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"THE SHIELD" STAGIONE PER STAGIONE
lunedý 06 novembre 2017
LA PAGINA DEGLI ESPERTI

In questa pagina sono raccolti i commenti pervenuti sulle singole stagioni di "The shield". Chi volesse contribuire commentando un'unica e precisa stagione non ha che da CLICCARE QUI e farlo, scrivendo nel forum il proprio commento e facendolo anticipare dal numero della stagione (es. STAGIONE 2) e dal relativo pallinaggio. Il commento verrà prelevato “automaticamente” (per via umana, cioè da me) dal forum e trasferito in questa pagina nel punto esatto.

INTRODUZIONE (a cura di Il Dandi)
“Poliziotto buono o poliziotto cattivo? Decidi tu!”
Così, nel 2002, suonava il claim di lancio di una serie che avrebbe sconvolto i parametri televisivi con abuso di tecniche cinematografiche anni ’70 (zoom, fuori-fuoco e uso costante, ai limiti del disturbante, della macchina a spalla). In effetti in “The Shield” lo spettatore è portato ad identificarsi con poliziotti corrotti per i quali sono all’ordine del giorno violenze, abusi di autorità, fabbricazione di prove false, rapine, offerte di protezione e “scorciatoie” varie. Eppure i quattro detective della “Squadra d’assalto” non commettono atti illeciti solo per proprio tornaconto personale: molto spesso sono “costretti” a sconfinare nell’illegalità per fare giustizia, per mantenere l’ordine nelle strade e contenere i danni dell’infinita guerra tra gang di minoranze etniche (neri e latini) che infesta il quartiere di Farmington. L’immaginario distretto di Los Angeles (che simbolicamente ha sede in una ex-chiesa sconsacrata) corrisponde, anche geograficamente, a quello reale di Rampart, teatro dell’omonimo scandalo di corruzione già portato sugli schermi varie volte (“Rampart” venne inizialmente anche considerato come papabile titolo della serie). Non solo i criminali, ma anche gli altri personaggi appaiono spesso moralmente ambigui e peggiori dei protagonisti. Così se il nome di Vick Mackey richiama in maniera trasparente quello dell’ex poliziotto David Mack, è altrettanto facile riconoscere nel personaggio del capo- gang Kern Little il rapper assassinato Notorius B.I.G., o nell’arrivista capitano di polizia Aceveda il politico Villaraigosa che fu il primo sindaco latino-americano di Los Angeles. “Oggi il poliziotto buono e il poliziotto cattivo non ci sono”, avverte Vic nell’episodio pilota: “Io sono di un genere diverso!”

STAGIONE 1 (2002)
*****
Basterebbe l’episodio pilota (tra i più potenti che si siano mai visti) a consacrare la serie nell’olimpo dei capolavori: attraverso tante piccole allusioni si costruiscono personaggi di rara complessità interiore, che saranno in grado quasi tutti (Vic e la famiglia, Aceveda e la politica, Julian e l’omosessualità) di sviluppare i loro conflitti interni ed esterni per ben sette stagioni senza cali. Lo scandalo Rampart diventa un grande affresco narrativo di inizio secolo. (Il Dandi)

STAGIONE 2 (2003)
*****
La seconda stagione si conferma sulle stesse vette della prima. La vicenda che ruota attorno al perfido villain Armadillo rafforza il conflitto fra i comportamenti borderline della squadra d’assalto, il punto di vista morale dei poliziotti onesti (Claudette, Dutch) e l’ambiguità di chi vi si trova in mezzo per ragioni pratiche (Aceveda) o personali (Danny). Menzione d’onore per l’episodio “Uno sguardo al passato”, inedita (specie ai tempi) soluzione narrativa che sospende il racconto infilandoci un bel prequel a metà stagione. (Il Dandi)

STAGIONE 3 (2004)
***!
Livelli comunque alti ma per una stagione di transizione, fondamentale negli snodi narrativi (l’eredità della rapina agli armeni, il matrimonio di Shane) che portano alla rottura dell’amicizia e segnano l’inizio di quella che sarà la fine, ma non sempre azzeccata nelle varie sottotrame (scarsamente incisivi i personaggi della squadra civetta e dell’addestratrice di cani). Non mancano comunque momenti durissimi (lo stupro di Aceveda) e tutti i main character sono confermati e potenziati: Dutch si conferma lo Sherlock del distretto, arrivando a strangolare un gatto per capire cosa provano i serial killer ad uccidere. (Il Dandi)

STAGIONE 4 (2005)
***
Con l’ingresso di una star come Glenn Close nei panni del nuovo capitano idealista, la serie perde parte del suo appeal semi-documentaristico. Del resto fa strano anche vedere Vic impegnato a “rigare dritto” in cerca di una improbabile seconda occasione. Ben più interessante l’evoluzione di Shane, che si conferma come il doppione sfigato di Vic arrivando a compromettersi con Anton Mitchell, e tirandolo fuori dai guai la squadra trova il suo ultimo momento di unità. (Il Dandi)

STAGIONE 5 (2006)
****
La quinta stagione segna l’inizio della resa dei conti: significativamente è Lem, il più puro e più leale della squadra, il primo a farne le spese. La caratterizzazione di Forest Whitaker nei panni dell’ossessionato detective degli affari interni è tanto estrema da essere rischiosa, ma l’evoluzione della storia è sapiente e il finale un pugno nello stomaco di quelli memorabili. (Il Dandi)

STAGIONE 6 (2006)
**!
La sesta stagione (imposta come tale dalla produzione e preceduta da un breve episodio speciale di raccordo) è narrativamente la più debole (e non a caso la più breve): i nuovi personaggi appaiono opachi, e le sotto-trame prolisse. Nemmeno il finale aperto soddisfa,  e l’appendice della stagione precedente (chi ha ucciso Lem?) e le anticipazioni della successiva (il cartello messicano) potevano essere sintetizzati molto di più. (Il Dandi)

STAGIONE 7 (2008)
***!
Gran finale all’altezza delle aspettative, con un’evoluzione drammatica che non risparmia nessuno. L’unico neo, a voler essere severi, sta nella maniera (troppo prolissa e non sempre chiara) con cui si si arriva: se le ultime due stagioni fossero state condensate in una sola, avremmo avuto un epilogo da 5 pallini all’altezza della prima. La recitazione di Chicklis nei panni di Vic raggiunge i suoi vertici assoluti. Gran brutta storia, ma grazie di avercela raccontata. (Il Dandi)
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