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RAVENSWOOD

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Ravenswood
Titolo originale:Ravenswood
Dati:Anno: 2017Genere: horror (colore)
Regia:Jon Cohen
Cast:Madeline Marie Dona, Adam Horner, Shane Savage, Isabel Dickson, Jock Campbell, Ashley Fitzgerald, Jonathan Lane, Josie Waller, Kristy Wright, Celyren Phipps, Kathy Luu, Larissa Carnegie, Sarah Carter, Mark Duncan, Jade Harris
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: n.d.N° COMMENTI PRESENTI: 0
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/8/17 DAL DAVINOTTI
L'elettroshock venne introdotto in Australia nei primi Anni Cinquanta ma molte delle cliniche in cui la crudele terapia era applicata sono oggi abbandonate. Una di queste è Ravenswood, nei pressi di Sydney, dove quattro studenti americani giungono in visita; sono Carl (Horner), sua sorella Belle (Dickson) e i rispettivi fidanzati Sofia (Dona) e Michael (Savage). E' Sofia che, ossessionata dalle storie di fantasmi, convince gli altri a seguirla in un tour guidato all'interno di Ravenswood, dove i coetanei Zach (Campbell) ed Emma (Fitzgerald) li accolgono di notte preparandoli al peggio secondo un modus operandi studiato in precedenza. Sofia è affascinata dalle correnti gelide e dai silenzi del posto; il suo Carl, scettico fino al midollo, al contrario fa di tutto per rendersi insopportabile anche agli occhi delle due guide. Un flashback virato che ci riporta al 1951 mostrandoci una ragazza sfuggita ai controlli e presto riacchiappata per esser sottoposta a un elettroshock condotto dal Mengele della situazione dovrebbe introdurci agli orrori del posto, ma il film è decisamente poca cosa. Volendo anche sorvolare sulla recitazione non certo entusiasmante di un cast scelto evidentemente per la sua avvenenza (la Dona e la Fitzgerald sono splendide), la regia di Jon Cohen non riesce proprio a calarci nel giusto clima terrorizzante. Sarà forse per il fatto che quando va via la luce c'è quasi meno buio di prima, sarà per gli effetti speciali patetici che rendono le “possessioni” attraverso un artificiosissimo scintillio azzurro degli occhi (i due protagonisti del flashback infestano la zona e se ne saltano di corpo in corpo), sarà per l'assenza effettiva di veri pericoli tangibili tra le sale e i bianchi corridoi della clinica, ma si va avanti semplicemente tra banalissimi dialoghi di ragazzine spaurite e piccole complicità che si creano al momento del blackout. Sofia poi non gliela vuol dare a Carl e Carl dopo due anni non ce la fa più, vorrebbe sfogarsi il prima possibile. Appena è solo Emma allora gli si avvicina, mentre Zach si informa sulle precedenti esperienze di Sofia, che a sorpresa e senza un briciolo di convinzione confessa d'esser stata stuprata tempo prima (la cosa la rende più attaccabile dagli spiriti, pare). Ci sarà tempo per una ridicola seduta spiritica improvvisata con disegnini sul tavolo che produce solo danni e per qualche colpo di scena dell'ultim'ora in coda. Di orrore vero neanche a parlarne. Ci si può consolare coi vestitini sexy di Sofia e i suoi occhioni dolci, con gli sguardi maliziosi di Emma e con qualche risata nel risentire gli usuratissimi botta e risposta tra il posseduto e chi lo tiene chiuso a chiave sorvegliando la porta: “Fammi uscire, lui non è più dentro di me, siamo soli tu e io, aprimi...”. Zero sangue, zero suspense; nonostante la discreta fotografia pare più che altro una cosa girata in amicizia per sfruttare la cupa location ospedaliera evidentemente disponibile.
il DAVINOTTI