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LE CANAGLIE DI LONDRA

All'interno del forum, per questo film:
Le canaglie di Londra
Titolo originale:The Unstoppable Man
Dati:Anno: 1961Genere: thriller (bianco e nero)
Regia:Terry Bishop
Cast:Cameron Mitchell, Marius Goring, Harry H. Corbett, Lois Maxwell, Denis Gilmore, Humphrey Lestocq, Ann Sears, Timothy Bateson, Kenneth Cope, Brian Rawlinson, Tony Quinn, Tony Doonan, Susan Denny, Jean Marlow, Edward Harvey
Visite:62
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/3/18 DAL BENEMERITO DIGITAL POI DAVINOTTATO IL GIORNO 14/4/18
Helen Kenneth (Maxwell) torna a Londra dopo qualche tempo e passa a trovare il fratello James (Mitchell), un ricco imprenditore nel ramo della chimica che dopo aver perso la moglie vive coll'amato figlio Jimmy (Gilmore), cui poco tempo dedica. E' tempo di svegliar fuori il piccolo e così la zia lo porta a visitare la città. Errore: il tempo di quattro passi tra il Big Ben, Trafalgar Square, Buckingham Palace ed ecco che due malintenzionati sequestrano il pupo caricandolo in auto. La zia ci resta di sasso, il padre mantiene il self-control e si limita a prendersela con Scotland Yard, che naturalmente mette subito il naso quando arriva la richiesta di riscatto: diecimila sterline. Una bazzecola, tanto che l'imprenditore decide per un piano autonomo e ne fa preparare ventimila (vedremo perché). Lo schema è quello classico: rapimento e riscatto, con la polizia che segue da vicino il genitore disperato (ma sempre molto in sé, non perde mai il senno) e l'unica variante data dalle risorse strategiche dell'uomo, che per ritrovare il figlio decide di coinvolgere i suoi dipendenti. Scotland Yard decide di lasciarlo agire come vuole limitandosi al controllo a distanza. Regia svelta che va per le spicce (d'altronde così si usava al tempo, basti confrontare il finale - che non spreca un fotogramma in più dopo la soluzione - con quelli di oggi dove cinque minuti di inutile epilogo non mancan mai), niente fronzoli, un bianco e nero anonimo, inquadrature elementari e attenzione soprattutto agli sviluppi della storia. Il centro di tutto diventa l'unstoppable man del titolo originale, ovvero l'uomo deciso che, arrivato al successo partendo da zero e senza un'ombra sulla sua integrità, pare spinto da una inarrestabile energia interiore, una carica vitale che la polizia non manca presto di notare e ammirare. Sembra non possa sbagliare una mossa, sappia sempre come comportarsi in ogni situazione attingendo a risorse personali che gli individui comuni non possiedono. In realtà non è che poi escogiti chissà quali soluzioni geniali, semplicemente non si perde mai d'animo. Dall'altra i rapitori, guidati dal tipico signore benvestito e d'intelligenza chiaramente superiore ai rozzi compari, fan quel che s'immagina evidenziando la scarsa fantasia dello script e le poche frecce all'arco di un film semplicemente di genere che pare molto più datato degli anni che ha. Colpa della recitazione dimessa, della regia compassata di Bishop e di un'ultima parte che sembrava promettere buoni colpi di scena con un'azione a sorpresa del protagonista ma che poi a poco porta. Fastidiosamente roboanti le musiche, assai poco d'atmosfera. Si vede, si segue con certo interesse soprattutto per l'intrinseca tensione della vicenda, si dimentica.
il DAVINOTTI

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Digital 19/3/18 10:15 - 769 commenti

Il figlio di un americano residente a Londra viene rapito; il padre, con l’aiuto della polizia e l’ingegno, pensa a come liberarlo. Quando un film da poco più di un’ora ti sembra non finir mai, realizzi che qualcosa non torna come dovrebbe. E a non funzionare è principalmente l’asfittica regia di Bishop, incapace di dare pepe a una vicenda che, se svolta diversamente, poteva garantire un po’ di sana tensione (qui del tutto assente). Mitchell timbra il cartellino senza colpo ferire, ma nulla può davanti a così tanta inconsistenza. Eludibilissimo.
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