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"ELECTRIC DREAMS" EPISODIO PER EPISODIO
giovedý 01 febbraio 2018
LA PAGINA DEGLI ESPERTI

In questa pagina sono raccolti i commenti pervenuti sui singoli episodi di "Electric dreams". Chi volesse contribuire commentando un unico e preciso episodio non ha che da CLICCARE QUI e farlo, scrivendo nel forum il proprio commento e facendolo anticipare dal titolo dell'episodio e dal relativo pallinaggio (cercando di stare più o meno, a occhio, nei caratteri di un commento standard). Il commento verrà prelevato “automaticamente” (per via umana, cioè da me) dal forum e trasferito in questa pagina nel punto esatto.


01. REAL LIFE
***
E’ così vicino lo specchio nero “San Junipero” che sembra quasi di assistere a una variante, anche se l’atto di forza tira le fila con fermezza. I viaggi della mente ci portano in nuove dimensioni catturandoci nel vero senso del termine e il rischio di esser nuovi tagliaerbe incombe fortemente. La nostra fra reale e virtuale, fra dolore del ricordo e rinascita opera la sua scelta senza lasciarci basiti, senza porci grandi quesiti, stimolandoci sotto l’aspetto meramente umorale e quasi bypassando l’impatto della tecnologia. Buone le prove attoriali e la sceneggiatura. Non eccelso ma gradevole. (Redeyes)

02. AUTOFAC
***!
Amazon produce e quasi autocritica se stessa. L’Autofac ingigantisce il tema degli androidi tanto cari a Dick dissezionando i diritti “umani” e le aspettative degli stessi muovendo i suoi passi da una realtà prossima alla Matrice dei fratelli. L’ambientazione post apocalittica dà spessore ma, per certi versi, annacqua pure il significato finale calandoci nell’ennesimo film di genere e destabilizzati impieghiamo un po’ di tempo per apprezzare il significato finale, che con un colpo di coda, tuttavia, arriva e si staglia. Vince la speranza. (Redeyes)

03. HUMAN IS
** !  Se la moglie dell’astronauta restava stordita dal nuovo venuto qui la signora è di fronte al dilemma fra amore e salvezza dell’umanità. Nonostante l’ambientazione ci muoviamo fra sopravvivenza e conquista, fra l’anteposizione del nostro interesse e il diritto su ciò che ci appartiene, fra lo scontro tra “razze” e colonizzazione. L’uomo giusto non avrà colore o pelle. Parrebbe trionfare l’amore, parrebbe dominare l’egoismo. Ben scritto eppure non incisivo come avrebbe potuto. (Redeyes)

04. CRAZY DIAMOND
***! Distopici futuri che erodono la terra quasi anticipatori del Waterworld che fu, androidi (Jack & Jill, i loro nomi) metà porci, metà umani e coscienze da iniettare. Il tema è decisamente interessante, un po’ come l’eterno bisogno di trovare il proprio El Dorado e la necessità di sicurezza sconquassate dal terzo elemento, dall’iniettore, una Jill morente e attaccata alla vita, come par giusto che sia. Buone le interpretazioni e soprattutto una sceneggiatura curata che avvalendosi anche di un cielo plumbeo trasmette la giusta malinconia che aiuta la riflessione. (Redeyes)

05. THE HOOD MAKER
**** Telepati fra noi, un po’ Professor Xander un po’ precognitivi, fra loro collegati e annichiliti nel loro ghetto, mentre il mondo gozzoviglia nel potere percependoli come meri software. Questo episodio fin da subito cattura trasportandoci nelle sporche strade che ci rimandano ai ricordi di Deckard ed anche in virtù di una durata leggermente più lunga meglio ci cala nel mondo dickiano. I due protagonisti hanno il giusto appeal e seppur legati dal creatore di cappucci di Lino vanno oltre uniti da un sentimento di fiducia fino alla porta tagliafuoco e spartiacque. (Redeyes)

06. SAFE AND SOUND
****  Sotto l’attacco perenne le città dell’ovest restano fortificate e sicure, “confortate” dai bollettini che esaltano i passi in avanti verso la lotta al terrorismo, come se fossimo in un'Eurasia qualsiasi. Anteposti a questi posti sicuri ci sono le cupole che da fuori inneggiano a una società scevra dai Desk, braccialetti che monitorano con moderni simil Gps i movimenti e gli atti di tutti gli occidentali. Elemento di rottura l’approdo di Foster e la mamma attivista. Ben presto si va verso la nascita di nuove cavie manciuriane ed un finale tanto bello quanto cinico quanto triste. Il livello degli episodi sta salendo piano piano. Eccellente. (Redeyes)

07. THE FATHER THING
*! L’impressione è di stare in un frammento di X-files arrivato fuori tempo massimo, e a poco servono i due buoni interpreti dei genitori e anche un bimbo non così terribile. La storia è quella dell’ennesima invasione aliena; gli eroi, come sta tornando molto di moda (con il revival 80’s) sono i ragazzi, ma nel mezzo non si ha mai la sensazione di assaporare un buon sci-fi quanto una storia già vista e poco stimolante. Salvo giusto le prime scene sotto un bel cielo “stellato”, poi come cantava Silvestri: banalità, banalità. (Redeyes)

08. IMPOSSIBLE PLANET
*! Irma con l’uomo bicentenario aveva il sogno di vedere la Terra, ormai da tempo andata distrutta, e anche un sacco di soldi da spendere. Fu così che l’occasione fece l’uomo ladro: perché non farle credere di avere quello che vuole? Su una astronave da crociera i due piloti accompagnano la vecchia signora fra flashback e drammi sentimentali che affiorano. Il ritmo, proprio per il tema trattato, non incalza ma parallelamente neppure l’aspetto emozionale riesce a prendere il sopravvento, e così piatti arriviamo a un finale evocativo ma anche un po’ stiracchiato. Manca qualcosa... (Redeyes)

09. THE COMMUTER
*** Minus coda liscia fa il dipendente delle ferrovie barcamenandosi fra un lavoro piatto e un agitato ménage familiare a causa di un figlio con disturbi psicotici. L’occasione di cambiare è Linda, una simil Lucignola che gli fa conoscere Macon Heights, paese dei balocchi e della felicità cristallizzata che resetta i traumi del mondo reale. L'episodio gravita intorno all’ottima performance del suo protagonista e soprattutto ben delinea la possibilità di scelta fra una felicità artefatta e una tristezza tangibile. Ed fa la sua scelta, la nostra sarebbe la medesima? (Redeyes)

10. KILL ALL OTHERS

*** L’odio universale mirroriano è prossimo così come il safe and sound di pochi episodi orsono, e noi ci traviamo catapultati in un 2050 o giù di lì sommersi di ologrammi reclamanti, macchine e chip per il controllo sotto l’egida di una democrazia autoritaria. Vera Farmiga, l’unica candidata, inneggia a un clima Orwelliano, dove il timore è di esser gli altri. Philip sarà uno dei pochi che si opporrà a questo clima finendo, come pare ovvio, per esser l’hanging stranger. Buone le interpretazioni; Farmiga poco sfruttata tuttavia, e anche il tema, forse, necessitava di qualche minuto in più per esser sviluppato appieno. (Redeyes)
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