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EVERYTHING MUST GO

All'interno del forum, per questo film:
Everything must go
Titolo originale:Everything Must Go
Dati:Anno: 2010Genere: commedia (colore)
Regia:Dan Rush
Cast:Will Ferrell, Rebecca Hall, Christopher Jordan Wallace, Michael Pe˝a, Rosalie Michaels, Stephen Root, Laura Dern, Glenn Howerton, Jason Spisak
Note:Soggetto dal racconto di Raymond Carver "Why Don't You Dance".
Visite:100
M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 1
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/11/14 DAL BENEMERITO DANIELA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 19/4/18
Pi¨ dramma che commedia, nonostante ci si mantenga sempre in quella terra di nessuno ove la malinconia del protagonista tende a circuire alla lontana il sorriso e la regia inserisca qualche variante che spinga a sdrammatizzare. La veritÓ Ŕ che Nick Halsey (Ferrell), con qualche problema di alcool alle spalle, nel giro di una giornata perde lavoro e moglie, la quale cambia serrature alla casa e lo lascia fuori coi mobili. Ci credereste? Nick siede sulla poltrona del suo praticello e semplicemente se ne sta lý a guardare la strada, senza fare inizialmente granchÚ. Poi, capito che la cosa non pu˛ andare avanti per molto e che i 45000 dollari del suo conto in banca sono stati bloccati dalla moglie, si organizza e decide di vendere gli oggetti che lo circondano allestendo una sorta di mercatino estemporaneo, facendosi aiutare da un ragazzo grassoccio (Wallace) che gironzola in zona con la sua bici. Ne nasce una bella amicizia tra quelli che sembrano ormai due emarginati; ma al centro resta sempre Nick, che conosce un'attraente vicina incinta (Hall) trascurata dal marito, intrattiene rapporti col suo amico poliziotto (Pe˝a) che gli permette di prolungare la sosta sul prato, rintraccia leggendo un vecchio annuario una sua ex compagna di scuola (Dern) e di giorno si occupa della vendita degli oggetti di casa. Un film che il regista Dan Rush conduce con ritmi trasognati, sfruttando una buona fotografia (soprattutto notturna) e l'intensitÓ di un Ferrell lontano dai soliti schemi, mai sopra le righe, che pare costantemente indeciso sul da farsi, abbattuto, dall'aria perennemente sconfitta e rassegnata eppure ancora vivo, presente. E' su di lui che il film Ŕ modellato senza per˛ che si riesca mai a vivacizzarlo. Procede sonnacchioso come una lunga riflessione sull'amara condizione di chi si ritrova da un giorno all'altro privo delle basi su cui ha fondato la propria vita e impossibilitato a fuggirne completamente, prigioniero di una condizione transitoria dalla quale non sa come uscire. Curiosamente non si ha la percezione che i problemi aumentino ora dopo ora perchÚ Nick si lascia cullare in un limbo ove l'azione Ŕ ridotta al minimo, magari consolato dal calore umano della bella vicina. Nessun filosofeggiamento per˛, solo un'analisi dei diversi rapporti con chi ancora considera il protagonista per quel che Ŕ (un uomo buono, come gli ripeterÓ l'ex compagna di scuola raccontandogli un aneddoto che lui nemmeno ricorda). Un film che pu˛ colpire come lasciare indifferenti, lo si scoprirÓ solo dopo qualche tempo. Di certo, per Ferrell, un'esperienza non comune. Peccato per un finale interminabile senza parole francamente evitabile e per il ricercato annullamento di ogni spettacolarizzazione in favore di un approccio fin troppo intimista.
il DAVINOTTI

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Daniela 8/11/14 8:33 - 7074 commenti

Manager di successo col vizio dell'alcool, Nick si ritrova nello stesso giorno licenziato, buttato fuori di casa dalla moglie, privato dell'auto, con il conto in banca bloccato... La presenza di Ferrell e la classificazione nel genere commedia non deve trarre in inganno: si tratta di un racconto malinconico, senza spunti consolatori se non quelli che possono derivare da contatti umani inaspettati (il bambino grasso, la vicina incinta), incentrato soprattutto sul peso degli oggetti nella nostra vita, sul loro "valore" affettivo (i ricordi) ed effettivo (il mercato). Sommessamente carveriano.
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