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INTERVISTA A GISELDA CASTRINI
lunedý 10 luglio 2017
ImageIl nostro affezionatissimo GEPPO (GIACOMO DI NICOLO'), inviato di Germania specializzatosi in interviste, ha intervistato questa volta per noi la simpatica GISELDA CASTRINI, attrice teatrale di lungo corso e caratterista che ebbe modo di farsi notare in più film, anche accanto alla leggenda Billy Wilder nel film "Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?". Nel corso dell'intervista molti gli aneddoti divertenti, soprattutto legati al cult "Brutti, sporchi e cattivi", nel quale interpretò Lisetta sostituendo - lo scopriamo ora - la sua amica Sabina De Guida. Ancora un bel grazie a Giacomo e naturalmente alla disponibilissima Giselda!

GIACOMO: Giselda, innanzitutto ti ringrazio per aver accettato l'intervista. Tu hai esordito nel cinema con il film di Liliana Cavani "I cannibali" del 1969.

GISELDA:
Esatto, era il mio primo film. Eravamo una compagnia teatrale che si chiamava "Comunità dell'Emilia Romagna" e l'aiuto regista della Cavani (si chiamava Paola Tallarico) scritturò praticamente tutta la compagnia per fare queste improvvisazioni: le scene al manicomio eccetera... Tutte improvvisazioni! Liliana ci dava la traccia e ci lasciava improvvisare. Anche le scene in cui giocavamo a palla con lo straccio erano tutte improvvisate.

ImageGIACOMO: Quindi non c'era un vero e proprio copione in questo film.
GISELDA:
No, non c'era assolutamente, era tutto improvvisato. Questo è stato  il mio primo film, perché prima avevo fatto solo teatro.

GIACOMO: Dopo di questo fai "Un normale giorno di violenza" del 1974, tra l'altro girato in bianco e nero.
GISELDA:
Era un film a bassissimo costo, per questo era girato in bianco e nero. Non ha avuto una buona distribuzione. Io ero a Milano, al Manzoni per uno spettacolo teatrale e nel film c'era la mia amica Elsa Asteggiano. Ho girato per una settimana: la mattina iniziavo alle ore 5:00 e la sera facevo teatro al Manzoni, uno spettacolo molto faticoso. E lì veramente ho rischiato il collasso.

GIACOMO: Subito dopo fai con Luigi Comencini "Lo scopone scientifico" accanto ad Alberto Sordi.
GISELDA:
In quel periodo avevo veramente bisogno di lavorare e la mia agente mi dice: "Comencini cerca delle attrici". Io mi presento alla produzione di Comencini con la mia bella faccia tosta da ragazza e dico alla sua segretaria: "Vorrei parlare con il signor Comencini". La segretaria mi risponde: "No, lei non può perché non ha un appuntamento!"Casualmente però nell'ufficio vedo passare Comencini e gli dico: "Senta, giusto lei volevo vedere!" ImageComencini mi guarda e mi dice: "Sì mi dica pure!" "Mi piacerebbe proprio lavorare con lei". A questo punto Comencini mi guarda, mi osserva qualche secondo e mi risponde: "Va bene, venga domani mattina nel mio ufficio che la faccio lavorare!" e mi prende per fare questa piccola parte della mignottina accanto ad Alberto Sordi.

GIACOMO: Hai anche conosciuto Bette Davis e Silvana Mangano?
GISELDA:
Purtroppo non ho conosciuto Bette Davis e nemmeno la Mangano perché con loro non ho girato alcuna scena. Mentre con Sordi avevo una bella sequenza e anche dei dialoghi.

GIACOMO: Alberto Sordi com'era?
GISELDA:
Era davvero delizioso, pensa che prima di girare la scena mi prese e mi portò nella sua roulotte proprio per provare bene insieme a me. Bellissimo ricordo!

GIACOMO: Nel '72 ti dirige anche Billy Wilder nel film "Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?".
GISELDA:
Splendida esperienza anche quella, caspita. Il titolo americano era "Avanti!". In Italia non si poteva chiamare così perché c'era il giornale socialista che si chiamava "Avanti!" e potevano nascere degli equivoci, hai capito.

ImageGIACOMO: Cosa ricordi di questa esperienza?
GISELDA:
Fu fantastico: Billy Wilder era meraviglioso e anche Jack Lemmon. Mi sentivo una star di Hollywood. La mattina veniva la Mercedes a prendermi. Prima di essere scritturata avevo fatto due o tre provini con Billy Wilder; lui cercava una donna con gli occhi neri e grandi e nel provino più che parlare dovevo lavorare con gli sguardi. Alla fine mi scelse. Con Billy Wilder comunicavo in francese e lui voleva una donna con i baffi. Io dissi di sì, figurati... avevo l'occasione unica di lavorare con Billy Wilder... Il primo giorno delle riprese arrivo sul set e Billy Wilder mi dice: "...e i baffi? Dove sono?" e io rispondo: "...ehh, non mi sono cresciuti!". Allora Billy mi portò al trucco e il truccatore era Francesco Freda, che in Divorzio all'italiana aveva truccato Daniela Rocca, pensa un po'; mi mise questi baffi finti, pelo per pelo col mastice, ed è stato terribile perché era agosto e faceva un caldo incredibile. Avevo questo mastice sulla bocca e non potevo nemmeno mangiare, ma è stata una bella esperienza; quando finii di lavorare mi misi addirittura a piangere: mi sembrava di essere in un sogno!

GIACOMO: E sempre nel '72 fai anche "Girolimoni, il mostro di Roma" con Nino Manfredi.
GISELDA:
Hai ragione, è verissimo. Avevo un piccolo ruolo e fu grazie a questo film che Manfredi mi segnalò a Scola per fare "Brutti, sporchi e cattivi".

ImageGIACOMO: Ecco appunto, "
Brutti, sporchi e cattivi": nel film fai il personaggio di Lisetta, una dei tanti figli di Nino Manfredi.
GISELDA:
Pensa che in questo film non dovevo esserci io ma una mia amica, Sabina De Guida, che avevano scritturato per il ruolo di Lisetta; poi lei rifiutò il film con Manfredi per fare San Pasquale Baylonne protettore delle donne con Lando Buzzanca. Scola disse a Manfredi: "Se non finisco il cast non comincio il film". E Manfredi fece il mio nome e portò alla produzione Ponti una mia foto. Io stranamente quel giorno avevo messo il telefono male, l'avevo messo in modo sbagliato nel senso che dava sempre occupato, quindi la produzione Ponti provò a chiamarmi per oltre 4 ore a casa mia e il mio telefono dava sempre occupato. Quando mi accorsi che era messo male lo sistemai e immediatamente squillò; parlai con Scola al telefono che mi disse: "Giselda, vieni subito alla produzione Ponti, in Piazza Venezia, che ti devo vedere". Pensai che fosse uno scherzo. Comunque, andai in Piazza Venezia; quel giorno c'era uno sciopero dei metalmeccanici... una fatica per passare in mezzo... finalmente entrai alla produzione Ponti... salii su e incontrai Nino Manfredi che mi salutò e mi accompagnò da Scola. Entrai nel suo ufficio e mi chiese cosa avessi fatto; io dissi: "Ho fatto questo, questo e questo... e proprio pochi fa ho finito di fare in teatro "Antonio e Cleopatra" di Shakespeare". Dopo 5 minuti mi disse: "Va bene, cominci a lavorare la prossima settimana" e mi diede il copione di "Brutti, sporchi e cattivi" per studiare la parte di Lisetta. Firmai il contratto tutta contenta... uscii fuori e dissi: "Secondo me è una presa in giro". Non ci credevo! Non avevo mai visto prima una scrittura di quel livello. Arrivai a casa e dissi a mio marito: "Mi ha scritturato Scola"; ma non osavo dirlo a nessuno che cominciavo quel film perché non ci credevo neanche io. E dopo invece iniziai a farlo... Arrivò la costumista per provare questi panni che dovevo portare adosso e feci tutto il film, che durò due mesi e mezzo.

GIACOMO: E Nino Manfredi com'era?
GISELDA:
Era eccezionale; diciamo che era anche un po' appartato, soffriva un po' per via di tutto quel trucco che portava sul viso. Era un film molto difficile da girare, giravamo con dei veri topi nella baracca e mi ricordo che sul set mi misi a piangere perché Scola voleva che io prendessi da una cisternina un topo morto... un vero topo morto! Mi misi a piangere perché non volevo toccarlo, ma poi ricordo tutti quei bambini del set che avevo intorno che mi dicevano "Giselda non piangere, non piangere" e alla fine Scola, comprensivo, fece girare la scena a un altro attore che interpretava uno dei miei fratelli.

ImageGIACOMO: Ma tutti quei bambini che si vedono nel film chi erano?
GISELDA:
Quelli erano tutti figli di veri baraccati che venivano da una baraccopoli vera... e alcuni mi facevano una grande pena. Mi dicevano: "Sono triste perché quando finisco di fare il film devo ritornare in collegio"; un altro diceva: "Io con i soldi di questo film mi compro un Cicciobello", il bambolotto. Guarda, erano così dolci che mi fecero tutti una grande tenerezza. Un altro bimbo che ricordo con tanto amore era il personaggio che interpretava il nipote prediletto di Manfredi: quando corre al gabinetto da Manfredi... ecco, era talmente bravo che Scola gli allungò la parte.

GIACOMO: E degli altri attori del film cosa ricordi?
GISELDA:
Eravamo quasi tutti attori di teatro, ma c'era anche qualche persona presa dalla strada, che non sfigurava certo davanti ai professionisti ed era veramente difficile lavorare con loro; ricordo che dovevo girare una scena dove dovevo baciare uno di questi attori non professionisti. Aveva un viso molto caratteristico, solo che non sapeva recitare. Cominciava la scena e io gli dovevo dire: "Ma tu mi vuoi bene?" e questo mi doveva baciare; poi si girava verso Scola e diceva: "Come sono andato?" Scola gli ripeteva: "Non guardare la macchina da presa quando reciti". Quando mi doveva baciare ancora questo si rigirò di nuovo verso Scola: "Non posso baciare Giselda perché la mia fidanzata non vuole".

GIACOMO: Ma questa scena del bacio non c'è nel film, almeno io non la ricordo.
GISELDA:
Non te la puoi ricordare perché nel film non c'è. Scola alla fine la tagliò perché non era venuta bene: questo tizio si girava sempre per guardare in macchina e alla fine non ci fu modo di girarla. Quanti metri di pellicola sprecata...

GIACOMO: Qualche altro ricordo sul film?
GISELDA:
La cosa che mi è rimasta impressa, purtroppo, fu la morte di Pasolini. Era il 2 novembre del '75 e noi stavamo girando la scena del pranzo ad Ostia. Stavamo girando la scena dell'avvelenamento di Manfredi proprio lì dove era stato ammazzato Pasolini. Siamo arrivati sul set alle 5 di mattina e abbiamo saputo questa cosa terribile. Con noi c'era Ettore Garofalo, che in "Brutti, sporchi e cattivi" interpretava uno dei miei fratelli e che con Pasolini aveva fatto "Mamma Roma"... Piangeva. Fu una giornata allucinante. Il nostro set era costruito ad Ostia in una fila di baracche e due file dopo era stato ammazzato appunto Pasolini. Un ricordo orribile. Poi però ho anche un ricordo divertente di Monte Ciocci. Dovevamo girare la scena più difficile che era quella dell'incendio: era la notte del 24 dicembre e faceva freddissimo, c'era un piccolo chiosco con delle cose da mangiare, gestito da un tizio che si chiamava "Gigiacchiotto", e con lui lavorava anche sua sorella. Durante la pausa andai da "Gigiacchiotto" e comprai un panino con la frittata. Gigiacchiotto mi fece il panino... io stav per mangiarlo quando vidi che mancava la sorella, nel chiosco. Gli chiesei: "Gigiacchiotto, ma tua sorella oggi non lavora?" e lui: "No, oggi mia sorella sta a casa perché ha la salmonella" (risate)... Proprio mentre mangiavo il panino con la frittata e l'uovo, pensa te... (risate).

GIACOMO: E del set costruito a Monte Ciocci cosa ricordi?
GISELDA:
Le baracche di Monte Ciocci erano finte, non c'era una baraccopoli lì; per il set avevano costruito solo le facciate, gli interni li girammo agli stabilimenti De Paolis. E a proposito della De Paolis, noi eravamo lì a girare alcune scene, tutti conciati da baraccati, e nello studio vicino giravano un altro film; non ricordo che film era, un film ambientato negli anni '30: tutti elegantissimi e noi conciati da baracchati... (ride), anche Manfredi.

GIACOMO: Passiamo ad un altro film interessante, diretto da Pupi Avati: "Bordella".
GISELDA:
Sì, è un film che ha avuto poca fortuna, forse era troppo in anticipo sui tempi.

GIACOMO: Come fosti scelta per
"Bordella"?
GISELDA:
Ero molto amica di Gianni Cavina perché aveva scritto alcune sceneggiature con mio marito. Gianni mi portò a fare questo provino da Pupi Avati e lui mi prese. Era l'estate prima di "Brutti, sporchi e cattivi". Era un film surreale... infatti Pupi Avati anni dopo mi disse: "Mi stupisco di come me lo abbiano finanziato"; ma sai, all'epoca il cinema italiano era così, finanziavano anche un esperimento come questo. Era un film davvero pazzesco, fuori dal comune, anche per l'argomento, quindi non fu capito per niente. Poi c'era un cast enorme: c'era Ricky Tognazzi che faceva l'aiuto regista (era un ragazzino ancora), poi Gianni Cavina, Christian De Sica in uno dei suoi primi film. Poi il grande Gigi Proietti (anche se purtroppo non ho girato scene con lui).

ImageGIACOMO: In questo film hai però alcune scene con Al Lettieri.
GISELDA:
Al Lettieri l'ho conosciuto poco. Era simpatico e alla mano, ma essendo americano preferiva parlare con gli attori che parlavano la sua lingua, non parlava italiano. Se ricordo bene morì pochi mesi dopo il film; anzi, credo sia morto prima che il film uscisse. Girai molte più scene con George Eastman.

GIACOMO: E di George Eastman cosa ricordi sul set?
GISELDA:
Eastman era poco cordiale, un po' distaccato, aveva l'aria da divo... Forse perché aveva fatto più film, non so. Si chiamava Luigi Montefiori, George Eastman era il suo nome d'arte. "Bordella" non ebbe molta fortuna all'inizio, credo l'abbia avuta dopo, quando Pupi è diventato più famoso; perché anche lui lì era ancora agli esordi, non era molto conosciuto. Mi ricordo che vidi "Bordella" al cinema quando uscì, ma fu tolto subito: cattiva distribuzione, e poi era un film abbastanza anomalo, per la filmografia di Avati.

GIACOMO: Poi nel 1981 ritorni a lavorare ancora con Liliana Cavani nel film "La pelle" accanto a Marcello Mastroianni.
GISELDA:
Sì, era una posa... ma molto bella, con Peppe Barra. Anche lì Liliana ci lasciò improvvisare. Io facevo la donna incinta, ma praticamente la nostra scena ce la inventammo con Peppe Barra, e ricordo che Mastroianni rimase sorpreso da tutte le nostre improvvisazioni, perché non sapeva cosa stesse succedendo. C'era anche l'attore americano Ken Marshall. Mi disse: "Ma quanto sei brava" e mi regalò una rosa. Ken Marshall fu molto carino con me. In America aveva fatto "Hair" in teatro... proprio come me; anche io avevo fatto "Hair" in teatro al Sistina a Roma.

ImageGIACOMO: E come mai dopo
"La pelle" non hai più fatto cinema?
GISELDA:
Ho smesso perché ad un certo punto sono arrivati i film delle belle donne, quello della "Ubalda tutta nuda e tutta calda", e io essendo una caratterista non avevo più un posto in questo tipo di cinema.

GIACOMO: Le commedie sexy non te le hanno mai proposte?
GISELDA:
Me ne offrirono una... Si chiamava "Finalmente le mille e una notte""... La regia era di Antonio Margheriti, però dissi di no. Poi facevo teatro, quindi... e tutto il resto della mia vita ho proseguito con il teatro. Una volta c'erano delle grandi produzioni al cinema, si faceva cinema e non televisione, adesso fanno il cinema come la televisione.

GIACOMO: Hai fatto anche altre cose?
GISELDA:
Ho fatto diversi caroselli... per dire con i fratelli Taviani per lo yogurt Parmalat, poi anche un carosello per la Cinzano diretto da George Dunning che era il regista del videoclip dei Beatles "Yellow submarine".

GIACOMO: Hai conosciuto per caso anche Franco Franchi e Ciccio Ingrassia?
GISELDA:
No, magari, mi sarebbe piaciuto conoscerli. Purtroppo, come già successo con Totò, il talento viene riconosciuto post mortem... e Franco e Ciccio di talento ne avevano da vendere.

GIACOMO: Attualmente cosa fai?
GISELDA:
Ho fatto teatro fino all'anno scorso con lo spettacolo "Mastro don Gesualdo", però ho intenzione di ritirarmi perché sono un po' stanca.

GIACOMO: Grazie Giselda per questa meravigliosa intervista, anche a nome del Davinotti.
GISELDA:
Sono io che ringrazio tutti voi... e sopratutto te Giacomo, mi hai ricordato un lontano passato e ho provato un po' di nostalgia.

INTERVISTA INSERITA IL 10/7/17 DAL BENEMERITO GEPPO
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