra figura fondamentale è la figura di Umberto Giovanni, il figlio "illegittimo" di Elvira venuto a richiedere la sua parte di eredità. Nel film c'è invece, in aggiunta rispetto alla versione televisiva, la figura del fotografo del paese che potremmo associare a quella del barbiere e che in sé riunisce tutte le persone con le quali Saviane parlò prima di scrivere l'articolo che porterà poi alla sua condanna  per diffamazione.

In definitiva, per riassumere, ogni delitto è stato commesso per impedire ai testimoni di svelare le responsabilità della famiglia. La catena parte dallo sgozzamento della cameriera (che aveva forse visto uccidere il figlio di Elvira), continua con quello di Carolina (che aveva saputo dell'omicidio della cameriera) e si chiude con quello dei due coniugi Del Monego (che avevano visto portare il corpo di Carolina al lago la notte della sua morte).


APPROFONDIMENTO INSERITO DAL BENEMERITO ZENDER

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commenti (8)

RISULTATI: DI 8
    B. Legnani

    30 novembre 2020 18:50

    Lavoro fantastico.
    Zender

    30 novembre 2020 20:20

    Troppo... Buono. Grazie.
    Didda23

    30 novembre 2020 23:46

    Eccellente, come di consueto.
    Zender

    1 dicembre 2020 07:42

    Grazie Didda, l'ho fatto più che altro perché quando quest'estate sono andato ad Alleghe mi sono accorto di sapere troppo poco di una vicenda che invece è notissima e si è svolta in un teatro insolito di grande fascino; e rivedendo "La donna del lago" mi sono accorto che il film parte di quel fascino riesce a restituirlo.
    Gugly

    1 dicembre 2020 17:39

    Molto interessante
    Zender

    1 dicembre 2020 20:33

    Grazie Gugly, in effetti se c'era una persona che poteva essere interessata allo speciale, vista professione e tendenze (non omicide, intendo la tua nota passione per la cronaca) eri tu :)
    Hackett

    3 dicembre 2020 14:29

    Molto interessante!
    Zender

    3 dicembre 2020 18:35

    Grazie Hackett, quella è zona nostra in fondo :)