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LE LOCATION ESATTE DI "IN VESPA" (DA "CARO DIARIO")
lunedì 12 novembre 2012
ImageLa situazione al via delle ricerche: L'analisi delle location dell'episodio si ferma attualmente online molto presto, alle citazioni che fa Moretti durante il suo personale viaggio alla scoperta di Roma: “Garbatella, 1927. Villaggio Olimpico, 1960. Tufello, 1960. Vigne Nuove, 1987. Monteverde, 1939” e via dicendo o a qualche segnalazione singola postata su video di Youtube. Quello che s'è invece fatto qui è qualcosa di infinitamente più preciso e complesso.

IL FILM
“Caro diario, c'è una cosa che mi piace fare più di tutte!”
Comincia così, con queste parole scritte sulle pagine di un quaderno, l'episodio "In vespa" di Caro diario, uno dei film che - specificatamente nell'episodio in questione - più hanno omaggiato in assoluto la Capitale e le sue architetture (considerando anche la diffusione del film al di fuori del nostro paese). L'episodio dura solo 25 minuti, ma ricostruire ogni singolo passaggio del percorso fatto da Moretti in sella alla sua Vespa è stato un lavoro pesantissimo, durato anni (le mie prime foto a Spinaceto per il film risalgono al 2008!). Si è in pratica studiato il film immagine per immagine, individuando ogni singolo palazzo inquadrato, ogni singola via, tutto! Andando a ricreare per ogni quartiere visitato la mappa del viaggio di Moretti rendendo possibile da oggi per chiunque ripercorrere esattamente l'intero viaggio compiuto dal protagonista. Quasi uno speciale sperimentale, che abbiamo voluto impegnarci a raccontare per rendere a nostra volta omaggio ad uno dei più celebri momenti del cinema di Nanni Moretti (da lui stesso riconosciuto come tale, se pensiamo al logo della sua Sacherfilm), il quale associando a un eccellente accompagnamento musicale riflessioni personali su Roma (e non solo) ha saputo creare un'opera a suo modo unica. Molte le scene consegnate alla storia, a cominciare dalla recensione di Henry, pioggia di sangue, commentata amaramente dal protagonista ancora sconvolto dalla visione del film al cinema Fiamma, e fondamentale l'apporto delle musiche, che abbiamo sempre voluto segnalare all'inizio di ogni capitolo proprio per sottolinearne l'importanza. Cominciamo quindi dall'inizio, dall'apparire di Moretti in sella alla sua Vespa al Gianicolo.

Image Image Image 01. GIANICOLO
Musica: “Batonga”, di Angélique Kidjo
Inquadratura su una strada molto stretta. Silenzio, nessuno in scena. Poi ecco entrare in scena, da dietro, la Vespa con Moretti in sella. Ancora nessuna frase fuori campo, solo Moretti ripreso di spalle; solo la musica ad accompagnare questo primo tratto sulle vie del Gianicolo. La Vespa percorre via delle Fornaci (per qualche centinaio di metri) per poi staccare e ritrovarsi in Viale 30 Aprile. Moretti prosegue in silenzio, con la musica che fa da unico accompagnamento alle immagini.

Image Image 02. PARIOLI
Musica: “Batonga” di Angélique Kidjo
Stacco e cambio di zona, ancora con la musica di Angélique Kidjo e nessuna frase fuori campo. La Vespa di Moretti prosegue il suo viaggio in Lungotevere Arnaldo Da Brescia. Quando si trova leggermente più a nord di Piazza del Popolo ecco arrivare la prima galleria fino a Ponte Giacomo Matteotti. Image Ancora uno stacco e ci troviamo in Viale Buozzi. E' da qui che Moretti  (interrompendo la musica) comincia il suo lungo monologo che proseguirà per l'intero l'episodio. Siamo in estate, e la prima considerazione riguarda i cinema, che sono tutti chiusi o trasmettono cose come “Sesso,amore e pastorizia”, “Desideri bestiali”, “Biancaneve e i sette negri”, o horror come “Henry” (quest'ultimo verrà ripreso più avanti nel film, come vedremo, e non certo per tesserne le lodi...).

Image Image Image 03. GARBATELLA
Musica: “I'm Your Man” di Leonard Cohen
Prima di passare alla Garbatella c'è un break, con un film nel film (creato per l'occasione): vede protagonisti Antonio Petrocelli, Giovanna Bozzolo e Sebastiano Nardone, riuniti all'interno di un appartamento, seduti sui divani. Moretti assiste al film seduto sulla poltrocina di un cinema (trattandosi solo di interni, non approfondiamo) e prende spunto da un dialogo del film per continuare il suo discorso, che vira su chi “si è imbruttito” e “gridava cose orrende e violentissime”. Quando la Vespa riappare (questa volta ripresa da davanti, col volto di Moretti in primo piano) siamo in via Obizzo Guidotti, dove il nostro si dichiara uno “splendido quarantenne” e fa partire "I'm Your Man" di Leonard Cohen, che lo accompagnerà verso Piazza Sauli, davanti alla scuola elementare Cesare Battisti (che peraltro già ci aveva mostrato in Bianca). Image Image Da qui, con uno stacco, rieccolo apparire (di nuovo ripreso da dietro) in Via delle Sette Chiese, dalla quale svolterà in Piazza Sant'Eurosia. Nessuna frase ad accompagnare questa parte del viaggio, ma quando Moretti imbocca via Rubino dichiarerà che la cosa che gli piace più di tutte è vedere le case, i quartieri. Aggiungendo che il quartiere che preferisce è proprio quello che sta percorrendo, ovvero la Garbatella, dove osserva i lotti popolari mentre percorre Via Tosi. Arrivato in via Rho e quindi ancora in Piazza Sauli Moretti ci fa sapere che non si accontenta di vederle da fuori le case, perché gli piace vedere anche come sono fatte... dentro! Quindi d'improvviso, con stacco repentino, troviamo il Nostro all'interno di un cortile di Via Magnaghi. Finge di dover fare un sopralluogo per un musical su “Un pasticcere trotzkista nell'ltalia degli anni '50”. Si è rivelata una delle location più difficili da scovare, e si è poi andati a fotografarla per avere tutte le certezze del caso (rimanendo ovviamente sempre all'esterno, sulla strada, per non turbare la privacy di nessuno).
 
Image Image Image 04. GIANICOLO E LUNGOTEVERE
Musica: “I'm Your Man” di Leonard Cohen
Mentre ancora riflette su quanto non sia affatto male un  musical su un pasticcere trotzkista nell'ltalia degli anni '50 vediamo Moretti in piedi di fronte a un palazzo di Via Fabrizi e subito dopo nella stessa posizione davanti a uno sul Lungotevere Flaminio. Sono gli attici dove dice che gli piacerebbe andare ad abitare, ristrutturandoli. A questo punto si ferma di fronte a un altro palazzo, in via Dandolo, mentre in piedi accanto a lui ora c'è Silvia, anche lei col casco. Dice di aver chiesto il prezzo e di aver saputo che costava dieci milioni al metro quadro. Perchè è Via Dandolo, una via storica... Per una volta quindi nessun mistero sulla via, che è infatti davvero via Dandolo. Image Il viaggio riprende su Ponte Flaminio, che Moretti dice di amare e di percorrere almeno due volte al giorno! Successivamente a questa scena se ne apre una di celeberrima: siamo all'incrocio di Viale della Moschea e ancora risuona la “I'm your man” di Leonard Cohen, interrotta precedentemente solo per la visita al cortile o quasi. Moretti ferma la Vespa all'incrocio davanti al rosso e una Mercedes gli si affianca; allora mette il cavalletto alla Vespa, scende, e rivolto all'uomo in Mercedes comincia il celebre monologo sulle minoranze, che resta uno dei momenti più indimenticabili dell'episodio. La conclusione è di quelle che lasciano il segno: “Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza”. L'uomo nell'auto, evidentemente non troppo colpito dal discorso e anzi chiaramente disinteressato, non può che rispondere con un “Vabbè, auguri” e rimettere in moto.

Image Image 05. QUARTIERE VITTORIA
Musica: Gruppo Diapason "Visa Para un Sueno" (di Juan Louis Guerra)
Il viaggio di Moretti (di nuovo ripreso di spalle) continua in Viale Mazzini, da dove proseguirà per Via Cabrini, Piazza Mazzini e di nuovo Viale Mazzini. Le considerazioni qui abbandonano l'ambito urbanistico per confessarci un sogno di Moretti, quello di saper ballare bene. Dice che Flashdance, il film, gli ha definitivamente cambiato la vita, anche se poi si è sempre limitato a guardare, senza ballare in prima persona. Sullo sfondo comincia a sentirsi "Visa Para un Sueno" di Juan Louis Guerra interpretata dal Gruppo Diapason: E' una sorta di introduzione alla tappa di Moretti alla festa.

06. LA SCENA DEL MAMBO
Musica: Gruppo Diapason "Visa Para un Sueno" (di Juan Louis Guerra)
Conseguenza delle considerazioni precedenti, ecco la scena (piuttosto lunga) in cui Moretti raggiunge un piccolo palco che pare quasi improvvisato in un campo di periferia. A una delle persone che assistono alla performance del gruppo che sta suonando (il Gruppo Diapason, alle prese con una cover personale di “Visa Para un Sueño” di Juan Louis Guerra) Moretti confessa il suo sogno e di non essere più stato lo stesso dopo aver visto Flashdance. Alle ragazze che vede chiede se sono Jennifer Beals, ricevendone in cambio ovvia risposta negativa... Ritrovare questo posto si rivela oggi perlopiù impossibile, osservando solo ciò che si vede intorno, quindi possiamo fare solo delle ipotesi, lungamente calibrate su un'indiscrezione giuntaci (e raccolta da Travis) che voleva la scena girata lungo la Nomentana, dalle parti del ristorante “Le mille e una notte”. Il pochissimo che si vede nel film non permette tuttavia di avere certezze assolute.

Image Image Image07. SPINACETO
Spinaceto, un quartiere che deve la sua fama cinematografica a queste scene girate da Moretti, il quale non nasconde affatto di essere lì e anzi si lancia in considerazioni sul quartiere, costruito di recente (all'epoca del film). Esilarante quando dice che Spinaceto viene inserito nei discorsi quasi esclusivamente per parlarne male (“Vabbè, ma qui mica siamo a Spinaceto!". "Ma dove abiti? A Spinaceto?"). Lungo Viale Caduti della Resistenza solo un accostamento silenzioso ai palazzi in cemento, mentre è in Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione che Moretti comincia a parlare di Spinaceto e addirittura di un soggetto che si chiamava “Fuga da Spinaceto”, in cui si parlava di un ragazzo che scappava da quel quartiere per non tornarci più. “E allora...” annuncia Moretti, “andiamo a vedere Spinaceto”. E' a questo punto che imbocca Via Santi Savarino e raggiunge un ragazzo seduto su un muretto. “Non è niente male Spinaceto”, osserva Moretti, “pensavo peggio”. “Ma infatti. Lo sai che ci stavo pensando?” ribatte il ragazzo.

Image Image08. CASALPALOCCO
Musica: “Didi” di Khaled Hady Brahmin (Cheb Khaled)
Dopo Spinaceto tocca a Casalpalocco, quartiere residenziale della Roma sud, ancora più spostato verso Ostia e quindi il mare. Accompagnato dalla “Didi” di Cheb Khaled (che qui si firma Khaled Hady Brahmin) Moretti accenna qualche movimento di danza mentre guida, in Via Alessandro Magno, per continuare verso Viale Gorgia di Leontini. Nel frattempo dice di sentire in quelle strade odore di videocassette, di cani in giardino, di pizze già pronte... E in via Amipsia ferma un abitante del posto chiedendogli perché sia venuto ad abitare a Casalpalocco, trent'anni prima. “Ma guardi che verde, la tranquillità...”. La risposta è di quelle che spiazzano: “Trent'anni fa Roma era una città meravigliosa...” Quello che spaventa Moretti è proprio quello a cui si riferiva all'inizio: “Cani dietro ai cancelli, videocassette, pantofole...” Molto arduo rintracciare i punti esatti in un quartiere dove le vie sono tutte similissime tra loro. Ci si è dovuti agganciare al poco che si vede e studiare approfonditamente scena per scena (se ne è occupato Andygx), ma alla fine si è riusciti a rintracciare ogni via persino qui.

Image Image09. PORTA ARDEATINA
Musica: “Didi” di Khaled Hady Brahmin (Cheb Khaled)
Lasciato Casalpalocco Moretti torna in città seguendo le mura ardeatine. Si torna a sentire la “Didi” di Cheb Khaled. In viale di Porta Ardeatina l'incontro proprio con colei che era stata evocata nella prima parte del viaggio: Jennifer Beals di Flashdance, che passeggia insieme ad Alexandre Rockwell (regista, produttore e sceneggiatore americano che fu marito della Beals dal 1986 al 1996). Fermatala, Moretti ricomincia a spiegare quanto a lui sarebbe piaciuto saper ballare ma che purtroppo, non essendo nato per esempio in Emilia Romagna (!), dove ci sono centri per anziani, scuole di ballo... Un breve sguardo alle scarpe molto comode della Beals (che lei conferma esserlo) porta la donna a identificare Moretti come un “feet maniac” prima e poi come un tipo... off. Non matto... solo off. In fin dei conti “quasi scemo” (sempre parole della Beals). Da questo momento in avanti comincia una serie di osservazioni a diversi edifici della città, perché “anche quando vado nelle altre città l'unica cosa che mi piace fare è guardare le case”. Addirittura Moretti immagina quanto potrebbe essere bello un film fatto solo di case... La prima dove passa è in Piazza Biffi, un caseggiato rosso molto particolare che peraltro è stato molto utilizzato dal cinema. “Garbatella, 1937”, aggiunge.

Image Image Image Image 10. SERIE DI PALAZZI
Musica: “Didi” di Khaled Hady Brahmin (Cheb Khaled)
La serie di palazzi illustrati con indicazione della data di costruzione del quartiere (annunciata da Moretti stesso) e cominciata con Piazza Biffi prosegue. E' il momento del film che più si lega all'architettura, all'osservazione delle differenti tipologie architettoniche presenti in città. Si perte qui con i palazzi di Piazza Jan Palach (“Villaggio Olimpico, 1960”), sempre con l'accompagnamento di Cheb Khaled. Si passa poi in via Olanda (il luogo è sempre lo stesso, a distanza di pochi metri). Con la descrizione “Tufello, 1960” ci vengono mostrate le alte case di via Monte Massico. “Vigne Nuove, 1987” corrisponde ai palazzi di via De Curtis. “Monteverde, 1939” ed ecco via Barrili. Image Image Image D'improvviso le descrizioni si fermano (e quindi il lavoro di identificazione si fa più difficile, non avendo più nemmeno il quartiere di riferimento) e si passano ad inquadrare i palazzi di via Oslavia, via Carini, Lungotevere della Vittoria e ancora di via Timavo, di Piazzale delle Medaglie d'oro e infine quelli di via Quasimodo. Una rassegna variegata che ci conferma l'amore di Moretti per l'architettura romana. Non quella che siamo abituati a vedere in mille film ma quella più particolare, ricercata all'interno di forme inusuali e caratteristiche.

Image Image 11. AL CINEMA DA HENRY, IN PIAZZA DEL POPOLO E AL CAFE
Proprio Henry – Pioggia di sangue, il film evocato durante il primo monologo, prende forma davanti agli occhi di Moretti. Il grande cartellone si staglia sulla facciata del palazzo che ospita il cinema Fiamma di via Bissolati (per la cronaca nell'altra sala trasmettevano Maledetto il giorno che t'ho incontrato, se si vuol credere come parrebbe logico alla locandina esibita). Moretti entra e le immagini ci mostrano alcune sequenze del film in questione. Image Sono scene di violenza, ovviamente, atte a dare il via alle successive considerazioni memorabili di Moretti, che non perde occasione per stroncare a modo suo il film (operazione abituale, per l'autore). Lo vediamo infatti decisamente schifato da ciò che sta guardando; esce affranto dal cinema e lo ritroviamo poco dopo in Piazza del Popolo, mentre cerca di ricordare chi aveva parlato bene di quel film (è indubbio che Henry ha goduto di recensioni sommariamente positive, in Italia). Lo vediamo seduto poco dopo al Cafe du Parc in piazza di Porta San Paolo mentre, dopo averlo ritrovato, ricopia sul suo diario l'articolo dove aveva ricordato di aver letto il parere positivo. E chiude con una sua considerazione: “Chi scrive queste cose non è che la sera, magari prima di addormentarsi, ha un momento di rimorso?”

Image Image 12. CHIUSURA ALL'IDROSCALO
Musica: “The Köln Concert” di Keith Jarrett
L'immaginazione di Moretti lo porta a vedere il critico nel letto di casa, sofferente... Comincia un delirante dialogo tra lui e l'uomo, con Moretti che, seduto vicino al letto, gli legge presumibilmente le sue critiche. Si citano Jonathan Demme, Lin Piao, Spielberg e Il pasto nudo di Cronenberg, chiudendo con un accenno alle pubblicità per le sigarette al cinema. Quando la requisitoria si interrompe, bruscamente, con il Image ImageKöln Concert” di Keith Jarrett si apre l'ultima parte. Si vedono giornali sfogliati in primo piano, una collezione di pubblicazioni relative al giorno in cui Pasolini morì, nel novembre del 1975: Il manifesto, L'Espresso, L'Unità, Il Corriere della sera, Panorama... poi le ultime parole di Moretti (“Non so perché, ma non ero mai stato nel posto dove è stato ammazzato Pasolini”) prima di cominciare il silente tratto in Vespa all'idroscalo di Ostia, sempre sulle note di Jarrett. La Vespa percorrerà via dell'Idroscalo, girerà in piazza dei Piroscafi e riprenderà nuovamente via dell'Idroscalo in senso contrario, fino a girare in fondo e fermarsi dove si concluderà l'episodio, di fronte al monumento di Pasolini quando ancora era abbandonato a se stesso in una zona degradata (oggi è stato fortunatamente restaurato).

Tavole, testi e ideazione: Zender - Suddivisione delle zone: Ellerre - Foto: Ellerre, Zender, Gugly - Ricerche: Ellerre, Zender, Andygx, Travis, Federico

APPROFONDIMENTO INSERITO DA ZENDER ED ELLERRE (con l'aiuto di ANDYGX)
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