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CENNI STORICO-DINASTICI
5.1 IL PATRIARCA: NONNO BUM BUM
Quando i fratelli Lumière proiettarono a Parigi per la prima volta il celebre cortometraggio della locomotiva, l’allora giovane Clyde “Bum-Bum” Davinotti (profugo inglese da poco fuggito dalla madrepatria) era già seduto in prima fila. All’epoca non lo conosceva nessuno, ma quando tutti si spaventarono temendo che il grosso locomotore fumante li investisse per davvero, Bum-Bum intervenne con risolutezza invitando gli spettatori alla calma: “Be quiet”, disse alzandosi fieramente tra il pubblico, “it’s only a movie”. Ci fu un sospiro di sollievo generale e tutti tornarono sereni. Al termine della proiezione furono in molti ad avvicinarglisi chiedendo pareri: il centro dell’attenzione era diventato lui, tanto che i poveri Lumière vennero accantonati in fretta. “Come le è parso?” domandavano tutti. Bum-Bum sorrise con aria saputa: “well, good job”, si pronunciò. “But... yes... only two balls. Sorry”. Si accese repentina una discussione, ma alla fine dovettero tutti convenire col Maestro: “Not so excellent, but with a because”. Nacquero così le prime, mitiche, “due palle” del Davinotti.

5.2 IL CONTINUATORE: SIR MARCEL M.J. DAVINOTTI SENIOR
Il figlio di Clyde “Bum-Bum” Davinotti, e cioè il leggendario Marcel M.J. Davinotti sr., si formò alla scuola di critica cinematografica della Sorbona. Ottenuti con facilità il massimo dei voti e l’abbraccio accademico, si dedicò subito alla riorganizzazione delle critiche lasciate da papà Bum-Bum, ridotte a un mucchio di fogli logori e quasi illeggibili. Con ammirevole fervore filologico ricopiò minuziosamente le poche rimaste (il Nosferatu di Murnau, il Caligari, il Metropolis di Lang cui Bum-Bum impose solo 3 palle scatenando un putiferio nella società del tempo...) completandole con qualche timido appunto. Quindi, trasferitosi in Italia dopo aver rilevato il vecchio palazzo dei suoi avi a Venezia (Ca’ Davinotti, per l’appunto), si espose in prima persona e cominciò l’attività critica proseguendo nel nome del padre prematuramente scomparso. Quando la grande imprenditoria si accorse che Bum-Bum aveva un erede, fece a gara nel tentativo di pubblicare il Davinotti, ma fallì: la tradizione imponeva che il Davinotti restasse opera unica e di proprietà esclusiva della famiglia. I telefoni di casa Davinotti squillavano in continuazione per conoscere i pareri sui nuovi film in uscita e il povero Marcel M.J. era costretto a rispondere a tutti mettendo mano ogni volta ai preziosi volumi, motivando il perché di tutti i suoi pallini (anche feroci e controversi). Tante erano le telefonate che Marcel decise di istituire ben due Davinotti Point (uno a Venezia e uno a Milano). Lì le centraliniste, che possedevano le fotocopie dei volumi originali, leggevano a chi chiamava le critiche richieste. Fu allora che il Regno Unito lo richiamò dall’Italia per conferirgli il titolo di baronetto: sir Marcel M.J. Davinotti era riuscito nell’impresa apparentemente impossibile di superare i successi del padre.Oggi, le critiche di Marcel sr. e di Bum Bum, scritte a matita e riunite in due enormi volumi chiamati “Major Davinotti critics”, sono conservate in gran parte alla National Gallery di Washington, visibili gratuitamente a tutti senza restrizione e tradotte in 15 lingue diverse. L’aver venduto a una Galleria il lavoro suo e del padre in cambio di 4 miliardi di sterline dell’epoca, donate immediatamente e integralmente in beneficienza (visitate se avete tempo il gigantesco Davinotti Hospital di Mouthwater), procurò al buon Marcel una fama da filantropo che resiste ancora oggi.

5.3 IL PRESENTE: MARCEL M.J. DAVINOTTI JUNIOR
E arriviamo così ai giorni nostri. Marcel M.J. ebbe tre figli: al primogenito, cui fu dato orgogliosamente il nome di Marcel M.J. Davinotti jr., spettò il compito di proseguire fin da piccolo nel segno della tradizione di famiglia. Fu costretto a scapaccioni dal padre a frequentare otto diverse scuole di critica di fama internazionale. A 16 anni, in teoria, sarebbe già stato pronto a cominciare da dove suo padre aveva finito quando aveva dovuto ritirarsi dalle scene in seguito a una grave malattia vascolare. Ma junior era diverso dal padre e da nonno Bum Bum: aveva deciso fin da subito di puntare sulla quantità e non sulla qualità, seppellendosi di film che nonostante i rimbrotti di papà si rifiutava di pallinare e recensire. Solo sul letto di morte di Marcel sr. ebbe una folgorazione: sir Davinotti lo guardava con commiserazione, chiedendosi come fosse possibile che non avesse ereditato un’oncia della voglia di fare dei suoi avi. Prima di spirare lo accarezzò dicendogli: “figliolo, posso capire che non ti piaccia esporti, ma com’è possibile che tu perda il tuo tempo a guardare film senza sentire la necessità di lasciare almeno uno straccio d’impressione su un foglio di carta?”. Quel giorno junior capì. Suo padre aveva ragione: la spinta critica nasceva dal basso ed era difficile contenerla, ma d’altra parte lui non aveva proprio intenzione di perder tempo a scrivere critiche ponderate e ponderose come quelle che avevano arricchito le sale della National Gallery di Washington. Fu così che decise per una via di mezzo e cominciò, il 7 giugno 1989, all’età di diciannove anni, a riprendere parzialmente le orme dei suoi avi. Anche perché, ora che papà non c’era più e le critiche erano visibili a tutti, c’era da decidere cosa fare dei due Davinotti Point. Marcel sorprese tutti: li fece chiudere e chiuse nel contempo anche i contatti col pubblico, privando degli illustri pareri di famiglia un’intera generazione di cinefili che si gettò nella disperazione. Non sarebbe stato più possibile chiamare i Davinotti Point e nessuno avrebbe conosciuto i bizzarri pallinaggi dei nuovi film scritti dall’unico erede legittimo della famiglia Davinotti. D’improvviso il popolo del cinema fu costretto a buttarsi sui Dizionari o sulle recensioni a pagamento, che però non potevano avere lo stesso spessore delle precedenti critiche davinottiche. Lo stato italiano provò con ogni mezzo (si ricorda una Legge Speciale del 2/2/89) a convincere l’erede di cotanta tradizione a recedere dall’isolamento, ma infine dovette cedere all’evidenza: Marcel jr. (che tutti sapevano stesse continuando nell’ombra ad analizzare i film guardati) non aveva più intenzione di diffondere ad altri le proprie critiche, che nel frattempo erano diventate più snelle, più agili ma anche molto meno accurate. Quando i giornali vennero a sapere che Marcel non solo stava pallinando i nuovi film in uscita, ma aveva riconsiderato e riscritto sotto forma di “impressioni” anche tutti i film visionati dal padre e dal nonno, partirono nuovi inviti alla pubblicazione accompagnati da offerte monetarie iperboliche (si parla addirittura di due milioni a Impressione, secondo alcuni media), ma Marcel resistette e ripeté che le pagine dei suoi quaderni sarebbero rimaste visibili esclusivamente a lui e alla sua famiglia. Solo oggi, incredibilmente, dopo l’ennesimo pericoloso assalto dei fan a Ca’ Davinotti e una richiesta che si stava facendo asfissiante, Marcel ha accettato di regalare (i Davinotti provano repulsione per il denaro) alla Fondazione che porta il suo nome i diritti di pubblicazione online del suo Nuovo Dizionario. L’entusiasmo dei fan alla notizia è salito alle stelle e noi sappiamo bene quanto sia importante sfruttare al meglio la fortuna che ci è capitata tra le mani. La Fondazione farà di tutto per mantenere alto il nome del “più grande (e unico) cineimpressionista del sistema solare”, come è stato definito Marcel M.J. jr. da Newsweek solo poche settimane fa.

5.4 GLI ATTUALI COMPONENTI DELLA FAMIGLIA DAVINOTTI
• il Maestro Marcel M.J. Davinotti jr., che ancora si occupa di impressionare centinaia di film e di presenziare ad alcune delle Prime cui viene incessantemente invitato (si dice che i registi facciano inizialmente una preview per il pubblico quindi un’altra per il solo Davinotti in modo da perfezionare definitivamente l’opera).
Wupa Wump Albaroski, la dolce centralinista slovacca del primo Davinotti Point di Venezia innamoratasi del suo principale e che con lui vive nel palazzo veneziano di Ca’ Davinotti. Una colonna della famiglia, colei che con il Maestro condivide quasi ogni visione e che amorevolmente lo consiglia impedendo che egli parta troppo per la tangente.
• I fratelli Lupus K.S. Davinotti (cui Marcel delega l’onere di sorbirsi i polpettoni più indegni e che a breve pubblicherà il suo volume “Heimat, il Decalogo ed altri brevi cortometraggi”) e Baby C.F. Davinotti, un tempo amante dei grandi capolavori vanziniani nonché seguace del fratello maggiore e in seguito purtroppo traviato da amici poco raccomandabili che lo hanno portato a rinnegare il lavoro degli avi.